Infortuni, successo per Safety Expo: prevenzione incendi guarda a futuro fra nuove tecnologie e formazione
(Adnkronos) - Innovazione, ai, sostenibilità, semplificazione normativa e rischi emergenti: questi i temi al centro di Safety Expo 2025, che nell’edizione dedicata alla prevenzione incendi ha sfiorato le 6000 presenze, tra professionisti e operatori del settore. Con un programma ricco di eventi e sessioni di aggiornamento ha ospitato più di 160 aziende provenienti da sei Paesi europei (Regno Unito, Germania, Austria, Francia, Belgio, Lussemburgo) e da numerose regioni italiane. Nei due giorni di fiera oltre 90 incontri hanno animato il dibattito sulla prevenzione e sulla sicurezza antincendio, coinvolgendo istituzioni, esperti e stakeholder della fire safety. Tra questi, 12 convegni organizzati dalla rivista Antincendio in collaborazione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e da enti e associazioni di settore, 16 seminari tecnici, 47 corsi di formazione, di cui 12 con attività pratica, curati dall’Istituto Informa, Aias e Aifos, e 18 sessioni teorico-dimostrative dedicate alla corretta manutenzione dei presidi antincendio. Accanto al ricco programma convegnistico, la manifestazione ha offerto un’area espositiva di standard elevato, con sistemi e dispositivi di ultima generazione, soluzioni di protezione passiva e attiva, attrezzature e tecnologie antincendio. Un’offerta completa che conferma Safety Expo - Prevenzione Incendi come punto di riferimento per l’innovazione e lo sviluppo del settore. Particolare attenzione è stata riservata alle soluzioni tecnologiche più recenti: dagli estintori a basso impatto ambientale ai nebulizzatori antincendio automatici ad uso residenziale, fino ai robot autonomi per la rilevazione di surriscaldamenti e principi di incendio, oltre a dispositivi e materiali sempre più performanti. La seconda giornata ha acceso i riflettori sulla transizione digitale evidenziando, che, oltre alle potenzialità dell’Ai, sono indispensabili fondamenti solidi come digitalizzazione, cultura del dato, formazione e organizzazione. Su questo tema, Maddalena Rostagno, Coord. task group generative ai – Fa1 european material modelling council e leader wg innovation construction Iam-i (ec platform), ha evidenziato: “Le potenzialità dell’intelligenza artificiale nella prevenzione degli incendi sono straordinarie, soprattutto sul fronte delle analisi predittive basate su deep learning e machine learning. Oggi, grazie a calcolatori molto più potenti rispetto al passato, è possibile elaborare milioni di dati e arrivare a previsioni sempre più ampie e precise. È qui che possiamo compiere un vero salto in avanti. Allo stesso tempo dobbiamo muoverci con cautela: esiste infatti il rischio di investire male, cercando di applicare algoritmi a processi che non ne hanno realmente bisogno. Prima di introdurre l’AI è indispensabile un’analisi strutturale delle aziende, perché senza una vera cultura del dato le opportunità rischiano di rimanere inespresse”. Nel tracciare il bilancio dell’edizione, il presidente di Safety Expo, Andrea Pais Tarsilia, ha sottolineato come la sicurezza sia il risultato di un insieme di competenze e strumenti che devono lavorare in sinergia. “La sicurezza si costruisce come un mosaico in cui ogni tassello – normative, progettazione, manutenzione, dispositivi e competenze – concorre a creare un sistema efficace di protezione e tutela collettiva. Abbiamo vinto la scommessa di sdoppiare Safety Expo, puntando sulla specializzazione per offrire contenuti ancora più mirati: l’alto livello degli interventi, la ricca area espositiva e il confronto diretto tra istituzioni e professionisti hanno confermato l’evento come punto di riferimento per la community della prevenzione incendi. L’appuntamento è ora a settembre del prossimo anno con Safety Expo - sicurezza sul lavoro”. Safety Expo - Prevenzione Incendi è organizzato da Epc Periodici in collaborazione con la rivista Antincendio e l’Istituto Informa che lavorano in sinergia per costruire una cultura della sicurezza e della prevenzione. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Salute, con calo termico prime insidie, ecco perché il freddo favorisce virus e batteri
