Tomasi auto chiude il 2025 con 19.071 vetture vendute (+9%)

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Tomasi Auto archivia il 2025 con risultati in forte crescita, consolidando la propria leadership nel mercato italiano dell’usato e del km 0 multimarca. L’azienda ha venduto 19.071 veicoli, in aumento del 9% rispetto al 2024, superando i 300 milioni di euro di fatturato. 
Tomasi Auto dispone oggi di cinque showroom come Milano, Roma, Verona, Guidizzolo-Mantova e, da gennaio 2026 anche Parma, con ulteriori aperture previste nei prossimi mesi. Elemento distintivo del modello Tomasi Auto è il Centro di Ripristino (CDR) di Guidizzolo (MN), attraverso il quale transitano tutti i veicoli in stock prima della messa in vendita. Qui ogni auto è sottoposta a un processo industriale strutturato di controllo e ripristino che garantisce standard elevati di sicurezza e affidabilità. Il CDR è in grado di certificare circa 700 vetture al mese, assicurando piena trasparenza del processo e una qualità superiore rispetto ai principali competitor. L’impianto rappresenta, nelle parole dell’azienda, una vera e propria “
Fabbrica della Qualità e della Sicurezza”.

 

 
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BMW ITALIA chiude il 2025 in crescita

(Adnkronos) - Il BMW Group Italia ha presentato i risultati del 2025 e le prospettive per il 2026 evidenziando come il Gruppo BMW abbia confermato la leadership nel settore premium e rafforzato una strategia di apertura tecnologica che punta su pluralità di motorizzazioni e forte spinta all’elettrificazione. A livello globale, il BMW Group ha consegnato oltre 2,46 milioni di veicoli nel 2025 (+0,5%), con 642.000 vetture elettrificate (+8,3%) e 442.000 BEV (+3,6%).  In Italia invece il Gruppo ha immatricolato 89.486 vetture BMW e MINI (+7,4%), in un mercato nazionale in calo del 2,5% e con il segmento premium sostanzialmente stabile (+0,8%). BMW ha inoltre consolidato la leadership premium con una quota complessiva del 4,8%, mentre MINI è salita all’1,1%. Motorrad ha raggiunto un nuovo record con 16.744 unità (+1,2%) e una quota premium del 42,2%. 
Massimiliano Di Silvestre, Presidente e AD di BMW Italia, ha sottolineato come la strategia dell’apertura tecnologica, avviata già nel 2007, con Efficient Dynamics e rafforzata dal progetto BMW i, si sia dimostrata vincente. “Vogliamo continuare a essere riferimento in termini di innovazione di prodotto e allo stesso tempo centrare gli obiettivi di CO₂ imposti dall’UE." ha dichiarato.  Per il 2026 BMW Italia punta a crescere con tutti i brand e rafforzare l’ecosistema integrato di vendita, aftersales, usato e servizi finanziari (BMW Bank e Alphabet).  Il 2026 sarà segnato dall’arrivo della Neue Klasse, con il lancio della nuova BMW iX3 a marzo e, nel corso dell’anno, di X5, Serie 3, Serie 7 e F 450 GS.
 
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ATFlow rafforza il top management

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ATFlow, importatore e distributore in Italia dei marchi KGM, XPENG e INEOS Automotive, annuncia un significativo rafforzamento della propria squadra di vertice con una serie di nuove nomine finalizzate a sostenere la crescita del business, consolidare la governance e preparare l’azienda alle prossime sfide del mercato della mobilità elettrica e digitale. Il riassetto organizzativo vede Gian Leonardo Fea assumere il ruolo di Chief Strategy Officer (CSO) e Consigliere Delegato, Giuseppe Rovito come Managing Director di XPENG e INEOS per l’Italia e Andrea Ferrari in qualità di Chief Marketing Officer (CMO) con responsabilità trasversale su tutti i marchi ATFlow. «Con queste nomine rafforziamo la nostra struttura manageriale per supportare al meglio la rete distributiva e cogliere nuove opportunità di sviluppo», ha dichiarato Mattia Vanini, Presidente di ATFlow. «L’obiettivo è accompagnare i nostri partner in una fase di forte trasformazione del mercato, puntando su innovazione, elettrificazione e qualità del servizio».
