Pelle sotto attacco per caldo, smog e cambiamenti climatici

(Adnkronos) - Il cambiamento climatico non è solo una minaccia per l'ambiente, ma anche una crescente emergenza sanitaria con impatti diretti e indiretti sulla pelle che subisce, tra l'altro, l''attacco' dello smog oltre che delle temperature che diventano estreme, il caldo come il freddo, e degli eventi atmosferici catastrofici. A lanciare l'allarme - nella Giornata mondiale dell'ambiente - sono gli esperti della Sidemast (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse), anche in vista del Congresso nazionale Sidemast Special Edition 2025 organizzato nell'ambito del XIV International Congress of Dermatology (Icd) a Roma dal 18 al 21 giugno. Nel dettaglio. L'esposizione prolungata a temperature elevate e radiazioni ultraviolette intensificate aumenta il rischio di scottature, invecchiamento precoce e tumori cutanei. La diminuzione dello strato di ozono è un fattore aggravante: si stima che ogni calo dell'1% dello spessore dell'ozono comporti un incremento dell'1-2% dei melanomi, fino al 4,6% dei carcinomi squamocellulari e del 2,7% dei carcinomi basocellulari. "Le radiazioni ultraviolette sono un noto fattore di rischio per i tumori della pelle e la loro intensificazione a causa del cambiamento climatico può aggravare ulteriormente questa problematica", spiega Annunziata Dattola, docente di Dermatologia all'Università Sapienza di Roma e segretaria generale dell'Icd.  Inoltre, continua Dattolo, "l'alterazione della composizione atmosferica, con un incremento delle sostanze inquinanti e una riduzione dello strato di ozono, contribuisce a un'esposizione maggiore ai raggi Uv, rendendo la prevenzione ancora più cruciale per la protezione della pelle e la riduzione dei casi di melanoma ed altri tumori cutanei. Gli scienziati del clima hanno dichiarato che la gravità del riscaldamento futuro è legata al volume di gas serra rilasciati. Se il volume di emissioni di gas serra continua la sua rapida ascesa, gli esperti prevedono che entro il 2100 la temperatura globale sarà di 5-10,2 gradi Fahrenheit più calda rispetto alla media del 1901-1960". L'impatto dell'inquinamento atmosferico - potenziato dai cambiamenti climatici - non si limita all'apparato respiratorio, precisano i dermatologi. La pelle è costantemente esposta all'ambiente e risente in modo diretto dell'aumento di particolato, ossidi di azoto e altre sostanze tossiche, che compromettono la barriera cutanea e favoriscono condizioni come acne, eczema e infiammazioni croniche. "La ricerca - prosegue Dattola - ha dimostrato che l'inquinamento atmosferico non solo aggrava le condizioni preesistenti, ma può anche contribuire all'insorgenza di nuove patologie cutanee, rendendo la pelle più suscettibile a infezioni e allergie. L'incidenza delle malattie cutanee infiammatorie e infettive aumenta in modo significativo dopo eventi meteorologici estremi come inondazioni e ondate di calore". Temperature più alte e concentrazioni elevate di CO2 stimolano la crescita di piante allergeniche, aumentando la presenza di pollini nell'aria. Un rischio concreto per chi è predisposto alle allergie cutanee, con manifestazioni come orticaria e dermatiti allergiche. "Le condizioni climatiche mutevoli possono influenzare la distribuzione geografica di allergeni e patogeni, rendendo le persone più vulnerabili a nuove forme di allergie e infezioni cutanee - aggiunge l'esperta - Basti pensare che l'aumento dell'umidità relativa e delle precipitazioni in alcune regioni sta anche favorendo la proliferazione di muffe e acari della polvere, con conseguente aggravamento di dermatiti atopiche e altre condizioni allergiche della pelle. La dermatite atopica soprattutto in età pediatrica colpisce i bambini tra il 5 ed il 20%. Studi indicano un aumento del 14-31% nei ricoveri d'emergenza per dermatite atopica dopo inondazioni e un incremento del 20-40% delle esacerbazioni della dermatite atopica e della psoriasi nelle aree urbane". Non solo il caldo, ma anche le temperature rigide rappresentano un rischio. In Cina, è stato osservato un aumento del 160% delle visite per dermatite atopica quando la temperatura scende sotto lo zero rispetto alla media ottimale di 22,8°C. In Giappone, uno studio su oltre 100mila bambini ha rilevato che una bassa pressione di vapore atmosferico accresce del 26% il rischio di sviluppare dermatite atopica nei primi tre anni di vita. Il cambiamento climatico compromette anche la disponibilità e qualità delle risorse idriche, fondamentali per la salute della pelle. La scarsità d'acqua e la contaminazione delle fonti aumentano il rischio di infezioni cutanee, specialmente dopo eventi catastrofici come le alluvioni che non risparmiano più il nostro Paese - osservano i dermatologi - in particolar modo in alcune regioni centro-settentrionali. "Senza accesso ad acqua pulita e sicura - aggiunge Dattola - le persone sono più vulnerabili alle infezioni cutanee. L'acqua contaminata può contenere batteri patogeni e sostanze chimiche nocive che possono alterare il microbioma cutaneo predisponendo la pelle a irritazioni, infezioni fungine e infiammazioni croniche". Secondo i dermatologi serve un approccio integrato per affrontare questi rischi, sottolineano gli esperti Sidemast. "Gli effetti del cambiamento climatico sulla pelle sono molteplici e complessi, interconnessi da vari fattori ambientali - conclude Giuseppe Argenziano, presidente Sidemast - E' quindi necessario adottare misure di mitigazione e adattamento per affrontare queste sfide e proteggere la salute dermatologica della popolazione. Strategie di prevenzione, come l'uso di filtri solari avanzati, la protezione dall'inquinamento e il miglioramento delle abitudini igieniche, devono essere integrate con politiche ambientali volte a ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la qualità dell'aria". "Promuovere la consapevolezza e l'educazione sulla cura della pelle in un'epoca di cambiamenti climatici è essenziale per prevenire rischi e migliorare il benessere delle persone. Al contempo, è fondamentale che la ricerca scientifica prosegua nell'analisi degli effetti ambientali sulla salute della pelle, al fine di sviluppare soluzioni innovative per proteggerla e prevenire patologie dermatologiche", concludono Argenziano e Dattola.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Salute a rischio per 24 mln di italiani che russano, roncologia studia disturbo

