Viaggi condivisi casa-lavoro, tutti i vantaggi
(Adnkronos) - Record per il carpooling aziendale in Italia che, ad oggi, coinvolge 173mila dipendenti da nord a sud, con un incremento del 55% di viaggi condivisi, nel solo primo semestre del 2025. E' il risultato che emerge dai dati presentati dall'Osservatorio Aziende in Movimento 2025 realizzato da Jojob Real Time Carpooling, B-Corp specializzata nel supportare gli spostamenti nella tratta casa-lavoro e il pendolarismo. I viaggi condivisi registrati nei primi sei mesi del 2025 hanno raggiunto un totale di 450.305, con un risparmio economico di 1,45 milioni di euro (+70,50%) ma, ancora più importante, un risparmio ambientale significativo con 258.383 auto in meno sulle strade e 946 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera (+69,5%). “Il carpooling è una leva immediata per ridurre costi ed emissioni, in modo particolare nelle aree meno servite dove gli utenti non hanno altra scelta che utilizzare il mezzo privato - spiega Gerard Albertengo, Ceo di Jojob - Con Jojob ci proponiamo come partner strategico al fianco dei Mobility Manager, figure sempre più decisive per la transizione ecologica delle imprese. Lo facciamo posizionandoci per cogliere le future opportunità, come quella rappresentata dalla proposta ‘Il Mio Conto Mobilità’ previsto dal Piano Sociale per il Clima, che assegnerebbe a chi risiede in aree soggette a povertà dei trasporti un voucher di valore compreso tra i 200 e i 300 euro da spendere in servizi di carpooling. La nostra piattaforma è già predisposta per integrare questo tipo di incentivi, così da trasformare un incentivo nazionale in un efficace beneficio aziendale per tutti i dipendenti. Rimane in ogni caso fondamentale il ruolo dei Mobility Manager e la costruzione di reti e community tra aziende limitrofe per poter condividere le tratte casa-lavoro”. Restringendo l’inquadratura all’interno delle sedi aziendali, sono 2.697 quelle servite dal servizio di carpooling per 173.384 dipendenti coinvolti e un totale di 404.882 viaggi effettuati nel primo semestre 2025. Numeri determinanti anche per il bilancio annuale delle realtà servite considerato come, oltre alle 917 tonnellate di emissioni di CO2 risparmiate al Pianeta, si traducano anche in un risparmio di 1.408.636 euro per i dipendenti. Le Piccole Medie Imprese guidano la classifica delle realtà aziendali che hanno reso il carpooling un servizio a beneficio dei dipendenti, rappresentando il 48,4% delle aziende coinvolte con un numero di dipendenti compreso tra 100 e 250. Seguono le aziende con un organico tra 250 e 500 persone, che pesano per il 22,7%, e i grandi poli industriali con oltre 500 dipendenti per sede (29%). Dal punto di vista delle sedi attive, la Lombardia emerge come regione leader per il carpooling aziendale, con il 18,7% delle sedi attive sul totale italiano, seguita da Emilia Romagna (16,6%) e Lazio (10,2%). Roma, invece, si conferma sul podio come prima provincia in Italia con il 7,7% delle sedi, seguita dal 4,5% della provincia di Brescia e con il 4% di Modena. Analizzando nel dettaglio il coinvolgimento diretto dei lavoratori, si ottiene un focus ancora più nitido in merito alle regioni più virtuose e a come i grandi stabilimenti industriali del Paese abbiano abbracciato il carpooling come strumento strategico di welfare su larga scala. Al primo posto si conferma la Lombardia, che conta quasi un quinto del totale dei dipendenti coinvolti a livello nazionale, con una percentuale del 19,7%. Al secondo posto il Piemonte, con il 16,7% dei lavoratori impegnati, per lo più nel settore automotive e metalmeccanico dove l’adesione al servizio è massiccia. Chiude il podio l’Emilia-Romagna, che con il 13,5% dei dipendenti si conferma un’eccellenza costante sia per numero di sedi che per partecipazione. I dati raccolti e analizzati dall’Osservatorio rilevano, poi, una percorrenza media di 27,9 km, con picchi significativi in territori molto estesi e serviti frammentariamente dal trasporto pubblico locale. Esemplificativo il caso del Molise, dove il fenomeno della povertà di trasporti è più accentuato, con una percorrenza media per viaggio di quasi 54 km. Segue la Sicilia, con tratte medie di 50,5 km, e la Sardegna con percorsi di 45,6 km. Tracciando l’identikit del Jojobber si riconoscono i tratti di un pendolare abitudinario, che ha fatto del carpooling una routine consolidata. La metà esatta degli utenti (50,4%) condivide l’auto per 5 giorni a settimana, trasformandola nella principale modalità di spostamento casa-lavoro, seguito da un ulteriore 35,5% che lo utilizza 3 o 4 giorni a settimana. A confermare la rapida diffusione del servizio il fatto che oltre la metà degli utenti (52,6%) lo utilizza da appena un anno e un ulteriore 26,2% da due anni. A motivare la decisione di far parte di un equipaggio per condividere l’auto non manca la coscienza ambientale (12%), ma a convincere la maggioranza degli utenti è senz’altro il risparmio economico (63,1%). ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vitamina D, elisir di lunga vita o un mezzo bluff?