 
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Blackout globale per X e Grok, che cosa succede

(Adnkronos) - La giornata di venerdì si è aperta con un esteso malfunzionamento che ha colpito X e l’assistente virtuale Grok, rendendo inaccessibili i servizi a utenti di tutto il mondo. Le segnalazioni di disservizio hanno registrato un picco nella notte tra giovedì e venerdì, trovando riscontro nelle rilevazioni cartografiche di Cisco ThousandEyes, che ha individuato criticità in oltre seicento server distribuiti a livello globale. Durante le prime fasi del blocco, i tentativi di accesso ai domini della piattaforma hanno restituito errori di connessione legati a Cloudflare o schermate prive di contenuti e post. Sebbene il portale abbia iniziato a mostrare segni di ripresa circa un’ora dopo l’inizio dell'incidente, l’operatività del social network rimane precaria. La navigazione continua a essere intermittente, alternando momenti di normale consultazione a messaggi di errore che invitano al caricamento manuale della pagina. Le difficoltà persistono in particolare nell'aggiornamento dei flussi di notizie e nella corretta visualizzazione dei post pubblicati in tempo reale, segno che la problematica strutturale non è stata ancora completamente risolta. Al momento non sono state fornite spiegazioni ufficiali in merito alle cause tecniche che hanno innescato il blackout. La società non ha ancora risposto alle richieste di commento da parte della stampa specializzata, lasciando incertezza sulle ragioni profonde del guasto o su eventuali attacchi esterni.  
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Pizza, costo aumentato? Per la Margherita prezzo stabile ma è molto più cara al Nord

(Adnkronos) - L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana, istituito dall’Università degli studi di Napoli ‘Parthenope’ con il Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu), Associazione Verace Pizza Napoletana (Avpn) e Fipe Confcommercio Regione Campania, ha presentato ufficialmente a Roma, nella sede del Cnr, i risultati del primo anno di attività. L’incontro ha offerto una prima fotografia dettagliata di un comparto che in Italia vale 15 miliardi di euro l’anno, con più di 50.000 pizzerie (dato Fipe), oltre 300.000 addetti e oltre 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno. Si tratta di un'indagine condotta attraverso la somministrazione di questionari (101 rispondenti) e la raccolta di dati online su 250 attività e 254 sedi presenti sul territorio nazionale affiliate ad Avpn e, quindi, rispettose di un disciplinare, con conseguente utilizzo di prodotti analoghi in tutto e per tutto. Dai dati raccolti emerge una chiara geografia del prezzo della Pizza Napoletana Margherita. Il costo medio nazionale è di 7,04 euro, ma con differenze territoriali: 6,74 a Napoli, 6,72 al Sud, 7,46 al Centro e 7,66 al Nord. L'analisi ha permesso di calcolare l’Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che misura la variazione percentuale rispetto al prezzo di Napoli: 99,68 al Sud, 110,63 al Centro e, in particolare, 113,70 al Nord. Nonostante gli aumenti record dei costi degli ingredienti, in particolare per la mozzarella e per l’olio, il prezzo della pizza margherita nell’ultimo anno ha registrato soltanto un lievissimo incremento a conferma di un prodotto che rimane un baluardo della cucina democratica. Nello specifico, il prezzo è aumentato da 0,01 a 0,50 euro per il 31,30% degli intervistati, da 0,51 a 1 euro per il 22,90%, da 1,01 a 1,50 per l'11,50%, mentre non si rilevano aumenti per il 14,60%. confermando l'accessibilità del prodotto.  L’Osservatorio ha anche dedicato una sezione specifica al ruolo della donna nel comparto pizza. Se la presenza femminile è forte nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), la professione di pizzaiola resta una eccezione (solo il 2%). I dati suggeriscono che la trasmissione del sapere artigianale, all'interno di un contesto ancora prevalentemente familiare (74,3% delle imprese) e maschile, rappresenta una barriera significativa su cui l'Osservatorio sta conducendo un'analisi approfondita. Lo studio descrive un settore ancora fortemente legato a strutture tradizionali prevalentemente a conduzione familiare, caratterizzate da modelli organizzativi semplici e strategie imprenditoriali poco inclini all’espansione o all’internazionalizzazione: il 57,4% delle attività è una pizzeria 'pura', il 76% ha una sola sede, il 66% è ubicato in centro urbano e impiega in media 14 dipendenti. Solo poco più della metà (54,7%) delle imprese determina il prezzo attraverso un'analisi strutturata dei costi, sottolineando un'area di potenziale sviluppo per le competenze manageriali. Inoltre, la prevalenza di imprese familiari (ben il 74,3%), unite alla forte presenza di singole sedi e alla collocazione centrale nei contesti urbani, conferma che la Pizza Napoletana è ancora profondamente radicata in un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale.  