Farmaci, dall'Italia un anticorpo contro il superbatterio Klebsiella pneumoniae

(Adnkronos) - Dalla ricerca italiana una speranza contro il superbug Klebsiella pneumoniae, un batterio resistente agli antibiotici, che può facilmente diffondersi negli ospedali e causare infezioni respiratorie, urinarie e del sangue. Scienziati della Fondazione Toscana Life Sciences (Tls) hanno selezionato un anticorpo monoclonale umano in grado di proteggere dall'infezione causata dal sottotipo più frequente e virulento del batterio. La scoperta è pubblicata su 'Nature'. La resistenza antimicrobica rappresenta oggi una sfida di salute pubblica globale e richiede approcci terapeutici innovativi, spiegano da Fondazione Tls. Data la sua espansione in tutto il mondo, nel 2024 l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato Klebsiella pneumoniae tra i batteri resistenti agli antibiotici più pericolosi per i quali è urgente trovare una cura. Il progetto di ricerca si è focalizzato sullo sviluppo di anticorpi monoclonali umani (mAb), che attualmente rappresentano soluzioni terapeutiche sicure in oncologia e contro malattie autoimmuni, ma che non hanno ancora trovato applicazione clinica per batteri antibiotico-resistenti. Lo studio ha coinvolto scienziati del Monoclonal Antibody Discovery Lab (Mad Lab), della Tumour Immunology Unit e del Data Science for Health Lab (DaScH Lab) della Fondazione Tls. Coordinato da Anna Kabanova, Rino Rappuoli e Claudia Sala, ha visto in prima linea i ricercatori Emanuele Roscioli, Vittoria Zucconi Galli Fonseca e Soraya Soledad Bosch. Il lavoro è nato grazie al supporto della Regione Toscana nell'ambito del Centro regionale di medicina di precisione (C.Re.Me.P.) ed è proseguito grazie al finanziamento sul progetto Proreact del ministero della Salute. L'obiettivo era affrontare quella che rappresenta una crescente criticità per la salute pubblica. Nel 2018 - ricorda Fondazione Tls - un focolaio di Klebsiella pneumoniae di tipo ST147, con un altissimo profilo di resistenza agli antibiotici, ha avuto origine e si è rapidamente diffuso in Toscana. Lo studio si è concentrato proprio su ST147 e ha portato all'isolamento di "anticorpi monoclonali umani estremamente potenti contro questo batterio", si legge in una nota. In particolare, è emerso che "uno di questi anticorpi monoclonali, che è in grado di riconoscere la superficie più esterna del batterio (la capsula), protegge contro l'infezione sistemica prodotta dal ceppo isolato a Pisa, ma anche contro ceppi di Klebsiella pneumoniae isolati in ospedali di Francia e Australia". "Nel complesso - rimarcano da Fondazione Toscana Life Sciences - questo lavoro è un esempio di un percorso sperimentale che consente di prevedere antigeni protettivi contro ceppi batterici antibiotico-resistenti che possono aprire la strada allo sviluppo di terapie innovative ed efficaci contro questa minaccia globale". Il successo del progetto guidato da Fondazione Tls - si precisa nella nota - è stato il frutto della collaborazione tra ricercatori e medici provenienti da università ed enti di ricerca di rilievo nazionale e internazionale: Unità di Malattie infettive dell'azienda ospedaliera universitaria Pisana, Fondazione Biotecnopolo di Siena, università di Siena, Centro risonanze magnetiche Cerm di Firenze, Area Science Park di Trieste, Hartford Hospital negli Stati Uniti, Monash University di Melbourne in Australia, Université Paris-Saclay e Bicêtre Hospital Assistance Publique-Hôpitaux de Paris in Francia. 