(Adnkronos) - Secondo il parere di diversi 'estimatori', la vitamina D è il magnifico elisir di lunga vita, la pozione leggendaria capace di regalare salute e benessere a chiunque la assuma. "Secondo la narrazione di altri 'esperti', invece, la prestigiosa alchimia funziona solo a patto che venga aggiunta alla formula un'altra componente essenziale, nella fattispecie rappresentata dalla vitamina K, per sublimarla; secondo i 'dubbiosi', infine, questa presunta panacea di tutti i mali sarebbe un mezzo bluff perché tanto, a prenderla o a non prenderla, in fondo in fondo cambia molto poco". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione Umana alla Lum. Ma come, quando e perché prendere la vitamina D? "Le vitamine sono circa 20 sostanze organiche che non vanno considerate alla stregua di un vero e proprio alimento, quanto piuttosto come un complemento essenziale per l'organismo, seppure in piccolissime quantità. Svolgono un'importante funzione di regolazione e protezione e si trovano, in concentrazioni variabili, in quasi tutti gli alimenti - spiega Minelli -Possono essere distinte in vitamine solubili in acqua o idrosolubili: vitamina C, vitamina PP o niacina, vitamine del gruppo B; vitamine solubili nei grassi o liposolubili: vitamina A, vitamina E, vitamina K e vitamina D". Di quest'ultima "si conoscono ben 5 forme tra loro diverse, numerate dalla D1 alla D5, tra le quali spiccano per importanza la D2 (ergocalciferolo) e, soprattutto, la D3 (colecalciferolo) che, oltre a trovarsi in alcuni alimenti animali, viene principalmente elaborata dall'organismo. Questa - precisa lo specialista - è in grado, una volta prodotta ed immessa in circolo, di svolgere le sue funzioni su diversi organi a distanza. Proprio in ragione di tale peculiarità, la vitamina D sembra avere le caratteristiche tipiche di un ormone". Come funziona la vitamina D. "Nella stagione estiva, quando maggiore è l'esposizione al sole, può essere prodotta una quantità di vitamina D3 perfino eccedente rispetto alle esigenze dell'organismo che, in tali circostanze, provvederà ad immagazzinare gli eccessi soprattutto nel tessuto adiposo e nei muscoli, per poi utilizzarli negli eventuali momenti di carenza. Quindi - sottolinea l'immunologo - l'esposizione al sole anche soltanto del viso o delle braccia o delle gambe è la prima regola da rispettare per far sì che la concentrazione di vitamina D nel sangue resti su livelli adeguati. Altra regola importante da considerare è l'orario e la durata dell'esposizione, che può andare dai 20 ai 30 minuti nell'arco temporale della giornata compreso tra le ore 9 e le ore 15. Esiste infatti, nello specifico, la cosiddetta 'regola dell'angolo solare' che, nel caso in cui l'ombra del soggetto esposto al sole dovesse allungarsi più della sua altezza (come accade, per esempio, al tramonto), starebbe ad indicare una scarsa o assente produzione di vitamina D". Come si assume la vitamina D? "Anche se per l'80% del fabbisogno la vitamina D viene generata dall'esposizione alla luce solare - prosegue Minelli - non va comunque sottostimata e men che meno esclusa l'assunzione di adeguate quantità di alimenti contenenti vitamina D. Figurano tra questi l'olio di fegato di merluzzo, i funghi, l'uovo e il latte intero, il salmone, le aringhe, il tonno, lo storione, il burro, il fegato, alcune verdure a foglia verde come il broccolo e il cavolo nero. Un'attenzione particolare va riservata alle condizioni di sovrappeso/obesità, nelle quali l'accumulo della vitamina D in abbondanti strati di tessuto adiposo ne impedisce la conversione nella forma biologicamente attiva - rimarca l'esperto - Sono queste le circostanze nelle quali, aspettando che un auspicabile dimagramento possa rendere più facilmente disponibili le scorte di vitamina D segregate nell'adipe, sarà il caso di addizionare i cibi con vitamina D al fine di aumentarne l'assunzione prevenendo eventuali condizioni di carenza. Dunque, la vitamina D non fa dimagrire, ma una dieta dimagrante certamente contribuisce ad annullare i rischi di una sua eventuale carenza". A cosa fa bene la vitamina D? "La forma biologicamente attiva della vitamina D, ovvero il calcitriolo, promuove l'assorbimento intestinale di calcio e fosforo dei quali stimola, tra l'altro, il riassorbimento tubulare a livello renale - illustra l'immunologo - In sinergia con gli ormoni calcitonina e paratormone, contribuisce in maniera determinante alla salute delle ossa delle quali favorisce la mineralizzazione, la crescita e il rafforzamento. Proprio in ragione della sua capacità di regolare il calcio scheletrico, la vitamina D svolge un ruolo importantissimo nella prevenzione dell'osteoporosi, tanto più in condizioni particolari come la menopausa o la gravidanza. Promuove e regola lo sviluppo di cheratinociti e osteoclasti, importanti cellule strutturali, rispettivamente, della pelle e delle ossa. Inoltre, secondo quanto riportato da un crescente numero di studi in letteratura, al di là dei suoi documentati effetti sul sistema scheletrico, la vitamina D ad alte dosi sarebbe anche in grado di: influire positivamente sul decorso di malattie metaboliche, come ad esempio il diabete mellito di tipo 2, e le malattie del comparto muscolare e tendineo; esercitare un'azione preventiva sull'insorgenza di tumori del colon e della mammella; modulare le attività del sistema immunitario in ragione della presenza su monociti, macrofagi e altre cellule immunocompetenti di specifici recettori per il calcitriolo, ovvero la forma attiva della vitamina D3; assicurare importanti benefici nel decorso di immunopatie come la sclerosi multipla, la vitiligine, le malattie autoimmuni della tiroide, il diabete