(Adnkronos) - Con la discesa delle temperature "iniziano ad emergere alcuni rischi per il corpo umano e dal punto di vista infettivo si vedono le prime infezioni delle vie respiratorie. Accade infatti che il raffreddamento delle mucose - che agiscono come barriera naturale che impedisce a corpi estranei e agenti patogeni di penetrare nell'organismo - riduce la loro idratazione e gli agenti patogeni hanno più possibilità di penetrare e scatenare un'infiammazione. In risposta, il corpo aumenta la produzione di muco per allontanare i germi. Se questa protezione non è sufficiente, si attivano anche le cellule di difesa dell'organismo che combattono virus e batteri. Ma il freddo può intaccare anche l'efficienza delle ciglia sulle mucose: se non 'spazzolano' perché bloccate, accade che i patogeni hanno accesso libero alle vie respiratorie. Ed ecco che con i primi freddi arrivano anche gli starnuti, un primo segnale d'allarme". Lo spiega all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali). Cosa fare? "Contro l'influenza va fatto il vaccino", risponde Andreoni, che consiglia "per i soggetti più fragili anche l'uso della mascherina: è una barriera fisica, virus e batteri devo 'sudare' per farcela". Chi rischia di più quando il termometro va giù? "Chi soffre di disturbi cardiovascolari: il freddo - avverte - può mettere a dura prova il loro cuore che deve aumentare la propria attività nel produrre calore all'organismo. Quindi cardiopatici e poi anche chi ha problemi a livello vascolare: il freddo potrebbe peggiorare il quadro clinico". Gli integratori di vitamina C possono aiutare? "Con una dieta ricca di frutta, verdura e proteine abbiamo tutti i sali e le vitamine che ci servono - precisa Andreoni - Certamente una mancanza di sali minerali e vitamine influisce negativamente sulla nostra immunità e nella capacità di 'difenderci'. Il consiglio di integrare vale per chi non ha una alimentazione equilibrata". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sclerosi multipla, nuovi criteri per diagnosi più rapide e precise
(Adnkronos) - Per la sclerosi multipla diagnosi sempre più rapide, accurate e basate sulle evidenze biologiche. E' la promessa dei nuovi criteri McDonald pubblicati su 'The Lancet Neurology', aggiornamenti che per l'Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) e la sua Fondazione Fism segnano "un cambiamento profondo nella pratica clinica" contro la malattia neurodegenerativa. Le nuove modifiche ai criteri McDonald, che ampliano quelli del 2017 - spiega l'Aism - puntano a ridurre ulteriormente i tempi di diagnosi: da una media di 4 anni nel 2001 si è passati oggi a pochi mesi. I criteri, riferimento internazionale dal 2001, vengono aggiornati con indicazioni specifiche per bambini e adulti over 50, semplificando l'interpretazione degli esami (in particolare della risonanza magnetica) e introducendo strumenti diagnostici più economici e meno invasivi, utili anche nei contesti con risorse limitate. La revisione è frutto del lavoro di un comitato internazionale di 56 esperti da 16 Paesi, con competenze multidisciplinari. Oltre ai dati scientifici, il gruppo ha considerato anche ciò che conta davvero per chi vive la malattia: ridurre l'incertezza, migliorare l'accesso alle cure e valorizzare la qualità della vita. L'opera di aggiornamento è stata coordinata dall'International Advisory Committee on Clinical Trials in Multiple Sclerosis, di cui Aism con la sua Fondazione Fism fa parte, organismo scientifico sostenuto dalla National Multiple Sclerosis Society statunitense e dall'Ectrims, European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis. Aism e Fism - si legge in una nota - accolgono con favore l'aggiornamento dei criteri McDonald e si impegnano a favorire l'adozione consapevole dei nuovi criteri nella pratica clinica italiana, attraverso iniziative di formazione, confronto e collaborazione con i professionisti sanitari, affinché ogni persona possa accedere a una diagnosi chiara tempestiva e accurata, ovunque si trovi. "I nuovi criteri rappresentano un cambiamento concreto nella diagnosi della sclerosi multipla (Sm): sono più sensibili e permettono un accesso più rapido alle cure, soprattutto nei casi più gravi. Resta fondamentale il ruolo del clinico, che interpreta i dati e distingue la Sm da altre patologie simili. Una diagnosi tempestiva consente di iniziare subito i trattamenti efficaci, migliorando in modo significativo il decorso della malattia e offrendo alle persone la possibilità di affrontarla con maggiore consapevolezza per il proprio futuro", dichiara Mario Alberto Battaglia, presidente Fism. "Come Aism - aggiunge Paola Zaratin, direttore Ricerca scientifica dell'associazione - ci impegniamo affinché questi aggiornamenti vengano recepiti nella pratica clinica italiana, perché ogni giorno perso nella diagnosi è un giorno perso nella possibilità di prevenire la progressione di malattia". Sono 2,8 milioni le persone con sclerosi multipla nel mondo, ricorda l'Aism. In Italia la malattia colpisce oltre 144mila persone, con 1 nuova diagnosi ogni 3 ore. La Sm è la prima causa di disabilità neurologica nei giovani adulti dopo i traumi e interessa soprattutto le donne, con un'incidenza doppia rispetto agli uomini. Le revisioni dei criteri McDonald - illustra la nota - si articolano in 3 ambiti principali: il rafforzamento delle basi biologiche