Dazi, arredo nel mirino? I marchi italiani rispondono con qualità e diversificazione
(Adnkronos) - Dai forni intelligenti fino ai mobili e accessori in vetro, il Made in Italy si prepara a rispondere in modo deciso all’annuncio del presiedente Usa Donald Trump di voler introdurre dazi nel settore dell’arredo, che ha spinto alcuni brand del Made in Italy a riflettere sul futuro, sulla strategia a medio e lungo termine. E a scommettere, ancora una volta, su tecnologia, ricerca e artigianalità e a diversificare l’offerta e i mercati. “I dazi stanno accelerando la nostra agenda: li trasformiamo in opportunità", afferma all'Adnkronos/Labitalia Matteo De Lise, Brand Manager di Unox Casa, realtà veneta che ha rivoluzionato il mondo della cucina domestica con il concept 'Starred Living'. “Nel 2025 abbiamo avviato la presenza diretta negli Usa, in California, Florida, Texas, Chicago e New York, lavorando con i dealer per calibrare il giusto equilibrio tra prezzo, valore e servizio". "Operiamo nell’altissima gamma: i nostri clienti premiano prestazioni, design ed esperienza, quindi sono meno sensibili al prezzo; l’impatto finale resta in evoluzione. Nel professionale Unox sta per aprire uno stabilimento produttivo in North Carolina, dando evidenza di grande tempismo e soprattutto volontà di investire sul mercato americano. Sul domestico, invece, vogliamo preservare il Made in Italy, puntando su design e performance al massimo livello, potenziate dalla nostra Ai specializzata nel mondo culinario (Artificial Culinary Intelligence). È una novità assoluta anche nella patria dell’Ai e manifesta come l’innovazione italiana possa rendere l’Europa competitiva anche in un ambito finora dominato esclusivamente dagli Stati Uniti", spiega. Per Michele Gasperini, titolare di Tonelli Design, storico brand di arredi in vetro e non solo che da decenni investe oltreoceano, “il mercato Usa ha da sempre rappresentato un punto di riferimento, non solo per quanto riguarda il volume del fatturato, ma anche nella strategia di sviluppo dell’azienda, con la creazione di arredi dedicati a una clientela di alto livello, attenta alla qualità alla ricercatezza e alla innovazione dei prodotti". "D’altro canto, i nostri principali rivenditori statunitensi, che lavorano con altri brand oltre a Tonelli, hanno impostato la loro strategia di mercato, proprio sulla scelta di prodotti Made in Italy, di alta gamma", ammette. "Nel 2024 gli Usa - ricorda all'Adnkronos/Labitalia - hanno raggiunto il 50% del nostro fatturato totale, con un trend in continua crescita da diversi anni. Il 2025 era già iniziato in sordina, con le prime voci sui possibili dazi Usa, che hanno preso sempre più concretezza nei mesi a seguire, fino ad aprile, quando pochi giorni prima del Salone del Mobile di Milano, appuntamento di importanza fondamentale per il settore del mobile mondiale, si parlava di dazi che avrebbero potuto raggiungere il 50%. L’effetto è stato fin da subito destabilizzante e la ricaduta sul fatturato si è subito avvertito, con un forte rallentamento degli ordinativi". "La situazione è rimasta pressoché invariata in attesa di una definizione ufficiale della quota dazi, che a fine luglio sembrava essere finalmente fissata al 15%. Questa condizione avrà sicuramente una ricaduta negativa sulle esportazioni in Usa, ma sinceramente è almeno un punto fermo, che avrebbe potuto spazzare via il clima di incertezza degli ultimi mesi e farci sperare negli ultimi quattro mesi dell’anno in crescita e magari in recupero. Il post di Trump sulla rivalutazione dei dazi relativi ai prodotti di arredo ha riacceso i dubbi e le preoccupazioni, facendo sicuramente raffreddare le speranze di un rientro dalle ferie positivo", sottolinea. "Da parte nostra, fin dai primi mesi dell’anno abbiamo avviato diverse iniziative - prosegue - per compensare le eventuali perdite che si stanno verificando oggi. Subito è stata predisposta una campagna