mellito giovanile". Quanta vitamina D va assunta? "Negli adulti la dose giornaliera raccomandata di vitamina D può oscillare tra le 600 e le 2.000 Unità Internazionali, corrispondenti a quantitativi compresi tra i 15 e i 50 microgrammi. Nei bimbi entro il primo anno di età, al fine di scongiurare il rachitismo, è suggerito un apporto giornaliero di 10 microgrammi. Nelle persone adulte i livelli della vitamina D nel sangue sono considerati normali quando compresi tra un minimo di 30 e un massimo di 100 nanogrammi per millilitro di plasma", precisa Minelli. Deficit di vitamina D "si possono riscontrare: nelle persone incapaci di assimilare vitamina D per presenza di sindrome malassorbitiva intestinale; nei pazienti con insufficienza renale; nei pazienti con insufficienza epatica; nelle persone di età superiore ai 65 anni, per una loro minore attitudine ad esporsi al sole, ma anche per una ridotta efficienza dei sistemi di sintesi cutanea della vitamina D; nei soggetti con pigmentazione scura della pelle; nelle donne in gravidanza e allattamento, nelle quali il livello ottimale di vitamina D non dovrebbe scendere al di sotto di 40 nanogrammi per millilitro di plasma, al fine di proteggere madre e feto da rischi gravidici come la nascita pretermine, la preeclampsia, il diabete gestazionale", ricorda l'immunologo. Eccessi di vitamina D. "Il sovradosaggio può provocare effetti tossici legati al fatto che la vitamina D, essendo liposolubile, si accumula nei tessuti non potendo essere eliminata con le urine. Secondo la Società italiana dell'osteoporosi, del metabolismo minerale e malattie dello scheletro (Siommms), la soglia di tossicità è calcolata a concentrazioni ematiche superiori a 150 nanogrammi/millilitro. I principali effetti del sovradosaggio sono rappresentati da: nausea, mancanza di appetito, sonnolenza, diarrea, poliuria, calcolosi renale, calcificazioni, ipertensione, insufficienza renale", avverte lo specialista. In caso di "assunzioni abbondanti e continuative di vitamina D, che potrebbero esageratamente innalzare i valori del calcio circolante mettendolo in condizioni di accumularsi pericolosamente nelle arterie e nelle vene e di ostruirle, la vitamina K2 può avere un suo perché. Ma se una persona assume le giuste dosi di vitamina D, magari perché è carente della stessa e dopo aver fatto un controllo ematico esplorativo si accorge di avere addirittura bisogno di rimpinguarla, il bisogno di assumere contestualmente la vitamina K2 non avrebbe più alcun motivo d'essere. Una ragione in più per evitare il consueto fai da te, ovvero il 'copia-incolla' dalle fake news più strampalate, e ricorrere saggiamente alla doverosa consultazione medica", conclude Minelli. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Malattie croniche dell'intestino, una guida pratica per clinici e pazienti per la migliore aderenza alle cure
(Adnkronos) - Una delle priorità più urgenti nella gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) riguarda l'aderenza terapeutica. Nonostante l'arrivo di trattamenti sempre più efficaci, rimane la difficoltà nel seguire in modo continuativo e corretto le terapie prescritte, con importanti conseguenze in termini di riacutizzazioni - il cui rischio aumenta fino a 5 volte - peggioramento della qualità della vita e sostenibilità del sistema sanitario. Per rispondere a questa esigenza è stato realizzato il consensus paper 'Therapeutic adherence in inflammatory bowel disease: user guide from a multidisciplinary modified Delphi consensus', una guida pratica rivolta a clinici e pazienti, nata dal lavoro congiunto di un panel multidisciplinare e coordinata da Ferring Italia.
Il documento, presentato oggi a Milano, è frutto di un percorso collaborativo che ha coinvolto clinici esperti in Mici, uno psicologo e un rappresentante dell'associazione di pazienti Amici Onlus (Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino). Il testo raccoglie 12 statement validati e propone raccomandazioni operative per facilitare l'aderenza terapeutica, promuovendo un approccio clinico più personalizzato, efficace e sostenibile nella gestione delle Mici. Strutturato con un confronto secondo il metodo Delphi modificato - informa una nota - ha visto la partecipazione di 33 gastroenterologi italiani insieme ai membri del board scientifico, con l'obiettivo di analizzare le principali barriere all'aderenza, individuare i profili dei pazienti a rischio e proporre soluzioni concrete per rafforzare l'alleanza terapeutica tra medico e paziente. Un elemento fondamentale dell'iniziativa è stato il coinvolgimento diretto dei pazienti, grazie a una survey condotta in Italia da Amici Onlus tra febbraio e giugno 2024, che ha raccolto le risposte di oltre 800 persone con Mici. I dati hanno evidenziato come l'età avanzata, la fragilità fisica e la mancanza di una rete di supporto rappresentino fattori chiave di rischio per la non aderenza. "Dietro ogni terapia ci sono storie di vita, scelte quotidiane, sfide silenziose - spiega Salvo Leone, direttore generale Amici Italia - I pazienti ci raccontano quanto possa essere complesso seguire una cura in modo continuativo, soprattutto quando si è soli, anziani o alle prese con più patologie. Non è solo una questione clinica, ma profondamente umana: aderire a una terapia significa credere in un futuro possibile, sentirsi accompagnati, avere fiducia. Per questo dobbiamo costruire percorsi che vadano oltre la prescrizione, capaci di mettere davvero la persona al centro, ascoltandone le esigenze, rispettandone i limiti, valorizzandone le risorse. E' in questa alleanza, tra medico e paziente, tra scienza e umanità, che si gioca la vera efficacia di ogni cura".
