L'intelligenza artificiale per proteggere i minori online

(Adnkronos) - Google è pronta a introdurre negli Stati Uniti una nuova fase della sua strategia di protezione dei minori, basata sull’intelligenza artificiale. Dopo aver già avviato un sistema per identificare utenti troppo giovani su YouTube, l’azienda ha annunciato l’estensione della tecnologia di stima dell’età a tutto il proprio ecosistema. L’obiettivo è identificare i profili di utenti con meno di 18 anni, anche in assenza di un’autodichiarazione, e applicare automaticamente le restrizioni previste per i minorenni. La nuova funzione verrà attivata progressivamente nelle prossime settimane e, inizialmente, interesserà solo una parte limitata della base utenti statunitense. Google prevede però un’estensione più ampia nel prossimo futuro. La stima dell’età sarà basata sull’analisi dei termini di ricerca inseriti dall’utente e dei contenuti visualizzati su YouTube, due parametri ritenuti indicativi dell’età anagrafica. Nel caso in cui un utente venga classificato come minorenne, Google attiverà automaticamente una serie di limitazioni già previste per chi ha dichiarato un’età inferiore ai 18 anni. Tra queste: promemoria per l’ora di andare a dormire su YouTube, restrizioni sui contenuti consigliati, disattivazione della Timeline su Google Maps, blocco della pubblicità personalizzata e limitazione dell’accesso ad app per adulti nel Play Store. Per evitare errori di classificazione, sarà comunque possibile effettuare una verifica manuale: gli utenti potranno caricare un documento d’identità ufficiale o un selfie per dimostrare di essere maggiorenni. Questo approccio risponde alle pressioni sempre più forti da parte dei legislatori, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che chiedono maggiore tutela per i minori online. In Europa e nel Regno Unito sono già entrati in vigore requisiti di verifica dell’età che interessano piattaforme come Reddit, Discord, Spotify e Bluesky. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Autismo, prevenzione può iniziare prima della nascita: lo studio italiano

(Adnkronos) - Molti casi di disturbi dello spettro autistico (Asd) potrebbero nascere da un'interferenza immunitaria della mamma con lo sviluppo cerebrale del feto. Lo suggerisce una ricerca italiana innovativa sull'autismo pubblicata su 'Clinical and Translational Neuroscience'. Questo studio, che secondo gli autori sta "riscrivendo le regole nella comprensione e prevenzione dell'autismo", svela "un legame cruciale tra la carenza di folati nel cervello del feto e la presenza, nel sangue materno, di specifici anticorpi chiamati Fraa (anticorpi anti-recettore del folato alfa)". La scoperta - firmata da Claudio Giorlandino, direttore scientifico dell'Istituto di ricerca Altamedica, primo autore dello studio insieme a Katia Margiotti, Marco Fabiani e Alvaro Mesoraca - per i ricercatori apre "scenari molto interessanti" sul fronte della prevenzione. "Ora sappiamo che una delle cause principali dell'autismo non genetico - spiega Giorlandino - è la mancanza di folati nel cervello del bambino durante la gravidanza. Spesso questo è causato da specifici anticorpi presenti nel sangue materno, chiamati Fraa. Immaginate i folati (vitamina B9) come il cibo essenziale per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino, fondamentale per la costruzione del Dna e la crescita delle cellule cerebrali". "Normalmente la mamma trasferisce questi preziosi folati al feto attraverso la placenta. Il problema emerge quando gli anticorpi Fraa bloccano una sorta di porta (il recettore) che permette ai folati di entrare nel cervello del bambino. Questo crea una vera e propria carenza di folati nel cervello fetale, anche se la mamma ne ha a sufficienza nel suo sangue. Se questa carenza avviene nelle prime fasi della gravidanza, può contribuire all'insorgere di disturbi dello spettro autistico o, in forme più lievi, a problemi specifici di apprendimento (Dsa). La patologia, ben nota da anni, si chiama Cerebral Folate Deficiency". La letteratura internazionale - ricorda una nota - ha già segnalato che oltre il 70% dei bambini con autismo presenta almeno un tipo di anticorpo Fraa. Questi anticorpi sono spesso riscontrati anche nei familiari stretti, suggerendo una predisposizione. Poiché gli anticorpi materni possono raggiungere il feto già nei primi mesi di gravidanza, la loro presenza può interferire direttamente con il corretto sviluppo cerebrale.   