(Adnkronos) - Russare non è solo fastidioso: per il 54% della popolazione italiana tra i 15 e i 74 anni, oltre 24 milioni di persone, è un problema di salute che può essere anche serio. Non è una questione banale e affrontarla aiuta a prevenire malattie anche importanti. Per studiare le dinamiche del russamento, i segnali che il corpo lancia e le conseguenze sui vari organi, è nata una disciplina medica: la roncologia, ovvero lo studio del 'russamento', in termini medici 'roncopatia'. In quest'ottica è stata creata l'Accademia italiana di roncologia (Air), presentata oggi all'ospedale Auxologico San Luca di Milano, dove la nuova disciplina si allinea alla medicina del sonno. "Studiare il russamento e soprattutto identificarlo giocando d'anticipo ci permette di fare una diagnosi precoce di un eventuale problema eventuale di apnee notturne", spiega Carolina Lombardi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Auxologico.  Fabrizio Salamanca, presidente Air, ricorda che la "roncopatia con tutte le sue conseguenze ha cominciato a essere oggetto di studio scientifico negli anni '70 proprio in Italia, ma purtroppo per ancora tanti anni è stata poco riconosciuta in ambito medico, anche per la mancanza di tecnologie che ne permettessero una precisa diagnosi. Negli ultimi anni, invece, è uno degli argomenti medici più studiati in tutto il mondo, con lavori scientifici sempre più numerosi e importanti e con nuove scoperte che ne permettono una comprensione sempre più profonda. È un disturbo multidisciplinare, cioè che coinvolge varie discipline mediche e non mediche. L'Accademia è un'associazione scientifica, senza scopo di lucro, e nasce per dare una casa comune a tutte le figure che si occupano della roncopatia, per favorire la condivisione delle conoscenze, per organizzare e patrocinare eventi scientifici nazionali e internazionali, teorici e pratici, e sempre aggiornati dalle più recenti e innovative terapie".  Per quanto riguarda l'epidemiologia, continua Salamanca, "possiamo rifarci a 2 studi importanti e completi del 2019, uno a carattere internazionale e l'altro nazionale. Il primo su 'Lancet Resiratory Medicine' che dice che nel mondo tra i 30 e i 69 anni si stima che 936 milioni (quasi 1 miliardo) di persone soffrono di roncopatia apneica e, di questi, 456 milioni di apnee gravi. E dice, inoltre, che di questi pazienti solo il 3% si rivolge al medico per questo problema e solo il 50% di questi trova un medico competente che sa fare la diagnosi. Il lavoro nazionale di Patrizio Armeni del Cergas Sda Bocconi, sempre del 2019, dice che il 54% della popolazione adulta italiana (15-74 anni) soffre di roncopatia apneica (oltre 24 milioni) e il 65% è di genere maschile. Inoltre, stima che il costo di tale patologia per l'Italia è di circa 31 miliardi di euro l'anno tra costi sanitari diretti e indiretti".  In merito ai disturbi legati a questa problematica, aggiunge il presidente Air, si possono manifestare, per esempio, "aumento della pressione arteriosa, aritmie cardiache, sonnolenza diurna, disturbi cognitivi (specie della memoria)i. La roncopatia è un disturbo che colpisce solo la specie umana, perché solo gli esseri umani nella loro evoluzione hanno perso il 'muso' e hanno sviluppato il tratto anatomico chiamato 'orofaringe collassabile': un combinato disposto che dà spesso origine, durante il sonno, al collasso orofaringeo e alla caduta posteriore della lingua che sono i più frequenti siti di origine del russamento e delle apnee ostruttive". I quadri clinici sono vari, "ma cercando di essere più schematici possibili possiamo dire che ci sono fondamentalmente tre tipi di roncopatia. La roncopatia semplice: russamento continuo, creato da varie strutture anatomiche al passaggio dell'aria inspirata durante il sonno. Crea spesso grandi disagi al compagno di letto, ma ancora non crea disturbo alla salute del russatore che non se ne accorge e ha un sonno assolutamente ristoratore. La roncopatia patologica: russamento ancora non complicato da apnee ostruttive, ma che non permette al russatore un sonno profondo e ristoratore. La roncopatia apneica: russamento intermittente, cioè inframezzato da pause respiratorie, a volte prolungate".  Quest'ultima "è una vera e propria patologia cronica multiorgano con sintomi diurni spesso molto importanti, basti solo pensare che circa il 22% degli incidenti stradali sono dovuti a improvvisi accessi di sonnolenza diurna dovuti a sonno frammentato da apnee del sonno". La roncopatia apneica è un problema più maschile, spiega Salamanca, con "tassi di prevalenza fino al 24% negli uomini e al 9% nelle donne. Chiaramente, se consideriamo anche il russamento semplice le percentuali aumentano molto, ma sempre con un rapporto di circa 3 a 1 tra maschi e femmine. La donna, in età fertile, grazie alla presenza di ormoni estrogeni e progesterone è più protetta dalla roncopatia rispetto all'uomo".  Per quanto riguarda le cure "le novità sono molte, sia in ambito diagnostico che in ambito terapeutico. Nella diagnosi la più importante è stata l'introduzione della Sleep Endoscopy, cioè un esame endoscopico durante un sonno indotto farmacologicamente, della durata di circa 10-15 minuti, che ci permettere di vedere e filmare esattamente i punti 'russanti' e i siti ostruttivi delle prime vie aeree proprio mentre il paziente sta dormendo. Questo esame, anche grazie ad alcune manovre che vengono eseguite, ci fa capire immediatamente quali possano essere le terapie migliori per quel caso".  