Animali in cabina sugli aerei, 'preoccupazione' da Federasma e allergie

(Adnkronos) - Federasma e allergie Odv esprime in una nota "preoccupazione per la nuova disposizione di Enac che amplia la possibilità di accesso degli animali domestici nelle cabine degli aerei. Pur comprendendo le ragioni legate al benessere degli animali e dei loro proprietari - osserva l'associazione - il provvedimento appare sbilanciato e non tiene adeguatamente conto delle esigenze di milioni di persone affette da allergie respiratorie e asma". "Non si tratta di essere contrari agli animali, che fanno parte delle nostre vite e del nostro affetto quotidiano - dichiara Mario Picozza, presidente di Federasma e allergie - Ma quando si adottano decisioni che incidono su spazi condivisi, come gli aerei e in generale i mezzi di trasporto pubblico, è fondamentale considerare anche il diritto alla salute e alla sicurezza delle persone con fragilità respiratorie. La salute pubblica deve restare un criterio guida in scelte di questo tipo". Federasma e allergie invita l'Ente nazionale per l'aviazione civile a "un confronto costruttivo con le realtà del mondo sanitario e associativo per trovare soluzioni inclusive, che non mettano a rischio la salute di nessuno". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Territorio, Cni: "Individuare le nuove tecnologie per agire in maniera preventiva su eventi distruttivi"

(Adnkronos) - “Questa seconda giornata che abbiamo dedicato al tema della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico nasce dalla consapevolezza che la cura del territorio è una priorità strategica per il nostro paese. Il sistema accademico e le istituzioni devono individuare le nuove tecnologie per il monitoraggio del territorio, in modo da agire in maniera preventiva sugli eventi distruttivi. La governance e le procedure di contrasto devono essere una priorità. Per gli interventi negli ultimi anni sono statati stanziati oltre 20 miliardi di euro. Una parte consistente di questa somma è stata finanziata negli ultimi anni ed ha riguardato, in particolare, frane e alluvioni. Tuttavia, molte regioni si trovano ancora in allarme permanente come ad esempio in Emilia Romagna, Piemonte ed Ischia. L’evento di oggi mira ad approfondire in particolare alcuni punti. Come detto, la governance che necessita di un maggiore coordinamento nelle emergenze; la necessità di aggiornare le modalità di monitoraggio in modo da testarne l’efficacia, riducendo le disomogeneità; la riduzione della complessità burocratica e dei tempi di realizzazione delle opere di controllo e autorizzazione. Siamo grati a tutti coloro che oggi hanno voluto mettere le loro competenze a disposizione di questa giornata di approfondimento”. A dirlo oggi Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, intervenendo alla seconda giornata nazionale per la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico, l’evento organizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri, dal Consiglio nazionale dei geologi e da Fondazione Inarcassa.  “La questione di fondo - ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin - è guardare il rischio idrogeologico del nostro Paese con tutte le evidenze di cui disponiamo oggi. Bisogna fare bene le cose e spendere in funzione delle necessità. I cambiamenti climatici non sono messi in discussione. Abbiamo dovuto applicare criteri diversi per le diverse zone di Italia. Purtroppo l’Italia ha il triste primato dell’intensificarsi di situazioni estreme. 400 litri di acqua a Catania in poche ore è un esempio di questi fenomeni di eccezionalità che stanno diventando troppo frequenti. Questo ci ha portato a prevedere molti investimenti sugli interventi. L’UE ha stimato in 500 miliardi l’impegno dei 27 paesi negli ultimi decenni”. Il Ministro ha poi così concluso: “La serietà, l’interesse dell’ordinamento professionale degli ingegneri e dei geologi ci devono aiutare ad essere un po’ più semplici e chiari nel fare il nostro lavoro”. Ai saluti del Ministro sono seguiti quelli di Pino Bicchielli, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, che ha sottolineato come molti componenti della Commissione abbiano partecipato all’evento di oggi per raccogliere elementi utili sul tema. “Entrando nel merito di questa giornata - ha dichiarato Arcangelo Francesco Violo, presidente del Cng - è evidente che iniziative come questa mettono in risalto la peculiarità geomorfologica del nostro Paese. Parlando con il ministro Pichetto Fratin, in merito al problema del rischio idrogeologico, abbiamo condiviso poi che in Italia, molto spesso, le difficoltà