La Defender traccia il futuro della Dakar, chilometro dopo chilometro
(Adnkronos) - Nel mondo dei rally raid non esistono scorciatoie. Prima che un solo concorrente prenda il via, il percorso della Dakar Rally deve essere esplorato, testato e validato in ogni singolo metro. È qui che entra in gioco Defender, partner ufficiale della competizione più dura dell’off-road mondiale, chiamata a svolgere un ruolo chiave dietro le quinte della gara. All’interno di una partnership quadriennale con gli organizzatori, JLR ha messo a disposizione una flotta di Defender altamente specializzate, progettate per affrontare settimane di lavoro nel deserto. I primi due esemplari sono già operativi in Arabia Saudita, impegnati nella definizione del tracciato del Dakar Rally 2026, attraversando zone remote dove affidabilità e resistenza non sono un’opzione, ma una necessità assoluta. Le Defender da ricognizione derivano dalla versione 110 P300, ma vengono profondamente modificate con un allestimento specifico da rally. L’abitacolo è configurato per tre occupanti, con roll-cage completa e sedili dotati di cinture a quattro punti, così da aumentare lo spazio per le attrezzature necessarie alle lunghe missioni nel deserto. Il motore quattro cilindri P300 resta di serie, ma viene affiancato da un kit di raffreddamento dedicato e da una presa d’aria rialzata, studiata per garantire la massima efficienza anche nelle condizioni di polvere più estreme. L’assetto è ottimizzato con ammortizzatori specifici da rally, mentre la protezione del sottoscocca è rinforzata per affrontare fondi duri e irregolari. Completano la dotazione pneumatici all-terrain su cerchi da 18 pollici, punti di recupero rialzati e un portapacchi con capacità di carico fino a 132 kg.
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Honda EV Outlier Concept: al Japan Mobility Show 2025 cambia il linguaggio delle moto elettriche
(Adnkronos) - Al Japan Mobility Show 2025, Honda sceglie di rompere gli schemi e di affrontare il tema dell’elettrico da una prospettiva radicalmente diversa. L’EV Outlier Concept non nasce per dimostrare che una moto elettrica può sostituire un modello tradizionale, ma per mettere in discussione l’idea stessa di motocicletta. È un progetto che prende le distanze da riferimenti consolidati e utilizza l’elettrificazione come strumento creativo, non come semplice soluzione tecnica. L’approccio è chiaro fin dall’inizio: azzerare i valori esistenti e costruirne di nuovi. Il risultato è una moto che non imita il passato e non cerca rassicurazioni estetiche, ma propone un’esperienza inedita, pensata attorno a sensazioni, postura e interazione. L’elettrico secondo Honda diventa così il punto di partenza per ridefinire proporzioni, dinamica e percezione della guida. Il percorso progettuale si basa su un confronto continuo tra competenze diverse, culture e visioni internazionali. Designer e ingegneri lavorano senza confini rigidi, condividendo idee e mettendo in discussione ogni certezza. Da questo metodo nasce un concept che rifiuta soluzioni convenzionali e costruisce una propria identità, lontana dagli schemi del mondo termico. Il linguaggio dell’EV Outlier Concept si articola attorno a tre elementi chiave. Il primo è “Gliding”, una guida fluida e silenziosa, in cui accelerazione, frenata e percorrenza di curva si susseguono senza interruzioni, creando una sensazione di scorrimento continuo. Il terzo elemento è “Low”, legato alla posizione di guida. La seduta ribassata modifica il punto di vista del pilota e trasforma la percezione della velocità e dell’accelerazione. Le proporzioni enfatizzano questa impostazione, con un frontale più presente e un poggiaschiena che assorbe le forze longitudinali, permettendo di controllare la moto attraverso il corpo.
