Smart fa rinascere la 'fortwo', si chiamerà #2 e sarà solo elettrica
(Adnkronos) - Alla luce dei risultati poco esaltanti della 'rinascita' avviata nel 2020 (solo 5.791 le vetture vendute in Europa nei primi sei mesi del 2025, un terzo del livello - già basso - dell'anno precedente) Smart ha deciso di tornare alle origini e riproporre una versione moderna del modello ultra-compatto, la fortwo, che ha scandito la sua storia. Con un comunicato il brand - ora joint venture paritaria fra Mercedes Benz e Geely - annuncia di avere "preso la decisione che tutti aspettavano: torna la due posti" che si chiamerà smart #2. Sarà un modello ovviamente di segmento A e naturalmente 100% elettrico, che dovrebbe debuttare a fine 2026, e avrà l’Europa come mercato principale, "proponendo nuove soluzioni tecnologiche pensate per un segmento creato proprio dalla prima smart fortwo, 27 anni fa". Il modello - che è già nella fase finale di design e sviluppo - ha uno stile curato dal team Mercedes-Benz mentre la produzione sarà in Cina, un elemento destinato a far lievitare il prezzo finale alla luce delle tariffe imposte dall'Europa sulle vetture elettriche in arrivo da Pechino. Per Dirk Adelmann, CEO di smart Europe si tratterà di "un momento decisivo per il marchio su scala globale" con un focus "soprattutto in città simbolo per il brand come Roma o Parigi". "È una decisione che arriva al momento giusto: possiamo contare sui punti di forza complementari dei nostri principali azionisti, Mercedes-Benz e Geely, sul forte supporto dei nuovi investitori e sul successo del recente lancio della smart #5" osserva, anche se i risultati dei primi sei mesi sembrano raffreddare gli entusiasmi; lo stesso Adelmann infatti stimava come una gamma di tre modelli - le smart #1, #3 e #5 - potesse portare al marchio vendite annue per 120 mila unità. Ora - è l'auspicio del marchio - "la nuova smart #2 andrà a completare in modo coerente la gamma, entrando in un segmento particolarmente rilevante per il brand e per la sua clientela. In questo modo, smart copre tutte le principali esigenze della mobilità contemporanea: dalle city car agili e compatte ai SUV di fascia media dal carattere premium". ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sics, decine di salvataggi al mare e nei laghi grazie ai cani bagnino
(Adnkronos) - "Una grande stagione per la sicurezza in spiaggia e sui laghi delle unità cinofile Sics, Scuola italiana cani salvataggio. Decine i salvataggi effettuati e soprattutto molta prevenzione. Come ogni anno, anche quest'estate, grazie ai nostri cani da salvataggio si soccorrono e si e mettono in salvo molte vite , oltre a una grandissima operazione di prevenzione". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia Ferruccio Pilenga, che oltre 36 anni fa ha fondato la Sics e che nel tempo è diventata un punto di riferimento a livello internazionale per la formazione di unità cinofile da salvataggio nautico. "Si sta concludendo la stagione estiva - sottolinea - ma i cani sono pronti a cominciare i corsi di formazione. Da settembre a maggio, giugno la Scuola italiana cani salvataggio è impegnata tutti i fine settimana per la formazione dei migliori cani. Dal primo Terranova Mas, ora centinaia di Labrador e Golden oltre ai Terranova presidiano le nostre spiagge al mare e sui laghi. La scuola grazie ai suoi corsi forma grandi unità cinofile in Italia, USA e Europa. Questi cani trasmettono coraggio, sicurezza, positività e felicità. Tutto l’anno vanno a trovare i bambini negli ospedali con dandogli un appuntamento in spiaggia". "Una 'scuola cani salvataggio' - ricorda - fa riferimento alla formazione di unità cinofile (conduttore-cane) per il salvataggio in acqua. L'addestramento copre sia le discipline a terra che quelle in acqua e mira a formare volontari in grado di operare sulle spiagge e in altre situazioni di soccorso nautico. Le razze più comuni sono Terranova, Labrador e Golden Retriever, ma cani di altre razze possono partecipare se hanno ottime doti acquatiche e una corporatura adeguata". Ma cosa fa la Sics? 1) Addestramento: formazione di unità cinofile per il salvataggio in acqua, con un focus sulla relazione tra cane e conduttore. 2) Servizio di volontariato: le unità cinofile Sics operano su spiagge, laghi e durante eventi per garantire la sicurezza. 3) Riconoscimenti: le unità cinofile Sics hanno un brevetto operativo che permette la collaborazione con la Guardia Costiera, anche imbarcati sui mezzi navali. 