Giornata dell'igienista dentale, tour da Nord e Sud in 12 città con attività educative

(Adnkronos) - Il prossimo 10 Ottobre è tradizionalmente la Giornata nazionale dell’Igienista dentale. Per celebrarla, anche quest’anno l’Associazione Igienisti dentali italiani (Aidi), promuove un tour suddiviso in tappe da Nord a Sud, per valorizzare il ruolo dell’Igienista dentale e comunicare una visione integrata e consapevole della salute. Con i suoi igienisti dentali, esperti della prevenzione, l’Associazione, sarà presente non solo in 12 piazze ma anche in spazi di comunità, centri diurni, Rsa e altri luoghi della vita quotidiana, con attività educative rivolte ad adulti, anziani e bambini. Claim dell’edizione 2025 è 'Salute a 360 gradi: dalla lingua al corpo', per sottolineare il messaggio sull’importanza di adottare comportamenti sani, per migliorare il proprio stile di vita a partire dalle corrette strategie di igiene orale e della lingua. “La cavità orale è una componente integrante del corpo umano e la sua salute è profondamente connessa all'essenza del benessere generale. Le malattie orali, come carie, parodontite e dolori oro- facciali, sonotra i problemi di salute più diffusi a livello globale. È stata riscontrata inoltre, una chiara associazione tra salute orale e condizioni sistemiche come il morbo di Alzheimer, l'artrite reumatoide, il diabete, le malattiecardiovascolari, polmonari e tante altre patologie. In particolare, la lingua rappresenta una vera e propria “sentinella” dello stato di salute, qualsiasi cambiamento di colore, forma, dimensione e consistenza di questo organo, può indicare malattie locali o sistemiche sottostanti. Controllare la lingua è essenziale durante le visite mediche, pediatriche e odontoiatriche. Un semplice gesto, come dedicare qualchesecondo in più all’igiene della lingua durante lo spazzolamento quotidiano dei denti, può aiutare amantenere una buona salute orale e generale", spiega Maria Teresa Agneta, presidente Aidi. In continuità con le edizioni precedenti, per ogni tappa, saranno proposti quiz educativi che permetterannoai partecipanti di testare le proprie conoscenze sull’igiene orale e della lingua. Attraverso domande mirate sarà possibile approfondire le buone abitudini di igiene orale e promuovere stili di vita sani, con il supporto e le risposte puntuali degli Igienisti dentali presenti, sempre pronti a fornire chiarimenti e consiglipersonalizzati. Un recente studio pubblicato a Ottobre 2024 su 'International Journal of Dentistry', tra cui l’Aidi sottolinea infatti l’efficacia degli approcci motivazionali personalizzati che possono fungere da strumenti preziosi per migliorare le pratiche di igiene orale negli individui e promuovere corretti comportamenti di salute orale. “Questa giornata “diffusa”, nelle 12 città italiane, nelle piazze, nei diversi luoghi della vita quotidiana, vuole essere il simbolo di vicinanza alle persone, alle famiglie, alla comunità per sottolineare come il concetto di salute sia il frutto di un percorso condiviso, necessario per prendersi cura di Sé a partire da un gesto semplice ma importantissimo, come l’igiene orale. Condivisione, partecipazione, attenzione, accoglienza, responsabilità sono le parole chiave per restituire forza al sorriso. Grazie all’impegno di tutti gli igienisti dentali, all’accoglienza delle strutture ospitanti e ai cittadini, tappa dopo tappa, questa iniziativa si trasformerà in un vero e proprio abbraccio collettivo alla salute dove tutti ne diventeranno i protagonisti”, conclude infine la presidente Aidi. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Google Ads e Paid Media: i trend dei ruoli più richiesti in futuro

(Adnkronos) - In collaborazione con: Ioien Marketing In un settore in rapida e costante evoluzione come quello del marketing digitale, il mercato di domani è già oggi e le aziende non possono permettersi di non restare al passo col futuro. Google Ads e i media a pagamento, che già da anni occupano posizioni centrali nelle strategie aziendali, devono essere utilizzati tenendo conto delle trasformazioni tecnologiche, delle nuove normative sulla privacy e dei cambiamenti nei comportamenti degli utenti. Pertanto, in un contesto del genere, le aziende e gli imprenditori devono adattarsi ad una nuova visione, per comprendere non solo cosa si fa in pubblicità, ma anche chi lo fa e come. Rispetto al passato, la domanda del mercato del marketing digitale è cambiata, avendo subito influenze dall’intelligenza artificiale, dall’automazione delle campagne e dai nuovi formati emergenti per le sponsorizzate. Di conseguenza, le professioni legate ai paid media non sono più limitate alla classica gestione delle campagne, ma si evolvono verso ruoli più strategici, più specializzati e perfino multidisciplinari. Per il futuro ormai prossimo, i trend sui profili che le aziende cercheranno, sulle competenze che diventeranno essenziali e sui percorsi che offrono maggiori opportunità, guardano ad alcune delle competenze avanzate in Google Ads che già sono molto richieste. Specializzarsi in questi ambiti, dunque, permette ai professionisti del marketing di aprirsi anche a nuovi sbocchi lavorativi.   