Turismo: in Alabama viaggio a Nord nelle eccellenze made in Usa tra hits, razzi e creator
(Adnkronos) - Un triangolo di eccellenze made in Usa, viaggiando a Sud. E’ quanto si incontra facendo rotta sulla parte settentrionale dell’Alabama, cuore degli Stati ‘sudisti’ durante la Guerra di secessione ed epicentro del movimento per i diritti civili degli afroamericani negli anni ’50 e ’60. Se le spiagge di questo piccolo Stato hanno avuto meno fortuna della vicina Florida, è nella parte a Nord, quella che confina con il Tennessee, che si respira aria vacanziera, non solo per le riserve e i parchi naturali con le mille opportunità di un soggiorno active, ma soprattutto perché in questa regione si concentrano alcune delle principali attrazioni dell’Alabama e di tutti gli Stati Uniti (per tutte le informazioni si può consultare il sito web dell’Alabama Tourism Department https://alabama.travel e https://www.northalabama.org/). E’ qui che si trova l’Us Space & Rocket Center, primo centro spaziale americano e museo più grande al mondo per gli appassionati di navette, razzi, orbite e missioni che hanno fatto la storia, come quella dello sbarco sulla Luna, nata proprio in terra di Alabama. Sicuramente è l’attrazione più visitata dell’intero Stato, e tuttora polo di eccellenza con il suo Us Space Camp, dove si formano i giovani aspiranti ingegneri aerospaziali e non solo. Un altro pezzo di storia americana si respira in un altro angolo di North Alabama, a Muscle Shoals, la capitale del mondo della registrazione, dove hanno inciso i loro brani artisti come Aretha Franklin e i Rolling Stones. Una ‘mecca’ della musica che è una tappa imprescindibile per gli amanti del rock e del soul, magari ripercorrendo una ideale tournée che sconfina negli Stati vicini per raggiungere in pochi chilometri anche Memphis e Nashville. Ed è sempre a Nord che l’Alabama vanta la città premiata per la migliore qualità della vita negli Stati Uniti, Huntsville, dove si può andare alla scoperta del meglio del saper fare che svela un’America che non ti aspetti: quella di artigiani e creators, che si sono riuniti in veri e propri hub diventati essi stessi poli di attrazione, ben lontani dagli scontati e sconfinati Mall. Un ideale viaggio in North Alabama può partire proprio da Muscle Shoals (www.cityofmuscleshoals.com), agglomerato di isolati senza un vero centro dove spiccano le insegne che invitano a visitare uno dei famosi Studios dove, negli anni ‘60 e ‘70, gli artisti hanno trovato quel suono destinato a rendere iconica questa destinazione: oggi, infatti, visitatori da tutto il mondo vengono qui per vedere il luogo dove è nato questo leggendario sound. Tutto è cominciato nel 1959, dall’idea dell’imprenditore Rick Hall, che creò Fame (Florence Alabama Music Enterprises), il primo studio di registrazione, e il successo fu immediato. Da qui sono passati artisti del calibro di Aretha Franklin, Lynyrd Skynyrd, Otis Redding e gli Osmonds. E’ il più antico studio di registrazione al mondo continuativamente operativo e anche il primo a fare impresa con questa attività. I dischi incisi tra le mura di Fame, in 60 anni, hanno venduto oltre 400 milioni di copie, salendo alla ribalta dei Grammy Awards. Proprio da Fame è uscito quel trio di musicisti noto come The Swampers, per creare un secondo studio, Muscle Shoals Sound Studio, che ha ospitato tra gli altri giganti anche Bob Dylan, e dove sono state registrate alcune delle hit più famose degli anni ‘70. Oggi questi Studios, una ventina tra Muscle Shoals e la vicina Sheffield, sono sempre attivi e sono rimasti come erano, con arredi vintage e strumentazioni analogiche. Si possono visitare in determinati orari per ascoltare storia e aneddoti, e immancabilmente anche note destinate a entrare nella Hall of fame. Muscle Shoals fa parte di un’area - The Shoals (www.ColbertCountyTourism.org) - con diverse municipalità raccolte intorno al fiume Tennessee e circondata da una importante riserva naturale, che è molto frequentata anche per le attività open air e particolarmente adatta al turismo familiare. Tanto da offrire strutture di livello come il Renaissance Shoals Hotel and Spa, del gruppo Marriott, con il ristorante ‘360 Grille’ in cima a una torre panoramica roteante. Ci sono anche comunità di nativi americani e un Festival (Oka Kapassa), nella frazione di Tuscumbia, famosa per aver dato ospitalità alle tribù nell’epoca della loro deportazione dopo il 1830, e dove si trova anche la casa natale della scrittrice Hellen Keller. A Nord del fiume, la cittadina di Florence, la più grande dell’area, vanta una rinomata università e edifici storici, tra cui la Rosenbaum House progettata dal famoso architetto americano Frank Lloyd Wright’s (aperta al pubblico). Come spiega il Ceo del Florence Lauderdale Convention & Visitors Bureau, Rob Carnegie, “quest’area attrae un turismo molto americano ma anche internazionale: spesso gli stranieri fanno un giro più ampio sulle rotte della musica oppure prendendo parte alle crociere lungo il fiume o ancora di passaggio per andare in Florida”. Spostandosi di un centinaio di chilometri, seguendo il corso del Tennessee, si arriva all’altra grandissima attrazione dell’Alabama e di tutti gli Stati Uniti, l’Us Space & Rocket Center (https://www.rocketcenter.com/), eccellenza mondiale del settore aerospaziale. Un enorme museo, che tra interno ed esterno ospita esemplari originali di razzi e navette, sorto là dove sono nati i primi programmi spaziali americani. Qui, infatti, arrivarono ingegneri e ricercatori tedeschi dopo la Seconda guerra mondiale con il loro know-how per sviluppare il sistema aerospaziale civile e militare. Ed è qui che sono stati ideati i programmi della Nasa che hanno fatto la storia delle esplorazioni spaziali, dal