XPENG porta in Europa la P7+, fastback elettrica “definita dall’IA”
(Adnkronos) - Nuovo passo nell’espansione europea per XPENG, che avvia la commercializzazione della P7+, fastback elettrica ad alto contenuto tecnologico. Il modello sarà disponibile da aprile 2026 in 25 mercati europei, mentre in Italia l’arrivo è previsto per giugno con un prezzo chiavi in mano a partire da 46.170 euro. Progettata come vettura “
AI-defined”
, la nuova P7+ segna un’evoluzione nell’approccio alla mobilità elettrica, dove software, capacità di calcolo e intelligenza artificiale assumono un ruolo centrale accanto alle prestazioni tradizionali. Sul piano tecnico, la piattaforma consente l’integrazione di sistemi ADAS evoluti, aggiornabili nel tempo tramite software over-the-air, in grado di migliorare progressivamente le capacità del veicolo. L’esperienza a bordo è affidata a un ecosistema digitale che comprende un display centrale da 15,6 pollici, quadro strumenti da 8,8 pollici e head-up display, con un’interfaccia basata sull’intelligenza artificiale. Tra gli elementi distintivi anche le prestazioni di ricarica: grazie alla tecnologia ultrarapida 5C, la batteria può passare dal 10% all’80% in circa 12 minuti. L’abitacolo è caratterizzato da materiali premium, tra cui sedili in pelle Nappa traforata e rivestimenti in microfibra, oltre a soluzioni avanzate per il comfort acustico con oltre 60 interventi dedicati all’isolamento dal rumore.
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Cellule "zombie" in laboratorio, la scienza riesce a riportare in vita cellule morte
(Adnkronos) - La biologia sintetica segna un punto di svolta nel campo dell'ingegneria genetica grazie alla capacità di ripristinare le funzioni vitali di cellule batteriche precedentemente rese inerti. Un recente studio condotto dai ricercatori del J. Craig Venter Institute (JCVI) a La Jolla, in California, e pubblicato sulla rivista Nature ha dimostrato la possibilità di sostituire il DNA compromesso di una cellula con il genoma funzionante di un'altra specie, dando origine a organismi che gli studiosi hanno ribattezzato in via informale "zombie cells". La tecnica, descritta in un preprint su bioRxiv, non ha solo un valore speculativo ma rappresenta un passo concreto verso la creazione di microrganismi personalizzati per scopi industriali e medici. Il processo si basa sull'inattivazione del genoma della cellula ricevente, solitamente Mycoplasma capricolum, tramite l'utilizzo della mitomicina C, un farmaco che danneggia il DNA impedendo la replicazione cellulare. Questo passaggio è cruciale per eliminare il rischio di "falsi positivi", ovvero cellule che sopravvivono incorporando solo frammenti del nuovo DNA tramite ricombinazione omologa invece dell'intero genoma. Una volta che la cellula è funzionalmente morta, viene inserito il genoma sintetico di Mycoplasma mycoides. Come spiegato da Zumra Peksaglam Seidel, biologa sintetica presso il JCVI, "La cellula è destinata a morire, ma noi le diamo la vita». Il risultato è una frazione di cellule che torna a replicarsi seguendo esclusivamente le istruzioni del nuovo codice genetico. Questa metodologia supera i limiti osservati negli ultimi 15 anni, durante i quali i trapianti genomici erano limitati a specie strettamente correlate all'interno della stessa classe batterica. L'obiettivo a lungo termine è estendere questa pratica a organismi più comuni in laboratorio, come l'Escherichia coli. Olivier Borkowski, ricercatore dell'INRAE, ha dichiarato: "Questo lavoro rappresenta un significativo passo avanti per l'ingegneria del genoma nella biologia sintetica. Se la tecnica diventasse di routine, permetterebbe di testare genomi interamente progettati al computer per trasformare i batteri in bio-fabbriche capaci di produrre carburanti sostenibili o molecole farmaceutiche complesse con un'efficienza senza precedenti."
