Medicina: emicrania pediatrica, un anticorpo monoclonale dimezza gli attacchi
(Adnkronos) - L’Irccs San Raffaele di Roma è protagonista di una svolta storica nella cura dell’emicrania pediatrica. Lo studio internazionale SPACE su fremanezumab (Fremanezumab in Children and Adolescents with Episodic Migraine), pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra per la prima volta che prevenire l’emicrania in bambini e adolescenti in modo efficace e sicuro è possibile. "Il San Raffaele - sottolinea il professor Piero Barbanti, coautore della pubblicazione, direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele - è stato il primo centro reclutatore a livello mondiale confermando così il ruolo di primo piano della ricerca clinica italiana nello scenario internazionale". Per molti bambini e adolescenti l’emicrania non è solo un mal di testa, ma una malattia invalidante che compromette scuola, relazioni sociali e qualità di vita. In Italia ne soffre circa il 10% della popolazione in età pediatrica, centinaia di migliaia di giovani pazienti spesso sottodiagnosticati e con opzioni terapeutiche limitate. È in questo contesto che i risultati dimostrati assumono un valore clinico e sociale senza precedenti. Lo studio internazionale, randomizzato e controllato con placebo, ha coinvolto 237 pazienti tra i 6 e i 17 anni con emicrania episodica. "Dopo soli tre mesi di trattamento, fremanezumab ha determinato una riduzione della frequenza degli attacchi di almeno il 50% in oltre metà dei soggetti, senza eventi avversi rilevanti - afferma il neurologo - un risultato impensabile fino a pochi anni fa". Fremanezumab, anticorpo monoclonale diretto contro il peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), è già approvato dalla Food and drug administration (Fda) statunitense per l’indicazione pediatrica - informa una nota -. È attualmente in corso l’iter di valutazione per l’approvazione anche in Europa. "Poter trattare l’emicrania nei bambini e negli adolescenti con un farmaco così efficace e sicuro significa offrire finalmente una cura pensata davvero per loro - conclude Barbanti - ma significa anche intervenire precocemente, intercettare la malattia sul nascere e ridurre drasticamente il rischio che diventi cronica nell’età adulta".
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Assopannelli, allarme su Cbam: aumento costi fino al 12%
(Adnkronos) - Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che riunisce i produttori di pannelli e semilavorati, e la European panel federation (Epf) lanciano l’allarme sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (carbon border adjustment mechanism). Una normativa europea, pensata per proteggere i produttori locali da concorrenti extra-Ue, che rischia di avere effetti inattesi sull’industria dei pannelli in legno e dei mobili, aumentando i costi di produzione con ricadute sull’intera filiera del mobile europeo. Assopannelli ed Epf, riunite oggi presso la sede di Federlegnoarredo, chiedono la sospensione del Cbam sull’urea industriale, materia prima essenziale per colle, resine e produzione di pannelli in legno per edilizia e arredamento. Dal 1° gennaio 2026 il Cbam applica un costo alle emissioni di carbonio contenute in alcune merci importate, inclusa l’urea. Secondo le stime di Assopannelli, il Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno di circa il 10%/12% in 4 anni essendoci un incremento pari a 40–60 euro per tonnellata dell’urea dal 1 gennaio 2026 ripetuto per 4 anni, con ripercussioni sull’intera filiera del mobile europeo. Tali incrementi si tradurrebbero in una perdita di competitività dei manufatti europei rispetto ai prodotti finiti importati da Paesi extra-eE, anche alla luce del fatto che la produzione europea di urea copre oggi solo il 20% del fabbisogno industriale, rendendo strutturale il ricorso alle importazioni. "L’applicazione del Cbam all’urea industriale senza adeguati correttivi - ha dichiarato il direttore di Epf Matti Rantanen - rischia di penalizzare le imprese europee. L’urea è una sostanza utilizzata sia come fertilizzante in agricoltura sia come materia prima per colle e resine industriali. Abbiamo chiesto a novembre alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale, ma la proposta è stata respinta. Per questo chiediamo una sospensione dell’applicazione, alla luce dei suoi impatti sul mercato