che si registrano sono più organizzative che finanziarie. I finanziamenti ci sono ma molto spesso non vengono distribuiti adeguatamente. Questo accade anche a causa del problema della frammentazione delle competenze, che produce disordini nelle attività di coordinamento fra i maggiori attori istituzionali competenti”. “Tra le criticità riscontrate - ha continuato Violo - c’è anche la poca considerazione del rischio residuo in riferimento ad alcune parti della progettazione, oltre che in relazione alle attività ante e post operam, dove necessita l’applicazione di nuove tecnologie, capaci di formulare una visione di insieme sulle pericolosità. Occorre far leva sulla promozione di aggiornamenti sostanziali, soprattutto in relazione alla normativa tecnica. Il DPR 380/2001, ad esempio, è un testo ormai non adeguato ai tempi attuali e l’aggiornamento della nuova disciplina – ha concluso Violo – deve colmare importanti lacune di tipo tecnico, per stabilire linee guida salde, da trasmettere agli Enti preposti, rendendo anche più facile la ricezione delle informazioni poi trasmesse ai cittadini. Auspico che questa giornata, di anno in anno, possa contribuire ad accrescere l’attenzione sul tema, fornendo una visione di continuità, proiettata verso la risoluzione di ogni problematica”. “Giornate come quella di oggi - ha detto Andrea De Maio, presidente di Fondazione Inarcassa - rappresentano un'occasione fondamentale per richiamare l’attenzione del Legislatore sulla necessità di investire con decisione in politiche di prevenzione, attraverso piani e finanziamenti adeguati e mirati . Il dissesto idrogeologico, tra le principali emergenze ambientali e sociali che l’Italia si trova ad affrontare, richiede una visione strategica di lungo periodo, una solida capacità di coordinamento e un impegno collettivo costante che coinvolga istituzioni, comunità locali e cittadini. E' essenziale tracciare una road map chiara che preveda diversi punti: investimenti in studi e ricerche per mappare le aree vulnerabili e identificare i fattori di rischio, implementare le politiche di pianificazione territoriale che integrino il rischio idrogeologico nelle scelte di sviluppo urbano e rurale, prevedere un deciso incremento degli investimenti in infrastrutture di protezione e programmi di sensibilizzazione e formazione rivolti alle comunità locali. Un approccio coordinato tra i diversi livelli di governo e le istituzioni, è poi fondamentale per garantire una gestione integrata delle risorse e delle competenze. Solo attraverso un’azione sinergica tra istituzioni, società civile e professionisti tecnici sarà possibile costruire un futuro più sicuro e resiliente per tutti”. Per Guido Castelli, Commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto Centro Italia, che ha detto: “Le ricostruzioni devono tenere conto degli effetti che derivano dall’essere un Paese a rischio sismico e climatico. Dal 2020 abbiamo lavorato su due fronti: da un lato la mappatura delle faglie attive e capaci, dall’altro l’aggiornamento delle aree di maggiore pericolosità. L’Italia ha delle caratteristiche che ci distinguono dagli altri paesi: abbiamo 678 mila frane attive. È quindi fondamentale la digitalizzazione di tutti gli archivi e delle informazioni geologiche, per rendere più efficiente la prevenzione e più sicura la ricostruzione”.  
Luigi Ferrara, capo dipartimento di Casa Italia ha dichiarato: “Uno dei problemi principali in Italia nella gestione del dissesto idrogeologico è la frammentazione delle competenze tra i numerosi enti coinvolti, con conseguente dispersione di risorse. Una delle priorità, quindi, è l’omogeneizzazione dei dati e dei criteri di intervento: le banche dati devono essere uniformi, integrate e facilmente accessibili. In questo contesto, il contributo dei professionisti è fondamentale: grazie alle loro competenze tecniche, essi rivestono un ruolo chiave nell'attuazione efficace dei progetti”. 
Negli ultimi 4 anni resi disponibili 10 miliardi di euro per opere di difesa del suolo e interventi d’emergenza. Non c’è un problema di risorse finanziarie, ma di rafforzamento della governance degli interventi. Per gli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico nel Paese sono stati stanziati e resi disponibili 20,1 miliardi di euro negli ultimi 25 anni, per un totale di 25.795 interventi (ammessi a finanziamento ma non sempre realizzati) distribuiti sul territorio nazionale. Una parte molto consistente dei finanziamenti è stata stanziata negli ultimi anni. E' quanto si legge nella Nota curata dal Centro Studi del Cni e del Centro Studi del Cng.
