Sanità, intesa Fnopi-Inmp per assistenza equa e accessibile a persone vulnerabili
(Adnkronos) - "Garantire il diritto all'assistenza socio-sanitaria a chi è più vulnerabile deve diventare per gli enti pubblici un obiettivo prioritario. Per farlo è necessario mettere in campo attività, programmi e progetti, sia a livello nazionale che internazionale, finalizzati a migliorare le conoscenze sulle disuguaglianze di salute sociali e proporre modelli di intervento di integrazione sociosanitaria, di inclusione e di tutela della dignità e dei diritti, per una equità di accesso alla salute da parte dei gruppi socioeconomici vulnerabili". Da questa mission nasce l'intesa tra la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche (Fnopi) e l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), che hanno sottoscritto un protocollo d'intesa biennale finalizzato a rendere l'assistenza sempre più vicina e proattiva. Nel documento - informa una nota - i due enti, entrambi vigilati dal ministero della Salute, si sono impegnati a collaborare per garantire assistenza sanitaria e sociosanitaria alle popolazioni migranti e alle persone che vivono in condizione di vulnerabilità socioeconomica. La collaborazione si tradurrà nell'esportare modelli di presa in carico delle popolazioni vulnerabili con particolare attenzione all'accessibilità dei servizi. Fondamentale è l'aspetto della formazione dei professionisti sanitari e dello sviluppo di attività di ricerca e di divulgazione. "Promuovere un'assistenza sempre più omogenea e accessibile, che possa cioè raggiungere chiunque abbia bisogno - afferma Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi - è nel Dna dell'infermiere di famiglia e comunità che svolge un ruolo chiave nel mettere in connessione la persona assistita con la rete dei servizi disponibili, anche attraverso attività di orientamento e di educazione sanitaria. La collaborazione con Inmp, che si è già tradotta in progetti di successo nella provincia di Biella e che a breve interesserà anche quella di Catanzaro, diventa quindi strategica nella promozione di modelli di intervento innovativi e di buone pratiche per una salute realmente alla portata di tutti". "Creare una sanità più accessibile, più inclusiva e più vicina alle persone: questo è il mandato dell'Inmp, affidatoci dal ministero della Salute - sottolinea il direttore generale di Inmp, Cristiano Camponi - Lo realizziamo andando nelle aree dove l'accesso ai servizi è più difficile, attraverso lo sviluppo di modelli di intervento sostenibili che possano realmente raggiungere le persone più esposte a vulnerabilità sociale ed economica. Il protocollo con Fnopi permette di rafforzare ancor più il nostro operato, mettendo in risalto l'importanza di figure professionali, come quella dell'infermiere di famiglia e comunità, essenziali e strategiche per intercettare bisogni di salute ancora sommersi, e di offrire risposte appropriate, come già dimostrato nel progetto che stiamo portando avanti a Biella".
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Vaccini, le storie dell'anno scelte da Gavi
(Adnkronos) - Dal vaccino anti-Hpv e l'impegno per proteggere le ragazze dal cancro alla cervice uterina a quello contro la malaria per milioni di bambini tra i più vulnerabili, fino alle campagne in contesti difficili come le zone di guerra. Sono alcune delle storie che hanno segnato il 2025. A selezionarle Gavi, the Vaccine Alliance, che ripercorre i principali progressi sul fronte delle immunizzazioni degli ultimi 12 mesi e i risultati dell'ultimo quinquennio nei Paesi a basso reddito, riflettendo sulle prospettive future e strategiche. Per quanto riguarda l'Hpv, il Papillomavirus umano, la lotta contro quella che è la principale causa di morte per le donne in alcune delle aree più fragili del Pianeta ha superato l'obiettivo e ora salva più di 1 milione di vite. Il partenariato pubblico-privato che opera per diffondere le vaccinazioni e superare le difficoltà di accesso, insieme ai Paesi a basso reddito e ai partner, ha lavorato per "proteggere oltre 86 milioni di ragazze con il vaccino contro l'Hpv, prevenendo oltre 1,4 milioni di decessi per cancro cervicale e raggiungendo l'obiettivo prima del previsto", segnala Gavi. E' la prima storia di immunizzazione scelta fra le più rappresentative del potere benefico dei vaccini. Grazie a questi sforzi, l'anti-Hpv è ora disponibile nei Paesi in cui si verifica attualmente l'89% dei casi globali di cancro cervicale. La regione africana, dove la malattia continua a essere una delle principali cause di morte tra le donne e dove i tassi di copertura per l'Hpv erano del 4% solo 10 anni fa, ora vanta tra i tassi di copertura più alti al mondo. E poi i vaccini contro la malaria: oltre 40 milioni di dosi sono state consegnate a 24 Paesi in tutta l'Africa, nel più rapido lancio di vaccini di routine nei 25 anni di storia di Gavi. Questo nuovo strumento sta ora proteggendo milioni di bambini in alcuni dei Paesi con il più alto tasso di malaria al mondo. Nuovi accordi stanno contribuendo a ridurre ulteriormente i costi, consentendo a Gavi e ai partner di raggiungere milioni di bambini in più entro la fine del decennio. Anche la ricerca è foriera di notizie positive sui vaccini: uno studio condotto dai ricercatori del Burnet Institute e pubblicato sul 'Bmj' ha esaminato 210 epidemie di colera, Ebola, morbillo, meningite e febbre gialla in 49 Paesi a basso reddito tra il 2000 e il 2023. Lo studio ha permesso di