Professioni, De Luca (Consulenti lavoro): "Asse.co? no a polemiche, bene reazione nostra categoria"

(Adnkronos) - "Premetto che non amo polemiche tra Ordini professionali, e specialmente se hanno ad oggetto tentativi di entrata in ambiti di altri Ordini. Io credo che tra ordini professionali debba esistere un clima di unità, solidarietà e condivisione dei percorsi. Poi è chiaro che ci sono situazioni che possono anche essere discusse ma non amo le polemiche. Detto questo io prendo atto della reazione della nostra categoria, una reazione di orgoglio, con la consapevolezza che quando le proprie attività sono oggetto di desiderio di terzi vuol dire che abbiamo fatto bene, con un percorso in questi 20 anni ricco di soddisfazioni, e solo l'inizio di quello che faremo in futuro". Così Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, intervistato sulla web tv di categoria risponde sulle polemiche innescate dalla decisione dell'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) che ha confermato, che il protocollo Asse.Co. (Asseverazione di conformità contributiva e retributiva) rimane di esclusiva competenza dei consulenti del lavoro, respingendo la richiesta del consiglio nazionale dei dottori commercialisti di estenderla anche a loro.  E la polemica ha riguardo anche altre competenze dei consulenti del lavoro. "Mi viene da sorridere -ha continuato De Luca- perchè quando il legislatore, dalla legge Biagi in poi, ha individuato in maniera esclusiva i consulenti del lavoro per assegnargli delle funzioni lo ha fatto sulla base di due considerazioni. Una è certamente il tema della competenza, della specializzazione, sin da quando i nostri giovani iniziano il loro percorso di studi e poi di tirocinio c'è una conoscenza verticale dei temi".  "L'altra considerazione -ha spiegato ancora De Luca- arriva dal ministero del Lavoro: Sacconi, Damiano, Giovannini, Poletti, tutti i ministri che hanno firmato i provvedimenti che hanno assegnato ai consulenti del lavoro la potestà di intervenire in materia di conciliazione dei rapporti di lavoro. di arbitrato, di conciliazione dei contratti, di politiche attive, hanno considerato che quando si devolve in sussidiarietà un potere dello Stato a un ordine professionale questo può avvenire solo se c'è la vigilanza. Quindi, il ministero del Lavoro ha un potere, lo devolve, vigila su quel potere, assegnato a un ente o categoria professionale con caratteristiche ben precise, e quindi anche in questo caso ci troviamo davanti a delle polemiche non certamente legate a una valenza pubblica ma privata insomma", ha concluso De Luca.  ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, Conto annuale: infermieri crescono meno nel pubblico attratti da privato

(Adnkronos) - Aumenta, complessivamente il personale sanitario impiegato nel settore pubblico, ma la situazione cambia andando ad analizzare nel dettaglio le varie professioni. Nel caso di quelle infermieristiche, infatti, le cifre si muovono in controtendenza rispetto a quelle generali. Lo rivelano i dati diffusi nei giorni scorsi dalla Ragioneria Generale dello Stato, relativi all’anno 2023, del Conto annuale sugli occupati negli Enti appartenenti al Servizio sanitario nazionale. Nel 2023 si nota una diminuzione, rispetto ai numeri registrati nel 2022, di 12.869 unità di personale infermieristico nel settore pubblico. Si tratta soprattutto di donne (circa 10mila). Numeri in calo che non fanno il paio però con le iscrizioni all'Albo. Nel 2023, infatti, gli iscritti all’Albo restano invariati rispetto al 2022 mentre, nel 2024-25, cresceranno di 6mila unità, come testimoniano i dati raccolti e consultabili nella sezione DataCorner del sito della Fnopi, Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche. In assoluto, il numero di infermieri cresce, ma cala la presenza nel settore pubblico. Questa tendenza, secondo la Federazione, può essere determinata da una serie di fattori. "Anzitutto, nell’anno 2023 oggetto del Conto annuale - informa una nota - la spinta all'assunzione che aveva caratterizzato gli