INI Grottaferrata, la cerimonia delle lauree: nuovi professionisti della salute e assunzioni in diretta
(Adnkronos) - Una cerimonia che unisce il traguardo accademico all’ingresso immediato nel mondo del lavoro. All’INI Grottaferrata sono stati proclamati 25 fisioterapisti e 16 infermieri formati nei corsi dell’Università di Roma “Tor Vergata” ospitati nella sede del Gruppo INI. Un appuntamento che, oltre a celebrare la conclusione del percorso universitario, ha acceso i riflettori su un tema cruciale per il sistema sanitario italiano: la mancanza strutturale di personale. La giornata si è aperta con un convegno istituzionale in cui accademici e rappresentanti sanitari hanno illustrato il modello formativo sviluppato dal 2010 dalla collaborazione tra INI e Tor Vergata. Un percorso che integra la formazione teorica universitaria con la pratica clinica quotidiana nei reparti dell’INI, permettendo agli studenti di maturare competenze professionali complete e immediatamente operative. Al tavolo dei relatori sono intervenuti il Magnifico Rettore di Tor Vergata, prof. Nathan Levialdi Ghiron, il preside della Facoltà di Medicina prof. Roberto Bei, la prof.ssa Rosaria Alvaro e la dott.ssa Mariangela Pierantozzi, presidenti dei rispettivi corsi, insieme alla manager sanitaria dell’INI, Jessica Veronica Faroni. Dal 2010 a oggi la collaborazione ha permesso di formare oltre 200 infermieri, dei quali uno su cinque è stato assunto direttamente dal Gruppo INI. Nel 2022 è nato anche il Corso di Laurea in Fisioterapia, che oggi ha visto laurearsi i primi 25 professionisti formati interamente in struttura. Momento clou della cerimonia è stata la firma, davanti al pubblico, dei contratti di lavoro di Veronica e Daniel, rispettivamente infermiera e fisioterapista, assunti dal Gruppo INI. Un gesto dal forte valore simbolico e operativo: dimostrare che il ponte tra formazione e occupazione può essere diretto, rapido ed efficace. Movimento che, in un contesto nazionale segnato da carenze di personale sanitario, assume un significato ancora più forte. «Il personale sanitario è sempre meno e trovarlo è sempre più difficile – ha dichiarato Cristopher Faroni, presidente del Gruppo INI –. Per questo servono investimenti nella formazione territoriale e nella pratica in corsia. Il pubblico e il privato hanno la responsabilità di formare chi un giorno si prenderà cura di tutti noi». La manager sanitaria del Gruppo INI, Jessica Veronica Faroni, ha ricordato che la scelta di aprire sedi universitarie dentro le strutture INI nasce per ridurre gli ostacoli economici e logistici degli studenti: «Non tutti possono permettersi di vivere in città per studiare. Portare l’università sul territorio significa dare un’opportunità in più ai ragazzi». Dal punto di vista accademico, la prof.ssa Rosaria Alvaro ha espresso grande soddisfazione: «Vedere oltre 40 studenti laurearsi e due contratti firmati in diretta è un risultato straordinario, soprattutto in un momento in cui il sistema sanitario ha urgente bisogno di professionisti». L’Ateneo e il Gruppo INI hanno confermato l’intenzione di espandere ulteriormente la collaborazione, guardando anche alla possibilità di ospitare in futuro percorsi per la formazione dei medici.
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Città e clima: Roma e Milano a confronto per la neutralità urbana
(Adnkronos) - La sfida della transizione climatica si gioca sempre più all'interno dei confini urbani. La capitale ha ospitato l'evento “Città che cambiano il clima: il percorso di Roma e Milano”, una mattinata di lavori promossa da Green Building Council Italia (GBC Italia). Il convegno, tenutosi presso il Cinema Barberini, ha concentrato l'attenzione sulle strategie urbane necessarie per raggiungere gli obiettivi del Climate City Contract europeo, ponendo Roma e Milano come veri e propri "laboratori" di cambiamento verso città più resilienti, sane e climaticamente neutre. Aprendo i lavori, Stefano Pieretti, Segretario del Chapter Lazio di GBC Italia, ha richiamato il ruolo delle città come primo fronte della lotta al cambiamento climatico, dove si intersecano politiche pubbliche, innovazione tecnica e partecipazione attiva dei cittadini. A seguire, Sergio Saporetti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha sottolineato il valore dei nuovi CAM edilizia come leva fondamentale per orientare la trasformazione del costruito, collegando qualità progettuale, criteri ambientali e uso efficiente delle risorse agli obiettivi di neutralità climatica. Il cuore dell'evento è stato il dibattito intitolato "Roma e Milano: strategie, piani e investimenti", moderato da Andrea Dari (Editore di INGENIO). La tavola rotonda ha messo a confronto Maurizio Veloccia, Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, e Anna Scavuzzo, Vicesindaco e Assessora alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano. Partendo dal Piano Clima di Roma e dal Piano Aria e Clima di Milano, il dialogo ha evidenziato sfide comuni: dalla riqualificazione del patrimonio edilizio alla mobilità sostenibile, dalla qualità dell’aria alla gestione degli spazi pubblici. Nonostante approcci diversi, complementari e specifici per le due realtà, è emersa la chiara volontà di integrare mitigazione e adattamento all'interno di una governance urbana che coinvolga diversi livelli istituzionali. A margine del confronto, il Presidente di GBC Italia, Fabrizio Capaccioli, ha voluto focalizzare l'attenzione sulla necessità di passare dalla semplice pianificazione alla misurazione concreta della sostenibilità. Richiamando il posizionamento d'eccellenza dell'Italia, il Presidente ha ribadito come l'adozione di protocolli rigorosi e condivisi sia l'unica garanzia di terzietà essenziale per orientare correttamente le scelte. "Oggi a Roma, Green Building Council ha voluto presentare, unendo l’esperienza di Milano a quella della Capitale, i risultati che la nostra associazione ha saputo costruire in trent’anni di sviluppo e applicazione dei protocolli energetico-ambientali," ha dichiarato Capaccioli, sottolineando che l'Italia è "l'unico Paese a figurare nella top 10 mondiale per numero di edifici certificati".