4) Tecniche avanzate: formazione per l'intervento in acqua, l'uso di mezzi di soccorso e persino l'elisoccorso. "La Sics - ricorda Ferruccio Pilenga - ha centri di addestramento distribuiti in tutta Italia dove si può iniziare il percorso per diventare un'unità cinofila, iniziando con corsi di educazione e relazione. L'addestramento si basa sulla costruzione di un legame forte e una sintonia assoluta tra cane e conduttore. Dopo aver completato l'addestramento a terra e in acqua, si ottiene il brevetto di salvataggio Sics. Ma ciò che molti non sanno è che il celebre brevetto con cui le unità cinofile Sics collaborano con la Guardia Costiera e le Capitanerie di Porto, non è nato a tavolino. Non è il risultato di una semplice formalità o di un’idea astratta, ma il frutto di decenni di esperienza sul campo". "Prima di pensare a un brevetto - sottolinea - ho lavorato con decine e decine di cani. Li ho provati nelle condizioni reali, li ho portati in volo sugli elicotteri, a bordo delle motovedette, nell’acqua gelida, nei laghi e nei mari. Ho viaggiato per l’Europa per osservare, confrontarsi, imparare facendo con Mas il brevetto di terzo grado francese, terzo grado svizzero e italiano, anche come giudice. Ho fatto esercitazioni, errori, aggiustamenti. Solo dopo aver maturato un bagaglio enorme di competenza e testato ogni dettaglio sul campo, ho messo nero su bianco ciò che era diventato un metodo affidabile, efficace e replicabile: il brevetto Sics". "Ho inventato - racconta - la tecnica a Defino, frutto della prima esercitazione di elisoccorso nel 1991, la tecnica di sostentamento e quella dello squalo. Codificando le procedure operative per poter operare con le motovedette SAR classe 800, 300, 400, 200. Questo è il punto fondamentale: un brevetto di salvataggio si crea portando decine e decine di cani a uno standard unico. Serve la voglia di partire dal terreno, dal contatto diretto con il cane, con l’acqua, con i mezzi di soccorso e con i pericoli reali. Così nasce un brevetto che ha valore, che salva davvero vite umane e che viene riconosciuto dalle autorità competenti". "Infatti - ricorda - alla prima sessione di esame uno dei tre giudici era il Comandante del SAR di Rimini, pilota degli Hh3F, il secondo era un esperto di elisoccorso. Il soccorso non è un esercizio di stile: è responsabilità, sacrificio e preparazione reale. E questo la Sics lo ha dimostrato con i fatti, le decine di salvataggi e la grande considerazione delle Autorità". ---lavoro/professionistiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Una rete nazionale per stimare i danni da eventi catastrofali, AGRI-CAT e CONAF insieme per rafforzare la resilienza del settore agricolo
(Adnkronos) - Affrontare con strumenti nuovi e condivisi l’impatto crescente degli eventi climatici estremi sull’agricoltura italiana. Con questo obiettivo AGRI-CAT, soggetto gestore del Fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni catastrofali meteoclimatici, e CONAF, Consiglio dell’Ordine nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, che del progetto segue la direzione scientifica, hanno siglato un accordo strategico per la creazione di un sistema nazionale integrato di raccolta e analisi dei dati agricoli e meteorologici. La frammentazione attuale delle informazioni rappresenta uno degli ostacoli principali nella valutazione tempestiva e oggettiva dei danni da eventi come alluvioni, siccità, gelo e brina. Per superarlo, l’accordo prevede l’attivazione di una rete territoriale di testimoni qualificati — agronomi e forestali distribuiti su tutto il territorio nazionale — incaricati di monitorare e documentare la fenologia delle principali colture, fornendo dati preziosi per calibrare i modelli di stima dei danni. A supporto dell’iniziativa, è stata inoltre istituita una borsa di studio finalizzata a coordinare le informazioni raccolte e ad alimentare il lavoro di ricerca e modellazione a livello nazionale. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da un lato, migliorare l’affidabilità e l’uniformità nella stima dei danni da eventi catastrofali; dall’altro, offrire alle imprese agricole strumenti più efficaci per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici. “Oggi più che mai è fondamentale dotare il comparto agricolo di strumenti tecnici avanzati, capaci di leggere con precisione gli effetti del clima sulle produzioni. Questo progetto ci permette di costruire una base conoscitiva solida per affinare i modelli di valutazione del danno e orientare meglio le risorse di sostegno. Rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori significa investire concretamente nel futuro dell’agricoltura italiana.” — Silvia Rodaro, Presidente AGRI-CAT “Le imprese agricole si stanno dotando di piani del rischio, utili all’accesso a contributi e finanziamenti. Per i dottori agronomi e dottori forestali è una sfida professionale di altissimo profilo.” – dichiara Mauro Uniformi, presidente CONAF – “Questo accordo ci aiuterà a essere pronti a rispondere alle richieste del mercato, che avrà bisogno di professionisti capaci di interpretare una grande mole di dati e di utilizzare modelli complessi. Professionisti in grado di elaborare previsioni di medio e lungo periodo e fare stime sempre più raffinate e puntuali. Inoltre, grazie alla rete di dottori agronomi e forestali si costruirà un atlante nazionale che raccolga le conoscenze specifiche sulla fisiologia delle coltivazioni." ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Colesterolo Ldl, per abbassalo in sviluppo nuova terapia con tripla combinazione