 Nel periodo 2020-2024 lo Stato ha reso disponibili per il contrasto al dissesto idrogeologico 10 miliardi di euro sulla base di quanto emerge dalla Piattaforma Rendis gestita da Ispra. Questo a fronte di una spesa per riparare i danni che dal 2012 al 2023 è praticamente triplicata raggiungendo 3,3 miliardi l’anno. Tale valore è destinato, purtroppo, a salire ulteriormente. Trattandosi di opere spesso pluriennali, il tasso di realizzazione può essere valutato solo per gli interventi realizzati più indietro nel tempo. Se infatti si considerano gli stanziamenti che vanno dal 1999 al 2011, nel complesso l’ammontare di investimenti riguardanti le opere concluse supera il 70% di quanto stanziato. Se si guarda agli anni più recenti, ovviamente, il tasso di completamento è molto più basso, in quanto occorre dare il tempo che la progettazione si concluda e che le opere vengano realizzate.  In linea generale il tasso di realizzazione appare apprezzabile ma non privo delle ben note criticità che riguardano tutte le opere pubbliche, ovvero tempi lunghi di 'attraversamento' necessari ad autorizzazioni e controlli delle Amministrazioni preposte e periodi di progettazione che, il più delle volte, risultano più lunghi del periodo necessario per avviare e chiudere il cantiere. La parte più consistente degli investimenti stanziati dallo Stato è destinata alle regioni con gli indici di pericolosità più elevati: il 9% risulta assegnato alla Calabria, il 7,9% alla Sicilia, il 7,9% al Veneto, l’8,3% alla Lombardia, il 6,5% all’Emilia-Romagna ed il 6,3% alla Toscana.  La maggiore quota di finanziamenti per interventi di mitigazione e prevenzione del rischio idrogeologico proviene attualmente dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che contribuisce, infatti, per ben il 48% degli stanziamenti programmati negli ultimi 25 anni, seguito dal ministero dell’Interno (31,1%) e poi dal dipartimento della Protezione Civile (15,2%). Quote minori, ma comunque consistenti, provengono dal Ministero per l’Agricoltura, dalle Regioni e dal Dipartimento Casa Italia. Gli eventi per i quali finora si è maggiormente intervenuti con finanziamenti pubblici hanno riguardato le frane (31,2%) e le alluvioni (28,7%), anche se il 33% si è sostanziato in interventi misti di mitigazione, prevenzione e riparazione da danni. Ciò che sembra emergere dai dati disponibili è che in Italia non vi sia un sostanziale problema di carenza di risorse per interventi attraverso cui affrontare i fenomeni di dissesto idrogeologico. Solo negli ultimi 4 anni è stata reperita una dotazione di quasi 10 miliardi di euro e nel corso degli ultimi 25 anni sono stati programmati quasi 26.000 interventi. Rispetto ad alcuni anni fa, infatti, le difficoltà registrate in merito all’attuazione degli interventi sono più organizzative che finanziarie: spesso le risorse ci sono, non vengono spese interamente e realizzate in tempi lunghi perché non collegate a progetti cantierabili, basate su ipotesi progettuali che poi vengono disattese sia per cambi di indirizzo politico che per difficoltà autorizzative.  
I ritardi nella realizzazione delle opere sono quelli che accomunano tutto il sistema delle opere pubbliche italiane, ritardi generati più da complessità di tipo burocratico che da questioni legate eminentemente alla progettazione e, forse, ancor meno alla realizzazione dei lavori. Dato l’ampio sistema di monitoraggio e di studio dei fenomeni legati al dissesto idrogeologico è possibile affermare 2 che il livello di attenzione al problema nel nostro Paese è elevato. Ciò nonostante il Paese sembra ormai caratterizzarsi per una allerta permanente. E’ sufficiente citare alcuni eventi molto recenti: dal 2022 si contano almeno 3 eventi alluvionali gravi che hanno coinvolto le Marche, 6 eventi alluvionali con danni ingenti che hanno coinvolto ampi territori dell’Emilia-Romagna, un evento grave in vaste aree del Piemonte ad aprile 2025 oltre all’alluvione distruttiva di Ischia nel 2022. Questo solo per citare i fatti più impressivi e forse tristemente noti. Per andare più alla radice del problema occorrerebbe, considerare due elementi: la presenza nel nostro Paese di un sistema di governance delle risorse e degli interventi che pur realizzato da enti competenti richiederebbe un maggiore coordinamento; - la necessità di aggiornare le modalità e gli strumenti di programmazione degli interventi anche avvalendosi dei più recenti apparati di monitoraggio e di telerilevamento estremamente efficaci e che consentirebbero di aggiornare di continuo e migliorare le modalità di intervento puntuale sul territorio non tanto e non solo in casi di emergenza (quando l’evento dannoso si sta verificando o si è già verificato) ma anche in via preventiva.  Le risorse per gli interventi finalizzati ad affrontare l’emergenza o a realizzare opere di difesa del suolo sono gestite da almeno 6 grandi attori, quali il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il ministero dell’Interno, il dipartimento per la Protezione Civile, con quote molto consistenti, seguiti poi dal ministero per l’Agricoltura, dal Dipartimento Casa Italia e dalle Regioni e Province autonome. Se si eccettua il dipartimento per la Protezione civile, che interviene in via esclusiva nella fase di emergenza, negli altri casi il rischio potrebbe essere quello della dispersione in termini di individuazione delle priorità e delle linee di intervento. Alla molteplicità dei soggetti di vertice che possono stanziare risorse per intervenire in determinate situazioni, talvolta corrisponde la difficoltà delle Amministrazioni locali nel rendere operativi i singoli interventi.  