La buona notizia è che il nuovo studio apre la strada a un intervento tempestivo. E' stato sviluppato un semplice esame del sangue per la mamma, in grado di rilevare la presenza di questi anticorpi - chiariscono gli esperti - Se il test è positivo, si può intervenire con un tipo speciale di folato, l'acido folinico (calcio folinato), che ha la capacità di bypassare la 'porta bloccata' dagli anticorpi, raggiungendo il cervello del feto attraverso altre vie. Può essere assunto sia prima che durante la gravidanza per compensare la carenza, ma è necessario assicurarsi che il test Fraa dimostri che nella madre vi siano questi anticorpi. Più alta è la loro presenza, più il danno sarà rilevante. "Se identifichiamo questi anticorpi in tempo - rimarca Giorlandino - possiamo intervenire già in gravidanza con una terapia preventiva. Se aspettiamo, il danno si compie e, anche se molti recenti studi pediatrici anche randomizzati e controllati documentato un netto miglioramento con la terapia dopo la nascita, purtroppo i danni già ci sono stati e non si può avere il recupero totale. E' una svolta epocale - afferma - nella prevenzione dei disturbi dello spettro autistico, che sono molto più diffusi di altre condizioni per cui si fanno screening di routine, come la sindrome di la sindrome di Down o le infezioni in gravidanza". Lo studio ipotizza che l'aumento delle malattie autoimmuni nelle donne - influenzato da fattori come inquinamento, dieta, cosmetici e stili di vita - possa spiegare l'incremento dei casi di Fraa e, di conseguenza, dei disturbi del neurosviluppo nei bambini. Questa ricerca, concludono gli autori, "non è solo un avanzamento scientifico, ma un passo fondamentale verso un futuro in cui la prevenzione dell'autismo potrebbe diventare una realtà concreta". ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Al Campus Bio‑Medico un dirigente su due è donna: il nuovo Piano di Uguaglianza di Genere

(Adnkronos) - La Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio‑Medico pubblica il nuovo Piano di Uguaglianza di Genere relativo al triennio 2022‑2024: su 1.775 dipendenti le donne sono 1.075, pari al 61% del totale; negli ultimi tre anni gli ingressi sono stati 191, di cui 124 lavoratrici, e la leadership femminile è arrivata al 49% con 202 dirigenti donne nel 2024 (erano 171 nel 2022). Il documento, approvato dal Consiglio di amministrazione e ispirato alle linee guida della Commissione europea e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, viene presentato oggi, 30 luglio 2025, e mette al centro le persone che quotidianamente contribuiscono alla missione dell’ospedale.  La componente femminile è particolarmente significativa in diverse famiglie professionali: 82% tra laureati sanitari, assistenti sociali e dietisti, 79% tra infermieri e fisioterapisti, 59% tra gli amministrativi e 51% tra i tecnici sanitari. “Il rispetto dell’essere umano e l’attenzione alla sua unicità orientano da oltre trent’anni il nostro operato”, osserva il presidente Carlo Tosti, sottolineando come il Piano sia “una lente utile per promuovere collaborazione e fiducia reciproca”. Per l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, “la parità di genere è una responsabilità quotidiana” e la sfida dei prossimi anni sarà “rafforzare la presenza femminile nei ruoli di governo e sostenere l’avanzamento delle carriere”; Marta Risari, direttrice Patient Relationship e coordinatrice del documento, richiama l’obiettivo di “valorizzare il talento, tutelare le fragilità e costruire condizioni di benessere”.  Il Piano definisce cinque aree di azione integrate e trasversali: equilibrio vita‑lavoro, leadership e governance, accesso e sviluppo di carriera, integrazione della dimensione di genere nella ricerca, contrasto a discriminazioni e molestie. Tra le iniziative già attive, l’asilo nido aziendale e la scuola dell’infanzia aperti tutto l’anno dalle 7.00 alle 19.30, i cui servizi – insieme a convenzioni di welfare come i campi estivi – sostengono concretamente le famiglie: nel 2024 sono state registrate 221 maternità, +33% sul 2023, e 88 famiglie hanno usufruito del nido.  