della malattia, la semplificazione del percorso diagnostico e l'aumento della precisione nella diagnosi. Con l'aggiornamento viene riconosciuta la possibilità di diagnosticare la sclerosi multipla anche in presenza della sindrome radiologicamente isolata (Ris), osservata in persone senza sintomi clinici tipici della malattia, ma che presentano danni alla sostanza bianca del sistema nervoso centrale rilevate attraverso risonanza magnetica (Rm). Inoltre, non è più necessario dimostrare che le lesioni si siano formate in momenti diversi (la cosiddetta disseminazione nel tempo, Dit); ora è sufficiente rilevare lesioni in almeno 2 delle 5 aree principali del sistema nervoso central (disseminazione nello spazio, Dis). Ancora, il nervo ottico misurato con tomografia a coerenza ottica (Oct) per valutarne lo spessore entra ufficialmente tra le sedi anatomiche considerate per la diagnosi. Inoltre, viene introdotta la misurazione sul liquido spinale delle catene leggere kappa (kFLCs). Nei pazienti sopra i 50 anni, con fattori di rischio vascolare come ipertensione, diabete, colesterolo alto, fumo o disturbi da cefalea, è consigliato l'uso di criteri aggiuntivi per confermare la diagnosi. Anche nei bambini e negli adolescenti, per garantire una diagnosi corretta, sono indicati esami di laboratorio supplementari. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Malattia dell'occhio secco, a Milano weekend tra informazione e screening
(Adnkronos) - Questo fine settimana i cittadini milanesi hanno un appuntamento con la salute degli occhi: da venerdì 19 a domenica 21 settembre arriva in piazza Duca d'Aosta l'EyeGloo della campagna 'Occhi secchi? Falli vedere', iniziativa di informazione sulla malattia dell'occhio secco promossa da Alcon, azienda leader nell'eye care, con il patrocinio del Comune di Milano. La struttura EyeGloo sarà dedicata alla conoscenza e allo screening di questa patologia degli occhi, con specialisti a disposizione delle persone interessate nelle 3 giornate, dalle 10 alle 19. I cittadini che visiteranno l'EyeGloo potranno ricevere una consulenza specialistica gratuita, con la possibilità di effettuare uno screening per la patologia e di ritirare del materiale informativo. Lo screening sarà effettuato tramite un insieme di esami per individuare i sintomi e i segni della malattia dell'occhio secco. Tre specialisti di riferimento a livello nazionale saranno garanti scientifici della campagna: Stefano Barabino, responsabile Centro superficie oculare e occhio secco, ospedale L. Sacco università di Milano; Antonio Di Zazzo, associato di Malattie dell'apparato visivo, università Campus Bio-Medico di Roma; Vincenzo Orfeo, responsabile Uo Oculistica, Clinica Mediterranea di Napoli. La malattia dell'occhio secco è una patologia piuttosto comune - ricordano i promotori dell'iniziativa - legata a fattori di rischio come l'età e i cambiamenti ormonali, ma anche a diversi fattori ambientali. Bruciore degli occhi, arrossamento, prurito, irritazione, sensazione di corpo estraneo, fotofobia sono i sintomi più comuni, che possono sembrare banali e quindi vengono spesso sottovalutati o completamente ignorati, ma che per 1 italiano su 5, circa 13 milioni di persone, possono essere riconducibili a una diagnosi di questa malattia infiammatoria cronica degli occhi. "Quando sentiamo gli occhi bruciare magari non gli diamo peso, pensiamo possa essere un sintomo di poco conto. In realtà - sottolinea Barabino - potrebbe essere il segnale di un'alterazione del sistema della superficie oculare, di un'infiammazione che può cronicizzare in una malattia dell'occhio secco e peggiorare nel tempo. L'obiettivo dello screening è quello di valutare e quantificare i sintomi riportati dal paziente, analizzando contemporaneamente alcuni segni clinici di alterazione del sistema della superficie oculare, per arrivare ad una diagnosi più completa. A volte ci sono dei sintomi chiari che si riferiscono a questa malattia, altre volte questi sintomi sono più sfumati, ma è fondamentale non sottovalutarli: invito dunque tutti i cittadini milanesi a informarsi sulla malattia dell'occhio secco e a partecipare a questa iniziativa". La malattia dell'occhio secco è una patologia che condiziona la qualità di vita di chi ne è colpito, ma che può essere trattata efficacemente - assicurano gli esperti - se diagnosticata correttamente. La scarsa conoscenza e consapevolezza su questa patologia portano spesso i pazienti a non rivolgersi in prima battuta all'oculista, ritardando così la diagnosi e la prescrizione di trattamenti mirati e specifici. Per informazioni sulla malattia dell'occhio secco e per accedere a tutte le risorse della campagna: www.occhisecchi.it. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
In Italia 60mila arresti cardiaci l'anno, 'legge su defibrillatori non si applica'