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Katsuhiro Harada in Italia: il producer di Tekken sarà a Game Ground 2025 a Bolzano

(Adnkronos) - La saga di Tekken rappresenta uno dei pilastri più importanti e influenti della storia dei videogiochi. Dal debutto del primo capitolo nel 1994, la serie ha venduto oltre 57 milioni di copie nel mondo, diventando un fenomeno globale capace di attraversare generazioni e piattaforme. Gran parte di questo successo è legato a Katsuhiro Harada, producer della serie e figura chiave di Bandai Namco, che quest’anno sarà per la prima volta in Italia come ospite d’onore di Game Ground 2025, il festival dedicato al mondo videoludico in programma a Bolzano dal 17 al 19 ottobre. Harada sarà la super star della quinta edizione di Game Ground, che anche quest’anno porterà nel capoluogo altoatesino sviluppatori, content creator e professionisti del settore da tutto il mondo. Il festival, organizzato dall’associazione BeYoung (UPAD) con il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano, del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio, si svolgerà in forma itinerante tra Castel Mareccio, il Museo di Scienze Naturali, il DRIN - Circolo Cittadino, il centro commerciale Twenty e la Biblioteca Civica, trasformando i luoghi simbolo della città in spazi di incontro, confronto e divertimento. Il via ufficiale sarà venerdì 17 ottobre alle 17:00 con la conferenza “Il ritorno del single player: fine dell’era dei live service?” a cura di Francesco Toniolo, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La giornata clou sarà però sabato 18 ottobre, quando alle 13:00 Castel Mareccio ospiterà l’attesissimo incontro con Katsuhiro Harada. In un talk della durata di circa un’ora, il sensei racconterà aneddoti, curiosità e retroscena sulla nascita e sull’evoluzione di una delle serie picchiaduro più iconiche di sempre, davanti a un pubblico di fan e appassionati. Il pomeriggio proseguirà con il panel dedicato al rapporto tra fumetti e videogiochi, che vedrà protagonista MikeShowSha, uno degli streamer più seguiti in Italia, in dialogo con Emanuele “CapComics” D’Ascanio. A seguire, spazio alla tecnologia con Maciej Kwiatkowski, responsabile del motion capture in Alpha7 (Cyberpunk 2077, The Witcher 4), che converserà con Luciana “Svet” Perrucci per raccontare nel dettaglio le tecniche di animazione dei videogiochi moderni. La giornata conclusiva di domenica 19 ottobre sarà dedicata alle sfide narrative e creative. Alle 14:30, Marco Mantoan (Lead Narrative Designer) e Marco Ponte (CEO & Creative Director di Nacon Studio Milan) parleranno della costruzione di universi narrativi complessi. Subito dopo sarà il turno di Andrea Basilio e Andrea Salamone di Milestone, che sveleranno i retroscena dello sviluppo del nuovo Screamer, revival di un’icona del racing anni ’90. 
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Milano, impianto compassionevole di valvola tricuspide salva anziana calabrese

(Adnkronos) - Intervento salvavita all'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, dove un impianto compassionevole di valvola tricuspide ha permesso un'anziana cardiopatica di tornare a sperare. "Un ultimo disperato tentativo, una richiesta non rimasta inascoltata" dai chirurghi dell'Unità operativa di Cardiologia ospedaliera guidata da Maurizio Tespili, spiegano dal Gruppo San Donato (Gsd).  La paziente, una donna calabrese di 82 anni, era affetta da una severa patologia valvolare che negli anni aveva già richiesto l'intervento dell'équipe di Tespili per la riparazione percutanea delle valvole aorta e mitrale, ricostruiscono dall'ospedale. Il successivo prolasso della valvola tricuspide ha seriamente compromesso la salute della paziente che non era quindi candidabile per un intervento di cardiochirurgia, ritenuto troppo rischioso in un quadro di forte scompenso. L'unica via percorribile era l'impianto per via percutanea di una nuova valvola, tuttavia i device sul mercato non erano adeguati alle caratteristiche anatomiche della paziente. La soluzione è arrivata grazie a un'intuizione di Francesco Giannini, medico dell'Uo di Cardiologia ospedaliera dell'Irccs milanese, e ai contatti con un'azienda americana che produce valvole con peculiarità differenti da quelle attualmente disponibili in Italia. Sono stati condotti studi e analisi per verificare le giuste dimensioni e la geometria della valvola, nonché la fattibilità del percorso che si è rivelato praticabile. Restava però un ultimo ostacolo: l'impiego della valvola non è ancora stato autorizzato nel nostro Paese. I clinici del Galeazzi-Sant'Ambrogio hanno quindi chiesto al ministero della Salute il via libera all'impianto compassionevole, una chance per salvare la vita della paziente. La richiesta è stata prontamente valutata e accolta, così l'azienda americana ha potuto inviare - in modo gratuito - la valvola. "Questo nuovo dispositivo - afferma Giannini - offre prospettive terapeutiche innovative, introducendo caratteristiche che ne migliorano la sicurezza e l'utilizzo nei pazienti affetti da insufficienza tricuspidale. La tecnologia si è dimostrata sicura e affidabile, ed è stata concepita per ampliare la platea di candidati all'approccio mini-invasivo". L'intervento è durato circa 1 ora e mezza. In sala operatoria, oltre a Tespili e Giannini, anche i colleghi Alfonso Ielasi, Nadia Barranca e Federico Sanguettoli che hanno portato a termine il posizionamento per via percutanea della nuova valvola all'interno della tricuspide nativa prolassata della paziente. Il device ha permesso di risolvere l'insufficienza tricuspidale con un risultato considerato "ottimale". "La signora, dopo una breve degenza in terapia intensiva - riferiscono i sanitari - ha potuto lasciare l'ospedale per far ritorno in Calabria". "Il successo di questa procedura non è solo clinico - commenta Tespili - ma è il risultato di una catena di solidarietà e impegno che ha visto coinvolte aziende private e istituzioni pubbliche con il solo obiettivo di restituire alla paziente una vita dignitosa. E' la dimostrazione di come il lavoro di squadra e l'organizzazione possano aprire nuove strade nella cura delle malattie cardiache più complesse". Con questo intervento - rimarca Gsd - l'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio conferma il proprio ruolo di riferimento nel panorama della cardiologia interventistica, con un impegno costante nel portare in sala operatoria innovazione, ricerca e tecnologie d'avanguardia per offrire nuove possibilità di cura ai pazienti più fragili. 