La Fondazione esercita in modo sinergico assistenza, didattica e ricerca, con oltre 60 Unità operative che erogano prestazioni in SSN, tariffa amica e privatamente; dispone di 348 posti letto in SSN, di due blocchi operatori con 13 sale, tre sale angiografiche e quattro ambulatori chirurgici, percorsi di chirurgia mini‑invasiva e robotica, pronto soccorso, day‑hospital e day‑surgery, un Hospice con assistenza anche domiciliare e due Campus Medical Center (Longoni e Porta Pinciana). È accreditata presso la Joint Commission International come primo Academic Hospital nel Lazio. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dazi, Buck (Camera commercio Italo-Germanica): "Da accordo effetti pesanti per Italia e Germania"

(Adnkronos) - "L'accordo sui dazi tra il governo degli Stati Uniti e l'Unione Europea avrà conseguenze rilevanti sull’economia europea, e in particolare su Italia e Germania, che rappresentano il 42% dell’export europeo verso gli Usa, cioè oltre 130 miliardi di euro. L’Istituto Kiel per l’Economia mondiale (IfW) ha calcolato che i dazi generali del 15% e quelli più elevati su acciaio e alluminio comporteranno, nell’arco di un anno, una riduzione dello 0,15% del Pil in Germania, pari a circa 6,5 miliardi di euro. Per l’intera Ue, la perdita sarà dello 0,1%. Andrà meglio l’Italia, con un calo dello 0,02%, tuttavia, gli effetti indiretti provenienti dalla Germania avranno inevitabilmente ripercussioni anche sull’economia italiana, a causa dei forti legami nelle catene di fornitura tra i due Paesi". E' l'allarme che lancia, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Jorg Buck, consigliere delegato della Camera di commercio Italo-Germanica (Ahk Italien), in merito all'intesa Usa-Ue sui dazi al 15% per i prodotti europei. Secondo Buck infatti "l'accordo raggiunto evita un’escalation ed è migliore dello scenario peggiore temuto. Il 'deal' offre alle imprese una certa stabilità in tempi difficili, ma a un prezzo elevato. I dazi avranno effetti negativi su catene di approvvigionamento ben funzionanti e su partenariati equi. Soprattutto, genereranno sfiducia economica e politica tra Europa e Stati Uniti, proprio in una fase globale in cui entrambe le parti dovrebbero invece rafforzare le relazioni e sviluppare nuove forme di cooperazione industriale (e non solo). Negli ultimi anni, Italia e Germania hanno intensificato i rapporti commerciali con gli Stati Uniti, riducendo al contempo quelli con la Cina. Resta da vedere se questa tendenza si invertirà nuovamente", avverte Buck.  Secondo il consigliere delegato di Ahk Italien comunque "il nostro obiettivo deve essere quello di considerare questa fase come temporanea e lavorare insieme a soluzioni sostenibili. Bisogna, comunque, vedere nei dazi statunitensi un campanello d’allarme per l’Europa. È arrivato il momento di lavorare seriamente su condizioni quadro competitive, una politica economica affidabile, incentivi mirati agli investimenti, e soprattutto su una maggiore rapidità nella conclusione di accordi di libero scambio. Il mercato interno va completato, e le raccomandazioni contenute nei Rapporti Draghi e Letta devono essere attuate. Proprio in questo ambito, la partnership italo-tedesca riveste un ruolo centrale". E andando nello specifico dei settori più colpiti per le imprese italiane e tedesche dai dazi Buck è chiaro. "Siderurgia, chimica, automotive e farmaceutica sono i settori più colpiti" dopo l'intesa tra Usa e Ue sui dazi al 15% "e sono tutti settori al centro della produzione italo-tedesca. Basta questa consapevolezza per capire la delicatezza della situazione. In Germania, l’Agenzia Federale per l’Occupazione stima che fino a 90 mila posti di lavoro potrebbero essere impattati dai dazi. Per l’Italia, anche in questo caso, le prospettive sono migliori: la struttura delle esportazioni italiane è elastica, e molto export è insostituibile, con aree geografiche di destinazione molto diversificate. Come conseguenze, ad oggi non si prevedono grossi impatti sull’occupazione italiana", sottolinea.  