(Adnkronos) - Ogni anno in Europa si registrano circa 400mila arresti cardiaci extraospedalieri, di cui 60mila solo in Italia. "La velocità dei soccorsi in caso di arresto cardiaco è vitale perché la possibilità di sopravvivenza diminuisce del 10% per ogni minuto che passa e per questo è essenziale, oltre a una rapida attivazione del 112, insegnare a quante più persone possibili le manovre salvavita come il massaggio cardiaco e l'utilizzo del defibrillatore", ricorda Andrea Scapigliati, presidente di Italian Resuscitation Council (Irc). "L'Italia - aggiunge - con l'esemplare legge 116 entrata in vigore nel 2021, si sarebbe già potuta dotare degli strumenti necessari per realizzare tutto questo: è un vero peccato che, a 4 anni di distanza dall'approvazione definitiva della legge, dell'applicazione nazionale ancora non si sappia nulla e che siano pochissime le Regioni che se ne siano dotate. Ricordiamoci che l'intervento di chiunque sia accanto alla vittima di arresto è l'anello fondamentale nella catena dei soccorsi. Guidati al telefono dagli operatori del 112 e del 118, i soccorritori occasionali possono infatti già eseguire il massaggio cardiaco e utilizzare il Dae accorciando i tempi di intervento e contribuendo più di ogni altra cosa alla sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco". Per sensibilizzare su questi temi, Irc promuoverà tra il 13 e il 19 ottobre 'Viva! La settimana della rianimazione cardiopolmonare', con decine di eventi gratuiti e aperti al pubblico in tutta Italia in cui ci saranno dimostrazioni pratiche di primo soccorso insieme ad attività ludico-educative e informative pensate anche per i più giovani. L'iniziativa ha il patrocinio di Senato, Camera, ministeri per lo Sport e i Giovani e dell'Istruzione e del Merito, Sport & Salute. Il più grande studio in Europa sugli arresti cardiaci, 'EuReCa Three' pubblicato su 'Resuscitation' - riporta l'Irc in una nota - ha analizzato oltre 45mila casi di arresto cardiaco extra-ospedaliero in 28 Paesi europei e ha evidenziato che la sopravvivenza media all'arresto cardiaco è del 7,5%. L'Italia fa registrare una percentuale leggermente inferiore, pari al 6,6%, calcolata tuttavia su un campione di piccole dimensioni (4.047 casi) e meno rappresentativo della situazione generale italiana. Alla raccolta dei dati ha lavorato anche l'Irc, società scientifica che riunisce in Italia medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare. "In Italia non è ancora disponibile su scala nazionale uno strumento prezioso che potrebbe incrementare la tempestività della catena dei soccorsi, ovvero l'applicazione nazionale per cellulari, prevista dalla legge 116 del 2021, che censisce e geolocalizza i defibrillatori automatici esterni (Dae) installati sul territorio, e consente anche ai soccorritori occasionali di trovarli subito in caso di emergenza e di utilizzarli sulla base delle indicazioni ricevute al telefono dagli operatori del 118, in attesa dell’arrivo dei soccorsi", segnala l'Irc. Secondo Federico Semeraro, presidente di European Resuscitation Council (Erc) e coordinatore della ricerca in Italia, "i risultati italiani, come il tasso di ripristino della circolazione spontanea significativamente inferiore alla media europea, pongono l'intero Servizio sanitario nazionale di fronte a una sfida importante e a un'opportunità di miglioramento basata su solide evidenze scientifiche. E' fondamentale investire nella formazione del personale, nell'ottimizzazione dei tempi di risposta e nel miglioramento della qualità delle manovre rianimatorie per colmare questo divario e garantire alle persone in Italia le stesse possibilità di sopravvivenza dei loro concittadini europei. Diventa inoltre strategico attivare un registro nazionale degli arresti cardiaci che possa misurare in modo più fedele la realtà di ogni regione. I dati di 'EuReCa Three' sono stati raccolti su base volontaria e rappresentano solo una minima parte del Paese. Non misurare ciò che accade in Italia ci mette nella condizione di sembrare meno performanti rispetto ai Paesi europei in cui è stato implementato un registro nazionale o regionale degli arresti cardiaci". 'Viva! la settimana della rianimazione cardiopolmonare' è giunta alla 13esima edizione e punta a diffondere la cultura del primo soccorso e insegnare le manovre salvavita, come eseguire un massaggio cardiaco o utilizzare il defibrillatore. Promossa da Italian Resuscitation Council, l'iniziativa prevede un calendario di eventi, ancora in fase di aggiornamento, che vede già coinvolte Roma, Bologna, Cagliari, Modena, Chiavari, Novara, Gela e Nuoro. Tra le attività in programma anche una maxi-formazione sull'Isola della Maddalena, in Sardegna, che coinvolgerà oltre 300 partecipanti. L'iniziativa culminerà il 16 ottobre nella Giornata internazionale della rianimazione cardiopolmonare - World Restart A Heart Day, promossa da European Resuscitation Council. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cybersicurezza alla Camera: dibattito sulla sovranità tech