(Adnkronos) - È stato avviato lo sviluppo di una nuova combinazione orale a 3 componenti, in compresse, di acido bempedoico, ezetimibe e diverse dosi di una statina (atorvastatina o rosuvastatina), con il potenziale di ridurre i livelli di colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità (C-Ldl) è in sviluppo in Europa. Lo annuncia Daiichi Sankyo Europe evidenziando - in una nota - che le terapie di combinazione riducono il numero di compresse da assumere per i pazienti, migliorando potenzialmente l’aderenza al trattamento e facilitando la terapia con l’obiettivo di ottimizzare gli esiti cardiovascolari. "Poiché l’acido bempedoico e l’ezetimibe sono già stati approvati come terapia a dose fissa, lo sviluppo di una tripla combinazione orale in compresse con diverse dosi di statina potrà agevolare i medici nella personalizzazione del trattamento, in base alle esigenze individuali di ciascun paziente - afferma Stefan Seyfried, Vice President e Head of Medical Affairs Specialty Medicines di Daiichi Sankyo Europe - Questo approccio incarna il nostro costante impegno, racchiuso nel dare concretezza al nostro motto: 'we care for every heartbeat/abbiamo a cuore ogni battito'". La terapia ipolipemizzante "assume un ruolo cruciale nel ridurre l’incidenza di eventi cardio-cerebrovascolari - aggiunge Maurizio Averna, dipartimento ‘Promise’, Università degli studi di Palermo - Le combinazioni di farmaci raccomandate dalle linee guida rappresentano una fondamentale strategia terapeutica e possono contribuire a un beneficio clinico significativo, essendo in grado di ridurre i livelli di C-Ldl, il rischio di eventi cardiovascolari e il rapido raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Le combinazioni a dose fissa inoltre favoriscono una migliore aderenza terapeutica". L’annuncio dello sviluppo della tripla combinazione orale arriva in seguito alla presentazione, durante il Congresso della Società europea di cardiologia (Esc) 2025 - che si è concluso ieri a Madrid - di nuovi dati clinici provenienti dai registri Milos e Santorini, che confermano la presenza di sfide persistenti nella gestione del C-Ldl. I dati provenienti da una coorte di 4 paesi dello studio Milos - dettaglia la nota - rivelano che il reale rischio cardiovascolare (Cv) dei pazienti "è spesso sottovalutato nella pratica clinica, con fino al 50% dei pazienti ad alto rischio e fino al 70% di quelli a rischio molto alto classificati in una categoria di rischio inferiore rispetto a quella effettiva", e sottolineano disparità di trattamento tra i sessi, con le donne meno frequentemente avviate a una terapia ipolipidemizzante (Llt) intensiva rispetto agli uomini. Inoltre, l’aggiunta di acido bempedoico per 8 settimane, con o senza altre Llt è stata associata a una riduzione dei livelli di C-Ldl in entrambi i sessi, senza evidenza di nuovi segnali di sicurezza, supportando l’efficacia e la sicurezza dell’acido bempedoico nella pratica clinica. I dati del registro Santorini evidenziano "criticità nell’intensificazione della Llt, con solo il 20% dei pazienti a rischio Cv alto e molto alto, con livelli elevati di C-Ldl, sottoposti a un’intensificazione del trattamento". Inoltre i pazienti più anziani risultano meno frequentemente trattati rispetto a quelli più giovani. Ulteriori dati prescrittivi provenienti dalla pratica clinica reale in Germania - informa la nota - mostrano che quasi tre quarti dei pazienti a rischio cardiovascolare alto o molto alto non ricevono alcuna terapia ipolipemizzante. La coorte di pazienti a rischio Cv alto e molto alto dello studio Santorini è stata anche utilizzata in una simulazione che suggerisce come 6 pazienti su 10 potrebbero raggiungere gli obiettivi di C-Ldl e ridurre significativamente il proprio rischio Cv a lungo termine attraverso un percorso terapeutico ottimizzato di tripla combinazione orale (acido bempedoico, ezetimibe e una statina). Questo è in linea con i risultati presentati al Congresso 2025 della Società europea dell’aterosclerosi (Eas), che mostrano come l’intensificazione con terapie di combinazione consenta un miglior controllo dei livelli di C-Ldl rispetto all’aumento progressivo del dosaggio della sola statina. Il potenziale di ridurre i livelli di colesterolo della triplice combinazione è stato inoltre riconosciuto nell’ultimo aggiornamento del 2025 delle linee guida 2019 Esc/Eas sulla gestione delle dislipidemie. Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una sfida globale significativa e costituiscono la principale causa di morte in Europa. La dislipidemia, in particolare un elevato livello di C-Ldl, è uno dei fattori di rischio modificabili più diffusi associato ad eventi cardiovascolari e la sua gestione resta un’esigenza prioritaria nella riduzione del rischio cardiovascolare. I farmaci ipolipemizzanti hanno mostrato di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (Mace). Tuttavia, nonostante gli effetti protettivi di queste terapie il loro impiego risulta spesso non ottimale a causa di pratiche cliniche non uniformi, scarsa aderenza (in parte dovuta alla politerapia), inerzia terapeutica e sottoutilizzo delle terapie di combinazione, con conseguente mancato raggiungimento dei livelli raccomandati di C-Ldl da parte di una quota significativa di pazienti, che rimangono esposti a un elevato rischio Cv. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cresce la truffa “Task Scam”, un pericolo per chi cerca lavoro online