In merito ai ruoli legati a Google Ads e Paid media, le aziende del futuro, ma già oggi, cercano figure capaci di collegare in modo diretto l’investimento al risultato di business. All’interno delle imprese, uno dei ruoli principali lo detiene il digital marketing specialist, ossia colui che gestisce campagne pubblicitarie, budget e strategie di acquisizione clienti, mentre il SEM/Paid Media Specialist concentra il proprio lavoro esclusivamente sulle piattaforme pubblicitarie, da Google a YouTube fino a Bing Ads. A un livello più alto di responsabilità si trova il performance marketing manager, chiamato a monitorare KPI precisi come lead, vendite e ROI, e l’e-commerce manager, che unisce competenze pubblicitarie alla gestione dei canali di vendita online. Nelle agenzie, invece, le professioni di tendenza si articolano tra chi gestisce i rapporti con i clienti e la pianificazione strategica delle campagne, come l’account manager paid advertising, e chi si occupa della parte operativa e dell’ottimizzazione continua, come il campaign manager. A completare il quadro c’è il media planner, che distribuisce i budget tra i diversi canali, bilanciando search, display e altre forme di advertising. Per coloro che preferiscono impiegare la propria esperienza e la propria formazione nel campo della consulenza o vogliono intraprendere la libera professione, magari dopo aver seguito un corso Google Ads aggiornato, possono ricoprire il ruolo di consulente Google Ads, il quale supporta piccole e grandi aziende nell’ottimizzare gli investimenti pubblicitari, mentre il trainer trasmette competenze tramite corsi e workshop per aziende o privati. Molto fertile è anche la strada dell’affiliate marketing, sfruttando le piattaforme a pagamento per promuovere prodotti di terzi su commissione. Quanto alle opportunità imprenditoriali, si spazia dalla creazione di agenzie specializzate in PPC ai servizi di lead generation a performance, fino al lancio di progetti digitali personali, avvalendosi delle competenze pubblicitarie acquisite. Guardando su lunga prospettiva, i ruoli più richiesti in futuro nel campo del marketing digitale saranno quelli in grado di integrare la profondità delle strategie con la visione d’insieme. Ma, per funzionare davvero, l’integrazione tra piattaforme ha bisogno di essere sostenuta da competenze verticali forti nei singoli canali. Le aziende, dunque, cercheranno soprattutto performance marketing manager, specialisti capaci di lavorare su più canali a pagamento e profili con competenze e-commerce avanzate. In parallelo crescerà la domanda di consulenti focalizzati sulla lead generation a risultato e di data-driven marketer, capaci di gestire la transizione verso sistemi di tracciamento cookieless e sempre più automatizzato dall’intelligenza artificiale. Chi svolge ruoli puramente operativi, come i campaign manager il cui compito è focalizzato sulla gestione tecnica delle campagne, e gli specialisti esclusivi di Google Ads, dovranno fare un upgrade di specializzazione per dotarsi di competenze trasversali molto richieste (SEO, social ads, analytics e automation). Se evolvono, anche i ruoli tecnici rimarranno preziosi e molto richiesti, per via della loro nuova capacità di leggere i dati, dialogare con l’AI e ottimizzare strategie complesse. In questo scenario, e alla luce della velocità con cui cambiano gli strumenti, chi vuole emergere nell’elevata competizione, dovrà fare formazione e aggiornamenti continui su tutto ciò che concerne il settore del marketing digitale. Un vantaggio molto competitivo per le aziende sarà, infatti, quello di inserire nel proprio organico una figura che sia allo stesso tempo specialista e stratega, che lavori in maniera verticale e che sia capace di ottenere il massimo su qualunque piattaforma presti servizio. Il mercato del lavoro digitale in Italia mostra una crescita costante nella richiesta di competenze specialistiche come performance marketing, data analysis e gestione avanzata degli strumenti di automazione. Figure come quelle di performance marketing manager e digital marketing manager sono sempre più centrali e valorizzate, anche a livello retributivo, motivo per cui investire oggi in una formazione specifica su Google Ads e paid advertising permette a professionisti e aspiranti tali di cogliere vantaggi – dalla forte domanda alla possibilità di valorizzarsi con i risultati misurabili, passando per la scalata di carriera – ma anche garantire prospettive di lungo periodo, grazie a skill impiegabili anche su altri canali (Meta Ads, TikTok Ads, LinkedIn Ads), all’integrazione di strategie multicanale, alle opportunità crescenti legate all’e-commerce e al mercato del lavoro a livello internazionale. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Elon Musk contro Netflix: non vuole personaggi trans nelle serie

(Adnkronos) - Elon Musk ha intrapreso una nuova battaglia anti-woke via social, questa volta scagliandosi contro il colosso dello streaming Netflix. Pochi giorni fa il magnate ha fatto sapere via X di aver cancellato il proprio abbonamento alla piattaforma, rea di aver pubblicato Dead End: Paranormal Park, una serie animata per bambini con un protagonista transgender. "Non va bene, Netflix ha un agenda woke pro-transgender", ha detto Musk attaccando in diversi post il cartone animato. "Cancellate Netflix per il bene dei vostri figli", ha chiosato. È bene notare che la serie è stata trasmessa su Netflix nel 2022 ed è stata cancellata nel 2023. Nella sua invettiva online Musk ha anche citato The Baby-Sitters Club del 2022 e un episodio del cartone CoComelon Lane del 2023, nel quale un bambino indossa un tutù e una coroncina. Come confermato dagli ultimi eventi, in primis il temporaneo licenziamento di Jimmy Kimmel, l'amministrazione repubblicana è in piena guerra contro contenuti che ritiene "inopportuni", e oltre alla libertà di parola su fatti strettamente legati alla politica e all'attualità, c'è un chiaro intento di colpire la rappresentazione della diversità nei media. Del resto, all'inizio del suo secondo mandato Trump ha dichiarato illegale l'assistenza di affermazione di genere per i minori e qualsiasi insegnamento scolastico che includa diversità e inclusività. Il governo, coadiuvato dal direttore della Federal Communications Commission Brendan Carr, sta facendo molta pressione sui media per cancellare contenuti che mettano in discussione il binarismo di genere. E l'impatto sui produttori non ha tardato nel farsi sentire: molti di loro hanno già tagliato diversi contenuti "pericolosi", come ad esempio Disney, che lo scorso dicembre avrebbe evitato di pubblicare un episodio di Moon Girl and Devil Dinosaur in quanto incentrato su un personaggio transgender. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sciopero, il giuslavorista: "Legge tutela anche diritti utenti allo stesso modo"