Il confronto, secondo Capaccioli, serve a chiarire cosa significhi realmente realizzare edifici sostenibili: "Implica l'utilizzo di protocolli capaci di portare a una vera rendicontazione, offrendo certezza e garanzia sul corretto impiego della finanza, sia pubblica che privata, nonché su fasi di progettazione e realizzazione guidate da criteri condivisi, accettabili e riconosciuti a livello internazionale."
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Dazi, Maoddi (Consorzio Pecorino Romano): "Non ci rassegniamo a 15%, lavoriamo per dazio zero"
(Adnkronos) - Sul dazio al 15% negli Usa per il pecorino romano "noi assolutamente non abbiamo intenzione di arrenderci, continuiamo a lavorare nella direzione del dazio zero. Oggi esiste da parte dell'Unione Europea una lista di prodotti candidati al dazio zero, ovviamente all'interno della quale è presente a pieno titolo il pecorino romano. Questo perchè in occasione dei dazi del 2019 il pecorino romano fu l'unico prodotto che venne escluso dai dazi, in quanto vennero riconosciute delle caratteristiche particolari di produzione, di filiera, che di fatto noi stiamo cercando di riproporre anche oggi. Ci stiamo lavorando in maniera assoluta e in prima linea". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, sottolinea l'impegno per 'bloccare' il dazio al 15% negli Usa per uno dei prodotti simbolo del made in Italy che sottolinea come "La notizia più impattante sul nostro business nel 2025 ovviamente sono i dazi Usa. Non c'era mai stato finora un dazio sul pecorino romano, e quindi questo 15% pesa in maniera importante, soprattutto su quel segmento del nostro prodotto che è destinato all'industria alimentare, dove il pecorino romano viene utilizzato come ingrediente per la preparazione di piatti pronti, salse e quant'altro", spiega. E Maoddi sottolinea che "il mese scorso siamo stati presenti più di una settimana a Washington dove abbiamo fatto degli incontri in ambasciata con dei senatori americani. Siamo stati in congresso per perorare la nostra causa, spiegando ai senatori le caratteristiche del pecorino romano affinché lavorassero insieme a noi per in qualche modo esonerare il nostro prodotti da questi dazi". E Maoddi non perde le speranze. "Mi piace essere ottimista, in queste ultime settimane si sta nuovamente parlando della possibilità di considerare questa lista di prodotti a dazio zero. Devo purtroppo però segnalare che la considerazione di questa lista è una conseguenza al completamento di alcune azioni da parte dell'Unione Europea che di fatto purtroppo non sono state terminate. Tanto che qualcuno l'altro giorno in una riunione alla quale noi abbiamo partecipato, visto che facciamo parte della task force dazi istituita presso il ministero degli Esteri, sosteneva che questo completamento di compiti da parte dell'Unione Europea l'avremmo in qualche modo visto verso fine gennaio e primi febbraio. E quindi in quell'occasione gli Stati Uniti dovranno considerare ovviamente ciò che gli abbiamo proposto, e che è ancora vincolato a queste ultime iniziative dell'Unione Europea", spiega. Gli effetti concreti dei dazi Ma sugli effetti concreti dei dazi sulll'export di pecorino romano però Maoddi è ancora cauto e c'è un perché. "Ad oggi -spiega- a causa anche dello shutdown che c'è stato negli Usa per 45 giorni, dal primo di ottobre fino al 15 di novembre, abbiamo i dati sull'export fermi al 31 di agosto. Dati che sottolineo sono ottimi perché di fatto le esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2024 segnano un incremento di circa il 9%. Siamo consapevoli del fatto che il mese di settembre e di ottobre saranno mesi che porteranno giù questa percentuale. Questo perché sappiamo che ci sono stati acquisti speculativi soprattutto concentrati nel mese di aprile scorso, quello di annuncio dei dazi, e nel mese di agosto, che è il mese nel quale i dazi sono stati confermati al valore del 15%", sottolinea il presidente del Consorzio del Pecorino romano dop. E Maoddi sottolinea come il dazio al 15% sul mercato Usa "sicuramente pesa molto meno sul canale retail, dove comunque avendo un prezzo già importante ed essere appunto destinato a un consumatore alto spendente, è ovvio che 1,50-1,80 di dazio sul valore di partenza del formaggio ha un'incidenza al chilo molto inferiore sul consumatore finale rispetto