(Adnkronos) - La “Task scam” è oggi una delle minacce cybercriminali più pericolose a livello finanziario e psicologico. A lanciare l'allarme è Trend Micro che nella sua ultima ricerca, “Unmasking Task Scams to Prevent Financial Fallout From Fraud”, analizza una truffa in rapida crescita a livello globale. Questa frode colpisce in modo sofisticato chi è alla ricerca di un impiego online, trasformando una promessa di lavoro in una serie di attività digitali ripetitive che portano la vittima a perdere ingenti somme di denaro. La ricerca di Trend Micro svela che dietro la "Task scam" si nasconde una vasta infrastruttura criminale globale. I cybercriminali impersonano aziende reali, come società di recruitment e agenzie di digital marketing, e sfruttano canali di comunicazione apparentemente affidabili come SMS, WhatsApp, Telegram e siti web contraffatti per dare un'idea di legittimità. Utilizzano tecniche di gamification, con livelli VIP e incentivi a raggiungere determinati risultati, per spingere le vittime a investire sempre più denaro. I pagamenti, spesso centinaia di migliaia di euro, vengono trasferiti in wallet di criptovaluta, rendendo estremamente difficile rintracciare i flussi di denaro e facilitando il riciclaggio. L'indagine di Trend ha analizzato diversi casi, in uno dei quali un singolo wallet ha accumulato oltre 187.000 euro in meno di due mesi, mentre un altro era collegato a transazioni per oltre 1,2 milioni di euro. "La task scam è oggi una delle minacce cybercriminali più pericolose a livello finanziario e psicologico. L’infrastruttura che abilita questa tipologia di frode, dal registrar del dominio ai servizi di SMS blasting, richiede un’attenzione immediata", ha dichiarato Salvatore Marcis, Country Manager di Trend Micro Italia. Oltre al danno economico, le vittime di queste truffe riportano un elevato danno emotivo, descrivendo spesso comportamenti simili alla dipendenza dal gioco d'azzardo. Sebbene i legami non siano sempre confermabili, in alcuni casi le truffe sono collegate a operazioni criminali più ampie che includono il lavoro forzato e la tratta di esseri umani.
Per prevenire i rischi, Trend Micro suggerisce alle aziende di rendere trasparenti le pratiche di assunzione e di formare i candidati a distinguere le comunicazioni legittime da quelle false. Per i singoli utenti, Trend Micro ha sviluppato ScamCheck with Scam Radar, una soluzione che aiuta a riconoscere tempestivamente un tentativo di truffa. Disponibile su Apple App Store e Google Play, Scam Radar è la prima soluzione del suo genere a proteggere in tempo reale, identificando le tattiche dei cybercriminali e avvisando gli utenti prima che subiscano danni. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Aids, educazione sessuale e affettiva entra in classe con 'Back to school' di Anlaids
(Adnkronos) - Con il ritorno tra i banchi di scuola e alle porte della Giornata mondiale per la salute sessuale, Anlaids, che quest’anno compie 40 anni, rilancia il suo impegno negli istituti scolastici italiani con il progetto "Anlaids incontra studenti e studentesse", che da oltre trent’anni accompagna alunni, docenti e famiglie in un percorso di crescita consapevole, con l’obiettivo di condurre i giovani a compiere scelte autonome, informate e responsabili in materia di sessualità, intesa come esperienza affettiva e relazionale, non solo biologica e riproduttiva. Ogni anno, il progetto coinvolge circa 150 istituti scolastici, di primo e secondo grado, in 10 regioni diverse, raggiungendo circa 1200 classi e oltre 20.000 studenti e studentesse e impegnando sul campo circa 50 operatori e operatrici. Secondo l’ultimo notiziario del Sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023 il numero totale di segnalazioni di infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) è aumentato del 16,1% rispetto al 2021. Integrando l’esperienza ultratrentennale di Anlaids con il modello EduForIst, progetto di ricerca realizzato con il contributo tecnico e finanziario del ministero della Salute di cui l’associazione è partner, e grazie all’adozione dall’anno scolastico 2024-2025 del modello Cse – Comprehensive sexuality education (educazione sessuale estensiva o olistica), oggi l'iniziativa - riporta una nota - propone un percorso educativo inclusivo degli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità, in linea con le più recenti raccomandazioni internazionali, un approccio moderno e scientificamente fondato, che si conferma vincente nel fornire ai giovani informazioni accurate e adeguate all’età sulla sessualità e, in generale, nel promuovere la salute e il benessere affettivo e sessuale delle nuove generazioni. Non limitandosi alla sola trasmissione di informazioni, il modello Cse si pone, infatti, come obiettivo quello di dare ai giovani tutti gli strumenti (cognitivi, emotivi, medici, sociali, ecc.) per diventare attori della propria esperienza di vita sessuale. dichiara: "Affrontando temi come la qualità delle relazioni, il rispetto e il consenso - afferma Rosario Galipò, responsabile del progetto "Anlaids incontra studenti e studentesse" - il modello dell’educazione sessuale estensiva contribuisce non solo alla prevenzione dell’Hiv e delle altre infezioni sessualmente trasmissibili, sensibilmente aumentate nel 2023 tra i più giovani, ma anche alla riduzione del rischio di comportamenti irrispettosi o aggressivi. Vogliamo trasferire agli studenti e alle studentesse una visione positiva della sessualità, che valorizzi le diversità individuali e che, al contempo, promuova