Secondo i dati raccolti dal panel, tra il 30% e il 60% dei pazienti non segue correttamente le indicazioni terapeutiche, con un rischio fino a 5 volte maggiore di riacutizzazione della malattia e un incremento significativo dei costi sanitari. "La scarsa aderenza terapeutica è un problema spesso sottovalutato, ma con conseguenze cliniche e sociali estremamente rilevanti - sottolinea Alessandro Armuzzi, responsabile dell'Unità operativa Malattie infiammatorie croniche intestinali Irccs Istituto clinico Humanitas di Milano - E' strettamente correlata alla progressione della malattia, all'aumento delle riacutizzazioni e, di conseguenza, a un peggioramento significativo della qualità della vita dei pazienti", come confermano i dati della survey. "Le evidenze raccolte indicano chiaramente che un approccio centrato sul paziente e che tenga conto delle sue esigenze reali è fondamentale per migliorare l'aderenza e, di conseguenza, l'efficacia complessiva del percorso terapeutico. Non si tratta solo di curare la malattia - rimarca lo specialista - ma di costruire un percorso sostenibile, condiviso e realmente accessibile".
Uno degli aspetti centrali del consensus riguarda le raccomandazioni per la pratica clinica quotidiana. Nei 12 punti, il documento offre indicazioni concrete per supportare gli operatori sanitari nell'identificazione dei pazienti a rischio di non aderenza, nel miglioramento della comunicazione medico-paziente e nella semplificazione, quando possibile, dei regimi terapeutici. Particolare enfasi è posta proprio sulla semplificazione del trattamento, riconosciuta come una leva fondamentale per migliorare l'aderenza: il 75% dei pazienti - dettaglia la nota - dichiara di preferire la somministrazione orale, mentre il 22% riferisce che una riduzione del numero di somministrazioni renderebbe più semplice seguire la terapia. In generale, ridurre dosi e frequenza può aumentare l'aderenza nel 20-40% dei pazienti, soprattutto in presenza di politerapie o comorbidità. Il documento si propone quindi come uno strumento utile per orientare le scelte cliniche e costruire percorsi terapeutici più sostenibili e personalizzati.
Leva essenziale per migliorare l'aderenza si conferma la comunicazione tra medico e paziente. Il consensus evidenzia che il supporto psicologico può migliorare l'aderenza fino al 30% e ridurre del 40% le riacutizzazioni, migliorando quindi l'efficacia complessiva del percorso terapeutico e la qualità della vita. Inoltre, una comunicazione chiara, empatica e personalizzata favorisce la comprensione da parte del paziente delle indicazioni mediche e rafforza la fiducia nel percorso di cura
Oltre alla semplificazione delle cure, tra le strategie per migliorare l'aderenza ci sono anche l'attenzione ai fattori legati allo stile di vita, il supporto motivazionale e interventi comportamentali che aiutano i pazienti a integrare la terapia nella loro vita quotidiana. "Il comportamento del paziente, il suo stile di vita e la percezione soggettiva della malattia rappresentano elementi chiave nel percorso terapeutico - evidenzia David Lazzari, direttore Uoc Psicologia, azienda ospedaliera di Terni, past president Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi - Per questo motivo, il medico non può limitarsi a prescrivere cure, ma deve costruire, insieme col team sanitario, un'alleanza terapeutica fondata sull'ascolto attivo, sull'empatia e su una comunicazione personalizzata. E' fondamentale adattare il linguaggio e l'approccio in base all'età del paziente, al suo livello di comprensione e ad eventuali difficoltà cognitive, ed assicurare il supporto psicologico quando necessario. Solo così si può favorire l'adesione alla terapia e migliorare realmente la qualità della cura".
Il progetto nasce dalla volontà di Ferring di contribuire in modo attivo e strutturato al miglioramento dell'aderenza terapeutica nelle Mici, attraverso iniziative basate sull'ascolto, sull'evidenza e sulla condivisione multidisciplinare. "L'aderenza è una delle grandi sfide nella gestione delle patologie croniche, in particolare nelle Mici", afferma Tommaso Salanitri, direttore medico di Ferring Italia. Come biofarmaceutica "siamo da sempre impegnati nell'area gastroenterologica, e crediamo fortemente nel valore di unire specialisti, pazienti e ricercatori per costruire una guida realmente utile nella pratica clinica quotidiana. Questo lavoro - aggiunge - rappresenta un passo avanti importante verso un modello di cura più centrato sul paziente, più efficace per i clinici e più sostenibile per il sistema sanitario. L'aderenza non può essere lasciata al caso: va sostenuta con strumenti, semplificazione terapeutica e una comunicazione efficace. Solo così - conclude - possiamo garantire che le terapie esprimano tutto il loro potenziale a beneficio dei pazienti". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Food, 29 settembre a Roma 4a edizione del Pizza Awards Italia