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SYM Italia accelera: crescita a doppia cifra e strategia definita nel 2026
(Adnkronos) - Il 2025 si chiude come un anno chiave per SYM Italia, che registra una crescita del 12%, un risultato nettamente superiore all’andamento medio del mercato scooter. Un dato che certifica la solidità della filiale italiana all’interno di un gruppo globale strutturato: la Casa Madre di Taiwan è oggi il settimo costruttore di scooter al mondo, un posizionamento che garantisce visione industriale, continuità e capacità di investimento. Nel mercato italiano, SYM consolida il quarto posto tra i principali player e, per la prima volta, presidia stabilmente la terza posizione nel ranking degli scooter targati per una parte significativa dell’anno. La quota di mercato raggiunge l’11%, mentre la base clienti supera i 220.000 utenti. Le immatricolazioni raccontano un percorso chiaro: dalle circa 9.000 unità del 2019 si arriva alle oltre 22.000 previste a fine anno. Questi numeri sono il frutto di una strategia condivisa con la rete dei concessionari, considerati partner centrali nello sviluppo del brand. L’espansione della gamma procede infatti in parallelo con il rafforzamento della rete commerciale e dell’organizzazione sul territorio. Il percorso di crescita prosegue con investimenti mirati: nuova sede, formazione tecnica avanzata per i meccanici e potenziamento della logistica di veicoli e ricambi. Resta centrale anche la garanzia di 4 anni con assistenza stradale, elemento distintivo che rafforza la fiducia dei clienti nel lungo periodo. La Strategia SYM 2026 punta ad ampliare la gamma, aumentare il valore percepito dei modelli, consolidare la capillarità della rete e rafforzare i servizi post-vendita lungo tutto il ciclo di vita del veicolo. L’approccio alla mobilità resta pragmatico: soluzioni concrete, senza forzature tecnologiche. In questo scenario, l’Italia assume un ruolo strategico: rappresenta circa un terzo del mercato europeo del marchio.
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Mercedes-Benz VLE: il nuovo MPV elettrico debutta a Stoccarda nel 2026
(Adnkronos) - Il 10 marzo 2026 segnerà un passaggio chiave nella strategia di elettrificazione Mercedes-Benz a Stoccarda, città simbolo della nascita dell’automobile, debutterà in anteprima mondiale la nuova Mercedes-Benz VLE full electric. Un modello destinato a inaugurare una fase completamente nuova nel mondo dei VAN della Stella, sia per impostazione tecnica sia per posizionamento sul mercato. La VLE sarà infatti il primo veicolo Mercedes-Benz sviluppato sulla nuova piattaforma modulare dedicata ai VAN elettrici, una base progettata per accompagnare l’evoluzione futura della gamma a zero emissioni. Non si tratta solo di un cambio tecnologico, ma di un vero ripensamento del concetto di mobilità premium applicato ai veicoli multifunzionali. La nuova Mercedes-Benz VLE elettrica nasce con l’obiettivo di unire due mondi solo apparentemente lontani: il comfort raffinato e la qualità di marcia tipici di una limousine Mercedes-Benz, e la flessibilità operativa propria di un MPV moderno. Un equilibrio studiato per rispondere alle esigenze di una clientela sempre più eterogenea. L’abitacolo potrà ospitare fino a otto passeggeri, offrendo soluzioni intelligenti per la gestione dello spazio e configurazioni pensate per adattarsi a utilizzi molto diversi tra loro. Dalle famiglie numerose ai professionisti del trasporto premium, la VLE promette un ambiente modulabile, accogliente e tecnologicamente avanzato, in linea con i più recenti standard del marchio. La futura gamma VLE sarà infatti articolata su più declinazioni: dai veicoli pensati per la mobilità quotidiana e il tempo libero, fino a versioni dedicate al servizio shuttle di alto livello, dove comfort, silenziosità di marcia e immagine premium rappresentano elementi centrali.
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LoJack e Arval insieme per rafforzare la sicurezza delle flotte aziendali
(Adnkronos) - La tutela delle flotte aziendali è oggi una delle principali sfide per il mondo del noleggio a lungo termine. In questo contesto si inserisce la collaborazione tra LoJack Italia e Arval Italia, una partnership avviata nel 2019 che ha prodotto risultati concreti e misurabili nel contrasto ai furti di veicoli. I dati parlano chiaro: 516 mezzi recuperati in meno di sei anni, per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. Un bilancio che testimonia l’efficacia di un approccio integrato, basato su tecnologie evolute e su un presidio operativo costante. L’accordo interessa oggi una flotta di circa 55.000 veicoli Arval, destinati a dipendenti di aziende, pubbliche amministrazioni e professionisti. Il fenomeno dei furti d’auto colpisce sempre più spesso i veicoli aziendali, indipendentemente dal segmento di appartenenza. Utilitarie, SUV e modelli premium finiscono nel mirino di organizzazioni criminali che fanno uso di strumenti sofisticati, come i jammer, capaci di neutralizzare i sistemi di localizzazione tradizionali. In questo scenario, la prevenzione e la rapidità di intervento diventano fattori determinanti per limitare i danni economici e operativi. Secondo LoJack, l’adozione di soluzioni hi-tech dedicate alle flotte consente di ottenere percentuali di recupero nettamente superiori alla media nazionale, rafforzando la protezione degli asset e la continuità del servizio per i driver. La soluzione LoJack per flotte aziendali si fonda su tre elementi chiave. Il primo è la tecnologia proprietaria in radiofrequenza, integrata con GPS e GSM, capace di localizzare i veicoli anche in ambienti schermati come garage sotterranei o aree isolate. Il secondo pilastro è una centrale operativa attiva H24, che supporta il driver in tutte le fasi successive al furto, dalla denuncia fino al coordinamento delle attività di recupero. A questo si aggiunge un team di specialisti che opera sul territorio in collaborazione con le Forze dell’Ordine.