In generale risulta fondamentale avere sempre come riferimento l’unità fisiografica, la poca efficacia degli interventi del passato è spesso dovuta ad una visione 'puntuale' che non fa altro che spostare la pericolosità in un’altra zona; va sempre tenuto in considerazione l’equilibrio del bacino idrografico per quanto riguarda le alluvioni e l’ambito territoriale/geomorfologico significativo per il rischio frane. Tale concetto vale anche per gli interventi di contrasto all’erosione costiera. Non esiste quindi un’unica soluzione ma un ventaglio di soluzioni che includono sia interventi strutturali che non strutturali. Nello specifico andranno effettuate azioni di adattamento agli eventi metereologici estremi sempre più frequenti. Sarà dunque necessario attuare un piano pluriennale che preveda sempre di più l’impiego di risorse dedicate alla progettazione e realizzazione di interventi di tipo strutturale cioè opere di sistemazione idraulica e geomorfologica, utile ad evitare che i fenomeni si riattivino, si verifichino o comunque utili a mitigarne gli effetti. Tuttavia queste tipologie di interventi anche se utili e necessarie, da sole non possono consentire la soluzione di tutte le criticità presenti sul territorio.  Vi è quindi un ulteriore aspetto che riguarda la necessità di aggiornare e di rendere omogenei tra loro i principali strumenti a supporto della programmazione, progettazione e monitoraggio dei territori a rischio: I Piani di assetto idrogeologico (Pai) redatti dalle ex Autorità di Bacino rappresentano degli strumenti di pianificazione di eccellenza a livello europeo. L’evoluzione continua e le dinamiche geomorfologiche del territorio, anche in relazione ai cambiamenti climatici, non ci consentono però pause su questo tema. Molti Pai necessitano di un aggiornamento che, al contrario di quanto avvenuto in passato, dovrebbe avvenire attraverso una metodologia omogenea. In diversi casi inoltre non hanno coperto l’intero territorio. Essendo gli stessi Pai un riferimento per la pianificazione territoriale, per la programmazione degli interventi strutturali e per la pianificazione di emergenza, aggiornarli è una necessità imprescindibile. Occorrerebbe inoltre procedere alla redazione dei Piani di gestione delle frane prevedendo le necessarie risorse economiche.  Occorre completare la Cartografia Geologica d’Italia attraverso il progetto Carg, coordinato dall’Ispra. Il progetto prevede il finanziamento, attualmente parziale, per la produzione della cartografia geologica e geotematica del territorio nazionale, al fine di consentire la conoscenza fisica e geologica del territorio e del suo sottosuolo, tale conoscenza ne garantisce la cura e la tutela, oltre che aiutare nella prevenzione dei rischi geologici. Va adeguata la Pianificazione urbanistica comunale. Occorre incentivare i Comuni a recepire la Pianificazione di Bacino nei propri strumenti urbanistici. Questo consentirebbe di impedire le costruzioni nelle aree pericolose e di attuare uno sviluppo territoriale compatibile e sostenibile con l’assetto geologico del territorio, attraverso strumenti quali la rigenerazione urbana e la delocalizzazione nei casi più problematici.  
Occorre inoltre procedere alla redazione ed attuazione dei Piani di Protezione Civile, quale supporto operativo fondamentale per la gestione delle emergenze al fine di ridurre il danno, in caso di eventi, soprattutto in termini di salvaguardia della vita umana. Molti Comuni li hanno redatti, ma non vengono adeguatamente aggiornati con la ciclicità necessaria per mancanza di fondi dedicati: in riferimento a quanto previsto dalle linee guida per la redazione degli stessi, emanate nel 2021, e la competenza che hanno le Regioni di emanare specifiche linee guida, si segnala che per gli adempimenti dei Comuni, compreso il caricamento nel portale Mase, non sembrerebbe ad oggi essere prevista una norma 'perentoria' che ne imponga l’adozione per le amministrazioni locali.  Su questo versante sarebbe opportuno che 'il modello di intervento', che rappresenta il 'fulcro' dei piani, sia sottoposto a verifica/validazione da soggetti terzi. Infine sarebbe utile perfezionare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) approvato con Decreto Mase n. 434 del 21/12/2023. Il Governo ha finalmente approvato tale Piano, commissionato nel 2016 dalla Direzione generale del Clima ed Energia dell’allora ministero dell’Ambiente e oggetto di numerose revisioni, che si configura come uno strumento fondamentale di indirizzo per le istituzioni a tutti i livelli di governo del territorio, ai fini dell’integrazione della tematica dell’adattamento negli strumenti di programmazione e pianificazione settoriale. Le azioni previste dal Pnacc dovrebbero però meglio identificare le priorità, definendo i criteri per i piani regionali e locali e determinando le risorse finanziarie destinate. Tutto ciò consentirebbe di raggiungere gli obiettivi primari del Pnacc, mettendo in campo azioni di adattamento e riducendo le cause del cambiamento climatico.    ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


L'allarme: "1mln 350mila bimbi mai dal dentista per problemi economici"

(Adnkronos) - Nel nostro Paese "il 95% delle cure odontoiatriche si fanno nel privato e non sempre le famiglie riescono a sostenere i costi". A rimetterci sono "1 milione e 350 mila bambini che non hanno mai fatto una visita dal dentista". Lo spiega all'Adnkronos Salute Raoul D'Alessio, coordinatore delle presidenze regionali del Sindacato unitario specialistico ortognatodontico italiano (Suso), che sabato 17 maggio parteciperà - all'interno dell Expodental meeting che si apre domani a Rimini - alla tavola rotonda 'Odontoiatria e ortodonzia, tra digitalizzazione e multidisciplinarietà un presente/futuro tra clinica, etica, economia tecnologia dinamica interattiva, intelligenza artificiale', organizzata da Unidi (Unione nazionale industrie dentali italiane) in collaborazione con Suso. 