all'industria", sottolinea. Per Maoddi è quindi prematuro tracciare un bilancio sugli effetti dei dazi per il pecorino romano sul mercato americano. "Sicuramente c'è un magazzino importante sul mercato americano -spiega Maoddi- e oggi è onestamente prematuro fare un bilancio della reazione del mercato, dovranno passare almeno altri 4-6 mesi per capire bene cosa succederà. Analizzando in maniera fredda e fermandoci a una data precisa che è quella del 31 agosto sicuramente i numeri sono della nostra parte", sottolinea. Gli effetti sul mercato italiano Ad oggi "il maggior problema derivante dai dazi Usa per il pecorino romano nasce sul mercato nazionale, che è molto attendista rispetto a un possibile calo sul mercato americano e di conseguenza i consumi e i prezzi sono un po' in calo. C'è da registrare che dal mese di agosto a oggi le quotazioni mercuriali del pecorino romano hanno perso circa 70 centesimi al chilo, appunto perché c'è stato questo rallentamento di consumi sul mercato interno", spiega Maoddi. Per Maoddi, una situazione che "speriamo ovviamente di superare quanto prima anche perché è speculativa. Il mercato interno, infatti, è attendista su un eventuale ribasso dei consumi americani, ma questo effettivamente nel momento ancora non lo registriamo. Registriamo purtroppo però un rallentamento delle vendite sul mercato nazionale e un conseguente ribasso del prezzo, che al momento è abbastanza controllato, però comunque sia è pur sempre un ribasso", aggiunge. Il bilancio del 2025 "Il 2025 lo voglio reputare ancora un anno positivo, perché un anno è formato da 12 mesi e sicuramente non tutti questi hanno segnato un rallentamento e un calo. Anzi abbiamo avuto anche dei mesi nei quali il valore del pecorino è cresciuto, come dal mese di aprile al mese di agosto quando i magazzini si stavano alleggerendo e di conseguenza c'era una richiesta maggiore di vendita di prodotto che stava terminando, e mi riferisco alla produzione del 2024. Con l'ingresso della produzione del 2025 c'è stato un po' questo rallentamento. Stiamo parlando di quantità di merci importanti che vengono comunque offerte sul mercato e di conseguenza hanno rallentato un pochino l'andamento delle vendite. Niente di drammatico, è sicuramente una situazione da monitorare, ma non è sicuramente drammatica", spiega Maoddi che ricorda come il Consorzio rappresenta un comparto composto "da circa 8.500 aziende agricole, quindi parliamo di all'incirca 12.000 allevatori, per un totale di circa 25.000 addetti tra allevatori e operai dei caseifici, stabilimenti ovviamente di trasformazione e di confezionamento. Il fatturato alla produzione è pari a circa 450 milioni di euro e circa 600 milioni di euro al consumo". Un comparto importante per i territori su cui insiste. "Soprattutto per la Sardegna -spiega Maoddi- dove rappresenta circa il 40% del Pil agricolo. La produzione totale di circa 360 mila quintali di prodotto vendibile è destinata per il 70% all'esportazione, e quindi evidentemente non c'è un prodotto in Italia che ha una vocazione all'esportazione come il pecorino romano. Circa quindi 100 mila quintali sono venduti sul mercato interno in Italia, dove all'incirca il 40% è destinato alla gdo, il 60% tra il global trade e l'industria, perché anche in Italia viene utilizzato parecchio nell'industria, quindi nella preparazione di salse, piatti pronti e quant'altro". E Maoddi chiarisce che del 70% destinato all'esportazione "circa il 60%, ovvero il 40% del 100 quindi del totale vendibile, viene esportato negli Stati Uniti, che è il primo mercato in assoluto, con all'incirca 130 mila quintali di prodotto, quindi superiore alla quantità venduta in Italia. Il secondo mercato è l'Unione Europea, con circa 55 mila quintali di prodotto, e poi seguono paesi come il Canada, il Giappone, l'Australia e via discorrendo". E Maoddi sottolinea che rispetto al pecorino romano altri prodotti dell'agroalimentare "come il latte di vacca, oggi hanno sicuramente dei problemi molto più grossi, anche perché per quanto ci riguarda stiamo mettendo in campo tutta una serie di iniziative che io sono convinto che porteranno dei benefici nel breve e medio periodo". E Maoddi ricorda l'importanza "del 'bando indigenti' da oltre 12 milioni che ha reso disponibile il Masaf, con il ritiro dal mercato di quantità di formaggio che