la prevenzione dei rischi intesa come senso di responsabilità verso il proprio e altrui benessere affettivo e sessuale". Nel solo primo semestre dell’anno scolastico 2024/2025, il progetto ha coinvolto oltre 6.000 studenti in 77 scuole di 10 regioni italiane. I risultati dei questionari somministrati agli studenti e alle studentesse post-intervento dimostrano l’efficacia dell’approccio Cse: gli studenti che hanno partecipato agli incontri condotti da operatori formati sul modello olistico hanno, infatti, ottenuto punteggi significativamente più alti (10,8 contro 9,5 su 14 punti), avvalorando una maggiore acquisizione di conoscenze su Hiv, Aids e Ist. Inoltre, gli stessi alunni hanno espresso un apprezzamento più elevato per l’attività degli operatori, a conferma della validità del metodo adottato. I dati sono stati presentati dall’Associazione al XVII congresso nazionale Icar – Italian conference on Aids and antiviral research; l’abstract ha ricevuto il riconoscimento come miglior lavoro nella sezione 'scienze sociali' del convegno. "Ad oggi l’Italia è tra i pochi Paesi europei che ancora non hanno reso l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole - sottolinea Luca Butini, presidente di Anlaids - Confidiamo che il recente disegno di legge, approvato il 30 aprile dal Consiglio dei ministri, venga colto come un’opportunità per rafforzare il patto educativo tra scuola e famiglia. L’obiettivo ultimo resta quello di rendere l’educazione all’affettività e alla sessualità una materia curricolare anche nel nostro Paese. Anlaids crede fermamente che la scuola sia il luogo privilegiato per educare i giovani alla salute sessuale". Nel corso degli incontri – gratuiti, inseriti all’interno di un più ampio programma educativo e in alleanza con docenti e genitori – Anlaids promuove conoscenze scientificamente accurate, con focus su Hiv, Aids e Ist, trasferisce agli studenti e alle studentesse gli strumenti utili a esprimere, riconoscere e gestire emozioni e sentimenti e incentiva la conoscenza e l’accesso alle strutture socio-sanitarie del territorio. Gli incontri, svolti all’interno delle singole classi e adattabili a scuole secondarie di primo e di secondo grado, vedono impegnati in prima linea operatori formati e professionisti. Alcune attività prevedono la formazione di studenti e studentesse 'leader' per la diffusione tra pari (peer education). L’approccio, partecipativo e non giudicante - conclude la nota - comporta l’utilizzo di strumenti multimediali, giochi di ruolo, circle-time e storytelling. Questionari somministrati pre e post intervento permettono di valutare l’efficacia, fotografare l’andamento delle conoscenze e dei bisogni informativi. Al termine del progetto, viene restituito alle scuole un report dettagliato. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Scuola, 7 strategie per rientro sereno, i consigli della pedagogista
(Adnkronos) - Settembre è sinonimo di rientro dalle vacanze e di ripartenza per il lavoro e la scuola. Soprattutto per le famiglie degli studenti possono essere inevitabilmente cambiamenti emotivi e organizzativi nelle abitudini quotidiane, in aggiunta alle novità introdotte dal ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara che prevedono, a partire dall’anno scolastico 2025/2026, di estendere anche alle scuole superiori il divieto di utilizzare il cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico, e il voto in condotta decisivo per non essere bocciati. Alcuni figli vivono l’entusiasmo della ripresa, altri, invece, provano preoccupazione, stress, sbalzi d’umore e ansia. Non diverso può essere per i genitori, che sentono il carico emotivo e organizzativo, tra orari da incastrare, attività extrascolastiche da programmare, spese da affrontare ed emozioni da gestire. "Settembre rimette in moto sveglie, zaini e stati d’animo. Non è solo il suono della campanella a far rumore: tornano aspettative, paure, entusiasmo e stanchezza - afferma Federica Ciccanti, pedagogista, pedagogista clinico, mediatrice familiare e autrice di 'Regole facili. Genitori felici (e figli anche)' edito da Vallardi - Riuscire ad affrontare il nuovo inizio con consapevolezza può sicuramente aiutare a trasformare un ritorno a scuola potenzialmente stressante in una ripartenza positiva". "Il rientro non richiede perfezione, bensì presenza, parole gentili e incoraggianti, pause che rispettano i tempi, ascolto che non giudica e piccoli gesti quotidiani ripetuti, perché quando l’adulto gestisce la routine con calma e chiarezza, i figli si sentono meglio e si riorganizzano - continua Ciccanti - In casa torna un clima più leggero, salutare per l’intera famiglia: casa, non dimentichiamolo, è un luogo di incontro, cura e crescita, non un campo di battaglia. Se oggi è stato difficile, domani si ricomincia, perché la famiglia, in fondo, è una squadra che si allena giorno dopo giorno". Ma come riuscirci? Ecco 7 strategie suggerite dalla pedagogista che, unendo parole, intenzioni e azioni efficaci, aiutano in modo concreto. 