rilevare che "la vaccinazione di emergenza ha ridotto i casi e i decessi di quasi il 60% in media e ha diminuito il verificarsi di epidemie su larga scala". Altro nodo le difficoltà di immunizzazione in situazioni di crisi. Quasi un terzo dei bambini "a dose zero" del mondo, cioè i piccoli che non hanno ricevuto nemmeno una singola dose di vaccini di base, vive in contesti fragili e colpiti da conflitti. Lavorando in collaborazione con organizzazioni locali della società civile e partner umanitari, Gavi e il consorzio Reaching Every Child in Humanitarian Settings (Reach) dell'International Rescue Committee mirano a raggiungere i bambini nelle zone di conflitto e di crisi che i sistemi sanitari non riescono a proteggere. Nell'ottobre 2025, la partnership - che ora distribuisce oltre 1 milione di dosi al mese ai bambini più vulnerabili in Ciad, Etiopia, Somalia, Nigeria, Sud Sudan e Sudan - ha annunciato di aver raggiunto l'importante traguardo di 20 milioni di dosi di vaccino somministrate dal suo lancio nel 2022. Nonostante una grave emergenza sanitaria globale, i vari Paesi e Gavi hanno lavorato insieme per raggiungere con successo gli obiettivi chiave stabiliti nel quinto periodo strategico dell'Alleanza dal 2020 al 2025 (Gavi 5.0): tra il 2020 e il 2025, i vaccini hanno contribuito a ridurre del 10% la mortalità infantile sotto i 5 anni nei paesi a basso reddito; i bambini nei Paesi supportati da Gavi sono ora maggiormente protetti contro una gamma più ampia di malattie e minacce per la salute, con una copertura su 10 vaccini chiave che ha raggiunto il 63% entro fine 2024, superando l'obiettivo del 60% fissato per il 2025. La vaccinazione supportata da Gavi ha contribuito a prevenire tra 7 e 8 milioni di morti e questi sforzi hanno generato 80 miliardi di dollari di risparmi economici per i Paesi. Attraverso Covax sono stati poi distribuiti 2 miliardi di vaccini contro il Covid in 146 Paesi, "una risposta senza precedenti a un'emergenza sanitaria globale senza precedenti" come è stata la pandemia, sottolinea Gavi. Tuttavia, la disuguaglianza nei vaccini è persistente e gli insegnamenti tratti dalla pandemia di Covid hanno spinto Gavi a istituire nuovi meccanismi: l'African Vaccine Manufacturing Accelerator (Avma) , progettato in collaborazione con l'Unione africana, mette a disposizione fino a 1,2 miliardi di dollari per accelerare l'espansione della produzione di vaccini commercialmente validi in Africa, nel tentativo di sostenere la sicurezza dell'approvvigionamento globale e regionale e la preparazione alle pandemie; il First Response Fund, istituito per dare il via alle risposte alle principali emergenze di sanità pubblica, ha aiutato Gavi a procurarsi i vaccini Mpox entro pochi giorni da un'emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale dichiarata dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Le vaccinazioni di routine hanno sofferto a causa della pandemia, ma dopo sforzi mirati i Paesi a basso reddito si sono quasi ripresi, con l'Africa in particolare tornata ai livelli pre-pandemia, nonostante un aumento della coorte di nascite che significa che ogni anno è necessario proteggere più bambini.
Il futuro? "Nonostante il difficile clima fiscale, i Paesi e i partner hanno dimostrato un impegno senza precedenti nei confronti di Gavi - rimarca l'organizzazione - impegnandosi a stanziare 9,5 miliardi di dollari per la strategia 6.0 (2026-2030), con Croazia, Ungheria, Indonesia, Marocco e Uganda tra i nuovi donatori, mentre nuove e ampliate partnership con banche multilaterali di sviluppo forniranno ai Paesi un supporto flessibile e a lungo termine nella transizione dagli aiuti al finanziamento autosufficiente. Con questo livello di sostegno da parte di donatori e partner, Gavi 6.0 segnerà la strategia più ambiziosa fino ad oggi, offrendo il più ampio portafoglio di vaccini e concentrando l'attenzione sui più vulnerabili. Il sostegno alle aree fragili e colpite da conflitti aumenterà del 15% e il nuovo Meccanismo di resilienza fornirà un supporto rapido e flessibile alle popolazioni in crisi, affinché l'immunizzazione rimanga un'ancora di salvezza anche in caso di conflitti ed emergenze umanitarie". Questa attenzione è supportata dal Gavi Leap, programma di trasformazione guidato dai principi di centralità del Paese, autosufficienza nazionale, mandati mirati e durata di vita limitata, che ha razionalizzato il Segretariato, riducendone il personale del 33%, e sta rimodellando il modello operativo di Gavi per garantire che sia nella posizione migliore per altri 5 anni di attività.
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Space Economy: Torino hub dell’innovazione spaziale europea
(Adnkronos) - Si è conclusa con la "Turin Space Tech Night" la settimana dedicata all'innovazione aerospaziale europea. Torino, dopo Monaco di Baviera e Tolosa, è stata la sede del DemoDay di SpaceFounders, il programma di accelerazione paneuropeo sostenuto dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) tramite dpixel, l'entità di Fintech District focalizzata sulla crescita delle startup e sull'open innovation. L'iniziativa si è concentrata su segmenti verticali strategici: ricerca spaziale, sistemi satellitari, telecomunicazioni e Osservazione della Terra. Il programma ha visto la partecipazione di 15 startup selezionate su un bacino di 74 candidature internazionali (di cui 20 italiane), confermando la centralità del distretto torinese nell'ecosistema spaziale del continente.