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Il record di Valeria e Flaminia, da 10 anni vivono con un cuore artificiale
(Adnkronos) -
Da 10 anni vivono grazie a un cuore artificiale, uno 'zainetto' salvavita che portano sulle spalle o tengono in borsa e che permette al loro ventricolo sinistro di pompare sangue e ossigeno a organi e tessuti. Sono Valeria e Flaminia, le due pazienti con cuore artificiale più longeve seguite dall'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e probabilmente tra le più longeve del mondo - spiegano dall'azienda socio sanitaria territoriale - considerando che la sopravvivenza media a 5 anni dall'impianto riportata in letteratura è del 58%. Loro hanno smentito questa soglia, stanno bene e hanno ancora tanta voglia di vivere. Valeria Pedretti, classe 1945, è una suora dell'Istituto Palazzolo di Bergamo che si prende cura delle sue consorelle anziane e malate; Flaminia Rossi, classe 1947, è una casalinga con la passione per i viaggi. Sono rinate nel 2015: per questioni anagrafiche non potevano essere candidate al trapianto - gold standard nella cura dell'insufficienza cardiaca terminale - e nel loro petto è stato impiantato un Ventricular Assist Device o Vad. Si tratta di un dispositivo composto da una pompa posizionata all'interno del torace e collegata al cuore, descrive una nota dell'Asst ospedale Papa Giovanni XXIII. La pompa aiuta il cuore a spingere il sangue nel corpo, creando un flusso continuo dal ventricolo sinistro all'aorta; è controllata da un piccolo computer (controller) e alimentata da due batterie. Controller e batterie sono posizionati all'esterno del corpo e collegati tra loro tramite un cavo che esce dall'addome. Il risultato è appunto una sorta di zainetto che si può indossare sulle spalle oppure riporre in borsa, con la possibilità per il paziente di ricaricare le batterie di alimentazione in totale autonomia. "Valeria e Flaminia sono l'esempio più concreto di come il Vad oggi non sia solo un 'ponte' verso il trapianto, ma anche una soluzione definitiva per chi ha una grave insufficienza cardiaca, ma non può essere inserito in lista d'attesa per limiti di età o per altre condizioni che li rendono incompatibili con un trapianto di cuore - afferma Amedeo Terzi, responsabile del Centro trapianti di cuore dell'ospedale bergamasco - Entrambe hanno una buona qualità della vita e svolgono anche attività non scontate con la loro malattia: Valeria si prende ancora cura con tanta dedizione delle sue consorelle meno fortunate di lei e Flaminia si divide fra la cura della casa e i viaggi". Questo perché "i progressi tecnici dei sistemi meccanici che supportano un cuore molto malato negli ultimi anni sono stati straordinari" e "oggi possiamo contare su dispositivi molto piccoli e performanti", sottolinea Michele Senni, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'azienda orobica. "La sfida della ricerca in questo campo è riuscire a fare a meno del cavo che unisce la pompa al controller e alle batterie attraverso sistemi wireless e migliorare la biocompatibilità della pompa impiantata a contatto con il cuore", prospetta l'esperto. "Difficilmente però si arriverà a poter fare a meno dei trapianti da cadavere - precisa Attilio Iacovoni, cardiologo del Papa Giovanni che segue il decorso di questi pazienti - Si sta lavorando per arrivare a un meccanismo che possa sostituire entrambi i ventricoli, ma la strada da percorrere è ancora lunga e non priva di difficoltà". Finora Valeria e Flaminia hanno evitato le complicanze più comuni dei Vad, come ictus, emorragie, infezioni e malfunzionamenti del ventricolo destro non supportato dalla pompa. "Questione probabilmente di fortuna - osservano i medici - che però va di pari passo con le cure scrupolose" offerte dai professionisti che a Bergamo le seguono da tanti anni. "La