Nel corso della mattinata è stato evidenziato anche il ruolo della pizza come patrimonio culturale e identitario, grazie a uno studio condotto dal Cnr. La pizza napoletana è infatti uno degli elementi più rappresentativi dell’identità culturale italiana, espressione di una tradizione viva che intreccia storia, memoria collettiva, saperi artigianali e pratiche sociali condivise. Oltre alla sua funzione alimentare, la pizza si configura come una risorsa culturale capace di rendere tangibili i valori, le conoscenze e l’immaginario della comunità napoletana. L’evento è stato arricchito da un live show-cooking tenuto dai Maestri Pizzaioli Avpn testimonianza di quell’arte riconosciuta Patrimonio culturale Immateriale Unesco e dagli interventi di relatori del Cnr che hanno svelato la scienza dietro la scelta delle farine, la lievitazione e la cottura. All’incontro hanno partecipato anche numerosi studenti degli Istituti Alberghieri del Lazio, testimoniando l’interesse delle nuove generazioni verso un mestiere ricco di opportunità professionali e culturali.  Sono intervenuti: Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Salvatore Capasso, direttore Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio culturale del Cnr; Antonio Pace, presidente Associazione Verace Pizza Napoletana; Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania; Raffaele Fiorentino, direttore Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici, Università degli studi di Napoli 'Parthenope'; Rocco Agrifoglio, direttore Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana; Elisa Di Giovanni, ricercatrice Istituto di Studi sul Mediterraneo (Cnr-ISMed); Gennaro Di Prisco, ricercatore Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (Cnr-Ipsp); Gianfranco Mamone, ricercatore Istituto di Scienze dell’Alimentazione (Cnr-Isa). Presenti i maestri pizzaioli Paolo Surace (segretario generale Avpn), Peter Alfredo Surace (istruttore Avpn), Umberto Mauriello (istruttore Avpn), Alberto Lento (pizzaiolo Verace Senior) Salvatore Capasso, direttore Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Cnr-Dsu), ha dichiarato: "L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana nasce per dare continuità allo studio di un comparto che è insieme patrimonio culturale e infrastruttura economica del Paese. Parliamo di un settore che vale circa 15 miliardi di euro l’anno, con oltre 300.000 addetti e più di 50.000 imprese, capace di generare occupazione, identità e coesione sociale. I dati confermano che la Pizza Napoletana Margherita resta un prodotto accessibile nonostante l’aumento dei costi, ma mettono anche in luce alcune sfide strutturali: modelli imprenditoriali ancora molto tradizionali, divari di genere e bisogno di maggiore managerialità. Per il Cnr, analizzare il mondo socio-economico che ruota intorno alla pizza significa usare la ricerca per orientare politiche, formazione e sviluppo di una filiera che unisce tradizione, scienza e futuro".  “I dati dell’Osservatorio - ha commentato Antonio Pace, presidente Avpn - confermano che la pizza Napoletana Margherita resta l’ultimo baluardo della cucina democratica nonostante i rincari delle materie prime, i nostri pizzaioli stanno assorbendo i costi per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. Tuttavia, la ricerca accende un faro necessario su un paradosso del nostro settore: il divario di genere dietro il banco. Vedere che solo il 2% di chi sta al forno è donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, ci dice che dobbiamo rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’Unesco non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente per una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola, superando i vecchi modelli familiari che hanno fin ora limitato questo accesso”.  Per Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania, "l'Osservatorio è uno strumento di monitoraggio di un settore che ha numeri incredibili: dalle 54 pizzerie del 1807 alle oltre 50.000 del 2026". "Sicuramente va posta l'attenzione sull'impatto economico della pizzeria nel contesto socio-economico, ma anche grande rilevanza va riservata alla figura del 'pizzaiolo napoletano' e alla sua qualificazione professionale e contrattuale. Un mestiere che ha ricevuto la protezione come bene immateriale dall'Unesco non può non essere normato e disciplinato da una legge dello stato Italiano", ha aggiunto. Rocco Agrifoglio, direttore dell’Osservatorio socio-Eeonomico della Pizza Napoletana e docente Università 'Parthenope', ha affermato: "Il business della Pizza Napoletana si distingue per la prevalenza di attività di piccole dimensioni a conduzione familiare che risultano profondamente ancorate ad un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. La Pizza Napoletana Margherita continua ad essere un prodotto popolare dal prezzo accessibile. L'Indice Pizza Napoletana Margherita evidenzia una leggera variabilità dei prezzi nelle diverse aree del territorio nazionale, con valori più elevati nelle regioni centrali e settentrionali, dove il consumo di Pizza Napoletana non rappresenta un'abitudine consolidata. In futuro, l'Indice permetterà confronti territoriali e temporali, estendendo la rilevazione anche oltre i confini nazionali e nel tempo, per comprendere come i fattori sociali, culturali ed economici influenzino il business della Pizza Napoletana". Raffaele Fiorentino, direttore del Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici Università 'Parthenope', ha sottolineato che “l’Osservatorio vuole dare un contributo al business della Pizza Napoletana analizzando, rielaborando e interpretando dati e informazioni per aiutare le pizzerie a trovare la 'ricetta' per il successo competitivo ed economico-finanziario e così contribuire al rafforzamento dell’intera filiera”.   