progetto Apollo che ha portato allo sbarco sulla Luna nel 1969 fino allo Space Shuttle e alle stazioni spaziali. In questa location, nel 1982 venne creato lo Space Camp-Aviation Challenge Robotics Camp, un centro di formazione che da allora ha visto oltre 500mila partecipanti da tutto il mondo. I corsi, di quattro livelli, si svolgono anche sfruttando le strumentazioni esposte all’interno del museo e durante la visita non capita di rado di assistere a vere e proprie lezioni ed esercitazioni spaziali. I visitatori, infatti, possono entrare nelle cabine spaziali, vedere navette a grandezza naturale, razzi originali nel parco che circonda il Centro, strumentazioni tecniche di ogni tipo, simulatori e poi infiniti pannelli esplicativi, anche interattivi, che raccontano la storia ma anche le sfide future. La visita, se si è fortunati e si prenota per tempo, può essere guidata anche da ingegneri Nasa in pensione che oggi offrono questo servizio di volontariato con intatta passione, come Joey Fann (Nasa Emeritus), instancabile affabulatore che con dovizia di dettagli storici e tecnici racconta tutto del Saturn V Apollo, “più lungo di un campo di calcio, uno dei soli tre rimanenti al mondo dei razzi andati sulla Luna”, confessa. L’Us Space & Rocket Center si trova alle porte di Huntsville, non a caso ribattezzata ‘The Rocket City’, che deve il suo sviluppo proprio alla presenza di questo polo mondiale dell’aerospazio, che ha creato tutto un indotto manifatturiero. “La città è meta di turismo soprattutto per lo Space Center, fatto molto di famiglie. Ma avendo attirato ricercatori e ingegneri ha anche una università che è un’eccellenza nel settore e una presenza industriale importante, dal tech all’automotive. E’ anche sede di colossi quali Google e Amazon, per questo è molto sviluppato anche il turismo d’affari”, afferma Charles Winters, Executive vicepresident di Huntsville/Madison County Convention & Visitors Bureau (https://www.huntsville.org/). Dal suo aspetto ricco e ordinato, elegante e residenziale, si percepisce subito che Huntsville è una città dove si vive bene. Vanta il più elevato Pil pro-capite dell’Alabama e nel 2022 si è classificata al primo posto come città più vivibile degli Stati Uniti, mantenendosi sul podio anche negli anni successivi. Premiata pure per le decorazioni floreali, è amministrata con una visione sostenibile: basti pensare che è in via di ampliamento, con la costruzione del nuovo municipio, il Big Spring Park, un parco con laghetto con acqua naturale sorgiva che secondo la leggenda fu il punto scelto dall’esploratore che fondò il primo nucleo della città dandole il nome, e che oggi è un punto di ritrovo per cittadini e visitatori. Qui si affaccia anche il Museum of Arts, che ospita una collezione permanente di 3.200 oggetti, con una sezione dedicata all’arte americana al femminile, e pure una originale serie made in Italy di animali in argento firmati Buccellati. Ad Huntsville si trova poi l’orto botanico più importante dell’Alabama, che conserva una rara collezione di farfalle e sculture in legno integrate nel parco, che è un’oasi di biodiversità esattamente come l’intero Stato. Dai Botanical Gardens si può arrivare a Burritt on the Mountain, nella quiete della collina che sovrasta la città, chiamata ‘Monte Sano’ proprio perché ritenuta salutare per la sua aria, fra sentieri e percorsi nella natura, per visitare la dimora appartenuta a un medico omeopata, costruita negli anni ‘30 del secolo scorso, con vista sulla vallata. Ora è una casa museo, arricchita da un parco dove sono state ricostruite delle casette in legno risalenti al 1800, con animali e corsi d’acqua, anche con la dimostrazione degli antichi mestieri, dalla ricamatrice al fabbro, scelta spesso come location per matrimoni. Le case storiche sono una vera e propria chicca di Huntsville: risalenti a fine 1800-primi 1900, vanto di pochi luoghi in America, un tempo appartenute ai proprietari terrieri o ai primi industriali, si susseguono, una più pittoresca dell’altra, intorno al centro della città, tutte accuratamente catalogate e inserite nel Registro nazionale dei luoghi storici. “Storica è anche la scuola, che per prima in Alabama si è aperta all’integrazione degli afro-americani”, ricorda con orgoglio Denise Swain, guida turistica di Scenethat Tours (www.scenethattours.com), che aggiunge: “Per un periodo Huntsville è stata anche capitale dell’Alabama e ha ospitato il congresso per la redazione della prima costituzione dello Stato nel suo Constitution Hall”. Un assaggio della storia si può avere nel negozio Harrison Brothers Hardware, la più antica ferramenta dell’Alabama, nella sua sede fin dal 1897, dove ha mantenuto il suo aspetto originale e parte degli arredi, compreso un registratore di cassa del 1907. Oggi appartiene alla Historic Huntsville Foundation e propone, tra cimeli e merci rare d’epoca, anche selezionati articoli contemporanei di almeno 50 artigiani locali del Sud. L’attenzione per artigiani e creators ‘made in Alabama’ è molto forte da queste parti, tanto che sono nati veri e propri hub: vetrine di eccellenze, ma anche esempi di rigenerazione urbana e architettonica da cui sono sorti spazi restituiti alla città e offerti a giovani e promettenti creativi. Sono numerosi, in North Alabama, questi hub multifunzionali nati dal recupero e della ristrutturazione di edifici per lo più dal passato industriale, che oggi vengono utilizzati come punti di ritrovo ma soprattutto come luoghi dove chi voglia trovare la propria via di impresa può farlo in modo semplice e abbordabile. Un esempio è il Lowe Mill Arts & Entertainment (https://lowemill.art/), alle porte di Huntsville. E’ il più grande hub privato degli Stati Uniti destinato a ospitare artisti e creativi, che qui