risposta che diamo - evidenzia Alessandro Amorosi, direttore sanitario dell'Asst Papa Giovanni XXIII - è sempre calibrata sul bisogno di salute del paziente che abbiamo davanti, in un'ottica di appropriatezza degli interventi e di beneficio finale per il paziente e per la sua qualità di vita. La ricerca e la tecnologia ci daranno soluzioni sempre più numerose e performanti. Il lavoro dei professionisti della salute sarà sempre più in futuro quello di individuare la soluzione più adatta per ogni tipologia di condizione e di paziente, per una medicina sempre più di precisione e ritagliata sui reali bisogno della persona, in un'ottica anche di sostenibilità e miglioramento sempre più deciso degli outcome di cura". Al Papa Giovanni XXIII vengono impiantati ogni anno dai 10 ai 12 Vad in pazienti con insufficienza cardiaca terminale, come ponte al trapianto oppure come soluzione definitiva per chi non può essere in lista d'attesa. "Il nostro Dipartimento cardiovascolare si distingue nel panorama nazionale e non solo per la capacità di dare una risposta a un range molto ampio di pazienti, che vanno dal neonato che nasce con un cuore malato al grande anziano, con al centro una fitta e variegata casistica di persone che devono fare i conti con problematiche cardiache trattate secondo i più recenti standard di cura e le novità scientifiche che la ricerca, condotta anche all'interno del nostro centro, riesce a offrire alla clinica di tutti giorni - dichiara il Francesco Locati, direttore generale dell'Asst - Valeria e Flaminia credo siano l'esempio più concreto dei traguardi che si riescono a ottenere quando la tecnologia incontra la competenza e la dedizione dei nostri professionisti". "Di fronte a storie come quelle di Valeria e Flaminia è impossibile non provare una profonda emozione e, allo stesso tempo, un grande senso di responsabilità istituzionale - rimarca Marcella Messina, assessora alle Politiche sociali, Salute, Sport e Longevità del Comune di Bergamo - Due donne diverse per percorso di vita, età e scelte, ma unite da una straordinaria forza interiore e da una fiducia incrollabile nella vita e nella cura. Il fatto che da 10 anni convivano con un cuore artificiale, superando limiti anagrafici, prognosi complesse e statistiche che spesso parlano di percentuali e non di persone, rappresenta un messaggio potente per tutta la nostra comunità. E' la dimostrazione concreta di come l'innovazione tecnologica, quando è accompagnata da competenze cliniche di altissimo livello e da una presa in carico umana e continuativa, possa trasformare una condizione di estrema fragilità in una nuova possibilità di vita dignitosa. Come assessore alle Politiche sociali e alla salute sento il dovere di esprimere gratitudine nei confronti dell'ospedale Papa Giovanni XXIII, ma anche quello di ribadire l'importanza di un sistema sanitario pubblico che non lascia indietro nessuno. Lo 'zainetto' di Valeria e Flaminia non è soltanto un dispositivo medico, ma è il simbolo di una sanità che accompagna, sostiene e restituisce futuro". Commenta monsignor Giulio Dellavite, portavoce della Diocesi di Bergamo: "Si sta per chiudere il Giubileo che ha invitato tutti a essere pellegrini di speranza. Uno dei simboli caratteristici sia del pellegrino è lo zaino. Queste storie consegnano a tutti noi uno zainetto di speranza, mostrando la speranza non come ottimismo buonista natalizio, ma come caparbietà ostinata quotidiana capace di sfidare il peggio. Ce lo insegnano sia le protagoniste che il personale sanitario. C'è estremo bisogno di questo: ne ha bisogno il mondo, ne ha bisogno la società, ne ha bisogno ciascuno. E' la forza della vita che vince la notte più buia, la stessa che si celebra guardando la grotta Betlemme e che in loro per noi oggi diventa realtà e testimonianza di possibilità per altri".