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Venezuela, Peressutti (Camera commercio): "Contesto molto delicato ma importanti opportunità per Italia"

(Adnkronos) - "In un contesto economico che si prospetta difficile e molto delicato, anche alla luce degli avvenimenti del 3 gennaio scorso, il Venezuela rimane sempre un Paese dalle importanti opportunità per il Sistema Italia". Non ha dubbi Alvaro Peressutti, imprenditore del settore metalmeccanico venezuelano, nato a Udine e presidente della Camera di Commercio Italo Venezuelana Cavenit, intervistato da Adnkronos/Labitalia, risponde dal Venezuela sulle opportunità che il Paese latino americano, può riservare, anche e soprattutto dopo la fine dell'era Maduro, alle imprese italiane che storicamente sono legate a doppio filo allo sviluppo del Paese.  Presidente Peressutti, quali sono le azioni che la vostra Camera di commercio realizza in Venezuela?  La Camera di Commercio Italo Venezuelana Cavenit , composta da 459 associati, fondata nel 1954, ha una sede a Caracas ed una amplia struttura diffusa sul territorio venezuelano, con 6 sedi sezionali nelle regioni Bolivar, Monagas, Aragua, Carabobo, Lara e Zulia. La Camera dispone attualmente di 2 Sedi immobiliari di proprietà. Le iniziative camerali vengono indirizzate verso quei settori industriali e commerciali con le migliori possibilità potenziali di sviluppo considerando le attuali caratteristiche economiche del paese. La comunità imprenditoriale venezuelana, di origini italiane, è stata fondamentale per la creazione di sistemi produttivi, importanti e strategici per lo sviluppo industriale del paese. Tra questi il settore minerario, dell’industria petrolifera e degli idrocarburi, delle costruzioni edili, agricolo primario e della trasformazione dei prodotti agricoli ed alimentari, abbigliamento, calzaturiero ed il settore della industria alimentare della pasta, ove ancora oggi le maggiori imprese di settore hanno come proprietari importanti personalità di origine italiana. Un settore produttivo socialmente importante in cui, grazie all’apporto imprenditoriale italiano, il Venezuela detiene oggi la terza posizione al mondo per consumo pro-capite. La nostra Camera di Commercio ha realizza iniziative dirette alla promozione delle eccellenze italiane alimentari con informazioni sulle loro proprietà e caratteristiche qualitative, legate alla tradizione e cultura del territorio, che hanno come obiettivo aumentarne le attuali quote di mercato. Qual è la situazione che come Camera di commercio state riscontrando nel Paese dopo la fine dell'era Maduro?  Il 3 di gennaio ha cambiato radicalmente gli equilibri politici sociali ed economici esistenti nel Paese. Ha creato un movimento ed aspettative di proporzioni immense e difficile da quantificare nelle sue dimensioni e comunque irreversibile. Basti rilevare che la stessa Delcy Rogriguez , nominata presidente ad interim, figura chiave degli assetti politici precedenti della gestione del presidente Nicolas Maduro, ha invitato il Presidente Trump e tutta i componenti della sua Amministrazione a lavorare congiuntamente in una agenda di collaborazione. Non risulta però ancora possibile poter definire e poter chiaramente intendere quali potranno essere le misure ancora in atto sia da parte del Governo Venezuelano che da parte della Amministrazione americana per assicurare un processo transitorio e radicale che dovrà portare ad una nuova società, più giusta nei diritti civili, più democratica a livello sociale, più aperta a livello economico. Il Paese è ancora in attesa, con forti aspettative, ma ancora dubbioso sui reali cambiamenti.  Qual'è a oggi il sentiment che la vostra Camera di commercio sta riscontrando tra le imprese italiane che operano nel Paese? Avete raccolto richieste particolari? Le imprese continuano a operare o ci sono dei rallentamenti nelle attività? Alcune imprese hanno lasciato il Paese o pensano di farlo?  Le imprese venezuelane, come anche quelle italiane operanti nel Paese, selezionate nel numero dopo anni di crisi, fortificate nelle difficoltà, ma ancora operanti con forte spirito di resilienza, sono in attesa di un quadro stabile, con la prospettiva che si possano creare nuove e stabili condizioni per sviluppare le loro attività. La comunità imprenditoriale venezuelana, di origini italiane, è stata fondamentale per la creazione di sistemi produttivi, importanti e strategici per lo sviluppo industriale del paese. Tra questi citiamo il settore minerario, dell’industria petrolifera e degli idrocarburi, delle costruzioni edili, agricolo primario e della trasformazione dei prodotti agricoli ed alimentari, abbigliamento, calzaturiero ed il settore della industria alimentare. Attualmente sono 15 le grandi imprese italiane presenti in Venezuela: citiamo Eni , Saipem,Trevi, Webuil-Astaldi, Ghella. Presenti attraverso imprese venezuelane che rappresentano marchi importanti del made in Italy, nel settore agricolo la Landini, Maschio Gaspardo, la Vimar nel settore materiali elettrici, oltre imprese e marchi di eccellenza del settore abbigliamento come Versace, Dolce Gabbana, Armani. Nel settore alimentare presenti la quasi totalità dei marchi italiani con i prodotti di eccellenza della nostra tradizione, tra cui citiamo Barilla, De Cecco, Colavita, San Pellegrino oltre ai marchi storici della pasta tipica di Gragnano.  