(Adnkronos) - Si terrà lunedì 29 settembre, a Spazio Novecento a Roma, la IV edizione dei 'Pizza Awards Italia', il premio dedicato alle migliori pizzerie e pizzaioli d’Italia – organizzato da Fabio Carnevali, Vincenzo Pagano e dalla E20 – Events Factory – che dalle 11 del mattino alle 21 di sera coinvolgerà i migliori esponenti del mondo pizza dell’intero panorama nazionale. I 'Pizza Awards Italia' sono patrocinati dalla Regione Lazio e dall’assessorato ai grandi eventi del Comune di Roma. “Nati nel 2017 dall’evoluzione del 'Premio MangiaeBevi', i Pizza Awards Italia vogliono contribuire ad accendere i riflettori sulle eccellenze della pizza italiana e sui suoi più valenti rappresentanti, offrendo un giusto riconoscimento a quelle attività e ai professionisti del settore che si sono distinti maggiormente durante gli ultimi 12 mesi”, dichiarano gli organizzatori. Si partirà appunto alle 11 con la prima edizione della 'Pizza Conference', dal tema 'Non è tutto oro ciò che luccica', un talk moderato da Tania Mauri e Vincenzo Pagano e riservato a pizzaioli, addetti ai lavori e imprenditori del settore, che affronterà sette differenti temi legati al mondo pizza: dai “falsi miti” alla mistificazione dei prodotti, dal fenomeno guide e classifiche alle nuove tendenze. Sul palco si alterneranno pizzaioli, giornalisti ed esperti, affinché possa essere non solo un evento di premiazione ma anche un’occasione di formazione professionale. I 'Pizza Awards Italia' sono un vero e proprio 'premio della stampa' in quanto i vincitori saranno decretati da una prestigiosa giuria composta da oltre 200 dei più autorevoli giornalisti gastronomici d’Italia (curatori delle principali guide, direttori e redattori delle testate di settore e responsabili delle pagine dei quotidiani che trattano di enogastronomia), con particolari competenze per il mondo della pizza. I nomi dei giornalisti componenti della giuria saranno svelati al termine dell’evento. Nel corso della manifestazione, saranno assegnati ben 43 premi! La miglior pizzeria d’Italia e le 20 migliori pizzerie regionali sono state votate dalla giuria dei giornalisti secondo le proprie conoscenze dirette e sui seguenti parametri: aspetto, impasto, tecnica, personalità, materie prime, regolarità, rapporto qualità–prezzo, menu, decoro ambiente, servizio di sala. La giuria della stampa decreterà anche i 4 premi ai migliori professionisti: Miglior pizzaiolo dell’anno, Miglior pizzaiola dell’anno, Miglior Pizzaiolo under 35 dell’anno, Miglior fornaio dell’anno. Altri premi speciali saranno assegnati dai media partner e dagli sponsor. Saranno inoltre assegnati 18 premi speciali Altri premi speciali dai media partner e dagli sponsor: miglior pizza tradizionale, miglior pizza contemporanea, miglior pizza creativa, miglior pizza fritta, miglior pizza romana, miglior pizza margherita, miglior carta delle pizze, miglior carta dei vini, miglior carta delle bollicine, miglior carta dei cocktail, miglior carta delle birre, miglior servizio di sala, miglior nuova apertura, miglior catena di pizzerie, miglior format, miglior comunicazione, miglior progetto sociale e miglior pizza al taglio. Le posizioni in classifica delle 150 pizzerie saranno svelate nel corso della serata, attraverso un vero e proprio “countdown” - fino ad arrivare alla migliore pizzeria d’Italia - dalla presentatrice dell’evento, la giornalista tv Barbara Politi. Usciranno invece dalle nomination i vincitori dei premi dei migliori professionisti (5 nomination per categoria), delle migliori pizzerie regionali e dei premi speciali (3 nomination). Tutte le classifiche saranno pubblicate al termine dell’evento sul sito ufficiale www.pizzaawards.it e sui siti dei media partner Scatti di Gusto, MangiaeBevi, Pizza Magazine, Italia a Tavola, Cronache di Gusto, Il Forchettiere e Forchette d’Italia. Tra i media partner anche l’emittente Alma TV e la radio ufficiale Dimensione Suono Roma. Durante l’orario del pranzo (dalle 13 alle 14.30) 5 pizzaioli sforneranno le loro fantastiche pizze. Rigorosamente in ordine alfabetico: Francesco Calo’ (Avenida Calò – Roma) – pizza tonda; Alessandro Lo Stocco (testimonial Ital Forni) – pizza in teglia; Angelo Pezzella (Pizzeria con cucina – Roma) – pizza tonda; Emanuele Riemma (Maiori – Cagliari) – pizza tonda; Pierdaniele Seu (Seu Illuminati e Tac - Roma) – pizza tonda. Al termine della cerimonia di consegna dei Pizza Awards Italia sarà invece il momento del 'Gala della pizza', che vedrà impegnati ai forni: Salvatore Lioniello (da Lioniello – Succivo/Ce) – pizza tonda; Alessandro Lo Stocco (testimonial Ital Forni) – pizza in teglia; Jacopo Mercuro (180 g - Roma) – pizza tonda; Carlo Sammarco (Pizzeria 2.0 – Aversa/CE) – pizza tonda; Gino Sorbillo (Ai Tribunali - Napoli) – pizza tonda . La realizzazione dei Pizza Awards Italia è stata possibile grazie al supporto delle aziende Mulino Caputo (azienda di farina partner delle migliori pizzerie), Latteria Sorrentina (fior di latte e prodotti caseari), La Fiammante (pomodoro italiano 100% da filiera corta) – che faranno assaggiare i propri prodotti ai loro banchi - e Italforni (forni elettrici professionali per la pizza). Oltre alla pizza sfornata dai maestri impegnati ai forni ci saranno diversi banchi di degustazione dove poter assaggiare delle vere e proprie chicche gastronomiche (da Cibaria a Fritti Gourmet), vini e bollicine di alcune aziende laziali. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
L'eccellenza del lusso incontra la tecnologia: partnership tra LVMH e Adyen