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Chirurgia, a Torino 'primo intervento al mondo di re-innervazione peniena'

(Adnkronos) - La Città della Salute e della Scienza di Torino annuncia "un passo epocale nella chirurgia ricostruttiva urologica: per la prima volta al mondo è stato eseguito un innovativo intervento di ricostruzione dei nervi del pene, capace di restituire l'erezione naturale a pazienti che hanno perso la potenza sessuale dopo l'asportazione della prostata per tumore". L'operazione di re-innervazione peniena è stata eseguita all'ospedale Molinette. Tecnicamente, illustra l'azienda ospedaliera universitaria del capoluogo piemontese, l'intervento prevede il collegamento di un nervo di un muscolo della coscia (nervo gracile) direttamente ai nervi del pene che controllano l'erezione (fibre nervose autonomiche dei corpi cavernosi). "Un approccio totalmente nuovo", sottolinea l'Aou, che mira a riattivare il meccanismo naturale dell'erezione nei casi molto frequenti in cui i farmaci orali (pillola blu e derivati) non funzionano. "Per molti uomini giovani sopravvissuti al cancro della prostata la perdita di potenza sessuale rappresenta una ferita profonda che mina identità e qualità di vita - spiega Paolo Gontero, direttore della Clinica Urologica universitaria delle Molinette - In alcuni casi la malattia è troppo avanzata e non è possibile eseguire un intervento di preservazione nervosa. E' proprio in queste situazioni che questa tecnica innovativa apre una strada concreta alla possibilità di recuperare la funzione naturale. A differenza dello standard rappresentato dalla protesi peniena, che garantisce erezioni meccaniche, ma non fisiologiche, questa procedura consente di ricreare erezioni spontanee e naturali, con un impatto psicologico straordinariamente positivo per il paziente, che può tornare a vivere una sessualità autentica e non percepita come artificiale". Lo specialista evidenzia come il recupero di un'erezione naturale abbia un valore che va ben oltre la sfera puramente funzionale: significa ritrovare sicurezza in se stessi, migliorare l'autostima e preservare l'intimità di coppia. "Molti pazienti - dice - ci raccontano che la differenza tra una protesi e un'erezione spontanea non è solo tecnica, ma riguarda il modo in cui si percepiscono come uomini e partner". Secondo i dati raccolti dal team torinese, la procedura mostra "un potenziale di successo con miglioramento fino all'80% e una ripresa di erezioni spontanee efficaci in oltre il 65% dei casi. Percentuali mai raggiunte prima con protocolli tradizionali di riabilitazione sessuale". L'intervento è stato presentato in live surgery durante il Congresso Esgurs di chirurgia genito-ricostruttiva in urologia andrologica ospitato quest'anno a Torino (2-3 ottobre), al quale partecipano oltre 350 esperti internazionali. La scelta della città della Mole come sede di questa prima mondiale rappresenta "un riconoscimento della qualità della scuola urologica italiana e del suo contributo pionieristico nel campo della ricostruzione funzionale post-oncologica", rimarca la Città della Salute. "Non parliamo di un trattamento sperimentale isolato, ma di una tecnica riproducibile, basata su solide evidenze precliniche e su un'attenta selezione dei pazienti", precisa Marco Falcone, responsabile del progetto. "L'obiettivo - chiarisce - non è soltanto ripristinare una funzione biologica, ma restituire ai pazienti la possibilità di vivere una vita affettiva e sessuale piena. E' un cambiamento di paradigma che unisce chirurgia oncologica, ricostruzione funzionale e attenzione al benessere globale della persona". "Se confermati da studi clinici più ampi", si legge in una nota, i risultati ottenuti dall'équipe piemontese "potrebbero cambiare radicalmente il futuro della riabilitazione sessuale post-cancro, offrendo ai giovani uomini operati di tumore alla prostata non solo la sopravvivenza, ma anche la speranza di una piena qualità di vita. Un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava impossibile e che oggi, grazie all'eccellenza chirurgica e scientifica torinese, diventa realtà". 
