OpenAI, la modalità per adulti di ChatGPT è stata rimandata

(Adnkronos) - OpenAI ha ufficialmente comunicato lo slittamento del lancio della cosiddetta "adult mode" per ChatGPT, una funzione che era inizialmente attesa entro il trimestre in corso. La conferma è giunta attraverso una nota ufficiale in cui l'azienda chiarisce la volontà di dirottare gli sforzi produttivi verso obiettivi ritenuti più urgenti e trasversali per la propria base di utenti globale. Nonostante l'interesse suscitato dall'ipotesi di una versione meno restrittiva del chatbot, la priorità strategica sembra essere tornata sulla solidità tecnica e sulla capacità di interazione dei modelli linguistici. La scelta di posticipare questa modalità risiede nella necessità di migliorare sensibilmente il quoziente intellettivo dello strumento e la sua personalità. OpenAI punta infatti a rendere l'intelligenza artificiale non solo più performante nel ragionamento logico, ma anche capace di anticipare le necessità dell'interlocutore attraverso una maggiore proattività. Questo cambio di rotta suggerisce una strategia volta a consolidare il valore d'uso quotidiano dello strumento, privilegiando la capacità di risposta e la personalizzazione rispetto all'esplorazione di ambiti più controversi o di nicchia. Mentre il settore tecnologico attendeva di capire come la compagnia avrebbe gestito le nuove policy sui contenuti sensibili, la direzione intrapresa privilegia dunque l'efficienza operativa. Al momento non sono state fornite nuove finestre temporali per il rilascio della modalità dedicata ai contenuti per adulti, lasciando intendere che il focus dei laboratori di San Francisco rimarrà concentrato sul perfezionamento dei pilastri fondamentali che hanno reso ChatGPT il punto di riferimento del mercato. 
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PlayStation Store, Sony sperimenta i prezzi dinamici

(Adnkronos) - PSprices, sito specializzato nel monitoraggio dei listini digitali, ha recentemente rilevato anomalie nelle API di Sony che suggeriscono l'adozione di strategie di pricing dinamico sulla piattaforma PlayStation. Il colosso di Tokyo starebbe testando prezzi differenti per i medesimi prodotti in base al singolo utente. Si tratta di una pratica già consolidata nel settore dei trasporti o del retail online, ma che finora era rimasta sostanzialmente estranea ai negozi digitali di videogiochi, storicamente legati a listini uniformi per intere aree geografiche. L'esperimento in corso coinvolgerebbe oltre 150 titoli distribuiti in 68 diverse regioni, escludendo per il momento il mercato statunitense e quello giapponese. L'obiettivo attuale non sembrerebbe orientato al rialzo arbitrario dei costi, quanto piuttosto alla modulazione di sconti specifici che oscillano tra il 5 e il 17,5 percento. Produzioni di punta come l'ultima avventura di Peter Parker in Spider-Man 2, le epopee norrene del "fantasma di Sparta" in God of War o il celebre kolossal western di Rockstar Games, Red Dead Redemption 2, figurano tra i software oggetto della sperimentazione. Nonostante l'iniziativa possa tradursi in un risparmio immediato per una parte dell'utenza, l'introduzione di tariffe non uniformi rischia di generare forti critiche all'interno della community. La percezione di un trattamento arbitrario, dove un giocatore potrebbe acquistare Civilization VII a un prezzo sensibilmente superiore rispetto a quello proposto a un altro utente nello stesso mercato, rappresenta una criticità per la reputazione del brand. La trasparenza del mercato digitale rimane un tema sensibile, specialmente nel momento in cui l'algoritmo inizia a definire il valore di un contenuto in modo soggettivo e opaco. 