Crediti immagine di cover: Thomas Deerinck, NCMIR/SPL
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Sanità: a Roma quasi 800mila senza medico famiglia, Fimmg 'situazione critica '
(Adnkronos) - AAA medico di famiglia cercasi anche nella Capitale che fino a 3 anni fa sembrava un''isola felice', senza quelle carenze che toccano ormai tutto lo Stivale. Sono circa 800mila i cittadini senza il proprio dottore di medicina generale: dal centro - come nel caso del quartiere Monti, dove i cittadini sono preoccupati per la mancanza di prospettive di sostituzione di una dottoressa in procinto di andare in pensione - alla periferia, la situazione è critica perché la soluzione non sembra essere "immediata per tutti. Ci sono tempistiche infinite, per bandi e assegnazioni lavorano come le tartarughe e le lumache messe insieme", lamenta all'Adnkronos Salute Felice de Ruggieri, neo convenzionato a Roma (prenderà servizio il 2 maggio) e responsabile della formazione della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Lazio. Negli ultimi 3 bandi delle zone carenti per i medici di famiglia, spiega de Ruggieri, "Roma non ha figurato, ovvero: secondo le varie Asl che anno per anno devono riportare le necessità alla Regione, nella Capitale risultavano inizialmente 0 carenze, poi diventate 5, poi pochissime manciate. Stranamente, però, dopo che è stato deciso il ruolo unico dei medici di famiglia (dal 2025, che prevede oltre all'assistenza ai propri pazienti anche una disponibilità oraria di guardia/Case di comunità) ad agosto 2025 sono state pubblicte le carenze e, sorpresa, erano oltre 360 su 3 Asl, 211 solo nella Roma2. Parlo solo di Roma città e delle carenze che rispecchiavano la necessità al 31 dicembre 2024". Considerando 1.500 pazienti per medico (il limite previsto), allora erano quindi oltre mezzo milione i cittadini senza medico di famiglia. "Questi oltre 300 posti hanno iniziato ad assegnarli solo a gennaio 2026, 2 anni dopo la rilevazione. Ma l'apertura dello studio non è una cosa immediata, le tempistiche burocratiche sono infinite - sottolinea de Ruggieri - E oggi, finito il primo trimestre 2026, possiamo stimare che il numero di cittadini senza medico sia cresciuto attestandosi a 750/800mila persone perché le 'vecchie' carenze ancora non sono state coperte e, nel frattempo, ci sono stati altri pensionamenti in questi 2 anni. La dottoressa che va in pensione al quartiere Monti non potrà essere sostituita finché non fanno un bando per la sede vacante. Allo stesso modo per gli altri colleghi che sono andati o vanno in pensione". E dopo il bando serve la disponibilità dei giovani medici a coprire la sede. Ma la professione è diventata poco attrattiva per loro e non è facile quindi trovare candidati. "Oggi - continua de Ruggieri - oltre allo studio è previsto un obbligo fino a 38 ore nelle Case di comunità dove però, al momento, non c'è nessuna chiarezza sull'attività da svolgere né su come muoversi. Ad esempio: se io mi devo prendere un giorno di riposo per mia necessità, a studio sono un libero professionista in convenzione, quindi se manco so che devo avere un sostituto che pago di tasca mia. Ma se io quel giorno ho anche un incarico nella Casa della comunità, che faccio? Non c'è risposta, al momento. Oppure, a fine giornata di studio, quando so che dopo mezz'ora devo prendere servizio alla Casa della comunità ma ho ancora 30 pazienti in ambulatorio, come faccio? Li butto fuori perché devo andare in Casa della comunità? E se uno dei pazienti che avrei dovuto visitare invece di avere una gastralgia aveva un infarto in atto e muore fuori studio?". Tra le lentezze di assegnazione e un ruolo, quello legato alle Case di comunità, su cui non c'è nessuna chiarezza, "i giovani medici fanno fatica ad accettare questo incarico: non si capisce che ruolo abbiamo, non si capisce che cosa ci chiedono di fare, non si capisce quanto ci pagheranno, non si capisce come conciliare le ore con quelle di studio vista la mancanza delle Aft, organizzazione di base del ruolo unico. La Casa della comunità non è normata in questo momento, eppure si pretende che si mettano a disposizione 38 ore contestualmente all'apertura dello studio", evidenzia de Ruggieri che rimarca come fare il medico di famiglia sia diventato difficile "tra i controlli della farmaceutica, le disposizioni regionali sempre meno comprensibili, un lavoro che diventa massacrante dal punto di vista clinico, estenuante dal punto di vista burocratico, stressante dal punto di vista amministrativo. Non stupisce che a 28-30 anni si faccia fatica a buttarsi dentro questa partita. La politica dovrebbe saper ascoltare i professionisti, chiarire ruoli e organizzazioni, perché rendere più attrattiva la professione non è solo un vantaggio per i medici, ma è l'unica soluzione per rispondere concretamente ai bisogni di salute dei cittadini, riconoscere il loro diritto ad avere un medico di fiducia e offrire cure primarie in un contesto di regole chiare", conclude.