SpaceFounders nasce nel 2025 come progetto congiunto tra l’ASI, il CNES (Centre National d’Etudes Spatiales) e l’Università della Bundeswehr di Monaco. L'obiettivo è fornire alle imprese emergenti strumenti di consolidamento tramite mentoring, workshop e masterclass specializzate. All'interno di questa cornice, dpixel detiene la responsabilità gestionale della partecipazione italiana fino al 2027. La divisione coordina il flusso delle candidature nazionali, la comunicazione dei "batch" e l'organizzazione operativa dei bootcamp e dei DemoDay in Italia. Nel corso del 2025, il percorso ha previsto masterclass focalizzate su strategie di vendita, equity story e due diligence finanziaria, culminando nei tre appuntamenti fisici di Monaco, Tolosa e Torino. L'evento ha ospitato il contributo di Paolo Ferri, astronomo con una carriera quarantennale presso l’ESA (European Space Agency) e figura chiave della missione Rosetta. Nel suo intervento, Ferri ha tracciato una linea di continuità tra l'eredità del programma Apollo e le sfide delle moderne startup, esortandole a coniugare le richieste del mercato con la visione tecnologica. Sull'importanza della cooperazione internazionale è intervenuto Matteo Coletta, Head of Sector – New Space Economy & Study Centre di ASI: “La collaborazione europea alla base del progetto SpaceFounders rappresenta uno strumento fondamentale nella costruzione di una Space Economy competitiva e innovativa per tutta l’Europa. Attraverso programmi di accelerazione come SpaceFounders, diamo alle startup gli strumenti per consolidare idee all’avanguardia e generare nuove soluzioni per il mercato, rafforzando l’intera catena del valore.” Coletta ha inoltre sottolineato come l'impegno dell'ASI sia orientato alla creazione di un ecosistema solido per guidare la leadership tecnologica e lo sviluppo sostenibile del settore. Il DemoDay presso il campus torinese della ESCP Business School ha evidenziato la capacità del territorio di attrarre investitori e partner industriali. Secondo Clelia Tosi, Head of Fintech District, la collaborazione cross-settoriale è l'elemento trainante del comparto aerospaziale: “Rappresenta un’opportunità unica di confronto con attori di prima importanza in un settore strategico per l’Europa come quello aerospaziale. Con la Space Tech Night, Torino si conferma punto di riferimento per il comparto, alimentando un ecosistema fatto di startup, PMI innovative, grandi industrie e centri accademici.”
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Esplode satellite Starlink, incidente in orbita per la costellazione di Musk
(Adnkronos) - SpaceX ha recentemente confermato un malfunzionamento critico a carico di una delle sue unità in orbita. Il satellite Starlink identificato con il numero 35956, lanciato lo scorso 23 novembre, ha registrato un'anomalia mentre viaggiava a un'altitudine di 418 chilometri, causando l'interruzione immediata delle comunicazioni con il centro di controllo a terra. Sebbene la dinamica esatta dell'incidente resti ancora da chiarire, l'azienda ha riferito che l'evento ha comportato lo sfiato del serbatoio di propulsione, suggerendo la possibilità di un'esplosione minore o di un impatto esterno. La depressurizzazione violenta ha provocato una rapida perdita di quota di circa quattro chilometri e il rilascio nello spazio di un numero limitato di frammenti tracciabili. L'unità non è più in grado di manovrare ed è entrata in una fase di rotazione incontrollata, destinata a un rientro distruttivo nell'atmosfera terrestre entro poche settimane. SpaceX ha tenuto a precisare che la traiettoria di decadimento passerà al di sotto dell'orbita della Stazione Spaziale Internazionale, escludendo rischi immediati per l'equipaggio del laboratorio orbitante. Per garantire la sicurezza dello scenario spaziale, l'operatore sta coordinando le operazioni di monitoraggio dei detriti in stretta collaborazione con la NASA e la US Space Force. Non è la prima volta che la vasta costellazione, che conta ormai oltre 9.000 unità, deve gestire il ritiro anticipato dei propri mezzi per difetti tecnici o rischi potenziali, ma la comunicazione pubblica su questo specifico evento si è resa necessaria proprio a causa della generazione di detriti orbitali, un fattore di rischio che l'azienda si impegna a mitigare in quanto maggiore operatore satellitare al mondo.
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Snoopy passa a Sony, accordo da 450 milioni
(Adnkronos) - Sony Pictures Entertainment e Sony Music Entertainment Japan hanno finalizzato un accordo decisivo per assicurarsi il controllo quasi totale di uno dei brand più iconici dell'intrattenimento globale. Con un investimento di circa 457 milioni di dollari, il gruppo giapponese ha rilevato la quota del 41% detenuta dalla canadese WildBrain, portando la propria partecipazione complessiva in Peanuts Holdings all'80%. L'operazione lascia alla famiglia di Charles M. Schulz il restante 20%, garantendo una continuità storica nella gestione dell'eredità artistica di Charlie Brown e soci, nati sui giornali americani nel 1950. A seguito della transazione, la holding che detiene i diritti dei personaggi diventerà una sussidiaria consolidata del Gruppo Sony. La leadership operativa sarà affidata principalmente alla divisione musicale giapponese, che già collaborava alla gestione del marchio dal 2018. L'obiettivo dichiarato dai vertici aziendali, tra cui il CEO di Sony Music Japan Shunsuke Muramatsu, è quello di sfruttare la vasta rete globale del conglomerato per amplificare ulteriormente il valore commerciale del franchise, abbracciando nuove opportunità di business pur mantenendo il rispetto per l'opera originale. Per WildBrain, la cessione rappresenta una manovra finanziaria strategica volta all'azzeramento del debito e al recupero di flessibilità economica per investire su altre proprietà intellettuali proprietarie, come i Teletubbies. Nonostante il disimpegno azionario, la società canadese non esce completamente di scena: l'accordo prevede infatti che continui a operare come partner produttivo esclusivo per i nuovi contenuti animati, inclusi quelli destinati alla piattaforma Apple TV, oltre a gestire il canale YouTube ufficiale di Snoopy e le licenze commerciali in specifici territori internazionali.