di comunicazione social mirata a paesi in target, come gli Uk e gli Emirati Arabi. Inoltre, grazie a un lavoro mirato, con i nostri agenti di zona, saremo presenti alla fiera Downtown Design di Dubai a novembre.Sappiamo che i tempi di risposta di queste attività non saranno immediati, ma riteniamo fondamentale in momenti di difficoltà come questo, reagire con investimenti mirati e misurati. Confidiamo che l’Unione europea possa velocemente trovare una formula di contrasto a questa condizione lesiva del nostro migliore Made in Italy e predisporre misure di sostegno alle aziende che ne saranno maggiormente colpite". ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Sanità, Schillaci nomina Gianfranco Nicoletti presidente sezione ricerca Comitato tecnico
(Adnkronos) - Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha nominato Gianfranco Nicoletti, Rettore dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente della sezione per la ricerca sanitaria del Comitato tecnico sanitario del ministero della Salute. "Il mio ringraziamento va al ministro Schillaci per la fiducia accordatami, nonché al Capo Dipartimento Prevenzione, la dottoressa Campitiello, per la sensibilità dimostrata nei miei confronti. Assumo tale incarico con spirito di servizio e di collaborazione, al fine di supportare le attività del ministero della Salute, nella consapevolezza della fondamentale importanza che ricopre la Ricerca in ambito sanitario", ha dichiarato il neoeletto Nicoletti. Medico, a capo dell'ateneo Vanvitelli dal 2020 e nel sessennio precedente prorettore vicario con delega al personale, all’Aou, all’Adisu e all’Ente Regione, il professor Nicoletti, dal 2019, è nel Comitato ordinatore della Scuola superiore Meridionale e dal 2022 è segretario generale della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane). Nel 2025 - informa una nota - è stato nominato componente del Consiglio superiore di sanità (Css) e consigliere di amministrazione del consorzio Cineca. Sempre nel 2025 è stato individuato dal ministero della Cultura quale componente del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Google, card di chiamata in stile iOS su Android: come usarle
(Adnkronos) - Google ha iniziato a distribuire una novità attesa dagli utenti Android: le Calling Cards all’interno dell’app Telefono. La funzione consente di trasformare la schermata delle chiamate in arrivo sostituendo le piccole foto dei contatti con immagini a tutto schermo e nomi personalizzati con font e colori a scelta, seguendo l’impronta espressiva del linguaggio grafico Material 3 introdotto negli ultimi mesi con Android 16. La novità, già intravista nelle versioni beta di Telefono e Contatti, arriva ora nella release pubblica v188 e sarà resa disponibile a livello globale con un rollout graduale. Quando l’opzione comparirà, gli utenti vedranno un banner nella Home dell’app che invita a creare la propria Calling Card. Da lì sarà possibile scegliere immagini dalla galleria, dalla fotocamera o da Google Foto, e abbinare stili tipografici e palette cromatiche. Rispetto ai Contact Poster degli iPhone, però, le Calling Cards di Google hanno una limitazione: restano visibili solo sul proprio dispositivo e non vengono condivise con chi riceve la chiamata. In altre parole, ogni scheda va creata manualmente per ciascun contatto, e solo l’utente può modificarla. Una caratteristica che apre la strada a un tocco di creatività, dato che nessun altro può intervenire sull’aspetto dei propri contatti. In parallelo Google introduce anche Take a message, una funzione che intercetta le chiamate perse permettendo di registrare un messaggio personalizzato o di scegliere un saluto preimpostato. Il sistema risponde al posto dell’utente e trascrive automaticamente i messaggi vocali, che vengono archiviati in locale nella scheda “Recenti” dell’app Telefono. L’opzione è disponibile a partire da Pixel 4 in poi e sui Pixel Watch 2 se abbinati a uno smartphone Pixel 6 o successivo. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Consulenti del lavoro: è allarme, mancano decine migliaia laureati richiesti dalle imprese