(Adnkronos) - "Dobbiamo ricordare che la disciplina di legge" sul diritto di sciopero, "che fu fatta con l'approvazione delle grandi confederazioni sindacali nel 1990, fu realizzata proprio per tenere conto del contemperamento con i diritti degli utenti, perché ci sono due diritti costituzionali protetti ad un pari livello. Da un lato, il diritto di sciopero e, dall'altro lato, il diritto degli utenti. Qui non stiamo parlando di contemperamento tra esigenze del lavoratore e esigenze dell'impresa. La legge voleva realizzare un bilanciamento tra utenti e lavoratori. E la legge non prevede proprio lo sciopero generale. Dopo di che, a nessuno viene in mente di dire che in Italia non si può fare uno sciopero generale, quindi la legge va interpretata". Così, con Adnkronos/Labitalia, il giuslavorista Giampiero Proia, professore ordinario di diritto del lavoro presso l'Università di Roma Tre e la Luiss, sulla decisione della commissione di garanzia sugli scioperi di considerare illegittimo lo sciopero generale di domani proclamato da Cgil e Usb su Gaza.  Proia spiega che "lo sciopero generale non è previsto autonomamente come istituto a se stante dalla disciplina della Commissione di Garanzia, che invece prevede l'obbligo di rispettare determinate condizioni, quali, ad esempio, la non coincidenza dei settori in cui si svolge lo sciopero, oltre che gli obblighi di proclamazione e tutte le altre prestazioni essenziali. Ad esempio, c'è un cosiddetto obbligo di 'rarefazione', in modo da impedire che contemporaneamente vengono meno tutti i servizi pubblici utilizzabili. Questo sul piano formale", sottolinea il giuslavorista.  Secondo Proia, "su un piano sostanziale, invece, c'è un tema che è stato sempre oggetto di forte e vivace discussione, perché si lamenta da parte sindacale che in questo modo non sarebbe mai consentito lo sciopero generale". "In realtà, si può anche dire - sottolinea - che lo sciopero generale si può fare, ma facendo in modo che non ci siano sovrapposizioni. Quindi, come è stato fatto in altri casi, differenziando gli orari in cui lo sciopero viene fatto da tutte le categorie. In sostanza, secondo la disciplina formale, dovrebbe essere consentito, se non si può prendere l'aereo, di prendere il treno. Se invece si fa tutto insieme, secondo la disciplina generale c'è una compromissione dei diritti degli utenti", sottolinea. E in conclusione Proia ricorda che "la Commissione di Garanzia fece una delibera per sottolineare che per consentire comunque di fare uno sciopero generale andavano osservate determinate condizioni che miravano a contemperare questo diritto a fare lo sciopero generale con il diritto degli utenti", conclude.  
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Alimentazione, Lancet: "Produce 30% emissioni gas serra e per 3,7 mld persone no cibi sani"

(Adnkronos) - (EMBARGO ALLE 00.30 DI DOMANI) - Il peso di una forchetta può essere insostenibile. Anche se è difficile immaginare che un piccolo gesto, come quello di sedersi a tavola, possa innescare un 'butterfly effect' (il battito d'ali di una farfalla che provoca un uragano dall'altra parte del mondo), un nuovo rapporto dimostra che è così: secondo gli esperti della Commissione Eat-Lancet del 2025, i sistemi alimentari sono "i principali motori delle sfide più urgenti del mondo, dalle malattie croniche alla crescente disuguaglianza, dall'accelerazione del cambiamento climatico alla perdita di biodiversità". Il report rileva che, sebbene il mondo produca abbastanza calorie alimentari per tutti, quasi 3,7 miliardi di persone - quindi quasi la metà della popolazione planetaria (8 miliardi) - non hanno accesso a una dieta sana, a salari adeguati o a un ambiente pulito. Viene poi evidenziato l'impatto ambientale: la produzione alimentare rappresenta quasi il 30% delle emissioni globali di gas serra.  "Questa crisi di disuguaglianza e danno ambientale minaccia la salute umana e la resilienza del pianeta Terra", avvertono gli autori. Basandosi sullo storico rapporto del 2019, la Commissione Eat-Lancet 2025 presenta quella che viene definita l'analisi scientifica più completa dei sistemi alimentari globali fino ad oggi. Non viene però lanciato solo un allarme. Nel documento si spiega che "soluzioni sostenibili ed eque sono a portata di mano" e che la 'Planetary Health Diet' (Phd), che privilegia alimenti vegetali poco trasformati con un consumo moderato di prodotti animali come carne e latticini, è associata a un rischio di morte prematura inferiore del 27%.  L'adozione globale di questo modello alimentare flessibile potrebbe dunque potenzialmente prevenire circa 15 milioni di morti premature all'anno e ridurre notevolmente il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, il cancro e le patologie neurodegenerative. Con questa svolta a tavola, in combinazione con sforzi globali per dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari, implementare pratiche agricole sostenibili ed ecologiche e fermare la conversione agricola di ecosistemi intatti, "il mondo può migliorare contemporaneamente la salute pubblica, ripristinare la salute del pianeta e fornire cibo a sufficienza per una popolazione globale prevista di 9,6 miliardi di persone entro il 2050".  