L’Africa si spacca: svelato il segreto della frattura che darà vita a un nuovo oceano

(Adnkronos) - Il volto del nostro pianeta sta cambiando in modo irreversibile. Ciò che un tempo era un'ipotesi geologica è ora supportato da una rilettura rivoluzionaria di dati rimasti inediti per mezzo secolo: l'Africa si sta dividendo in due. Una colossale frattura sta squarciando il continente partendo dal nord dell'Etiopia, preparando il terreno per la nascita di un nuovo bacino oceanico. Lo studio, intitolato "A review of the 1968 Afar Magnetic Survey data and integration with vintage Red Sea and Gulf of Aden data" e recentemente pubblicato sul Journal of African Earth Sciences, è il risultato di una collaborazione internazionale tra l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l'Università di Keele e la P&R Geological Consultants. La regione dell'Afar è oggi considerata il "laboratorio naturale" più attivo del pianeta. È qui che tre colossali placche tettoniche, l'Arabica, la Somala e la Nubia, si scontrano e si allontanano simultaneamente. "L'Africa si sta lentamente dividendo in due parti, con una grande frattura che attraversa l'intero continente e che affonda le sue radici nella regione dell'Afar", spiega Riccardo De Ritis, ricercatore dell'INGV e co-autore dell'articolo. "Si tratta di un luogo unico al mondo in cui convergono tre grandi sistemi di rift, il Mar Rosso, il Golfo di Aden e il Rift dell'Africa Orientale, formando una delle aree geologicamente più attive e complesse del pianeta". 
Grazie alla digitalizzazione di rari dati aeromagnetici raccolti nel 1968, il team di ricerca ha ricostruito la cronologia esatta del "divorzio" continentale. Contrariamente a quanto ipotizzato in passato, la frattura non è stata simultanea: il processo è iniziato con la separazione tra Africa e Arabia lungo le direttrici del Mar Rosso e del Golfo di Aden. Solo molto più tardi, il Main Ethiopian Rift (MER) ha raggiunto l'Afar, completando il triangolo di rottura. L'analisi delle anomalie magnetiche mostra una "impronta" chiarissima: nel settore sud della regione domina il trend del Golfo di Aden, mentre non vi è traccia del più giovane rift etiopico. "Questa doppia disposizione mette in evidenza le principali fratture geologiche che hanno guidato la separazione iniziale tra Africa e Arabia", sottolinea De Ritis.  
Immagine di cover. Mappa topografica dell'Etiopia che mostra la depressione di Afar, la parte settentrionale del sistema di rift che attraversa il continente africano. Derivata da SRTM 1‑ArcSecond DEM (circa 30 m) del Jet Propusion laboratory della Nasa 
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CTAO-South: in Cile la costruzione del più grande osservatorio di raggi gamma al mondo

(Adnkronos) - Con una cerimonia ufficiale e la deposizione di una capsula del tempo, è stata avviata la costruzione del CTAO-South, il ramo meridionale del Cherenkov Telescope Array Observatory. Situato presso il sito dell'Osservatorio Europeo Australe (ESO) nel deserto di Atacama, il complesso si appresta a diventare il più potente osservatorio di raggi gamma mai realizzato, consolidando il ruolo del Cile come hub globale per l'astronomia di precisione. Il CTAO è progettato per intercettare i raggi gamma ad altissima energia originati dagli eventi più violenti del cosmo. Poiché questi raggi non penetrano l'atmosfera terrestre, l'osservatorio utilizza una tecnica indiretta: il rilevamento della radiazione Cherenkov. Quando un fotone gamma ad alta energia interagisce con l'atmosfera, genera una cascata di particelle cariche che viaggiano a velocità superiori a quella della luce nel mezzo atmosferico, producendo un debole lampo di luce blu della durata di pochi miliardesimi di secondo. Per catturare questi segnali, il CTAO-South impiegherà oltre 50 telescopi dotati di camere ultra-rapide e specchi di enormi dimensioni. L'osservatorio completo comprenderà oltre 60 telescopi suddivisi tra i siti CTAO-South (emisfero sud) e CTAO-North (emisfero nord), coprendo un'area di raccolta totale superiore a un milione di metri quadrati. Il sito cileno, da solo, opererà in un intervallo energetico compreso tra 20 GeV