(Adnkronos) - La Sala della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha ospitato ieri un evento di rilievo istituzionale, promosso dall'Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI), incentrato sul tema della sovranità tecnologica europea e del ruolo di imprese e cybersecurity nel nuovo scenario geopolitico. L'iniziativa ha riunito un'ampia platea di rappresentanti istituzionali, accademici e leader del settore privato, confermando il ruolo dell'Angi come ponte strategico tra l'ecosistema digitale e le massime autorità parlamentari italiane. Il dibattito ha messo in luce l'importanza cruciale di un'autonomia europea nel campo della sicurezza digitale, specialmente in un contesto segnato da minacce ibride e dipendenze tecnologiche. Aprendo i lavori, il Presidente di Angi, Gabriele Ferrieri, ha sottolineato come la sovranità tecnologica non sia più un'opzione, ma una necessità imperativa. "In un'era dominata da tensioni geopolitiche globali, la sovranità tecnologica non è più un'opzione, ma una necessità imperativa per l'Europa", ha dichiarato Ferrieri, aggiungendo che l'Angi si conferma "come catalizzatore unico per il dialogo tra imprese innovative e istituzioni parlamentari, favorendo un ecosistema collaborativo che promuove la resilienza digitale e la sicurezza nazionale". Dal punto di vista istituzionale, l'On. Alessandro Giglio Vigna, Presidente della Commissione Affari Europei, ha ribadito l'urgenza di elevare la cybersecurity al centro dell'agenda politica. "La cybersecurity e la cyberdifesa devono diventare sempre più centrali nel dibattito politico e istituzionale, e momenti come questo accrescono la consapevolezza, anche di noi parlamentari, di come questo settore non sia solo più il futuro ma a tutti gli effetti il nostro presente", ha affermato l'On. Vigna. Allo stesso modo, l'On. Lorenzo Cesa, Presidente della delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea Parlamentare della NATO, ha focalizzato il suo intervento sulla difesa contro le minacce ibride e sulla necessità di partnership strategiche. "L'Italia deve investire in cybersicurezza per garantire la resilienza delle nostre catene di fornitura e l'autonomia strategica", ha dichiarato, delineando una roadmap per una maggiore integrazione tra le alleanze atlantiche e le strategie europee."
Il panel ha esplorato una vasta gamma di temi, dalla difesa contro le cyberminacce ibride all'integrazione dell'intelligenza artificiale e dei big data nelle strategie difensive, dal rafforzamento delle catene di fornitura digitali fino alla promozione di partenariati pubblico-privato. Tra gli illustri relatori, esperti di alto profilo provenienti da settori cruciali come l'infrastruttura critica (Fincantieri), la difesa industriale (Leonardo), il settore energetico (Axpo Italia) e quello finanziario (Cassa Centrale Banca), hanno contribuito con analisi approfondite e proposte operative. L'evento si è concluso con un round table che ha identificato azioni concrete, come l'aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo, l'armonizzazione delle normative europee e la creazione di hub nazionali per la formazione di specialisti. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
L'imprenditrice sociale: "Ecco come trovare l'algoritmo della longevità"
(Adnkronos) - Cibo, longevità, studi scientifici che legano fertilità, salute del mare, pesca sostenibile e dieta mediterranea come patrimonio vivo e universale. Questo l'universo di Sara Roversi, presidente del Future food institute (Ffi) e fondatrice del Paideia Camp che, in occasione Climate Week Nyc 2025, incontro globale dedicato all’azione climatica, metterà in evidenza come il cibo, la cultura e il patrimonio vivente possano agire come leve trasformative per affrontare la crisi climatica e plasmare un futuro più resiliente e pacifico. In un momento in cui le crescenti emergenze climatiche e l’insicurezza alimentare minacciano persone e pianeta, Ffi considera la Climate Week come un momento di bilancio: per valutare i progressi, rinnovare gli impegni e creare nuove alleanze per un cambiamento sistemico. "Come Future food institute - spiega all'Adnkronos/Labitalia - parlerò del modello Pollica 2050 e del Future Lands, che trasforma territori marginali e ad alto potenziale in hub bioregionali di resilienza, co-progettati con governi locali, società civile e istituzioni scientifiche. Il Future food institute presenta appunto Pollica come laboratorio vivente e hub di innovazione futura". "Oltre la nutrizione - afferma - la Dieta