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Consulenti del lavoro, una professione al servizio dei più fragili
(Adnkronos) - Un incontro speciale, carico di significato umano, quello che si è svolto questa mattina in Vaticano, nel corso dell’udienza privata tra i consulenti del lavoro e il Santo Padre. Un’occasione per sottolineare il ruolo sociale della categoria, fortemente impegnata nel favorire l’inserimento socio-lavorativo delle persone più fragili e nel promuovere un lavoro sicuro, dignitoso e inclusivo. Valori e funzioni che trovano spazio nel volume 'Lavoro, persone, comunità. I consulenti del lavoro nel Giubileo della Speranza', donato a Papa Leone XIV. Progressi e limiti dell’inclusione nel mercato del lavoro italiano sono al centro anche della fotografia scattata per l’occasione dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro in un focus sui diversi segmenti della popolazione che vivono situazioni di fragilità, sulle motivazioni che ostacolano l’inclusione e sui risultati ottenuti finora. I dati che emergono dalla nota evidenziano segnali incoraggianti sul fronte del mercato occupazionale. Il numero dei Neet si è ridotto di quasi 1 milione di unità negli ultimi anni, pur restando ancora oltre 2 milioni di giovani esclusi da percorsi di lavoro o formazione. Miglioramenti, seppur graduali, si registrano anche per le persone con disabilità, il cui tasso di occupazione è cresciuto nel tempo (il 41,8% risulta occupato) così come sono aumentate le iniziative di formazione e lavoro rivolte agli ex detenuti. Accanto a questi elementi positivi, permane un’area di inclusione debole, legata al lavoro sommerso e alla povertà educativa e lavorativa, che richiede interventi mirati per rafforzare qualità e stabilità dell’occupazione. Ed è proprio in questo contesto che il ruolo dei consulenti del lavoro assume una valenza strategica. “L’incontro con il Santo Padre è stato un momento di grande valore umano e simbolico, che ha contribuito a rafforzare il nostro ruolo sociale, ricordandoci come il lavoro debba essere prima di tutto uno strumento di dignità, inclusione e servizio verso i più fragili: è questa la missione che ogni giorno anima il nostro impegno nel sostenere lavoratori e imprese, nel contrastare le disuguaglianze e nel costruire opportunità per chi è ai margini del mercato del lavoro”, ha commentato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca.
“Cerchiamo di costruire il domani garantendo il diritto alla pensione ai colleghi. Lavoriamo anche per garantire assistenza e aiuto sulla previdenza, sulla sanità e a tutte quelle attività che garantiscono il benessere e le prospettive future dei consulenti”. A dirlo Sergio Giorgini, presidente Enpacl, nel corso dell’evento ‘Costruire il domani-etica, valori, sostenibilità, legalità’, promosso dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, dall’Enpacl, dalla Fondazione studi e dalla Fondazione Lavoro. “Questo è un Governo stabile che sta producendo risultati positivo dal punto di vista dell’occupazione. Credo che sia importante, in tutte le scelte che facciamo, mantenere il rigore della competenza e dei valori etico-professionali; aspetti questi che fanno la differenza”. A dirlo Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, nel corso dell’evento. “Non c’è inclusione senza lavoro; aver bisogno di un sostegno non è una condizione da cui non si può uscire, anzi - avverte - un sostegno serve per poi entrare nel mercato del lavoro”. “Diminuiscono gli infortuni nel settore strettamente lavorativo - osserva - ma aumentano quelli in itinere. E proprio su questo dobbiamo lavorare. Con il decreto sicurezza che oggi approviamo ci prenderemo cura dei superstiti minori che hanno perso un genitore sul lavoro, pagando borse di studio per essere accompagnati serenamente nel mercato del lavoro. Il 2026 - assicura - ci porterà un ulteriore impegno per la realizzazione di norme che non devono essere però attuate con gli occhiali del passato”. “Oggi - sostiene Fabrizio D’Ascenzo, presidente Inail - è una giornata storica perché si sono incastrate tre questioni fondamentali: conversione in legge del decreto sicurezza, la pubblicazione del nuovo bando Isi e l’evento organizzato dai consulenti del lavoro mi dà l’occasione di parlarne. I consulenti del lavoro conoscono benissimo l’attività dell’Inail; con la categoria abbiamo stipulato una convenzione per collaborare su formazione e informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Noi cerchiamo di fare in modo che con la prevenzione, il prima, si possa evitare il dopo. La nostra ricerca ci consente di ottenere tecnologie utilissime per la prevenzione. L’Ia generativa consente di ottenere qualcosa in più che noi autonomamente non possiamo ottenere però va governata. Lo strumento ci consente di evitare che il prima possa condizionare il dopo nella vita di una persona”. “Bisogna investire nel lavoro per far sì che le persone con disabilità nel nostro Paese diminuiscano. Incentiviamo le imprese a dedicare 1 ora per attività sul posto di lavoro dei dipendenti, defiscalizzando quell’ora”. A dirlo Francesco Vaia, Autorità garante nazionale diritti persone con disabilità. “La disabilità - spiega - nasce dalla genetica, dall’infortunistica che non è solo sul lavoro, ma anche sulla strada e domestica, e dall’invecchiamento non attivo. Oggi il mondo del lavoro è la più grande infrastruttura dinamica esistente sia sul pubblico che sul privato e su questo bisogna intervenire per aiutare il mondo dei disabili”. La povertà educativa rappresenta una delle principali dimensioni strutturali di fragilità nel mercato del lavoro