Secondo Buck, "c’è poi da capire quanto e quando calerà nell’export: nel breve termine, l’economia americana non potrà fare a meno dell’import europeo; sul lungo termine, dipenderà da molti fattori", spiega ancora. In che modo si potrà agire ora in termini di ulteriore diplomazia e nel supporto alle aziende? "I dazi su categorie sensibili, come il settore farmaceutico, devono essere assolutamente evitati. Allo stesso tempo, è necessaria una ridefinizione strategica della nostra politica di export: attraverso una maggiore diversificazione, l’apertura di nuovi mercati e la costruzione di partenariati solidi. In regioni come il Sud America, l’Asia e l’Australia esiste un potenziale enorme ancora inutilizzato. L’accordo Mercosur dovrebbe essere finalmente ratificato e in questo serve un chiaro sostegno strategico da parte dell’Italia. Nel lungo periodo sarà fondamentale mantenere aperto il dialogo con gli Stati Uniti", continua.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Food: dal 6 agosto XIX Festa Antica Pizza Cilentana, cibo e cultura che unisce

(Adnkronos) - Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, torna uno degli eventi più attesi dell’estate: la Festa dell’Antica Pizza Cilentana, giunta alla sua diciannovesima edizione. Dal 6 all’11 agosto, il borgo di Giungano si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dedicato alla gastronomia, alla musica popolare e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio, con l’antica pizza cilentana che non è solo cibo: è cultura che unisce. L’evento, organizzato da Pietro Manganelli e Giuseppe Coppola dell’Associazione Cilentum Pizza, continua a crescere, diventando ogni anno sempre più un riferimento per chi desidera riscoprire la vera anima cilentana: quella che profuma di forno a legna, miele locale, formaggi contadini, ortaggi dell’orto e zeppole fritte appena fatte. “La festa non è solo un evento gastronomico – spiega Pietro Manganelli – ma un momento collettivo di riscoperta culturale e sociale. Mettiamo al centro la nostra pizza cilentana come simbolo identitario, ma con lei raccontiamo tutto un mondo fatto di artigianalità, comunità e rispetto per le nostre radici". E Giuseppe Coppola aggiunge: “Abbiamo costruito un appuntamento che ogni anno unisce migliaia di persone, ma senza perdere l’autenticità. È un lavoro lungo mesi, che si concretizza in sei giorni di festa vera. Non c’è cilentano che non si senta a casa a Giungano in quei giorni”.  Ecco il menù della Festa. L’antica pizza cilentana è protagonista, preparata con lievitazioni lente, ingredienti semplici e tanto sapere tramandato. Ma non è sola: lagane e ceci, mulegnane mbuttunate, scauratieddi, patate cu a cauzodda, fusilli, antipasti cilentani e dolci come le zeppole cresciute, preparati dalle signore del paese, raccontano un Cilento che si gusta con il cuore. Ogni sera, al fianco dei forni tradizionali, ci sarà un forno ospite d’eccezione, con importanti pizzaioli chiamati a interpretare l’antica pizza cilentana con la loro visione e maestria: Pizzeria Mo Veng, Battipaglia; Antica Pizzeria Da Michele; Pizzeria Don Antonio 1970, Salerno; Pizzeria Da Zero, Milano; Pizzeria I Borboni, Pontecagnano; Pizzeria O Scialone, Capaccio Paestum. Anche per i celiaci è previsto un forno gluten free a cura di Fioreglut Mulino Caputo, con diverse pizzerie specializzate pronte a offrire il gusto della tradizione senza rinunce. Ogni sera ci saranno laboratori sulla storia culinaria del territorio e, per la prima volta, Alfonso Del Forno sarà presente con