e 300 TeV, analizzando radiazioni miliardi di volte più energetiche della luce visibile. "Siamo felici di accogliere questa struttura innovativa nella famiglia dell'ESO", ha dichiarato il Direttore Generale dell'ESO, Xavier Barcons. "L'inizio della costruzione del sito sud nel deserto di Atacama rappresenta una pietra miliare sia per CTAO che per l'ESO, ma anche per il Cile, poiché questa nuova struttura rafforzerà la posizione del Paese come centro mondiale per l'astronomia". Grazie a una precisione senza precedenti, il CTAO permetterà agli astrofisici di indagare i misteri più profondi dell'Universo, partendo dallo studio dei processi di accelerazione delle particelle relativistiche per comprenderne l'origine, passando per l'osservazione ravvicinata di ambienti estremi quali buchi neri, stelle di neutroni e resti di supernove, fino a spingersi alle frontiere della fisica con la ricerca della materia oscura e la verifica dei limiti della teoria della relatività di Einstein. Secondo Stuart McMuldroch, Direttore Generale di CTAO, il progetto sta trasformando una visione in realtà: "Grazie all'impegno dei nostri partner globali e al supporto dell'ESO, stiamo iniziando la costruzione di quello che sarà l'osservatorio di raggi gamma più avanzato sulla Terra". 
Cronoprogramma e collaborazione internazionale
 La costruzione delle fondamenta è affidata a un consorzio di aziende cilene, aprendo la strada all'installazione dei primi telescopi prevista per la fine del 2026. I primi dati scientifici e le osservazioni inaugurali del cielo gamma dal Cile sono attesi entro un anno dall'inizio dei lavori. Il progetto è frutto di una collaborazione internazionale che vede l'ESO come partner fondatore e ospite del sito sud, in sinergia con il governo cileno e l'Agenzia Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo (ANID). 
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Imprese, Luca Palermo da gennaio sarà amministratore delegato e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi Spa

(Adnkronos) - Da gennaio, Luca Palermo assumerà gli incarichi di amministratore delegato e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi Spa, la società controllata al 100% da FederlegnoArredo e che organizza e gestisce, tra l’altro, il Salone del Mobile.Milano. A darne notizia è il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, che rivolge a Palermo i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico. "La sua esperienza manageriale, unita a una profonda conoscenza del sistema fieristico - commenta Claudio Feltrin - rappresenta un valore aggiunto importante per affrontare le sfide che ci attendono. Sono convinto che il suo ingresso potrà contribuire a consolidare i risultati raggiunti fino ad ora e a sviluppare nuove opportunità di crescita, rafforzando ulteriormente il ruolo strategico della Spa a servizio delle imprese della filiera legno-arredo". "Federlegno Arredo Eventi Spa è un asset centrale per la promozione internazionale del Made in Italy che trova la sua massima espressione nel Salone del Mobile.Milano. A nome mio e di tutto il CdA della società rivolgo i migliori auguri di buon lavoro al dottor Palermo e confermo la nostra piena collaborazione e impegno per un percorso condiviso di crescita", commenta Gianfranco Marinelli, presidente di Federlegno Arredo Eventi Spa. "Per Salone del Mobile.Milano l’ingresso di Luca Palermo rappresenta una scelta di continuità e, al tempo stesso, di visione, che ci vedrà lavorare insieme per consolidare il ruolo internazionale della manifestazione e il valore per l’intera filiera", sottolinea Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano. "Sono orgoglioso - spiega Luca Palermo - di intraprendere questa nuova sfida professionale e desidero ringraziare il presidente Feltrin, il presidente Marinelli, il Consiglio di amministrazione di Flae, il Consiglio di presidenza di Fla e la presidente del Salone del Mobile.Milano Maria Porro per la fiducia che mi è stata accordata. Affronto questo incarico con grande senso di responsabilità e con la volontà di mettere a disposizione esperienza, energia e visione, con l’obiettivo di guidare Flae in una fase di sviluppo e consolidamento strategico, rafforzandone il posizionamento in Italia e sui mercati internazionali e valorizzando l’heritage e il ruolo unico al mondo del Salone del Mobile.Milano quale piattaforma globale di riferimento".  Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pavia, Luca Palermo ha conseguito il General Management Program (Gmp) presso la Harvard Business School. Dirigente e imprenditore con oltre vent’anni di esperienza, ha ricoperto ruoli di Ceo e membro di Consigli di amministrazione in aziende dei settori dei servizi e della tecnologia. Dal 2023 ha avviato un percorso imprenditoriale e di advisory, ricoprendo incarichi di presidenza e partecipazione in realtà attive nella trasformazione digitale e nella smart logistics. Nel 2023 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti professionali. Dal 2020 al 2023 ha ricoperto il ruolo di Ceo e direttore generale del Gruppo Fiera Milano. In precedenza, dal 2017 al 2020, è stato Ceo di Edenred Italia. Dal 2008 al 2017 ha ricoperto il ruolo di Ceo di Nexive, dopo precedenti incarichi manageriali in Vodafone.  
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CSG-FM3, il nuovo occhio di Cosmo-SkyMed

(Adnkronos) - Il settore aerospaziale italiano si appresta a vivere un momento cruciale per l’osservazione della Terra. È stato ufficialmente attivato il countdown per il lancio di CSG-FM3, il terzo satellite della costellazione di seconda generazione COSMO-SkyMed (CSG). L'evento, promosso dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa, è programmato per il 28 dicembre 2025 alle ore 03:09 italiane dalla Vandenberg Space Force Base, in California. Il satellite CSG-FM3 rappresenta un pilastro fondamentale per garantire la continuità operativa tra la prima e la seconda generazione di satelliti radar. Il programma si basa sull'impiego della tecnologia Synthetic Aperture Radar (SAR) operante in banda X, una soluzione che permette di monitorare il territorio con una precisione millimetrica. A differenza dei sistemi ottici tradizionali, i radar SAR sono in grado di acquisire dati "in ogni condizione meteorologica, di giorno e di notte". Questa caratteristica rende la costellazione uno strumento indispensabile per la gestione delle emergenze, il monitoraggio del cambiamento climatico e la tutela della sicurezza nazionale. Grazie alle avanzate capacità interferometriche, il sistema permette di effettuare analisi di stabilità e rilevamenti accurati dei cambiamenti, trovando applicazione in settori diversificati: 
Urbanistica e infrastrutture: monitoraggio di cedimenti strutturali. 
Risorse naturali: gestione di aree minerarie, marittime e petrolifere. 
Ambiente: controllo delle aree forestali e delle zone costiere.  Il progetto CSG-FM3 è il risultato di una sinergia industriale interamente italiana, che vede coinvolte le principali realtà del comparto: Thales Alenia Space, responsabile della realizzazione dei satelliti e del segmento spaziale, Telespazio, incaricata del segmento di terra e della gestione delle operazioni di controllo, Leonardo, fornitore di unità di bordo e sistemi di alta precisione e infine e-GEOS, responsabile della distribuzione e valorizzazione commerciale dei dati a livello globale. Con l’aggiunta di CSG-FM3, la costellazione conterrà cinque satelliti operativi (due di prima generazione e tre di seconda), consolidando una "leadership dell’osservazione radar dallo spazio" che pone l’Italia in una posizione di rilievo internazionale. Il sistema duale — civile e militare — permette di rispondere contemporaneamente a necessità istituzionali di difesa e a sfide globali legate alla sostenibilità ambientale. L’integrazione di questo nuovo satellite non è solo un avanzamento tecnologico, ma una conferma della capacità della filiera nazionale di integrare "tecnologia all’avanguardia, innovazione e visione strategica" al servizio della resilienza del territorio.  Immagine di cover ASI 
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Differenziata in aumento durante le Feste, le regole