italiano, in quanto incide in modo persistente sulla capacità delle persone di accedere, mantenere e valorizzare un’occupazione, amplificando il rischio di esclusione lavorativa e di inclusione debole anche in presenza di crescita dell’occupazione. Quasi il 40% degli italiani tra i 20 e 64 anni che hanno al massimo un livello di istruzione medio restano fuori dal mercato del lavoro perché inattivi, mentre un altro 10% circa non riesce ad accedere ad un’occupazione, pur ricercandola. Emerge dalla nota, presentata oggi dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, 'Progressi e limiti dell'inclusione del mercato del lavoro italiano'. Il livello di inclusione dei soggetti a bassa scolarità risulta sensibilmente inferiore rispetto alle fasce di popolazione con livelli di istruzione più elevati, tra le quali diminuisce sia la propensione all’inattività (è del 26,9% tra i diplomati e del 14,9% tra i laureati) che la difficoltà di inserimento occupazionale (il tasso di disoccupazione è del 6,2% tra i diplomati e 3,4% tra i laureati). Si tratta di un fenomeno fortemente caratterizzato dal punto di vista geografico: al Sud, non solo la quota di soggetti a bassa scolarità è più alta del resto d’Italia (tra i 25 e 64 anni arriva al 45,6% contro il 37,5%), ma il rischio di esclusione dal mercato del lavoro è decisamente superiore: è inattivo il 50,1% della popolazione a bassa scolarità (contro valori medi di poco superiori al 30% nelle altre macroaree) mentre il 16,7%, pur cercando lavoro, non riesce a trovarlo (contro un valore che oscilla dal 5,8% nel Nord Ovest, 5,2% nel Nord Est e 6,8% nel Centro). Per quanto la povertà educativa resti un elemento di forte criticità nel nostro Paese, negli ultimi anni, le maggiori opportunità create da un mercato del lavoro estremamente dinamico, che ha visto anche nel Mezzogiorno crescere i livelli occupazionali, hanno favorito una maggiore efficacia delle politiche volte all’inclusione dei segmenti di più difficile collocazione. Il tasso di inattività, infatti, è ritornato sui livelli pre-Covid, dopo avere registrato tra 2020 e 2022 un incremento significativo (42,2 nel 2020) mentre quello di disoccupazione è diminuito dal 14,4 del 2018 al 13,2 del 2021, fino all’attuale 9,6% con un decremento particolarmente marcato nell’ultimo triennio. In parte collegato ma non sovrapponibile, è il fenomeno dei Neet. Questo, se da un lato può rappresentare l’esito diretto di percorsi di povertà educativa, caratterizzati da bassi livelli di istruzione, competenze di base insufficienti e transizioni scuola–lavoro fragili o interrotte, dall’altro include situazioni riconducibili a fattori ulteriori, quali la debolezza della domanda di lavoro locale, la precarietà dei percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, i carichi familiari, le condizioni di salute o lo scoraggiamento prolungato. Un fenomeno che pur restando strutturale - sono ancora 2 milioni 79 mila i giovani di 15-34 anni non inseriti in percorsi di lavoro o istruzione, pari al 17,3% delle popolazione in tale fascia d’età - ha tuttavia registrato negli ultimissimi anni un drastico ridimensionamento, riconducibile in parte al rafforzamento della domanda di lavoro in alcuni settori a elevata intensità occupazionale, in parte all’espansione e alla maggiore focalizzazione delle politiche pubbliche rivolte ai giovani - in particolare sul versante dell’orientamento, della formazione professionalizzante e delle politiche attive - che hanno contribuito a intercettare una quota di giovani precedentemente inattivi o scoraggiati. A questi elementi si aggiungono fattori demografici, come la riduzione delle dimensioni delle coorti giovanili, che ha attenuato la pressione sull’ingresso nel mercato del lavoro, e un progressivo adattamento dei percorsi formativi alle esigenze produttive. L’insieme di tali fattori ha contribuito a ridurre di quasi un milione il numero dei Neet, passati da 3.011 mila del 2018 agli attuali 2.079 mila, e a portare l’incidenza dal 24,6% al 17,3%, grazie soprattutto alla riduzione di quanti erano alla ricerca di lavoro (passati da 1 milione 123 mila a 630 mila, per una contrazione del 43,8%) e, in misura meno rilevante, degli inattivi (ridotti da 1.889 mila a 1 milione 449 mila, per una contrazione del 23,3%). A beneficiare maggiormente del dinamismo del mercato è stata la componente più giovane, dove l’incremento delle opportunità occupazionali ha favorito l’uscita da una condizione di esclusione non ancora 'cronicizzata': le fasce d’età 20-24 anni e 25-29 anni sono quelle in cui si sono registrati i miglioramenti più significati, con una riduzione dell’incidenza dei Neet sulla popolazione di circa 9 punti percentuali tra 2018 e 2024. Di contro, tra i 30-34enni, la riduzione è stata molto meno sensibile (circa 5 punti percentuali), registrandosi proprio in questa fascia d’età l’incidenza più alta di giovani esclusi da qualsiasi forma di impegno lavorativo o formativo (23,2% contro il 21,5% dei 25-29enni, 17,8% dei 20-24enni e 6% dei 15-19enni). In Italia ci sono condizioni di fragilità specifiche che determinano forme di esclusione più difficili da contrastare. Al contrario della povertà educativa che configura una fragilità di natura cognitiva e formativa, che incide soprattutto sulla capacità di utilizzare il lavoro come leva di mobilità e stabilità (limitando l’accesso a occupazioni qualificate, riducendo l’adattabilità ai cambiamenti produttivi e aumentando il rischio di precarietà e povertà lavorativa), ma non preclude necessariamente l’ingresso nel mercato del lavoro in senso assoluto, le fragilità specifiche tendono a