La Commissione Eat-Lancet 2025 riunisce esperti mondiali in nutrizione, scienze ambientali, economia, agricoltura, giustizia e politiche sanitarie con l'obiettivo di fornire una valutazione scientifica dei sistemi alimentari fino ad oggi, offrendo nuovi dati per una trasformazione. "I sistemi alimentari contribuiscono in modo significativo a molte delle crisi che affrontiamo oggi e, allo stesso tempo, sono la chiave per risolverle - evidenzia Shakuntala Haraksingh Thilsted, copresidente della Commissione e direttrice per la nutrizione, la salute e la sicurezza alimentare nel Gruppo consultivo per la ricerca agricola internazionale (Cgiar) - Le evidenze presentate nel nostro rapporto sono chiare: il mondo deve agire con coraggio ed equità per garantire miglioramenti sostenibili. Le scelte che facciamo oggi determineranno la salute delle persone e del pianeta per generazioni". La Commissione rafforza il modello della dieta della salute planetaria, introdotto per la prima volta nel 2019, descrivendo schemi alimentari equilibrati e ricchi di alimenti vegetali. Il nuovo rapporto aggiunge ulteriori prove, migliorando la rilevanza culturale, integrando l'equità sociale e fornendo indicazioni nutrizionali più precise e inclusive. Nel dettaglio, la Phd raccomanda diete flessibili e ricche di vegetali, che comprendano cereali integrali (circa 150 grammi o 3/4 porzioni al giorno), frutta e verdura (500 gr o almeno 5 porzioni al giorno), frutta secca (25 gr o 1 porzione al giorno) e legumi (75 gr o 1 porzione al giorno). Un regime completato da un apporto moderato di alimenti di origine animale come carne rossa (0-200 gr o 1 porzione a settimana), pollame (0-400 gr o 2 porzioni a settimana), pesce (0-700 gr o 2 porzioni a settimana), uova (3-4 a settimana) e latticini (0-500 gr al giorno o 1 porzione di latte, yogurt o formaggio al giorno).  Si raccomanda inoltre di limitare zuccheri aggiunti, grassi saturi e sale per ridurre le malattie croniche legate all'alimentazione. Pur suggerendo un consumo ridotto di carni rosse e lavorate a livello globale, il programma garantisce un "apporto sufficiente di proteine, ferro, calcio e vitamina B12" attraverso diverse fonti vegetali e una moderata quantità di fonti animali, assicurano i promotori. "La dieta della salute planetaria non è un approccio universale - precisa Walter C. Willett, copresidente della Commissione e professore di epidemiologia e nutrizione alla Harvard T.H. Chan School of Public Health - Tiene conto della diversità culturale e delle preferenze individuali, offrendo flessibilità all'interno di linee guida chiare per raggiungere risultati ottimali in termini di salute e sostenibilità in tutto il mondo".  Il quadro della Phd 2025 supporta dunque un'ampia gamma di modelli alimentari tradizionali e contemporanei, nel rispetto delle identità culturali, dei sistemi alimentari locali e delle diverse popolazioni, riconoscendo che le esigenze variano a seconda della popolazione e delle fasi della vita e che alcuni gruppi, come donne incinte, neonati e bambini piccoli, potrebbero richiedere un supporto nutrizionale aggiuntivo. Per colmare potenziali lacune nutrizionali, si sottolinea "l'importanza di adattamenti culturalmente appropriati, tra cui strategie di arricchimento e integrazione alimentare".  Il rapporto rileva inoltre che, passando a diete sane e ricche di vegetali e riducendo la domanda di alimenti ad alta intensità di risorse come la carne rossa, il modello Phd riduce le emissioni di gas serra, l'uso di suolo e acqua e l'inquinamento da nutrienti. L'allineamento globale a questo tipo di dieta ridurrebbe le emissioni di carbonio legate all'alimentazione di oltre il 15% rispetto ai valori del 2020. Una percentuale che aumenta fino ad almeno il 20% dimezzando anche gli sprechi e migliorando le pratiche di produzione. La sfida, insomma, è grande ma - assicurano gli autori del report - il sistema alimentare "ha un immenso potenziale per diventare motore di cambiamento positivo". Trasformarlo "è una condizione preliminare per avere la possibilità di tornare a un sistema climatico sicuro e a un pianeta sano - conclude Johan Rockström, copresidente della Commissione e direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research - Il modo in cui produciamo e consumiamo cibo influenza l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, il suolo in cui crescono i nostri raccolti e la salute e la dignità dei lavoratori e delle comunità. Affrontare questi problemi interconnessi richiede un'azione globale coordinata". 
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Leapmotor da record, supera quota 1 mln vetture e in terzo trim. fa +102%

(Adnkronos) - E' stato un terzo trimestre da record per Leapmotor che ha raddoppiato le vendite con la consegna a livello globale di 173.852 veicoli (+102% su base annua) grazie anche al boom di settembre con consegne che hanno toccato un nuovo massimo pari a 66.657 unità (+17% rispetto ad agosto), dato che la conferma leader tra le start-up automobilistiche cinesi da 7 mesi consecutivi. Il dato di settembre porta anche le consegne di Leapmotor da inizio anno a 395.516 unità (+129%) mentre nei giorni scorsi è stata annunciata ufficialmente la produzione della milionesima unità che arriva dopo solo 343 giorni dal traguardo dell'unità numero 500 mila. Si tratta di un andamento fra i marchi cinesi di nuove auto elettriche che - si sottolinea - dimostra come Leapmotor abbia "superato con successo la fase di avvio e di essere stabilmente in una nuova fase di sviluppo su larga scala e di alta qualità". A inizio settembre il marchio ha presentato al Salone Internazionale dell'Automobile di Monaco 2025 la sua nuova B05, una coupé sportiva di alto valore il cui lancio in Cina è previsto per il quarto trimestre del 2025 e sul mercato globale nel 2026. Contemporaneamente, il primo modello globale della serie Leapmotor B, il B10, è stato lanciato anche sui mercati esteri a settembre e ha avviato contemporaneamente le consegne in Europa, con l'obiettivo di raggiungere oltre 20 paesi e regioni, tra cui Medio Oriente, Africa, Asia-Pacifico e Sud America, entro il 2025. 