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Startup: nasce Resellify, fashiontech che semplifica re-commerce nel mercato del second-hand

(Adnkronos) - Ogni cittadino europeo produce in media 11 chili di rifiuti tessili all’anno: un dato allarmante, diffuso dal Parlamento europeo, che fotografa l’impatto crescente del fast fashion e la mancanza di circolarità nel settore moda. Non sorprende, quindi, che Bruxelles stia spingendo brand e retailer a ridurre gli sprechi e a ripensare i modelli produttivi, introducendo soluzioni che allunghino la vita dei capi. Parallelamente, il mercato del second-hand sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo il report The State of Fashion 2025 di McKinsey & Company e The Business of Fashion, entro quest’anno il resale peserà per il 10% sul mercato globale dell’abbigliamento, con un giro d’affari stimato di 350 miliardi di dollari entro il 2028 e una crescita annua del 12%. Una rivoluzione silenziosa, che sta ridisegnando le regole dell’industria. In Europa, tuttavia, il settore rimane ancora frammentato: tante piattaforme, poca integrazione e processi complessi. È qui che entra in gioco Resellify (https://www.resellify.it/it), startup fondata nel 2023 da Alessio Autore e Alessandro Pavoni, con l’obiettivo di accelerare la transizione al second-hand. Resellify si propone come la prima infrastruttura full-stack europea per il re-commerce, capace di integrarsi direttamente negli eCommerce dei brand e di offrire agli utenti un’app mobile intuitiva. La sua missione è chiara: semplificare e automatizzare la rivendita, trasformando la moda circolare da promessa astratta a realtà concreta, scalabile e accessibile. Un passo decisivo per rendere il second-hand non un’alternativa di nicchia, ma una nuova normalità per l’intero settore retail.  Al centro del modello Resellify c’è una piattaforma proprietaria che rende la rivendita un processo semplice, integrato e immediato, eliminando ogni barriera tecnica e operativa. Con il widget ReCommerce Connector, integrato direttamente negli eCommerce partner, ogni acquisto viene salvato automaticamente nel Guardaroba Digitale dell’utente, completo di tutte le informazioni: foto, descrizioni, taglie, codici e dettagli di acquisto. Da lì, l’utente può gestire in modo intuitivo i propri articoli, aggiornandoli o rimuovendoli con facilità.  Quando arriva il momento di rivendere, basta un click. Con la funzione OneClick Resell, il prodotto viene pubblicato sui principali marketplace second-hand - come Vinted, Vestiaire, eBay e Depop - senza bisogno di creare account, scrivere descrizioni o duplicare sforzi. È sufficiente aggiornare le foto per mostrare lo stato attuale dell’articolo. Una soluzione definitiva che abbatte le barriere di ingresso al resale, trasformandolo in un’esperienza naturale per l’utente. E se sempre più consumatori scelgono di rivendere, scambiare o acquistare prodotti usati, i retailer iniziano a vedere in questo comportamento non solo un’opportunità di sostenibilità, ma anche una leva di business. Con Resellify arriva ora uno strumento pensato proprio per loro: si chiama ReCommerce Connect e consente ai brand di integrare nei propri eCommerce una piattaforma di resale semplice e immediata. In questo modo, i clienti possono rimettere in circolo i loro acquisti con pochi clic, mentre i retailer riescono a seguire la vita dei prodotti anche dopo la prima vendita.  Il risultato è duplice: da un lato si rafforza il legame con i consumatori, che trovano un motivo in più per restare fedeli al brand; dall’altro si apre la porta a nuove forme di monetizzazione, trasformando il mercato dell’usato in una componente stabile e strategica del modello di business. “Il Re-commerce non è più una tendenza, ma un nuovo modello di consumo e un canale di vendita strategico per i brand. Con Resellify rendiamo il Resale as a Service una realtà per i retailer: facile da integrare, pronto da scalare e sostenibile nel tempo”, spiegano i co-founder Alessio Autore e Alessandro Pavoni. Guardando al futuro, Resellify punta ad ampliare ulteriormente il proprio ecosistema. Tra le prossime novità ci sono il Trade-In, che permetterà ai clienti di permutare i loro articoli usati creando nuovo valore per brand e consumatori; strumenti di analisi per misurare in modo concreto l’impatto ambientale del resale e supportare così le strategie Esg; e un Guardaroba Digitale potenziato dall’intelligenza artificiale, capace di offrire suggerimenti di stile personalizzati e opportunità di upsell per i retailer. Un percorso che dimostra come la start-up voglia trasformare il second-hand da servizio innovativo a nuovo standard del retail del futuro.  