(Adnkronos) - Il mondo del lavoro cambia rapidamente, ma il sistema formativo italiano fatica ancora a tenere il passo. Pur in presenza di investimenti in orientamento e nel potenziamento dell’offerta didattica, permane un divario rispetto ai reali fabbisogni espressi dal mercato, con effetti sulla capacità del Paese di valorizzare le competenze disponibili. Le immatricolazioni universitarie per l’anno accademico 2024/2025 confermano una tendenza consolidata: crescono le iscrizioni nei corsi con minori sbocchi occupazionali – come psicologia (+94% negli ultimi dieci anni), lettere e filosofia (+46%), scienze della formazione (+46%) e arte e design (+40%) – mentre restano insufficienti quelle in settori chiave come ingegneria, informatica ed economia. Ogni anno mancano oltre 22 mila laureati in ingegneria, 14 mila in ambito economico e 7 mila in quello medico-sanitario. Un divario che rischia di ampliarsi, mettendo in difficoltà le imprese nella ricerca di competenze adeguate. È quanto emerge dalla nota della Fondazione studi consulenti del lavoro, 'Formazione e lavoro: un gap destinato a crescere', che analizza i dati occupazionali e scolastici tra il 2019 e il 2024 e ne proietta le criticità fino al 2029. A un anno dalla laurea (dati AlmaLaurea), il tasso di occupazione varia sensibilmente a seconda del percorso scelto: si passa dal 93,4% per ingegneria industriale e 92,6% per informatica, al 79,8% per giurisprudenza, 71,6% per lingue, 68,7% per arte e design, 61,5% per l’area umanistica e 60% per psicologia. Un dato che sorprende, soprattutto considerando che nello stesso periodo l’occupazione giovanile è aumentata. Tra il 2019 e il 2024 il tasso per i 18-29enni è salito dal 39,1% al 42,7%, con un incremento ancora più marcato tra i laureati (dal 48,7% al 55,3%). Un progresso ancora insufficiente a colmare il divario tra competenze disponibili e richieste. Ma non solo. Permane uno squilibrio di genere: nei corsi di educazione e formazione le donne sono il 93,8% degli immatricolati, mentre restano poco presenti nei percorsi tecnico-scientifici, quelli con le maggiori opportunità di impiego. Lo stesso disallineamento si osserva nella scuola secondaria: nell’anno scolastico 2024/2025 oltre il 51% degli studenti ha scelto un liceo, mentre gli istituti professionali – più aderenti ai fabbisogni occupazionali – si fermano al 15,4%, in calo del 19,3% rispetto al 2018/2019. Nel quinquennio 2025-2029, secondo Unioncamere, le imprese avranno bisogno ogni anno di oltre 135 mila diplomati da percorsi professionali, ma il sistema ne fornirà solo 70 mila. Si prevede così una carenza strutturale di circa 65 mila unità l’anno, soprattutto nei settori dell’edilizia, meccanica, elettrico, agroalimentare e amministrazione. Gli interventi su orientamento e offerta formativa, seppur significativi, non si sono ancora tradotti in un impatto concreto sull’allineamento tra formazione e occupazione. “Va costruito un ponte solido tra scuola e lavoro, affinché ogni giovane possa accedere a percorsi di studi realmente in linea con le esigenze del mercato del lavoro", ha dichiarato Rosario De Luca, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro. “In molte aree del Paese, infatti, l’offerta formativa resta carente, soprattutto nei settori tecnicoscientifici, e non tutte le famiglie hanno la possibilità di sostenere costi importanti legati agli studi universitari fuori sede. È importante investire in un sistema formativo di prossimità e coerente con i fabbisogni occupazionali, in grado di valorizzare i talenti e accompagnarli verso opportunità concrete”, ha concluso. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Microsoft presenta i primi modelli di IA proprietari, rottura con OpenAI?