verranno distribuiti agli indigenti nazionali attraverso le Croce rosse e tutti gli enti caritatevoli. È una quantità importante, 5 milioni e 8 sono disponibili nell'immediato, quindi entro dicembre probabilmente partirà il primo bando, e gli altri 7 milioni e 400mila sicuramente non appena terminerà questo primo bando. Oltre a questo la Regione Sardegna si è resa disponibile di integrare con 5 milioni subito e 5 milioni entro giugno questo bando e quindi da 12 milioni e 8 passiamo a 22 milioni e 800mila e inoltre sempre la Regione Sardegna ha dato disponibilità per l'utilizzo da parte delle aziende e ovviamente della filiera del pecorino romano di un fondo di rotazione che è presente presso la finanziaria regionale, attraverso la quale finanziare i magazzini delle aziende che in questo momento hanno maggiore necessità appunto di liquidità, con altri 14 milioni", sottolinea. "Infine anche la Regione Lazio -conclude Maoddi- si è resa disponibile di intervenire, ovviamente per la quota di competenza di produzione laziale e parliamo sempre di un 5-6% della produzione, con un milione di euro che anch'esso verrà utilizzato a supporto appunto di questi bandi indigenti. Ci sono quindi in campo strumenti per circa 40 milioni di euro che se spesi e utilizzati bene possono dare beneficio immediato al comparto", conclude. (di Fabio Paluccio)
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Unesco, Grillo (Turismo Verde-Cia): "Vince semplicità in cucina, anche grazie ad agriturismi"
(Adnkronos) - "Ieri, a New Delhi in India, la commissione internazionale Unesco ha dichiarato la cucina italiana Patrimonio immateriale dell’Umanità. L’Unesco riconosce in questo modo la rappresentatività della cucina italiana come veicolo di cultura: si tratta di un insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali che sono trasmessi di generazione in generazione su tutto il territorio nazionale. Con questo riconoscimento vengono premiati i nostri genitori, le nostre nonne e bisnonne che nei momenti difficili della storia del nostro Paese hanno fatto cucina con grande semplicità e con quel poco che si aveva in casa. Celebriamo una vittoria ottenuta anche con il contributo dei nostri 26.000 agriturismi che, in questi ultimi 50 anni, hanno lavorato con tanta fatica, orgoglio e passione creando il brand agriturismo, fiore all’occhiello del turismo italiano e invidiato da tutto il mondo". Così, con Adnkronos/Labitalia, Mario Grillo, presidente nazionale di Turismo Verde, associazione agrituristica promossa da Cia-Agricoltori italiani che ha sottolineato come "è un nostro vanto aver promosso la nuova figura degli Agrichef, oggi ambasciatori del cibo sano e di grande qualità, consapevoli rappresentanti del territorio e responsabili divulgatori della tradizione anche negli istituti alberghieri". Secondo Grillo, "oggi la filosofia del 'gettare via' è di sicuro più semplice e più comoda che reinventare una seconda vita per il cibo. Invece la storia della cucina, soprattutto quella contadina, ci insegna il contrario: il rispetto delle stagioni, la salvaguardia della biodiversità, l’uso creativo di materie prime povere e degli avanzi. 'Del maiale non si butta via nulla, quante volte lo abbiamo sentito dire?'. In campagna -ricorda- non si è mai rinnegato un piatto di legumi, un tagliere di formaggi e salumi e del pane appena sfornato a chiunque bussava alle porte delle nostre aziende agricole. Non solo un modo di cucinare in piena libertà e creatività, ma anche di come stare a tavola, di riconoscersi, magari in agriturismo nella sua atmosfera intima, calda e accogliente, ma allo stesso tempo discreta per invogliare la conversazione tra i commensali", sottolinea. Il presidente di Turismo Verde-Cia ricorda che "viviamo in un’epoca di forte instabilità, ma siamo certi che a tavola, e ancor più in quelle delle nostre campagne, si trova coesione sociale e certamente la pace oggi tanta attesa. La cucina italiana è descritta come un insieme di cucine locali, familiari, comunitarie, che dialogano tra loro e con il mondo (pensiamo ai pomodori dalle Americhe, alle origini arabe e siciliane della pasta secca); pertanto, dobbiamo ringraziare le molte culture che, nei secoli, hanno plasmato anche il nostro modo di mangiare, e oggi tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita", conclude.