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Gemelli, al congresso Floretina il futuro delle terapie salva-vista
(Adnkronos) - Le novità nei trattamenti medici e chirurgici delle patologie vitro retiniche sono state al centro di Floretina, convegno organizzato da Stanislao Rizzo, ordinario di Oculistica all'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Oculistica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. Un evento scientifico che si è tenuto nelle scorse settimane alla Fortezza da Basso di Firenze, cui hanno partecipato 6mila oculisti da 71 Paesi. Una vetrina sul presente più avanzato e sul futuro prossimo del settore - sottolineano dal Gemelli - costruito in decine di sessioni in parallelo, numerose sedute di live surgery in collegamento con sale operatorie da tutto il mondo (dal Giappone al Brasile, dal Kuwait al Marocco, al Policlinico Gemelli) e ricerca di frontiera. Oltre mille gli abstract pervenuti, persino dalle isole Samoa. A margine dei lavori anche 'Eyenovate', un think tank che fa dialogare tra loro grandi investitori (Deutsche Bank, Bank of America, Sanofi e altri) e piccole start up di settore, in cerca di finanziamenti per i loro studi clinici. "Negli anni - dichiara Rizzo - Floretina è diventato un importante punto di incontro, un'agorà frequentata da medici, specializzandi, ricercatori, investitori, aziende, enti regolatori (hanno partecipato tra gli altri dirigenti dell'Aifa, dell'Ema, della Fda), editor in chief di riviste scientifiche prestigiose come il 'Retina Journal', società scientifiche di settore tra cui la Sou, Società oftalmologica universitaria". Tante le novità sui trattamenti medici e chirurgici delle patologie vitreo-retiniche presentate nei 4 giorni di convegno, riassume una nota. Innanzitutto le terapie per la maculopatia, la principale causa di perdita della vista nel mondo occidentale. "Per quanto riguarda la forma 'umida' (la più aggressiva, ma anche la meno frequente, rappresentando appena il 10% di tutti i casi) - riferisce Rizzo - abbiamo farmaci sempre più potenti e patient-friendly. Il vero problema di quelli utilizzati finora è che, seppur molto efficaci, vanno somministrati per iniezioni intravitreali una volta al mese in ospedale. Nella real life questo porta spesso il paziente ad abbandonare la terapia, con gravi conseguenze sulla vista. La nuova generazione di queste terapie anti-Vegf comporta inizialmente 7-8 somministrazioni all'anno, per arrivare in seguito a 3-4". Ma è possibile fare di meglio. "Ad esempio - spiega lo specialista - introducendo all'interno dell'occhio piccoli serbatoi che rilasciano in maniera continua il farmaco (e già questo è un vantaggio, perché il 'picco' dell'anti-Vegf somministrato per iniezione intravitreale non fa benissimo) e possono essere riempiti dall'esterno 1-2 volte l'anno. La Fda li ha già approvati; noi al Gemelli siamo stati i top recruiter per lo studio europeo, ma l'Ema non ha ancora dato il via libera". Una frontiera ulteriore è rappresentata dalla terapia genica (Abbv-Rgx-314), che consiste nel portare le cellule della retina a produrre da sole il 'farmaco' contro la maculopatia umida, il fattore anti-Vegf. "Anche in questo caso - afferma Rizzo - siamo stati top recruiter in Europa (abbiamo trattato 12 pazienti). I risultati definitivi arriveranno il prossimo anno e speriamo nell'ok dell'Ema per il 2027". Ci sono poi decine di molecole di nuova generazione (spesso frutto di startup americane) con effetti sempre più potenti e prolungati, attualmente in fase 1 e 2 di sperimentazione, che sono stati presentati in un'apposita sessione del congresso Floretina, Retina Futura. Per quanto riguarda la maculopatia 'secca' (o dry Amd, il 90% dei casi) - prosegue la nota - negli Usa sono disponibili due terapie (Syfovre*, pegcetacoplan e Izervay*, avacincaptad pegol) non ancora approvate da Ema. "Questi farmaci, che richiedono un'iniezione intravitreale mensile - descrive Rizzo - rallentano l'evoluzione della malattia solo nel 30% dei trattati, a livello anatomico, non necessariamente funzionale. Per le forme intermedie di dry Amd altre speranze di rallentare l'evoluzione vengono dai laser per la fotobiomodulazione (Pbm) e dalla iontoforesi con la quale si somministra luteina ad altissima concentrazione". Infine, per le degenerazioni retiniche ereditarie c'è il grande capitolo della terapia genica. "Per l'amaurosi congenita di Leber - riferisce l'esperto - abbiamo utilizzato di recente Luxturna*, la prima terapia genica, approvata 3 anni fa. Ma c'è una grande novità allìorizzonte, frutto della ricerca made in Italy. Telethon ha finanziato una piccola grande startup napoletana, AAvantgarde di Alberto Auricchio (ordinario di Genetica medica alla Federico II di Napoli e direttore del Tigem, Istituto Telethon di genetica e medicina di Pozzuoli), che ha messo a punto un 'dual vector'; questo permette di superare l'empasse del carrier nella terapia