anni della pandemia (nel corso dei quali era stato necessario aumentare il personale nei vari enti del Ssn) si è progressivamente esaurita". Va poi considerato "l’avvicinamento al picco della gobba pensionistica, in base al quale c’è da immaginare che la maggior parte delle uscite segnalate nel Conto facciano riferimento proprio a pensionamenti di infermieri". Altri due elementi utili a interpretare il calo, infine, sono "i trasferimenti all’estero e la progressiva crescita, certificata anche dai dati dell'ente di previdenza Enpapi, del numero di infermieri che sceglie di praticare la libera professione". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Lo psichiatra: "Tra voyeurismo ed esibizionismo, ecco cosa muove i nuovi siti sessisti"

(Adnkronos) - La vicenda dei forum sessisti (dal gruppo 'Mia moglie' alla piattaforma 'Phica') e delle foto di donne usate senza il loro consenso "mi ricorda il film di Tinto Brass 'La chiave'. E' l'Italia che guarda dal buco della serratura", un fenomeno che "riguarda quello che è il mix di voyeurismo ed esibizionismo" evidente nei commenti di chi condivide quelle immagini rubate. "Il film è ambientato nel 1940. I tempi sono cambiati, le modalità sono profondamente cambiate nel decennio, ma guardare dal buco della serratura continua a rimanere una modalità, un aspetto negativo di un voyeurismo sociale. E' una dimensione che nella sua versione più 'innocente' è il pettegolezzo cattivo", e che oggi si amplifica "nella piazza virtuale dei social". Siamo di fronte alla "sessualità di nuovo veicolata più dal guardare che dal fare. E ancora una volta si assiste a una violazione nei confronti delle donne. Ancora una volta c'è questo orrendo mito della donna da ammirare come un oggetto". E' la riflessione dello psichiatra Claudio Mencacci.
 Commentando all'Adnkronos Salute il caso dei siti da centinaia di utenti, in cui sono finite foto di attrici, giornaliste, leader politiche, influencer, ma anche donne le cui immagini sono state diffuse dagli stessi partner - immagini corredate da commenti pesanti a sfondo sessuale e dai toni violenti - l'esperto evidenzia come "siamo di fronte nuovamente alla grande fascinazione dello sguardo indiscreto, della trasgressione nascosta. Sono le dinamiche del voyeurismo: guardare di nascosto ciò che ufficialmente si condanna. La grande ipocrisia". E il tutto è condito dalla "discriminazione di genere, da questo aspetto di mancanza di rispetto, di una percezione che trasforma le donne in un oggetto, in un possesso".  I commenti sessisti, le parole irripetibili utilizzate, spiega il co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) e direttore emerito di Psichiatria dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, "fanno parte di un contesto in cui le persone si sentono autorizzate a mostrare la parte più gretta, ma soprattutto c'è la disistima. Quello che è venuto fuori, e che giustamente indigna, è proprio il tema della disistima, il sentire che sotto sotto non c'è stata l'emancipazione. C'è una parte" di Paese "che è rimasta indietro e che è ancora lì, pronta a colpire la dignità delle donne senza tenere conto del danno che viene fatto all'autostima delle persone coinvolte".  Il caso, che sta facendo discutere e ha sollevato un'ondata di denunce, ha costretto la società a scontrarsi con una dura realtà, continua lo psichiatra: "Ci siamo ritrovati ad essere un Paese che si pensava emancipato e che invece non lo era affatto", almeno in alcune sue parti, incalza Mencacci. "Qui siamo di fronte all'aspetto del voyeurismo portato proprio in piazza. E c'è anche una quota di esibizionismo che si mette sempre di mezzo: mostrare la moglie bella come si mostra una bella macchina. Come a dire: io ho la Ferrari, con un'impostazione che ha anche una sfumatura classista".  "Scopriamo insomma dei comportamenti che pensavamo in qualche modo superati, ma che sono ancora saldamente presenti. E questo - conclude - offende in prima persona le donne, ma non solo. Dobbiamo sentirci indignati e offesi tutti. Perché è un aspetto proprio miserevole".  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Balneari, Ballarin (Anab): "Gestione assistenti bagnanti allo Stato, più occupazione e sicurezza"