(Adnkronos) - Adyen, la piattaforma tecnologica finanziaria scelta da numerose aziende leader a livello globale, ha annunciato una partnership strategica con LVMH, leader mondiale nel settore dei beni di lusso. L'iniziativa, di portata internazionale, è focalizzata sull'unificazione dei sistemi di pagamento in quasi 50 delle sue prestigiose Maison, con l'obiettivo di offrire un'esperienza d'acquisto impeccabile e coerente in ogni punto di contatto. La collaborazione, avviata nel 2020, si inserisce nella più ampia strategia di LVMH volta a rafforzare le sinergie tra le sue diverse Maison, che spaziano dalla moda e pelletteria all'orologeria, dalla gioielleria alla cosmetica. L'implementazione delle soluzioni Adyen ha già coperto più di 1.000 negozi in Europa, APAC e nelle Americhe, portando benefici concreti sin dalle prime fasi del progetto. Tra questi, spiccano l’introduzione di terminali mobili e della tecnologia Tap to Pay per un'esperienza in-store più fluida, una notevole riduzione dell'inserimento manuale dei dati e l’automazione delle procedure di riconciliazione e chiusura giornaliera. Uno degli obiettivi principali della partnership è il miglioramento dell'esperienza complessiva, non solo per il cliente finale, ma anche per il personale di vendita. "Questo progetto si inserisce nella nostra più ampia ambizione di offrire un’esperienza cliente impeccabile, in linea con la qualità dei nostri prodotti e l’artigianalità delle nostre Maison", ha affermato Arnaud Bodzon, Group Payment Director di LVMH. "Questo vale non solo per i clienti finali, ma anche per i nostri sales advisor che utilizzano le soluzioni. Ora possono concentrarsi pienamente sul loro ruolo principale – consigliare e assistere i nostri clienti – senza doversi preoccupare della gestione dei pagamenti”. L'impegno a offrire un'esperienza di alto livello è una visione condivisa da entrambi i partner. "La nostra partnership con LVMH riflette una visione condivisa: creare esperienze significative e agevoli per i clienti nel mondo del retail di alta gamma", ha commentato Ethan Tandowsky, CFO di Adyen. "Oltre a facilitare i pagamenti, stiamo lavorando insieme per valorizzare ogni punto di contatto all’interno delle Maison di LVMH, assicurandoci che l’esperienza dei clienti sia all’altezza dei prodotti di lusso che acquistano. Non vedo l’ora di scoprire cosa potremo realizzare insieme a LVMH in questo nuovo capitolo”. Il successo del progetto è stato garantito anche da un supporto personalizzato e diretto da parte di Adyen, che ha saputo adattarsi alle esigenze specifiche di ogni boutique. Come ha aggiunto Arnaud Bodzon: "Un supporto operativo e diretto è un fattore chiave di successo nella gestione di progetti di integrazione in un gruppo come LVMH. L’expertise di Adyen gli ha permesso di rispondere e adattarsi alle nostre esigenze specifiche”. L'unificazione dei sistemi di pagamento è un processo in continua espansione, destinato a rafforzare un'ambizione comune: offrire un'esperienza di pagamento elegante, efficiente e realmente globale. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giovani e AI: 2 su 3 ne riconoscono il valore ma si sentono impreparati
(Adnkronos) - Nonostante l'incertezza occupazionale e la crescente automazione di alcune posizioni, la nuova generazione guarda all’intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come un'opportunità. A rivelarlo è il recente osservatorio ASUS Business, condotto da Research Dogma, che ha indagato il punto di vista di un campione di giovani laureati e laureandi under 30. Lo studio, tuttavia, svela un paradosso sorprendente: pur riconoscendo il potenziale dell'AI, la maggior parte di loro si sente ancora impreparata ad affrontarlo. I dati raccolti mostrano una evidente lacuna nelle competenze digitali: sebbene oltre la metà degli intervistati si consideri un utente "di buon livello" con il computer, solo il 37% si dichiara molto preparato nell’uso di programmi e software. La cifra scende drasticamente quando il focus si sposta sull'intelligenza artificiale, dove solo il 24% dei giovani si sente realmente competente. Questo scenario mette in luce come una generazione nata e cresciuta con la tecnologia a portata di mano dimostri una preparazione ancora incompleta sulle competenze digitali che saranno decisive per il futuro. D'altra parte, il quadro cambia quando si parla di percezione. La ricerca evidenzia un entusiasmo critico verso l’evoluzione tecnologica. Quasi la totalità degli intervistati (95%) riconosce che l'AI avrà un impatto significativo sul lavoro, e il 76% ritiene che le competenze in questo ambito saranno sempre più fondamentali. Tuttavia, il 40% di questi ritiene che l'impatto sarà meno radicale di quanto spesso si narra. I giovani dimostrano un approccio lucido e pragmatico, accogliendo l'AI come un alleato per migliorare la produttività, la creatività e per liberare tempo da mansioni ripetitive, con l'obiettivo finale di ridefinire le priorità personali e professionali. Questo pragmatismo valoriale si riflette anche sulle priorità che i giovani assegnano al lavoro. La ricerca sfata il luogo comune secondo cui essi cercherebbero solo aziende con principi etici astratti, mostrando invece una preferenza per comportamenti concreti e tangibili. Tra le priorità, infatti, al primo posto rimane la giusta remunerazione (53%), seguita subito dopo dalla flessibilità dei tempi di lavoro (46%). Questo indica una generazione che pone al centro i propri bisogni concreti, come il giusto compenso e un equilibrio tra carriera, crescita personale e qualità della vita.