L'accesso alle cure dentali è una questione "rilevante - spiega D'Alessio - perché la prevenzione odontoiatrica ha un impatto sulla salute a 360 gradi. Molti studi, ad esempio, dimostrano ormai che una corretta masticazione sin da piccoli è legata alla possibilità di uno sviluppo ottimale di tutte le potenzialità cognitive dei piccoli. E, sul lungo termine,
protegge dal futuro decadimento cognitivo in vecchiaia con elevati vantaggi non solo per la salute, ma anche per la spesa sanitaria".  Da qui la necessità del confronto ampio organizzato a Rimini, con tutti gli attori del comparto odontoiatrico - sottolinea D'Alessio - e che è anche un'iniziativa "molto ambiziosa", che ha obiettivi pratici. "L'intenzione è mettere a punto proposte che siano in grado di migliorare l'accesso alle cure dentali, argomento che, in quanto professionisti del settore, ci coinvolge anche sul piano etico. Le tecnologie avanzate, del resto, sempre più presenti nel nostro settore, così come l'intelligenza artificiale, possono essere di supporto per l'ottimizzazione delle cure e quindi, in un quadro generale, possono incidere anche sulla razionalizzazione della spesa".  L'odontoiatria italiana - continua D'Alessio - investe da sempre sulla qualità e sulla sicurezza e proprio per questo ha costi non facilmente comprimibili. La quota di cure pubbliche, inoltre, è residuale. Un mix alla base delle rinunce alle cure o dei viaggi della speranza verso Paesi che promettono cure a basso costo, ma che mettono la salute dei pazienti a rischio di danni seri. Il nostro obiettivo è cercare strategie, insieme alle istituzioni, per migliorare l'accesso". Per questo "il fatto di aver riunito intorno a un tavolo, per la prima volta, tutti gli attori del settore fa ben sperare in una collaborazione in grado di portare risultati utili ad ampio raggio".  "Le cure odontoiatriche appropriate sin dall'infanzia - rimarca lo specialista - sono il primo passo per la prevenzione di problemi dentari negli anziani che possono essere molto dispendiosi. E incidono anche sulla prevenzione di malattie degenerative, come indicano le evidenze scientifiche. L'odontoiatria, quindi, sul piano della sanità è un investimento importate, dal punto di vista clinico, ma anche da quello etico". Alla tavola rotonda di sabato parteciperanno i diversi attori del comparto odontoiatrico, tra i quali Cao nazionale, Cnel, Andi, Aio, Suso, società scientifiche, aziende, consumatori. (di Raffaella Ammirati) ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Uap: "Allarme dazi e caro energia, i rimborsi per le tariffe non ne tengono conto"

(Adnkronos) - "C'è un grande problema dell'applicazione dei dazi e dei costi energetici, che incidono fortemente sulle strutture sanitarie in quanto imprese energivore". E' l'allarme che lancia l'Uap, l'unione delle maggiori associazioni di categoria rappresentative di 27.000 strutture sanitarie private accreditate e dell'ospedalità privata accreditata, con oltre 350.000 dipendenti, nella riunione che si è tenuta oggi.  "Le strutture sanitarie (laboratori, poliambulatori, ospedali e cliniche) utilizzano apparecchiature diagnostiche, quali Tac e risonanze magnetiche, nonché macchinari per i laboratori di analisi, che sono in funzione H24 e che hanno un altissimo consumo di energia - evidenzia la presidente Uap, Mariastella Giorlandino - Nel momento in cui è stato elaborato il nuovo Nomenclatore tariffario, il ministero della Salute non ha tenuto conto degli ingenti costi dell'energia elettrica che i laboratori, i poliambulatori e gli ospedali pubblici e privati accreditati devono affrontare quotidianamente, elaborando così dei rimborsi del tutto slegati da una visione reale e concreta della realtà, che porteranno alla chiusura di tante strutture, soprattutto quelle nelle regioni in piano di rientro. A fronte di tale visione miope e utilitaristica, l'Uap, a tutela della salute dei cittadini italiani, per una sanità di qualità, si sente in dovere di porre l'attenzione su questo argomento. Si parla tanto di dazi - rimarca la presidente - senza considerare che tutte le imprese sanitarie verranno schiacciate da tali imposizioni, così come rilevato dalla stessa Confindustria".  L'Uap chiede al Governo "chiarimenti sulle motivazioni per cui non vengano adeguati i costi, lasciando così morire le imprese italiane nelle regioni in piano di rientro, soprattutto in considerazione del fatto che proprio questa categoria aveva votato e fortemente sostenuto l'attuale Governo". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lenovo-Belleville, al via laboratorio su come scrivere storie al tempo dell'IAI