1) Condividere un patto che fa squadra. "Fare un accordo significa creare uno spazio delimitato condiviso in cui inserire bisogni, responsabilità e tempistiche di genitori e figli. Il patto - avverte Ciccanti - non è un elenco imposto di divieti da rispettare, è una cornice condivisa che rassicura, che si costruisce insieme, guardandosi negli occhi e dicendo con chiarezza e semplicità cosa conta per tutti i membri della famiglia. Restare fedeli al patto dà stabilità nei giorni facili e in quelli più complicati: non serve alzare la voce, basta tornare con calma a ciò che è stato scelto insieme. E niente esclude che si possa riconsiderare nel tempo cosa funziona e cosa è meglio aggiustare per un maggior benessere familiare". 2) Usare parole che accolgono. "Quando l’ansia si manifesta per un’interrogazione, un nuovo compito o una situazione che non si sa gestire, la prima risposta è l’ascolto. Parole che accolgono fanno spazio e permettono all’emozione di distendersi e prendere forma. In quella piccola apertura, creata senza giudizio e aggressività, il figlio ritrova fiato e può rimettersi in cammino. Non vanno promesse strade senza ostacoli - spiega la pedagogista clinica - ma vanno offerti supporto e fiducia, che sono quelli che fanno ritrovare davvero la calma. Evitiamo di dire: 'Ma dai, non è niente'. Preferiamo, invece: 'Ti vedo preoccupato, è normale sentirsi così', 'Proviamo aragionarci insieme e poi mi dici se ti senti più tranquillo?'. Dare un nome all’emozione aiuta a renderla gestibile, negarla rischia di accrescerla. Se scatta il rifiuto, usiamo un 'ponte': 'Capisco che ora è troppo. Proviamo a parlare 10 minuti e poi scegli tu se proseguire o fermarti'. Con figli adolescenti, niente sarcasmo, sì a fiducia esplicita ('So che te la cavi, sono qui se serve')". 3) Procedere un passo alla volta. "Come per camminare servono tempo e azioni ripetute nel tempo, anche il rientro a scuola richiede passi brevi e regolari. Procedere a tappe dona padronanza: un passo oggi, un altro domani, senza fretta di finire tutto e subito. La continuità vale più della performance. Quando il carico sembra troppo, è meglio fermarsi e ristabilire il percorso: è sempre preferibile meno quantità e più qualità. Il lavoro diventa così allenamento e non prova di valore. Rafforziamo la capacità e l’impegno dei figli, incoraggiando: 'Hai tenuto duro anche quando non ti andava, questo è crescere'. Se un giorno per qualsiasi motivo dovesse saltare quanto stabilito, il giorno dopo si riparte da dove si era arrivati, senza problemi", suggerisce la pedagogista clinica. 4) Dare 'autonomia guidata'. "Crescere significa poter scegliere dentro confini chiari, al cui interno ci sono piccoli margini di scelta (il momento, l’ordine, il luogo) che potenziano responsabilità e fiducia. Meglio dire: 'Preferisci iniziare da storia o matematica?', 'Scegli di studiare alla scrivania in camera o sul tavolo della sala?'. Il genitore accompagna da vicino, osserva, incoraggia, lascia spazio all’iniziativa, non si sostituisce al figlio. Fa domande che aprono ('Cosa ti è chiaro, cosa no?'), offre un suggerimento alla volta. A fine giornata - aggiunge l'esperta - è bene fare un mini-bilancio: 'Cosa ti è riuscito bene? Domani di cosa hai bisogno, così ci organizziamo?'. Focalizziamo l’attenzione sullo sforzo, la cura e i tentativi: sono questi i mattoni dell’autostima che reggono, anche quando il voto non brilla. Celebriamo i piccoli progressi con parole descrittive, non con etichette: 'Bene! Hai organizzato lo zaino da solo!' vale più di 'Sei bravo'". 5) Mantenere rituali che rassicurano. "Ogni famiglia ha gesti, azioni e parole che tengono insieme, che servono a esprimere emozioni, a dare un senso di stabilità e sicurezza: un saluto speciale alla mattina, cinque minuti di divano al rientro, la preparazione tranquilla di quello che serve il giorno dopo... I rituali - precisa Ciccanti - non complicano la giornata, anzi, la rendono più 'leggibile': segnano l’inizio e la fine, danno un ritmo che calma. Nelle settimane di settembre sono ancore preziosi, perché parlano di continuità e di casa, più di mille spiegazioni". 6) Creare una comunicazione sana e serena. "Parlare, ascoltare e non giudicare sono tre passi fondamentali per educare. Alle porte del nuovo anno scolastico, con l’introduzione delle norme da parte del ministro Valditara, è bene aiutare i figli a capire le nuove regole da rispettare, spiegandole e invitandoli a esprimere dubbi e preoccupazioni, anche su un uso sano della tecnologia. Coinvolgerli favorisce un senso di responsabilità condivisa - continua - Se ci si prepara in anticipo, si è più pronti ad affrontare le novità e le reazioni sono meno destabilizzanti. Se i figli hanno uno smartphone proprio, stabilire insieme nuove abitudini pratiche: suggeriamo, per esempio, di lasciarlo spento nello zaino o in una tasca senza usarlo, e concordiamo come gestire eventuali situazioni urgenti ('Se hai una necessità impellente, avverti la presidenza e verremo informati immediatamente. Stai tranquillo, noi ci siamo sempre')". 7) Rispettare le regole per migliorare la condivisione. "Viviamo a contatto con gli altri, dentro e fuori casa, e per una buona convivenza ci sono comportamenti da adottare. Anche in classe, con le nuove disposizioni ministeriali, è bene far capire ai figli che arrivare puntuali è segno di responsabilità, che si può partecipare alla vita scolastica con rispetto, ascoltando quando gli insegnanti o i compagni parlano e intervenendo senza interrompere, che bisogna usare un linguaggio educato, mantenere gli impegni presi, aiutare i compagni come e dove si può, chiedere scusa se si sbaglia e mostrare impegno nei piccoli gesti. Concentriamoci su regole chiare ed evitiamo minacce e ricatti, facciamo esercizio di empatia, per una relazione gratificante per tutti", conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tumori, studi Ieo: allattare al seno dopo malattia è sicuro per bebè e mamma
