Pazienti-robot, simulatori e visori 3D per formare giovani medici
(Adnkronos) - Hal è un simulatore interdisciplinare di paziente tra i più avanzati al mondo, capace di riprodurre con straordinario realismo il comportamento di un paziente umano; Axel è la tecnologia per lo sviluppo delle communication skills; Bob è un simulatore avanzato di ecografia. Sono i dispositivi hi-tech presenti al Cesmat (Centre for Simulation in Medical Advanced Training), la nuova struttura didattica d'avanguardia dell'università Europea di Roma e del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, inaugurata oggi presso il Polo tecnologico dell'ateneo alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alberto Barachini. Grazie a simulatori robotizzati di ultima generazione e a sistemi di realtà aumentata, il Cesmat rappresenta il centro di simulazione medica avanzata di riferimento nel Lazio e tra i più aggiornati a livello nazionale, offrendo a studenti e professionisti sanitari strumenti altamente performanti, dalla gestione dell'emergenza alla pratica diagnostica e procedurale, favorendo un apprendimento esperienziale strutturato, progressivo e misurabile. Tra le tecnologie più avanzate presentate in occasione dell'inaugurazione, spicca il simulatore Hal che grazie a movimenti articolari realistici, all'apertura e chiusura degli occhi, alla comunicazione vocale naturale e alla capacità di reagire alle procedure cliniche segnalando il dolore, consente agli studenti di confrontarsi con situazioni altamente verosimili. Accanto a questo strumento, il Cesmat è dotato anche di un tavolo di dissezione virtuale di ultima generazione che permette l'esplorazione dettagliata dell'anatomia umana in 3D e di un laboratorio di realtà aumentata che, attraverso l'utilizzo di visori Meta, consente di approfondire lo studio delle discipline mediche in modo immersivo. Al Cesmat sono inoltre presenti Axel per lo sviluppo delle communication skills e Bob, simulatore avanzato di ecografia. Il centro non è solo un asset strategico per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell'università Europea di Roma, ma rappresenta anche il fulcro di un modello formativo avanzato che pone la prevenzione clinica al centro del percorso di apprendimento. Questo approccio educativo contribuisce a formare professionisti più consapevoli e preparati, in grado di utilizzare in modo appropriato i macchinari e le risorse sanitarie, con ricadute positive anche sul contenimento del carico assistenziale e organizzativo del Servizio sanitario nazionale. La simulazione diventa così non solo uno strumento didattico, ma anche un investimento concreto in termini di sostenibilità del sistema salute. Il centro è stato progettato e realizzato con il contributo determinante di Accurate - Gruppo Digit'Ed, che ha curato l'impostazione tecnologica e metodologica del Cesmat secondo i più avanzati standard internazionali, si legge in una nota. L'approccio integrato sviluppato da Accurate rende il centro uno spazio dedicato non solo alla formazione, ma anche alla valutazione delle performance cliniche e al debriefing strutturato, favorendo la diffusione di una solida cultura della sicurezza delle cure. Il centro nasce anche grazie all'importante sostegno di Fondazione Roma, che ha supportato il progetto condividendone la visione orientata all'eccellenza formativa, in sinergia con il contributo tecnologico e metodologico di Accurate. L'inaugurazione si è svolta alla presenza delle istituzioni accademiche e sanitarie. Dopo il benvenuto di Ernesto Greco, direttore del Dipartimento di Scienze della salute e della vita dell'università Europea di Roma e direttore scientifico del Cesmat, sono intervenuti P. Pedro Barrajón, magnifico rettore dell'ateneo, e del sottosegretario Barachini. Nel corso dell'evento sono stati presentati il modello formativo e le soluzioni tecnologiche del Cesmat, con il contributo di Accurate, Fondazione Roma e della Society in Europe for Simulation Applied to Medicine (Sesam), seguiti da una visita ai laboratori. "L'università Europea di Roma - evidenzia il sottosegretario Barachini - rappresenta sempre più una eccellenza italiana. Oggi, con l'inaugurazione del Cesmat, la nuova struttura didattica d'avanguardia dell'ateneo e del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, si compie un ulteriore importante passo in avanti. I simulatori robotizzati del paziente e i sistemi di realtà aumentata non solo consentono agli studenti di fare una esperienza approfondita, anche in ambito chirurgico, in modo altamente realistico, ma anche di lavorare già nel corso della propria formazione su casi particolari e rari. Favorire la conoscenza e la pratica medica senza esporre il paziente al pericolo è una scelta di tutela della persona. Resta fondamentale tenere in considerazione l’aspetto empatico che sarà poi cruciale nel contatto con una persona reale". "Il nuovo corso di Medicina e Chirurgia di Uer - afferma Greco - ha scommesso sin dall'inizio sull'immersione clinica precoce e sull'innovazione didattica; entrambi questi indirizzi vedono nel Cesmat un ambito di applicazione ideale, permettendo allo studente di 'apprendere sbagliando' su simulatori robotizzati dotati di straordinario realismo, e di prepararsi a una attività pratica professionalizzante accelerata e di eccellenza presso le strutture mediche di riferimento". "La simulazione è oggi uno degli strumenti formativi più avanzati ed efficaci in ambito sanitario, perché consente di imparare facendo, senza mettere a rischio il paziente. Il Cesmat nasce proprio con questo obiettivo: ricreare scenari clinici complessi e altamente realistici, in cui allenare competenze tecniche, decisionali e di lavoro in team. E' un ambiente pensato per trasformare la teoria in esperienza concreta e preparare i professionisti alle vere sfide della pratica clinica", commenta Patrizia Angelotti, amministratore delegato di Accurate.