(Adnkronos) - E' dedicata agli scrittori e a tutti gli appassionati di storie, alle prese anche loro con le sfide e le potenzialità offerte dall'intelligenza artificiale, la nuova iniziativa congiunta di Lenovo e Scuola Belleville: è 'Dimostra di essere umano – Scrivere storie al tempo dell'IA', un laboratorio di scrittura in presenza a Milano riservato a dieci autori che, sotto la guida di Francesco D’Isa, lavoreranno a un proprio testo con l’ausilio delle IA generative. Guidati dal docente, i dieci partecipanti sperimenteranno i diversi modi in cui l’intelligenza artificiale può essere integrata nel processo creativo per potenziarne l’efficacia a ogni livello.  Dal 6 giugno al 31 luglio 2025 gli aspiranti autori possono partecipare alla open call inviando a Belleville un racconto inedito - della lunghezza massima di 3600 battute - sul tema del rapporto tra intelligenza artificiale e creatività umana: tutti i dettagli e il regolamento sono disponibili su https://www.bellevillelascuola.com/scuola/dimostra-di-essere-umano/. Il workshop e la open call collegata saranno presentati al pubblico nel corso di una lezione aperta con Francesco D’Isa che si terrà online giovedì 5 giugno dalle 18,30 alle 20,00. “Ogni tecnologia - sottolinea D'Isa - riscrive la nostra mente: linguaggio, scrittura, stampa, Internet – oggi forse l’IA. Platone temeva che la scrittura ci rubasse la memoria e in parte aveva ragione, eppure ci ha regalato anche mondi nuovi. Più uno strumento è potente, più ci sottrae qualcosa e ci dona altro; per questo è importante esplorarla, per capire cosa e come reagire". L'iniziativa prevede due lezioni laboratoriali da quattro ore ciascuna per sperimentare quando, come e perché l’IA può migliorare l’efficacia di chi scrive nelle varie fasi del processo creativo, dal brainstorming alla scaletta, dalla costruzione dei personaggi a quella degli ambienti; dall’editing all’esplorazione di archi narrativi, strutture e stili alternativi.  Durante il workshop, ciascuno studente avrà a disposizione un AI PC Yoga Slim 7i Aura Edition - notebook progettato per i creativi che consente di sfruttare le potenzialità dell'intelligenza artificiale on-device -per lavorare a un racconto a partire dalla traccia – la stessa per tutti – assegnata dal docente. Al termine, gli studenti avranno due settimane di tempo per perfezionare il racconto mettendo in pratica le strategie apprese nel corso del workshop e inviarlo a Belleville.  La giuria composta da Francesco D’Isa, Francesca Cristoffanini e Massimo Chiriatti valuterà i dieci testi prodotti dagli studenti. L’autore del testo giudicato migliore riceverà come corrispettivo di prestazione d’opera della call letteraria un PC Lenovo Yoga Slim 7i Aura Edition e parteciperà alla quinta e ultima puntata del podcast Dimostra di essere umano – Scrivere storie al tempo dell’IA, prodotto da Belleville per Lenovo. La giuria valuterà i dieci testi prodotti dagli studenti e l’autore del testo giudicato migliore riceverà come corrispettivo di prestazione d’opera della call letteraria un PC Lenovo Yoga Slim 7i Aura Edition e parteciperà alla quinta e ultima puntata del podcast Dimostra di essere umano – Scrivere storie al tempo dell’IA, prodotto da Belleville per Lenovo.  L'iniziativa - si sottolinea - si inserisce nel percorso volto a esplorare il legame tra creatività e intelligenza artificiale, come già dimostrato con l’esposizione ‘AI Yoga per Intelligenze Artistiche’, ospitata presso il MEET Digital Culture Center di Milano. L’esperienza del laboratorio confluirà infine in un podcast sull’arte del raccontare con Matteo B. Bianchi, scrittore, autore TV, podcaster e direttore editoriale di Accento, con la partecipazione di Massimo Chiriatti, tecnologo e Chief Technology & Innovation Officer di Lenovo in Italia. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gruppo Cap, con Cap Evolution dà via a primo impianto agrifotovoltaico nel Milanese

(Adnkronos) -
Cap Evolution, azienda del Gruppo Cap che opera nell’ambito del trattamento dei rifiuti e nella produzione di energia green, inaugura il primo sistema agrifotovoltaico realizzato presso il depuratore di Robecco sul Naviglio, nel Milanese.