possono affittare un loro spazio facilmente. Una grande struttura a mattoncini rossi, che ha già avuto almeno quattro vite: costruita dove sorgeva un vecchio mulino, poi adibita a magazzino per il cotone e in seguito riconvertita in fabbrica tessile e poi in manifattura di scarpe. La sua nuova era comincia nel 2006 e oggi occupa due piani con 153 laboratori, 7 gallerie d’arte, 200 fra artisti e makers, 4 sale eventi, un teatro, un ampio giardino. C’è chi dipinge, chi scolpisce, chi crea piccole opere d’arte, e ancora chi fa profumi. C’è anche il Cigar box guitar store, unico al mondo, come sottolinea Tara Mellow, proprietaria insieme al marito liutaio Jeff Mello: “E’ l’unico laboratorio dove dalle vecchie scatole di sigari si creano strumenti simili alle chitarre”. Inclusa nella visita, naturalmente, una piccola lezione musicale per imparare a suonare una Cigar box guitar. Ad Huntsville c’è poi il Campus no. 805 (https://campus805.com/): da una vecchia scuola è stato creato uno spazio multifunzionale, che mantiene anche la sua funzione educativa con sale che ospitano corsi di vario genere, poi laboratori e sale per eventi, oltre a locali per la ristorazione. Tra questi, Straight to Ale Brewing, un ristorante con annesso birrificio, che si può visitare per imparare come nasce una birra, e che nel retro ha ricreato anche uno speakeasy, quel locale segreto che, durante il proibizionismo, offriva alcolici clandestinamente ma solo a chi ne conosceva la parola d’ordine, oltre che l’esistenza. Altro esempio di rigenerazione urbana restituito alla cittadinanza è Stovehouse (https://www.stovehouse.com/): al posto di una vecchia fabbrica è stata creata una vera e propria piazza con spazi aperti, aree giochi, shopping con negozi soprattutto di artigianato e numerosi punti ristoro multietnici per tutti i gusti; qui famiglie e avventori si ritrovano per passare le serate, specialmente quelle calde che a queste latitudini si fanno sentire, spesso accompagnate da musica suonata dal vivo. E per respirare quell’aria di America autentica e produttiva che il North Alabama sa regalare. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giornata del donatore di sangue, l'appello alle mamme: "Donate il cordone ombelicale"
(Adnkronos) - Mamme ricordate di donare il sangue del cordone ombelicale quando nasce il vostro bambino: è una fonte preziosa di staminali salvavita, cellule 'jolly' utili non solo per il trapianto di chi soffre di gravi malattie del sangue, ma anche ai bebè prematuri e in diverse patologie. Rinnova il suo appello la Federazione italiana Adoces, nella Giornata nazionale del donatore di sangue in calendario il 14 giugno. "Grazie alla generosità delle donne italiane - riferisce l'associazione nazionale impegnata nella promozione della cultura del dono delle cellule staminali emopoietiche contenute nel midollo osseo, nel sangue periferico e in quello cordonale - oggi sono conservate nelle 18 banche pubbliche nazionali 38.653 sacche idonee al trapianto e molte altre unità", pari a "circa il 70% delle donazioni, che pur non avendo i requisiti per essere utilizzate nel trapianto rappresentano una risorsa preziosa per l'impiego in medicina rigenerativa e trasfusionale per i neonati pretermine". Fino al primo agosto 2019 - ricorda Adoces in una nota - in Italia il sangue cordonale poteva essere utilizzato solo a scopo trapiantologico; successivamente è stato autorizzato l'uso delle sacche non idonee al trapianto per altre finalità terapeutiche in ambito oculistico, per il trattamento delle piaghe da decubito, del piede diabetico, di ulcere e per la trasfusione di neonati prematuri (nati prima della 37esima settimana di gestazione). "Il sangue cordonale - afferma Alberto Bosi, ematologo e presidente della Federazione italiana Adoces - rappresenta oggi, alla luce dei recenti risultati scientifici, una risorsa estremamente versatile: per spiegarne i molteplici utilizzi possibili, ogni mese Adoces organizza un webinar dedicato alle coppie in attesa di un figlio, con l'intervento di esperti pronti a rispondere alle domande dei futuri genitori e a fugarne i dubbi". In questi incontri mensili viene anche presentato il progetto 'Bimbo dona, papà dona', rivolto ai futuri padri affinché anche loro siano coinvolti in quello che viene definito "un dono di famiglia". Adoces rammenta infatti che il sangue periferico è ormai la fonte principale di cellule staminali emopoietiche utilizzate per i trapianti, e che il 90% delle donazioni avviene con un prelievo dal braccio, con una procedura molto meno invasiva rispetto al prelievo di midollo. Per portare il suo messaggio ai giovanissimi, sensibilizzandoli già sui banchi di scuola, l'11 giugno Adoces - insieme ad Adisco, Aido, Fratres, Fondazione Franco e Piera Cutino e Federazione nazionale delle associazioni United - ha firmato con il ministero dell'Istruzione e del Merito un protocollo di intesa per sensibilizzare le istituzioni scolastiche sul valore del dono, sul significato del volontariato e dell'educazione alla prevenzione e alla salute, che si concretizzerà nell'attivazione di progetti e percorsi dedicati agli studenti, e nella realizzazione di campagne informative. ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Abbronzarsi con la vitiligine, le regole del sole sicuro
(Adnkronos) -