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Dl Fisco, FederlegnoArredo: "Retromarcia governo vittoria per imprese"
(Adnkronos) - “Dopo la doccia fredda del weekend, grazie anche al prezioso lavoro di sensibilizzazione svolto da Confindustria, il tavolo di oggi con il Governo ha finalmente rimesso le imprese al centro. Siamo soddisfatti per l’annuncio del ministro Urso sul ripristino delle risorse per il piano Transizione 5.0, incrementate di 200 milioni di euro, per un totale di 1,5 miliardi”. Così FederlegnoArredo in una nota, commentando l'esito dell'incontro svoltosi al Mimit. “La misura - spiega - unita all’imminente emanazione del decreto sull’iperammortamento annunciata dal viceministro Leo, rappresenta un segnale concreto di attenzione e ascolto nei confronti del sistema produttivo. E' questa la strada giusta per difendere la competitività del Made in Italy”.
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Innovazione: 9 e 10 aprile a Napoli 'Agritech Revolution'
(Adnkronos) - Si terrà Il 9 e 10 aprile prossimi a Napoli, presso il Polo universitario di San Giovanni a Teduccio, 'Agritech Revolution', evento conclusivo delle attività del Centro nazionale di ricerca per le tecnologie dell’agricoltura (National research center for technology in agriculture) che ha connesso il mondo universitario a quello imprenditoriale, supportando l’innovazione e favorendo la formazione e il trasferimento tecnologico per le aziende operanti nel settore. Sede della due giorni è l’Agritech Village, allestito per l’occasione negli spazi del Polo Universitario di San Giovanni a Teduccio: previste sessioni di confronto istituzionali e tavoli di lavoro, mentre gli spoke illustreranno le attività sviluppate da 1500 ricercatori su tutto il territorio nazionale. Momento centrale della manifestazione sarà l’inaugurazione del Dimostratore Arca (Agritech Research Center Arena), giovedì 9 aprile alle ore 09:30: una struttura di cinque piani all’interno del Polo universitario di Napoli Est interamente recuperata e dotata di strumenti di ultimissima generazione. Al taglio del nastro sarà presente Matteo Lorito, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e presidente della Fondazione Agritech. Sono stati invitati il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Previsto l’intervento da remoto di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, e un messaggio di Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca, letto dal Rettore. A seguire, l’Aula Magna 'Luigi Nicolais' ospiterà il convegno 'Agritech: un grande progetto per un futuro sostenibile dell’agroalimentare', moderato da Maria Grazia Cucinotta, attrice e produttrice cinematografica. Con le istituzioni intervengono Danilo Ercolini, direttore scientifico del CN Agritech e responsabile scientifico del progetto; Maurizio Martina, vicedirettore generale Fao; Sergio Costa, vicepresidente Camera dei deputati; Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi; Ettore Prandini, presidente di Coldiretti; Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura. “Arca, nome simbolico che evoca l'Arca come custode di biodiversità, è il più importante in Italia ed è il luogo in cui le aziende potranno venire a toccare con mano la vera innovazione”, afferma il rettore dell’Università degli Studi di Napoli 'Federico II', Matteo Lorito. “Questa avventura ha una valenza sia politica che sociale e riguarda la possibilità che