(Adnkronos) - Anche per queste festività, fra dicembre 2025 e gennaio 2026, è previsto un aumento degli imballaggi conferiti in raccolta differenziata dai cittadini italiani. Le prime stime Conai indicano, come per gli anni passati, una crescita dei flussi a fine vita: per plastica e vetro gli incrementi nei conferimenti potrebbero oscillare tra il 4% e il 7%, mentre per la carta l’aumento potrebbe localmente raggiungere punte del 10%.  "Le analisi a campione, confrontando i dati degli anni precedenti con le previsioni fornite dai gestori di alcune città italiane, porta a delineare questo scenario - spiega Fabio Costarella, vicedirettore generale Conai - La situazione economica del Paese resta eterogenea e non è semplice prevedere se l’andamento sarà più o meno forte. Ma un aumento dei consumi tra dicembre e gennaio resta fisiologico e rende ragionevole attendersi anche un incremento dei conferimenti in raccolta differenziata. Le previsioni di Confcommercio indicano, ad esempio, che per i soli regali natalizi ogni italiano spenderà in media 211 euro: un incremento dei consumi che porta con sé una maggiore quantità di imballaggi".  Come avviene ogni anno, a crescere saranno soprattutto gli imballaggi in carta e cartone, in particolare scatole per spedizioni, confezioni di prodotti natalizi e carta regalo, ma anche quelli in plastica, come film, involucri, vaschette e imballaggi alimentari. Per quanto riguarda il vetro, l’aumento riguarderà soprattutto bottiglie di vino, spumante e liquori, tipiche del periodo delle feste. "In alcuni territori le percentuali potrebbero risultare anche superiori alle nostre stime - prosegue Costarella - Negli ultimi anni l’incertezza economica e i cambiamenti nei consumi hanno reso più complessa l’attività previsionale, ma resta fondamentale che i cittadini conferiscano correttamente gli imballaggi. Il sistema Paese è in grado di gestire senza criticità questi volumi, a condizione che la qualità della raccolta rimanga elevata".  Proprio per questo, durante le festività è importante prestare particolare attenzione a come si differenziano i rifiuti. La carta utilizzata per avvolgere i regali è riciclabile e va conferita nella raccolta di carta e cartone, così come le confezioni esterne di pandoro e panettone. Gli scontrini, salvo indicazioni diverse riportate sul retro, devono invece essere gettati nell’indifferenziato perché realizzati in carta chimica. Ma anche carta oleata e carta da forno non sono riciclabili se non espressamente indicato e non vanno conferite con la carta. E ancora: addobbi natalizi, pirofile in vetro borosilicato e ceramiche non devono essere conferiti con gli imballaggi in vetro perché comprometterebbero la qualità della raccolta. Anche i bicchieri di cristallo rotti vanno buttati nell’indifferenziato. "Il cristallo contiene piombo, e pochi frammenti di cristallo compromettono grandi quantità di vetro riciclabile", spiega Fabio Costarella.  Le scatole in legno utilizzate per confezionare bottiglie di vino o liquori devono invece essere portate alle isole ecologiche. Infine, per la plastica, giocattoli rotti e oggetti che non sono imballaggi non vanno inseriti nella raccolta differenziata, ma conferiti nel rifiuto indifferenziato o portati nei centri di raccolta. Tutti gli imballaggi in plastica devono essere svuotati prima del conferimento, mentre quelli flessibili è consigliabile schiacciarli per ridurre il volume. "È bene rimuovere le etichette coprenti dai flaconi o dalle bottiglie -aggiunge Costarella - e conferire poi in raccolta differenziata sia l’etichetta sia il flacone o la bottiglia. È un aiuto ai riciclatori, che potranno così gestire meglio gli imballaggi in fase di preparazione per recupero e riciclo". "Con un tasso di riciclo degli imballaggi superiore al 76%, l’Italia si colloca stabilmente tra i Paesi di riferimento in Europa nel campo dell’economia circolare - conclude Fabio Costarella. - Il mantenimento e il rafforzamento di questo risultato richiedono un impegno costante e condiviso, anche nei periodi caratterizzati da un aumento dei consumi. Una corretta raccolta differenziata consente di valorizzare le risorse, sostenere gli obiettivi di sostenibilità e consolidare un modello che il Paese ha progressivamente costruito nel tempo". 