(Adnkronos) - La divisione IA di Microsoft ha annunciato i primi modelli sviluppati internamente, segnando un passo importante nella strategia del colosso di Redmond. Si tratta di MAI-Voice-1 AI e MAI-1-preview, due soluzioni pensate per portare l’esperienza Copilot, finora strettamente legata al partner OpenAI con ChatGPT, a un livello successivo, e offrire agli utenti un assaggio delle capacità future della piattaforma. Il modello MAI-Voice-1 è dedicato alla sintesi vocale e, secondo Microsoft, è in grado di generare un minuto di audio in meno di un secondo utilizzando una sola GPU. Una velocità che rende possibile nuove applicazioni su larga scala, già sperimentate in alcune funzioni di Copilot come Copilot Daily, il servizio che propone un conduttore virtuale capace di recitare le principali notizie della giornata, o la generazione di conversazioni in stile podcast per spiegare argomenti complessi. Gli utenti possono anche provare il modello in Copilot Labs, scegliendo non solo cosa far dire all’IA, ma anche modulandone il tono e lo stile di voce. Debutta anche MAI-1-preview, un modello testuale addestrato con l’enorme potenza di circa 15.000 GPU Nvidia H100. Microsoft lo descrive come una tecnologia pensata per chi cerca un assistente capace di seguire istruzioni e rispondere con utilità alle domande quotidiane. In questa fase, MAI-1-preview rappresenta una sorta di vetrina sulle capacità future che verranno progressivamente integrate all’interno di Copilot, oggi basato soprattutto sui modelli sviluppati da OpenAI. La società ha iniziato a sperimentarlo pubblicamente anche su piattaforme di benchmarking come LMArena, con l’obiettivo di misurarne le prestazioni rispetto ad altre soluzioni disponibili sul mercato. L’approccio di Microsoft ai modelli interni, ha spiegato il responsabile della divisione IA Mustafa Suleyman, non punta prioritariamente al mondo enterprise ma all’esperienza del consumatore finale. Il lancio dei primi modelli proprietari segna dunque l’inizio di una nuova fase: Microsoft non intende limitarsi a dipendere da partner esterni come OpenAI, ma vuole costruire un ecosistema di intelligenze artificiali differenziate e specializzate. “Abbiamo grandi ambizioni per il futuro,” si legge nel blog ufficiale. “Crediamo che orchestrare una gamma di modelli specifici per diversi intenti e casi d’uso possa sprigionare un valore immenso.” ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Nuovo Sos dell'Uap: "La sanità privata accreditata strangolata da requisiti e tariffe insostenibili"
(Adnkronos) - "La sanità privata accreditata, pilastro del servizio sanitario nazionale, è strangolata da requisiti e tariffe insostenibili, mentre le farmacie ottengono scorciatoie e rimborsi d'oro". E' quanto denuncia in una nota l'Uap, Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti ed ospedalità privata. "Gli ambulatori e i poliambulatori accreditati rispettano centinaia di standard, controlli, procedure di accreditamento diverse da Regione a Regione. Una macchina burocratica che rallenta, ostacola, scoraggia. E come se non bastasse, il nuovo Nomenclatore tariffario, lo strumento che fissa le tariffe di rimborso delle prestazioni Lea, dopo vent’anni di attesa ha peggiorato la situazione: tariffe più basse delle precedenti, già insufficienti. Visite specialistiche pagate meno di una cena, Ecg a rimborso ridicolo. Così si mette in ginocchio chi lavora nella legalità e nella qualità". Con queste tariffe e con i vincoli burocratici, avverte l'Uap, "le strutture medio-piccole rischiano di chiudere o di essere comprate da grandi gruppi, spesso stranieri. Il risultato? Sanità 'massificata', standardizzata, lontana dal paziente". Quanto alle farmacie, la legge per l'Uap "è chiara: le farmacie possono fare solo test di prima istanza, senza referto medico. Eppure, grazie alla 'Farmacia dei servizi', oggi si sperimentano anche esami diagnostici complessi. Non solo: per un Ecg arrivano a incassare 26 euro, mentre alle strutture accreditate lo Stato riconosce appena 11,6 euro. Un paradosso. E adesso? Nel ddl 'Semplificazioni' si prova a infilare la possibilità