In merito alla terapia, aggiunge il presidente Air, "ci sono importanti novità chirurgiche (interventi sempre più mininvasivi), odontoiatriche (dispositivi orali anti-roncopatia sempre più validi e ben tollerati) e anche farmacologiche con principi attivi che aiutano a migliorare il tono muscolare delle vie aeree, a combattere la sonnolenza diurna e a ridurre i risvegli frequenti. Gli studi in tutti questi ambiti sono in forte attività e la nostra Accademia vuole essere un ulteriore stimolo specie per i colleghi più giovani. Anche in questa disciplina sta entrando l'utilizzo dell'intelligenza artificiale (machine learning e deep learning), sia per quanto riguarda una diagnosi sempre più precisa e precoce, ma anche per implementare l'efficacia delle varie terapie: ma questi processi necessitano sempre della supervisione umana competente".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ferie non godute, maxi indennizzo da 140mila euro per 2 dirigenti medici

(Adnkronos) - Il Tribunale del lavoro di Ferrara ha accolto in toto i ricorsi presentati da 2 direttori di Unità operativa complessa dell'Azienda ospedaliera universitaria di Ferrara, relativi al riconoscimento delle indennità per le ferie non godute, un fronte che si conferma sempre più caldo per la Pa con milioni di dipendenti pubblici che, a forza di sentenze, stanno monetizzando la mancata fruizione delle ferie dopo aver concluso il proprio incarico. Con la sentenza n. 96/2025 è stabilito un indennizzo complessivo pari a circa 140mila euro, tra sorte capitale, interessi e spese legali. Nel dettaglio - informa Consulcesi & Partners in una nota - ai 2 professionisti sono stati riconosciuti 72mila e 52mila euro a cui vanno sommate spese legali e rimborsi per altri oltre 14mila euro.  Il risultato è stato ottenuto grazie all'immediata presa in carico del problema da parte del team legale di C&P che, nella vicenda denunciata dai medici, ha rinvenuto gli indici della condotta illegittima della Pa, come poi confermato nel successivo giudizio. La sentenza si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai sempre più granitico a favore dei dipendenti del pubblico impiego. Il giudice ha infatti ribadito alcuni principi giuridici consolidati sul tema dell'indennità sostitutiva delle ferie. In particolare: l'irrilevanza del potere di autodeterminazione delle ferie per le figure apicali; l'irrilevanza delle dimissioni volontarie del dipendente e l'assenza di oneri probatori a carico del dirigente medico circa le motivazioni organizzative che hanno impedito la fruizione delle ferie. Di rilievo anche il criterio di calcolo adottato dal tribunale: l'indennizzo giornaliero è stato infatti determinato in circa 380 euro pro die, applicando l'art. 33 comma 10 del Ccnl di riferimento.  Questa sentenza si inserisce in un trend crescente. Solo nel 2025 sono state già emesse oltre 300 sentenze favorevoli alla monetizzazione delle ferie non godute, con oltre 2,5 milioni di euro complessivamente riconosciuti ai dipendenti pubblici (sanitari, docenti precari, funzionari comunali, dipendenti ministeriali). "Quella delle ferie non godute è una battaglia che abbiamo intrapreso già dal 2017 - sottolinea Bruno Borin, responsabile del team legale di C&P - Ogni nuova sentenza rafforza la nostra consapevolezza e quella dei dipendenti pubblici di poter far valere i propri diritti profondamente lesi negli ultimi decenni. In questa battaglia siamo al loro fianco con la nostra esperienza e competenza, con centinaia di successi in tribunale e la forza di un network legale pronto a raccogliere le denunce di chi, lavoratori e non, ritengono di subire un’ingiustizia, individuando le soluzioni percorribili e prendendo in carico ogni situazione meritevole di attenzione. Il nostro suggerimento - conclude Borin - è visitare il nostro sito consulcesiandpartners.it e contattarci per intraprendere insieme un percorso di consulenza di prim'ordine verso il riconoscimento dell’indennità per le ferie non godute". ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sostenibilità digitale nelle PMI italiane: buone le intenzioni, competenze da colmare

(Adnkronos) - L'impatto ambientale delle attività lavorative quotidiane, in particolare quello derivante dal consumo energetico e dal ciclo di vita dei dispositivi informatici, è un tema centrale nel dibattito aziendale contemporaneo. Computer, monitor e altri apparecchi elettronici utilizzati quotidianamente in azienda richiedono un'alimentazione continua che, su scala globale, si traduce in un significativo impatto ambientale. A ciò si aggiunge il rapido ciclo di obsolescenza tecnologica, che porta a frequenti sostituzioni dell'hardware e, di conseguenza, a un aumento dei rifiuti elettronici (RAEE). Non a caso, le Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane stanno rispondendo attivamente a questa sfida. Il 91% delle PMI sta ripensando il consumo digitale dei propri dipendenti, incentivando pratiche più sostenibili. Tuttavia, emerge un ampio margine di miglioramento nell'uso quotidiano dei dispositivi. Queste sono le principali conclusioni di una recente analisi condotta da ASUS in collaborazione con Research Dogma, che ha coinvolto oltre 400 responsabili IT e decisori aziendali in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente. L'indagine evidenzia come la gestione consapevole delle dotazioni informatiche – dai criteri di acquisto fino al fine vita dei dispositivi – stia assumendo un ruolo sempre più strategico all'interno delle organizzazioni. 