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Apple, qualcosa di Ultra bolle in pentola

(Adnkronos) - Apple sta ridefinendo i confini del proprio catalogo attraverso una manovra a tenaglia che punta contemporaneamente alla base e al vertice del mercato. Se il recente debutto del MacBook Neo ha segnato l'apertura verso una fascia di prezzo più accessibile, le ultime indiscrezioni indicano un imminente rafforzamento della linea più esclusiva. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la società sarebbe al lavoro su almeno tre nuovi dispositivi destinati a posizionarsi ben al di sopra delle attuali versioni standard in termini di prestazioni e di posizionamento economico, riprendendo la filosofia già vista con l'Apple Watch Ultra. Il pezzo forte di questa nuova offensiva sarebbe l'atteso iPhone pieghevole, un dispositivo che potrebbe debuttare con un prezzo stimato intorno ai duemila dollari, stabilendo un nuovo parametro di spesa per lo smartphone della mela. Accanto a questo, la roadmap per l'autunno prevederebbe l'arrivo di un MacBook Pro dotato di schermo touch, una novità che segnerebbe una svolta storica nella gestione delle interfacce hardware di Cupertino. Queste mosse appaiono come tentativi diretti di presidiare il segmento dell'altissima gamma, dove l'esclusività tecnologica giustifica rincari significativi rispetto ai modelli base. L'innovazione più singolare riguarderebbe tuttavia la prossima generazione di AirPods. Le indiscrezioni suggeriscono l'integrazione di fotocamere integrate pensate per fornire a Siri un contesto visivo in tempo reale, potenziando le capacità dell'assistente vocale tramite l'intelligenza artificiale. Questo sviluppo potrebbe portare alla nascita di un modello Ultra anche per il comparto audio, seguendo la nomenclatura già adottata per i processori e l'orologio di punta. In definitiva, la strategia di Apple sembra orientata a una polarizzazione estrema, cercando di intercettare nuovi volumi di vendita con modelli entry-level senza rinunciare a spingere il limite del premium verso nuove vette di mercato. 
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Professioni, coordinatore Giovani Tributaristi Int scrive al ministro Abodi

(Adnkronos) - Il coordinatore giovani tributaristi Int, Jacopo Pettine, previo confronto con i due vice coordinatori Desideria Micciulla e Giovanni Malinconico, ha scritto al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, per presentare il rinnovato Coordinamento nazionale giovani tributaristi Int, ma anche per porre due prime problematiche che gravano maggiormente sui giovani professionisti, che all’inizio dell’attività non possono contare su studi strutturati. La prima riguarda le spese di formazione, che i professionisti sono obbligati ad affrontare, ne viene richiesta la deducibilità, per i giovani under 35, anche in regime forfettario, dopo aver esposto una proposta emendativa alla Legge 190/2014 che norma il regime agevolato, Pettine scrive: “L’attuale disciplina del regime forfettario, basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani tributaristi che devono sostenere investimenti significativi in formazione obbligatoria e aggiornamento continuo. La proposta mira a rendere il sistema più equo, incentivando la crescita professionale e la qualità delle prestazioni, senza alterare l’impianto semplificato del regime".  La seconda problematica, riguarda un tema già affrontato dall’ Istituto Nazionale Tributaristi e dalle maggiori confederazioni delle associazioni professionali ex lege 4/2013, la tutela del professionista tramite la sospensione dei termini relativi agli adempimenti professionali in caso di malattia, infortunio, maternità e malattia dei figli minori, art. 1 commi da 927 a 944 della Legge 234/2021.   