di rendere permanenti queste attività, in deroga alle regole che valgono per tutti gli altri. Un tentativo 'strisciante' che rischia di spaccare il sistema". C'è infine il "nodo del fabbisogno", dice l'Uap. "Ogni struttura sanitaria deve rispondere ai criteri di fabbisogno regionale per essere accreditata. Una regola ferrea. E le farmacie in quale fabbisogno rientrerebbero? Nessuno lo dice. Ma intanto operano". La presidente dell'Uap, Mariastella Giorlandino rimarca: "Stesse regole, stessi diritti e stessi doveri: questa è equità. Non possiamo accettare che chi rispetta la legge sia penalizzato e chi opera in deroga venga premiato. La sanità privata accreditata non chiede privilegi, ma condizioni giuste per continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini. Se il sistema continua così, a perdere non saranno solo gli operatori, ma i pazienti". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Gatti: "Il crack distrugge le persone. Non esiste una ricetta magica ma non si può restare a guardare"
(Adnkronos) - "La diffusione di crack è un gravissimo problema. Forse l'abbiamo sottovalutato finora. L'abbiamo considerato come un capitolo, una sottoparte del problema più generale della diffusione della cocaina, ma in realtà è come se il crack fosse a suo modo una sostanza diversa. Una sostanza che distrugge rapidamente le persone, e che dà rapidamente una forte dipendenza. Ti fermi solo quando sei distrutto nel fisico o quando non ce la fai più con la mente". A dare la misura del problema della dipendenza da crack, del suo impatto "devastante", è Riccardo Gatti, medico specialista in psichiatria e psicoterapeuta, da anni al lavoro sul tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo. Per l'esperto, che attualmente coordina il tavolo tecnico sulle dipendenze della Regione Lombardia, una cosa è certa: "Dobbiamo fare molta attenzione alla diffusione" di questa droga, evidenzia all'Adnkronos Salute, "non si può restare a guardare". Il tema è sotto i riflettori per il dibattito che è scaturito dall'iniziativa che si sperimenterà a Bologna, cioè la distribuzione di pipe gratuite in un'ottica di riduzione del danno, secondo una strategia volta anche a intercettare chi fa uso della sostanza. "Non esiste una ricetta magica per risolvere il problema - interviene Gatti - Ed è chiaro che si sviluppano polemiche su iniziative che non propongono la cura e la guarigione qui e ora, l'andare in comunità o comunque smettere. Ma bisogna tenere presente che le persone che iniziano ad essere coinvolte nell'uso di crack difficilmente nei primi tempi sono 'convincibili' a fare dei percorsi per smettere. Loro cercano la sostanza, vogliono la sostanza", racconta il medico. Si finisce in una spirale pericolosa e autodistruttiva: la persona che cade nella rete del crack "comincia a compiere azioni che non hanno significato logico, a volte anche vissute in modo paranoico, con uno sguardo sbagliato, con interpretazioni distorte degli eventi. E in quei momenti si possono anche scatenare reazioni che possono creare danno a se stessi e agli altri. Quindi - approfondisce Gatti - dal punto di vista di chi cerca di ridurre il danno che questa sostanza provoca e di portare le persone a un atteggiamento diverso nei confronti della sostanza e di se stesse, qualsiasi cosa che può creare un'interazione su cui costruire poi qualcosa di più è un'iniziativa positiva. Per chi vede le cose dall'esterno, sembra invece quasi un voler favorire chi è dedito al consumo e quindi in qualche modo incentivare il consumo". Proprio su questa contrapposizione di visioni si gioca il botta e risposta sull'iniziativa varata dal Comune di Bologna. Nel giudicare una misura, però, suggerisce l'esperto, "bisogna tenere presente la dimensione e il target". Perché "ogni iniziativa può produrre buoni o cattivi risultati a seconda di come la si usa, con chi la si usa e perché". Spesso sulle questioni di droga "ci si ferma prima. Ci si ferma alle contrapposizioni, alla battaglia più dal punto di vista politico. Credo che col crack si debba invece stare molto attenti. Perché la contrapposizione blocca, non