interno e sulle filiere a valle. Ribadiamo inoltre che la sospensione dei dazi sui fertilizzanti, annunciata dalla Commissione europea il 14 gennaio, non è sufficiente: l’urea importata dalle nostre imprese proviene in larga parte da Paesi già esenti. L’incontro di oggi - che anticipa l’assemblea annuale di Epf in programma a Milano dal 10 al 12 giugno su invito di FederlegnoArredo - conferma la volontà di Epf e Assopannelli di lavorare insieme, per sensibilizzare le istituzioni europee e tutelare la competitività dell’intero settore del pannello e del mobile europeo". "E' fondamentale - ha sottolineato Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo - che le politiche europee tengano conto delle specificità dell’industria del pannello, a partire dall’utilizzo dell’urea a uso industriale. Trasformando il legno in semilavorati, rappresentiamo l’anello di collegamento tra la filiera del legno e quella dell’arredo. Comprendiamo e apprezziamo i passi positivi intrapresi dal Governo a tutela del settore agricolo sul tema dell’urea, ma allo stesso tempo raccogliamo con grande attenzione le preoccupazioni espresse dalla European Panel Federation. Inoltre il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti: questo rischia di favorire mobili realizzati fuori dall’Ue che, pur contenendo urea, entrano nel mercato europeo senza oneri aggiuntivi. E' paradossale che una norma pensata per evitare fenomeni di carbon leakage e tutelare la produzione europea, rischi di avere effetti opposti per un settore che è altamente sostenibile. Tanto più se consideriamo che oggi oltre il 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato".
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Dagli X-Men a My Hero Academia: il festival pop di Padova si fa in due
(Adnkronos) - Padova si prepara a confermarsi polo nevralgico della cultura pop nel Nord-Est con il ritorno di Be Comics! Be Games!, previsto per il 21 e 22 marzo 2026. La manifestazione, curata da Fandango Club Creators, si presenta quest'anno in una veste "expanded" che vede il coinvolgimento di due interi padiglioni della Padova Hall. Il Padiglione 7 rimane il cuore pulsante dell'editoria e del fumetto, ospitando una rinnovata Artist Alley con cinquanta postazioni dedicate a professionisti del settore e il palco Be Art!, destinato agli approfondimenti tecnici e ai panel con gli autori di fama nazionale e internazionale. Il raddoppio degli spazi si concretizza nel Padiglione 8, sviluppato in sinergia con PG Esports per valorizzare l'ambito videoludico attraverso numerose postazioni di prova e il palco Be Pop!. Quest'area non si limita al gaming, ma integra una proposta multidisciplinare che abbraccia il mondo dei giochi da tavolo, il fenomeno del cosplay e le tendenze del K-pop, garantendo un palinsesto di attività e show dal vivo lungo l'intera durata della kermesse. L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è quello di trasformare la città nella capitale della cultura pop contemporanea attraverso un'offerta che punta sulla varietà e sulla partecipazione delle community. L’identità visiva di questa edizione è affidata a Federica Mancin, firma nota ai lettori Marvel per i suoi contributi su testate storiche come X-Men e Avengers. Il poster ufficiale reinterpreta la mascotte Lionesse in chiave supereroistica, anticipando una mostra monografica dedicata alla carriera dell'autrice e ai personaggi femminili da lei interpretati. Sul fronte internazionale, il festival accoglie dal Giappone Hitomi Odashima, figura chiave dello Studio Bones e character designer di successi globali quali My Hero Academia e Soul Eater, la cui presenza sottolinea il respiro globale raggiunto dall'evento padovano grazie alla cura maniacale del dettaglio e alla sensibilità artistica dei suoi ospiti. In attesa dell'apertura ufficiale dei cancelli, la Biblioteca Civica di Padova promuove una serie di iniziative preparatorie durante il mese di febbraio. Il programma include sessioni di escape room a tema fumettistico, presentazioni editoriali legate alle trasposizioni di classici come Stevenson e serate dedicate al gioco di ruolo ispirate alle atmosfere de Il nome della rosa di Umberto Eco. Questi appuntamenti fungono da preludio alla manifestazione principale, le cui prevendite sono già attive attraverso i canali ufficiali con tariffe agevolate per i primi acquirenti.