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I dieci migliori videogiochi del 2025

(Adnkronos) - Il 2025 sarà ricordato come l'anno dei "grandi ritorni" (Metroid e Kojima su tutti) e della transizione verso il nuovo hardware Nintendo, nonostante il rinvio di GTA VI al 2026 abbia lasciato un vuoto mediatico che altri titoli hanno saputo colmare. Ecco la lista dei 10 videogiochi più significativi del 2025, selezionati bilanciando l'accoglienza della critica, l'impatto sul mercato e la qualità artistica. 
10. Assassin's Creed Shadows (Ubisoft)
 Nonostante le polemiche pre-lancio e un rinvio strategico, l'ambientazione feudale giapponese ha garantito vendite astronomiche. Un titolo solido, privo di rischi creativi, che ha dato al pubblico esattamente quello che chiedeva da un decennio: ninja e samurai in salsa Ubisoft. 
9. Battlefield 6 (Battlefield Studios)
 Il ritorno alle classi tradizionali e un'ambientazione moderna segnano la rinascita del franchise sotto la guida di Vince Zampella, che punta tutto sulla sostanza abbandonando gli esperimenti falliti. 
8. ARC Raiders (Embark Studios)
 Uno sparatutto a estrazione PvPvE che unisce un comparto tecnico fotorealistico a meccaniche di sopravvivenza in un mondo retro-futuristico. Il titolo si distingue per la tensione costante data dalla doppia minaccia delle macchine aliene e delle squadre rivali, puntando a colmare il vuoto lasciato dai concorrenti nel genere nel panorama dei grandi giochi online. 
7. Ghost of Yōtei (Sucker Punch)
 L'erede spirituale di Ghost of Tsushima ha spostato l'azione nell'Hokkaido del 1603. La critica ha lodato il coraggio di abbandonare Jin Sakai per la nuova protagonista Atsu, premiando una narrazione meno guidata e un comparto tecnico che ha spremuto al massimo la PS5. È il blockbuster equilibrato dell'anno. 
6. Elden Ring: Nightreign (FromSoftware)
 Tecnicamente un'espansione stand-alone o sequel spirituale (a seconda delle interpretazioni di marketing), ha dominato la prima parte dell'anno. La formula open world di Miyazaki non mostra segni di cedimento, mantenendo un livello di sfida e direzione artistica che ha pochi rivali. 
5. Mario Kart World (Nintendo)
 Titolo di lancio della nuova console Nintendo. Non reinventa la ruota, ma la perfeziona con un comparto grafico finalmente al passo coi tempi e una struttura "live service" che promette di dominare le serate multiplayer per il prossimo decennio. 
4. Silent Hill f (NeoBards Entertainment)
 Il drastico cambio di ambientazione, spostata nel Giappone degli anni '60, segna una rottura netta con la tradizione occidentale della serie. La scrittura di Ryukishi07 promette di trasformare il terrore psicologico in un incubo floreale e viscerale, ridefinendo il concetto di paura senza tradire l'identità del franchise. 
3. Clair Obscur: Expedition 33 (Sandfall Interactive)
 La sorpresa assoluta del 2025. Un RPG a turni sviluppato in Francia che ha sfidato i colossi giapponesi sul loro stesso terreno. Grafica fotorealistica e meccaniche di gioco ritmiche lo hanno reso il "Baldur’s Gate 3" di quest'anno in termini di impatto inaspettato. 
2. Death Stranding 2: On The Beach (Kojima Productions)
 L'espansione dell'ambientazione oltre i confini delle UCA eleva la scala del viaggio senza diluire l'impronta autoriale di Kojima. La narrazione si sposta dal creare legami al metterne in dubbio la necessità, evolvendo le meccaniche di consegna in un'esperienza ancora più cinematografica e surreale. 