genica". I carrier utilizzati finora, gli adenovirus, possono trasportare solo piccoli frammenti di Dna 'di ricambio'. Ma alcune malattie oculari come la Stargardt (una maculopatia giovanile), la sindrome di Usher (una rara malattia genetica ereditaria che colpisce vista e udito) o la distrofia corio-retinica X-linked necessitano per il trattamento di frammenti di Dna molto grandi, che gli adenovirus non riescono a trasportare. Auricchio ha ideato un dual vector, ossia ha diviso il Dna in due frammenti che vengono portati sulla retina da due diversi carrier virali, permettendo ai frammenti di Dna di riunirsi all'interno dell'occhio. "Alla Federico II di Napoli Francesca Simonelli (ordinario di Oculistica, università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) - evidenzia Rizzo - ha già trattato i primi 6 pazienti e ha presentato i risultati a Floretina. Contiamo di iniziare anche noi prestissimo". Grande protagonista dei trattamenti vitreo-retinici, poi, è sempre più la chirurgia digitale in 3D: consente al chirurgo di vedere in tempo reale, su un megaschermo posizionato accanto al campo operatorio, tutte le informazioni necessarie per rendere più sicuro l'intervento (pressione dell'occhio, intensità di luce utilizzata, temperatura di infusione). Ma non solo. "Al Gemelli - rimarca Rizzo - è stato messo a punto il primo strumento di intelligenza artificiale applicato alla chirurgia retinica. Si tratta di un software di Ia (Matlab surgical copilot) che ci 'parla' durante l'intervento, mettendo in evidenza le lesioni da trattare e le possibili soluzioni. Per realizzarlo abbiamo addestrato con migliaia di immagini questo software a riconoscere le varie fasi della chirurgia retinica, i diversi tessuti e gli strumenti che utilizziamo". Infine, un'altra novità in sala operatoria riguarda le macchine compatte, 'all in one' (Alcon, Unity* Vitreoretinal cataract system-Vcs), che hanno insieme la strumentazione sia per la chirurgia vitreo-retinica che per la cataratta. "Questo ci dà un vantaggio non solo da un punto di vista economico, ma anche di spazio e di organizzazione di sala operatoria", conclude l'organizzatore di Floretina.
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Renzo Iorio nuovo presidente di Federterme Confindustria
(Adnkronos) - Renzo Iorio è il nuovo presidente di Federterme Confindustria, l’associazione che dal 1919 rappresenta il sistema termale italiano. Subentra a Massimo Caputi alla guida di un settore strategico non solo in ambito sanitario, ma anche per lo sviluppo turistico, territoriale, occupazionale e della salute termale del Paese. Nel suo primo intervento, Iorio ha ribadito il ruolo chiave delle terme come motore di benessere, coesione sociale e sviluppo locale: "Federterme Confindustria è un punto di riferimento imprescindibile per le politiche attive del settore termale. Le terme costituiscono un presidio economico e sociale insostituibile per le aree interne, generando occupazione qualificata, attrattività territoriale e servizi essenziali per le comunità locali. Sotto la mia presidenza, intensificheremo la difesa delle terme dotate di autentica acqua termale, tutelando il loro valore terapeutico esclusivo, e daremo impulso a un ambizioso programma di ricerca scientifica, con studi clinici avanzati, trials randomizzati e collaborazioni con università e istituzioni sanitarie, per validare le proprietà terapeutiche delle acque, innovare le applicazioni cliniche e posizionare il termalismo all’avanguardia della medicina evidence-based, integrandolo con turismo e benessere sostenibile". Renzo Iorio è Consigliere di amministrazione con delega alle relazioni istituzionali e associative di Terme di Sirmione Spa dal 2017, nonché Adjunct Faculty Member presso la Luiss Business School. La sua carriera vanta expertise in consulenza aziendale, finanza d’impresa, M&A e gestione di partecipazioni in Italia e all’estero. Ha guidato per oltre vent’anni l’espansione della multinazionale Accor in Italia e Sud Europa, ricoprendo incarichi dirigenziali in Ferrovie dello Stato e Anas Spa. Sul piano politico e istituzionale, è vicepresidente vicario di Federturismo Confindustria, dopo aver presieduto Aica Confindustria, Federturismo e il Gruppo Tecnico Cultura & Sviluppo; è inoltre membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Industriali di Napoli. Il Cavaliere del Lavoro Giacomo Gnutti, presidente e amministratore delegato di Terme di Sirmione Spa, ha commentato: “Formulo i migliori auguri di buon lavoro all’amico Renzo Iorio, che da anni condivide con noi le strategie aziendali. Sono certo che la sua profonda competenza del settore turistico e la sua esperienza del contesto Confindustriale e associativo, ricoprendo anche posizioni apicali, consentiranno a Federterme una nuova affermazione del termalismo italiano, patrimonio economico, sanitario e turistico, secondo in Europa dopo la Germania e quinto nel mercato mondiale”.