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Non solo smog, cuore a rischio anche per rumore, microplastiche, caldo e luci
(Adnkronos) - Non solo smog: anche inquinamento acustico e luminoso, plastica, Pfas e cambiamenti climatici fanno male al cuore e causano, tutti insieme, oltre 5,5 milioni degli oltre 20 milioni di decessi per malattie cardiache che si verificano ogni anno nel mondo. In questo scenario un nuovo documento di consenso della European Society of Cardiology (Esc), in corso di pubblicazione su 'European Heart Journal', aggiorna le linee guida europee del 2021, aggiungendo per la prima volta, allo smog e ai fattori di rischio tradizionali, nuovi fattori di rischio ambientale come acceleratori silenziosi delle malattie cardiache, sulla base di un meccanismo d'azione comune di stress ossidativo, infiammazione, disfunzione endoteliale e alterazione dei ritmi circadiani. Il documento inedito è stato presentato al seminario internazionale 'Respirami: recenti progressi sull'inquinamento atmosferico e sulla salute' appena concluso a Milano, dove i massimi esperti a livello globale hanno fatto il punto sul multi-inquinamento e sui tanti studi che evidenziano il legame tra ambiente e rischio di malattie cardiache, problemi respiratori, diabete e disturbi neurologici e mentali. Sono state valutate dagli esperti le più recenti tendenze della pianificazione urbana per aiutare a migliorare la salute ambientale. "L’inquinamento atmosferico è uno dei più gravi e nocivi problemi di salute pubblica a livello globale, con un costo complessivo stimato di circa 8mila miliardi di dollari, pari a quasi l'8% del Pil mondiale annuo, nonostante la qualità dell’aria stia migliorando negli ultimi anni. Continuiamo ad accumulare sempre più prove che lo smog non è solo dannoso per i nostri polmoni, ma gioca anche un ruolo chiave soprattutto nello sviluppo di problemi cardiovascolari, provocando da solo oltre 2 milioni di decessi l'anno per infarto e ictus, con una riduzione media dell'aspettativa di vita di più di 2 anni", afferma Sergio Harari, co-presidente del congresso, della Unità operativa di Pneumologia e di Medicina interna dell'ospedale San Giuseppe MultiMedica Ircss di Milano. "Lo smog agisce attraverso precisi meccanismi biologici: una volta inalate, le particelle più piccole penetrano in profondità nei polmoni, entrano nel circolo sanguigno e provocano infiammazione sistemica, stress ossidativo e disfunzione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi. Questo favorisce l'aterosclerosi e aumenta il rischio di eventi acuti", evidenzia Massimo Piepoli, autore principale delle nuove linee guida e professore di Cardiologia all'università Statale di Milano. "Ma allo smog, in particolare nei contesti urbani, possono sommarsi l'inquinamento acustico e luminoso, agenti chimici inquinanti, microplastiche e ondate di calore, un 'cocktail tossico' che, agendo simultaneamente, contribuisce in modo sinergico al rischio cardiovascolare, causando ogni anno oltre 5,5 milioni di decessi nel mondo", prosegue Harari. "Le malattie cardiovascolari purtroppo rappresentano ancora la prima causa di mortalità a livello globale, con un incremento dei casi dopo la pandemia. E' dunque fondamentale che la ricerca continui a esplorare gli effetti negativi dello smog sul cuore. Da qui la nostra particolare attenzione al tema dell'inquinamento e la spinta a sostenere anche nel futuro questo importante meeting che è stato occasione per la presentazione di nuove linee guida europee ancora inedite", dichiara Giuseppe Caracciolo, direttore scientifico della Fondazione Menarini e cardiologo. "Lo smog, però, non impatta solo sul cuore, ma è sempre più associato anche a danni cerebrali. Una revisione pubblicata di recente su 'Lancet Planet Health', che ha preso in esame 51 studi per la demenza, ha evidenziato un maggior rischio di sviluppare malattie neurodegenerative. I ricercatori ipotizzano che le particelle ultrafini possono raggiungere direttamente il cervello attraverso il nervo olfattivo o tramite la circolazione sanguigna, contribuendo alla neuroinfiammazione e ad alterazioni delle funzioni cognitive", riporta Harari. "A minacciare la salute, oltre allo smog da traffico - continua - sono anche le emissioni di ammoniaca provenienti dagli allevamenti animali intensivi, che giocano un ruolo chiave e spesso sottovalutato nella formazione dello smog. Queste emissioni reagiscono con gli altri inquinanti in atmosfera, come l'ossido di azoto, e sono responsabili del 50% delle polveri sottili, con conseguenze sulla salute legate a malattie cardiovascolari e gravi problemi respiratori". Il cuore soffre anche per il 'rumore eccessivo', problema sottovalutato, nonostante l'inquinamento acustico arrivi a causare oltre 12mila decessi ogni anno in Europa. "Nell'Unione europea si stima che oltre il 20% della popolazione sia esposta a livelli di rumore da traffico superiori ai 53 decibel di media nelle 24 ore, cioè sopra la soglia di sicurezza dei 40 decibel considerati dell'Organizzazione mondiale della sanità", spiega Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del congresso. "Il rumore urbano, in particolare quello da traffico stradale, anche notturno, ha effetti diretti sulla pressione arteriosa, aumentando il rischio di malattie cardiache e mortalità, indipendentemente dallo smog e da altri fattori di rischio. Le evidenze mostrano come l'esposizione cronica al rumore legato al traffico anche notturno aumenti in modo continuo i livelli di ormoni come cortisolo e adrenalina, che a loro volta vanno ad aumentare la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e