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Oppo Reno 15 Pro, test del camera phone che non teme confronti
(Adnkronos) - Il momento in cui la fiducia verso la fotocamera del proprio smartphone vacilla coincide solitamente con il tramonto, quando le luci artificiali e le ombre mettono a nudo i limiti dei sensori meno sofisticati. Oppo Reno 15 Pro nasce proprio per superare questa incertezza, proponendosi come un "travel camera phone" progettato per chi fa della creazione di contenuti una parte integrante del proprio quotidiano. Nonostante la scheda tecnica richiami una formula premium consolidata, il dispositivo non cerca di vincere solo sulla novità, quanto su una raffinatezza funzionale che privilegia l'ottimizzazione e la fluidità d'uso rispetto alla sola potenza bruta. Dal punto di vista del design, Reno 15 Pro si distingue per una scelta ergonomica precisa: un display AMOLED compatto da 6,32 pollici, pensato appositamente per facilitare l'utilizzo con una sola mano durante gli spostamenti. Il telaio in alluminio di grado aerospaziale e il retro in vetro scolpito monoblocco, con il modulo fotografico Dynamic Stellar Ring, conferiscono al terminale un aspetto solido e premium. La resistenza è un altro pilastro di questo modello, che vanta certificazioni IP66, IP68 e IP69, permettendo di scattare in condizioni meteo avverse o in contesti outdoor impegnativi senza timore di danni accidentali. Il comparto fotografico rappresenta il vero cuore dell'esperienza. Il sensore principale da 200MP offre un livello di dettaglio straordinario, garantendo ampi margini di manovra per ritagli e post-produzione senza perdita di qualità. A questo si affianca una fotocamera teleobiettivo da 50MP dedicata ai ritratti con una focale equivalente a 85mm, capace di restituire uno sfocato naturale che richiama la resa delle ottiche professionali. Per gli amanti dei selfie e dei vlog, l'innovazione principale è rappresentata dalla camera frontale ultra-wide da 50MP con campo visivo di 100°, ideale per includere ampi paesaggi o gruppi di persone senza l'ausilio di supporti esterni. L'intero ecosistema è supportato da strumenti AI come AI Portrait Glow e AI Motion Photo Eraser, che semplificano l'editing anche per i meno esperti. Sotto il profilo delle prestazioni, il Reno 15 Pro si affida alla piattaforma MediaTek Dimensity 8450, potenziata dal sistema AI HyperBoost 2.0 per garantire frame rate stabili anche nelle sessioni di gaming più intense. L'autonomia è garantita da una batteria da record per la categoria, pari a 6.500mAh, supportata dalla ricarica rapida SUPERVOOC da 80W che riduce drasticamente i tempi di attesa. La connettività è ulteriormente affinata dal chip SignalBoost X1 per una maggiore stabilità di rete e dalla funzione O+ Connect, che agevola il trasferimento di file tra dispositivi OPPO e sistemi iOS o iPadOS. L'arrivo sul mercato italiano è accompagnato da opzioni di acquisto mirate. Oppo Reno 15 Pro 5G è disponibile nelle colorazioni Aurora Blue e Dusk Black al prezzo di 799,99 euro. Per il periodo di lancio, valido fino al 28 febbraio, l’acquisto include un bundle esclusivo composto da Travel Case, Travel Tag e a scelta tra gli auricolari Enco Buds3 Pro o una Power Bank. Inoltre, per gli utenti registrati su Oppo Store, è previsto un coupon di sconto immediato di 50 euro, rendendo l'offerta iniziale particolarmente competitiva nel segmento dei camera phone di fascia alta.
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Economia circolare, Giovannini (ASviS): "Puntare su regole omogenee e innovazione"
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.