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Cni, i porti sono nodi infrastrutturali strategici per il Paese

(Adnkronos) - I nostri porti rappresentano dei nodi infrastrutturali strategici per il Paese, basti pensare che di lì transita oltre il 50% del volume delle merci importate ed esportate dall’Italia. Al tempo stesso i porti in genere sono inseriti all’interno di importanti contesti urbani, il che rende determinante il dibattito finalizzato a rendere più efficienti i porti e le aree urbane in cui essi insistono, in una prospettiva di innovazione e rigenerazione degli spazi esistenti. Le misure previste dal Piano complementare al Pnrr sembrano muoversi peraltro nel rispetto della filosofia su cui sono state elaborate le ultime linee guida per la redazione dei Piani regolatori portuali. Tali linee guida, in particolare, hanno cercato di incentivare un dialogo più stretto, rispetto al passato, tra l’Autorità portuale e l’amministrazione comunale affermando due principi: il primo, per il quale il porto è un nodo logistico incardinato in una area vasta, capace di assolvere alle necessità non solo del sistema urbano in cui è collocato ma del tessuto produttivo di un territorio vasto; il secondo, che la pianificazione dell’area portuale non può essere avulsa dalle scelte urbanistiche della città in cui essa si trova. Questi temi sono stati al centro del convegno 'Città e porti: sviluppo, rigenerazione e innovazione' tenutosi a Trieste, organizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri, con la collaborazione di Assoporti, Consiglio superiore dei lavori pubblici e l’Ordine degli ingegneri della Provincia di Trieste. Un evento caratterizzato da una forte partecipazione considerando che, oltre alle circa 120 presenze nell’area congressi della Stazione Marittima di Trieste, erano più di 1100 gli ingegneri collegati in streaming. I lavori sono stati preceduti dai saluti istituzionali. Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste, ha sottolineato l’importanza dei progetti per l’area portuale della città. Un saluto è arrivato anche dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che ha richiamato il momento di grande rilancio per la regione e che sviluppo, rigenerazione e innovazione sono parole che rappresentano stelle polari per ogni amministratore pubblico. A fare da padrone di casa è stato Giovanni Basilisco (presidente dell’Ordine degli ingegneri di Trieste), il cui Ordine nel 2026 ospiterà il Congresso nazionale degli ingegneri. Irene Sassetti, consigliera del Cni con delega a porti, ingegneria del mare e urbanistica, dopo aver ringraziato il gruppo di lavoro di ingegneria del mare del Cni, coordinato da Andrea Ferrante, si è espressa così: “Per Cni è fondamentale parlare di queste tematiche e confrontarsi con le istituzioni (comuni ed autorità di sistema portuali) e le università, professionisti del settore ed imprese che trattano questi argomenti. Questo è il secondo appuntamento che dedichiamo ai porti dopo quello del 7 maggio scorso che si è tenuto al Maxxi di Roma. Colgo l’occasione per ringraziare anche il Consiglio superiore dei lavori pubblici e Assoporti per la collaborazione alla realizzazione di questo evento”.  “Abbiamo deciso - ha proseguito Sassetti - di introdurre il tema della rigenerazione urbana all’interno delle riflessioni sui progetti relativi ai porti perché il Cni è molto attento a questo argomento, come dimostra il contributo in termini di proposte ed emendamenti che stiamo dando, grazie anche al contributo del Censu, alla discussione sulla nuova legge sulla rigenerazione urbana. L’incontro di oggi fa parte di una serie di appuntamenti che stiamo dedicando ai porti e all’ingegneria del mare, ciascuno declinato attraverso un tema specifico. In questa occasione abbiamo scelto, appunto, la rigenerazione urbana nelle città portuali. La tavola rotonda vuole essere l’occasione per illustrare una serie di progetti significativi che coinvolgono le nostre città portuali”. La prima sessione dei lavori, dal titolo 'Pnrr e sviluppo dei porti' è stata coordinata e introdotta da Andrea Ferrante, presidente della sezione speciale Pnrr del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Nel corso della presentazione degli interventi, Ferrante ha sottolineato come Trieste faccia parte del lotto dei più importanti porti italiani e che è interessato da attività di recupero di vecchie aree e di sviluppo di nuovi moli da dedicare alle attività commerciali. Nell’illustrare l’attività della sezione speciale Pnrr da lui presieduta, ha riferito che sono stati esaminati progetti per oltre 27 miliardi di euro. Tra i 10 più grandi progetti, due sono relativi ai porti (potenziamento moli di Trieste e la diga Genova). Ha poi illustrato il contesto di riferimento, a partire dalle linee guida del 2021 del Pnrr, con la disciplina per la redazione in chiave di sostenibilità (sociale, economica e ambientale) del Pnr e del Pnc con i vari passaggi che portano al Pfte (Progetto di fattibilità tecnico-economica).  Rodolfo Giampieri (Assoporti) nel corso del suo intervento si è espresso così: “Occorre trovare punti forti di contatto tra porti, città e la popolazione. Ci vuole visione per proporre cose nuove e coraggio per superare gli ostacoli, avendo come obiettivo comune lo sviluppo della comunità. Dobbiamo mettere in campo una strategia unica nazionale, nel rispetto delle realtà locali, per consentire al paese di fronteggiare, come sistema paese, la concorrenza internazionale”.  Eric Marcone (direttore Direzione tecnica, ambiente, pianificazione e efficientamento energetico Adsp Mare Adriatico Orientale) ha illustrato gli interventi Pnrr sul 'Molo VIII' del Porto di Trieste. Adria gateway è un progetto strategico, una visione, dello sviluppo del porto di Trieste basata su diversi elementi: potenziamento delle infrastrutture del porto di Trieste; rigenerazione urbana dell’area dello stabilimento siderurgico; potenziamento delle infrastrutture di collegamenti; risanamento ambientale. Marco Vaccari (direttore staff programma straordinario Adsp Mar Ligure Orientale) ha illustrato il progetto della nuova diga di Genova, un’opera unica al mondo per complessità, dimensioni, ricadute positive sulla città e sul sistema paese, oltre ad essere il più grande intervento di sempre per il potenziamento della portualità italiana. Un'infrastruttura marittima fondamentale per la protezione del porto, la riduzione del moto ondoso e l'ampliamento dei fondali, consentendo l'approdo di navi cargo e da crociera di grandi dimensioni. Fabio Maletti (segretario generale Adsp Mare Adriatico Settentrionale), infine, ha illustrato il nuovo impianto per la produzione dei materiali di dragaggio del Porto di Ravenna.  