lo stress ossidativo, favorendo uno stato di infiammazione persistente, anche quando il rumore non viene percepito come fastidioso. Secondo i dati, ogni aumento di 10 decibel, come quello che si ha quando si passa da una strada urbana tranquilla a una strada trafficata, è associato a un incremento fino all'81% del rischio di ipertensione arteriosa, di circa l'8% di malattia coronarica e del 6% di cardiopatia ischemica", sottolinea il medico internista. Oltre agli effetti diretti sul cuore e sui vasi, l'inquinamento acustico ha ricadute importanti anche su altri aspetti della salute. "Per ridurre i pericoli è importante - avverte l'esperto - che vengano introdotte misure pubbliche come, ad esempio, barriere acustiche in zone densamente popolate e in prossimità di scuole e ospedali. Ma possono essere utili anche piccoli cambiamenti nelle abitudini personali come usare cuffie e tappi per le orecchie per ridurre rumori forti, chiudere le porte quando si utilizzano lavatrice o lavastoviglie, abbassare il volume durante l'ascolto da cuffie". Come il rumore, anche l'eccesso di luce artificiale da illuminazione stradale e commerciale nelle ore notturne non è solo un problema per gli occhi, ma un'invisibile fonte di stress per il cuore. "Troppa luce notturna - evidenzia Harari - interrompe il naturale ciclo luce-buio su cui si basano i ritmi biologici dell’organismo e riduce la produzione di melatonina, un ormone fondamentale non solo per il sonno, ma anche per la protezione del sistema cardiovascolare. La luce artificiale impedisce infatti il normale abbassamento notturno della pressione arteriosa, un fenomeno fisiologico essenziale per il recupero cardiovascolare, la cui perdita è associata a un aumento del rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco, arrivando addirittura a provocare 10mila decessi ogni anno". "Anche il cervello risulta vulnerabile alla luce artificiale notturna che causa un aumento di disturbi dell'umore, sintomi depressivi e alterazioni cognitive. L'alterazione del ritmo circadiano e la soppressione della melatonina sono associati a depressione, ansia, declino cognitivo, ma anche a malattie neurodegenerative - prosegue lo specialista - Un'analisi italiana del 2024 su 53 persone affette da lieve deterioramento cognitivo seguite per circa 8 anni dal 2014 al 2022 ha mostrato, infatti, che gli individui che hanno una maggiore esposizione alla luce artificiale esterna notturna hanno un rischio di oltre il 260% più alto di sviluppare demenza rispetto a chi ha una minore esposizione, un'associazione confermata anche per l’Alzheimer. Anche nel caso dell'inquinamento luminoso - ricorda Harari - a ridurre l'impatto dell'eccesso di luce artificiale possono contribuire non solo, ad esempio, spegnere l'illuminazione interna non necessaria negli uffici e nelle attività commerciali di notte, ma anche piccoli gesti come l'impiego di regolatori di luminosità, sensori di movimento e timer per contenere l'inquinamento luminoso e avere maggiore cura nel mantenere l'oscurità nella camera da letto". Nel documento di consenso della European Society of Cardiology, anche il caldo estremo legato al cambiamento climatico viene riconosciuto come nuovo fattore ambientale di rischio cardiovascolare in quanto influenza frequenza cardiaca e vasodilatazione formando coaguli. Secondo i dati, in Europa, già al di sopra dei 20-22 gradi la mortalità cardiovascolare aumenta in media del 2,1% per ogni incremento di 1 °C. "A livello globale - aggiunge Harari - il caldo è responsabile di circa 100mila morti cardiovascolari. L'aumento delle temperature rappresenta, dunque, ormai un 'rischio cardiaco ambientale' capace di aumentare infarto, ictus, scompenso cardiaco e mortalità. Questi effetti risultano amplificati nelle città, a causa delle isole di calore urbane, e colpiscono soprattutto i soggetti più vulnerabili come anziani e malati cronici". Il caldo estremo "rappresenta un rischio particolare anche in gravidanza. Ricerche pubblicate su 'The Bmj' e 'The Lancet Planetary Health' dimostrano che l'esposizione a temperature elevate durante la gestazione è associata a un aumento del rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e complicanze materne, con incrementi di rischio che variano dal 5 al 15% a seconda dell’intensità e della durata dell'ondata di calore”, prosegue Mannucci. Tra gli altri nemici del cuore agenti chimici come ad esempio Pfas, microplastiche e nanoplastiche: l'elenco degli effetti dannosi sulla salute di questi inquinanti ambientali 'silenziosi' è ampio e arriva a provocare quasi 3 milioni di morti ogni anno solo per malattie cardiache. "I Pfas sono sostanze chimiche presenti nelle pentole antiaderenti, nei tessuti impermeabili, nei cosmetici, negli imballaggi alimentari e in altri prodotti di largo consumo. Il documento di consenso dell'Esc riferisce un incremento del rischio di malattia coronarica compreso tra il 10 e il 20% nei soggetti con le concentrazioni più alte di Pfas nel sangue rispetto a quelli meno esposti", commenta Mannucci. "Accanto agli inquinanti chimici, nanoplastiche e microplastiche, particelle con dimensioni inferiori a 5 millimetro e a 1 millimetro, presenti in cibi, bevande, bottiglie di plastica, stanno emergendo come contaminanti ambientali pervasivi, con crescente rilevanza per la salute", avverte Harari. Porta d'accesso privilegiata delle microplastiche "sono le vie respiratorie: si stima che una persona adulta respiri ogni giorno 10 metri cubi di aria, inalando decine di migliaia di microplastiche, in alcuni casi così piccole da superare la barriera di ciglia e muco nelle vie aeree superiori, favorendo così patologie polmonari infettive e fibrotiche", aggiunge. Tra le soluzioni antismog, gli esperti evidenziano che le aree Ztl funzionano, come dimostra una review pubblicata su 'Lancet Public Health' dall'Imperial College di Londra. La revisione ha dimostrato una chiara diminuzione di ipertensione, ricoveri e morti per infarto e ictus. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le estensioni delle Ztl e delle 'low emission zones' in Europa, con evidenze di cali significativi di NO2 e Pm2.5. Come Londra, sono tante le città europee che stanno sperimentando nuovi modelli urbani per ridurre smog, rumore e l'effetto 'isola di calore'. "Barcellona, ad esempio, ha ampliato il modello a superblocchi, cioè grandi isolati il cui perimetro può essere percorso dalle auto, mentre l'area interna solo da residenti, pedoni e ciclisti - evidenzia l'epidemiologo Francesco Forastiere - A Parigi continua ad ampliarsi la città dei '15 minuti' dove lavoro, scuola, negozi, tempo libero e altre attività sono raggiungibili in 15 minuti a piedi o in bicicletta da casa. Tra il 2024 e il 2025 Parigi ha anche avviato un pacchetto di misure per migliorare qualità dell'aria con piste ciclabili raddoppiate, pedonalizzazione di altre 500 strade prevista entro il 2028, elettrificazione del trasporto pubblico, tariffe di parcheggio molto più alte per Suv e veicoli pesanti per scoraggiarne l'uso e un grande programma di verde urbano con 155.000 alberi per mitigare inquinamento e isole di calore". Anche in Italia "Milano sta sviluppando un'ampia rete di piste ciclabili, politiche di mobilità sostenibile e grandi investimenti nel trasporto pubblico", continua l'esperto. "Anche Bologna ha adottato Ztl estese e limitazione della velocità, piano per mobilità ciclabile e politiche di limitazione del traffico pesante e delle emissioni locali. Torino - aggiunge Forastiere - sta sperimentando la forte elettrificazione del trasporto pubblico, car sharing e bike sharing diffusi. Infine, anche a Roma si stanno promuovendo con nuove iniziative per corsie preferenziali, rinnovo flotte bus con mezzi meno inquinanti e piani per ridurre traffico in centro". A queste soluzioni forniscono un contributo decisivo anche le associazioni. "Tuttavia - interviene Harari - non basta affrontare lo smog da traffico. Occorre agire con pari priorità su emissioni domestiche e agricole: ridurre l'uso di stufe e caldaie a legna e pellet, da sostituire con sistemi a basse emissioni, contenere le emissioni di ammoniaca dagli allevamenti intensivi con migliori pratiche di gestione, come riduzione delle densità zootecniche e incentivi per sistemi meno impattanti. Tutti interventi essenziali - conclude - perché Pm2.5 e altri inquinanti derivano in modo significativo da queste fonti, e integrarli nelle politiche urbane e territoriali aumenta molto l'efficacia complessiva delle strategie per la salute e il clima".
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Del Giudice (FederCusi): "Con One Health Foundation Cus cassa di risonanza per prevenzione"
(Adnkronos) - "Il protocollo d'intesa con One Health Foundation che abbiamo firmato oggi è un passaggio fondamentale perché rafforza la missione di FederCusi, la Federazione italiana dello sport universitario, orientata al benessere psicofisico degli atleti e degli studenti universitari, e più in generale alla promozione di sani stili di vita". Così Paola Del Giudice, commissario straordinario del Cus Napoli, intervenuta in delega del presidente di FederCusi alla firma dell'accordo, oggi a Roma. Secondo Del Giudice, l'intesa consentirà di "creare opportunità a livello locale e nazionale attraverso i singoli Cus, sviluppando progettualità territoriali dedicate alla promozione della salute con il supporto di un team di esperti". "La collaborazione con One Health Foundation - ha aggiunto - è strategica perché punta a rafforzare la prevenzione all'interno delle strutture dei Cus, che possono diventare cassa di risonanza delle attività previste dal protocollo. Si tratta di una sinergia concreta per incrementare, già da oggi, le iniziative dedicate ai corretti stili di vita e alla tutela della salute in coerenza con gli obiettivi dell'Agenda 2030".
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Quagliarini (UnivPM): "Ateneo in prima linea per promuovere cultura prevenzione"
(Adnkronos) - "Oggi è una giornata molto importante per il nostro ateneo perché sottoscriviamo un protocollo d'intesa tra One Health Foundation e FederCusi. Questa intesa ci consentirà di essere operativi con i nostri studenti, professori e ricercatori per sensibilizzare le nuove generazioni al concetto di prevenzione della salute". Così Enrico Quagliarini, rettore dell'università Politecnica delle Marche, in occasione della firma dell'accordo avvenuta oggi a Roma. "Una costruzione della salute che non necessariamente deve passare per gli ospedali o per i laboratori - ha spiegato - ma attraverso le scuole, l'università, per diffondersi poi nelle piazze e in tutti i luoghi della quotidianità". Il rettore ha sottolineato il valore strategico dell'intesa: "Crediamo molto in questo progetto perché riteniamo fondamentale che l'università possa veicolare il messaggio racchiuso nel concetto di One Health: la salute non riguarda più soltanto la persona, l'essere umano, ma anche il mondo animale e l'ambiente, l'intero ecosistema". "Ci sarà molto da lavorare – ha concluso Quagliarini - ma saremo la prima università italiana a sottoscrivere questo accordo, e questo rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutto il nostro ateneo".