I dati dell'Osservatorio ASUS 2025 sottolineano un netto cambio di rotta tra le PMI italiane: il 91% ha già adottato almeno una pratica sostenibile nel campo dell'informatica aziendale. Parallelamente, si registra un aumento degli investimenti e delle azioni concrete. Ad esempio, la maggior parte delle PMI intervistate (74%) ha investito in soluzioni per ridurre il consumo energetico dei sistemi, come servizi fisici, server e cloud. Circa due imprese su tre hanno inoltre implementato attività di recupero o riciclo dell'hardware a fine vita. L'attenzione verso l'acquisto è diventata centrale, portando il 57% delle PMI a scegliere dispositivi con certificazioni ambientali o con hardware usato o ricondizionato, contribuendo così alla diffusione di modelli di economia circolare. Nonostante il crescente interesse verso le certificazioni ambientali dell'hardware, tra le PMI italiane persiste una significativa carenza di preparazione che ne ostacola l'adozione consapevole. Sebbene la maggior parte delle PMI sia in grado di riconoscere l'importanza di strumenti come Energy Star, TCO o EPEAT, solo il 30% sa realmente interpretarne il significato e applicarne i vantaggi in modo operativo. La frammentazione del panorama delle certificazioni, unita alla mancanza di competenze tecniche specifiche, soprattutto nei ruoli IT delle piccole imprese, genera confusione e indebolisce l'efficacia delle scelte "green". Questa lacuna informativa si riflette anche nei comportamenti quotidiani: pratiche semplici come l'uso del Dark Mode, riconosciute per il loro impatto positivo, restano poco diffuse proprio per mancanza di conoscenza. Resta evidente anche l'assenza di linee guida comuni nella gestione del fine vita dei dispositivi tecnologici. Quando un PC non è più utilizzabile, solo una PMI su tre segue i canali ufficiali di riciclo tramite i centri comunali. Un altro 26% cede i dispositivi direttamente ai dipendenti, mentre una quota analoga si affida ad aziende terze per lo smaltimento. Altre realtà collaborano con organizzazioni no-profit o attivano programmi interni di riuso, evidenziando una frammentazione nelle pratiche di smaltimento responsabile. 
Dalla ricerca di ASUS emerge chiaramente che le PMI non si accontentano più di prodotti solo performanti; la scelta ricade ora su partner che condividano i loro stessi valori in termini di sostenibilità. Il 90% ritiene fondamentale che i PC garantiscano efficienza energetica certificata, mentre l'84% apprezza i fornitori che si occupano anche del ritiro e riciclo delle apparecchiature dismesse. Anche i materiali di costruzione e imballaggio rivestono un'importanza cruciale: l'81% delle imprese desidera che siano interamente riciclabili. "I risultati dell'Osservatorio confermano che le PMI italiane vogliono essere protagoniste attive del cambiamento sostenibile. Tuttavia, emerge con chiarezza il bisogno di avere al proprio fianco partner solidi e affidabili,"
ha commentato Massimo Merici, System Business Group Director di ASUS Italia
. "ASUS si propone come alleato concreto in questo percorso, offrendo soluzioni tecnologiche sostenibili e supporto strategico per integrare innovazione e responsabilità ambientale in modo efficace e sinergico." ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giovane morto dopo uso taser, anestesisti: "Puntarlo solo su gambe o braccia"

(Adnkronos) - "Non conosco l'anamnesi né lo stato di salute psicofisica del giovane morto dopo essere stato colpito da un taser. Di certo questo strumento funziona con una scarica elettrica a bassa corrente che provoca una serie di contrazioni muscolari involontarie che portano alla paralisi dei muscoli e, talvolta, dolore. L'obiettivo è colpire braccia, gambe e torace per immobilizzare la persona. Il tutto è transitorio, momentaneo e reversibile. Tuttavia, in via teorica la scarica elettrica del taser può interferire con l'attività elettrica cardiaca. I più a rischio sono le persone con aritmie non note". Così all'Adnkronos Salute Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), sul decesso di Riccardo Zappone avvenuto a Pescara il 3 giugno scorso, dopo che il 30enne era stato bloccato dagli agenti della questura con un taser, sebbene l'esame autoptico oggi abbia escluso "un ruolo del taser nel determinare la morte dell'uomo". "Soggetti con aritmie cardiache non note - sottolinea Bignami - o caduti a seguito della contrazione muscolare mentre correvano per fuggire dagli agenti con taser, possono riportare conseguenze, ma la casistica ci dice che si tratta di numeri esegui e che il taser è uno strumento sicuro". Unica "precauzione - raccomanda la specialista - è usare il taser solo su muscolatura periferica, ovvero gli arti superiori o inferiori, quindi gambe o braccia, escludendo il torace".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Hiv, in Italia il futuro è adesso ma serve il coraggio di cambiare passo