Quali sono i numeri dei rapporti commerciali tra Italia e Venezuela? Quale il bilancio per il 2025? Quali i settori che hanno brillato di più?  Grazie alla flessibilità nell’applicazioni delle sanzioni stabilite nella Licencia general 41 gl41 da parte dell'Office of foreign assets control Usa, le attività produttive nel biennio 2023/2024 sono gradualmente aumentate fino ad arrivare al milione di barili di petrolio al giorno (bpd) negli ultimi mesi del 2024. Con le conseguenti maggiori entrate in valuta Usd , la Banca Centrale del Venezuela Bcv ha potuto attuare misure sul mercato dei cambi rivolte a stabilizzare la valuta venezuelana, il Bolivar Vef. Con la nuova amministrazione americana, entrata nel 2025, sono state applicate misure ancora più restrittive con le nuove licenze GL41 A e 41B. Le esportazioni italiane verso il Venezuela, dopo 3 anni di continua crescita, sono diminuite del 32,9% nel periodo gennaio-settembre 2025, passando da 137 milioni di euro , nel corso dello stesso periodo 2024 , a 92 milioni di euro nel 2025. Eccetto il settore merceologico dei mobili che ha avuto un incremento del 44%, recuperando comunque le flessioni del biennio precedente, tutti gli altri settori hanno subito indistintamente importanti flessioni. Nello stesso periodo le importazioni venezuelane in Italia, cresciute negli ultimi 3 anni del 171%, passando da 104 milioni di euro nel 2022 a 282 milioni di euro nel 2024, si sono consolidate nel periodo gennaio-settembre 2025, attestandosi ad un valore di 222 milioni con un leggero aumento del 2,3% rispetto allo stesso periodo 2025. Nei primi 3 trimestri del 2025 la bilancia commerciale italiana con il Venezuela permane in deficit per un valore di 129 milioni di euro, ed anche se parziale, se verrà confermato questo dato tendenziale anche alla chiusura del 2025, rappresenterà il maggior disavanzo commerciale registrato negli ultimi 5 anni.  Quali sono le aspettative per il 2026 dopo la fine dell'era Maduro? Quali le opportunità e quali i rischi per l’Italia? In un contesto economico che si prospetta difficile e molto delicato, anche alla luce degli avvenimenti del 3 gennaio 2026, il Venezuela rimane sempre un Paese dalle importanti opportunità per il Sistema Italia. La sua industria utilizza solo una parte delle sue capacità operative e vi è un evidente interesse da parte degli imprenditori per acquisire nuova tecnologia e macchinari al fine di raggiungere quei livelli produttivi che consentiranno di soddisfare la domanda interna e dipendere sempre meno dalle importazioni. Più di 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese negli ultimi anni, rappresentando una significativa fuga di capitale umano ed un impatto negativo sulla forza lavoro disponibile da parte delle imprese. L'emigrazione ha avuto un impatto sulle rimesse valutarie a livello familiare, rappresentando attualmente una fonte cruciale di reddito. Un nuovo scenario economico e sociale potrà permettere il ritorno in Venezuela di queste professionalità , maggiormente formate e motivate, e costituire una risorsa importante per la ricostruzione del Paese. L’Italia può avere un ruolo chiave ed importante per la presenza di un tessuto imprenditoriale locale legato storicamente al nostro Paese, strategico per lo sviluppo economico e sociale della economia venezuelana. Le nuove opportunità ed il futuro delle relazioni imprenditoriali tra il sistema economico italiano e venezuelano, sono strettamente legati ad un nuovo quadro legislativo venezuelano che determini chiaramente quelle garanzie che possano determinare le condizioni necessarie a proteggere gli investimenti e gli interessi delle imprese italiane che intendono sviluppare nuove iniziative di carattere. industriale e commerciale ed inserirsi nei processi di ricostruzione delle infrastrutture indispensabili e necessarie per promuovere e sostenere la crescita e la competitività del Paese. In questa ottica, il presidente della Asamblea Nacional Jorge Rodriguez ha informato che la stessa Asamblea dirigerá i lavori parlamentari alla creazione di otto grandi nuovi codici che compongono l’albero legislativo della Repubblica Bolivariana del Venezuela: nuovo codice penale, codice sociale, codice economico e del commercio produttivo, codice della democrazia diretta e, un nuovo codice civile, codice ecologico ambientale, un codice di protezione integrale delle persone vulnerabili, e forse tra i più importanti, per i riflessi derivanti dalla sua applicazione, un codice elettorale. (di Fabio Paluccio) 