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Annunciati i vincitori della prima edizione dei Defender Awards
(Adnkronos) - Land Rover ha annunciato i vincitori della prima edizione dei Defender Awards: progetti di conservazione e impegno umanitario premiati con una Defender 4x4 per due anni, un fondo da 120.000 euro erogabile in due anni e un supporto formativo a cura di professionisti esperti. Il gruppo britannico aveva lanciato l’iniziativa per riconoscere e premiare gli eroi in quattro categorie: land, wild, humanity e sea. I vincitori globali, selezionati da una rosa di 56 candidati, si sono distinti in ambiti quali la protezione della flora e fauna in Italia, la biodiversità e il recupero ecologico in Regno Unito e Giappone, la prevenzione sanitaria in Australia e la protezione marina in Francia e Sudafrica. I Defender Awards rappresentano un investimento mondiale di 1 milione di sterline e consolidano un impegno del brand di lunga data, a favore delle cause umanitarie e ambientali, proseguendo una tradizione che vede l’azienda da 70 anni al fianco della Croce Rossa Britannica e da oltre 20 anni al fianco di Tusk, l’ente per la conservazione in Africa. I vincitori sono stati scelti da una giuria internazionale di esperti e le candidature sono state valutate sulla base dell’aderenza alla categoria di appartenenza, all’impatto del progetto, al livello di innovazione nelle operazioni e al contributo che una Defender 4x4 può apportare allo svolgimento delle attività. Per l'Italia è stato selezionato - nella categoria 'Defenders of the Wild' - il progetto Salviamo l’Orso, promosso dall’associazione che ha come missione la tutela dell’orso bruno marsicano, una sottospecie endemica dell’Appennino centrale di cui sopravvivono circa 60 individui tra Abruzzo, Lazio e Molise. L’associazione lavora sul campo per ridurre il conflitto tra uomo e orso, mettendo a sistema strumenti fisici quali recinzioni elettrificate e cassonetti a prova d’orso, così come attività educative e di supporto alle comunità locali. L’obiettivo è il ripristino degli ecosistemi e la messa in sicurezza del territorio attraverso interventi su frutteti, chiusura o recinzione delle pozze che costituiscono una potenziale trappola mortale per la fauna selvatica, rimozione del filo spinato e dei rifiuti, monitoraggio delle specie. Attiva in oltre 10 comuni, ad oggi sono state installate più di 500 recinzioni e sono ospitati ogni anno fino a 80 volontari europei, fondamentali per le attività e per diffondere la cultura della conservazione sul territorio attraverso un’opera di conservazione di prossimità. La proposta avanzata lavorerà su due filoni principali: la riduzione del conflitto con l’uomo e il miglioramento ambientale.
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Maltempo e crisi idrogeologica: la fragilità del Sud Italia sotto la lente dei geologi
(Adnkronos) - I recenti fenomeni meteorologici che hanno colpito Sardegna, Calabria e Sicilia hanno evidenziato, ancora una volta, la vulnerabilità strutturale del Mezzogiorno di fronte alla crisi climatica. Non si tratta solo di emergenza meteorologica, ma di una fragilità territoriale intrinseca, aggravata da decenni di consumo di suolo e da una pianificazione spesso frammentaria. I dati tecnici delineano un quadro allarmante per la stabilità dei litorali. Secondo il Dossier “Erosione costiera in Sicilia 2024” curato da Legambiente, la Sicilia detiene il primato nazionale per percentuale di coste esposte a rischi geomorfologici. Le statistiche derivanti dal Piano per l’Assetto Idrogeologico Siciliano (2021) confermano la gravità della situazione: il 43,6% del territorio costiero è classificato a rischio elevato, mentre il 32,9% ricade nella categoria a rischio molto elevato. Come sottolineato dagli esperti, si tratta di numeri destinati a crescere a causa della maggiore frequenza di fenomeni ciclonici estremi. La gestione del dissesto idrogeologico richiede un cambio di paradigma tecnologico e progettuale. L'approccio tradizionale, basato su interventi localizzati, si è dimostrato spesso controproducente, limitandosi a trasferire l'energia erosiva ai tratti costieri limitrofi.
Filippo Cappotto, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, evidenzia la necessità di una visione sistemica: “L’impatto degli eventi estremi, come il ciclone Harry, si abbatte su territori impreparati a sostenere la loro forza distruttiva. Ancora una volta paghiamo il prezzo di un consumo di suolo eccessivo in aree costiere e di una visione complessiva troppo limitata”. La soluzione risiede in una programmazione che integri modelli di monitoraggio avanzati e opere di consolidamento su larga scala. Secondo Cappotto, è fondamentale “pianificare lo sviluppo futuro delle nostre coste, prevedere azioni di protezione e consolidamento su larga scala, limitando gli interventi puntuali che se pur mitigando una criticità specifica spesso trasferiscono il problema al tratto costiero limitrofo, e tenere conto di mutati scenari di pericolosità”. L'intensificarsi della frequenza degli eventi estremi impone ai decisori politici e tecnici di considerare le variazioni climatiche non come un'eccezione, ma come una "forzante" costante nelle fasi di programmazione. “Eventi estremi sempre più frequenti si abbattono su territori impreparati a reggerne l’impatto, la forzante metereologica connessa alle variazioni climatiche è una questione che interessa il territorio nella misura in cui si parla soprattutto di fragilità”, afferma il Vice Presidente del CNG, ribadendo che la sicurezza pubblica passa necessariamente attraverso una nuova consapevolezza geologica del territorio.