Abbronzarsi con la vitiligine. Si può? E come? Con l'estate anticipata che arroventa l'Italia e in vista delle vacanze e dei fine settimana in spiaggia o in piscina, fa chiarezza per l'Adnkronos Salute Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia e cura della vitiligine dell'Ospedale Israelitico di Roma, tra i principali poli italiani di riferimento per la cura della malattia della pelle che colpisce trasversalmente il 2-5% della popolazione. E' anche per sgomberare il campo da dubbi e falsi miti sulla patologia che il 25 giugno torna il World Vitiligo Day, una ricorrenza che l'Israelitico celebra con il convegno 'Giornata mondiale della vitiligiine - Medici e pazienti a confronto', organizzato in collaborazione con la Clinica dermatologica dell'Università di Roma La Sapienza. L'appuntamento è per domenica 22 giugno, dalle 18 all'Associazione Civita a piazza Venezia. "Per molto tempo si è pensato di mettere sempre la crema 50 sulle macchie cutanee bianco latte della vitiligine", spiega Paro Vidolin. "Il paziente teme che, scottandosi, il rischio di cancro possa aumentare" più che nelle persone senza la patologia. "Intanto - precisa lo specialista - c'è da dire che non è mai successo di vedere un tumore su una macchia di vitiligine. Perché è vero che ci si può scottare, ma è vero anche che quella con vitiligine", malattia co-determinata da una reazione autoimmunitaria, "è una cute sempre 'sulla difensiva', quindi con meccanismi di protezione attivati", probabilmente anche contro le neoplasie. "Poi è logico che, pensando all'estetica - puntualizza l'esperto - meno ci si abbronza e meno si vede la vitiligine. Sulla pelle scura ovviamente la patologia spicca di più, dato che al sole la cute sana si abbronza, mentre le macchie rimangono bianche". Fatte queste premesse, e confermata l'importanza di proteggersi da ustioni solari che aumentano in generale il rischio di cancro, "l'atteggiamento moderno - conclude Pado Vidolin - è quello di applicare una crema 50 sulla cute sana e poi un solare dedicato su quella malata. Oggi esistono infatti dei prodotti ad hoc da spalmare sulle macchie di vitiligine". Filtro 50 più schermo mirato, e il sole è sicuro e sano anche per chi convive con questa patologia. (di Paola Olgiati) ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giornata della vitiligine contro stigma e falsi miti, un 'doppio attacco' può batterla
(Adnkronos) -
Macchie color bianco latte sulle pelle, che compaiono concentrate su viso, mani, piedi, ascelle, gomiti e ginocchia. Sono i segni della vitiligine, vissuti spesso con angoscia da chi ne soffre e si sente 'marchiato', additato ed evitato come fosse contagioso. Ma la vitiligine contagiosa non è, ed è anche per smentire false credenze come questa che il 25 giugno di ogni anno si celebra il World Vitiligo Day, Giornata mondiale dedicata alla malattia dermatologica. L'Ospedale Israelitico di Roma, sede di uno dei principali centri italiani per la cura della patologia, celebra la ricorrenza domenica 22 giugno con il convegno 'Giornata mondiale della vitiligiine - Medici e pazienti a confronto', organizzato in collaborazione con la Clinica dermatologica dell'Università di Roma La Sapienza. L'appuntamento è per le 18, all'Associazione Civita a piazza Venezia. Ne parla all'Adnkronos Salute Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia e cura della vitiligine dell'Israelitico, che inquadra la malattia e le strategie per combatterla. L'approccio più efficace per ricolorare la cute, spiega, è un 'doppio attacco' che associa la terapia della luce e il primo e unico farmaco specifico per la vitiligine, formulato in crema. La vitiligine ha una prevalenza che "varia dal 2% al 5% della popolazione generale" e colpisce trasversalmente: uomini e donne, di ogni età. "Può presentarsi anche in bambini molto piccoli", sottolinea il dermatologo. La causa precisa non è ancora chiara, ma si ritiene che a provocare la patologia concorrano due elementi: "Un disturbo autoimmunitario e un fenomeno legato allo stress ossidativo". A far comparire le chiazze bianche possono contribuire alcune concause. "Un soggetto predisposto, ad esempio, può sviluppare la vitiligine in un momento particolare della vita, magari molto stressante. Ci sono poi delle malattie associate, come la tiroidite cronica autoimmune o l'intolleranza al glutine. Esistono quindi delle condizioni che possono 'slatentizzare' la vitiligine". Per curarla, descrive Paro Vidolin, "il nostro compito è da un lato quello di stabilizzare la patologia, di far sì che non si allarghino le macchie e non ne compaiano altre, e dall'altro lato quello di ripigmentare le chiazze. Per stabilizzare la malattia utilizziamo prevalentemente dei complessi di antiossidanti, sostanze naturali, che combattono lo stress ossidativo. Sono trattamenti sistemici, che si somministrano per bocca. La terapia farmacologica per la ripigmentazione, invece, è basata su prodotti topici: creme che possono essere steroidee, dunque contenere cortisonici, o agire sul sistema immunitario" per 'spegnere' l'auto-attacco che, aggredendo i melanociti (le 'fabbriche' di melanina responsabili della colorazione cutanea), stinge la pelle. "E su questo fronte dall'anno scorso c'è una grossa novità: un farmaco topico a base di ruxolitinib, il primo specifico per la vitiligine, approvato in Italia dall'Aifa, negli Usa dalla Fda e in Europa dall'Ema". Prima del via libera al nuovo principio attivo, un Jak-inibitore, "si utilizzavano farmaci off-label: medicinali con altre indicazioni", 'prestati' al trattamento della vitiligine, ricorda lo specialista. "Oggi abbiamo un farmaco dedicato. Ma la cosa da rimarcare - puntualizza Paro Vidolin - è che rimane sempre un presidio fondamentale la fototerapia Uvb a banda stretta, sia con le cabine total body per le forme più estese, sia con il laser a eccimeri 308 nanometri per quelle più localizzate". La cura della luce mira a stimolare i melanociti inattivi, ripristinando il pigmento cutaneo. E "dal Vitiligo International Symposium", l'appuntamento più importante per gli esperti di vitiligine, "che si è tenuto in dicembre al Cairo in Egitto, è emerso in modo chiaro che la fototerapia rimane cruciale e soprattutto