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Pazienti-robot, simulatori e visori 3D per formare giovani medici
(Adnkronos) - Hal è un simulatore interdisciplinare di paziente tra i più avanzati al mondo, capace di riprodurre con straordinario realismo il comportamento di un paziente umano; Axel è la tecnologia per lo sviluppo delle communication skills; Bob è un simulatore avanzato di ecografia. Sono i dispositivi hi-tech presenti al Cesmat (Centre for Simulation in Medical Advanced Training), la nuova struttura didattica d'avanguardia dell'università Europea di Roma e del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, inaugurata oggi presso il Polo tecnologico dell'ateneo alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alberto Barachini. Grazie a simulatori robotizzati di ultima generazione e a sistemi di realtà aumentata, il Cesmat rappresenta il centro di simulazione medica avanzata di riferimento nel Lazio e tra i più aggiornati a livello nazionale, offrendo a studenti e professionisti sanitari strumenti altamente performanti, dalla gestione dell'emergenza alla pratica diagnostica e procedurale, favorendo un apprendimento esperienziale strutturato, progressivo e misurabile. Tra le tecnologie più avanzate presentate in occasione dell'inaugurazione, spicca il simulatore Hal che grazie a movimenti articolari realistici, all'apertura e chiusura degli occhi, alla comunicazione vocale naturale e alla capacità di reagire alle procedure cliniche segnalando il dolore, consente agli studenti di confrontarsi con situazioni altamente verosimili. Accanto a questo strumento, il Cesmat è dotato anche di un tavolo di dissezione virtuale di ultima generazione che permette l'esplorazione dettagliata dell'anatomia umana in 3D e di un laboratorio di realtà aumentata che, attraverso l'utilizzo di visori Meta, consente di approfondire lo studio delle discipline mediche in modo immersivo. Al Cesmat sono inoltre presenti Axel per lo sviluppo delle communication skills e Bob, simulatore avanzato di ecografia. Il centro non è solo un asset strategico per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell'università Europea di Roma, ma rappresenta anche il fulcro di un modello formativo avanzato che pone la prevenzione clinica al centro del percorso di apprendimento. Questo approccio educativo contribuisce a formare professionisti più consapevoli e preparati, in grado di utilizzare in modo appropriato i macchinari e le risorse sanitarie, con ricadute positive anche sul contenimento del carico assistenziale e organizzativo del Servizio sanitario nazionale. La simulazione diventa così non solo uno strumento didattico, ma anche un investimento concreto in termini di sostenibilità del sistema salute. Il centro è stato progettato e realizzato con il contributo determinante di Accurate - Gruppo Digit'Ed, che ha curato l'impostazione tecnologica e metodologica del Cesmat secondo i più avanzati standard internazionali, si legge in una nota. L'approccio integrato sviluppato da Accurate rende il centro uno spazio dedicato non solo alla formazione, ma anche alla valutazione delle performance cliniche e al debriefing strutturato, favorendo la diffusione di una solida cultura della sicurezza delle cure. Il centro nasce anche grazie all'importante sostegno di Fondazione Roma, che ha supportato il progetto condividendone la visione orientata all'eccellenza formativa, in sinergia con il contributo tecnologico e metodologico di Accurate. L'inaugurazione si è svolta alla presenza delle istituzioni accademiche e sanitarie. Dopo il benvenuto di Ernesto Greco, direttore del Dipartimento di Scienze della salute e della vita dell'università Europea di Roma e direttore scientifico del Cesmat, sono intervenuti P. Pedro Barrajón, magnifico rettore dell'ateneo, e del sottosegretario Barachini. Nel corso dell'evento sono stati presentati il modello formativo e le soluzioni tecnologiche del Cesmat, con il contributo di Accurate, Fondazione Roma e della Society in Europe for Simulation Applied to Medicine (Sesam), seguiti da una visita ai laboratori. "L'università Europea di Roma - evidenzia il sottosegretario Barachini - rappresenta sempre più una eccellenza italiana. Oggi, con l'inaugurazione del Cesmat, la nuova struttura didattica d'avanguardia dell'ateneo e del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, si compie un ulteriore importante passo in avanti. I simulatori robotizzati del paziente e i sistemi di realtà aumentata non solo consentono agli studenti di fare una esperienza approfondita, anche in ambito chirurgico, in modo altamente realistico, ma anche di lavorare già nel corso della propria formazione su casi particolari e rari. Favorire la conoscenza e la pratica medica senza esporre il paziente al pericolo è una scelta di tutela della persona. Resta fondamentale tenere in considerazione l’aspetto empatico che sarà poi cruciale nel contatto con una persona reale". "Il nuovo corso di Medicina e Chirurgia di Uer - afferma Greco - ha scommesso sin dall'inizio sull'immersione clinica precoce e sull'innovazione didattica; entrambi questi indirizzi vedono nel Cesmat un ambito di applicazione ideale, permettendo allo studente di 'apprendere sbagliando' su simulatori robotizzati dotati di straordinario realismo, e di prepararsi a una attività pratica professionalizzante accelerata e di eccellenza presso le strutture mediche di riferimento". "La simulazione è oggi uno degli strumenti formativi più avanzati ed efficaci in ambito sanitario, perché consente di imparare facendo, senza mettere a rischio il paziente. Il Cesmat nasce proprio con questo obiettivo: ricreare scenari clinici complessi e altamente realistici, in cui allenare competenze tecniche, decisionali e di lavoro in team. E' un ambiente pensato per trasformare la teoria in esperienza concreta e preparare i professionisti alle vere sfide della pratica clinica", commenta Patrizia Angelotti, amministratore delegato di Accurate.