 Il progetto, che ha visto un investimento di circa 850mila euro, rappresenta un modello avanzato di sostenibilità e si compone di due impianti distinti ma complementari: un impianto fotovoltaico, installato sulle superfici impermeabili del depuratore e un impianto agrivoltaico, sviluppato su terreni agricoli adiacenti, che permette di sviluppare un approccio all’agricoltura più sostenibile, riducendo lo stress idrico del terreno e quindi diminuendo anche il consumo di acqua. Entrambi sono stati progettati per alimentare direttamente il depuratore, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica da fonti fossili e aumentare la quota di energia prodotta in loco da fonti rinnovabili. L’impianto di Robecco, tra i principali depuratori gestiti da Cap Evolution, ha un fabbisogno annuo di circa 7,5 GWh di energia elettrica. Grazie a questo nuovo progetto, si prevede una produzione complessiva di oltre 1,1 GWh l’anno, che corrisponde a più del 14% del consumo complessivo dell’impianto. Questo incremento di produzione da fonte rinnovabile permetterà di contenere i costi energetici e avvicinare il depuratore ai parametri previsti dalla direttiva europea per il trattamento delle acque reflue. "Questo progetto -commenta il direttore generale di Cap Evolution, Alessandro Reginato- rappresenta perfettamente l’approccio integrato che Cap Evolution porta avanti: innovare le infrastrutture per renderle più efficienti, ridurre l’impatto ambientale e valorizzare il territorio. La combinazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici ci permette non solo di aumentare l’autoproduzione di energia rinnovabile, ma anche di supportare un’agricoltura resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti climatici". ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Google modifica il logo per la prima volta in dieci anni

(Adnkronos) - Google ha recentemente introdotto una nuova versione del suo iconico logo “G”, apportando un aggiornamento visivo dopo quasi dieci anni. Il cambiamento è stato riscontrato nelle ultime versioni dell’app Google su dispositivi iOS e smartphone Pixel, dove è stata implementata una versione rivisitata del logo con una transizione sfumata tra i tradizionali colori rosso, giallo, verde e blu. L’ultima modifica significativa al logo risaliva al settembre 2015, quando l’azienda adottò un carattere sans-serif e introdusse per la prima volta la “G” multicolore che ha contraddistinto l’identità visiva del brand negli anni successivi. L’attuale aggiornamento, seppur meno radicale, rappresenta un’evoluzione coerente con l’approccio grafico adottato per altri prodotti recenti dell’azienda, come il logo di Gemini, caratterizzato anch’esso da un design con sfumature fluide tra i colori. Al momento, la nuova versione del logo sembra essere limitata a dispositivi selezionati, in particolare iOS e Pixel. Sui dispositivi Android di altri produttori e nella versione web, il logo “G” continua a presentare i tradizionali confini netti tra i colori. Google non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla diffusione o alla motivazione di questo aggiornamento. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Roma, al San Camillo debutta il robot microchirurgo

(Adnkronos) - All'ospedale San Camillo Forlanini di Roma debutta il robot microchirurgo. "La microchirurgia compie un balzo nel futuro", annuncia la struttura capitolina. "Per la prima volta un ospedale pubblico italiano introduce l'ultima generazione di un robot interamente dedicato alla microchirurgia, progettato per affrontare procedure su strutture anatomiche piccolissime come arterie, vene e nervi, spesso di diametro inferiore al millimetro", descrive l'azienda ospedaliera. Il primo intervento, eseguito con successo dal direttore della Uoc Chirurgia degli arti, Nicola Felici, con la sua équipe - informa una nota - ha permesso "la ricostruzione di una gamba gravemente traumatizzata con un livello di precisione mai raggiunto prima". Il nuovo robot - una tecnologia "interamente made in Italy, progettata da una start-up italiana, sperimentata e sviluppata dal gruppo coordinato da Marco Innocenti" - viene presentato come "una sostanziale rivoluzione rispetto alle tecniche microchirurgiche tradizionali, rimaste pressoché immutate negli ultimi 20-30 anni e basate unicamente sull'uso del microscopio e l'abilità delle mani del chirurgo. La piattaforma robotica ad alta definizione integra sofisticati sistemi di riduzione del tremore e di ridimensionamento dei movimenti in scala da 7 fino a 20 a 1. Strumenti miniaturizzati dotati di articolazioni meccaniche estendono le capacità umane, rendendo possibili movimenti impossibili da eseguire con mano e polso da soli. Questo si traduce in una maggiore armonia e precisione del gesto microchirurgico, e manipolazioni straordinariamente fini e controllate". Il primo