le attività di ricerca, trasferimento tecnologico e formazione dell’Ateneo possano essere estese anche all’estero. L’obiettivo finale è permettere alle aziende di beneficiare delle tecnologie e delle opportunità che i grandi centri di ricerca sono in grado di produrre”, conclude. “Il Dimostratore Arca è un hub per le imprese dove si potranno fare studi pilota sull’utilizzo delle tecnologie. Vi trovano spazio infrastrutture all'avanguardia per esporre le piante a microclimi diversi e quindi studiare, ad esempio, il loro adattamento ai cambiamenti climatici”, sottolinea Danilo Ercolini, direttore scientifico della Fondazione Agritech. “Potremo cambiare in maniera estremamente precisa l’ecosistema in cui le piante crescono e avere un monitoraggio puntuale attraverso l’utilizzo di molteplici tipologie di sensori. Inoltre, avremo tutti i sistemi possibili di coltivazione fuori suolo con le camere climatiche per testare, a favore delle imprese, se sia possibile farle in aeroponica, in acquaponica, su substrato sintetico. Questo ci darà anche la possibilità di valutare il tipo di investimento in innovazione in base ai vantaggi e alle criticità”, conclude. Sulle attività del Centro Nazionale, Ercolini evidenzia: “Agritech è partito nel 2022 come il più grande progetto agroalimentare della storia. Abbiamo messo al tavolo le migliori istituzioni nel campo dell’agroalimentare e alcune aziende chiave costruendo un partenariato fatto di 9 diversi Spoke, macro-progetti disegnati per rispondere ai singoli obiettivi. Sono stati anni intensi: più di tremila persone a lavoro, molti già in servizio nelle istituzioni che hanno partecipato al progetto, altri sono stati reclutati. Abbiamo creato posti di lavoro con contratti utili per lo sviluppo del progetto a tutti i livelli, dalla borsa di dottorato fino al ricercatore di tipologia A, passando per gli assegni di ricerca. Professionisti che hanno prodotto un numero elevatissimo di pubblicazioni scientifiche, più di mille in soli tre anni. A questo si aggiungono circa 20 startup oggetto oggi di accelerazione da parte di Agritech, 250 nuove proposte di soluzioni tecnologiche per l'agricoltura (di queste più del 10 per cento sono flagship che presenteremo durante l'evento), e più di 30 living lab nati in Agritech”. Il Centro nazionale Agritech vanta una pianificazione chiara grazie al lavoro sinergico di Università, Istituzioni e aziende su progetti, brevetti e tecnologie. “Abbiamo messo insieme e fatto funzionare 28 università, 5 centri nazionali e 14 privati che hanno lavorato insieme”, spiega Marco Pacini, direttore del Centro nazionale Agritech. “Le Università hanno sviluppato soluzioni insieme alle aziende, pur parlando due lingue diverse. Si sono creati spazi di confronto, sinergia e connessioni dirette. Abbiamo sviluppato competenze di management specifiche, posizionandoci come ponte tra università e imprese nell’ambito specifico del trasferimento tecnologico. Agritech, colma il gap tra Università e impresa con un piano industriale che prevede cinque direttrici di sviluppo: formazione, con una Academy nella quale si formano tecnici e manager; tech brokering, per essere unico punto di contatto per chi vuole introdurre tecnologia; consulenza; bandi, continueremo a partecipare per alimentare la ricerca; e poi vorremmo fare un incubatore/acceleratore di startup, prendendo la ricerca e trasferendola in veicoli che poi finiscono sul mercato”, conclude.