mediterranea rappresenta un quadro culturale, ecologico e di longevità: un modello concreto per salute, resilienza climatica e sicurezza alimentare. Con il Longevity Algorithm e i progetti Lafa e Hohli, in sinergia con la 1.5°C Global Roadmap della Fao, Pollica guida la cooperazione globale su agricoltura rigenerativa, sicurezza nutrizionale e politiche alimentari sostenibili. Attraverso Lafa, con un’analisi approfondita degli stili di vita e delle abitudini alimentari, stiamo sviluppando un autentico 'algoritmo della longevità e della fertilità'. Non solo questo progetto favorisce vite più sane e longeve, ma evidenzia la profonda connessione tra la salute degli ecosistemi e quella umana. Il nostro obiettivo è rendere questo modello un punto di riferimento per decisori politici e nuove generazioni, affinché i principi delle nostre comunità emblematiche possano ispirare soluzioni globali e trasformare la sostenibilità in un valore condiviso universalmente". "Presenterò manifesti e framework - sottolinea - pensati per accelerare la transizione, fondati sui principi di ecologia integrale, educazione e cooperazione. Tra questi il Regen Cities Manifesto, sviluppato con Tokyo Tatemono, che propone un nuovo paradigma per progettare le città come ecosistemi di vita, integrando cibo, cultura, ecologia e partecipazione civica. In parallelo, verrà celebrato il 15° anniversario della Dieta Mediterranea come modello vivente di cultura e sostenibilità, mentre le nuove generazioni avranno un ruolo da protagoniste attraverso il programma Climate Shapers. Insieme, queste iniziative riaffermano l’impegno di Ffi alla Climate Week Nyc: allineare tradizione, innovazione e leadership giovanile nella creazione di soluzioni sistemiche per clima, salute, sicurezza alimentare e pace". "Il cibo - avverte - non riguarda solo ciò che mangiamo: è il tessuto connettivo tra clima, salute, pace e cultura. Alla Climate Week vogliamo sottolineare che il momento del cambiamento è ora, e che ripensare i sistemi alimentari è una delle leve più immediate e di impatto per garantire la salute del pianeta e la sicurezza delle persone. In particolare stiamo lavorando su due progetti: uno con l'Università di Salerno e uno con l'Università della Basilicata. Entrambi hanno come territorio di sperimentazione di studio e ricerca proprio Pollica". ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Safety expo, l'Intelligenza artificiale è la leva strategica per il futuro del settore della prevenzione incendi
(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale come leva strategica per il futuro del settore della prevenzione incendi. Questo uno dei temi centrali della seconda giornata di Safety expo prevenzione incendi in corso a Bergamo. La transizione digitale, favorita dai progressi tecnologici e dall’adozione di approcci innovativi, offre ai progettisti strumenti sempre più sofisticati per ottimizzare la sicurezza antincendi. In questo contesto, l’Intelligenza artificiale si sta affermando come tecnologia abilitante capace di trasformare processi e metodologie. Parallelamente, è emerso con forza un punto cruciale: l’Intelligenza artificiale apre opportunità straordinarie, ma comporta anche il rischio di una semplificazione eccessiva, che richiede un approccio consapevole e attento. Come ha spiegato Maddalena Rostagno, coordinatore task group generative AI-FA1 European material modelling council e leader WG innovation construction Iam-I (EC platform): “Le potenzialità dell’intelligenza artificiale nella prevenzione degli incendi sono straordinarie, soprattutto sul fronte delle analisi predittive basate su deep learning e machine learning. Oggi, grazie a calcolatori molto più potenti rispetto al passato, è possibile elaborare milioni di dati, combinare variabili non lineari e arrivare a previsioni sempre più ampie e precise, anche su processi naturali estremamente complessi. E' qui che possiamo compiere un vero salto in avanti”. Ma a queste grandi opportunità si affiancano anche rischi e criticità, come il pericolo di semplificare troppo l’approccio all’Ia e di non costruire basi adeguate per la sua applicazione. “Allo stesso tempo - ha precisato Maddalena Rostagno - dobbiamo muoverci con grande cautela. Esiste infatti un rischio concreto di investire male: spesso si cerca di implementare algoritmi per processi che non hanno realmente bisogno di essere migliorati con l’Ia. A volte la soluzione non è un modello predittivo, ma un rafforzamento del capitale umano - ad esempio più competenze specialistiche - che può portare risultati molto più concreti. Prima di applicare l’intelligenza artificiale, è indispensabile un’analisi strutturale dell’azienda: capire dove ci sono dati utilizzabili, valutare se un algoritmo può realmente migliorare quel processo o se servono