si può associare al nuovo farmaco topico. L'associazione dei due trattamenti insieme viene considerata oggi l'approccio migliore" sul fronte della ripigmentazione. Centrare questo obiettivo solleva il paziente non solo dal peso estetico della vitiligine, ma anche da quello psicologico. "Tantissimi studi - riporta il dermatologo - indicano che questa malattia ha un enorme impatto mentale sul benessere di chi ne soffre: ansia, depressione, addirittura in alcuni contesti sociali o in alcune etnie il paziente è vittima di pregiudizi che portano a discriminazione e isolamento. Crolla l'autostima, si vive con la paura di peggiorare ed essere esclusi. Poi c'è l'idea del 'contagio'. Ancora oggi - riferisce l'esperto - molti miei pazienti mi raccontano che 'quando sono in metropolitana la gente mi guarda male, forse pensano che quello che ho si attacca, come avessi la lebbra, la scabbia, un'infezione'". Ecco perché organizzare incontri come quello del 22 giugno "punta proprio a combattere questo stigma, a promuovere insieme alla comunità dei pazienti una ricerca scientifica che possa offrire loro le indicazioni terapeutiche migliori, a sostenerli sotto tutti i punti di vista". L'evento promosso dall'Ospedale Israelitico quest'anno cade in anticipo rispetto alla Giornata mondiale della vitiligine per ospitare un 'Vip' della dermatologia: il presidente della International League of Dermatological Societies (Ilds), Henry Lim. "E' uno dei massimi esperti mondiali di vitiligine - rimarca Paro Vidolin - In quei giorni sarà a Roma per un grosso congresso internazionale e allora abbiamo pensato di organizzare il nostro convegno il 22 proprio per averlo noi". Lim terrà una delle lecture previste durante serata, che sarà aperta dai saluti delle istituzioni e vedrà la partecipazione "anche di colleghi del Policlinico Umberto I, del Policlinico Gemelli e dell'Istituto San Gallicano". Un evento corale, "per unire le forze" contro la vitiligine, le fake news e i falsi miti che ancora la circondano. (di Paola Olgiati) ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fico (Centro Ames): "Con test e tecnologia al fianco di ginecologi e donne"
(Adnkronos) - "Siamo un centro di ricerca ma, prima di tutto, siamo vicinissimi alle donne. E quindi, inevitabilmente, anche ai ginecologi che ogni giorno lavorano per la loro salute. Il nostro compito è quello di offrire strumenti diagnostici sempre più precisi e performanti per supportare il loro lavoro e migliorare la qualità delle cure". Così Antonio Fico, direttore del Centro polidiagnostico strumentale Ames, in occasione del congresso regionale Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) Campania che si chiude oggi a Benevento, dal titolo 'Innovazione e tecnologia in ginecologia e ostetricia: impatto nella pratica clinica'. "Viviamo in un mondo dominato dai social - osserva Fico - e le donne oggi arrivano molto più preparate alla visita. I medici a volte si infastidiscono quando dicono 'ho letto su Internet', ma la verità è che vogliono capire, si informano, cercano la prevenzione. E hanno ragione: la prevenzione salva la vita". "Abbiamo investito moltissimo nella chirurgia molecolare e nell'acquisizione di sequenziatori di ultima generazione - ricorda Fico nel sottolineare come il Centro Ames sia in prima linea nella ricerca applicata alla salute femminile - Questo ci consente di ottenere diagnosi sempre più rapide e affidabili, un fattore cruciale soprattutto in ambito preventivo". "L'obiettivo è accompagnare la ginecologia verso un futuro fatto di tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e medicina personalizzata. Un futuro che è già presente, e che ci impone di lavorare in rete, con un approccio integrato, consapevole e profondamente umano". Tra i temi al centro del congresso Aogoi Campania 2025 - che ha riunito oltre 100 relatori tra i più autorevoli esponenti della ginecologia italiana - la chirurgia robotica, tecniche minimamente invasive, ecografia 3D/4D, test genetici e molecolari, big data e telemedicina, con un focus specifico sulla personalizzazione delle cure e la gestione delle disfunzioni pelviche. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vaccini, Maio (Metis): "Il medico di famiglia è garante della protezione vaccinale"
(Adnkronos) - "Le vaccinazioni sono fondamentali per i pazienti fragili, cronici e adulti. Le malattie infettive restano una minaccia concreta, spesso sottovalutata. Lo pneumococco può causare polmoniti gravi, lo zoster ha sequele importanti e il virus respiratorio sinciziale è pericoloso per gli anziani fragili. Bisogna allargare la protezione anche a chi ha patologie croniche, indipendentemente dall'età: il diabete o le malattie cardiovascolari aumentano il rischio di complicanze infettive. Prevenire significa evitare malattie, esiti invalidanti, decadimento della qualità di vita e costi diretti e indiretti per il sistema sanitario". Così Tommasa Maio, responsabile della Scuola nazionale di Vaccinologia della Metis-Società scientifica dei medici di medicina generale, in occasione dell'evento formativo 'Strumenti e modelli organizzativi per la gestione efficiente delle campagne vaccinali dell'adulto e anziano nel setting della medicina di famiglia', a Roma. "Il medico di medicina generale ha un ruolo chiave: è il riferimento costante del paziente, conosce la sua storia clinica, il contesto sociale, le fragilità - spiega Maio - Questo permette una prevenzione su misura, quasi sartoriale. Pensiamo a una donna che entra in gravidanza: possiamo proteggerla per la salute del nascituro. O a un giovane splenectomizzato per un incidente che ha nuove necessità vaccinali non legate all’età ma alla sua condizione. Il nostro rapporto continuo con il paziente consente interventi