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EA Sports FC inaugura un campo a Milano per le promesse del calcio
(Adnkronos) - Milano diventa il fulcro della nuova fase del programma globale FC Futures grazie alla collaborazione strategica tra EA Sportd FC e la Lega Serie A. L'inaugurazione del campo presso la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice, affidato alla gestione dell'ASD Fides SMA, rappresenta il ventunesimo tassello di un mosaico internazionale volto a potenziare il calcio di base attraverso investimenti diretti nelle comunità. Alla cerimonia di apertura hanno partecipato figure di primo piano del panorama calcistico nazionale, tra cui l'attaccante della Fiorentina Moise Kean e le leggende del campionato italiano Andrea Ranocchia e Ciro Ferrara, a testimonianza di un impegno che mira a trasformare gli spazi urbani in centri di aggregazione sicuri, inclusivi e tecnologicamente avanzati. L'approccio promosso da questa partnership supera la semplice riqualificazione edilizia, puntando su un modello educativo integrato che fonde l'innovazione digitale con la pratica sportiva tradizionale. Il progetto prevede l'erogazione di borse di studio annuali e lo svolgimento di sessioni di allenamento guidate da tecnici certificati UEFA, i quali utilizzano le meccaniche di gioco di EA Sports FC come base per esercizi fisici reali. Questa sinergia, evidenziata dai vertici di EA Sports e dall'Amministratore Delegato della Lega Serie A Luigi De Siervo, intende fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per crescere non solo come atleti, ma come membri consapevoli della comunità, sfruttando il linguaggio universale del videogioco per aumentare la partecipazione sportiva. L'evento inaugurale ha inoltre evidenziato il legame sempre più stretto tra sport, musica e cultura pop, mettendo in risalto il ruolo di Moise Kean come testimonial d'eccezione e primo calciatore presente nella colonna sonora del titolo videoludico. Per celebrare l'occasione, è stato presentato un kit digitale esclusivo sbloccabile all'interno di EA Sports FC 26, co-creato dal giocatore stesso. Oltre alla componente ludica, l'iniziativa si arricchisce di una solida base sociale grazie al progetto "Words on the Field", realizzato in collaborazione con l'associazione Parole O_Stili. Il programma è dedicato ai ragazzi tra i 10 e i 12 anni e si pone l'obiettivo di promuovere una cultura del linguaggio responsabile e rispettoso, contrastando l'ostilità verbale sia all'interno che all'esterno del rettangolo di gioco.
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Formazione, Fondirigenti: 18 mln per rafforzare competenze che aumentano competitività
(Adnkronos) - Gestione ottimale delle risorse umane, organizzazione efficiente dei processi produttivi e utilizzo evoluto della tecnologia sono le tre variabili su cui le competenze manageriali possono davvero fare la differenza: ed è su questi tre ambiti prioritari che Fondirigenti il fondo interprofessionale di Confindustria e Federmanager, leader in Italia per la formazione continua dei dirigenti, ha deciso di focalizzare l’Avviso 1/2026, pubblicato oggi. Un Avviso ad ampio spettro, con una dotazione complessiva di 18 milioni di euro, e un finanziamento massimo concedibile a ciascuna impresa pari a 15.000 euro. “Dal nostro osservatorio abbiamo rilevato negli ultimi anni, una crescita costante del fabbisogno di competenze manageriali - spiega il dg Fondirigenti, Massimo Sabatini - determinata tanto dall’accelerazione dell’evoluzione tecnologica e digitale quanto dal radicale cambio di paradigma relativo al ruolo delle persone in azienda. Sempre più la managerialità agisce come moltiplicatore di crescita e di creazione di valore, ed ha bisogno di essere supportata in modo strutturale. Con il primo Avviso del 2026 vogliamo dare una spinta decisa in questa direzione, sia in termini di risorse, sia in termini di contenuti formativi proposti”. I dati di Fondirigenti relativi ai piani finanziati nel periodo 2021–2025 consentono, infatti, di rilevare una profonda ridefinizione della domanda di formazione: accanto alle competenze tecniche necessarie a padroneggiare i fondamenti della trasformazione digitale, cresce in parallelo il fabbisogno di competenze manageriali in senso stretto, connesse alla capacità trasversali di interpretazione dei diversi scenari e di guida di organizzazioni e persone in contesti ad alta complessità. Un’analisi rafforzata dalle evidenze dei progetti di ricerca e modellizzazione promossi dal Fondo e che, non a caso, trova riscontro anche a livello europeo, con la strategia Union of Skills, lanciata nel 2025 dalla Commissione Europea, che evidenzia in maniera chiara il collegamento tra competenze, in particolare manageriali, e competitività del sistema produttivo. Il titolo evocativo del nuovo avviso 'Valore manageriale: il ruolo abilitante delle competenze come moltiplicatore di competitività' intende andare proprio in questa direzione, approfondendo il modo con il quale i manager del nostro Paese contribuiscono con le proprie competenze, allo sviluppo del modello originale di fare impresa come quello italiano. L’Avviso si concentra su tre ambiti prioritari, ritenuti determinanti per la competitività delle imprese: 1) Gestione delle Risorse Umane, con interventi rivolti al miglioramento delle performance e del benessere organizzativo; 2. Organizzazione dei processi produttivi, per ottimizzare la capacità di governare i nuovi processi di lavoro e di produzione 3. Utilizzo evoluto della tecnologia, inclusa l’Ia generativa e nuovi strumenti digitali per potenziare la qualità delle decisioni, ottimizzare i flussi operativi e abilitare un’innovazione continua e sostenibile. “Il manager di oggi deve essere sempre più in grado di integrare le diverse dimensioni della sostenibilità, la tecnologia e la visione strategica in un unico approccio - commenta il Presidente di Fondirigenti Marco Bodini - generare valore attraverso la managerialità significa perciò mettere a frutto un insieme integrato di competenze, dalla gestione del capitale umano, all’organizzazione dei processi, all’uso responsabile delle risorse finanziarie, capace davvero di cambiare il volto dell’impresa, garantendone la competitività nel medio lungo periodo”. La partecipazione all’avviso è aperta a tutte le aziende aderenti al Fondo. La presentazione dei Piani formativi dovrà avvenire, attraverso l'area riservata sul sito di Fondirigenti, dalle ore 12.00 del 18 marzo 2026 e fino alle ore 12.00 del 23 aprile 2026.