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Food, nella 'green cuisine' la nuova tendenza è la carne del bosco

(Adnkronos) - E’ la selvaggina, piatto da sempre sulle tavole degli italiani ma in maniera misurata o ‘locale’, la nuova tendenza gastronomica del momento. Veramente bio (gli animali selvatici sono liberi in natura) ed ecosostenibile, la carne del bosco è sempre più richiesta dai consumatori e ristoratori, domanda che valorizza oggi piatti da sempre nella cultura gastronomica nostrana, ma poco 'nobilitati', o instagrammabili che dir si voglia. Il consumo di questo tipo di carne è prevalentemente al ristorante.  E i super-chef, a iniziare dal tri-stellato Massimo Bottura, famoso il suo piatto 'Camouflage, una lepre nel bosco', a Enrico Crippa, tre stelle anch'egli del ristorante Piazza Duomo di Alba, che predilige la pernice, a chef Mauro Uliassi, titolare dell'omonimo tre stelle a Senigallia, con proposte di capriolo, quaglia e colombaccio, a molti altri, la stanno introducendo, anche se solo stagionalmente, nelle loro proposte. Chi invece ha abbracciato in toto questo tipo di cucina è il ristorante Grow di Albiate (MB) dei fratelli Matteo e Riccardo Vergine, stellato Michelin, che invece, unico in Italia, serve solo carne del bosco, tutto l'anno, a prescindere dalla stagione. Cervo, cinghiale, capriolo, daino, lepre ma anche volatili “per noi sono le carni del bosco, libere in natura e per ciò in assoluto le più biologiche”, spiega Matteo Vergine, 28 anni, che insieme al fratello Riccardo (31 anni) è titolare del Grow di Albiate (MB), ristorante rivelazione di quest’anno che a meno di due anni dall’apertura ha già ottenuto la stella Michelin, peculiare in Italia perché unico a proporre un menù a base di selvaggina tutto l’anno. "Una carne - sottolinea - che è dieci, anche venti, volte meno grassa delle altre. Ad esempio un bovino d’allevamento detiene, in media, almeno 16 grammi su 100 di grassi (ma questo valore può anche essere più alto) mentre il capriolo o il daino, a parità di apporto proteico, ne hanno soltanto 1 grammo o poco più”. “Si aggiunga a ciò che la carne del bosco - aggiunge Riccardo Vergine, maître e sommelier di Grow - considerata la vita in libertà dell’animale che si ciba di quanto trova in natura e nulla più è più ricca di proteine, omega3 e ferro e povera invece di colesterolo. Ed è saporita e tenera e facile da cucinare. Noi peraltro la proponiamo con una cottura alla brace di legna, in perfetto stile ‘trappeur’ per esaltarne il gusto".  E mentre i nutrizionisti ricordano inoltre quanto benefica sia per l'uomo la carne di selvaggina, che è anche particolarmente ricca di ferro e zinco, importante per il sistema immunitario e la salute della pelle, il suo essere davvero ecosostenibile la rende sempre più richiesta e apprezzata dagli amanti della filosofia 'green-cusine'. La carne del bosco si contraddistingue nettamente da quella da allevamento per il suo impatto ambientale praticamente nullo e inoltre gli animali selvatici che vivono in libertà si nutrono di ciò che offre la natura e non richiedono interventi umani per la loro crescita. 
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Ghost of Yotei, intervista con il co-director del nuovo kolossal su PS5

(Adnkronos) - Alla vigilia dell’uscita ufficiale di Ghost of Yōtei, fissata per il 2 ottobre in esclusiva su PlayStation 5, abbiamo avuto l’occasione di incontrare Nate Fox, co-director del gioco insieme con Jason Connell e figura chiave di Sucker Punch Productions. Lo studio americano, già autore dell’acclamato Ghost of Tsushima, torna con un nuovo capitolo ambientato nel Giappone feudale, promettendo di alzare ulteriormente l’asticella dell’esperienza open world. Ghost of Yōtei riprende la maestria narrativa e la cura per il dettaglio storico che hanno reso celebre il precedente capitolo, arricchendole con una struttura ancora più libera, nuove modalità cooperative e una forte componente emotiva. Con Nate Fox abbiamo parlato della costruzione della storia non lineare, della modalità Legends, dell’approccio culturale e delle scelte stilistiche che caratterizzano questo attesissimo titolo. 
Una delle prime cose che colpisce in Ghost of Yōtei è la sua struttura non lineare. I giocatori possono affrontare i “Sei di Yōtei” nell’ordine che preferiscono. Come siete riusciti a bilanciare questa libertà con il ritmo narrativo, evitando che la storia risultasse frammentata?
 La storia di Ghost of Yōtei ha una forma “a diamante”: parte con un inizio molto forte e definito, poi si apre lasciando ai giocatori la libertà di scegliere l’ordine con cui affrontare i Sei. Infine, tutto converge di nuovo verso un climax emotivamente molto intenso. Essendo un gioco open world, la vera magia sta negli spazi tra le missioni principali: quei momenti in cui decidi cosa fare, incontri un personaggio casualmente su un ponte, ascolti la sua storia, scopri dettagli sul passato di Ezo o sulla vita delle persone sotto il dominio del clan Maishimura. Nulla in questo mondo è casuale: ogni elemento contribuisce alla trasformazione della protagonista e alla ricchezza dell’esperienza complessiva. 