invece altri interventi organizzativi. Il problema di fondo è che la trasformazione digitale non è ancora sufficiente. Molte aziende non hanno abbastanza dati o non hanno ancora sviluppato una vera cultura del dato. Le informazioni sono disperse in archivi cartacei, computer e cartelline non classificate: manca una strutturazione interna che permetta di rendere i processi leggibili e utilizzabili da un punto di vista analitico”. Un’accelerazione forzata sarebbe quindi controproducente. “Su tutto questo - sottolinea l’esperta - pesa una spinta mediatica fortissima che porta a pensare di dover adottare l’intelligenza artificiale a tutti i costi. Ma non è così: senza fondamenta solide - digitalizzazione, raccolta e classificazione dei dati, cultura organizzativa - nessun progetto può funzionare davvero. Lo confermano anche i dati del Mit, secondo cui oltre il 90% dei progetti di Ia avviati a livello globale fallisce proprio per la mancanza di basi adeguate. A complicare il quadro c’è poi l’impatto della cosiddetta Ia generativa, che ha accorciato le distanze percepite dalle aziende, facendo sembrare che basti usare un chatbot o uno strumento generativo per ‘fare intelligenza artificiale’. In realtà, questi strumenti automatizzano soprattutto task semplici o amministrativi, mentre la vera rivoluzione è altrove: nelle analisi predittive, che possono trasformare davvero i processi e aiutare a prevenire rischi e criticità”. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Carburanti, Idrogeno rinnovabile: a Porto Marghera al via lavori per stazione rifornimento
(Adnkronos) - Eni e Agsm Aim Power, soci paritari della società in joint venture Green Hydrogen Venezia, annunciano in una nota congiunta l’avvio dei cantieri a Porto Marghera (Venezia) per la realizzazione dell’impianto di produzione di idrogeno rinnovabile a servizio dei 94 autobus a idrogeno di Avm (Azienda Veneziana della Mobilità, che gestisce operativamente il servizio tramite la società Actv) per il trasporto pubblico urbano del Comune di Venezia. Il progetto, che prevede un investimento di oltre 50 milioni di euro, ha recentemente ottenuto le autorizzazioni e il cantiere è già operativo per la realizzazione dell’impianto di produzione da 8 MW, che sarà collegato tramite idrogenodotto alla stazione per il rifornimento degli autobus - si legge - La stazione sarà realizzata in via dei Petroli a Porto Marghera da Enilive, società di Eni per la mobilità sostenibile, e include anche ulteriori servizi, tra cui un parcheggio per gli autobus, un’officina, un punto per il lavaggio dei bus e un parcheggio a servizio degli autisti. La capacità produttiva della nuova stazione sarà di circa 1700 kg/giorno e la conclusione dei lavori è prevista entro l’estate 2026. Eni ha inaugurato nel giugno 2022 a Mestre (Venezia) la prima stazione in Italia per il rifornimento di idrogeno per la mobilità su strada, in ambito urbano e aperta al pubblico. L’impianto, gestito da Enilive, è dotato di due punti di erogazione, con una potenzialità di oltre 100 kg/giorno, in grado di caricare autoveicoli e autobus. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ia, l'esperta: "Con ddl cambia il codice penale e si rafforza la tutela alla persona"
(Adnkronos) - Approvata la legge quadro sull’intelligenza artificiale, cambia il codice penale e si rafforza la tutela alla persona. A spiegarlo, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, l'avvocata Lilla Laperuta, esperta di Diritto del lavoro e contratti pubblici. "La rivoluzione informatica - afferma - che, a partire dal secondo Novecento, ha dilatato in maniera esponenziale l’impiego di strumenti digitali nella quotidianità, unitamente all’evoluzione tecnologica per effetto della quale oggi le ‘macchine’ dispongono ormai di margini di auto-apprendimento, auto-organizzazione e auto-decisione, deve necessariamente rispondere alla domanda posta dalla società civile di assicurare la tutela dei diritti e delle libertà delle persone. Al riguardo Stefano Rodotà si domandava se, 'nel mondo divenuto globale e segnato dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche', il principio di dignità è ancora un viatico. Ed invero, in tale direzione, l’Unione europea ha approntato strumenti regolatori su più ambiti caratterizzati dalla digitalizzazione, quali la protezione dei dati personali, i diritti sui dati e contenuti digitali, la responsabilità dei fornitori di servizi digitali, la concorrenza dei mercati digitali, il commercio elettronico. Con specifico riguardo all’intelligenza artificiale, al fine di garantirne un utilizzo 'corretto, trasparente e responsabile, e in una dimensione antropocentrica', rileva il regolamento UE 2024/1689 del Parlamento e del Consiglio del 13 giugno 2024, che 'stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale' cosiddetta