Nel pomeriggio si è tenuta la seconda sessione dedicata alla rigenerazione nelle città portuali. Il Rosario Pavia ha incentrato il suo intervento sull’assunto 'l’Italia è il mare'. Passando in rassegna le grandi città portuali italiane, ha sottolineato lo stretto rapporto tra città e porto, a partire dalle diverse strutture portuali che facevano e fanno ancora parte integrante del tessuto urbano. Michele Astone del gruppo di lavoro di Guendalina Salimei, curatrice del Padiglione Italia della Biennale di architettura di Venezia, ha proposto un cambio di prospettiva: come appaiono le città guardate dal mare. A sostegno di questa prospettiva ha illustrato alcuni dei progetti più interessanti in corso, tra cui quelli relativi ai porti di Napoli e Taranto.  In seguito, si è svolta una tavola rotonda caratterizzata da un focus sui progetti dei porti di Catania, Taranto e Trieste. A coordinarla Irene Sassetti. Ad illustrare il caso Catania sono stati Paolo La Greca, vicesindaco di Catania e presidente del Censu, e Biagio Bisignani, direttore direzione urbanistica del Comune di Catania. La Greca ha ripercorso la storia del rapporto di Catania col suo porto: le colate laviche che si sono susseguite nei secoli hanno privato la città del suo porto o comunque ne hanno fortemente ristretto l’area. Con la costruzione della ferrovia costiera, oltre tutto, si è creata una cesura tra città e mare, sollevando il tema della frattura. Tra i diversi progetti che possono ristabilire la relazione tra porto e città, La Greca ha citato quello di Italferr che prevede l’interramento di un tratto dei binari. Bisignani ha ricordato che il nuovo piano del porto è stato appena approvato e trasmesso al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ha sottolineato come quello di Catania sia nato come porto peschereccio, mentre ora governa quasi la metà del flusso di traffico per la logistica. Problemi ambientali, urbanistici e di sicurezza ambientale: questi i temi che si propongono di risolvere i progetti attualmente in essere a Catania. Il porto può diventare il perno centrale per lo sviluppo turistico ed economico della città.  Per quanto riguarda Taranto, sono intervenuti Mattia Giorno, vicesindaco di Taranto, e Laura Cimaglia, dell’Autorità del sistema portuale del Mar Ionio. Giorno ha sottolineato come il progetto di rigenerazione urbana relativa al waterfront debba essere posto all’interno di un sistema più ampio che preveda, ad esempio, un piano urbanistico che manca da troppi anni, da quando le nostre città erano qualcosa di completamente diverso da oggi. Cimaglia ha illustrato i termini del progetto 'Cluster del mar Ionio: Taranto'. Il caso Trieste, infine, è stato illustrato da Giulio Bernetti, direttore del dipartimento Territorio ambiente lavori pubblici patrimonio del Comune di Trieste, ha approfondito una serie di progetti relativi alla sua città, tra cui: rigenerazione in corso dell’area Sacchetta; un mini Mose per la protezione dall’innalzamento del livello del mare; vasche di espansione per la protezione da eventi atmosferici estremi; recupero della riviera Barcolana.  Per quanto riguarda il porto vecchio, l’accordo di programma prevede: variante urbanistica, aree pubbliche da non alienare, consorzio Ursus che si occupa, tra l’altro, del coordinamento dei vari progetti (parco lineare, viale monumentale, il passaggio libertà, cabinovia metropolitana). L’ultimo intervento è stato quello di Luca Giovanni Zambardieri che ha illustrato Robogo, un sistema robotico semisommergibile per la manutenzione delle banchine portuali. Deborah Savio, consigliera del Cni, ha portato i saluti del Consiglio nazionale e al termine dei lavori è intervenuto anche il presidente Angelo Domenico Perrini che, commentando la giornata di confronto, ha detto: "Quello della rigenerazione urbana è un tema che sta molto a cuore al Cni. Attualmente è in discussione la relativa legge. Queste esperienze raccolte sul territorio saranno utili per segnalare al legislatore gli interventi più opportuni". 
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Fumo, cardiologo Fedele: "Più certezze su efficacia dispositivi alternativi nel ridurre rischi"

(Adnkronos) - "Ci sono lavori scientifici consolidati che dimostrano un minor effetto in termini di assunzione di sostanze quando si usano i prodotti a tabacco riscaldato rispetto alla sigarette. In campo cardiovascolare e pneumologico i dati sono incoraggiati, con effetti a medio termine sull'apparato cardiocircolatorio. C'è un lavoro coreano del 2024 che ha esaminano dei pazienti dopo l'angioplastica, e tra chi è passato dalla sigaretta tradizionale ai dispositivi a rischio ridotto si sono registrati meno eventi cardiovascolari rispetto a chi non l'ha fatto. Come Istituto nazionale per le ricerche cardiovascolari (Inrc) stiamo portando avanti uno studio sul carico vascolare dell'arteriopatia degli arti inferiori, i soggetti che hanno poi un problema di claudicazione, per vedere gli effetti del fumo tradizionale rispetto a coloro che passano a prodotti senza combustione". Lo spiega all'Adnkronos Salute Francesco Fedele, professore emerito di Cardiologia all'università Sapienza di Roma e presidente dell'Inrc, tra i relatori dell'ottavo 'Summit Tobacco Harm Recuction' di Atene promosso da Scohre, un'associazione indipendente che si batte per rinnovare le strategia di riduzione del danno da fumo. "Servono studi a lungo periodo e immagino arriveranno, ma serve anche lavorare sulla formazione dei medici e sull'interazione sempre più stretta con le istituzioni", sottolinea. "Il progetto italiano di Consensus Delphi nel campo della ricerca sulle migliori strategie per ridurre il danno da fumo, a cui ho partecipato, vuole allargare sempre di più il campo di esperti e specialisti coinvolti su quest temi. Dobbiamo rompere le posizioni ideologiche che ancora permangono sui prodotti a tabacco riscaldato come utile strategia di riduzione del rischio", è l'invito del cardiologo. "Io ripeto spesso che non devono essere un metodo per smettere di fumare, ma un'alternativa per ridurre il rischio. Sono raccomandati per chi è ad alto rischio e non è riuscito con altre strategie a smettere con il fumo, anzi continua. Vedo tantissimi pazienti con problemi al cuore che continuano a fumare", rimarca.  C'è un Piano europeo per la salute cardiovascolare, "le malattie cardio-cerebrovascolari restano la prima causa di mortalità nel mondo. Come Inrc abbiamo lanciato pochi giorni fa a Roma 'Il tuo cuore nelle tue mani', che nasce per incoraggiare ogni cittadino a prendersi cura della propria salute cardiovascolare informandosi, sottoponendosi a controlli di base e adottando comportamenti di prevenzione. All'evento ha partecipato anche il ministro della Salute Schillaci, quindi ci poniamo come interlocutori delle istituzioni italiane, ma anche in Ue. In Italia il 23% della popolazione fuma e questo dato non si abbassa: vuol dire che le politiche per ridurre il rischio non stano funzionando - conclude Fedele - e dobbiamo lavorare tutti insieme per migliorarle".  