In Ghost of Tsushima i giocatori potevano rigiocare le missioni grazie alla modalità New Game Plus. Come mai non avete previsto qualcosa di simile in Ghost of Yōtei?
 In questo momento non è possibile rigiocare le missioni della campagna principale. Tuttavia, stiamo lavorando intensamente alla modalità Legends, dove sarà possibile affrontare missioni più volte insieme agli amici. Si tratta di una componente cooperativa che introduce nuove storie e sfide, permettendo ai giocatori di espandere la loro esperienza anche dopo aver completato la storia principale. 
A proposito della modalità Legends, che arriverà nel 2026, può raccontarci qualcosa di più?
 La campagna single player è molto radicata nella realtà storica e si concentra sul viaggio intimo di trasformazione della protagonista. Legends, invece, ci permette di liberarci un po’ dai vincoli realistici: è una modalità soprannaturale in cui si combattono demoni, si usano armi mistiche e si affrontano nemici colossali. È un modo per dare ai giocatori maggiore varietà e offrire nuove esperienze di gioco in un contesto cooperativo. 
Come vede oggi il ruolo dei giochi single player open world, in un’industria sempre più orientata al multiplayer e ai servizi live?
 In Sucker Punch crediamo profondamente nei giochi single player. Ci permettono di raccontare storie forti, emozionanti e coese. Quando giochi da solo, hai il “silenzio” necessario per ascoltare la musica, per respirare, per decidere liberamente dove andare. Questo spazio di contemplazione è qualcosa di unico e prezioso negli open world: sono quei momenti in cui vaghi senza una missione precisa che rendono davvero speciale l’esperienza. 
In Ghost of Tsushima l’indicatore del vento era un elemento iconico. In Ghost of Yōtei avete seguito un approccio simile per guidare il giocatore senza sommergerlo di interfacce?
 Esatto. Non volevamo che i giocatori passassero il tempo a guardare una mappa piena di icone o una bussola. Siamo esseri umani, abbiamo occhi, orecchie e curiosità naturale. Quindi abbiamo inserito elementi nel mondo di gioco che stimolano l’esplorazione: magari vedi un fuoco da campo, ti avvicini, parli con qualcuno che ti dà un indizio su un santuario lì vicino. Oppure noti un albero rosso in mezzo a un bosco verde e decidi di esplorarlo. Il vento è sempre presente e ti indica la direzione dell’obiettivo, ma sei libero di ignorarlo. Questo dà una sensazione di libertà autentica, più organica rispetto ai sistemi tradizionali. Vogliamo incuriosire il giocatore, non sovraccaricarlo. 
La rappresentazione culturale è sempre stata un tema importante nei vostri giochi. Come avete affrontato la questione dell’autenticità in Ghost of Yōtei?
 È un aspetto che abbiamo preso estremamente sul serio. Noi di Sucker Punch siamo americani, ma amiamo profondamente le storie giapponesi. Per questo ci siamo circondati di consulenti culturali, collaborando strettamente con esperti e con i nostri colleghi PlayStation a Tokyo, che ci hanno fornito feedback preziosi su costumi, architettura, scrittura. Il nostro obiettivo era offrire un’esperienza che risultasse autentica anche per i giocatori giapponesi. Ovviamente il gioco è ambientato in un mondo immaginario e racconta una storia di fantasia, quindi a volte ci sono scelte che non sono storicamente perfette, ma che servono la “fantasia” del racconto, come nel caso delle katana in Ghost of Tsushima, usate pur non essendo storicamente accurate per quell’epoca. Quando Ghost of Tsushima uscì e ricevette il punteggio massimo dal magazine Famitsu, fu un momento incredibilmente importante per noi. Era la conferma che avevamo trattato quella cultura con il rispetto che meritava. 
Nel primo Ghost avevate inserito una modalità “Kurosawa” per omaggiare il cinema giapponese, e avete arricchito questa possibilità in Yōtei. Con quali criteri avete scelto i registi e le opere da omaggiare?
 Sì, il cinema continua a ispirarci profondamente. Nel primo gioco abbiamo reso omaggio a Kurosawa, e questa volta avremo modalità visive dedicate: una riprende lo stile in bianco e nero con grana filmica, un’altra è ispirata a un film molto crudo e realistico di Takeshi Miike, 13 Assassini, che avvicina la telecamera, intensifica il sangue e il fango, e rende i combattimenti più fisici e diretti. C’è anche una modalità che rende omaggio a una serie anime amatissima di Shin'ichirō Watanabe, che ha introdotto molti spettatori occidentali al mondo dei samurai: Samurai Champloo. Molti membri del team ne sono fan, e abbiamo pensato fosse un bel modo per permettere ai giocatori di esplorare l’esperienza da un’altra prospettiva stilistica. 