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Audiovisivo e innovazione: la digitalizzazione del reclutamento creativo
(Adnkronos) - Il settore audiovisivo e creativo si conferma uno dei motori più dinamici dell’economia italiana, pur presentando una paradossale carenza di strutture nel mercato del lavoro. Tra cinema, televisione, moda e contenuti digitali, il comparto genera complessivamente decine di miliardi di euro ogni anno, coinvolgendo centinaia di migliaia di professionisti. Tuttavia, l’accesso alle opportunità professionali resta spesso affidato a canali informali, passaparola e reti social non strutturate, limitando la trasparenza e l’efficienza del sistema. Le dimensioni economiche dell’ecosistema dei media in Italia giustificano la necessità di un'evoluzione tecnologica. Il solo settore audiovisivo nazionale ha superato la soglia dei 16 miliardi di euro di valore, mentre l’intero comparto dei contenuti, includendo il digitale e i social media, si attesta vicino ai 50 miliardi. Nonostante questo peso strategico, le pratiche di reclutamento generano spesso dispersione di competenze e costi elevati in termini di tempo per le produzioni, siano esse grandi aziende consolidate o realtà internazionali che operano sul territorio italiano. In questo scenario si inserisce il debutto, avvenuto il 15 gennaio 2026, di Cinple, una piattaforma digitale progettata per centralizzare l'incontro tra talenti e aziende. L'iniziativa punta a ridurre le asimmetrie informative attraverso un’infrastruttura che integra profili professionali verificati e sistemi di matching basati sulle competenze. L'approccio mira a sostituire i modelli di selezione obsoleti con strumenti progettati per valorizzare il capitale umano in modo meritocratico. L'obiettivo dichiarato è quello di "ridurre le asimmetrie informative e i costi di intermediazione che oggi rallentano il funzionamento del mercato del lavoro creativo, avvicinandolo a modelli già consolidati in altri settori dell’economia". Il progetto, avviato da un team di fondatori composto da Leonardo Rosalba, Elisa Campodonico, Alessio Nisati e Filippo Prevete, ha beneficiato dei finanziamenti di Invitalia nell'ambito del sostegno alla nuova imprenditorialità. L'ingresso successivo di investitori privati ha portato la raccolta complessiva a circa 300.000 euro, a conferma della validità economica di soluzioni volte a incrementare la trasparenza nel settore culturale. Oltre all'impiego operativo immediato, la roadmap dello sviluppo prevede l'implementazione di servizi dedicati alla formazione e al networking professionale. Questo percorso di medio-lungo periodo ambisce a rafforzare la competitività del comparto italiano in un contesto internazionale sempre più sfidante. La piattaforma è accessibile all'indirizzo www.cinple.it e mantiene una presenza attiva sui principali network professionali e social, dove vengono condivisi aggiornamenti e dinamiche relative all'evoluzione del mercato creativo.