(Adnkronos) - Quando il mare chiama, lo Stato deve rispondere. Con questo motto l'Anab, l'associazione nazionale degli assistenti bagnanti lancia la proposta di una gestione pubblica della categoria.  "La salvaguardia delle vite umane in contesti balneari -spiega ad Adnkronos/Labitalia Guido Ballarin, presidente nazionale Anab- rappresenta un diritto fondamentale ed è parte integrante del concetto moderno di bene pubblico. Oggi, la sicurezza in spiaggia è affidata quasi integralmente agli stabilimenti balneari privati, con conseguenze operative, economiche e sociali significative. Proporre una gestione dello Stato per gli assistenti bagnanti significa non solo tutelare meglio i cittadini, ma generare anche entrate statali dirette e indirette, rafforzando professionalità e coesione territoriale", sottolinea.  Professionalità che, sottolinea Ballarin, in Italia al momento spesso e volentieri mancano, "nella misura di un 20% della forza lavoro necessaria per la stagione estiva.Questo deficit si traduce in difficoltà operative per gli stabilimenti, in particolare nei periodi di punta". "E gli stipendi, quando sono accettabili, si aggirano tra 1.300 e 1.800 euro mensili, ma con contratti poco rappresentativi e scarsa tutela. Noi segnaliamo da tempo che 'salari bassi e stagione troppo corta' rendono la professione poco attrattiva, aggravando la carenza di personale", aggiunge. Secondo Ballarin "la durata della stagione varia significativamente: dal maggio a settembre al Nord, e periodi ancora più corti al Sud. Questo rende incerto il lavoro e svilisce la professione".  E l'assenza di assistenti bagnanti va di pari passo con spiagge meno sicure. "Sebbene le ordinanze impongano la presenza di un bagnino ogni 80–150 metri, nelle spiagge libere il servizio è spesso assente, soprattutto per motivi economici. Nel 2024 sono stati registrati 221 decessi per annegamento, con oltre il 50% dei casi verificatisi nelle spiagge. Questo evidenzia il ruolo cruciale degli assistenti bagnanti nel prevenire tragedie e l’urgenza di un servizio sistematico e continuativo", continua ancora. E qui arriva la proposta dell'Anab: "si propone la creazione di un corpo statale di assistenti bagnanti, analogamente ai vigili del fuoco o alla forestale, con contratti nazionali stabilizzati, formazione coerente e organico centrale. Il passaggio sotto gestione statale dovrebbe migliorare le condizioni economiche e normative, garantendo formazione continua, stabilità contrattuale e riconoscimento professionale. E il servizio non sarebbe gratuito: i concessionari balneari pagherebbero un canone proporzionato a metratura, presenze, redditività allo Stato, generando un fondo nazionale stabile per sostenere il servizio", aggiunge ancora.  Per Anab i benefici derivanti da questa scelta non sarebbero pochi. "Uno Stato unico coordinatore assicurerebbe la presenza del servizio anche sulle spiagge meno profittevoli o libere, garantendo migliori standard di sicurezza. E stipendi garantiti, formazione certificata e qualità contrattuale renderebbero il lavoro più sostenibile e attraente per i giovani", aggiunge.  Inoltre, per Ballarin, "l'insieme dei canoni, armonizzati a livello nazionale, costituirebbe una fonte di entrata stabile, in controtendenza rispetto alla situazione attuale di canoni relativamente contenuti rispetto ai ricavi. Con un servizio centralizzato e regolato, le responsabilità legali sarebbero chiaramente definite, diminuendo l’esposizione dei concessionari e dello Stato stesso. Una gestione statale, sinergica con le campagne come 'Spiagge Sicure', promuoverebbe una cultura della balneazione consapevole e sicura". In conclusione per Ballarin: "La proposta di un servizio di assistenza balneare gestito dallo Stato non è solo un passo verso maggiore sicurezza, ma una vera e propria strategia di equo sviluppo socioeconomico. Equiparare la figura dell'assistente bagnanti a quella dei corpi civili nazionali significa restituire dignità a una professione troppo spesso marginale".  "Parallelamente, lo Stato può trasformare un bisogno sociale in un modello di investimento pubblico-professionale, con ritorni in sicurezza, occupazione e turismo", conclude.  ---lavoro/normewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Dazi, arredo nel mirino? I marchi italiani rispondono con qualità e diversificazione