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8 Marzo, Manageritalia: donne manager in Italia +6,2% in un anno, raddoppiate dal 2008
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
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8 marzo, Tack TMI Italy: le 3 competenze da allenare per esprimere appieno proprio potenziale
(Adnkronos) - Per Tack TMI Italy, branch italiana della società di Gi Group Holding che si occupa di learning & development, a rendere più complicato l’avanzamento di carriera per le donne rispetto ai colleghi uomini, sono prima di tutto molti stereotipi di genere che ancora persistono nella società, anche introiettati dalle donne stesse, oltre a vere e proprie discriminazioni che avvengono sui luoghi di lavoro. In base all’ultima ricerca della società, 'Oltre le diversità: percezioni, esperienze e bisogni', condotta su un campione di 1.500 lavoratori occupati in Italia, quasi la metà dei rispondenti (46%, sia uomini che donne) sottoposti a un test proiettivo, ha ricondotto il profilo del top manager al volto di un uomo di mezza età caucasico, seguito a grande distanza da quello di una donna di mezza età caucasica (29%). Dunque, il genere - complici gli stereotipi ad esso collegati - influenza ancora l’idea comune di chi occupa un ruolo di vertice in azienda. Per dare una dimensione dei bias che determinano questa percezione, il 42% degli intervistati ha anche affermato che 'gli uomini sono più portati ad avere ruoli da manager e di responsabilità'. Al contrario, altre mansioni sono associate in larga misura a donne. E' il caso del lavoro di amministrazione, identificato da oltre la metà del campione con una donna caucasica (57%). Per quanto riguarda le discriminazioni, per il 38% del campione quelle basate sul genere sono le più diffuse; inoltre la maggior parte di chi si è sentito discriminato sul lavoro è donna (36%) e riconduce al genere una delle cause principali di episodi subiti. “Quando nella nostra ricerca - commenta Irene Vecchione, amministratore delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) - abbiamo chiesto quali diversità andrebbero gestite meglio all’interno delle aziende, la diversità di genere si è confermata essere tra le più rilevanti, con il 23%. Un dato che ci fa riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare sui bias . Ma, parallelamente, occorre adottare anche un altro approccio: ossia puntare alla creazione di una cultura che riconosca la leadership non tanto come un ruolo o un’etichetta, né tantomeno come comando, ma piuttosto come un insieme di competenze che si costruiscono, allenano e manifestano nei comportamenti quotidiani in diverse qualità, inclusa la cura delle relazioni, l’ascolto attivo e la capacità di aiutare gli altri a sviluppare il proprio talento. Ampliando la definizione stessa di leadership e cambiando la narrativa associata a questo termine, aumentiamo la possibilità per sempre più donne, che spesso eccellono come leader, ma faticano a definirsi tali, di riconoscersi ed essere riconosciute per il valore che portano”. Secondo Tack TMI Italy, oltre ad agentività, assertività, empatia e intelligenza emotiva, autonomia finanziaria e networking, oggi sono 3 le competenze che le donne dovrebbero allenare per aumentare consapevolezza e autostima, ed esprimere appieno il proprio potenziale in azienda. 1) IA & data literacy orientata al business: ovvero la capacità di comprendere, interpretare e utilizzare dati e soluzioni di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni strategiche e operative. Non riguarda l’aspetto tecnico o di programmazione, ma la lettura critica dei dati, la comprensione delle logiche di funzionamento dell’IA, dei suoi limiti e delle sue opportunità, per generare valore concreto per il business: migliorare performance, ottimizzare processi, anticipare trend, supportare l’innovazione e guidare scelte consapevoli. 2) Sponsorship e influenza organizzativa: abilità che consente di attivare consenso, supporto e sponsorship all’interno dell’organizzazione, per influenzare decisioni, priorità e direzioni strategiche anche senza fare leva sull’autorità gerarchica. Comprende la capacità di leggere le dinamiche politiche e relazionali, costruire alleanze, coinvolgere stakeholder chiave e posizionare idee e progetti in modo credibile e rilevante rispetto ai decisori. 3) Leggerezza: permette di semplificare la complessità senza banalizzarla, gestendo situazioni sfidanti con lucidità e presenza. Si esprime nella capacità di lasciare andare la ruminazione mentale, ridurre l’iper-controllo e prendere 'con filosofia' ciò che non può essere immediatamente cambiato, mantenendo energia e focus sulle soluzioni. “Riteniamo queste 3 skill - commenta Vecchione - di particolare rilevanza considerando che, sempre secondo Inapp, le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica. Inoltre, se da un lato vorrebbero essere valorizzate per i propri risultati, dall’altro lato una società permeata di stereotipi le ha portate inevitabilmente a riconoscersi o a sentirsi più riconosciute quando incarnano valori quali la sobrietà e la modestia". "In particolare - avverte - rispetto agli 'unconscious bias' tipicamente femminili, l’ultima competenza - la leggerezza - aggiunge quel quid inaspettato che favorisce la collaborazione, aiuta ad alleggerire tensioni e rigidità, e permette di utilizzare umorismo e ironia in modo consapevole, trasformando anche i contesti caratterizzati da alta pressione in spazi di confronto più efficaci e produttivi”.