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Università Firenze, studenti incontrano mondo del lavoro moda e design a 'Trame aperte'
(Adnkronos) - Si è svolto, presso la sede del corso di laurea in Design tessile e moda dell’Università di Firenze, a Prato, l’evento 'Trame aperte'. L’incontro ha registrato la partecipazione di docenti, studenti e agenzie per il lavoro. I saluti istituzionali sono stati portati da Daniela Toccafondi (Fondazione Pin), Giuseppe Lotti (Scuola di architettura Unifi), Andrea Cavicchi (Ctn – sezione Moda, Centro di Firenze per la Moda Italiana), Niccolò Santini (Igp Cardato Riciclato Pratese), Elisa Colzi (Confartigianato), Mirjana Petrovic (Cna Toscana) e Gianni Scaperrotta (Nhrg). Debora Giorgi, per il corso di laurea in Design tessile e moda, ed Elisabetta Benelli, per il corso di laurea magistrale in Design Sistema Moda, hanno introdotto i lavori articolati in tre tavoli tematici: dentità e posizionamento; didattica, ricerca e sistema produttivo; competenze e profili emergenti. I gruppi di lavoro hanno coinvolto attivamente studenti, docenti e rappresentanti delle agenzie per il lavoro. Dai risultati emersi si evidenzia la necessità di rafforzare il dialogo tra università e imprese. In particolare, dal lato accademico emerge l’esigenza di integrare maggiormente attività pratiche nei percorsi formativi, mentre le aziende sono chiamate a sviluppare una maggiore capacità di ascolto nei confronti dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Permane inoltre una criticità legata alla comunicazione e alla valorizzazione delle eccellenze, anche a causa della carenza di occasioni strutturate di confronto. In conclusione, è emersa la volontà condivisa di avviare un cambiamento significativo in entrambe le direzioni, al fine di favorire una collaborazione più efficace e continuativa. Nel pomeriggio, i selezionatori delle agenzie per il lavoro NHRG e Direzione Lavoro hanno svolto attività di orientamento rivolte agli studenti presenti, offrendo un primo supporto concreto per affrontare in modo consapevole e coerente l’ingresso nel mondo del lavoro.
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Iran, Sapelli: "Razionamenti energia? bisogna essere pronti a tutto"
(Adnkronos) - "Tutto è possibile, e non dipende soltanto dalla fine della guerra con l'Iran. Non bisogna fasciarsi la testa, però bisogna essere pronti a tutto, a usare qualsiasi fonte energetica". Così, con Adnkronos/Labitalia, lo storico ed economista Giulio Sapelli commenta l'allarme dell'Ue su possibili razionamenti dell'energia nel caso di un protarsi dela guerra in Iran, con l'invito a ridurre il consumo di idrocarburi. Secondo Sapelli, quindi, "bisogna cominciare a pensare in un regime di scarsità delle fonti energetiche". "Una vecchia cosa che l'Eni diceva anni e anni fa è che il risparmio energetico è la prima fonte sostenibile energetica. Quindi risparmiare energia, a partire dalla casa, sempre. Dal risparmio energetico può venire fuori una difesa, perché dobbiamo essere pronti a tutto", sottolinea. Sapelli comunque si dice fiducioso perchè "siamo stati in grado di affrontare situazioni complesse e poi il risparmio energetico è una cosa che possiamo e dobbiamo fare tutti, è una cosa che ha meno conseguenze negative sulla produzione, sulla vita sociale, sulla vita delle famiglie, soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione", aggiunge ancora. E sulla possibile conclusione della guerra in Medio Oriente Sapelli è chiaro. "Credo che nonostante il signor Trump, le diplomazie anche nordamericane siano al lavoro. E' intervenuta la Turchia e decisivo sarà il ruolo della Cina. L'importante è che finisca la guerra, e si trovi in un accordo che duri. Perché noi abbiamo il dovere di prevenire il terrorismo e di difendere lo Stato ebraico, Israele va difeso", sottolinea. Sapelli ribadisce quindi che "il regime iraniano mi sembra che goda di un'accettazione pragmatica molto più rilevante di quanto non si pensi, nonostante gli eccidi di massa di cui sono stati capaci". "E poi c'è l'intervento degli Houthi