precisi e tempestivi". La situazione, però, non è uniforme in tutte le regioni: "Ogni territorio adotta modelli organizzativi diversi - fa notare l'esperta - In Toscana, ad esempio, i colleghi possono somministrare qualsiasi vaccino senza problemi di fornitura: se arriva un paziente ferito in giardino, possono fargli subito l'antitetanica. In Piemonte, dove lavoro, questo non sempre è possibile. Devo rinviare il paziente o prescrivergli il vaccino da acquistare. Il punto è che non basta coinvolgere i medici di famiglia: bisogna metterli in condizione di operare. Avere i vaccini tempestivamente, con una logistica efficiente, fa la differenza". "Nel 2020, durante il picco della pandemia - ricorda Maio - i medici di famiglia e i pediatri vaccinarono da soli oltre 13 milioni di persone contro l'influenza. Portarono le coperture a livelli che non si vedevano da 10 anni. Questo dimostra che il sistema funziona, se messo in condizione di farlo. Il vaccino è un diritto - conclude l'esperta - Ogni cittadino ha diritto ad essere protetto, senza ostacoli e senza costi aggiuntivi". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Conflavoro riconosciuta dal ministero del Lavoro come associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale
(Adnkronos) - Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha riconosciuto Conflavoro come associazione datoriale maggiormente rappresentativa a livello nazionale, ai sensi della circolare n. 14/1995 dello stesso Ministero. Il provvedimento, con protocollo n. 8847 dell’11 giugno 2025, è stato firmato dalla dirigente della Direzione generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni istituzionali. Si conclude così, positivamente, l’iter di riconoscimento richiesto dalla stessa Conflavoro per attestare, con piena oggettività, il proprio grado di rappresentatività su tutto il territorio italiano. L’iter del Ministero era volto a certificare il possesso dei tre requisiti necessari, previsti appunto dalla circolare numero 14/1995, affinché un’organizzazione sindacale datoriale, quale è Conflavoro, possa definirsi maggiormente rappresentativa: la consistenza associativa, la diffusione territoriale in almeno metà delle province italiane e l’aver siglato contratti collettivi nazionali regolarmente depositati nell’Archivio nazionale dei contratti del Cnel. “Abbiamo avviato con determinazione questo processo di riconoscimento per consolidare la nostra posizione come associazione legittimata dei datori di lavoro”, afferma Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro. “Questo risultato non solo conferma la nostra trasparenza e rappresentatività, ma dovrebbe essere un esempio per tutte le altre organizzazioni sindacali, siano esse dei datori di lavoro o dei lavoratori, affinché si sottopongano allo stesso iter con l’obiettivo di rendere il sistema delle relazioni industriali più chiaro e oggettivo anche per le stesse imprese e gli stessi lavoratori”. “Il riconoscimento come associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale, peraltro, giunge in un momento simbolico: Conflavoro nel 2025 compie 15 anni, un traguardo importante per una realtà giovane, dinamica e in continua crescita come la nostra. Questo risultato è merito delle oltre 90 mila imprese che rappresentiamo in ogni settore, delle nostre associazioni confederate e, soprattutto, dei nostri 80 presidenti territoriali che ogni giorno lavorano con dedizione per lo sviluppo e la tutela delle pmi italiane. Ringrazio soprattutto questi ultimi per l’importante obiettivo raggiunto e l’Ispettorato nazionale del lavoro per aver accertato con estrema professionalità la presenza dei tre requisiti necessari al riconoscimento”, conclude Capobianco. ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Master in 'D-ESG e Responsabile d'Impatto', formare i leader della sostenibilità
(Adnkronos) - Si è tenuta oggi, venerdì 13 giugno, alle ore 9:30, presso l’Aula Jona della Scuola di Management ed Economia di Corso Unione Sovietica a Torino, la cerimonia di inaugurazione della seconda edizione del Master in ‘D-Esg e Responsabile d’Impatto’. L’evento, organizzato da Fdc Consulting – Digital Esg in collaborazione con il Dipartimento di Management Valter Cantino dell’Università di Torino, ha celebrato il successo di un percorso formativo unico in Italia, progettato per formare una nuova figura professionale: il “responsabile di impatto”. Questa figura, capace di coniugare profitto e sostenibilità, risponde alle crescenti esigenze delle imprese di adottare modelli di business virtuosi, integrando le istanze ambientali, sociali e di governance (Esg). La cerimonia ha rappresentato un momento di riflessione e celebrazione, con la premiazione dei diplomati della prima edizione, avviata nel 2024, e la presentazione degli iscritti alla seconda edizione, che si concluderà nel 2026. L’evento ha riunito studenti, accademici, rappresentanti istituzionali e leader di imprese, banche e terzo settore, evidenziando l’impatto trasversale del master e il suo ruolo strategico nel panorama formativo e professionale. Il Master in ‘D-Esg e Responsabile d’Impatto’ si distingue per la sua offerta didattica interdisciplinare, che spazia dall’accounting al marketing, dall’operation management alle discipline giuridiche, storico-sociologiche, informatiche, linguistiche e alle scienze dure. Questo approccio integrato ha permesso ai diplomati della prima edizione di distinguersi nelle aziende ospitanti durante i tirocini formativi, ricevendo apprezzamenti per la loro capacità di tradurre le istanze Esg in strategie aziendali concrete. La seconda edizione si propone di consolidare questo successo, formando professionisti in grado di guidare le imprese verso un futuro più sostenibile e competitivo.