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Un Dna antico di 5.500 anni fa riscrive le origini della sifilide
(Adnkronos) - Gli scienziati lo hanno recuperato da antichi resti umani in un riparo roccioso vicino a Bogotà, in Colombia, risalenti a 5.500 anni fa. E' un genoma del batterio che causa la sifilide e potrebbe riscrivere le origini di questa malattia infettiva, rivelando nuovi indizi sulla sua presenza nelle popolazioni umane. Il Treponema pallidum è un batterio a spirale. Le sue sottospecie sono oggi responsabili di 4 malattie cosiddette 'treponemiche', tra cui appunto la sifilide, e poi la framboesia, il bejel e la pinta. Infezioni tropicali che affliggono le popolazioni umane in gran parte del mondo da migliaia di anni. Nonostante questa lunga storia, però, rimangono tuttora sconosciute molte delle informazioni sul passato di queste malattie e sulla loro distribuzione globale, così come sulla storia evolutiva dei batteri che le causano. Tra le questioni più dibattute c'è l'origine geografica e la diffusione nel mondo della sifilide. C'è chi sostiene che la patologia abbia avuto origine nelle Americhe e sia stata portata nell'emisfero orientale in seguito al contatto con gli europei alla fine del XV secolo. I risultati del nuovo studio, pubblicati sulla rivista 'Science', permettono di ampliare le conoscenze e aggiungono dettagli preziosi che possono aiutare a decifrare il rebus genetico di questo batterio. La scoperta ottenuta dai resti umani di Sabana de Bogotá sposta indietro di oltre 3 millenni la documentazione genetica di questa specie patogena, rafforzando l'evidenza che queste infezioni circolano nelle Americhe da molto più tempo di quanto si pensasse. "I nostri risultati mostrano il potenziale unico della paleogenomica nel contribuire alla nostra comprensione dell'evoluzione delle specie e dei potenziali rischi per la salute nelle comunità passate e presenti", osserva il genetista Lars Fehren-Schmitz dell'Università della California a Santa Cruz. Il Treponema pallidum oggi esiste in 3 forme strettamente correlate, ciascuna responsabile di una malattia diversa: sifilide, framboesia e bejel. Una quarta malattia, la pinta, è causata dal Treponema carateum, ma non è stato ancora recuperato un genoma di questo patogeno, il che solleva dubbi sulle sue relazioni filogenetiche e sulla sua classificazione tassonomica. Sebbene le tre sottospecie di T. pallidum siano geneticamente quasi identiche, gli scienziati non sanno quando o come siano emerse le diverse forme della malattia. Nello studio il team ha dimostrato che il Dna antico recuperato appartiene alla specie Treponema pallidum, ma non corrisponde a nessuna delle forme geneticamente note che causano malattie oggi. Sebbene strettamente imparentate, le due specie si sono differenziate precocemente nell'albero evolutivo. "Una possibilità è che abbiamo scoperto un'antica forma del patogeno che causa la pinta, di cui sappiamo poco, ma che è endemico nell'America centrale e meridionale e causa sintomi localizzati sulla pelle", ragiona Anna-Sapfo Malaspinas dell'Università di Losanna, group leder al Sib Swiss Institute of Bioinformatics. "Al momento non possiamo dimostrarlo, ma è una pista che vale la pena approfondire". Gli scienziati stimano che questo antico ceppo si sia separato dagli altri lignaggi di T. pallidum circa 13.700 anni fa. Le tre sottospecie moderne, al contrario, si sono differenziate molto più di recente, circa 6mila anni fa, il che è in linea con le ricerche precedenti. "Le attuali evidenze genomiche, insieme al genoma qui presentato, non risolvono l'annoso dibattito sull'origine delle sindromi patologiche stesse, ma dimostrano che esiste una lunga storia evolutiva di agenti patogeni treponemici che si stava già diversificando nelle Americhe migliaia di anni prima di quanto si sapesse in precedenza", chiarisce Elizabeth Nelson, antropologa molecolare e paleopatologa della Southern Methodist University (Smu). Capire come sono emerse le malattie treponemiche e come si sono evoluti i patogeni è sorprendentemente complicato, dicono gli esperti, perché i batteri sono quasi identici geneticamente, ma vengono trasmessi in modo diverso e possono variare nella presentazione clinica. "I nostri risultati spostano indietro di migliaia di anni l'associazione del T. pallidum con gli esseri umani, probabilmente a più di 10mila anni fa, nel tardo Pleistocene", illustra il ricercatore Davide Bozzi, Università di Losanna e Sib. La scoperta si basa su anni di ricerca archeologica e genomica collaborativa condotta nel sito Tequendama 1 ed è emersa