richiedere interventi di tipo compensativo, protettivo o di accompagnamento intensivo, in grado di supportare un’inclusione al lavoro che difficilmente il soggetto interessato può realizzare in autonomia. E' il caso degli ex detenuti, dove la condizione di detenzione produce una discontinuità biografica e occupazionale accompagnata da stigma, perdita di reti sociali e talvolta restrizioni formali, che determinano una situazione di emarginazione dal lavoro difficile da scardinare. Quello degli ex detenuti è un universo non quantificato dalle statistiche ufficiali, ma che nell’ultimo anno (giugno 2024-giugno 2025) si è alimentato di quasi 30 mila unità. Tra 2013 e 2023, secondo la relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, sono state più di 370 mila le persone uscite in libertà. L’uscita dal carcere avviene frequentemente in assenza di un lavoro, con reti sociali deboli o compromesse e con un accesso limitato ai servizi per l’impiego. In questi casi, la combinazione di stigma, vincoli amministrativi, problemi abitativi e, talvolta, condizioni di salute o dipendenze pregresse rende estremamente difficile un reinserimento occupazionale rapido e stabile. Ancora di più se il periodo di detenzione è stato caratterizzato dalla sospensione di qualsiasi tipo di attività lavorativa. (segue) Secondo un rapporto del Cnel del 2025 'Recidiva zero' solo il 34,3% dei detenuti è coinvolto in attività lavorative. Un dato molto basso, che tuttavia risulta in crescita negli ultimi anni, considerato che nel 2004 la percentuale era del 26,6%. Fra le tipologie di lavoro in cui sono impegnati i lavoranti detenuti, si osserva una concentrazione nei servizi d’istituto (il 70,7% è impegnato in questa tipologia), mentre il 5,4% lavora in istituto per conto di cooperative o imprese, il 5,3%, essendo in regime di semilibertà, lavora in proprio o per conto di datori di lavoro esterni e il 5% si occupa della manutenzione dei fabbricati. Anche la frequenza di attività formative rappresenta un’opportunità per il successo del futuro reinserimento, ma i numeri mostrano come gli spazi di attivazione siano ancora molto ampi. Il rapporto evidenzia infatti come il 31,3% sia stato coinvolto nella frequenza di percorsi di istruzione di primo e secondo livello nell’anno scolastico 2023-2024, anche se il conseguimento dei titoli di studio presenta un tasso di successo limitato pari al 56,9% per chi ha frequentato i corsi di secondo livello, mentre per il primo livello la quota di promossi si è fermata al 34,6% (anno scolastico 2023-2024). Segnali più positivi emergono con riferimento alla partecipazione ai corsi di formazione professionale, che segnano un incremento dei detenuti partecipanti, passati dal 4,1% del 2019 al 7,2% del 2024. Edilizia, orientamento al lavoro, giardinaggio e agricoltura sono le altre tipologie di corsi che hanno riscontrato il maggior numero di iscritti, con tassi di successo in tutti e tre i casi superiori al 90%. (segue) Anche la disabilità si configura come una condizione personale che comporta limitazioni funzionali e la necessità di adattamenti organizzativi che il mercato del lavoro non sempre è in grado di offrire. E in grado di determinare situazioni di esclusione particolarmente gravose per le persone le cui prospettive di inclusione professionale restano ancora fortemente limitate nel nostro Paese. Secondo le elaborazioni di Fondazione Studi su dati Istat, su 100 persone tra i 15 e 64 anni che, pur presentando disabilità gravi, sono in condizione di poter lavorare, solo il 41,8% lavora mentre il 21% non riesce ad inserirsi nel mercato del lavoro, pur ricercando un’occupazione. Si tratta di un universo stimabile in circa 150/170 mila persone che risultano escluse dal mercato a causa della permanenza di limiti strutturali, fisici, logistici e soprattutto culturali che ne precludono sistematicamente le chances di inclusione. Peraltro, malgrado negli ultimi anni si siano registrati importanti miglioramenti sotto il profilo dell’inclusione formativa e sociale delle persone che presentano disabilità, il rapporto con il lavoro rappresenta per questa parte di popolazione una dimensione ancora critica, pur in presenza di qualche positivo segnale. Rispetto al 2013, la quota di occupati tra persone con disabilità grave in condizione di poter lavorare è aumentata, passando dal 35,4% all’attuale 41,8%, con una crescita particolarmente significativa negli ultimi tre anni, grazie al positivo andamento del mercato, che ha generato nuove opportunità anche per questo segmento di offerta. Va tuttavia evidenziata al contempo la persistenza di barriere rilevanti nell’accesso al lavoro, considerato che la quota di persone che non riescono ad accedere ad un’occupazione, pur desiderando lavorare, resta elevata e sostanzialmente stabile nei dieci anni considerati. Nel mercato del lavoro c'è un’area di confine, che potrebbe essere definita di inclusione debole, in cui l’accesso all’occupazione è formalmente possibile ma strutturalmente instabile e precario. In questa situazione, il lavoro non svolge pienamente la sua funzione di inclusione sociale ed economica: la continuità occupazionale è fragile, il potere contrattuale ridotto e le opportunità di mobilità limitate. Riguarda lavoratori che, pur essendo presenti nei circuiti produttivi, rimangono esposti a un elevato rischio di esclusione, in cui il confine tra lavoro regolare e lavoro irregolare tende a farsi poroso e le condizioni di debolezza contrattuale tendono a tradursi in fragilità economica. Il lavoro sommerso rappresenta l’area di più evidente di manifestazione, dove le tante forme in cui si può