porta soluzioni. E alla fine non si fa altro che lasciare che le cose maturino, con il rischio che maturino in maniera negativa". C'è da stare attenti, dice Gatti, "anche perché i numeri sull'uso di crack non sono più così piccoli, stanno crescendo". Per esempio a Bologna già in un report dell'Ausl sulle dipendenze nell'area metropolitana, che era stato diffuso a marzo scorso, si segnalava un consumo in crescita. In un anno le persone prese in carico per questa sostanza erano passate da 353 a 456 nel 2024. E un ulteriore aggiornamento sui media locali dà conto di un ulteriore rialzo nel 2025, con 518 persone in carico al 30 giugno (di cui 134 nuovi casi). "Quindi - continua lo psichiatra - luogo per luogo, situazione per situazione, progetto per progetto, c'è da fare attente riflessioni e anche condividerle in modo consapevole, per cercare di far sì che il problema sia meno grave di quello che può diventare e che è già in molti territori. Tenendo presente che le persone che usano crack possono arrivare all'autodistruzione prima di aver maturato il desiderio di un cambiamento. Proprio su questo bisogna riflettere". Il nodo è anche la prevenzione: "Bisognerebbe essere informati e consapevoli rispetto al fatto che accostarsi all'uso di crack è una sorta di autodistruzione - chiosa - E sul perché ci siano persone che cercano questa autodistruzione forse dovremmo porci delle domande, per arrivare prima, magari, e non dopo" che la dipendenza si è innescata. "Fermo restando che anche intervenire dopo è utile per le persone che non ce l'hanno fatta a cambiare strada rispetto a quella che è una durissima dipendenza". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Prevenzione melanoma, Sidemast pronta a collaborare per percorsi chiari
(Adnkronos) - "La Sidemast è sempre disponibile a collaborare con le istituzioni, congiuntamente con le altre società scientifiche e associazioni per definire e strutturare un percorso chiaro ed efficace per la prevenzione e diagnosi precoce del melanoma e dei tumori cutanei che garantisca la massima efficacia senza aggravio di costi o risorse attualmente non disponibil". Così Giovanni Pellacani, presidente della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) interviene sulla proposta di coinvolgere nella 'mappatura dei nei' anche il medico di medicina generale su cui si è molto dibattuto in questi giorni. Il presidente Sidemast considera in modo positivo la valutazione e il primo filtro del medico di medicina generale per la scelta di eventuale invio alla visita specialistica dermatologica. Evidenziando, però, la necessità di una formazione e aggiornamenti specifici. "In realtà – chiarisce il presidente Sidemast – la 'mappatura dei nei' non esiste né come tariffario né come prestazione medica reale. Si tratta di una terminologia impropria che dovrebbe essere abbandonata. Deriva infatti da una semplicistica comunicazione che ha distorto la percezione dell’esame dermatologico della cute per la diagnosi di un melanoma o altro tumore cutaneo, che negli anni è andato ad aggiungere strumentazioni sempre più avanzate in grado di migliorare la diagnosi". Quanto alle strumentazioni - informa una nota - le Linee guida europee (Eado) recepite da quelle italiane per la diagnosi di melanoma prevedono di "affiancare alla valutazione clinica l’utilizzo del dermatoscopio da parte dei dermatologi che sono formati all’uso di questo strumento con il quale possono individuare aspetti non visibili ad occhio nudo". La videodermatoscopia (o dermatoscopia digitale) - che non aggiunge all'accuratezza diagnostica rispetto al dermatoscopio manuale - "permette però di registrare, e quindi salvare digitalmente, immagini dermoscopiche. È quindi utile - spiegano gli esperti - per monitorare lesioni di diagnosi non sicura e controllarne le modifiche dopo un periodo variabile tra i 3 e i 12 mesi". Altro strumento riconosciuto nelle linee guida ma non ancora nei Livelli essenziali di assistenza, è "la microscopia confocale a riflettenza, una sorta di biopsia virtuale che consente di visualizzare le cellule senza bisogno di asportare il tessuto". Infine, per