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Fumo, medici su dispositivi alternativi: "Riducono danno e aiutano a smettere"

(Adnkronos) - La lotta al fumo "non può prescindere da un cambiamento nell'approccio ai prodotti alternativi alle sigarette" che oggi sono usati dalla popolazione, dalle e-cig ai prodotti a tabacco riscaldato, ma che non "vengono considerati ancora come strategia efficace per la riduzione del rischio." E' il messaggio condiviso dai medici ed esperti intervenuti alla seconda giornata dell'ottavo 'Summit Tobacco Harm Reduction' di Atene promosso da Scohre, un'associazione indipendente che si batte per rinnovare le strategie di riduzione del rischio da fumo. Tra i relatori Pasquale Caponnetto, docente di Psicologia clinica all'università di Catania, che ha presentato i dati del progetto di applicazione del metodo Delphi nel campo della ricerca sulle migliori strategie per ridurre il rischio da fumo. Il metodo Delphi è una tecnica di indagine che prevede il coinvolgimento di un gruppo di esperti attraverso più fasi di valutazione, con l'obiettivo di raggiungere un consenso su un determinato tema. "In Italia la percentuale di fumatori di sigarette è circa del 20%, significa 80mila morti l'anno. In più rimane lontano l'obiettivo previsto dall'Oms di ridurre del 30% i tassi di fumo entro il 2030 - ha spiegato Caponnetto - La Delphi Consensus è una metodologia strutturata per raccogliere e far convergere le opinioni di un gruppo di esperti su tematiche specifiche, utilizzando un processo iterativo in più fasi. Abbiamo riunito 20 esperti italiani in diversi campi (psichiatria, cardiologia, pneumologia, psicologia), selezionati in base alla loro esperienza scientifica e per le pubblicazioni nel campo del fumo e della riduzione del rischio. Il lavoro aveva come obiettivo valutare l'efficacia nella riduzione del rischio da fumo dei prodotti alternativi a tabacco riscaldato ed e-cig. Ma volevamo anche analizzare le strategie di prevenzione, quella di cessazione e riduzione del consumo di tabacco, valutare il ruolo dei prodotti alternativi e identificare le aree dove c'era consenso e quelle non c'era. Tutti gli esperti hanno condiviso le priorità: si deve prevenire l'accesso al fumo e promuove la cessazione. C'è stato consenso unanime sul fatto che azzerare il fumo di sigarette tradizionali è una priorità di salute pubblica e occorre investire sull'informazione scientifica su i nuovi prodotti". "Le autorità internazionali - ha sottolineato Caponnetto - hanno confermato ciò che era già stato confermato negli ultimi 10 anni, ovvero che le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato producono meno sostanze nocive rispetto alle sigarette. La revisione di 56 ricerche e 29 studi randomizzati ha evidenziato che le e-cig aumentano i tassi di cessazione dal fumo rispetto alle terapie farmacologiche. In conclusione, è importante promuovere strategie di prevenzione volte principalmente a prevenire e favorire l'abbandono del fumo, adottare una buona politica per la cessazione del tabagismo offrendo ai fumatori che non smettono diverse alternative per ottenere l'obiettivo principale che è la cessazione completa, nonché, in alternativa, la riduzione di prodotti da fumo".  Quanto alla legislazione antifumo, gli esperti hanno concordato sulla rilevanza di politiche di prevenzione e iniziazione, e accolto la prospettiva di interventi proporzionati al rischio dei diversi prodotti.  Al progetto ha partecipato anche Francesco Fedele, professore emerito di Cardiologia all'università Sapienza di Roma e presidente dell'Istituto nazionale ricerche cardiovascolari (Inrc), tra i relatori del panel. "Il prossimo passo potrebbe essere quello di allargare il numero di partecipanti alla Consensus, coinvolgendo le istituzioni", ha detto il cardiologo.  Il panel ha visto anche l'intervento di Lubos Petruzelka, oncologo dell'università di Praga. "Non è possibile eliminare completamente il cancro dalla 'mappa' delle malattie umane - ha precisato - ma possiamo ridurne il rischio, quindi dobbiamo puntare sulla prevenzione che può essere primaria, secondaria e terziaria. Nella prima deve essere inserita la riduzione del danno. In Repubblica Ceca abbiamo creato la prima Consensus sulla riduzione del danno nella prevenzione del cancro e abbiamo pubblicato i risultati sulla rivista 'Clinical Oncology'. La sintesi è che l'eliminazione completa dei fattori di rischio non è sempre possibile, ma la riduzione del danno è il modo per mitigare i rischi attraverso approcci pratici, innovativi e accessibili basati su dati concreti. Ci sono 30 possibili fattori di rischio modificabili, ma la riduzione del danno da fumo deve essere considerata prioritario. Ci sono ancora delle barriere, come ad esempio la scarsa consapevolezza dei medici e delle istituzioni su questa strategia". Ignatios Ikonomidis, professore di Cardiologia all'università di Atene e presidente di Scohre, ha delinato le conclusioni. "E' necessario che ci siano strutture dedicate alle persone che scelgono di smettere di fumare e i medici di base devono essere coinvolti in questo processo, così come gli oncologi; tutti i medici devono discutere con i propri pazienti della possibilità di smettere di fumare. Le politiche di riduzione del danno sono una soluzione, perché abbiamo bisogno di strategie immediate in tal senso. Ci sono le terapie farmacologiche, ma ci sono anche i nuovi dispositivi alternativi che possono adottate come metodo per smettere di fumare. Utilizzandoli - ha rimarcato - si riduce il rischio di malattie polmonari, si migliorano i sintomi e, naturalmente, si riduce il rischio di un nuovo infarto o ictus. Tuttavia l'Oms è piuttosto rigida su questo punto, per questo dovremmo essere presenti alla Cop11 per dire che la politica di riduzione del danno dovrebbe essere discussa e dovrebbe essere regolamentata a livello centrale nell'Unione europea e anche a livello globale". 