(Adnkronos) - Dai forni intelligenti fino ai mobili e accessori in vetro, il Made in Italy si prepara a rispondere in modo deciso all’annuncio del presiedente Usa Donald Trump di voler introdurre dazi nel settore dell’arredo, che ha spinto alcuni brand del Made in Italy a riflettere sul futuro, sulla strategia a medio e lungo termine. E a scommettere, ancora una volta, su tecnologia, ricerca e artigianalità e a diversificare l’offerta e i mercati. “I dazi stanno accelerando la nostra agenda: li trasformiamo in opportunità", afferma all'Adnkronos/Labitalia Matteo De Lise, Brand Manager di Unox Casa, realtà veneta che ha rivoluzionato il mondo della cucina domestica con il concept 'Starred Living'. “Nel 2025 abbiamo avviato la presenza diretta negli Usa, in California, Florida, Texas, Chicago e New York, lavorando con i dealer per calibrare il giusto equilibrio tra prezzo, valore e servizio". "Operiamo nell’altissima gamma: i nostri clienti premiano prestazioni, design ed esperienza, quindi sono meno sensibili al prezzo; l’impatto finale resta in evoluzione. Nel professionale Unox sta per aprire uno stabilimento produttivo in North Carolina, dando evidenza di grande tempismo e soprattutto volontà di investire sul mercato americano. Sul domestico, invece, vogliamo preservare il Made in Italy, puntando su design e performance al massimo livello, potenziate dalla nostra Ai specializzata nel mondo culinario (Artificial Culinary Intelligence). È una novità assoluta anche nella patria dell’Ai e manifesta come l’innovazione italiana possa rendere l’Europa competitiva anche in un ambito finora dominato esclusivamente dagli Stati Uniti", spiega. Per Michele Gasperini, titolare di Tonelli Design, storico brand di arredi in vetro e non solo che da decenni investe oltreoceano, “il mercato Usa ha da sempre rappresentato un punto di riferimento, non solo per quanto riguarda il volume del fatturato, ma anche nella strategia di sviluppo dell’azienda, con la creazione di arredi dedicati a una clientela di alto livello, attenta alla qualità alla ricercatezza e alla innovazione dei prodotti". "D’altro canto, i nostri principali rivenditori statunitensi, che lavorano con altri brand oltre a Tonelli, hanno impostato la loro strategia di mercato, proprio sulla scelta di prodotti Made in Italy, di alta gamma", ammette.  "Nel 2024 gli Usa - ricorda all'Adnkronos/Labitalia - hanno raggiunto il 50% del nostro fatturato totale, con un trend in continua crescita da diversi anni. Il 2025 era già iniziato in sordina, con le prime voci sui possibili dazi Usa, che hanno preso sempre più concretezza nei mesi a seguire, fino ad aprile, quando pochi giorni prima del Salone del Mobile di Milano, appuntamento di importanza fondamentale per il settore del mobile mondiale, si parlava di dazi che avrebbero potuto raggiungere il 50%. L’effetto è stato fin da subito destabilizzante e la ricaduta sul fatturato si è subito avvertito, con un forte rallentamento degli ordinativi".  "La situazione è rimasta pressoché invariata in attesa di una definizione ufficiale della quota dazi, che a fine luglio sembrava essere finalmente fissata al 15%. Questa condizione avrà sicuramente una ricaduta negativa sulle esportazioni in Usa, ma sinceramente è almeno un punto fermo, che avrebbe potuto spazzare via il clima di incertezza degli ultimi mesi e farci sperare negli ultimi quattro mesi dell’anno in crescita e magari in recupero. Il post di Trump sulla rivalutazione dei dazi relativi ai prodotti di arredo ha riacceso i dubbi e le preoccupazioni, facendo sicuramente raffreddare le speranze di un rientro dalle ferie positivo", sottolinea.  "Da parte nostra, fin dai primi mesi dell’anno abbiamo avviato diverse iniziative - prosegue - per compensare le eventuali perdite che si stanno verificando oggi. Subito è stata predisposta una campagna di comunicazione social mirata a paesi in target, come gli Uk e gli Emirati Arabi. Inoltre, grazie a un lavoro mirato, con i nostri agenti di zona, saremo presenti alla fiera Downtown Design di Dubai a novembre.Sappiamo che i tempi di risposta di queste attività non saranno immediati, ma riteniamo fondamentale in momenti di difficoltà come questo, reagire con investimenti mirati e misurati. Confidiamo che l’Unione europea possa velocemente trovare una formula di contrasto a questa condizione lesiva del nostro migliore Made in Italy e predisporre misure di sostegno alle aziende che ne saranno maggiormente colpite". ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, Schillaci nomina Gianfranco Nicoletti presidente sezione ricerca Comitato tecnico

(Adnkronos) - Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha nominato Gianfranco Nicoletti, Rettore dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente della sezione per la ricerca sanitaria del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute. "Il mio ringraziamento va al ministro Schillaci per la fiducia accordatami, nonché al Capo Dipartimento Prevenzione, la dottoressa Campitiello, per la sensibilità dimostrata nei miei confronti. Assumo tale incarico con spirito di servizio e di collaborazione, al fine di supportare le attività del ministero della Salute, nella consapevolezza della fondamentale importanza che ricopre la Ricerca in ambito sanitario", ha dichiarato il neoeletto Nicoletti. Medico, a capo dell'ateneo Vanvitelli dal 2020 e nel sessennio precedente prorettore vicario con delega al personale, all’Aou, all’Adisu e all’Ente Regione, il professor Nicoletti, dal 2019, è nel Comitato ordinatore della Scuola superiore Meridionale e dal 2022 è segretario generale della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane). Nel 2025 - informa una nota - è stato nominato componente del Consiglio superiore di sanità (Css) e consigliere di amministrazione del consorzio Cineca. Sempre nel 2025 è stato individuato dal ministero della Cultura quale componente del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Google, card di chiamata in stile iOS su Android: come usarle

(Adnkronos) - Google ha iniziato a distribuire una novità attesa dagli utenti Android: le Calling Cards all’interno dell’app Telefono. La funzione consente di trasformare la schermata delle chiamate in arrivo sostituendo le piccole foto dei contatti con immagini a tutto schermo e nomi personalizzati con font e colori a scelta, seguendo l’impronta espressiva del linguaggio grafico Material 3 introdotto negli ultimi mesi con Android 16. La novità, già intravista nelle versioni beta di Telefono e Contatti, arriva ora nella release pubblica v188 e sarà resa disponibile a livello globale con un rollout graduale. Quando l’opzione comparirà, gli utenti vedranno un banner nella Home dell’app che invita a creare la propria Calling Card. Da lì sarà possibile scegliere immagini dalla galleria, dalla fotocamera o da Google Foto, e abbinare stili tipografici e palette cromatiche. Rispetto ai Contact Poster degli iPhone, però, le Calling Cards di Google hanno una limitazione: restano visibili solo sul proprio dispositivo e non vengono condivise con chi riceve la chiamata. In altre parole, ogni scheda va creata manualmente per ciascun contatto, e solo l’utente può modificarla. Una caratteristica che apre la strada a un tocco di creatività, dato che nessun altro può intervenire sull’aspetto dei propri contatti. In parallelo Google introduce anche Take a message, una funzione che intercetta le chiamate perse permettendo di registrare un messaggio personalizzato o di scegliere un saluto preimpostato. Il sistema risponde al posto dell’utente e trascrive automaticamente i messaggi vocali, che vengono archiviati in locale nella scheda “Recenti” dell’app Telefono. L’opzione è disponibile a partire da Pixel 4 in poi e sui Pixel Watch 2 se abbinati a uno smartphone Pixel 6 o successivo. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Consulenti del lavoro: è allarme, mancano decine migliaia laureati richiesti dalle imprese