il monitoraggio di soggetti polinevici ad alto rischio, strumenti per la total body photography, spesso associati a dermatoscopi digitali, permettono di acquisire foto standardizzate ad alta risoluzione della superficie corporea allo scopo di individuare precocemente un nevo che nel tempo modifica o una lesione di nuova insorgenza. "Ma per prevenire il melanoma - aggiunge Pellacani - si deve puntare soprattutto sull'educazione del pubblico alla prevenzione primaria; quindi, alla esposizione al sole sempre con adeguate protezioni dai raggi Uv, essendo il sole il più certo responsabile della insorgenza del melanoma e dei maggiori tumori cutanei. Poi - illustra - si deve favorire l’autoesame periodico, educando i pazienti a riconoscere e segnalare al medico di medicina generale una lesione nuova, strana o modificata, evitando screening di massa negli asintomatici. Il medico di medicina generale svolge un compito indispensabile di valutazione e primo filtro - precisa il presidente Sidemas - spetterà quindi a lui decidere se necessita una valutazione specialistica dermatologica e con quale criterio di urgenza. Sicuramente l’utilizzo del dermatoscopio da parte del medico di medicina generale, eventualmente associato a teledermatologia può migliorare il triage, potenzialmente abbassando il numero di invii inutili e accorciando i tempi per chi davvero serve". Tuttavia, per la decisione corretta - avverte lo specialista - occorre una formazione specifica e un aggiornamento continuo per raggiungere un sufficiente grado di esperienza. Il dermatologo poi deciderà come procedere, se asportare, se monitorare digitalmente, o se sottoporre la lesione a microscopia confocale, ove disponibile. Questo per evitare ritardi diagnostici di tumori cutanei e inutile saturazione delle sale operatorie e dei laboratori di istologia. Infine, occorre individuare i pazienti ad alto rischio (con più di 50-60 nei, soprattutto se associati a fototipo chiaro, scottature in infanzia e adolescenza, immunosoppressi, familiarità o pregresso melanoma, o mutazioni note) su cui concentrare gli sforzi di prevenzione". Cosa si può fare praticamente e rapidamente? “Un primo semplice intervento - spiega Pellacani - come la distinzione della visita dermatologica in 2 canali separati, per quella dermatologica oncologica e per quella generale, permetterebbe un immediato indirizzamento del paziente a un servizio dotato dell’expertise e della strumentazione adeguata, e un più efficace controllo dei flussi e del mantenimento dei tempi di attesa adeguati, sia per la diagnostica che per l’eventuale intervento di asportazione". L'auspicio del presidente Sidemast è che "a questo, segua un adeguato riconoscimento delle prestazioni necessarie nelle dovute indicazioni nei Lea, con l’introduzione della microscopia confocale a riflettenza e della total body photography, oggi non ancora riconosciute seppure ampiamente utilizzate". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Vaccini, Cnr: "Il tempo tra le dosi può fare la differenza su diffusione epidemica"
(Adnkronos) - Nel contenimento di un’epidemia, l'intervallo tra la prima dose di vaccino (primer) e quella di richiamo (booster) è un fattore determinante. In contesti di risorse limitate, la scelta della tempistica può influenzare in modo decisivo l’evoluzione del contagio. È quanto emerge da uno studio condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche con l’Istituto dei sistemi complessi (Cnr-Isc) e l’Istituto per le applicazioni del calcolo (Cnr-Iac) - pubblicato sulla rivista Physical Review Research - che ha utilizzato un approccio matematico per analizzare diversi scenari di distribuzione delle dosi e valutare l’impatto delle diverse strategie a livello di popolazione. "I risultati mostrano che, quando le risorse sono scarse e i tempi di attesa per le dosi sono lunghi, l'approccio più efficace è dare priorità assoluta alla prima dose, così da aumentare rapidamente la copertura vaccinale iniziale", afferma Francesca Colaiori, ricercatrice del Cnr-Isc. "Al contrario, in presenza di un tasso di vaccinazione più elevato e di una maggiore