(Adnkronos) - Nonostante i progressi scientifici, l’Italia è ancora in ritardo nell'accogliere l’innovazione nella prevenzione e nella cura dell’Hiv. A lanciare l’allarme è Simone Marcotullio, responsabile Policy e Comunicazione di ViiV Healthcare, che, in un’intervista al portale Gay.it, commenta alcuni degli spunti emersi nel corso 17ª edizione dell’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (Icar) che si è recentemente tenuta a Padova. “La scienza ci offre strumenti rivoluzionari ma il sistema Italia fatica ad accoglierli” afferma Marcotullio. Il riferimento è in particolare alle terapie a lento rilascio (long-acting), che rappresentano una vera svolta sia nella prevenzione che nel trattamento dell’HIV, soprattutto per le persone più vulnerabili. Secondo Marcotullio, l’adozione di questi nuovi trattamenti è cruciale per raggiungere l’obiettivo “zero infezioni”: “Risparmiare ogni singola infezione è cruciale. L’innovazione permette di raggiungere anche quei pochi che non riusciamo a intercettare con le strategie tradizionali”, aggiunge.  Eppure, a tre anni dall’introduzione di queste terapie, solo il 5% della popolazione interessata ne usufruisce, nonostante il vantaggio clinico e anche economico rispetto ad alcune terapie orali. Un paradosso che mette in luce la difficoltà del sistema sanitario nel cambiare rotta. Il problema, spiega Marcotullio, è duplice: da una parte la mancanza di una volontà politica concreta, dall’altra un’organizzazione ospedaliera che non facilita l’adozione di trattamenti innovativi. “Abbiamo un sistema ospedaliero che, nell’insieme, non è accogliente verso l’innovazione, restio al cambiamento e poco attrezzato per nuove modalità di somministrazione”, osserva. Nonostante l’efficacia dei farmaci long-acting nel garantire aderenza e migliorare la qualità della vita, i pazienti continuano ad assumere terapie orali quotidiane, spesso con un impatto sociale e psicologico rilevante.  Marcotullio sottolinea anche l’importanza di estendere l’utilizzo della PrEP (profilassi pre-esposizione), soprattutto tra le popolazioni chiave come le persone cisgender o i giovani in situazioni di marginalità. “L’innovazione nella prevenzione deve poter arrivare anche a chi non risponde bene ai metodi tradizionali. È una conquista clinica ed etica. La PrEP long-acting rappresenta un’opportunità per raggiungere queste persone, superando le barriere legate a stigma, difficoltà di accesso o semplice dimenticanza del farmaco”. L’obiettivo, secondo Marcotullio, deve essere chiaro e condiviso: ridurre il più possibile la presenza del virus nella popolazione. “La cosa più semplice che possiamo auspicare è che alla fine si abbia meno virus in circolazione. Oggi gli strumenti ci sono. Serve solo la volontà di usarli”, conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Oikyweb, formazione sicurezza e stabilità la ricetta per una crescita sostenibile

(Adnkronos) - Formazione, sicurezza e stabilità è questa la ricetta di Oikyweb, azienda del settore home delivery, per una crescita sostenibile. “Investire nella formazione e nella sicurezza del personale - precisa Raffaele Ghedini, economista e presidente di Oikyweb - è essenziale per assicurare un futuro sostenibile per tutte le aziende che operano nella filiera. In Oikyweb questi due obiettivi sono da sempre al centro di ogni azione che coinvolga le risorse umane: tutti i nostri operatori, avendo superato il percorso di formazione iniziale, vengono assunti a tempo indeterminato e quindi lavorano (entrano in squadra, come si dice in Oikyweb), con contratti stabili".  "E - spiega - per tornare alla formazione, oltre al percorso formativo iniziale (davvero ampio, che coinvolge aspetti tecnici, operativi, comportamentali e di comunicazione con il cliente) e alla formazione periodica obbligatoria su ogni tema legato alla sicurezza sul lavoro, al personale proponiamo continuamente sessioni di training e aggiornamento tecnico-operativo (per esempio su ogni nuovo prodotto introdotto) e di sviluppo delle competenze più soft, indispensabili per saper fornire ai clienti un vero supporto e un servizio di altissima qualità".  "Gli obiettivi si raggiungono perseguendo ogni giorno, nella concretezza dell’operatività, ogni possibilità di miglioramento, non dichiarando al mondo obiettivi ambiziosissimi da raggiungere, guarda un po’, entro 10 o 20 o 30 anni, senza minimamente preoccuparsi di dire cosa bisognerebbe fare, ogni giorno da qui ad allora, per rendere raggiungibile un obiettivo che oggi è persino ridicolo dichiarare. Tanto, come diceva Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti. Questa non è visione strategica da alta politica, ma grossolana millanteria regale praticata però in un mondo in cui nemmeno più i pochi re superstiti osano ostentare supponenza”, aggiunge. "Il modello Oikyweb di gestione delle risorse umane - si legge in una nota - più che alle normali prassi aziendali in ambito logistico (ma non solo logistico), assomiglia ad un mix tra i piani d’offerta di una technical school e di una management academy. Vi si trovano cose che nessuno immaginerebbe di trovare in una azienda logistica. Si passa da corsi di training tecnico su prodotti che ci si aspetterebbe di trovare in una azienda di produzione o, al limite, in un cat particolarmente evoluto, a sessioni addirittura di role-playing che affrontano tutte le situazioni che possono determinarsi nell’interazione con clienti in casa loro; da corsi base di comportamento fisico e verbale in casa dei clienti a sessioni di simulazione per la gestione delle situazioni critiche; da corsi informativi base a tutto il personale per la gestione in sicurezza delle dotazioni informatiche a corsi di alta specializzazione resi disponibili al personale IT". “In tutte le aziende - chiarisce Raffaele Ghedini - così come in qualsiasi organizzazione complessa, sono le persone a fare la differenza e a contribuire alla performance complessiva dell’impresa, più di qualsiasi altro elemento od aspetto. Per questo motivo, in Oikyweb consideriamo fondamentale e prioritario ogni investimento che permetta ai nostri collaboratori di acquisire sempre maggiori competenze, abilità, caratteristiche non solo tecniche, ma anche sotto il profilo comportamentale, della comunicazione, della autoconsapevolezza che, sola, può permettere loro di affrontare qualsiasi imprevisto mantenendo la serenità necessaria a superarlo".  "Siamo fermamente convinti che la crescita personale e professionale delle persone sia il motore principale dell’innovazione e della competitività nel lungo periodo, e che questo valga per le aziende ma, in generale, per ogni organizzazione umana e, in definitiva, per l’intero Paese e per il sistema-mondo”, conclude.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Scuola, Libertà connessione e disconnessione, da giovani 'Carta del diritto all'innovazione'

(Adnkronos) - Una dimensione digitale accessibile a tutti - preferibilmente in banda larga - ma arginata nelle sue possibili conseguenze negative. Proteggendo coloro che potrebbero essere maggiormente esposti ai pericoli ma, nel contempo, evitando che le misure prese in questa direzione rappresentino un ostacolo alle opportunità che le nuove tecnologie ci offrono. Per scongiurare che i nostri giovani partano da una posizione di svantaggio competitivo rispetto al resto del mondo.  Sono quelli appena elencati i pilastri della 'Carta del diritto all’innovazione' stilata attraverso una consultazione nazionale che il portale Skuola.net ha indetto, coinvolgendo circa 2.500 giovani di età compresa tra gli 10 e i 25 anni, che hanno vagliato i punti di un ampio manifesto programmatico e indicato le loro otto priorità. Una iniziativa - svolta con il supporto di Meta - che evidenzia una crescente consapevolezza tra ragazze e ragazzi rispetto al ruolo del digitale nelle loro vite. I giovani comprendono che un uso equilibrato dei social network, come Instagram, può offrire opportunità di crescita, sviluppo personale e anche professionale grazie alla creator economy, senza dimenticare l’importanza di mantenere un equilibrio, per preservare il loro benessere. Al contempo, però, chiedono di avere agevolmente a disposizione tutti quegli strumenti che consentano loro un pieno accesso al digitale, privilegiando la formazione e la responsabilizzazione rispetto alle barriere tecnologiche o ai soli divieti. Un approccio equilibrato, il loro, che si applica anche al delicato tema dell’intelligenza artificiale: avere accesso ai modelli di IA più avanzati è fondamentale per non restare indietro, con la consapevolezza però che solo uno sviluppato quanto educato spirito critico può governare questa innovazione; una sorta di “vaccino digitale” che consenta ai giovani di essere opportunamente formati per riconoscere facilmente fake news e deepfake. Insomma, un punto di vista che merita assoluta considerazione da parte di coloro che sono chiamati a prendere provvedimenti in questi ambiti: come è avvenuto oggi, quando la Carta del diritto all’innovazione è stata presentata a Binario F - il competence center di Meta - da una rappresentanza di studenti e illustrata ad alcuni selezionati esponenti - di forze parlamentari, Governo, istituzioni e Autorità di garanzia - che dedicano gran parte del loro lavoro a queste tematiche. Ecco, in rigoroso ordine d’importanza, le priorità da attuare che le ragazze e i ragazzi hanno affidato loro. 1) Diritto alla sicurezza delle piattaforme. Garantire un impegno da parte dei fornitori di servizi digitali a progettare esperienze adeguate all'età controllando l’esposizione a contenuti o interazioni che possano contribuire in modo negativo al benessere personale, in particolare sotto l’aspetto psico-fisico e finanziario.  2) Diritto alla connessione: sviluppare politiche e iniziative che consentano a tutti i giovani, indipendentemente dal reddito familiare e dal luogo di residenza, di avere accesso ad una connessione in banda larga, personale e a costi accessibili, nonché alla fruizione di una estesa rete di connessioni gratuite e affidabili nei luoghi pubblici. 3) Diritto alla tecnologia giusta all’età giusta. Tutelare i più piccoli dall’accesso a tecnologie o contenuti che potrebbero essere dannosi ma, allo stesso tempo, conservando il diritto di chi ha l’età giusta di fruire facilmente di piattaforme e contenuti idonei senza che questo renda necessario rinunciare a privacy e libertà individuale.  4) Diritto alla disconnessione: sviluppare politiche e iniziative che consentano di offrire ai giovani piattaforme e tecnologie digitali in grado di non innescare meccanismi di dipendenza, per permettere loro di ridurre o controllare il tempo di utilizzo. 5) Diritto al 'vaccino digitale': garantire a ogni giovane il diritto/dovere di accedere a corsi di formazione per poter imparare a riconoscere le fake news e i deepfake in modo da poter formare una opinione personale senza essere condizionato da notizie false.  6) Diritto all’educazione digitale: sviluppare politiche e iniziative che privilegino al proibizionismo digitale l’educazione e la formazione, per consentire a tutti i bambini e agli adolescenti lo sviluppo di un rapporto consapevole con la tecnologia, ai fini del benessere personale e dell’occupabilità in ottica futura. 