Francesco Di Ciommo, presidente di Fdc Consulting, ha sottolineato l’importanza del master nel panorama attuale: “La cerimonia di oggi è stata un momento di grande orgoglio per tutti noi. La seconda edizione del master dimostra che il futuro è già in cammino: le imprese, per rimanere competitive, devono puntare su figure professionali capaci di interpretare le sfide ambientali, sociali e di governance, trasformandole in opportunità di crescita. I risultati della prima edizione e l’entusiasmo dei nuovi iscritti confermano che siamo sulla strada giusta per costruire un modello di formazione innovativo e necessario”.
Francesca Culasso, direttrice del Master, ha aggiunto: “Il successo di questo progetto è il frutto di una visione condivisa tra università e mondo delle imprese. La risposta entusiasta degli studenti e l’interesse crescente delle aziende, che vedono nei nostri diplomati figure chiave per i loro organigrammi, testimoniano la qualità della nostra offerta formativa. Questo master non solo prepara professionisti altamente qualificati, ma contribuisce a plasmare un’economia più responsabile e sostenibile”. La cerimonia ha ospitato interventi di autorevoli personalità, in presenza e in collegamento, che hanno arricchito il dibattito sul ruolo della sostenibilità nelle imprese e nella società. Tra i partecipanti, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, l’assessore regionale al Bilancio e Sviluppo delle Attività Produttive Andrea Tronzano, l’assessore regionale all’Ambiente e Innovazione Matteo Marnati e la vicesindaca di Torino Michela Favaro. A rappresentare l’Europa, Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo e i saluti anche di Fabrizio Spada direttore delle relazioni esterne degli Uffici del Parlamento Europeo in Italia. “Ci tengo a farvi giungere il mio salute su questo master che mette al centro temi come la sostenibilità, la governance responsabile e l’innovazione, aspetti che a Torino sono sempre più di casa come dimostra il G7 sul clima, energia e ambiente che si è tenuto lo scorso anno a Venaria Reale. Condivido quindi in pieno l’idea principale di questa iniziativa formativa che è quella di riuscire a fare sistema tra imprese, banche, terzo settore e mondo della ricerca. La collaborazione tra queste realtà permette di disegnare nuovi percorsi formativi che siano al passo coi tempi e adatte ad uno scenario in rapido e costante mutamento. Per essere protagonisti del cambiamento bisogna disegnare un ponte tra le imprese, la ricerca, la formazione e l’inziativa che in questo caso si sta inaugurando va proprio in questa direzione”. Così il Ministro per l’ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “E’ un piacere poter intervenire in questa manifestazione legata ad un percorso di formazione fondamentale soprattutto guardando quelli che sono gli obiettivi del Governo e gli obiettivi che la nostra società si sta imponendo. Quindi complimenti all’Università di Torino e alla sua scuola di management ed economia per aver scelto questa come una delle offerte formative per le nostre future classi dirigenti”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli. Il mondo accademico è stato rappresentato dai saluti di Stefano Geuna, magnifico rettore dell’Università di Torino, e Paola De Vincentiis, direttrice del Dipartimento di Management Valter Cantino, che ha sottolineato l’importanza di un dialogo costante tra università e imprese per affrontare le sfide del futuro. Il panel “Opinion leader dai settori chiave: imprese, finanza, terzo settore e ricerca” ha visto contributi significativi da parte di Riccardo Di Stefano, Delegato Confindustria per l’Education e l’Open Innovation, Marco Cenicola, consigliere di Federmanager Gruppo Giovani, Stefania Sabatini, responsabile degli Affari Istituzionali e Governativi di Oracle, Alessandro Battaglino, vicepresidente di Barricalla S.p.A., Manuela Sanvido, vice presidente di A.I.R. Down Odv, e Paola Rusconi, Senior director e Sme Marketing di Intesa Sanpaolo. La giornata è stata moderata con competenza da Alessio Postiglione, giornalista professionista, docente universitario e analista. La cerimonia ha messo in luce il forte legame tra il master e il mondo delle imprese, con un focus particolare sull’esperienza dei tirocini formativi, che hanno permesso agli studenti della prima edizione di applicare le competenze acquisite in contesti aziendali reali. Le aziende partner hanno espresso grande soddisfazione per la preparazione dei diplomati, evidenziando come il master rappresenti un modello di formazione capace di rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. L’inaugurazione della seconda edizione segna un ulteriore passo avanti verso la costruzione di una nuova cultura d’impresa, in cui la sostenibilità non è solo un valore aggiunto, ma un pilastro strategico per la competitività. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Martinet, Hyundai può crescere in Europa grazie a gamma e tecnologie