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Per Volvo +1% globale a settembre, casa festeggia 1 mln di plug-in vendute

(Adnkronos) - Volvo Cars 'festeggia' vendite globali di 63.212 auto a settembre, con un aumento dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2024 dato che porta il totale nei primi 9 mesi a 514.294 unità pari a un calo dell'8% annuo. In Europa a settembre le vendite hanno raggiunto le 31.723 auto , con un aumento dell'1% su base annua: in questa regione le vendite di modelli elettrificati sono diminuite del 6% su base annua, dato che ha portato la loro quota al 61% delle vendite in Europa a settembre. Negli Stati Uniti le immatricolazioni sono aumentate del 3% a 8.758 unità mentre quelle in Cina sono scese del 6% a 12.166 unità. Il mese scorso la Volvo XC60 è stata il modello più venduto con 20.496 unità, seguita dalla XC40/EX40, con un totale di 15.904 unità e dalla XC90 con 8.252 unità. A settembre la casa svedese ha peraltro raggiunto un importante traguardo nel suo percorso verso l'elettrificazione con la consegna della milionesima auto ibrida plug-in. I PHEV hanno rappresentato il 23% delle vendite globali di Volvo Cars nella prima metà del 2025. Le vendite di plug in sono passate da quasi 46.000 unità nel 2019 a oltre 177.000 unità nel 2024. Anche in questo campio la XC60 è la best seller della gamma Volvo, anzi, è risulta la più venduta in Europa nel 2024 fra i PHEV. Proprio grazie alla forte accoglienza sui mercati Volvo Cars detiene la quota più alta di vendite Phev sul totale delle vendite realizzate rispetto a tutte le altre Case automobilistiche di fascia alta tradizionali. La Casa continua, inoltre, a introdurre nuovi modelli PHEV, come testimonia la recente presentazione del SUV XC70, il primo ibrido plug-in a lunga percorrenza di Volvo Cars con un'autonomia in modalità elettrica superiore a 200 chilometri secondo il ciclo di test CLTC. I dati interni di Volvo Cars indicano che i suoi PHEV vengono spesso utilizzati come se fossero veicoli completamente elettrici, in particolare nelle aree urbane. In media, i possessori di PHEV a marchio Volvo utilizzano la propria auto senza ricorrere al motore termico per circa la metà del tempo totale di guida. “Oltre a investire e rafforzare la nostra presenza nel segmento in crescita delle auto all-electric di fascia alta, continueremo anche ad aggiornare e rinnovare i nostri modelli ibridi”, spiega Erik Severinson. “Questo ci consentirà di avere più tempo per sviluppare l’infrastruttura di ricarica, facilitando così la transizione verso un mondo completamente elettrico”. Volvo Cars è leader nella produzione di veicoli ibridi plug-in da oltre un decennio. Ha lanciato il suo primo PHEV già nel 2012, anno in cui ha iniziato a commercializzare una variante PHEV diesel della station wagon V60. Per diversi anni è stata l'unica Casa automobilistica globale a offrire una versione PHEV di ogni modello della sua gamma. Al momento, Volvo Cars offre varianti PHEV per cinque diversi modelli, a integrazione di una gamma di sei modelli a trazione completamente elettrica.  
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Fondirigenti: "1,5 mln per sostegno in grandi metamorfosi imprenditoriali"

(Adnkronos) - Passaggio generazionale, operazioni societarie, digitalizzazione: sono tre momenti cruciali che segnano la trasformazione di un’impresa, quelli che ne ridefiniscono l'identità e aprono nuove sfide. Ed è proprio per sostenere i dirigenti delle pmi italiane impegnate in queste fasi evolutive che Fondirigenti, il fondo interprofessionale leader per la formazione continua del management promosso da Confindustria e Federmanager, ha lanciato l'Avviso 2/2025 con un finanziamento complessivo di 1,5 milioni di euro. "Ciascuno di questi passaggi rappresenta un punto di svolta che prefigura una vera e propria metamorfosi dell’impresa - che richiede consapevolezza, coraggio e capacità di adattamento", spiega il direttore generale Massimo Sabatini. "Questi cambiamenti non sono solo operativi, ma anche culturali e valoriali, incidendo profondamente sul dna dell'impresa e aprendo nuove sfide che devono essere sostenute con competenze manageriali e strumenti formativi adeguati", continua. Queste trasformazioni assumono un significato particolarmente rilevante per il tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato da una forte presenza di imprese familiari. I numeri parlano chiaro: oltre il 90% delle aziende italiane è a controllo familiare, e circa 35.000 di queste aziende affrontano ogni anno un passaggio generazionale ma solo il 30% delle imprese familiari supera la prima transizione. Si tratta di fenomeni imponenti anche dal punto di vista finanziario. Il trasferimento di ricchezza previsto nei prossimi quindici anni – è stimato infatti in circa 2000 miliardi di euro – che interesserà soprattutto il passaggio dai baby