configurare l’irregolarità del rapporto danno conto di una condizione occupazionale, oltre che non legale dal punto di vista formale, estremamente debole sotto il profilo sostanziale. Una condizione che ancora accomuna una quota estremamente rilevante di lavoratori, stimabile secondo Istat in quasi 3 milioni di unità di lavoro, pari al 12,7% del totale. Va tuttavia evidenziato come nell’ultimo decennio, e in particolare a partire dal 2020, il fenomeno abbia registrato una flessione dovuta in primis agli effetti della regolarizzazione del 2020, ma anche al miglioramento delle condizioni di accesso all’occupazione. Il dinamismo della domanda, unito alla scarsità crescente dell’offerta di manodopera, ha avuto un effetto positivo nelle condizioni di ingaggio di molti lavoratori: il tasso di irregolarità si è infatti ridotto dal 14,8% del 2018 al 12,7%, mentre il numero degli irregolari (sempre espresso in unità di lavoro) è passato da 3,5 milioni a 3 milioni circa per una contrazione superiore al 15%. Restano tuttavia ambiti di attività in cui l’irregolarità fa più difficoltà a scardinare la logica sistemica che ne è alla base. E' il caso del settore domestico, dove l’Istat conta 55 irregolari ogni 100 occupati, alloggio e ristorazione (24), il settore dei servizi artistici e dell’intrattenimento (22), agricoltura e pesca (18). In parte legati al sommerso sono i fenomeni di povertà lavorativa, che tuttavia fanno riferimento ad uno spettro molto più ampio di situazioni, in cui il lavoro, pur essendo presente, non consente di raggiungere un livello di reddito e di sicurezza economica sufficiente a garantire condizioni di vita dignitose. Essa riguarda lavoratori formalmente occupati, spesso con contratti regolari, che tuttavia sperimentano bassi salari, discontinuità occupazionale, part-time involontario o una combinazione di più fattori che rendono il reddito da lavoro insufficiente. In questa prospettiva, la povertà lavorativa non coincide con l’assenza di lavoro né con l’irregolarità giuridica dell’occupazione, ma rappresenta una forma di inclusione debole, in cui il lavoro perde la sua funzione di protezione sociale. Considerando il rischio di povertà tra gli occupati, Istat stima che nel 2024 la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta con persona di riferimento occupata fosse pari al 7,9%, un valore più basso rispetto all’anno precedente, quando tale indicatore si collocava all’8,1%, ma superiore rispetto al 2018, quando si attestava al 6,1%. Il rischio, secondo le stime Istat, è più elevato tra le famiglie con titolare un lavoratore dipendente (8,7%), in particolare se operaio o assimilato (15,6%) rispetto a quelle in cui il capofamiglia ha un lavoro indipendente (5,2%). In via generale, il rischio povertà associato ad un occupato è superiore a chi è ritirato dal lavoro (5,8%).
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Schillaci: "Epidemiologia cancro sta cambiando, prevenzione leva su cui investire"
(Adnkronos) - "Le disuguaglianze sociali nell'accesso alla diagnosi precoce" di cancro "e la persistenza di comportamenti a rischio rappresentano sfide urgenti, che richiedono un'azione decisa e coordinata. Il Piano oncologico nazionale 2023-2027 è una risposta concreta a queste sfide: dall'integrazione dei percorsi assistenziali, al potenziamento della prevenzione, fino allo sviluppo della ricerca. L'epidemiologia dei tumori sta cambiando e la prevenzione è la leva strategica su cui investire". Lo scrive il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione della 15esima edizione del censimento 'I numeri del cancro in Italia 2025', presentata oggi a Roma a Palazzo Baldassini. "Promuovere stili di vita sani e incrementare l'adesione ai programmi di screening organizzati - sottolinea il ministro - sono attività strategiche per ridurre il rischio di sviluppare molti tipi di tumore, consentire una diagnosi precoce e intercettare tempestivamente la malattia. Abbiamo stanziato risorse per ampliare la fascia di età da sottoporre agli screening del cancro della mammella e del colon retto. Così come garantiamo fondi per la Rete italiana per lo screening del cancro del polmone", ricorda Schillaci. "Il nostro obiettivo - assicura - è inserire quanto prima anche questo screening nei programmi gratuiti del Servizio sanitario nazionale. Inoltre, con l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), sarà introdotto un programma di sorveglianza attiva per i tumori ereditari della mammella e dell'ovaio".
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Al Bambino Gesù sguardi al cielo per l'arrivo di Babbo Natale
(Adnkronos) - Tutti con lo sguardo all'insù, Babbo Natale è tornato a far visita all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con un ingresso davvero spettacolare: dal cielo, o meglio dal tetto del padiglione Giovanni Paolo II. Cinque tecnici del Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), equipaggiati con funi, imbragature e dispositivi di sicurezza, hanno indossato il tradizionale costume rosso calandosi lungo la facciata dell'edificio per sorprendere i bambini ricoverati. L'iniziativa, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il Cnsas, ha trasformato una mattinata ordinaria in un momento di festa e stupore. Al termine della discesa, i volontari della Protezione Civile e del Cnsas hanno incontrato i piccoli pazienti e le loro famiglie presso il Castello dei Giochi antistante la ludoteca della sede del Gianicolo, distribuendo doni e gadget. Un gesto di vicinanza e solidarietà che ha portato lo spirito del Natale tra bambini e ragazzi che trascorrono le festività in ospedale.