Ai Act". "Adesso - sottolinea - nell’intento di promuovere un approccio trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali al Regolamento (UE) 2024/1689, si affianca la neonata legge quadro, approvata in via definitiva ieri, quale fonte regolatoria nazionale in materia di principi e governance dei sistemi d’intelligenza artificiale. Quanto ai rapporti con l’AI Act, secondo i principi stabiliti dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e dalla stessa Corte costituzionale italiana (a partire, riguardo a quest’ultima, dalla sentenza cosiddetta Granital, n. 170 del 1984), viene chiarito il regolamento europeo ha preminenza sulla legge italiana. Quest’ultima, pertanto, si intende rivolta agli aspetti tipici della realtà socio-economica nazionale e ai profili non espressamente coperti dalla normativa unionale e a quelli che la medesima rimette proprio alla disciplina dei singoli Stati membri". Si legge all’articolo 3: 'L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non deve recare pregiudizio allo svolgimento con metodo democratico della vita istituzionale e politica'. "A questo riguardo nel corso dell’esame alla Camera - precisa - è stata aggiunta la previsione che l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non debba altresì pregiudicare la libertà del dibattito democratico da interferenze illecite, da chiunque provocate, tutelando gli interessi della sovranità dello Stato nonché i diritti fondamentali di ogni cittadino riconosciuti dall’ordinamento nazionale ed europeo'. L’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) sono designate, all’articolo 20, quali autorità nazionali per l’intelligenza artificiale: esse sono, dunque, responsabili di garantire l’applicazione e l’attuazione della P6 normativa nazionale ed unionale. "Il Capo V - analizza l'esperta rubricato 'Disposizioni penali' prevede all’articolo 26 una serie di modifiche al codice penale. In primo luogo viene integrato l’art. 61, primo comma, c.p. in materia di circostanze aggravanti comuni, prevedendosi ora tra le predette aggravanti l’aver commesso il fatto mediante sistemi di intelligenza artificiali quando: gli stessi, per la loro natura o le modalità di utilizzo, abbiano costituito mezzo insidioso; il loro impiego abbia comunque ostacolato la pubblica o privata difesa; il loro impiego abbia aggravato le conseguenze del reato. "Si ricorda - chiarisce - che l’art. 61, primo comma, c.p. prevede, tra l’altro, le aggravanti dell’aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa (n. 5) e dell’aver aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto (n. 8). L’aggravante di cui la norma in commento si applica ai casi in cui l’ostacolo alla pubblica o privata difesa o l’aggravamento delle conseguenze del reato derivino dall’impiego di sistemi di intelligenza artificiale. Si prevede, ancora, l’introduzione di una circostanza aggravante del delitto di attentati contro i diritti politici del cittadino di cui all’art. 294 c.p. L’art. 294 c.p. nel testo vigente punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà. Nello specifico, la novella introduce un comma aggiuntivo all’art. 294 c.p. volto a prevedere una circostanza aggravante a effetto speciale ai sensi della quale si prevede la reclusione da due a sei anni se l’inganno è posto in essere mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale". "Infine - continua l'avvocata Lilla Laperuta - s'introduce nel codice penale l’art. 612-quater, volto a prevedere il nuovo reato di 'Illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di intelligenza artificiale', nell’ambito del titolo XII (Delitti contro la persona), capo III (Delitti contro la libertà individuale), sezione III (Delitti contro la libertà morale). Il nuovo art. 612-quater c.p. punisce con la reclusione da 1 a 5 anni chiunque cagioni un danno ingiusto ad una persona cedendo, pubblicando o diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a trarre in inganno sulla loro genuinità. Secondo quanto riportato dalla relazione illustrativa attraverso la disposizione in commento si vuole offrire una tutela rafforzata della persona, incentrando 'l’offensività della condotta sul pregiudizio all’autodeterminazione ed al pieno svolgimento della personalità, circostanza confermata anche dalla collocazione sistematica della disposizione fra i delitti contro la persona e, segnatamente contro la libertà morale'. Il delitto, inoltre, è punibile a querela, ma si procede d’ufficio se il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio ovvero se il fatto è commesso nei confronti di persona incapace, per età o infermità, o nei confronti di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate". ---lavoro/normewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