boomer ai loro eredi. Il passaggio generazionale non è però solo una questione di successione. Si tratta di tramandare visione, valori e competenze, spesso confrontandosi con resistenze legate all'identificazione dell'imprenditore con l'azienda. Per affrontare questa fase delicata, molte pmi scelgono di affiancare alla transizione familiare un’evoluzione organizzativa più ampia, evolvendo verso una gestione manageriale, aprendo il capitale a terzi o collaborando con altre realtà attraverso fusioni e acquisizioni. In questo scenario, la digitalizzazione può giocare un ruolo chiave, migliorando l'efficienza dei processi, abilitando nuovi modelli di business e facilitando la trasmissione del sapere aziendale tra generazioni. L'Avviso 2/2025 prova a rispondere a queste esigenze offrendo alle pmi aderenti o neo-aderenti a Fondirigenti un finanziamento fino a 12.500 euro per azienda, destinato a piani formativi che accompagnino l'impresa e i suoi dirigenti in uno dei tre ambiti chiave. Per il passaggio generazionale, si punta a rafforzare competenze di governance, gestione finanziaria, strategie di continuità e compliance. Per le operazioni societarie, il focus è su finanza aziendale, diritto societario, fiscalità e gestione delle risorse umane. Per la trasformazione digitale, i piani dovranno puntare sull'intelligenza artificiale, l'integrazione di sistemi gestionali, la sicurezza informatica e la condivisione del know-how, e sull’uso mirato di tali competenze per favorire le citate trasformazioni. "La capacità di affrontare e superare i momenti di discontinuità dipende in modo decisivo dalla presenza di manager preparati e capaci di porsi alla guida del cambiamento con le giuste competenze - sottolinea il presidente Marco Bodini, richiamando le evidenze delle ricerche condotte da Fondirigenti - siamo certi che le pmi sapranno cogliere la grande spinta che la formazione manageriale può garantire a tali processi di trasformazione”. I piani formativi potranno essere presentati attraverso l'area riservata sul sito del Fondo dalle ore 12:00 del 13 ottobre alle ore 12:00 del 13 novembre 2025. Sono escluse le grandi aziende e le pmi che hanno già ottenuto un finanziamento con il precedente avviso 1/2025. Il testo integrale dell'Avviso e le Linee guida sono disponibili sul sito fondirigenti.it, dove è possibile registrarsi anche al webinar nazionale in programma il 6 ottobre alle ore 15 per approfondire le caratteristiche dell'iniziativa  
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Xbox Game Pass aumenta i prezzi e introduce tre nuovi piani

(Adnkronos) - Xbox ha annunciato una profonda revisione della propria offerta Game Pass, introducendo tre nuovi piani di abbonamento — Essential, Premium e Ultimate — accompagnati da un aumento generalizzato dei prezzi. L’obiettivo, secondo la società, è offrire “maggiore flessibilità, scelta e valore per ogni tipo di giocatore”, ma le nuove tariffe segnano un cambio significativo rispetto al passato. Il piano Ultimate è quello che subisce l’incremento più evidente: passa infatti a 26,99 euro al mese, con una serie di novità pensate per giustificare l’aumento. Tra queste, spiccano un numero ancora maggiore di titoli disponibili al day one, l’inclusione per la prima volta di Fortnite Crew e Ubisoft+ Classics, oltre a uno streaming cloud potenziato che raggiunge ora la risoluzione di 1440p. Contestualmente, Xbox Cloud Gaming esce ufficialmente dalla fase “Beta”, promettendo sessioni più fluide e tempi di attesa ridotti per gli utenti Ultimate, che avranno accesso esclusivo alla massima qualità di streaming. Il piano Premium, che sostituirà l’attuale Standard, manterrà il prezzo di 12,99 euro al mese. Gli abbonati troveranno una libreria di oltre 200 giochi, inclusi i nuovi titoli pubblicati da Xbox entro un anno dal lancio, e potranno usufruire di vantaggi in-game e della versione aggiornata del programma Rewards with Xbox. Infine, il piano Essential prenderà il posto di Core, sempre a 8,99 euro mensili, e offrirà una selezione curata di oltre 50 titoli, l’accesso al multiplayer online e al cloud gaming per chi vuole iniziare a giocare senza investimenti più alti. Tutti i piani comprendono anche librerie di giochi ampliate per console e PC, vantaggi dedicati (compresi i contenuti dei titoli Riot Games) e una nuova esperienza Rewards. Gli attuali abbonati Standard e Core verranno migrati automaticamente ai nuovi piani Premium ed Essential, mantenendo il prezzo in vigore. L’aumento del costo per Ultimate rappresenta però un segnale chiaro: Xbox punta a trasformare Game Pass nel servizio più completo sul mercato, ma a un prezzo che si avvicina sempre più a quello delle piattaforme di streaming premium. Resta da capire come reagirà la community di giocatori a questo nuovo equilibrio tra valore aggiunto e spesa mensile. 
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