1. Donkey Kong Bananza (Nintendo)
 L'abbandono della struttura a scorrimento in favore di un 3D focalizzato sulla distruzione ambientale segna l'evoluzione più coraggiosa della saga dai tempi del Nintendo 64. La presenza di Pauline in cooperativa non è solo fan service, ma aggiunge una verticalità inedita che trasforma il caos fisico in una sinergia strategica sorprendente.  
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Consumi, il whisky tradizionale si rinnova: nuova identità per The Glenrothes

(Adnkronos) - in collaborazione con The Glenrothes Premiumizzazione e identità visiva potente e fuori dagli schemi. Ecco quali sono le novità nel bicchiere per il whisky, distillato con tre secoli di storia che però da venti anni vive una grandiosa età dell’oro e si dimostra capace di scrollarsi la polvere di dosso. Un esempio su tutti è quello di The Glenrothes, che presenta una nuova identità e un nuovo packaging per celebrare l’eccellenza dello Speyside scozzese. The Glenrothes è una storica distilleria scozzese fondata nella cittadina di Rothes nel 1879, una storia lunga e gloriosa ben nota agli appassionati del 'Re dei Distillati', lo Scotch Whisky, eppure la strada scelta è quella di un restyling profondo dell’immagine e di un packaging completamente riprogettato. Il restyling, curato dall’agenzia di branding e design londinese Lewis Moberly, ridefinisce l’identità visiva di The Glenrothes, costruendo una gamma coerente e immediatamente riconoscibile. La bottiglia tondeggiante iconica della distilleria è stata reinterpretata con un profilo più alto ed elegante e un collo più slanciato. Le etichette presentano le note di degustazione scritte a mano da Laura Rampling, Master Whisky Maker di Glenrothes Il packaging secondario - un cilindro a doppio strato che si apre rivelando la bottiglia - è ispirato ai legni di maturazione e ai colori della Tenuta di The Glenrothes: dal verde lichene del 15 anni alle tonalità più profonde e autorevoli del 18 e 25 anni. Il progetto nasce con un obiettivo chiaro: zero plastica, zero metallo, zero pelle. Interamente a base di carta e cartone, con uso minimo di lamina, il packaging è 100% riciclabile e in linea con l’approccio sostenibile del gruppo. La nuova gamma non punta infatti a volumi da prodotto mass market, ma a rendere l’immagine coerente con le dinamiche qualitative dell’industria del whisky. "The Glenrothes è un Single Malt dedicato a chi sa scegliere e riconoscere la qualità, un prodotto dal carattere accessibile ma dalla complessità raffinata. Eleganza, genuinità del colore, equilibrio dei legni e profondità aromatica definiscono un brand che, pur rimanendo fedele alla propria storia, entra oggi in una nuova era, spiega una nota dell'azienda. La nuova identità visiva è poi inoltre l’occasione per alzare ulteriormente l’asticella della qualità in casa Glenrothes. Scompaiono i classici imbottigliamenti con 10 e 12 anni di età e si parte direttamente dal 15 anni- una prima assoluta per la distilleria di Rothes, per poi ascendere verso l’olimpo dei Single Malt, con invecchiamenti importanti di 18 anni e 25 anni. The 15 rappresenta quindi la nuova espressione stabile della distilleria e matura per 15 anni in botti di rovere europeo ex sherry, selezionate personalmente da Laura Rampling. Il suo profilo aromatico combina frutta matura, spezie e un’eleganza commovente, con un colore 100% naturale, tratto distintivo dell’intero portafoglio The Glenrothes. Riconosciuta come “tesoro nascosto dello Speyside”, The Glenrothes si distingue per l’uso di acqua di sorgente dal contenuto minerale eccezionalmente basso e per un processo di distillazione lento, condotto in alambicchi particolarmente alti. Il risultato è un distillato di base fragrante, fruttato e di grande finezza. La distilleria è una delle poche a mantenere in vita un laboratorio interno di artigiani bottai, che restaurano e preparano migliaia di botti ogni anno. Una scelta artigianale che, unita alla filiera dei legni controllata direttamente dalla casa madre Edrington, dall’albero alla botte, garantisce una qualità costante e una personalità inconfondibile.  