Tutela che a tutt’oggi riguarda esclusivamente il mondo ordinistico e non anche quello associativo, si legge nella lettera del Coordinatore: “ La norma, pur condivisibile nelle finalità, è fortemente discriminatoria perché esclude gli oltre 500 mila professionisti di cui alla L.4/2013 iscritti alla gestione separata Inps, riferendosi esclusivamente ai professionisti iscritti in albi. Tale esclusione configura una evidente disparità di trattamento su un tema delicatissimo quale la tutela del professionista in stato di malattia o infortunio. Il nostro ordinamento, dal 2013, riconosce formalmente due macro-aree del sistema professionale: quella ordinistica e quella disciplinata dalla Legge 4/2013. Non appare coerente che interventi legislativi in materia di tutela sociale ignorino il settore associativo".  Anche in questo caso viene presentata una proposta emendativa che cancellerebbe la discriminazione rispristinando l’equità. Si legge infatti nella lettera dei Giovani tributaristi Int: “ Tale modifica eliminerebbe l’attuale disparità e ristabilirebbe un principio fondamentale: la tutela in caso di malattia, infortunio o maternità a rischio non può essere condizionata dalla natura ordinistica o associativa dell’attività professionale esercitata. Il diritto alla salute e la dignità del lavoro autonomo non possono conoscere gerarchie, Signor Ministro, queste proposte non rappresentano rivendicazioni settoriali, bensì interventi di equità sistemica, coerenti con i principi costituzionali di uguaglianza, tutela della salute e libertà di iniziativa economica. Sono misure che incidono concretamente sulla vita dei professionisti e in particolare dei giovani professionisti con studi meno strutturati, sulla sostenibilità di tutto il lavoro autonomo professionale e che possono rafforzare la credibilità delle istituzioni verso una generazione che chiede pari diritti e pari opportunità".  I Giovani Tributaristi Int che hanno altre iniziative in cantiere, hanno voluto focalizzarsi su due specifiche problematiche ricevendo il plauso del Presidente nazionale Riccardo Alemanno e del consigliere delegato ai rapporti con i giovani tributaristi Alessandro Della Marra, hanno ribadito al ministro Abodi, la piena disponibilità a fornire ogni contributo tecnico utile al superamento delle criticità evidenziate. 
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L'Europa "tassa la pipì", ecco la direttiva Ue che agita Big Pharma

(Adnkronos) - L'ultima tassa dell'Europa? E' "una tassa sulla pipì". Cos'è. L'ha bollata così Lucia Aleotti, azionista e membro del board dell'azienda farmaceutica Menarini, riferendosi nel corso di un incontro alla Camera di Commercio di Firenze alla direttiva Ue 2024/3019 sulle acque reflue urbane (Uwwtd, Urban Waste Water Treatment Directive). "Vuol dire che, quando le persone assumono un farmaco, traccia di questo farmaco si trova nelle urine, va poi nelle acque reflue e allora è fatto obbligo per le aziende di depurare tutti i fiumi d'Europa. Dall'altra parte ci sono delle autorità che dicono che non registreranno un farmaco se questo farmaco si accumula nell'organismo", ha riassunto Aleotti, citando un dato su tutti: la cifra stimata dalla Farmindustria tedesca su quanto devono pagare le aziende per dare corso agli obblighi previsti nella normativa, ossia 12 miliardi di euro l'anno. "Se si immagina che l'intero sviluppo di un nuovo farmaco costa 1,2 miliardi di euro, si tratta di 10 nuovi farmaci che non verranno sviluppati dalle imprese ogni anno - ha fatto notare Aleotti - Questo è fare politica anti-industriale, non politica industriale". Ma la sua non è la prima e unica voce critica che si leva dal mondo Pharma al riguardo: è di fine gennaio la presa di posizione di Farmindustria ed Egualia, le due associazioni che in Italia rappresentano le aziende del settore, la prima le imprese farmaceutiche e la seconda l'industria dei farmaci generici equivalenti, dei biosimilari e delle Value Added Medicines. In una nota congiunta, diffusa al termine dell'audizione in Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato sulla legge di delegazione europea 2025, entrambe queste realtà avevano espresso "forte preoccupazione" per l'impatto economico e industriale della direttiva Ue in vigore da gennaio 2025, che - hanno osservato Farmindustria ed Egualia - rende "insostenibili le norme di trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti". Nella nota si parla di un "aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021". La richiesta avanzata in quell'occasione era di "risolvere le criticità contenute nel sistema Epr (responsabilità estesa del produttore)".  