Lavinia Fogolari, Head of Marketing SYS di ASUS, ha commentato i risultati: "I risultati di questa ricerca offrono un segnale chiaro: i giovani guardano all’intelligenza artificiale con uno spirito pragmatico, riconoscendone il potenziale per migliorare produttività e creatività, senza perdere di vista la necessità di un equilibrio tra lavoro e vita personale”. Ha aggiunto inoltre che “è incoraggiante vedere come questa generazione non consideri la tecnologia una minaccia, bensì un alleato con cui costruire un futuro professionale più sostenibile e motivante. Per questo motivo ASUS si impegna a supportarli con strumenti e soluzioni che possano rafforzare le loro competenze digitali, rendendole davvero centrali nella loro crescita. La gamma di PC ASUS ExpertBook, ad esempio, risponde a questa visione, offrendo funzionalità AI integrate che ottimizzano il lavoro ibrido, come l’ottimizzazione automatica delle risorse di sistema e la cancellazione del rumore in tempo reale."
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Lollipop Chainsaw RePOP arriva su Nintendo Switch 2 a novembre
(Adnkronos) - Dragami Games ha annunciato Lollipop Chainsaw RePOP – Nintendo Switch 2 Edition, in uscita a novembre. Gli utenti che possiedono già la versione per Switch potranno passare alla nuova edizione tramite un Upgrade Pass, anche se non è ancora chiaro se l’operazione sarà gratuita o a pagamento. La nuova versione sfrutterà le capacità della console di nuova generazione con miglioramenti “significativi” a risoluzione, frame rate e qualità grafica complessiva, offrendo un’esperienza superiore rispetto all’attuale edizione per Switch. Il gioco sarà inoltre giocabile in anteprima al Tokyo Game Show 2025, in programma dal 25 al 28 settembre al Makuhari Messe di Chiba. I visitatori che proveranno la demo riceveranno in regalo una speciale clear file a tema Lollipop Chainsaw. Lollipop Chainsaw RePOP ha debuttato per la prima volta il 12 settembre 2024 su PlayStation 5, Xbox Series, Switch e PC via Steam, seguito dal lancio su PlayStation 4 e Xbox One il 2 dicembre 2024. Al 12 agosto 2025, le vendite complessive hanno superato quota 300.000 copie. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tesla sotto indagine per le maniglie difettose che intrappolano i passeggeri
(Adnkronos) - Le autorità statunitensi hanno aperto una nuova indagine su Tesla a causa delle maniglie elettroniche delle portiere, accusate di non funzionare correttamente e di poter bloccare le persone all’interno dei veicoli. A occuparsene è la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), che ha segnalato numerose denunce da parte dei proprietari, con particolare attenzione ai casi che hanno coinvolto bambini rimasti intrappolati senza possibilità di uscita. L’apertura dell’inchiesta arriva pochi giorni dopo un’inchiesta di Bloomberg che riportava gravi incidenti a seguito di malfunzionamenti delle portiere, con alcuni automobilisti feriti dopo essere rimasti bloccati nelle loro auto in seguito a un impatto. Le maniglie Tesla, a filo con la carrozzeria per motivi aerodinamici e completamente elettroniche, sono da tempo al centro di discussioni anche fuori dagli Stati Uniti: il governo cinese sta valutando di vietarle per ragioni di sicurezza. Secondo la NHTSA, il problema sarebbe legato all’alimentazione elettrica a bassa tensione, che può rendere inoperabili le maniglie. Al momento l’indagine riguarda circa 174.000 Model Y, ma non è escluso un ampliamento. Le verifiche puntano a valutare il sistema con cui Tesla fornisce energia alle serrature e la sua affidabilità. L’attenzione si concentra soprattutto sull’apertura dall’esterno, visto che in quel caso non è disponibile un meccanismo manuale. L’agenzia americana ha reso noto di aver ricevuto almeno nove segnalazioni di bambini rimasti bloccati all’interno dei veicoli per colpa di guasti alla batteria ausiliaria. In diversi casi i genitori non sono riusciti a riaprire le portiere dall’esterno, mentre i piccoli non erano in grado di utilizzare la leva di emergenza all’interno dell’abitacolo. "L’intrappolamento in un veicolo è particolarmente preoccupante in situazioni di emergenza, come quando si tratta di bambini chiusi in un’auto esposta al calore", sottolinea la NHTSA. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Microsoft scommette 30 miliardi di dollari sull’IA nel Regno Unito
(Adnkronos) - Microsoft ha annunciato un maxi investimento da 30 miliardi di dollari (circa 25 miliardi di euro) nel Regno Unito, destinato a sostenere lo sviluppo e l’adozione dell’intelligenza artificiale dal 2025 al 2028. Oltre metà della cifra sarà impiegata in spese infrastrutturali, tra cui la costruzione del più potente supercomputer del Paese, equipaggiato con oltre 23.000 GPU avanzate in collaborazione con Nscale, e l’espansione dei data center già operativi. “Non parliamo di promesse astratte, ma di sterline concrete. Ogni centesimo di questo investimento sarà ben speso”, ha sottolineato Brad Smith, vice chair e presidente di Microsoft, durante un briefing con la stampa. La dichiarazione è arrivata poche ore dopo l’annuncio di Google, che nello stesso contesto ha svelato un piano da 5 miliardi di sterline per un nuovo data center a Waltham Cross, in Hertfordshire. Smith ha definito l’operazione un “notevole passo avanti” rispetto agli impegni già presi nel 2023, sottolineando che l’investimento rappresenterà oltre due terzi del totale delle nuove iniziative tecnologiche