intervento - si legge nella nota - ha permesso la copertura di una frattura esposta di gamba, attraverso il trasferimento microchirurgico di un lembo di cute e tessuti molli prelevato dalla gamba controlaterale dello stesso paziente. L'operazione ha confermato le potenzialità della nuova tecnologia nel perfezionare il gesto del chirurgo durante le microanastomosi, ovvero il collegamento di arterie, vene e nervi di calibro inferiore al millimetro. "Sei giorni fa - illustra Felici - abbiamo eseguito il primo lembo libero per la copertura di una frattura esposta di gamba con il robot microchirurgico. Si tratta di un intervento ortoplastico che ha consentito la copertura precoce di una frattura esposta per evitare l'infezione dell'osso e permettere un'osteosintesi più stabile. L'intervento è andato bene e il paziente sta bene. Si trattava di un caso complesso - sottolinea lo specialista - un politrauma con lesioni anche al bacino e all'addome, gestito brillantemente da un lavoro di squadra che ha coinvolto anestesisti, chirurghi generali, ortopedici e rianimatori". Nel caso del paziente sottoposto al primo intervento robotico, affetto da un politrauma che interessava non solo l'arto inferiore, ma anche bacino e addome - riporta la nota - la precisione ottenuta ha contribuito a un decorso post-operatorio regolare e promettente. Un risultato reso possibile da una stretta collaborazione interdisciplinare: rianimatori, chirurghi generali, ortopedici e anestesisti, affiancati da personale infermieristico che ha eseguito un training specifico, hanno unito competenze e tecnologie all'avanguardia per garantire la migliore assistenza. La nuova tecnologia migliora la precisione degli interventi e può essere impiegata anche nella riparazione delle gravi lesioni dei nervi periferici, come le paralisi traumatiche del plesso brachiale o le lesioni del nervo sciatico.  "Desidero ringraziare - conclude Felici - tutta l'équipe che ha lavorato con me: infermieri, strumentisti, anestesisti e miei collaboratori. Un ringraziamento particolare va alla direzione strategica, che ha creduto fin da subito in questo progetto. Ricordo quando il direttore generale mi ha chiamato chiedendomi informazioni sul robot che avevo richiesto: ha compreso immediatamente le potenzialità del progetto e l'ha approvato, rendendolo realtà".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Microsoft annuncia oltre 6.000 licenziamenti

(Adnkronos) - Microsoft ha comunicato l’avvio di un nuovo piano di riduzione del personale che coinvolgerà oltre 6.000 dipendenti, pari a circa il 3% della forza lavoro complessiva. Si tratta del taglio più consistente operato dalla società dopo i 10.000 licenziamenti effettuati nel 2023, e interesserà trasversalmente tutte le divisioni del gruppo, incluso LinkedIn e diverse sedi internazionali. In una nota ufficiale, un portavoce dell’azienda ha dichiarato: “Continuiamo a implementare cambiamenti organizzativi necessari per posizionare al meglio la società in un mercato in continua evoluzione”. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di razionalizzazione interna e ottimizzazione della struttura gestionale, anticipata dalla Chief Financial Officer Amy Hood nel corso di una dichiarazione del 30 aprile scorso. In quell’occasione, Hood aveva sottolineato la volontà dell’azienda di snellire i livelli manageriali e favorire una maggiore agilità operativa, con un’attenzione particolare alla formazione di team ad alte prestazioni. A partire dai primi mesi del 2025, Microsoft aveva già avviato una serie di licenziamenti “basati sulle performance”, che hanno coinvolto centinaia di dipendenti. I nuovi esuberi si aggiungono a una lunga serie di ristrutturazioni portate avanti negli ultimi due anni. Nel gennaio 2024, Microsoft aveva licenziato circa 1.900 dipendenti delle divisioni Activision Blizzard e Xbox, mentre nel maggio successivo erano stati chiusi diversi studi di sviluppo videoludico, tra cui Tango Gameworks (creatori di Hi-Fi Rush) e Arkane Austin (sviluppatori di Redfall). Alcune di queste realtà, come Tango Gameworks, sono successivamente tornate operative grazie ad accordi con terze parti, come il gruppo sudcoreano Krafton. Nel settembre 2024, ulteriori 650 dipendenti del comparto Xbox erano stati interessati da una nuova ondata di licenziamenti, in parte legata all’integrazione post-acquisizione di Activision Blizzard. Nel giugno dello stesso anno, circa 1.000 posizioni erano state eliminate all’interno dei team HoloLens e Azure Cloud. Le operazioni attualmente in corso confermano l’intenzione del colosso tecnologico di proseguire lungo un percorso di revisione strategica, finalizzato ad adattarsi con maggiore rapidità ai mutamenti del settore e a sostenere la competitività in un contesto globale sempre più complesso e dinamico. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)