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Il capo della tecnologia di Meta decreta la fine dello smartphone
(Adnkronos) - Nel suo consueto intervento di fine anno, Andrew “Boz” Bosworth ha tracciato il bilancio di un decennio speso a cercare l’erede dello smartphone. Una navigazione a vista che, secondo il CTO di Meta, ha finalmente trovato una bussola affidabile grazie all'intelligenza artificiale. Se per anni il settore ha esplorato frontiere impervie incontrando spesso vicoli ciechi, l'integrazione dell'IA ha permesso di mettere a fuoco la nuova piattaforma computazionale, rendendo la tecnologia meno intrusiva e più integrata nel tessuto quotidiano. La tesi di fondo è che la fase di esplorazione incerta sia terminata: gli strumenti sono ora abbastanza maturi da permettere salti generazionali concreti. Il dispositivo simbolo di questa transizione è rappresentato dagli occhiali intelligenti, ormai definiti come la categoria hardware dominante dell'era dell'IA, forti di un successo commerciale paragonabile a quello dell'elettronica di consumo più diffusa. Tuttavia, la vera rivoluzione descritta da Bosworth risiede nell'interfaccia: il Meta Neural Band. Si tratta di un dispositivo indossabile al polso che utilizza l'elettromiografia per tradurre i segnali nervosi in comandi digitali. L'obiettivo dichiarato è stringere il cerchio tra l'intenzione umana e l'azione della macchina, superando i limiti storici di mouse e touchscreen. Grazie a modelli generalizzabili che non richiedono calibrazioni complesse, questa tecnologia promette di evolversi rapidamente, passando da semplici gesture a input complessi come la scrittura a mano libera decodificata direttamente dai segnali neurali. La visione del dirigente di Meta è quella di un sistema che non richiede l'attenzione costante dell'utente, ma che agisce come un'estensione naturale delle capacità umane. Gli occhiali, dotati di display e intelligenza contestuale, permetteranno di amplificare i sensi, isolando ad esempio la voce di un interlocutore in ambienti affollati o fornendo assistenza proattiva senza che venga esplicitamente richiesta. È un cambio di paradigma rispetto alla vita digitale odierna, confinata all'interno di rettangoli luminosi che sottraggono l'individuo al mondo circostante. Sul fronte della realtà virtuale, il confine tra fisico e digitale si assottiglia ulteriormente grazie a tecnologie di rendering avanzate come il Gaussian splatting. Con l'introduzione di Hyperscape, Meta punta a permettere agli utenti di scansionare e replicare fedelmente ambienti reali, trasformandoli in spazi virtuali condivisibili con un livello di fotorealismo inedito. L'intelligenza artificiale gioca qui un ruolo duplice, facilitando non solo la riproduzione del reale ma anche la generazione ex novo di mondi tridimensionali complessi partendo da semplici descrizioni testuali, democratizzando la creazione di contenuti immersivi. Le prospettive per il futuro prossimo vedono una convergenza di queste tecnologie verso un ecosistema in cui il metaverso e la robotica beneficiano delle stesse innovazioni sviluppate per i visori e i dispositivi indossabili. La creazione di un nuovo laboratorio di ricerca sulla robotica nel 2025 conferma l'intenzione di applicare la comprensione spaziale dell'IA anche alle macchine fisiche. La scommessa finale di Menlo Park rimane quella di liberare l'utente dalla dittatura dello schermo, offrendo esperienze che si fondono con la realtà circostante piuttosto che sostituirla, supportate da un'infrastruttura tecnologica che diventa via via invisibile.