Ma cosa impone la direttiva e perché sta provocando non pochi mal di pancia al settore? La chiave di tutto è proprio nel principio della responsabilità estesa del produttore - Epr, introdotto dal provvedimento, che implica degli obblighi precisi per "coprire i costi aggiuntivi" legati ai trattamenti supplementari necessari per rimuovere le sostanze generate nel contesto della propria attività professionale. "I residui di prodotti farmaceutici e cosmetici rappresentano attualmente la fonte principale dei microinquinanti presenti nelle acque reflue urbane che richiedono un trattamento quaternario. La responsabilità estesa del produttore dovrebbe pertanto applicarsi a questi due gruppi di prodotti", è la logica seguita dalla direttiva, che all'articolo 9 precisa anche che le aziende farmaceutiche e cosmetiche si dovrebbero fare carico di "almeno l'80% dei costi totali di conformità agli obblighi imposti", compresi "i costi di investimento e operativi del trattamento quaternario delle acque reflue urbane per rimuovere i microinquinanti derivanti dai prodotti che essi immettono sul mercato e dai relativi residui e i costi del monitoraggio dei microinquinanti".  Cos'è il trattamento quaternario? E' un trattamento aggiuntivo che si basa sull'uso di tecnologie avanzate per rimuovere un ampio spettro di microinquinanti, come i residui dei farmaci, ed evitare la dispersione di sostanze che potrebbero causare problemi agli organismi acquatici e aggravare il fenomeno dell'antibiotico-resistenza. Il principio che si applica è quello del "chi inquina paga". E si lega a un altro pilastro, come spiegato di recente in un focus sulla direttiva pubblicato dal 'Notiziario chimico farmaceutico' (Ncf): l'ecofarmacovigilanza (Epv), "disciplina cardine per identificare e prevenire gli effetti avversi dei medicinali nell’ambiente". Questa "analizza l'intero ciclo di vita del farmaco, dalle emissioni industriali allo smaltimento dei prodotti scaduti, fino alla via principale di dispersione, ovvero l'escrezione umana dei principi attivi dopo l'assunzione", da qui la 'tassa sulla pipì', come è stata ribattezzata provocatoriamente la direttiva Ue sulle acqque reflue urbane. Sempre in questo filone si inserisce anche un altro elemento, citato dalla stessa Aleotti: da settembre 2024, l'Agenzia europea del farmaco Ema ha rafforzato le linee guida sulla valutazione del rischio ambientale (Environmental Risk Assessment). "Questo significa che l'efficacia clinica non è più l'unico lasciapassare: un profilo ecotossicologico sfavorevole può ora influenzare pesantemente le autorizzazioni all’immissione in commercio", si evidenzia nel focus di Ncf. Le aziende discutono anche i dati su cui poggia la decisione Ue sul nuovo corso. A detta di Farmindustria ed Egualia, esistono delle evidenze che mostrano come la valutazione di impatto della Commissione abbia "sovrastimato l'impatto ambientale dei farmaci di 4 volte" e "sottostimato i costi (che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte): gli oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa da circa 10 miliardi di euro l'anno per le aziende in Europa, anziché gli 1,2 miliardi della valutazione di impatto, che graveranno su due settori soltanto, farmaceutico e cosmetico, rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione europea", era l'obiezione. Non a caso fra le richieste avanzate c'era anche quella di "sospendere l’applicazione della direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro la deadline del 31 dicembre 2028 per l’entrata in vigore dello schema di Epr", oltre all'invito a tutelare l'accesso ai medicinali e la competitività dell'industria del settore e ad applicare le norme a tutti i produttori di sostanze microinquinanti, in vista dell'entrata in vigore nazionale della direttiva nella sua attuale versione. 