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Trump Media, dai social alla fusione nucleare: la scommessa da 6 miliardi
(Adnkronos) - Trump Media and Technology Group tenta un cambio di paradigma industriale inaspettato, annunciando giovedì un accordo di fusione con TAE Technologies, società privata specializzata nello sviluppo della fusione nucleare. L'operazione, che valuta la nuova entità oltre 6 miliardi di dollari, segna una transizione netta per la holding nota principalmente per il social network Truth, proiettandola verso il settore dell'energia pulita e ad alta tecnologia. L'accordo è strutturato come un "all-stock deal", ovvero uno scambio azionario puro, e si prevede che venga finalizzato entro la metà del 2026. Secondo i termini dell'intesa, al perfezionamento della fusione gli azionisti delle rispettive società deterranno approssimativamente la metà del nuovo soggetto combinato. L'obiettivo dichiarato nel comunicato stampa è la creazione di quella che diventerebbe una delle prime società al mondo quotate in borsa focalizzate esclusivamente sulla fusione nucleare. Si tratta di una mossa che punta su una tecnologia ancora considerata futuristica: ad oggi non esistono impianti commerciali attivi capaci di generare elettricità tramite fusione, un processo che promette energia abbondante senza i rischi e le scorie tipici della fissione nucleare tradizionale. Nonostante l'orizzonte temporale e le incertezze tecnologiche, la reazione di Wall Street è stata immediata. Le azioni di Trump Media, che dai massimi di gennaio avevano lasciato sul terreno oltre il 75% del valore, hanno registrato un rimbalzo del 25% nel pre-market, interpretando la diversificazione come un possibile rilancio per il gruppo.
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Allarme 'flunami' ma non sempre è influenza, ecco come riconoscerla
(Adnkronos) - Febbre, naso chiuso, mal di gola, tosse e difficoltà respiratorie. Influenza? Non sempre. Se vero che "come ogni anno il periodo compreso tra dicembre e febbraio rappresenta la fase di massima circolazione virale", con numeri record che nella stagione in corso stanno alimentando uno 'tsunami' di infezioni ribattezzato non a caso flunami, va ricordato che "le sindromi respiratorie osservate in questo periodo non sono causate esclusivamente dal virus influenzale". In questa fase, "complessivamente, i virus influenzali sono responsabili di circa un quarto delle infezioni respiratorie rilevate", con una prevalenza del "ceppo A/H3N2 presente nel vaccino stagionale, mentre i restanti casi sono attribuibili soprattutto a rinovirus, adenovirus e virus parainfluenzali, oltre al Sars-CoV-2" di Covid-19. Lo sottolinea Amcli Ets, l'Associazione microbiologi clinici italiani, evidenziando che, "a fronte della contemporanea circolazione di più agenti virali, la diagnosi clinica basata esclusivamente sui sintomi non consente di identificare con certezza l'agente responsabile dell'infezione. "L'unico strumento capace di fornire una certezza diagnostica - indicano gli esperti - è il tampone nasofaringeo, che esaminato presso i Laboratori di Microbiologia permette, tra tutti i virus respiratori, di identificare con appropriatezza l'agente patogeno. L'impiego di test microbiologici rapidi e innovativi - rimarcano inoltre i microbiologi - consente di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche, garantendo scelte terapeutiche appropriate ed evitando l'uso non necessario di antibiotici, inefficaci contro i virus, ma indispensabili nelle infezioni respiratorie sostenute da batteri come ad esempio lo pneumococco, principale microrganismo responsabile della polmonite". In Italia le sindromi respiratorie acute sono in aumento, rileva l'Amcli che cita i dati più recenti del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità: "Nella settimana tra l'1 e il 7 dicembre sono stati registrati circa 695mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute, circa 100mila in più rispetto alla settimana precedente. Nel complesso - conferma l'Amcli - si stima che nel corso della stagione possano essere coinvolti circa 16 milioni di italiani, un numero in linea con la passata stagione". Nella prima settimana del mese "l'incidenza delle infezioni respiratorie è stata pari a 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un impatto particolarmente significativo nella fascia di età pediatrica sotto i 4 anni" in cui "l'incidenza risulta tripla rispetto alla popolazione generale. Le regioni maggiormente interessate sono Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna". I microbiologi rammentano che "la vaccinazione è raccomandata e gratuita per bambini dai 6 mesi ai 6 anni, donne in gravidanza, over 60, soggetti con patologie croniche, personale sanitario e personale di pubblica sicurezza", e "in alcune Regioni la gratuità è estesa all'intera popolazione. Considerata la prosecuzione della circolazione virale nelle prossime settimane, la vaccinazione rappresenta uno strumento di prevenzione ancora pienamente utile". "La diagnosi microbiologica è fondamentale: consente di individuare l'agente infettivo e di evitare terapie inappropriate - afferma Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets - E' importante però sottolineare che la vaccinazione resta l'unica arma efficace di prevenzione, non solo contro il virus dell'influenza, ma anche contro Sars-CoV-2, il virus respiratorio sinciziale" Rsv "e lo pneumococco". "Oltre alla funzione diagnostica - conclude Clerici - i Laboratori di Microbiologia svolgono un ruolo strategico nella sorveglianza epidemiologica nazionale: i dati raccolti alimentano in tempo reale il sistema RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità, consentendo un monitoraggio costante della circolazione dei microrganismi responsabili delle infezioni respiratorie e supportando le attività di prevenzione".
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