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Sindacati medici: "Giù le mani dalle nostre risorse, pronti alla protesta"
(Adnkronos) - "Siamo alle solite. Anche in questa manovra economica il ministero dell'Economia tenta lo sgambetto finale al ministero della Salute. E tutto sulla pelle dei medici e dirigenti sanitari del Ssn". E' l'amara osservazione consegnata a una nota da Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, e Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed, di fronte alle "voci sempre più insistenti del tentativo del ministero dell'Economia di bloccare l'emendamento, peraltro segnalato, a firma Francesco Zaffini, presidente della Commissione Sanità del Senato, con il sostegno anche del ministro della Salute, che ringraziamo entrambi pubblicamente". "La legge finanziaria per il 2025 - spiegano i due leader sindacali - stanzia 385 milioni per aumentare gli stipendi della dirigenza medica da corrispondere nel 2026 e ulteriori 50 milioni per la dirigenza medica e 5 per la dirigenza sanitaria da erogare nel 2025. La prima a tranche è stata discussa e verrà erogata con il contratto 2022-2024 appena firmato. La seconda tranche, a bilancio 2026, in aggiunta alle briciole di 85 milioni per la dirigenza medica e 23,5 milioni per la dirigenza sanitaria, dovrebbe essere corrisposta a partire dal 1° gennaio 2026. Insomma sono in ballo circa 500 milioni già preventivati per dare un po' di ossigeno alla classe medica e sanitaria in grande sofferenza, che continua nonostante tutto a tenere in piedi il servizio di cure pubbliche". Ma "come sempre, quando tutto è lineare, interviene il Mef che continua a mettere veti quando si tratta dei professionisti della sanità. Sì perché anche lo scorso anno - ricordano Di Silverio e Quici - il ministero si oppose senza alcuna spiegazione alla defiscalizzazione dell'indennità di specificità, ma solo per i medici e dirigenti sanitari del Ssn, mentre invece per la defiscalizzazione di altre prestazioni, ad esempio quelle private, non ebbe niente da ridire. Il Mef piuttosto dovrebbe licenziare al più presto la pre-intesa del Ccnl 2022-2024 per consentire la firma definitiva e quindi il pagamento di arretrati e aumenti". "In questa operazione vediamo anche l'ennesimo attacco politico a un ministero, quello della Salute, che di fatto si cerca costantemente di commissariare. E continuiamo a essere convinti, oggi più di ieri, che il problema non è solo di quanti soldi ci sono per la sanità, ma di dove vengono investiti", sottolineano i vertici di Anaao e Cimo. "Questa volta la misura è colma - avvertono - Pretendiamo rispetto, quel rispetto che purtroppo in alcuni casi si conquista con gesti estremi, e noi siamo pronti a cominciare dallo stato di agitazione. I responsabili ne dovranno rispondere davanti a 120mila medici e dirigenti sanitari".
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Wario World approda ufficialmente su Switch 2
(Adnkronos) - Nintendo ha ufficialmente annunciato l'espansione della libreria software dedicata alla sua nuova ammiraglia, la Switch 2. Nello specifico, il catalogo dell'applicazione "Nintendo GameCube – Nintendo Classics" vede l'ingresso immediato di Wario World, permettendo ai possessori della console di nuova generazione di riscoprire l'avventura tridimensionale dedicata alla nemesi di Mario. L'opera si distingue per una premessa narrativa che riflette perfettamente la personalità irruenta del protagonista: un gioiello malvagio ha trasformato l'immenso tesoro di Wario in un esercito di mostri, costringendo l'antieroe a intraprendere un viaggio in un mondo bizzarro per recuperare le proprie ricchezze con la forza bruta. Il titolo si discosta dai canoni tradizionali del platforming Nintendo, offrendo un gameplay ibrido fortemente incentrato sul combattimento e sull'azione frenetica. I giocatori saranno chiamati a farsi strada attraverso orde di nemici utilizzando un vasto repertorio di attacchi fisici. La struttura di gioco prevede l'uso di pugni, cariche devastanti e prese spettacolari per sconfiggere le creature che si parano sul cammino di Wario. La sfida principale risiede non solo nel riappropriarsi del bottino perduto, ma nel garantire la sopravvivenza del protagonista in un contesto ostile dove l'aggressività è l'unica moneta di scambio valida.
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Pensioni, esperti C&P: con caos conguagli tra ricalcoli e bonus errore dietro l'angolo, verificare importi
(Adnkronos) - Mentre migliaia di pensionati stanno ricevendo cedolini con ricalcoli, bonus, trattenute e conguagli legati alle verifiche dell’Inps, cresce l’incertezza sull’effettiva correttezza degli importi erogati. A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono le numerose pronunce di questo ultimo anno da parte della Corte dei Conti, che continua a richiamare l’attenzione sulle normative applicabili e sulla loro correttezza. Tra i casi più rilevanti, l’ordinanza interlocutoria della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna – in linea con altre sezioni regionali – che ha nuovamente rimesso alla Corte Costituzionale alcuni aspetti delle recenti misure eccezionali sulla rivalutazione delle pensioni. Secondo la magistratura contabile, tali misure rischiano di violare i principi di ragionevolezza e