su Suez. Io confido che però l'arma del negoziato possa portarci a un accordo", rimarca. Guardando in Italia Sapelli sottolinea come "abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. L'intervento sull'accise è un intervento di politica economica, redistributivo, non è un intervento sulla crisi energetica. Si paga un po' meno il carburante. Però è utile perché così la gente comincia a capire che non c'è solo il prezzo del petrolio, ma anche il prezzo del petrolio raffinato. C'è da chiarire infatti che noi come Italia importiamo benzina, e se non ci fossero quelle poche raffinerie dell'Eni...", conclude. (di Fabio Paluccio)
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Dalla periferia al palco: la William School Music tra le migliori scuole di musica di Roma
(Adnkronos) -
In collaborazione con: William School Music
Per il quarto anno consecutivo la William School Music si conferma tra le eccellenze culturali del territorio, ottenendo il riconoscimento di Scuola di Musica d’Eccellenza del Municipio VI di Roma.
Fondata nel 2016 da Fabio Feliziani insieme al figlio William, la scuola è inserita nell’elenco delle Istituzioni Culturali di Roma Capitale e negli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti dal Comune di Roma e dallo stesso Municipio VI, per l’impegno nella diffusione della cultura musicale e nella formazione dei giovani. In pochi anni la William School Music è riuscita a ritagliarsi uno spazio significativo nel panorama delle scuole di musica romane, attirando l’attenzione anche di diversi mezzi di informazione nazionali. Un traguardo importante è stata inoltre la partecipazione agli eventi legati alla candidatura di
Roma Expo 2030, durante i quali gli artisti della scuola si sono esibiti in luoghi simbolo della Capitale come il Colosseo e la Vela di Calatrava a Tor Vergata. Tra i progetti più rappresentativi della scuola c’è “Tam Tam… di Periferia”, un inno, premiato in Campidoglio, nato con l’obiettivo di dare voce alla periferia romana; presente anche sul canale YouTube istituzionale di Roma Capitale. Accanto alla formazione musicale, grande attenzione viene dedicata anche alla dimensione sociale della cultura. Da questa visione nasce “La Musica Sospesa”, un’iniziativa che si ispira al tradizionale caffè sospeso napoletano e lo trasforma in un progetto culturale che offre percorsi musicali alle famiglie in difficoltà economiche, con i costi interamente sostenuti dalla scuola. La William School Music è inoltre impegnata nella produzione musicale di giovani talenti attraverso la “Feliziani & Sons”, realtà che ha già realizzato diverse produzioni discografiche di artisti cresciuti proprio all’interno della scuola. «Oggi la William School Music rappresenta una realtà importante nel panorama romano delle scuole di musica», spiega Maria Laura Pruna, direttrice e coordinatrice: “la scuola ha visto un crescendo di allievi aderire ai suoi corsi musicali e, da un primo bacino di utenza focalizzato nello stesso quartiere Torre Maura, ha pian piano allargato i suoi confini con gli adiacenti, citandone alcuni, Giardinetti, Alessandrino, Centocelle, Torre Spaccata e Cinecittà, arrivando a toccare i “vicini” Frascati e Grottaferrata, fino a vedere arrivare allievi da quartieri assai più distanti come
Guidonia, Eur Marconi, Fonte Nuova
e addirittura Monteverde e Palombara. Questo per noi è fonte di grande ispirazione e di stimolo a fare sempre meglio”
William Feliziani, Vice Presidente e M° di Pianoforte della William School Music aggiunge: “la William School Music, è una scuola di Musica al passo con i tempi che si è affacciata prepotentemente nel panorama Romano perché l’insegnamento è messo al primo posto, ma nulla viene lasciato al caso nel percorso didattico, a partire dagli eventi esterni, parte integrante nel percorso musicale di ogni singolo allievo e allieva, chiamato fin da subito Artista, sì perché fin da subito si senta parte integrante del grande progetto di preparare i ragazzi a vivere le luci di un vero palco nell’immediato, per dargli quel qualcosa in più della “semplice” lezione.