(Adnkronos) - Il mondo del lavoro cambia rapidamente, ma il sistema formativo italiano fatica ancora a tenere il passo. Pur in presenza di investimenti in orientamento e nel potenziamento dell’offerta didattica, permane un divario rispetto ai reali fabbisogni espressi dal mercato, con effetti sulla capacità del Paese di valorizzare le competenze disponibili. Le immatricolazioni universitarie per l’anno accademico 2024/2025 confermano una tendenza consolidata: crescono le iscrizioni nei corsi con minori sbocchi occupazionali – come psicologia (+94% negli ultimi dieci anni), lettere e filosofia (+46%), scienze della formazione (+46%) e arte e design (+40%) – mentre restano insufficienti quelle in settori chiave come ingegneria, informatica ed economia. Ogni anno mancano oltre 22 mila laureati in ingegneria, 14 mila in ambito economico e 7 mila in quello medico-sanitario. Un divario che rischia di ampliarsi, mettendo in difficoltà le imprese nella ricerca di competenze adeguate. È quanto emerge dalla nota della Fondazione studi consulenti del lavoro, 'Formazione e lavoro: un gap destinato a crescere', che analizza i dati occupazionali e scolastici tra il 2019 e il 2024 e ne proietta le criticità fino al 2029.  A un anno dalla laurea (dati AlmaLaurea), il tasso di occupazione varia sensibilmente a seconda del percorso scelto: si passa dal 93,4% per ingegneria industriale e 92,6% per informatica, al 79,8% per giurisprudenza, 71,6% per lingue, 68,7% per arte e design, 61,5% per l’area umanistica e 60% per psicologia. Un dato che sorprende, soprattutto considerando che nello stesso periodo l’occupazione giovanile è aumentata. Tra il 2019 e il 2024 il tasso per i 18-29enni è salito dal 39,1% al 42,7%, con un incremento ancora più marcato tra i laureati (dal 48,7% al 55,3%). Un progresso ancora insufficiente a colmare il divario tra competenze disponibili e richieste.  Ma non solo. Permane uno squilibrio di genere: nei corsi di educazione e formazione le donne sono il 93,8% degli immatricolati, mentre restano poco presenti nei percorsi tecnico-scientifici, quelli con le maggiori opportunità di impiego. Lo stesso disallineamento si osserva nella scuola secondaria: nell’anno scolastico 2024/2025 oltre il 51% degli studenti ha scelto un liceo, mentre gli istituti professionali – più aderenti ai fabbisogni occupazionali – si fermano al 15,4%, in calo del 19,3% rispetto al 2018/2019.  Nel quinquennio 2025-2029, secondo Unioncamere, le imprese avranno bisogno ogni anno di oltre 135 mila diplomati da percorsi professionali, ma il sistema ne fornirà solo 70 mila. Si prevede così una carenza strutturale di circa 65 mila unità l’anno, soprattutto nei settori dell’edilizia, meccanica, elettrico, agroalimentare e amministrazione. Gli interventi su orientamento e offerta formativa, seppur significativi, non si sono ancora tradotti in un impatto concreto sull’allineamento tra formazione e occupazione.  “Va costruito un ponte solido tra scuola e lavoro, affinché ogni giovane possa accedere a percorsi di studi realmente in linea con le esigenze del mercato del lavoro", ha dichiarato Rosario De Luca, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro.  “In molte aree del Paese, infatti, l’offerta formativa resta carente, soprattutto nei settori tecnicoscientifici, e non tutte le famiglie hanno la possibilità di sostenere costi importanti legati agli studi universitari fuori sede. È importante investire in un sistema formativo di prossimità e coerente con i fabbisogni occupazionali, in grado di valorizzare i talenti e accompagnarli verso opportunità concrete”, ha concluso. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Microsoft presenta i primi modelli di IA proprietari, rottura con OpenAI?