(Adnkronos) - "Dal suo debutto, 50 anni fa, Hyundai ha fatto un cammino fantastico ma ora dobbiamo alzare il livello della nostra offerta, passare al livello dei costruttori top e salire sul podio in Europa. Siamo 'sotto' di un punto di quota rispetto all'America ma sono convinto che abbiamo tutto quello che serve per raggiungere questo obiettivo, e dopo un 2025 che dovrebbe essere ai livelli dello scorso anno credo che avremo una accelerazione nel 2026" grazie anche all'arrivo di nuovi modelli in particolare nel segmento B "che è molto importante in Italia, e nel quale presenteremo 3 nuove vetture entro i prossimi due anni". E' ottimista Xavier Martinet, presidente e ceo di Hyundai Motor Europe dopo la ricognizione compiuta a livello continentale dall'inizio del suo mandato a gennaio scorso: per questa crescita ulteriore - spiega - "abbiamo le tecnologie necessarie, senza dimenticare che dal 2027 su tutti i modelli ci sarà almeno un powertrain elettrico o un ibrido full". "Il nostro brand è forte, i valori residui delle nostre vetture sono piuttosto buoni ma - ammette - dobbiamo lavorare a 360 gradi, fra prodotti, tecnologia, servizi e rete. Dobbiamo assicurare la presenza dell'ibrido su tutti i segmenti che copriamo, migliorare la qualità del servizio e garantire una maggiore copertura in termini di canali, crescendo sui veicoli commerciali e nelle flotte, dove non Risultati ancora migliori - osserva - "ci aiuterebbero ad essere più ascoltati in Corea, così da arrivare a una quota importante di prodotti pensati e costruiti in Europa". Pensando alla necessità di alzare la quota di vetture elettriche il manager francese riconosce che "oggi abbiamo ancora bisogno di incentivi, ma il problema è quando sono troppo forti o troppo brevi. Penso ad esempio al Social Leasing varato in Francia: dopo le 50 mila unità vendute in poche settimane il mercato si è fermato e il valore delle auto è sceso". "Il livello dei bonus deve essere 'giusto' così da dare a costruttori e consumatori tempo per pianificare. Non possiamo andare avanti con stop and go: così - sottolinea - si distrugge la fiducia dei clienti". Commentando l'arrivo dei costruttori cinesi Martinet vede una doppia 'minaccia' ma anche delle possibilità. "C'è una sfida di breve termine con alcuni costruttori che 'comprano' quote di mercato con macchine economiche con motore termico, ma mi chiedo come faranno a pagare le multe... Ci sono però anche altri costruttori, che sono una sfida di più lungo termine, con macchine elettriche di alta tecnologia. Alla fine comunque questo significa che non dobbiamo solo giocare in difesa ma anche andare all'attacco". "I cinesi ci forzano ad alzare il livello- spiega - ma per questo dobbiamo lavorare sul nostro marchio Hyundai, anche se già oggi abbiamo uno dei livelli di fidelizzazione fra i più alti del mercato mainstream". Quanto ai condizionamenti dell'Europa per Marinet "sulla CO2 il piano è di non pagare multe e la nostra strategia non cambia nonostante la flessibilità offerta dalla Commissione Europea: magari ci da' l'opportunità di qualche aggiustamento su alcuni mercati, ma resta il fatto che l'elettrico va sviluppato". "Peraltro - ricorda - abbiamo una eccellente gamma elettrica come tecnologia e non abbiamo nessuna ragione per non raggiungere i risultati". "Il segreto - conclude - è tenere sempre presenti i bisogni dei nostri clienti europei: guardate il successo della Inster, non si vede perché e' elettrica, ma perché piace ai nostri clienti". ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Non solo Le Mans, dal 2026 quattro nuovi mercati per Genesis
(Adnkronos) - C'e' sempre più Europa nel futuro di Genesis. Infatti sullo sfondo della 24 Ore di Le Mans - in vista dell'ingresso ufficiale nel 2026 con l'hypercar GMR-001 - il marchio di lusso di Hyundai, lanciato nel 2015 per sfidare i brand premium europei, ha rivelato i piani per lo sbarco in quattro nuovi mercati europei, Italia inclusa, rafforzando una presenza fino ad oggi localizzata in Germania, Svizzera e Regno Unito. Oltre al nostro paese, Genesis stabilirà una nuova presenza in Francia, Spagna e Paesi Bassi con le prime consegne ai clienti previste a inizio 2026. "Nel 2024 abbiamo venduto in Europa 2.500 unità e 75.000 sul mercato americano: possiamo fare meglio e ovviamente una delle soluzioni è quella di allargare il perimetro di vendita in Europa" spiega Xavier Martinet, amministratore delegato di Genesis Motor Europe che definisce "il nostro ingresso in questi importanti mercati un momento fondamentale per il brand. È l'espansione di mercato più significativa dal nostro lancio nel vecchio continente avvenuto nel 2021 e rappresenta l'inizio di una nuova fase di crescita equilibrata e strategica, affiancata all'orientamento sportivo del marchio". Martinet sottolinea l'interesse dei clienti europei "per i nostri modelli dotati di powertrain elettrici" espressione di "un brand orientato al design e alle prestazioni". Sarà importante - aggiunge - "garantire ai clienti un livello di servizio come quello che offriamo in America ma penso che sia il momento giusto per questa scommessa". La gamma con la quale Genesis sbarca sul mercato italiano comprende la GV60, SUV compatto e primo modello completamente elettrico del Brand, il Suv 'large' elettrico GV70 e l'ammiraglia G80, tutti e tre sottoposti ad 'upgrade' sia in materia di design che di soluzioni tecnologiche all'avanguardia e aggiornamenti delle specifiche delle batterie. Sul fronte agonistico il team di Genesis Magma Racing partecipa quest'anno per la prima volta a Le Mans avvalendosi del supporto di IDEC Sport, in vista appunto dell'ingresso 'ufficiale' il prossimo anno. Genesis Magma Racing si è già fatta notare nell'ELMS (European Le Mans Series) aggiudicandosi già varie vittorie e primi punteggi nel corso della sua prima stagione. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)