annunciate nel Regno Unito questa settimana. Il presidente di Microsoft ha voluto anche evidenziare la natura collaborativa del progetto, parlando di una strategia sviluppata “non solo nel Regno Unito, ma con partner del Regno Unito”. L’annuncio arriva in concomitanza con la visita ufficiale del presidente Donald Trump a Londra, rafforzando la percezione di un asse sempre più stretto tra Stati Uniti e Regno Unito sul fronte tecnologico. Smith ha chiarito che l’iniziativa non è stata richiesta dall’amministrazione americana, ma ha riconosciuto la tempistica favorevole per il governo britannico. Il nuovo impegno segna un’inversione di rotta rispetto alle tensioni degli anni scorsi, quando Smith aveva criticato duramente la Competition and Markets Authority durante la controversa acquisizione di Activision Blizzard, arrivando a dichiarare che l’Unione Europea appariva “un luogo più attraente per avviare un business” rispetto al Regno Unito. Oggi, invece, il manager ha elogiato sia l’ex premier Rishi Sunak sia l’attuale Primo Ministro Keir Starmer per gli sforzi di riforma e stabilizzazione normativa. Starmer ha definito l’operazione Microsoft “una potente dimostrazione di fiducia nella leadership britannica nel settore dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie avanzate”, mentre la cancelliera Rachel Reeves ha accolto con toni simili l’investimento di Google. La metà restante dei 30 miliardi di dollari sarà destinata a sostenere le attività correnti di Microsoft nel Paese, che impiega oltre 6.000 persone e mantiene sedi di ricerca e sviluppo a Cambridge, Reading e Londra, nonostante la chiusura del grande flagship store londinese avvenuta all’inizio dell’anno. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Alimentazione, meno gas serra e diabete tipo 2, studio rilancia la dieta planetaria
(Adnkronos) - Il suo colore è il 'verde'. E' una dieta a base prevalentemente vegetariana che in più punta a rispondere all'esigenza sempre più diffusa di chi vuole uno stile di vita amico del pianeta. Gli addetti ai lavori l'hanno battezzata dieta planetaria o dieta della salute planetaria (Planetary Health Diet, Phd). E' da tempo sotto la lente e secondo un nuovo studio condotto da Solomon Sowah e colleghi della Mrc Epidemiology Unit dell'Università di Cambridge, Regno Unito, questo regime incentrato su cibi sani di origine vegetale può ridurre il rischio di diabete di tipo 2 e al contempo le emissioni di gas serra. Il lavoro, pubblicato sulla rivista open access 'Plos Medicine', affronta un problema su cui la sensibilità delle persone è in crescita: c'è un crescente filone di ricerca che dimostra che gli alimenti non sani non solo hanno un impatto sulla salute, ma sono anche dannosi per l'ambiente. Diete come la Phd raccomandano elevate quantità di alimenti sani di origine vegetale e un consumo limitato di alimenti di origine animale e bevande zuccherate per migliorare la salute sia umana che ambientale. Ma i dati sull'impatto di questi tipi di diete mostrano risultati incoerenti e inoltre sono pochi i dati epidemiologici che esaminano specificamente l'effetto sul diabete di tipo 2 o su fattori ambientali, come le emissioni di gas serra. Nel nuovo studio i ricercatori hanno analizzato i dati nutrizionali di oltre 23mila persone nel Regno Unito, raccolti in tre momenti diversi nell'arco di 20 anni, e hanno scoperto che una maggiore aderenza alla dieta Phd era associata a una minore incidenza di diabete di tipo 2. Nel dettaglio, i partecipanti nel gruppo con il massimo di aderenza avevano un'incidenza di diabete di tipo 2 inferiore del 32% rispetto a quelli nella quota con l'aderenza più bassa. Inoltre, riferiscono i ricercatori, una maggiore aderenza alla Planetary Health Diet risultava anche associata a minori emissioni di gas serra: tra coloro che rientravano nella quota più allineata al regime alimentare, le emissioni di gas serra erano inferiori del 18% rispetto alla quota meno aderente. Gli autori osservano che, sebbene lo studio non dimostri un nesso causale diretto tra la dieta Phd e il minor impatto di diabete di tipo 2, promuovere diete più sane a base vegetale potrebbe essere una strategia importante per prevenire la malattia del sangue dolce e ridurre al contempo l'impatto negativo della dieta sull'ambiente. "La nostra motivazione per questo studio - commenta Sowah - era quella di affrontare le limitate evidenze riguardanti l'associazione tra dieta planetaria e incidenza del diabete di tipo 2 e le emissioni di gas serra nella popolazione europea. E abbiamo scoperto così che la dieta planetaria, contenente maggiori quantità di cereali integrali, frutta e verdura e minori quantità di carne rossa e lavorata e bevande zuccherate, era associata a una minore incidenza del diabete di tipo 2 e a minori emissioni di gas serra legate alla dieta". I risultati, aggiunge Nita Forouhi, autrice senior dello studio, "supportano il potenziale della dieta per la salute planetaria nel contribuire in modo significativo alla prevenzione del diabete di tipo 2. Inoltre, seguire la Phd è anche associato a un minore impatto ambientale. Pertanto, offre una soluzione vantaggiosa per tutti, contribuendo potenzialmente a migliorare la salute e l'ambiente. Sarà necessario l'intervento di tutti gli attori, comprese le singole persone e i responsabili politici, per consentire un consumo alimentare in linea con questo approccio dietetico". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)