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Fumo, Bates: "Fallimento politiche Oms per ridurlo, serve cambio di strategia"

(Adnkronos) - La Convenzione quadro dell'Oms per la lotta al tabagismo (Fctc) è entrata in vigore 20 anni fa, a novembre si tornerà a discuterne con l'undicesima Conferenza delle parti (Cop11) e nel frattempo in Europa si aperta la fase di confronto sulla normativa Ue di settore. Intanto la tecnologia ha fatto passi da gigante e sul mercato sono arrivati nuovi prodotti che hanno avuto un forte impatto sul settore, ma anche nelle politiche di riduzione del danno da fumo. "Ogni Convenzione è pensata per affrontare un problema, il nostro è il fumo. Ancora oggi nel mondo è la causa di oltre 7 milioni di morti all'anno. Un bilancio delle vittime più o meno simile in termini di mortalità all'epidemia di Covid, un enorme problema di salute pubblica. Abbiamo una prevalenza del fumo in calo, ma abbiamo una popolazione che aumenta, il numero di adulti che fumano in tutto il mondo sta gradualmente aumentando". Così Clive Bates, direttore Counterfactual (Uk) ed esperto di politiche sanitarie, nel suo intervento alla seconda giornata dell'ottavo 'Summit Tobacco Harm Reduction' di Atene promosso da Scohre, un'associazione indipendente che si batte per rinnovare le strategia di riduzione del danno da fumo. "L'idea alla base della Fctc - osserva Bates - era di prendere gli insegnamenti che avevamo ricevuto in America e in Europa e di generalizzarli a tutto il mondo. Ora è importante capire che il fumo e la mortalità correlata non sono una questione che riguarda solo i giovani. Quindi smettere di fumare in qualsiasi momento vale davvero la pena". Il ragionamento dell'esperto parte da un assioma: "Il fumo è il problema e dobbiamo ridurlo, diminuire la prevalenza e tagliare il numero totale dei fumatori. La domanda, però, è quali sono gli strumenti politici disponibili per farlo? Possiamo vietare la pubblicità, aumentare le tasse e creare un incentivo economico per chi smette. Possiamo ostacolare le aziende produttrici. Possiamo inserire avvisi e foto sui pacchetti che informano sui rischi. E possiamo regolamentare il prodotto, non sempre con successo, possiamo controllare le attività dell'industria del tabacco. Tutto questo è stato messo nella Convenzione quadro dell'Oms del 2003 che entrata in vigore nel 2005. Quasi tutti i Paesi l'hanno accettata, tranne gli Usa. La prossima riunione si terrà a novembre, ma solo 29 Ong hanno lo status di osservatori, mentre alla Convenzione sul clima erano oltre 3.000. Quindi si tratta di un incontro molto restrittivo e questi incontri coinvolgono Ong selezionate che condividono l'ideologia degli organizzatori". Quale dovrebbe essere l'obiettivo della Convenzione? "Proteggere le generazioni presenti e future. Non si tratta solo di giovani, si tratta di fare qualcosa per qui e ora - ammonisce Bates - ricordando le conseguenze sanitarie, sociali, ambientali ed economiche. Dobbiamo proteggere la popolazione dai danni del fumo di sigarette, non porre fine all'industria del tabacco. Si devono evitare le devastanti conseguenze sanitarie del consumo di tabacco e dell'esposizione al fumo. Ma questo non è avvenuto con la Convenzione. Nel 2019 è stato condotto un esame piuttosto approfondito sui risultati della Convezione: nessuna prova indica che il progresso globale nella riduzione del consumo di sigarette sia stato accelerato dal meccanismo del trattato. Non c'è stata nessuna svolta nella riduzione del numero di fumatori nei Paesi che l'hanno applicata. Nel 2003 si voleva combattere solo l'industria del tabacco, ma a partire dall'inizio dell'ultimo decennio abbiamo iniziato a vedere un'espansione dei nuovi prodotti alternativi come tabacco riscaldato, e-cig, e sempre più prodotti a base di nicotina per via orale". Rispetto ai nuovi dispositivi alternativi alla sigaretta, "ci sono molte prove della loro efficacia nella riduzione del danno - precisa Bates - Alcuni continuano a dire che non ci sono prove. Non abbiamo dati a lungo termine, ma ci sono prove sufficienti per affermare che tutti questi prodotti, collettivamente, sono molto meno rischiosi del fumo. Questo è un fatto incontrovertibile e al di là di ogni ragionevole dubbio. In pratica, se si potessero sostituire i prodotti ad alto rischio con quelli a basso rischio, 'boom', si otterrebbe una drastica riduzione del rischio, e con questo una diminuzione dei casi di cancro, di nuove diagnosi di malattie cardiovascolari, di patologie respiratorie, degli ictus". La definizione di "controllo del tabacco nella Convenzione quadro si riferisce a strategie di offerta, domanda e riduzione del danno mirate a migliorare la salute della popolazione, il che è positivo - dice l'esperto - è coerente con l'obiettivo: eliminare o ridurre il consumo di prodotti del tabacco o l'esposizione al fumo. Ma dobbiamo anche dire che se qualcuno passa dalle sigarette ai prodotti a tabacco riscaldato, questo è coerente con la definizione di controllo del tabacco, perché migliora la propria salute. Sono 10-15 anni che abbiamo alternative sicure. C'è il caso del tabacco senza fumo, lo 'snus', in Svezia che ha dato un contributo incredibile nell'abbattere il numero di fumatori di sigarette. Questo modello avrebbe dovuto essere già incluso nella Convenzione, ma non è stato fatto". Bates ricorda alcune dichiarazioni che hanno lasciato il segno nella comunità di esperti che porta avanti nuove strategie di riduzione del danno. Per esempio Olivér Várhelyi (Commissario Ue responsabile per la Salute e il Benessere degli Animali), "che ha affermato che i nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina presentano rischi per la salute paragonabili a quelli tradizionali. Su questo - avverte l'esperto - non c'è assolutamente nessuna prova e si può dimostrare che non ci sono studi a sostegno di questa opinione". Bates cita poi una scheda informativa dell'Oms sulla Giornata mondiale senza tabacco, dove veniva indicato che non ci sono prove sufficienti per suggerire che i prodotti alternativi a tabacco riscaldato siano meno dannosi. "Non è vero - conclude - La Fda ha esaminato 2 milioni di pagine di dati e ha scoperto che i prodotti a tabacco riscaldato erano appropriati per la tutela della salute pubblica e che riducevano drasticamente l'esposizione a sostanze chimiche pericolose o potenzialmente pericolose. Affermare il contrario è una narrazione completamente falsa". 
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