disponibilità di dosi - chiarisce - è vantaggioso cominciare a somministrare anche seconde dosi mentre ancora una parte della popolazione è in attesa della prima, con una priorità relativa che dipende dalle risorse disponibili". Lo studio identifica anche il punto in cui, al variare delle risorse disponibili, c'è la transizione tra i 2 regimi ottimali e diventa vantaggioso somministrare parallelamente le seconde dosi. "Una corretta strategia - aggiunge Colaiori - ha l'effetto di spostare la soglia epidemica e dunque, in alcune circostanze, può perfino sopprimere del tutto epidemie che, con una pianificazione sub-ottimale, sarebbero invece esplose". Lo studio inoltre evidenzia che, in caso di risorse limitate - informa una nota - l'intervallo ottimale per l'immunità del singolo individuo potrebbe non coincidere con quello più vantaggioso a livello di popolazione. "Durante l’epidemia di Covid-19 - spiega Colaiori - molti Paesi si sono trovati a dover decidere come allocare scorte limitate di vaccini. Alcuni hanno scelto di prolungare l'intervallo tra le dosi, dando priorità alla somministrazione della prima dose al maggior numero possibile di individui idonei, seguendo le raccomandazioni del Joint Committee on Vaccination and Immunisation. Il Jcvi riteneva infatti che ridurre al minimo la popolazione ‘vaccino-naïve’ (cioè, priva di immunità vaccinale) avrebbe ridotto significativamente il rischio di malattie gravi e ricoveri ospedalieri a breve termine. Altri Paesi, invece - conclude - si sono attenuti alle indicazioni iniziali dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che raccomandava un intervallo più breve tra le dosi". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
PlayStation Plus, i giochi di settembre 2025 su PS4 e PS5
(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment ha svelato i giochi mensili di settembre 2025 per gli abbonati a PlayStation Plus Essential, disponibili dal 2 del mese. Una selezione che mescola generi molto diversi, offrendo un ventaglio di esperienze in grado di accontentare tanto gli appassionati delle avventure narrative quanto chi cerca relax o sfide di logica. Il titolo di punta è senza dubbio Psychonauts 2 nella sua versione per PlayStation 4, seguito ideale di uno dei platform più originali e amati degli ultimi anni. Il giocatore veste i panni di Razputin Aquato, giovane psiconauta che si muove in un universo ricco di immaginazione, tra missioni surreali e poteri psichici da personalizzare. La trama porta direttamente nel cuore di un’organizzazione segreta divisa da sospetti e tradimenti, con un leader in crisi e un misterioso traditore nascosto tra le sue fila. L’atmosfera è quella tipica di Double Fine, fatta di humour sopra le righe, enigmi eccentrici e un’estetica che non smette di sorprendere. Accanto a un’avventura così bizzarra e movimentata, Sony propone anche un grande classico del panorama indie: Stardew Valley. Nella sua semplicità apparente, la vita di campagna ideata da ConcernedApe continua a conquistare milioni di giocatori. Partendo da un piccolo appezzamento di terreno ereditato dal nonno, si tratta di costruire una fattoria fiorente, ma anche di restituire vita e centralità a una comunità segnata dall’avanzata della grande distribuzione. Tra coltivazioni, allevamenti, relazioni e attività quotidiane, il titolo resta una delle esperienze più longeve e appaganti del catalogo, capace di trasformarsi in un rito personale e rilassante per chiunque vi si immerga. Chiudendo la selezione arriva Viewfinder, disponibile sia su PlayStation 5 che su PlayStation 4. Qui il giocatore entra in un mondo di enigmi percettivi da risolvere attraverso una macchina fotografica istantanea capace di ridisegnare la realtà stessa. Ogni scatto diventa un portale verso nuove prospettive, trasformando schizzi, cartoline e dipinti in elementi concreti con cui manipolare l’ambiente circostante. Il risultato è un puzzle game originale e sorprendente, che alterna momenti contemplativi a soluzioni ingegnose, spingendo a osservare il mondo con occhi diversi. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