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Morte in culla, le regole per prevenirla

(Adnkronos) - Sono più di 250 ogni anno i casi di morte in culla stimati in Italia. Un dramma che ruba il futuro a vite appena nate e che impatta per sempre su quello di chi resta, genitori e familiari. Le regole per prevenire la Sids (Sudden infant death syndrome) sono state messe a punto dall'associazione Semi per la Sids nell'ambito della collaborazione con la Società italiana di neonatologia (Sin), e vengono ricordate in occasione di un'audizione dell'onlus in Commissione Affari sociali della Camera nell'ambito dell'esame delle proposte di legge C. 862 e C. 1807 per l'introduzione dell'obbligo di diagnosi autoptica nei casi di morte improvvisa infantile.  "I consigli chiave restano", afferma Massimo Agosti, presidente della Sin. I comandamenti della 'Nanna sicura' sono: "Far dormire sempre il bambino in posizione supina, su un materasso rigido, senza cuscini, coperte, peluche o altri oggetti morbidi; evitare il fumo, anche passivo, sia in gravidanza sia dopo la nascita; non condividere il letto con il neonato, ma tenerlo nella stessa stanza; mantenere un ambiente di sonno fresco (18-20°C); favorire, ove possibile, l'allattamento al seno e, se accettato, promuovere l'uso del succhiotto durante il sonno dopo le prime 3 settimane di vita. La prevenzione deve essere mantenuta per tutto il primo anno di vita, senza abbassare la guardia dopo i primi mesi", raccomanda lo specialista.  
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Vardy e la passione per l'energy drink, esperti 'molti effetti psicofisici'

(Adnkronos) - Gli energy drink sono una delle bevande preferite dagli sportivi. L'ex stella del Leicester dei miracoli, Jamie Vardy (39 anni), non ne ha fatto un segreto. Sbarcato in Italia alla Cremonese, l'attaccante inglese continua a consumare diverse lattine di energy drink, come ha confermato pochi giorni fa in un'intervista anche il suo compagno di squadra Romano Floriani Mussolini. Ma che effetti hanno le bevande energetiche? "Il consumo di dosi eccessive di sostanze stimolanti non aiuta la concentrazione né le prestazioni sportive: è invece nocivo per la salute", rispondono gli esperti del sito anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curato dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri.  Cosa contiene una bevanda energetica e quali sono gli effetti? "Gli ingredienti principali, oltre all'acqua, sono zuccheri e altri additivi, vitamine, taurina e caffeina. Possono essere presenti anche altre sostanze stimolanti o eccitanti come il ginseng e il guaranà - precisano gli specialisti - Sono ingredienti di per sé non nocivi, anzi spesso consumati per ravvivare le energie mentali o combattere la sonnolenza e la fatica fisica. Occorre però conoscere i limiti del dosaggio oltre il quale possono diventare pericolosi. La taurina è un amminoacido presente nell'organismo; quando viene introdotta negli alimenti dà un effetto stimolante per fisico e mente, dando la sensazione di poter sopportare la fatica. Esiste una dose massima consigliata (1.000 mg al giorno) oltre la quale possono insorgere effetti indesiderati. La caffeina è l'altro elemento fondamentale in queste bibite. Una lattina (250 millilitri) della bevanda energetica più nota contiene 80 milligrammi di caffeina, cioè come una tazzina di espresso del bar o poco più di una tazza di tè nero". "Se aumentano la capacità di concentrarsi e la resistenza al sonno, aumenta spesso anche l'eccitabilità - avvertono i medici - Gli effetti indesiderati più immediati della caffeina sono noti: insonnia, agitazione, irrequietezza, talvolta ansia. Le eventuali ripercussioni sul sistema cardiocircolatorio possono essere più gravi: oltre all’aumento della pressione arteriosa, si rischiano aritmia (battito cardiaco irregolare) e tachicardia (battito accelerato)". Esiste una dose sicura per non correre rischi? "Per un adulto sano, le linee guida internazionali indicano come limite di sicurezza circa 400 mg di caffeina al giorno (l'equivalente di circa 3-4 tazzine di caffè espresso) - spiegano - Tuttavia, una singola lattina di energy drink può contenere da 80 fino a oltre 400 mg di caffeina, rendendo facilissimo superare la soglia di sicurezza senza accorgersene, specialmente se si bevono più lattine in poche ore".  "Il discorso - puntualizzano gli esperti - cambia radicalmente per bambini e adolescenti: la Società americana di pediatria e altri enti sanitari sconsigliano del tutto il consumo di energy drink in questa fascia d'età. I loro organismi, ancora in sviluppo, tollerano molto meno la caffeina, rischiando effetti collaterali seri come palpitazioni, insonnia, ansia e, nei casi più gravi, convulsioni".  