il 'Cumpari Podcast'. Sotto la direzione artistica di Michele Pecora, la festa offre ogni sera un grande concerto gratuito. La musica popolare incontra l’autoriale, la tradizione si fonde con la contemporaneità in una programmazione che accende le piazze e fa danzare le persone. In collaborazione con Melissa Di Matteo, il programma musicale diventa un vero viaggio culturale. Ospiti di questa edizione: 6 agosto, Ciccio Nucera, tamburi e tarante calabresi; 7 agosto: I Beddi, folk siciliano; 8 agosto: Tanuccio Corona, voce del Cilento; 9 agosto: Eugenio Finardi, leggenda della musica d’autore; 10 agosto: Roberto Colella, solista dei La Maschera; 11 agosto: Dadà, voce potente e sperimentazione. Il programma sarà arricchito da spettacoli itineranti, canti e balli popolari nel borgo, degustazioni tematiche e momenti di confronto culturale. Durante la serata finale verrà assegnato il 'Premio nazionale Giungano Cilentum', riconoscimento dedicato a personalità che hanno saputo raccontare, preservare e innovare la tradizione popolare cilentana e italiana. La festa è Plastic Free, accessibile a tutti, con opzioni Gluten Free e con un’attenzione crescente alla sostenibilità e all’inclusione. I biglietti si acquistano sul posto o online sul sito ufficiale: www.cilentumpizza.it. E tra uno spettacolo e una tammurriata, sarà possibile acquistare miele artigianale, formaggi locali, ortaggi di stagione, dolci tipici e altri prodotti del Cilento autentico, direttamente negli stand degli artigiani del gusto. Evento promosso con il patrocinio di: Regione Campania, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Comune di Giungano. Un ringraziamento speciale va a tutti i sostenitori: Agrosystem, Aristea, BCC Aquara, BCC Capaccio Paestum, Cilento Delizie, Coca Cola, Convergenze, DI Sessa, Fioreglut Mulino Caputo, La Regina San Marzano, Madant Frutta, Mulino Caputo, Olio Stilla, Paestum Service, Peroni Nastro Azzurro, Planet Horeca Specialist, Royal Paestum, SaCar Forni. Social media partner: Postcardfrom Cilento, la guida gratuita da tenere sempre con te. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Estate, nutrizionista: "Diete last minute tutte simili, durano poco e fanno male"

(Adnkronos) - Le diete 'last minute' tipiche di questo periodo, che puntano a un rapido calo dei peso in vista dell'appuntamento ormai imminente con spiagge e vacanze, "sono tutte molto simili. E tutte portano a risultati che durano poco e, in più, mettono anche a rischio la salute". E' il monito di Giorgio Calabrese, presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del ministero della Salute, sentito dall'Adnkronos Salute.  "Dobbiamo essere estremamente chiari: in questo momento - precisa Calabrese - le persone non vogliono fare la dieta, vogliono dimagrire. E cercano escamotage. E il principale strumento è la dieta iperproteica, negli ultimi tempi superata dalla dieta chetogenica. Ma si tratta di due 'sorelle'. Nella dieta chetogenica c'è il 75% di grassi, il 20% di proteine, il 5% di carboidrati. Nella dieta iperproteica, invece, si portano le proteine ad altissima concentrazione, 40, 50, anche 60%, i grassi si tolgono il più possibile e si riduce il livello di carboidrati. Altri fanno invece direttamente la low carb e la very low carb, cioè praticamente tolgono completamente i carboidrati. Tutte queste diete hanno diversi nomi, ma tutto sommato sono tutte figlie dello stesso padre, Robert Atkins, che nel 1951 inventò la dieta iperproteica: pochi carboidrati e più proteine". Ma i cibi proteici scelti sono quelli "di origine animale - osserva Calabrese - quindi le carni rosse e bianche, i pesci, le uova, i formaggi stagionati. Niente legumi perché ci sono gli amidi. E neanche si possono mangiare solo le verdure, perché hanno pochissime proteine. Quindi ci si carica di cibi di origine animale che si portano comunque dietro dei grassi. Sono prodotti che fanno perdere liquidi, che fanno assemblare le proteine e hanno effetti sul peso che durano poco. Chi fa questo tipo di dieta più di 3 o 4 giorni - avverte lo specialista - rischia chiaramente dei danni al rene e al fegato e anche il cuore protesterà".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo, il nuovo lusso è fatto di mani e memoria: da una startup itinerari anti-overtourism