(Adnkronos) - L’allattamento dopo un tumore al seno è possibile ed è sicuro per la mamma e per il bebè: lo dimostrano, per la prima volta, i dati di due studi recentemente pubblicati su due fra le più prestigiose riviste scientifiche internazionali, Journal of clinical oncology (Jco) e Journal of the national cancer institute (Jnci), che vedono rispettivamente come primo autore e come coautore Fedro Peccatori, direttore dell’Unità Fertilità e Procreazione dell‘Istituto europeo di oncologia (Ieo). Il lavoro apparso su 'Jnci' - riporta una nota - è un’analisi retrospettiva dei dati di 4.372 pazienti operate di tumore al seno, portatrici di una variante patogenetica Brca 1 o 2, provenienti da 78 centri del mondo. I risultati confermano che l’allattamento dopo tumore al seno non aumenta il rischio di sviluppare recidive locali o controlaterali, evidenziando la possibilità di raggiungere un equilibrio fra i bisogni della madre e quelli del neonato, senza compromettere la sicurezza oncologica. Alle stesse conclusioni giunge il lavoro di 'Jco', che è invece una nuova ricerca, svolta nell’ambito dello studio 'Positive', la pietra miliare per la maternità nelle pazienti dopo un tumore al seno. Positive ha dimostrato che le donne operate per carcinoma mammario ormono-responsivo possono interrompere la terapia endocrina adiuvante per diventare mamme senza aumentare il rischio di recidiva. L’allattamento è parte del progetto maternità, eppure sino ad ora le informazioni sulla possibilità di allattare dopo un cancro mammario erano confuse e lacunose. Il timore era che, poiché l’allattamento espone la mamma a un aumento di prolattina e ossitocina, potesse aumentare anche il rischio di recidiva di un tumore legato proprio a questi ormoni. D’altro canto era noto dai dati della popolazione generale che l’allattamento ha un effetto protettivo nei confronti del cancro mammario. Per questo i ricercatori hanno pensato di studiare la popolazione di 'Positive' dal punto di vista dei comportamenti e dei modelli di allattamento, per dare risposte anche su questo aspetto importante dell’essere mamma. "Il nostro studio - afferma Peccatori - lancia alle donne un messaggio chiaro: chi lo desidera, può allattare al seno senza paura di compromettere in qualche modo gli esiti della terapia oncologica o di aumentare le probabilità che la malattia si ripresenti. Possiamo inoltre affermare, sulla base dei dati, che l’allattamento dalla sola mammella che non ha subìto l’intervento non solo è possibile, ma è del tutto equivalente a quello bilaterale. Molte donne pensano che una sola mammella produca la metà del nutrimento necessario al neonato, ma non è così. La quantità di latte dipende da quanto spesso e quanto a lungo la mamma attacca al seno il suo bambino. Ciò detto, può accadere che alcune pazienti non provino il desiderio o non si sentano pronte ad allattare ed è perfettamente normale". Tuttavia, "per molte di loro - prosegue Peccatori - l’allattamento ha un valore anche psicologico-relazionale, perché tramite questo momento riaffermano il legame a tu per tu con il bambino, proseguendo per qualche mese la relazione esclusiva della gravidanza. In Ieo siamo stati fra i primi a credere nella maternità dopo un cancro, che fino a pochi anni fa era un tabù in oncologia. Per questo oggi è per noi una immensa gioia, oltre che una grande soddisfazione, poter progettare insieme a molte delle nostre pazienti una maternità completa, allattamento compreso". Lo studio - si legge - vanta la casistica più ampia mai studiata sull’allattamento al seno dopo un tumore: ha analizzato infatti oltre 300 partecipanti dello studio Positive, delle quali oltre il 60 % ha allattato al seno e in più della metà dei casi (52.6%) per più di 4 mesi. L’incidenza di eventi oncologici a due anni in questo gruppo è risultata equivalente a quella del gruppo delle donne che non avevano allattato: di poco superiore al 3% dei casi. "I dati hanno evidenziato che l’allattamento al seno è più frequente nelle donne che hanno avuto una chirurgia conservativa (quadrantectomia) rispetto a chi ha subìto una mastectomia. È segno - conclude Peccatori - che l’intervento di mastectomia incide maggiormente sulla immagine corporea femminile. In futuro dobbiamo quindi concentrarci per aiutare le donne a superare il trauma e la percezione di 'mammella estranea'". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Volkswagen protagonista all’IAA MOBILITY 2025
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Volkswagen torna a Monaco per l’IAA MOBILITY 2025 con una presenza pensata per avvicinare il pubblico al futuro della mobilità. L’Open Space nel cuore della città sarà accessibile gratuitamente dal 9 al 14 settembre e ospiterà anteprime mondiali, installazioni interattive e spazi creativi.