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Mieloma, studio Ire Roma scopre nuovo meccanismo di resistenza alle cure

(Adnkronos) - Gli scienziati dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma hanno individuato un nuovo meccanismo che permette al mieloma multiplo di resistere alle cure, identificando un punto debole del tumore da colpire per rendere le terapie anti-mieloma più efficaci nel tempo. Lo studio - pubblicato su 'Blood', corredato da un editoriale di commento - è stato coordinato dal ricercatore Giacomo Corleone e da Maurizio Fanciulli, direttore del Laboratorio di Espressione genica e Modelli oncologici dell'Ire. Gli autori hanno scoperto che le cellule del mieloma utilizzano una specifica proteina - Nrf1 - come una sorta di centralina di comando che le aiuta a riorganizzarsi quando vengono aggredite dai farmaci, quindi a sviluppare resistenza alle cure. Il ruolo chiave di Nrf1 è emerso dall'analisi di campioni di pazienti ed è stato poi confermato nei modelli sperimentali, dove "il blocco di questo meccanismo ha portato a una riduzione significativa della massa tumorale e a un aumento della sopravvivenza", sottolineano dagli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) a cui fa capo l'Ire. I risultati mostrano dunque "come sia possibile colpire un bersaglio finora considerato non trattabile, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche contro una malattia che, nonostante i progressi, resta ancora oggi difficile da curare. E' un esempio concreto di ricerca traslazionale, dal laboratorio all'applicazione clinica, con l'obiettivo di offrire nuove opportunità di cura contro un tumore complesso e ostico", si legge in una nota. Il mieloma multiplo - viene ricordato - è un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule del midollo osseo. In Italia si stimano circa 6mila nuove diagnosi ogni anno. Negli ultimi anni le terapie hanno allungato la sopravvivenza, ma il mieloma resta una malattia cronica, caratterizzata da ricadute e da una progressiva resistenza alle cure. "Uno dei pilastri della terapia" del mieloma "è il bortezomib, un farmaco che blocca il proteasoma, il sistema di 'smaltimento dei rifiuti' delle cellule - illustra Fanciulli - Il problema è che, col tempo, le cellule tumorali imparano ad aggirare questo blocco. Quando il proteasoma viene inibito, Nrf1 entra in azione e aiuta le cellule a riorganizzarsi e a tollerare l'accumulo di proteine, riuscendo così a sopravvivere anche in presenza del farmaco". Corleone evidenzia che "Nrf1 è una proteina difficile da colpire con i farmaci tradizionali. Ma lo studio ha individuato un punto debole: una sequenza di Dna che funziona come un interruttore e ne regola l'attività. Agendo su questo interruttore con molecole antisenso già utilizzate in altri ambiti della medicina, siamo riusciti a ridurre l'attività di Nrf1, rallentare la crescita del tumore e potenziare l'effetto del bortezomib".  "Il valore di questa scoperta - commenta Giovanni Blandino, direttore scientifico ff dell'Ire - non è solo nel bersaglio molecolare identificato, ma nel metodo. Campioni di pazienti. Analisi genomiche avanzate. Esperimenti funzionali. Validazione in modelli animali. E' il percorso completo della ricerca traslazionale, che trasforma un'intuizione biologica in una strategia terapeutica concreta". Il commento scientifico che su 'Blood' accompagna il lavoro indica che lo studio apre la possibilità di colpire bersagli finora considerati non trattabili con i farmaci, agendo sui meccanismi che li regolano e non direttamente sulle proteine. La ricerca - conclude la nota - è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diverse unità di ricerca e cliniche dell'Istituto Regina Elena, dell'Istituto dermatologico San Gallicano, dell'università Sapienza di Roma e di altri centri italiani. 