inaspettatamente. Inizialmente, i ricercatori avevano sequenziato il Dna dell'individuo ritrovato per studiare la storia della popolazione, generando 1,5 miliardi di frammenti di dati genetici. Durante lo screening di questi dati, i team dell'Università della California a Santa Cruz e dell'Università di Losanna hanno rilevato indipendentemente l'uno dall'altro la presenza di T. pallidum e hanno unito le forze per indagare. Le tre malattie causate dal T. pallidum (bejel, framboesia e sifilide) possono lasciare segni sulle ossa, ma solo in determinati stadi e non in tutte le persone infette. La maggior parte dei genomi antichi di questo batterio è stata recuperata da denti o ossa di persone con chiari segni di infezione, ma questo scheletro non ne presentava nessuno. I ricercatori hanno campionato una tibia, elemento non tipicamente utilizzato per l'estrazione di Dna antico e l'approccio ha dato i suoi frutti, suggerendo che anche le ossa senza segni visibili di malattia potrebbero essere preziose fonti di Dna patogeno. I ricercatori ritengono che comprendere come le malattie infettive sono emerse e si sono evolute in passato potrebbe aiutare gli scienziati a prevedere come potrebbero cambiare in futuro e ad aiutare le società a prepararsi per ciò che l'attende. Prima della pubblicazione, i ricercatori hanno condiviso i loro risultati con le comunità colombiane. "Questo processo è stato essenziale perché i risultati sono profondamente legati alla storia medica e culturale della Colombia", evidenzia l'archeologo Miguel Delgado dell'Universidad Nacional de La Plata in Argentina. I risultati del lavoro suggeriscono che l'emergere della sifilide non dipenda dall'intensificazione agricola e dall'affollamento della popolazione, spesso legati alla diffusione di malattie infettive, osservano alcuni esperti, quanto piuttosto dalle condizioni sociali ed ecologiche delle società di cacciatori-raccoglitori. "Riconsiderare la sifilide, insieme ad altre malattie infettive, come prodotto di condizioni evolutive, ecologiche e biosociali, e della globalizzazione, può rappresentare un passo fondamentale verso la riduzione dello stigma e il miglioramento della salute pubblica", scrivono in un commento correlato gli esperti Molly Zuckerman e Lydia Ball.
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Giornata scrittura a mano, neurologo 'rinunciare impoverisce linguaggio e cervello'
(Adnkronos) - La scrittura a mano non è solo uno strumento di comunicazione, ma una vera e propria "forma di espressione del pensiero". "Rinunciare progressivamente alla scrittura a mano, sostituirla con strumenti digitali, può avere conseguenze a lungo termine sul funzionamento del cervello, fino a favorirne un impoverimento". Lo spiega all'Adnkronos Salute il neurologo Rosario Sorrentino, alla vigilia della Giornata mondiale della scrittura a mano (World Handwriting Day) che si celebra domani, 23 gennaio. L'iniziativa mira a valorizzare l'importanza di questa pratica 'in via di estinzione' nell'era digitale, ricordando come la scrittura manuale stimoli diverse aree cerebrali, migliori memoria e apprendimento e favorisca la concentrazione. La scrittura, analizza Sorrentino, "è in sé uno stimolo epigenetico positivo per sviluppare quella funzione che si chiama neuroplasticità cerebrale e che consiste nella capacità del cervello di cambiare assetto e configurazione neurobiologica, contribuendo insieme ad altri stimoli all'assetto definitivo del nostro cervello". Anche "l'uso e l'abuso dell'intelligenza artificiale - avverte il neurologo - possono incidere su alcune funzioni cognitive fondamentali: il cervello cambia e potrà avere come conseguenza un impoverimento del linguaggio e di quel tasso di creatività e fantasia che possono essere veicolate, per esempio, nel romanzo attraverso la scrittura". L'intelligenza artificiale, sottolinea però l'esperto, non va demonizzata: "L'Ia è un'opportunità. Tuttavia, non può rappresentare l'unico repertorio cognitivo che sostituisce l'originalità che ognuno di noi possiede". Scrivere a mano "è un'attività che stimola lo sviluppo mentale e migliora il controllo motorio, la destrezza e anche l'organizzazione del linguaggio", aggiunge Alessandro Padovani, direttore della Clinica Neurologica dell'università degli Studi di Brescia. Per il past president della Società italiana di neurologia (Sin), così "come l'esercizio fisico, la scrittura a mano mantiene il cervello attivo e sano, allenando la concentrazione" e la coordinazione oculo-manuale, e "incrementa lo sviluppo di aree cerebrali".
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