(Adnkronos) - In un’epoca in cui anche il lusso sembra essersi omologato, tra guanti bianchi, jet privati e marchi diventati status symbol, una nuova sensibilità si fa strada. È quella dei viaggiatori più colti ed esigenti, che non cercano più semplicemente comfort o status, ma autenticità, memoria, relazione. A rispondere a questa trasformazione è Unexpected Italy, la startup che sta riscrivendo la mappa del lusso attraverso l’Italia più segreta e affascinante. Fondata da una vicentina e da un barlettano che si erano conosciuti a Londra, oggi rappresenta lotta contro il turismo 'mordi e fuggi' e valorizza le comunità locali. “Il vero lusso oggi non è l’abbondanza impersonale di un hotel a cinque stelle indistinguibile da Tokyo a New York”, racconta Elisabetta Faggiana, fondatrice e Ceo che qualche mese fa è stata all’Onu a presentare il proprio progetto che lotta contro l’overtourism, che si batte anche contro l'abuso delle key-box, emblema della spersonalizzazione degli alloggi. “È svegliarsi in una dimora storica - prosegue - dove la colazione è preparata con le ricette di famiglia, è degustare un vino custodito da generazioni nella cantina dei padroni di casa, è ascoltare un artigiano che trasforma la tua storia personale in un abito, un gioiello, un oggetto d’arte. Serve sempre più valorizzare l'esperienzialità, riflettendo le nuove preferenze degli individui con un patrimonio elevato, che sono le stesse delle persone a budget più limitato”. In un mondo dove il lusso si è spesso ridotto a formule preconfezionate - hotel fotocopia, esperienze standardizzate, status da esibire - esiste chi, con coraggio e visione, sta ridisegnando la mappa del viaggio d’élite in Italia. Per questo Unexpected Italy propone un’idea di ospitalità e scoperta fondata su memoria, materia e mani: luoghi autentici, persone vere, emozioni irripetibili. È ciò che si può vivere solo lì, e in nessun altro luogo al mondo. Lusso è unicità. Lusso è memoria. Lusso è emozione. Proposte e idee che stanno interessando moltissimo. Tra gli ultimi appuntamenti a cui Faggiana e Losito sono stati a parlare, anche il Global Business Travel Association e il Forum sul Turismo Sostenibile organizzato da Ambrosetti. “Unexpected Italy - aggiunge Savio Losito - non propone un’altra idea di lusso. Propone la sua vera essenza: irripetibile, locale, intima. Non stelle, ma radici. Non etichette, ma relazioni. Non fretta, ma tempo. In un’epoca che corre, la nostra traveltech company sceglie di fermarsi nei luoghi dove il tempo è ancora maestro. E ci invita a farlo con lei. Perché il vero lusso, oggi, è vivere qualcosa che non si può replicare altrove”. Attraverso una selezione attenta di residenze, botteghe artigiane, cantine e ristoranti, Unexpected Italy costruisce un viaggio sensoriale e culturale che attraversa l’Italia meno ovvia, ma più profonda. Un mosaico fatto di oltre 12 province in continua espansione, dove il lusso non è ostentazione, ma radice, verità, tempo.  ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Cancro seno, studio guidato da Ire Roma dimostra valore Ia e dati real world