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Ecosistema Formazione Italia, Symposium su decreto sui Fondi Interprofessionali
(Adnkronos) - Il decreto sui Fondi interprofessionali ridisegna la governance: nuovi standard, più controlli e apertura a risorse integrative: la riforma cambia equilibri e modelli operativi del sistema. La sfida diventa quindi costruire un sistema capace di garantire trasparenza e controllo senza ridurre la capacità dei Fondi di rispondere rapidamente ai fabbisogni reali di imprese e lavoratori. "Il decreto introduce un sistema di regole più strutturato e vincolante, destinato a incidere non solo sugli aspetti amministrativi ma anche sugli equilibri del 'quasi mercato' e sulla concorrenza tra Fondi", spiega Giovanni Galvan, esperto di politiche attive del lavoro. "Si apre una fase di transizione in cui sarà determinante comprendere come le nuove disposizioni verranno applicate operativamente e quale impatto avranno su imprese ed enti di formazione", aggiunge. In un contesto segnato da transizione digitale, diffusione dell’intelligenza artificiale e ridefinizione dei fabbisogni professionali, la formazione finanziata torna così al centro delle politiche industriali e del lavoro, configurandosi sempre più come infrastruttura strategica per la competitività del sistema produttivo. Per offrire una lettura tecnica ed economica degli effetti della riforma, il 25 marzo a Roma, presso l’Università degli Studi Link (via del Casale di San Pio V), si terrà il Symposium della Formazione Finanziata, realizzato da Ecosistema Formazione Italia in collaborazione con lo Studio Galvan, tra i principali osservatori tecnici sulle politiche attive del lavoro e sul funzionamento dei Fondi interprofessionali. L’incontro riunirà rappresentanti istituzionali, Fondi, imprese ed enti di formazione per analizzare i principali nodi aperti dalla nuova normativa: sostenibilità del comparto, evoluzione delle dinamiche di mercato, interoperabilità digitale, certificazione delle competenze, ruolo dell’intelligenza artificiale e integrazione tra risorse pubbliche e private. "La riforma rende evidente come la formazione continua non sia più soltanto uno strumento di aggiornamento professionale, ma un’infrastruttura economica strategica per lo sviluppo del Sistema Paese", sottolinea Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia. "Il Symposium nasce proprio per favorire un confronto operativo tra istituzioni e operatori in una fase di ridefinizione del sistema delle competenze", aggiunge. L’evento, che si svolgerà a numero chiuso su invito, è fortemente voluto dagli attori di riferimento del settore e realizzato con la partecipazione attiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del ministero dell’Università e della Ricerca, Inapp, Sviluppo Lavoro Italia, con il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Lazio, Comune di Roma, Aran Agenzia, Unioncamere e sostenuto da Coursera, Optimum Assessmen e Dokimazo. Al dibattito e ai diversi tavoli tematici tecnici saranno presenti la maggior parte dei Fondi Interprofessionali. La lista completa dei Fondi, dei partecipanti e il programma al link Symposium Formazione 2026 di Ecosistema Formazione Italia Il Symposium rappresenta un momento di confronto promosso da Efi, Ecosistema Formazione Italia, con la volontà di diventare piattaforma permanente di dialogo tra attori pubblici e privati del sistema delle competenze e si colloca in modo sinergico e complementare rispetto all’Innovation training summit, di cui rappresenta il momento preparatorio e di approfondimento specifico quanto strategico, nel giorno precedente l’apertura ufficiale dell’edizione 2026. L’Innovation training summit, giunto alla sua terza edizione, si terrà a Roma il 26 e 27 marzo presso l’Auditorium della Tecnica. E' l’evento di riferimento a livello nazionale e internazionale dedicato all’innovazione nella formazione, allo sviluppo delle competenze e al futuro del lavoro. Riunisce istituzioni, imprese e principali operatori del settore, enti di formazione, professionisti hr, startup Edtech e HRtech, rappresentanti della finanza e fondi di investimento. Con 250 relatori nazionali e internazionali e oltre 3.500 partecipanti, l’evento rappresenta il momento di sintesi del percorso avviato da Efi sul ruolo strategico della formazione per lo sviluppo del capitale umano e per accompagnare le trasformazioni economiche e produttive, rafforzando la competitività del Sistema Paese.
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