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Per pmi assicurazione catastrofale entro il 31/12, come gestire al meglio una scelta fondamentale
(Adnkronos) - Negli ultimi anni l’Italia è stata colpita da terremoti, alluvioni, frane e altri eventi estremi che hanno causato perdite miliardarie per il tessuto produttivo. Un’analisi dell’istituto mUp Research riferita all’autunno 2024 ha rilevato che più di 278 mila imprese hanno subito danni legati a calamità naturali nell’anno precedente, con perdite stimate in circa tre miliardi di euro. Nel nostro Paese il tessuto economico maggiormente esposto a questo tipo di rischi e con poche tutele è quello delle piccole medie imprese, che rappresentano la maggioranza delle aziende. Segue un’analisi degli esperti di Partner d’Impresa, – realtà che supporta la crescita e la sicurezza delle imprese attraverso un team interdisciplinare di professionisti. La legge di Bilancio 2024 ha introdotto, con una norma specifica del 30 dicembre 2023 n. 213 (art. 1 commi 101‑111), un obbligo assicurativo per trasferire sulle assicurazioni private una parte del rischio che finora è gravato solo sui fondi pubblici, andando a promuovere nelle imprese una cultura della prevenzione. Tutte le aziende con sede legale in Italia, escluse quelle agricole, sono obbligate a stipulare una polizza assicurativa che copra i potenziali danni causati da terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. L’azienda deve quindi assicurare terreni, impianti, attrezzature e beni in locazione salvo che questi siano già coperti da polizze analoghe. Infine, il decreto attuativo n. 18/2025 (DM 30 gennaio 2025) ha specificato che l’obbligo non si estende ai beni in costruzione, agli immobili abusivi, alle scorte, ai mobili d’ufficio o ai veicoli iscritti al Pra (Pubblico registro automobilistico). La norma nasce dall’esigenza di ridistribuire il rischio: lo Stato non può più sobbarcarsi integralmente i costi delle ricostruzioni e dei ristori dopo i disastri. Se le grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) sono state coinvolte nella normativa già da marzo 2025 e per le medie imprese (con 50-250 dipendenti) l’obbligo è scattato col mese di ottobre, per le pmi e le micro-imprese la scadenza prevista è quella del 31 dicembre 2025. Sarà fatta una proroga per i comparti della pesca e dell’acquacoltura: per queste imprese l’obbligo scatterà sempre il 31 dicembre 2025. "Per l’impresa inadempiente non sono previste sanzioni pecuniarie ma sarà automaticamente esclusa da contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche di qualsiasi natura, oltre a vedersi precluso l’accesso alla garanzia statale sui finanziamenti, vale a dire al Fondo di garanzia per le pmi. Si tratta dunque di una forma di sanzione di tipo interdittivo, che rafforza l’obbligo attraverso il meccanismo del vincolo premiale", spiega il legale Fabio Speranza del network nazionale di professionisti Partner d’impresa. Il rispetto dell’obbligo diventa infatti condizione necessaria per partecipare a una vasta gamma di misure agevolative. Tra queste figurano i contratti di sviluppo disciplinati dal D.M. 9 dicembre 2014, i programmi Smart & Start Italia per le startup innovative, le misure per l’economia circolare introdotte dal nrr, i fondi per la salvaguardia occupazionale e le iniziative di venture capital per la transizione ecologica ed energetica. La disposizione non è autoapplicativa: ogni amministrazione pubblica dovrà integrare nei propri bandi le clausole di esclusione per le imprese sprovviste di polizza. “Il ministero delle Imprese e made In Italy, inoltre, intende precludere l’accesso ai propri incentivi alle imprese inadempienti, ma l’efficacia scatterà solo dopo che le singole misure saranno adeguate. Questo significa che senza polizza non sarà possibile accedere a contratti di sviluppo, fondi per startup, incentivi per economia circolare o energie rinnovabili. E' evidente, dunque, come la stipula della polizza non rappresenti soltanto un adempimento formale, ma una vera e propria condizione di accesso a strumenti fondamentali di sostegno allo sviluppo imprenditoriale”, aggiunge Speranza.Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il trattamento fiscale dei premi assicurativi. Quelli corrisposti dall’azienda per coperture inerenti l’attività d’impresa rientrano infatti tra i costi deducibili. Ciò vale sia ai fini Ires, con aliquota al 24%, sia ai fini Irap, con aliquota ordinaria al 3,9%, salvo le differenziazioni regionali. Gli effetti pratici, tuttavia, non sono omogenei. “Per le grandi imprese, che saranno le più esposte a premi assicurativi rilevanti, la deducibilità fiscale rappresenta un parziale alleggerimento, ma non elimina l’impatto economico. In pratica, se il costo della polizza riduce la base imponibile, resta comunque un esborso significativo in termini di liquidità, capace di comprimere i margini e incidere sui flussi di cassa. La questione diventa quindi di equilibrio: quanto vale la protezione assicurativa rispetto al peso che esercita sul conto economico?”, sottolinea la fiscalista del network Partner d’impresa Simona D’Alessandro. Diverso il discorso per pmie microimprese. Qui i premi saranno più contenuti, ma proporzionalmente più gravosi in rapporto al fatturato. “La deducibilità fiscale, pur utile, rischia di non essere sufficiente a compensare la pressione sul flusso di cassa. Per realtà imprenditoriali a bassa capitalizzazione, poi, la polizza rischia di ridurre la capacità di autofinanziamento e di rallentare gli investimenti programmati”, conclude D’Alessandro. Così come strutturata la legge presenta certamente delle criticità. Innanzitutto una riflessione riguarda i costi elevati e le disparità che la norma apporterà tra gli imprenditori in funzione delle aree territoriali in cui ha sede la loro impresa. “In molte aree ad alto rischio sismico o idrogeologico, infatti, i premi potranno risultare molto onerosi e a questi si sommeranno i costi di perizia per determinare il valore a nuovo dei beni” sottolinea la fiscalista D’Alessandro. L’obbligo normativo, poi, fa riferimento a una copertura parziale, ovvero riguarda solo le immobilizzazioni materiali: scorte, automezzi, beni mobili e merci non sono assicurati. Le imprese devono quindi valutare l’acquisto di garanzie accessorie per una protezione completa. Non va trascurato infine l’aspetto inerente ai rapporti tra proprietario e utilizzatore. Per i beni in locazione o leasing l’obbligo ricade sull’utilizzatore; è quindi consigliabile stabilire contrattualmente chi sostiene il premio e come si ripartiscono i rischi. In ultima analisi, secondo la fiscalista, vi è incertezza sull’effettiva applicazione delle sanzioni. “Le sanzioni sono solo indirette (esclusione dai bandi), ma la loro efficacia dipende dai provvedimenti attuativi delle singole amministrazioni. Le imprese temono che la frammentazione dei criteri possa creare incertezza sull’accesso a incentivi e finanziamenti”. Considerando le opportunità va considerato che, In un contesto in cui i parametri esg stanno assumendo crescente importanza nelle valutazioni creditizie e nelle politiche di erogazione del credito, la stipula di una copertura assicurativa contro i rischi naturali può essere interpretata come un segnale di gestione consapevole del rischio giocando un ruolo positivo nei rating creditizi. “Le banche e gli investitori istituzionali, sempre più sensibili al rischio climatico, potrebbero considerare la stipula di una polizza catastrofale come un segnale positivo di gestione aziendale. Ciò trasformerebbe un obbligo normativo in un vantaggio reputazionale, capace di incidere favorevolmente sul rating bancario, facilitare l’accesso al credito e, in prospettiva, ridurre il costo del finanziamento”, spiega Simona D’Alessandro. Inoltre, l’obbligo può essere trasformato in un vantaggio competitivo che garantisca all’impresa, in caso di evento catastrofale, le risorse necessarie per riprendere rapidamente la produzione. “Non va trascurato anche il fattore della riduzione dei premi attraverso la prevenzione. Il decreto prevede che i premi siano modulati in base alle misure di mitigazione adottate. Investimenti in adeguamenti antisismici, sistemi di drenaggio o piani di emergenza possono ridurre sensibilmente il costo della polizza” aggiunge la fiscalista. Ancora, sempre secondo la consulente, vanno considerati i vantaggi collegati alla possibilità di stipulare polizze collettive e convenzioni. Le associazioni di categoria stanno negoziando convenzioni con le compagnie per abbattere i costi per andare incontro alle necessità di micro e piccole imprese.
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