(Adnkronos) - Nel tumore alla mammella triplo negativo, una significativa riduzione della dose del paclitaxel, un farmaco cardine nella chemioterapia neoadiuvante, è associata a un minore tasso di risposta patologica completa e quindi a un possibile aumento del rischio di recidiva. Un effetto non osservato, invece, nelle pazienti con tumore Her2-positivo. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista 'Esmo Real World Data and Digital Oncology', nuovo punto di riferimento internazionale per l'oncologia basata su dati reali e strumenti digitali. Lo studio multicentrico, coordinato da ricercatori dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma, ha analizzato i dati real world di oltre 750 pazienti affette da carcinoma mammario in fase precoce, trattate in 8 centri oncologici distribuiti in 7 Paesi europei e nel Regno Unito, aderenti al consorzio DigiCore. "Questo studio conferma quanto sia cruciale mantenere una dose adeguata di paclitaxel per ottimizzare le possibilità di risposta completa e la sopravvivenza delle pazienti", spiega Patrizia Vici, responsabile della Uosd Sperimentazioni di fase IV dell'Ire. L'iniziativa ha anche avuto un forte valore formativo e di innovazione metodologica, offrendo a giovani ricercatori l'opportunità di partecipare a una rete collaborativa europea, sottolinea una nota degli Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) a cui l'Ire fa capo. L'utilizzo di tecniche avanzate di machine learning, inoltre, ha permesso di ottenere risposte clinicamente rilevanti da dati raccolti nella pratica clinica quotidiana, al di fuori dei contesti altamente selettivi dei trial randomizzati. "Questo lavoro ha integrato l'expertise di oncologi, data scientist e altri specialisti - afferma Eriseld Krasniqi, oncologo Ire e co-coordinatore dello studio - e ha dimostrato come la digitalizzazione possa potenziare l'analisi dei dati real world, generando evidenze cliniche applicabili immediatamente. Prezioso è stato il supporto della piattaforma DigiCore". Il progetto "continua ad ampliarsi - aggiunge Vici - includendo pazienti più recenti, anche trattate con l'associazione dell'immunoterapia. L'obiettivo è comprendere se, in questi nuovi contesti, il ruolo della chemioterapia stia cambiando, come già osservato nei tumori Her2-positivi trattati in associazione ad anticorpi monoclonali". "I dati real world rappresentano una risorsa chiave, poiché riflettono la realtà clinica di oltre il 90% dei pazienti oncologici, non inclusi nei trial randomizzati - evidenzia Giovanni Blandino, direttore scientifico f.f. Ire - Questo studio è il frutto di una solida infrastruttura digitale e di un modello collaborativo che l'istituto sta promuovendo per rendere i dati interoperabili e valorizzarli in studi futuri, anche attraverso modelli di federated learning".  Livio De Angelis, direttore generale Ifo, si dice "orgoglioso dell'ottimo lavoro dei nostri oncologi e ricercatori" ed esprime gratitudine per quanto realizzato. "Il nostro impegno nella cura dei tumori e, in questo caso, del tumore del seno che rappresenta uno dei più diffusi nel genere femminile - conclude - è costante e verrà presto potenziato con la prossima attivazione di una nuova Unità operativa complessa di Oncologia senologica". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


West Nile, medici ambiente: "+250mila morti l'anno per malattie da clima entro 2050"

(Adnkronos) - Il climate change favorisce minacce come la West Nile. L'aumento delle temperature, unito alla maggiore frequenza di eventi estremi quali piogge improvvise, alluvioni e siccità, sta modificando il raggio d'azione di zanzare, zecche, flebotomi, possibili vettori di patologie. Il peso delle malattie infettive, l'aumento delle patologie non trasmissibili e l'accelerazione degli impatti del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici rappresentano un'emergenza sanitaria che deve portare a modifiche radicali nel modo in cui si affronta la salute pubblica. Suona così il monito della Sima, la Società italiana di medicina ambientale, in un articolo pubblicato sulla rivista 'International Journal of Environmental Medicine'. "Oggi circa il 24% dei decessi globali, quasi 1 su 4, è associato a fattori di rischio ambientali come l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo - scrive il presidente Sima, Alessandro Miani - La crisi climatica amplifica ulteriormente i rischi per la salute come fattore moltiplicatore: l'aumento delle temperature globali, gli eventi meteorologici estremi più frequenti e le perturbazioni degli ecosistemi aggravano l'insicurezza alimentare e idrica e aumentano la diffusione di malattie trasmesse da vettori come le zanzare. Tra il 2030 e il 2050 si prevede che il cambiamento climatico causerà almeno 250mila decessi aggiuntivi all'anno a livello globale. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite - prosegue Siani - il 56% della popolazione mondiale vive attualmente in aree urbane, percentuale che aumenterà al 68% entro il 2050; in Europa questa percentuale è già di circa il 75%. Di conseguenza, gli ambienti urbani saranno il principale campo di battaglia per i futuri interventi ambientali e sanitari. Sono già in corso in tutto il mondo diversi sforzi per attuare una serie di iniziative politiche che integrino la natura, come gli spazi verdi urbani, nella gestione della salute urbana e nel quadro del programma One Health. Con la continua espansione delle città, è fondamentale che l'assistenza sanitaria e la pianificazione urbana convergano per integrare la natura nella vita quotidiana". La Sima esorta a interventi urbanistici mirati, regolamentazione dell'uso di pesticidi, miglioramento del drenaggio urbano: ripristinare il nostro legame con la natura - avverte la società scientifica - non è né un lusso né un optional, ma un atto di guarigione globale scientificamente solido e urgentemente necessario.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dazi, Miranda (ExportUsa): "15% non è aggiuntivo ma aliquota unica, dirada incertezza imprese"

(Adnkronos) - "L’introduzione del dazio al 15% rappresenta un punto di svolta per le imprese europee che esportano negli Stati Uniti. Questo inizio di accordo potrà piacere o meno, ma ciò che conta è che si stia finalmente diradando una delle principali fonti di incertezza che gravavano sulle aziende. Per un’impresa, conoscere in anticipo tutti i costi da sostenere è essenziale per costruire listini, calcolare i margini e pianificare le attività in modo efficace. Ci tengo a precisare, tuttavia, che non si tratta di un accordo commerciale strutturato, bensì di un tentativo politico di giungere a un’intesa utile a scongiurare l’imposizione unilaterale di dazi al 30% da parte americana". E' quanto afferma con Adnkronos/Labitalia Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, società di consulenza che aiuta le imprese italiane a entrare con successo nel mercato americano. "Il compromesso raggiunto domenica da Von der Leyen e Trump prevede un dazio fisso, il cosiddetto flat 15%, su alcune delle importazioni dall’Europa. Non si tratta, dunque, di un dazio aggiuntivo del +15%, ma di un’aliquota unica e uniforme. Una distinzione importante da sottolineare. Si tratta, senza dubbio, di un successo per l’amministrazione statunitense che, grazie a questa misura, potrà contare su un gettito stimato, seppur ancora in modo approssimativo, intorno ai 600 miliardi di euro annui. Una cifra significativa, in grado di rafforzare le finanze pubbliche e, al tempo stesso, l’immagine politica di chi sta attualmente conducendo il negoziato", sottolinea.  "È anche una soluzione meno gravosa per l’Europa che, una volta definita la lista dei prodotti e degli investimenti concordati con gli Stati Uniti, avrà comunque compiuto un passo importante per uscire dall’impasse in cui si trovava. Come si dice in America, però, il diavolo sta nei dettagli: c’è ancora molto lavoro da fare e questo rappresenta solo uno dei primi tasselli per arrivare a un risultato concreto. È presto per allarmarsi o per criticare le mosse europee. C’è ancora margine perché la situazione evolva positivamente", conclude.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)