Continua William: “componente essenziale nella nostra scuola di musica è il corpo Docenti, come me tutti giovanissimi, con tanta passione e voglia di trasmetterla, sono loro il volano della scuola; altra cosa importantissima, sono i laboratori musicali, detti anche musica d’insieme, organizzati settimanalmente a titolo gratuito per i nostri artisti, che vanno a dare quel valore aggiunto alla già importante lezione individuale
”. La William School Music in pochissimo tempo si è ritagliata un grande spazio nelle realtà delle scuole di musica di Roma, forse perché come dice il suo Presidente, Fabio Feliziani: “cerchiamo sempre di dare il massimo nello svolgere il compito di insegnare la Musica ai nostri piccoli e grandi Artisti e di infondere a loro in maniera semplice, oltre la padronanza dello strumento, la gioia di suonarlo, ma soprattutto di avere la consapevolezza di saperlo fare e non solo nella propria cameretta o davanti alla propria famiglia, ma di fronte a tante persone che poi applaudono, perché solo così si acquisisce la sicurezza e la passione per lo stesso!
Pensiamo che insegnare debba essere una prerogativa di chi ama farlo, perché solo così la si può trasmettere! Per questo motivo alla formazione degli allievi ci sono giovani maestri, laureati o di pari valore, che insegnano la musica con la passione e la volontà di insegnare l’apprendimento dello strumento, o corso scelto nel minor tempo possibile, senza però tralasciare la Tecnica e la Teoria Musicale, per far sì che fin da subito l’allievo trovi appagamento e soddisfazione per quello che sta facendo".
Altro punto di forza, le tantissime aule e, soprattutto, la possibilità di frequentarle anche fuori orario “scolastico”; dice ancora Fabio Feliziani: “la scuola è sempre a disposizione degli allievi e quando si ha un minuto libero e lo si vuole dedicare alla musica si può usufruire delle stesse, riunendosi magari insieme ai propri amici artisti,
perché la musica è aggregazione
”.
William School Music… dove l’Arte prende forma!
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Giornata autismo, l'appello di Vaia a Meloni: "Serve un welfare rinnovato"
(Adnkronos) - "Sin dall'inizio l'autismo è stata una priorità per l'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e per questo motivo abbiamo istituito un gruppo di lavoro, da me presieduto, al quale partecipano importanti studiosi del settore, famiglie ed associazioni, stakeholders. Anche in forza di ciò, ieri all'università Lateranense prima e successivamente alla Luiss University ho ribadito la nostra richiesta al Governo, alla presidente Meloni ed al Parlamento, di mettere nell'agenda politica come assolutamente prioritario l'obiettivo di un welfare rinnovato che risponda in maniera concreta ai bisogni della nostra società per costruire percorsi di tutela e promozione". Così Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, in un post su Facebook. "Le problematiche e le enormi potenzialità legate alla persona con autismo sono il senso della celebrazione del 2 aprile", la Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo. "Colorare di blu questa giornata - aggiunge Vaia - deve significare colorare di blu la quotidianità per far sì che questo appuntamento annuale, certamente meritorio, venga vissuto nella quotidianità dell'impegno nella tutela dei diritti e della inclusione lungo tutto l'arco della vita e far sì che si superino, in particolare negli adulti, le attuali basse e drammatiche percentuali di autonomia”. Un welfare rinnovato "è un passo in avanti significativo nella direzione della costruzione di una societa più giusta, più equa, più solidale, nella quale soprattutto l'inclusione sociale e l'accesso al lavoro sia garantito. Possiamo e dobbiamo farcela", conclude Vaia.