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Nubi nere sopra Teheran, medici ambiente: "Rischio piogge acide e gas nocivi"

(Adnkronos) - Dopo gli attacchi di Israele contro gli impianti e i depositi di petrolio in diverse aree, la capitale dell'Iran brucia con enormi incendi. Le immagini di Teheran con il cielo oscurato e la polvere che cade dal cielo fanno presagire anche un disastro ambientale. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è la Sima, Società italiana di medicina ambientale. Quando bruciano grandi depositi di petrolio, è vero che si possono formare piogge acide? "Sì, in parte. La combustione di grandi quantità di petrolio libera nell'atmosfera anidride solforosa, ossidi di azoto e particolato. Questi gas reagiscono con il vapore acqueo formando acidi solforico e nitrico, che possono contribuire alla cosiddetta deposizione acida (pioggia acida). Tuttavia, l'effetto più immediato per la salute non è la pioggia in sé, ma l'inalazione del fumo e degli inquinanti atmosferici", risponde Alessandro Miani, presidente Sima.  Quali sostanze sono presenti nelle nubi nere prodotte dagli incendi di petrolio? Secondo la Sima, "le nubi generate da questi incendi contengono particolato fine (Pm2.5), fuliggine, anidride solforosa, ossidi di azoto, monossido di carbonio e composti organici volatili, oltre a idrocarburi policiclici aromatici. Si tratta di inquinanti riconosciuti dalla letteratura scientifica come irritanti respiratori e potenzialmente tossici". Secondo Miani, "i rischi principali sono irritazione di occhi e vie respiratorie, tosse, difficoltà respiratoria e peggioramento di patologie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. L'esposizione a particolato fine e gas irritanti può inoltre aumentare il rischio cardiovascolare, soprattutto nelle persone vulnerabili".  E' già successo qualcosa di simile nella storia recente? "Sì. Un precedente documentato è rappresentato dagli incendi dei pozzi petroliferi del Kuwait nel 1991, durante la Guerra del Golfo. Oltre 600 pozzi furono incendiati e per mesi grandi quantità di fuliggine, SO2 e particolato si dispersero nell'atmosfera, generando uno dei più grandi episodi di inquinamento atmosferico da combustione di petrolio mai registrati", ricorda il presidente Sima. In situazioni di questo tipo cosa è raccomandato fare per ridurre i rischi sanitari? "Le misure di salute pubblica raccomandate - suggerisce - sono ridurre l’esposizione al fumo, rimanere in ambienti chiusi quando possibile, limitare l'attività fisica all'aperto e utilizzare filtrazione dell'aria o mascherine filtranti (Ffp2/N95) se è necessario uscire. L'obiettivo principale è ridurre l'inalazione del particolato e dei gas irritanti". Se questi incendi continuassero a lungo, potrebbero avere effetti anche in Europa? "In linea teorica gli aerosol e le particelle fini possono essere trasportati per lunghe distanze dalle correnti atmosferiche, come dimostrato da numerosi studi sul trasporto transfrontaliero degli inquinanti. Tuttavia - riflette Miani - perché si verifichi un impatto sanitario significativo in Europa servirebbero incendi molto estesi e persistenti e condizioni meteorologiche favorevoli al trasporto, elementi che devono essere valutati tramite modelli atmosferici e monitoraggi in tempo reale". Qual è quindi la conclusione scientifica? "Gli incendi di grandi depositi di petrolio rappresentano un serio problema ambientale e sanitario locale, legato soprattutto alla nube di fumo e agli inquinanti respirabili. La formazione di deposizione acida è possibile, ma il rischio principale per la popolazione resta l'esposizione agli inquinanti atmosferici generati dalla combustione del petrolio", conclude il presidente della Sima.  