Volkswagen intende ribadire il proprio ruolo di riferimento nella mobilità sostenibile, mostrando come innovazione, design ed emozione possano convivere in un’esperienza aperta a tutti. Protagonista dell’evento sarà un SUV compatto totalmente elettrico, presentato in anteprima mondiale. Questa concept car, destinata a entrare nella gamma ID. entro breve tempo, rappresenta il tassello mancante nella strategia Volkswagen per la mobilità urbana a zero emissioni. Accanto a questa novità debutterà la nuova T-Roc, che si mostra rinnovata e aggiornata per il pubblico europeo. Non mancheranno modelli speciali come la ID.3 GTX Fire+Ice, nata dalla collaborazione con il brand sportivo Bogner e ispirata alla storica Golf II Fire and Ice degli anni ’90. Il 2025 segna anche un anniversario importante: i 50 anni della GTI. Per celebrare questa icona, Volkswagen presenta la Golf GTI Edition 50, la versione di serie più potente mai realizzata con i suoi 325 CV, simbolo della tradizione sportiva del marchio. L’esperienza a Monaco sarà arricchita da installazioni digitali, simulatori di guida, il GTI History Wall e il Future Materials Lab, dove verranno presentate soluzioni innovative basate su materiali riciclabili. Con l’IAA MOBILITY 2025, Volkswagen ribadisce la propria visione: rendere la mobilità elettrica ed emozionale un’esperienza aperta a tutti, coniugando avanguardia tecnologica e rispetto della tradizione. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Jeep Avenger domina il mercato italiano: SUV più venduto e leader tra i B-SUV
(Adnkronos) -
Jeep Avenger continua a essere protagonista assoluta nelle classifiche di vendita italiane. Nel solo mese di agosto 2025, così come nei primi otto mesi dell’anno, si conferma il SUV più venduto in assoluto e il B-SUV leader di mercato. Ancora più rilevante è il primato tra i modelli 100% elettrici del segmento, consolidando una crescita che non mostra segni di rallentamento. Il modello progettato a Torino non si limita al successo nel proprio segmento: Jeep Avenger occupa infatti il terzo posto nella classifica generale delle immatricolazioni italiane, considerando ogni categoria e ogni tipologia di motorizzazione. Un risultato che rafforza un percorso già avviato negli anni precedenti, con la leadership tra i B-SUV elettrici nel 2023 e il titolo di SUV più venduto in Italia nel 2024. Tra gennaio e agosto 2025, Avenger ha raggiunto una quota del 10,8% nel mercato B-SUV, il 5,6% tra i SUV in generale e oltre il 19% nel comparto dei B-SUV elettrici. Una crescita che riflette la capacità del modello di adattarsi alle esigenze più diverse, grazie a una gamma ampia e articolata. Il pubblico può scegliere tra più soluzioni: • versione elettrica: il primo SUV Jeep a zero emissioni, silenzioso e reattivo • motore benzina 1.2 da 100 CV con cambio manuale, ideale per chi cerca efficienza e praticità • e-Hybrid: dotato di sistema a 48 Volt con cambio automatico, che abbina comfort e riduzione delle emissioni • 4xe: la variante con trazione integrale intelligente, capace di coniugare prestazioni urbane e capacità off-road autentiche. Il successo di Jeep non si limita ad Avenger. Anche Renegade 4xe Plug-In Hybrid, prodotta a Melfi, ha registrato ottimi risultati: ad agosto e nei primi otto mesi del 2025 è il secondo modello più venduto tra le ibride plug-in, con una quota prossima al 24%. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)