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Sangue solo da donatori non vaccinati, è boom di richieste e negli Usa scatta l'alert
(Adnkronos) - Sempre più persone che necessitano di trasfusioni chiede sangue da donatori non vaccinati. E' l'alert lanciato da un ospedale Usa in un report pubblicato sulla rivista 'Transfusion'. Queste richieste, avanzate per sé e per i propri figli, sono difficili da soddisfare, dato che i centri trasfusionali non chiedono ai donatori se sono stati vaccinati e non etichettano il sangue in base allo stato vaccinale, e gestirle può comportare un ritardo anche nelle cure che vengono prestate, oltre a danni per la salute dei pazienti. L'analisi accende i riflettori sul problema riportando l'esperienza del Vanderbilt University Medical Center, struttura sanitaria di Nashville (Tennessee), che ha preso in esame 15 richieste di sangue da donatori non vaccinati ricevute tra l'1 gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025. Età media dei pazienti per i quali è stata avanzata la richiesta: 17 anni. Più della metà erano bambini. Gli autori del rapporto, rilanciato online anche dal Cidrap, Center for Infectious Disease Research and Policy dell'università del Minnesota, sottolineano la necessità per i sistemi sanitari di sviluppare politiche standardizzate, che includano anche un supporto psicologico, per gestire una tale tipologia di richieste. Le scorte di sangue negli Stati Uniti, rimarcano gli esperti, sono sicure. Le donazioni vengono attentamente controllate per l'Hiv e altri microrganismi potenzialmente infettivi. E, aggiungono, non ci sono prove che il sangue di persone non vaccinate sia più sicuro di quello di altri. Le richieste di 'sangue non vaccinato' sono aumentate, secondo l'analisi, dopo l'introduzione dei vaccini anti-Covid, che hanno salvato circa 20 milioni di vite nel loro primo anno di utilizzo, ma che sono finiti nel mirino di disinformazione e teorie del complotto. Gli ospedali - si legge nel focus Cidrap - non hanno modo di sapere se il sangue donato proviene da donatori vaccinati o non vaccinati, e non esistono test in grado di distinguere il sangue delle persone vaccinate da quello delle persone non vaccinate. Ciò spinge alcuni pazienti a chiedere donazioni di sangue a determinate persone, come parenti o amici, che sanno non essere vaccinati. Una richiesta che viene definita rischiosa dagli autori del report, perché queste 'donazioni dirette' da parte di donatori alla prima esperienza hanno maggiori probabilità di contenere agenti patogeni potenzialmente dannosi rispetto al sangue raccolto da persone che donano regolarmente. Nello studio, 13 pazienti hanno ricevuto sangue donato appositamente per loro da familiari. Per quanto riguarda gli esiti di salute, i medici riportano che 2 pazienti si sono aggravati notevolmente dopo aver rifiutato una trasfusione di sangue standard. Uno ha sviluppato anemia, condizione che si verifica quando si ha una quantità insufficiente di ferro nel sangue. L'altro ha sviluppato shock emodinamico, condizione potenzialmente letale in cui il flusso sanguigno e l'apporto di ossigeno ai tessuti sono inadeguati, il che può causare insufficienza multiorgano. Questi casi sfidano l'affermazione di alcuni attivisti no-vax secondo cui insistere sull'utilizzo di sangue proveniente da donatori non vaccinati sia "una soluzione innocua o a basso rischio", scrivono gli autori. Il Cidrap riporta che i legislatori di diversi Stati Usa, tra cui Connecticut, Kentucky, Montana, Oklahoma, Tennessee e Wyoming, hanno tentato di imporre che i pazienti abbiano accesso a trasfusioni di sangue provenienti da donatori non vaccinati. A gennaio, un legislatore dell'Oklahoma si è spinto fino a proporre che il suo Stato gestisse una propria banca del sangue per fornire donazioni di sangue da persone non vaccinate. Finora, nessuna delle proposte di legge in questione è stata approvata.
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