temporaneità, con effetti destinati a protrarsi oltre le esigenze di finanza pubblica. Ora si attende una nuova pronuncia della Consulta. Le verifiche del network legale Consulcesi & Partners, tramite il servizio OKPensione (www.okpensione.it), confermano che il problema è tutt’altro che episodico, riscontrando errori di calcolo nel 50% dei casi analizzati, con perdite fino a 200-300 euro al mese e arretrati mancanti anche per decine di migliaia di euro spesso legati a liquidazioni erronee di Tfr o Tfs. “Il momento dei conguagli e delle verifiche automatiche dell’Inps – commenta Bruno Borin, responsabile legale di Consulcesi & Partners – mette in luce un elemento critico: quando la base di calcolo è sbagliata, qualsiasi ricalcolo rischia di amplificare l’errore. Diventa dunque necessario procedere a controlli indipendenti e professionali: milioni di posizioni contributive sono frutto di carriere complesse, passaggi tra enti diversi, periodi non registrati correttamente”. Le criticità più frequenti emerse dalle analisi degli esperti di C&P e riportate sul portale www.okpensione.it riguardano principalmente: mancato riconoscimento di periodi contributivi (maternità, malattia, servizio militare); registrazione incompleta o errata dei contributi; applicazione sbagliata del calcolo misto (retributivo + contributivo); rivalutazioni non correttamente applicate; dati anagrafici o contributivi incompleti; periodi contributivi mancanti o non riconosciuti; ricostruzioni della posizione assicurativa incomplete; applicazione imprecisa del calcolo misto retributivo-contributivo; rivalutazioni applicate in modo non corretto; errori nella liquidazione di Tfs/Tfr e nei dati trasmessi datori di lavoro. La presenza di conguagli o di ricalcoli nei cedolini – spesso percepita come una “messa in ordine” – non garantisce che l’importo finale sia corretto. Anzi, in assenza di controlli personalizzati, un errore originario nella posizione contributiva può rimanere nascosto per anni, con perdite che arrivano anche a 200–300 euro mensili, oltre agli arretrati non richiesti. Il network legale C&P mette a disposizione due strumenti di verifica pensati per dare maggiore trasparenza ai pensionati e a chi si avvicina all’uscita dal lavoro. Ricalcolo pensione: consente di controllare la correttezza dell’importo in pagamento e di individuare eventuali discrepanze rispetto alla contribuzione versata; calcolo pensione futura: permette di simulare differenti scenari di uscita e di valutare l’effetto della crescita dei prezzi sul reddito previdenziale. Entrambi gli strumenti sono accessibili attraverso il portale www.okpensione.it con il supporto di professionisti specializzati in materia previdenziale.
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Export, Federlegnoarredo: filiera stabile fino ad agosto, ma Francia ancora a -2,4%
(Adnkronos) - L’export della filiera legno-arredo nel mese di agosto ha registrato una flessione del 4,7% sullo stesso mese del 2024, mentre il cumulato dei primi otto mesi dell’anno, pari a 12,7 miliardi di euro, risulta sostanzialmente stabile a -0,2%, a testimonianza della tenuta del settore in un contesto globale ancora molto complesso e incerto che, lascia comunque intravedere, una certa tenuta da parte della filiera e la sua capacità di mantenere, nonostante tutto, posizioni solide sui mercati internazionali. Sono questi i numeri elaborati dal centro studi di FederlegnoArredo su dati Istat. Per quanto riguarda la produzione industriale, nel mese di ottobre il Mobile registra un +4,3% che conferma il trend di gennaio-ottobre (+4,1%), crescita che arriva dopo due anni consecutivi in flessione (2024 a -2,9% e 2023 a -5,7%) rispetto al 2021 e al 2022 che avevano fatto registrare performance straordinarie. Possiamo quindi evidenziare che nel 2025 la produzione di mobili sta tornando a livelli di normalità pre Covid. In questo quadro, si può presupporre che sia soprattutto il mercato interno a trainare la crescita rispetto al ’24, grazie anche alle conferme dei bonus edilizi che incidono sulle performance del settore. Nel legno, il dato della produzione sostanzialmente stazionario (-0,3% la variazione su gen-ott 2024) è la sintesi di mesi altalenanti e di singole produzioni con trend contrapposti. L’analisi dei principali mercati di destinazione mostra andamenti piuttosto contrastanti. Nella top ten spiccano infatti con un segno meno la Francia a -2,4%, con un valore complessivo di poco meno di 2 miliardi di euro che sta risentendo della crisi del mercato interno; la Germania, in terza posizione registra un -0,4%; arretra anche la Svizzera con -2,8% (544 milioni di euro) e la Cina si attesta a 293 milioni di euro con un pesante -10,9%, registrando la performance più negativa tra le destinazioni rilevanti, dovuta soprattutto al rallentamento immobiliare e alle tensioni commerciali, ad esempio, con gli Stati Uniti. Performance positiva per Uk con +4,2% e Spagna (+1%) che prosegue il trend positivo, seppur con valori più contenuti. Ottimo il risultato dei Paesi Bassi a +7,4% ma, con un valore assoluto, ancora contenuto (292 milioni di euro) e gli Emirati Arabi a +4,7% per 309 milioni di euro complessivi. “Nella top ten spicca la performance degli Usa che mantengono comunque la seconda posizione e segnano, nei primi otto mesi dell’anno, un -1,7% per un valore complessivo che sfiora il miliardo e 400 milioni di euro", commenta Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. "La variazione totale è la sintesi di un tentativo, nei primi mesi dell’anno, di ‘giocare d’anticipo’ rispetto ai dazi, soprattutto a marzo (+8,2%) e ad aprile (+4,8%), e di un deterioramento dell’export nei mesi successivi, fino al -16,4% di agosto ’25 su agosto ’24, pari a una flessione di oltre 28 milioni di euro. Ci auguriamo di poter chiudere l’anno con l’export USA con una perdita a una sola cifra, mentre per l’export in generale confidiamo in una sostanziale tenuta del settore”, spiega ancora. Fra i 5 Paesi che hanno performato meglio, emerge la crescita del Marocco, che si conferma il mercato più dinamico con un incremento vicino al 50%, seppur con un valore ancora contenuto di 109 milioni di euro. Trend che potrebbe essere legato a investimenti nel settore edilizio e hospitality, spingendo la domanda di porte, pavimenti, ma anche soluzioni d’arredo. In miglioramento anche il Regno Unito con +4,2%, la Turchia +23,3%; il Portogallo + 22,4% e i Paesi Bassi +7,4%, mercati che lasciano intravedere un potenziale, ma che ad oggi sono - ad eccezione degli UK - ancora marginali. Nel periodo gennaio–agosto 2025 emergono infatti dinamiche contrastanti tra le diverse aree mondiali, con l’Europa UE27, che rappresenta la quota principale dell’export (6,5 miliardi di euro) che registra una lieve crescita (+0,4%), nonostante i cali significativi di Francia (–2,4%) e Germania (-0,4%) Nei mercati extra-UE, si segnala una crescita del +2,2%, trainata dal Regno Unito e Canada (+8%), mentre il Messico arretra bruscamente (-18,7%). Il Medio Oriente nel complesso è in calo (-3,1%); l’Asia mostra una contrazione dell’8,4%, determinata dal calo della Cina (-10,9%), da cui il nostro Paese nel periodo gennaio-agosto ‘25 ha importato per 1,5 miliardi di euro, in crescita del +2,2%; mentre l’Europa ha importato nel medesimo periodo 20,4 miliardi in crescita del +8,8% (fra i principali paesi la Germania che importa oltre 3 miliardi di euro). Entrambe percentuali di crescita importanti, soprattutto se confrontate, ad esempio con il secondo semestre 2024, quando c'è stato un incremento davvero importante delle importazioni pari al +32% . L’Africa cresce in modo significativo (+15,4%), trainata da Marocco (+48,7%) e Libia (+8,7%), a conferma del ruolo emergente di quest’area. “Per il prossimo anno - spiega Feltrin - ci aspettiamo un primo semestre di stabilità e confidiamo in un maggiore dinamismo nel secondo semestre, seppur, stante la situazione, fare previsioni è davvero un esercizio complesso. La nostra sfida come Federazione e come sistema - conclude Feltrin - è continuare ad accompagnare le aziende nell’apertura verso nuovi mercati e nel rafforzamento della competitività puntando su qualità, innovazione e ricerca. Il Salone del Mobile, patrimonio della filiera, e le iniziative internazionali in programma saranno strategiche in tal senso”.
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OnePlus 15R punta tutto su una batteria da 7.400 mAh
(Adnkronos) - OnePlus ha sollevato il sipario su alcune delle caratteristiche tecniche più rilevanti del suo prossimo smartphone di punta, OnePlus 15R, confermando l'intenzione di spingere i limiti dell'hardware mobile. L'elemento che cattura immediatamente l'attenzione è senza dubbio il comparto energetico: il dispositivo monterà una batteria da ben 7.400 mAh, la più capiente mai integrata in un terminale dell'azienda. Questa scelta ingegneristica, realizzata con tecnologia Silicon Nanostack e supportata dalla ricarica rapida SuperVOOC da 80W, mira a garantire prestazioni continue anche negli scenari più difficili, promettendo una longevità della cella capace di mantenere almeno l'80% della capacità dopo quattro anni di utilizzo. Sotto la scocca, OnePlus 15R segna un primato importante nel panorama tecnologico, essendo il primo smartphone al mondo a debuttare con la piattaforma Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5. Il chipset rappresenta il frutto di un lavoro di co-progettazione e ottimizzazione durato ventiquattro mesi tra il produttore e Qualcomm, finalizzato a una perfetta integrazione tra hardware e software. A completare l'esperienza visiva interviene un display AMOLED 1.5K con refresh rate a 165 Hz, progettato per offrire una nitidezza elevata e una gestione intelligente della luminosità per la tutela della vista, come attestato dalla certificazione TÜV Rheinland. Sul fronte multimediale e software, il brand conferma l'ambizione di posizionare il dispositivo nella fascia alta del mercato. Il comparto fotografico eredita funzionalità premium come la registrazione video in 4K a 120 fps, precedentemente esclusiva del modello OnePlus 15 standard. L'evoluzione tecnologica abbraccia anche l'intelligenza artificiale con l'introduzione di Plus Mind: un sistema pensato per analizzare i contenuti a schermo tramite il tasto dedicato Plus Key, permettendo all'utente di archiviare informazioni o trasformarle rapidamente in azioni concrete, come la creazione di inviti sul calendario. La scheda tecnica completa e ulteriori dettagli saranno svelati durante la presentazione ufficiale del 17 dicembre.
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