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Fassi: "L'imperfezione del gelato artigianale il segreto del successo del Palazzo del freddo romano"

(Adnkronos) - A Roma il 'Palazzo del freddo' è sinonimo di gelato, quello buono, da gustare in uno dei quartieri di popolari della capitale: l'Esquilino. Il Palazzo del freddo è un quartier generale di 700 metri quadrati con laboratorio a vista fondato da Giovanni Fassi nel 1928 (in seguito a vari cambi di sede seguiti all’apertura della prima bottega in via IV Novembre nel 1880) e gestito insieme alla madre e alla moglie entrambe di nome Giuseppina, cui poi dedicherà due prodotti ancora oggi in produzione e anche la costruzione di una sala esterna. Negli anni '60 il figlio Leonida eredita la passione del padre, rivestendo cariche di prestigio nella Federazione italiana pubblici esercizi e trasmettendo lo stesso entusiasmo ai figli Giovanni, Daniela e Fabrizio.  Oggi alla guida del Palazzo del Freddo siede Andrea Fassi, che appartiene alla quinta generazione e porta con sé il desiderio di espandere il marchio familiare: ai prodotti storici, ormai marchi registrati, si aggiungono le nuove creazioni dei maestri artigiani perché in via Principe Eugenio è estate tutto l’anno. E Adnkronos/Labitalia lo ha intervistato in occasione del Sigep World-The world expo for foodservice excellence che sarà il palcoscenico internazionale per il lancio ufficiale del countdown verso la XIV edizione della Giornata europea del gelato artigianale. "Manteniamo - spiega - l'artigianalità nella produzione del gelato, magari anche imperfetta perché non può essere uguale tutti i giorni, anche se è più buona della produzione industriale che comunque ha sempre cercato di surclassarci". "La produzione industriale - sottolinea - è sempre uguale con un sapore che non cambia mai per questo i romani e non solo preferiscono l'artigianalità perché è più buona. Noi possiamo cambiare e innovare a patto però di mantenere la qualità intatta. Per questo non concordo con l'eccessiva contaminazione del gelato dei gourmet, una raffinatezza che mi ha sempre spaventato perché noi parliamo al popolo. Il gelato Fassi, infatti, non diventa mai elitario". Nel ripercorrere la storia, saldamente ancorata alle radici artigianali, Andrea Fassi non può non fare cenno a quando "nel ’44 arrivano a Roma le truppe americane, la Croce Rossa americana requisì il Palazzo del freddo pagando l'affitto e l’assistenza da parte dei Fassi. Viene ripristinato l'impianto elettrico e anche gli americani si dedicano alla produzione di gelato con il loro metodo tipico, ovvero quello industriale, realizzando infatti gelati più spumosi e gonfi d'aria grazie anche all’unica macchina esistente sul mercato italiano idonea alla lavorazione industriale". "Nel 1946 - continua - gli americani lasciano il Palazzo del freddo e accade un evento che avrebbe potuto cambiare il corso della nostra storia. Giovanni Fassi vende al responsabile amministrativo della 'Red Cross' il macchinario per la produzione industriale, che nel '47 apre un laboratorio invitando Giovanni Fassi ad entrare in società insieme. Giovanni però rifiutò perché voleva preservare l’artigianalità del suo gelato e non piegarsi alla produzione industriale, senza sapere che l'azienda che è stata fondata è l'Algida".  Diverse le iniziative per diffondere il valore del gelato made in Italy. Tutti i sabati e le domeniche, ad esempio, vengono organizzati i 'Tour degustazione'. "Visite guidate al museo dei macchinari antichi e al laboratorio - dice - dove da oltre 140 anni produciamo il nostro gelato: i maestri gelatieri faranno scoprire il processo di lavorazione che distingue un gelato artigianale da quello industriale e si potrà assaggiare il prodotto appena fatto".  E il Palazzo del freddo di Fassi è il nuovo ritrovo per aspiranti scrittori. "Il Palazzo del freddo - racconta - era troppo freddo e così all'interno della Sala Giuseppina, con Paolo Restuccia, scrittore e regista de 'Il ruggito del coniglio' e altri scrittori editor ho aperto 'Genius', una scuola di scrittura creativa. Io stesso lo scorso anno ho pubblicato un romanzo di Andrea Fassi, 'Papille' con nuova casa editrice, Coda di volpe, creata da Danilo Bultrini e Luca Verduchi. Organizziamo, inoltre, cene gelato a tema letterario". Dolce preferito? "Non può che essere - rimarca - il 'Sanpietrino', semifreddo glassato al cioccolato fondente e ripieno di mandorla, crema, zabaione, caffè, cioccolato e nocciolato".   
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