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Iran, Sapelli: "Ora effetti su petrolio e gas ma bomba a orologeria è boom prezzi beni alimentari"

(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente.  E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge.  E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea.  Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge.  Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio) 
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Klaro: Andrea Mignanelli diventa presidente

(Adnkronos) - Andrea Mignanelli, manager con una trentennale esperienza nei servizi per il credito, assume la presidenza di Klaro, la piattaforma che facilita l'accesso ai finanziamenti e migliora la gestione della liquidità delle piccole imprese italiane grazie all’Intelligenza artificiale. Andrea Mignanelli vanta un’importante carriera nel settore, prima in McKinsey, poi come fondatore di Jupiter, e quindi dal 2019 al 2024 è stato amministratore delegato del Gruppo Cerved.  Klaro è una piattaforma che, grazie a collegamenti sicuri con conti bancari, cassetto fiscale e altre fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate e Riscossione, Camera di commercio, Inps, etc), velocizza la richiesta di finanziamenti attraverso la raccolta di tutti gli elementi necessari per l’istruttoria creditizia, generando il Klaro profile, e migliora la gestione della liquidità delle piccole imprese attraverso un unico cruscotto. Il Klaro profile è un set documentale standard, certificato e sempre aggiornato che consente a banche e intermediari di effettuare istruttorie sicure in pochi minuti, invece che in settimane. Questo risponde alla necessità di fare incontrare domanda e offerta di credito nel contesto italiano in cui, nonostante l’ottima infrastruttura dati sulle imprese, i prestiti bancari alle piccole società sono calati del 40% dal 2014 al 2025.  "Sono entusiasta - dichiara Andrea Mignanelli - di questa nuova avventura. In Klaro ho trovato le risposte ai due principali problemi che da anni affliggono gli imprenditori italiani: difficile accesso al credito e gestione amministrativa complicata. La nostra missione è aiutare gli imprenditori a valorizzare al meglio la propria azienda e ottimizzare le risorse finanziarie. Combinando l'avanzata infrastruttura dati del Paese con la tecnologia AI specialistica di Klaro, facciamo la differenza nel rapporto tra impresa e filiera del credito". 
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Lavoro, le competenze? Scadono ogni 2 anni: adaptability e upskilling leve per restare competitivi

(Adnkronos) - Adaptability e upskilling. Sono queste le due parole chiave che descrivono il mercato del lavoro di oggi. Dopo un biennio dominato dal dibattito sulle potenzialità delle nuove tecnologie, il 2026 si accinge a diventare l’anno della concretezza. Tutti i discorsi sull’intelligenza artificiale, sull’innovazione green e sull’industria 5.0 hanno smesso di essere proiezioni future e stanno diventando, sempre di più, realtà all’interno dei processi aziendali che non possiamo più ignorare. Questo cambio di paradigma si traduce, ovviamente, anche in una ricerca sempre più insistente di profili altamente qualificati e con competenze ibride, ovvero professionisti che, insieme alle hard skills, abbiano una visione di insieme per muoversi in contesti sempre più complessi. Competenze con una data di scadenza: il nuovo mercato del lavoro è sempre più dinamico. La velocità dell’innovazione ha ridotto drasticamente la vita delle hard skill. Secondo le ultime analisi di agap2 - multinazionale di consulenza operativa specializzata nel mondo dell’ingegneria e dell’It - oggi le competenze tecniche hanno un ciclo di vita media di circa due anni prima di diventare obsolete. Non si tratta più, quindi, solo di imparare a usare nuovi strumenti, ma di abbracciare percorsi di formazione continui e dinamici per adattarsi a un ambiente in costante evoluzione e cambiamento.  "Il 2026 - afferma Alessandro Rosati, Ceo di agap2 - rappresenta uno spartiacque: non basta più essere spettatori dell'innovazione, bisogna saperla gestire. La vera sfida nei prossimi mesi sarà trasformare la velocità del cambiamento in un asset strategico per anticipare le esigenze di mercato e fornire risposte concrete, precise e tempestive. La capacità di disimparare e imparare di nuovo diventa il vero vantaggio competitivo per i candidati, ma anche per le aziende. Oggi nessun professionista può limitarsi ad essere un semplice esecutore, ma deve essere un artefice del cambiamento con competenze in perenne aggiornamento per poter colmare il gap che si apre tra l’innovazione tecnologica che corre velocissima e le necessità di sviluppo del business”. Maquali saranno i professionisti più richiesti nel 2026? Ecco il quadro tracciato da agap2.  -Energy manager e sustainability engineer: in vista dei traguardi del Green Deal, queste figure evolvono da semplici consulenti ad architetti della transizione. Non si limitano all'efficientamento energetico, ma riprogettano l'intero ciclo di vita del prodotto secondo i principi dell'economia circolare, integrando fonti rinnovabili e tecnologie di cattura della Co2 per garantire la resilienza operativa e il rispetto dei nuovi standard Esg. -Ingegnere dell’automazione 5.0: il 2026 segna il passaggio definitivo dall'automazione rigida a quella collaborativa e cognitiva. Questo professionista progetta ecosistemi dove robotica avanzata e operatori umani interagiscono in sinergia (Cobot), sfruttando il Cloud Manufacturing e l'Edge Computing per creare linee produttive iper-flessibili, capaci di auto-ottimizzarsi in tempo reale grazie ai dati di fabbrica.  -AI implementation specialist (o AI architect): è l'anello di congiunzione tra la data science e il business concreto. Il suo compito non è la creazione di codici grezzi, ma l'integrazione strategica di AI generativa e modelli predittivi nei workflow aziendali. Agisce come un traduttore tecnologico che adatta i modelli linguistici e gli algoritmi di machine learning per automatizzare decisioni complesse e personalizzare l'esperienza del cliente su scala industriale. -Cybersecurity governance consultant: con l'adozione della normativa Nis2 e del Cyber Resilience Act, la sicurezza diventa una questione di processo e non solo di difesa tecnica. Questo consulente gestisce la sicurezza dell'intera supply chain, trasformando la protezione dei dati in un asset competitivo. Coordina la gestione del rischio, la compliance normativa e la resilienza infrastrutturale per prevenire minacce sistemiche in un mondo sempre più interconnesso. -Data engineer: è l'architetto che costruisce le fondamenta del patrimonio informativo aziendale; progetta pipeline di dati scalabili e sicure che alimentano l'intelligenza artificiale in tempo reale. Il suo ruolo è cruciale per garantire la data quality e l'interoperabilità tra database eterogenei, trasformando flussi di dati grezzi in infrastrutture pronte per l'analisi strategica e il decision-making automatizzato.  
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Floky, vibrazioni padel azzerati con manicotto biomeccanico su tessuto

(Adnkronos) - Floky, pmi innovativa bresciana, è la prima azienda al mondo ad aver creato un manicotto biomeccanico su tessuto che riduce del 30% le vibrazioni sul braccio generate dall’impatto della racchetta con la pallina giocando a padel. La sua prima ricerca scientifica mai realizzata sul padel segna un nuovo standard per l’innovazione sportiva data-driven. Grazie a questo approccio, negli ultimi tre anni il fatturato dell’azienda è cresciuto di dieci volte, passando da 700 mila euro nel 2023 a 7 milioni nel 2025, con una presenza commerciale in oltre 55 Paesi nel mondo In effetti il padel è uno degli sport più praticati e in più rapida espansione al mondo: 1,5 milioni di giocatori in Italia, 20 milioni in Europa e 35 milioni a livello globale, ma alla crescita dei praticanti si accompagna però un aumento degli infortuni da sovraccarico dell’arto superiore: polso, gomito e spalla sono le aree più colpite, con epicondilite e tendinopatie tra le problematiche più frequenti e una media di 2,75 infortuni ogni 1.000 ore di gioco.  "Per noi - osserva Marco Coffinardi, fondatore e ceo di Floky - era fondamentale avere una validazione oggettiva. I nostri prodotti poggiano sempre su basi scientifiche solide che forniscono evidenze misurabili. Studiamo il problema, progettiamo la soluzione su basi biomeccaniche e solo dopo realizziamo il dispositivo. E' un approccio ingegneristico, non estetico. Cuore del modello è la tecnologia brevettata Floky, che trasforma il tessuto in un dispositivo attivo capace di intervenire su prevenzione, recupero e performance". "Il valore - aggiunge Roberto Nembrini, co-founder e cso di Floky - risiede nel beneficio reale che i nostri prodotti generano. Beneficio che non è una promessa astratta, ma un parametro verificabile. Prevenzione degli infortuni, supporto biomeccanico, recupero più efficiente e miglioramento della performance sono dimensioni che Floky misura e valida attraverso studi e test. Quello che promettiamo si avvera. Ed è proprio questo il nostro principale driver di crescita".  
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