(Adnkronos) - La divisione IA di Microsoft ha annunciato i primi modelli sviluppati internamente, segnando un passo importante nella strategia del colosso di Redmond. Si tratta di MAI-Voice-1 AI e MAI-1-preview, due soluzioni pensate per portare l’esperienza Copilot, finora strettamente legata al partner OpenAI con ChatGPT, a un livello successivo, e offrire agli utenti un assaggio delle capacità future della piattaforma. Il modello MAI-Voice-1 è dedicato alla sintesi vocale e, secondo Microsoft, è in grado di generare un minuto di audio in meno di un secondo utilizzando una sola GPU. Una velocità che rende possibile nuove applicazioni su larga scala, già sperimentate in alcune funzioni di Copilot come Copilot Daily, il servizio che propone un conduttore virtuale capace di recitare le principali notizie della giornata, o la generazione di conversazioni in stile podcast per spiegare argomenti complessi. Gli utenti possono anche provare il modello in Copilot Labs, scegliendo non solo cosa far dire all’IA, ma anche modulandone il tono e lo stile di voce. Debutta anche MAI-1-preview, un modello testuale addestrato con l’enorme potenza di circa 15.000 GPU Nvidia H100. Microsoft lo descrive come una tecnologia pensata per chi cerca un assistente capace di seguire istruzioni e rispondere con utilità alle domande quotidiane. In questa fase, MAI-1-preview rappresenta una sorta di vetrina sulle capacità future che verranno progressivamente integrate all’interno di Copilot, oggi basato soprattutto sui modelli sviluppati da OpenAI. La società ha iniziato a sperimentarlo pubblicamente anche su piattaforme di benchmarking come LMArena, con l’obiettivo di misurarne le prestazioni rispetto ad altre soluzioni disponibili sul mercato. L’approccio di Microsoft ai modelli interni, ha spiegato il responsabile della divisione IA Mustafa Suleyman, non punta prioritariamente al mondo enterprise ma all’esperienza del consumatore finale. Il lancio dei primi modelli proprietari segna dunque l’inizio di una nuova fase: Microsoft non intende limitarsi a dipendere da partner esterni come OpenAI, ma vuole costruire un ecosistema di intelligenze artificiali differenziate e specializzate. “Abbiamo grandi ambizioni per il futuro,” si legge nel blog ufficiale. “Crediamo che orchestrare una gamma di modelli specifici per diversi intenti e casi d’uso possa sprigionare un valore immenso.” ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Nuovo Sos dell'Uap: "La sanità privata accreditata strangolata da requisiti e tariffe insostenibili"

(Adnkronos) - "La sanità privata accreditata, pilastro del servizio sanitario nazionale, è strangolata da requisiti e tariffe insostenibili, mentre le farmacie ottengono scorciatoie e rimborsi d'oro". E' quanto denuncia in una nota l'Uap, Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti ed ospedalità privata. "Gli ambulatori e i poliambulatori accreditati rispettano centinaia di standard, controlli, procedure di accreditamento diverse da Regione a Regione. Una macchina burocratica che rallenta, ostacola, scoraggia. E come se non bastasse, il nuovo Nomenclatore tariffario, lo strumento che fissa le tariffe di rimborso delle prestazioni Lea, dopo vent’anni di attesa ha peggiorato la situazione: tariffe più basse delle precedenti, già insufficienti. Visite specialistiche pagate meno di una cena, Ecg a rimborso ridicolo. Così si mette in ginocchio chi lavora nella legalità e nella qualità".  Con queste tariffe e con i vincoli burocratici, avverte l'Uap, "le strutture medio-piccole rischiano di chiudere o di essere comprate da grandi gruppi, spesso stranieri. Il risultato? Sanità 'massificata', standardizzata, lontana dal paziente". Quanto alle farmacie, la legge per l'Uap "è chiara: le farmacie possono fare solo test di prima istanza, senza referto medico. Eppure, grazie alla 'Farmacia dei servizi', oggi si sperimentano anche esami diagnostici complessi. Non solo: per un Ecg arrivano a incassare 26 euro, mentre alle strutture accreditate lo Stato riconosce appena 11,6 euro. Un paradosso. E adesso? Nel ddl 'Semplificazioni' si prova a infilare la possibilità di rendere permanenti queste attività, in deroga alle regole che valgono per tutti gli altri. Un tentativo 'strisciante' che rischia di spaccare il sistema". C'è infine il "nodo del fabbisogno", dice l'Uap. "Ogni struttura sanitaria deve rispondere ai criteri di fabbisogno regionale per essere accreditata. Una regola ferrea. E le farmacie in quale fabbisogno rientrerebbero? Nessuno lo dice. Ma intanto operano". La presidente dell'Uap, Mariastella Giorlandino rimarca: "Stesse regole, stessi diritti e stessi doveri: questa è equità. Non possiamo accettare che chi rispetta la legge sia penalizzato e chi opera in deroga venga premiato. La sanità privata accreditata non chiede privilegi, ma condizioni giuste per continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini. Se il sistema continua così, a perdere non saranno solo gli operatori, ma i pazienti".  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)