7) Diritto alla parità tecnologica: sviluppare politiche e iniziative che consentano ai giovani italiani di avere gli stessi diritti di accesso a tecnologie innovative - come ad esempio gli ultimi modelli di intelligenza artificiale - rispetto a quelli garantiti negli altri paesi europei e nel resto del mondo.  8) Diritto alla partecipazione digitale: onsentire ai più giovani - che spesso sono i maggiori fruitori di tecnologie e contenuti digitali - di essere permanentemente consultati da organi legislativi e fornitori di servizi digitali in merito a decisioni che hanno un diretto impatto sulla loro esperienza online.  In occasione dei suoi 25 anni di attività il media di riferimento degli studenti - nato proprio grazie alle prime connessioni Internet disponibili nelle case e nelle scuole - ha deciso di realizzare questa campagna di ascolto proprio per dare alle nuove generazioni la possibilità di dire la propria su temi che attualmente sono al centro del dibattito pubblico e sui quali si rischia di legiferare senza ascoltare i diretti interessati.  "Parlare di giovani e tecnologia senza ascoltare proprio loro - sottolinea Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - è un errore che non possiamo più permetterci. Le ragazze e i ragazzi, con il digitale, ci convivono ogni giorno, e spesso ne capiscono sfumature che gli adulti faticano a cogliere. Inoltre, i cambiamenti in atto inevitabilmente impatteranno soprattutto sulle loro vite. E' per questo che Skuola.net si impegna a coinvolgerli in prima persona, specialmente quando si parla di questioni che li riguardano da vicino. Con la ‘Carta del diritto all’innovazione’ abbiamo voluto ribadire esattamente quanto sia importante metterli al centro, dare loro parola, responsabilità e fiducia. Solo così costruiremo davvero un dialogo costruttivo tra generazioni". Un punto di vista che ha sicuramente riscosso un grande interesse, vista l’elevata partecipazione all’evento. Dai rappresentanti delle autorità - il Commissario Agcom, Massimiliano Capitanio; il componente del Garante per la protezione dei dati personali, Agostino Ghiglia; il direttore della I divisione del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza cibernetica Barbara Strappato. A quelli del Governo: il viceministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci; il direttore generale per la comunicazione e le relazioni istituzionali del ministero dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Pierro; il consigliere del ministro all’Università e ricerca, Alessandra Gallone. Concludendo con le parlamentari Lavinia Mennuni (FdI), Simona Malpezzi (PD) e Giulia Pastorella (Azione). ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Giornata mondiale dell'Ambiente, tra artigianato e tecnologia i brand del design promuovono la sostenibilità

(Adnkronos) - Il tema scelto quest'anno per la Giornata mondiale dell’ambiente, che si celebra oggi, 5 giugno, è l'inquinamento da plastica, a lungo considerata una delle grandi invenzioni più utili della modernità: leggera, resistente, versatile, ha rivoluzionato settori come l'elettronica, l'imballaggio degli alimenti, l'abbigliamento e l’arredo ma, in parallelo, è diventata l’incubo degli oceani e della natura. Ma come affrontano questa sfida le aziende del design? Se per alcuni brand essere green è una tendenza passeggera, per altri è un obbligo morale al punto da rivoluzionare profondamente la propria produzione o creare prodotti in grado di promuovere il riciclo contrastando la logica del monouso e utilizzando tecnologie sempre più avanzate.  Ne è un esempio il marchio di pavimentazioni in legno Listone Giordano, che ha lanciato il progetto Circular, ovvero l’applicazione dell’economia circolare al legno. Attraverso tecnologie innovative e brevettate, il marchio recupera dalle tinte di vino delle vinacce alla polvere di grafite dell’industria aerospaziale utilizzandole per dare vita a parquet unici ed eterni.  Per Listone Giordano la parola ‘innovazione’ ha un significato ampio, come ricorda Andrea Margaritelli, Brand Manager di Listone Giordano: “E' strettamente connesso con il patrimonio identitario stesso del marchio, il quale non si configura come semplice logotipo grafico titolato di sola notorietà, ma piuttosto come vero e proprio testimone cui è affidato il compito di rappresentare i valori principali di un’azienda: alcuni materiali e immediatamente visibili, altri intangibili, ma non per questo meno concreti e determinanti nel successo di impresa. Listone Giordano pone, infatti, al centro della propria identità di certo conoscenza e tecnologia del legno, ricerca estetica, ma non di meno rispetto della natura e interpretazione autentica dei migliori valori della cultura, sensibilità artistica e stile di vita italiano". Al design circolare guarda anche il brand Talenti, punto di riferimento nel settore dell’arredo outdoor che ha presentato un vero e proprio 'Dossier Sostenibilità' puntando sui materiali. “Siamo sempre stati dell’idea - conferma Fabrizio Cameli, Ceo e fondatore dell’azienda umbra - che le aziende abbiano una notevole responsabilità verso l’ambiente: questo concetto è intrinseco nella nostra vision e il nostro obiettivo è proprio quello di creare oggetti di qualità, che durino nel tempo e costruiti con materiali sostenibili. La scelta di utilizzare materiali riciclati o a basso impatto ambientale per noi non è una moda, abbiamo passato molti anni a fare ricerca sul tema e ora possiamo dire di essere un’azienda green".  "Sono tanti gli accorgimenti - spiega - che abbiamo adottato, a partire appunto proprio dai materiali che utilizziamo: come il Vitter, il legno di Accoya, il Teak e l’alluminio. Per fare un esempio cito Nalu dove un particolare focus nella progettazione di questa collezione è stato dato alla componente sostenibile. La struttura è realizzata 100% in alluminio facendo proprio non solo un discorso di resistenza agli agenti atmosferici, ma anche di rispetto dell’ambiente. Il tutto rafforzato dal fatto che la collezione è interamente e totalmente disassemblabile e riciclabile. Ma anche Venice per esempio, un’altra delle nostre ultime collezioni, nella quale il legno Accoya è l’assoluto protagonista e incarna perfettamente il nostro ideale di rispetto verso la natura e ciò che ci circonda. Quest’ultimo è un legno massiccio ed eco-friendly proveniente da foreste sostenibili a crescita rapida, totalmente atossico, che fornisce una stabilità dimensionale e una durabilità̀ superiore anche al miglior legname duro tropicale”. In un contesto in cui la sostenibilità è spesso evocata più come strategia di comunicazione che come reale pratica industriale, servono scelte coraggiose, coerenza e la volontà di assumersi rischi concreti. Lo sa bene Michele Moltrasio, amministratore delegato del Gruppo Gabel, che da oltre 60 anni porta avanti un modello produttivo interamente italiano, etico e certificato, con uno sguardo lucido e critico sul presente: "Nel nostro settore, parlare di sostenibilità è diventato quasi una moda, ma per noi del Gruppo Gabel è da sempre una scelta concreta, radicata e spesso controcorrente. Fin dalla nostra nascita nel 1957, abbiamo deciso di produrre esclusivamente in Italia, mantenendo il controllo diretto su tutta la filiera: una decisione coraggiosa, che comporta costi e rischi imprenditoriali più elevati, ma che ci consente di garantire una qualità autentica e una reale trasparenza nei processi". "Oggi - fa notare - siamo rimasti l’unica grande manifattura tessile italiana, in Europa, a portare avanti questa scelta con coerenza. Un impegno che si traduce non solo nei nostri stabilimenti alimentati da energia verde, nell’utilizzo di depuratori ben prima che fosse obbligatorio, o nella drastica riduzione dell’uso della plastica, ma anche nello sviluppo di collezioni iconiche come Naturae, realizzata interamente in cotone e lino non trattati, e Memoria, prima linea italiana in percalle biologico certificata Gots per l’intera filiera, che rappresentano un unicum nel panorama tessile. Siamo orgogliosi di aver ottenuto certificazioni come Step by Oeko-Tex e Gots, che testimoniano il nostro rigore ambientale e sociale, ma anche del fatto che il nostro messaggio venga trasmesso attraverso il prodotto stesso: un prodotto pensato per durare, fatto con responsabilità, e capace di rispondere a chi oggi, sempre più consapevole, chiede verità, coerenza e trasparenza. Il nostro percorso non sempre è facile, né privo di sacrifici, ma crediamo che l’unica via possibile per il futuro sia quella di un’impresa che coniuga etica, bellezza e rispetto per l’ambiente. Ed è proprio questo che ogni giorno cerchiamo di fare, con i fatti, non con le parole". Anche G.T.Design, azienda pioniere del tappeto contemporaneo, progetta e realizza oggetti nel totale rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Le collezioni di G.T.Design vantano un’incomparabile attenzione al dettaglio e sono realizzate in materiali naturali e fibre performanti di prima qualità. “In G.T.Design crediamo che ogni tappeto possa essere una piccola porzione di mondo restituita alla natura: un frammento di paesaggio che rigenera lo spazio e la mente”, racconta Deanna Comellini, founder e art director del brand. “Con collezioni come Sahil, realizzata in 100% juta, o Flat Out, pensata per l’outdoor e creata con Pet riciclato e riciclabile, trasformiamo materiali sostenibili in esperienze sensoriali che parlano di rispetto, equilibrio e connessione. Rigenerare, per noi, significa scegliere fibre che non impoveriscono il suolo ma lo nutrono, tecniche che non cancellano la tradizione ma la rinnovano. Il tappeto è il primo terreno che abitiamo: partire da lì è un modo per riscrivere, ogni giorno, un nuovo patto con la Terra". Il processo creativo di Deanna Comellini è radicato nella continua ricerca e scoperta di fibre naturali e filati tecnici, così come nella sperimentazione attraverso tecniche di produzione tradizionali e sistemi di tessitura all'avanguardia, metodi di pittura manuale e stampa digitale.   ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Legalità, Alfieri (Student Ambassador Luiss): "Con tecnologia viste con occhi diversi ma vicini"

(Adnkronos) - “Con il nuovo centro diurno polifunzionale di Genova abbiamo affrontato il tema della legalità e dell’uso consapevole delle tecnologie. È stata un’esperienza intensa e autentica, che ci ha permesso di confrontarci con realtà e prospettive differenti, ma sorprendentemente vicine”. Lo ha dichiarato Camilla Alfieri, Student Ambassador dell’Università Luiss Guido Carli, nell’ambito dell’VIII edizione del progetto “Legalità e Merito”. “I ragazzi ci hanno colpito per sensibilità e voglia di partecipare: insieme abbiamo costruito un progetto che riflette una visione condivisa e matura dell’uso del digitale. Un incontro umano e formativo che mi ha lasciato davvero molto”, ha aggiunto Alfieri. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)