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Malattie rare, speranza di terapia genica per i ragazzi Lafora. "Ma servono 2 milioni"

(Adnkronos) - "Fate presto, il tempo per i nostri figli corre inesorabile, per alcuni è quasi scaduto". Se i genitori dei ragazzi colpiti da malattia di Lafora potessero mettere un desiderio sotto l'albero di Natale sarebbe quello di vedersi avvicinare la speranza di una terapia genica per questa patologia rara, e crudele. A causarla un'alterazione genetica che fa sì che si accumulino zuccheri in particolare a livello cerebrale, in assenza delle proteine che dovrebbero sintetizzarli, coinvolte nel metabolismo del glicogeno. E' un processo che comincia dalla nascita, va avanti a lungo nel silenzio. Poi la prima crisi epilettica accende il campanello d'allarme. Il più delle volte irrompe nella vita di ragazzi nel fiore dell'adolescenza. Scombina i movimenti, indebolisce, deteriora le capacità cognitive, e non si ferma. Quello che prima era semplice non lo è più: un'operazione di matematica, camminare, pensare. E la prospettiva di vita può essere di pochi anni, in media 5-10 dall'esordio dei disturbi tangibili. Lottano contro gli ostacoli di questa malattia una trentina di pazienti in Italia, e al massimo qualche centinaio nel mondo. Pochi per fare massa critica anche sul fronte della ricerca. Più volte le loro speranze sono rimaste appese a promesse di farmaci e sperimentazioni a rilento. Ora all'orizzonte potrebbe intravedersi il sogno di una terapia genica. Il progetto è già partito e ci stanno lavorando diversi scienziati con il supporto di una piccola ma combattiva realtà: l'Associazione malattie rare Mauro Baschirotto. La sua ultima missione? Mettere il turbo allo sviluppo della terapia, che si dovrebbe basare sull'utilizzo di virus adeno-associati ricombinanti come vettori per la somministrazione di geni terapeutici. Vettori contenenti una copia funzionale del gene Epm2a o Epm2b per ripristinare l'espressione delle proteine laforina e malina, la cui assenza è responsabile dell'accumulo dei corpi di Lafora e della progressiva neurodegenerazione sperimentata dai pazienti. Il trattamento prevede l'iniezione endovenosa del vettore ed è stato valutato in modelli preclinici, mostrando risultati "incoraggianti".  Ma servono fondi per concretizzarli. "Oltre 2 milioni di euro - spiega all'Adnkronos Salute Anna Albarello, volto dell'associazione - cioè circa 1,1 mln per ognuno dei due vettori allo studio. Se lo sviluppo preclinico sarà completato positivamente si potrà procedere sulla strada verso i test sull'uomo". I dati della fase preclinica suggeriscono la possibilità di ottenere un recupero funzionale. Sempre nei modelli preclinici infatti sono stati osservati: riduzione dei corpi di Lafora, diminuzione dell'infiammazione cerebrale, normalizzazione della trasmissione sinaptica, e parallelamente miglioramenti delle funzioni motorie e cognitive, oltre a una ridotta suscettibilità alle crisi epilettiche. Il trattamento è stato eseguito su modelli in stadio 'giovanile', ma studi in corso stanno valutando l'efficacia anche in una fase più avanzata della malattia, per esplorarne il potenziale effetto terapeutico in condizioni più tardive del decorso patologico, come ha spiegato una delle scienziate coinvolte nella ricerca. Al momento i dati preclinici suggeriscono che l'approccio sulla carta è sicuro, ben tollerato e potrebbe avere un'efficacia correttiva dei difetti molecolari alla base della Lafora, il che aprirebbe la strada all'esplorazione di future applicazioni cliniche. L'ultimo aggiornamento sul percorso di ricerca risale a una pubblicazione scientifica di novembre 2025: sulla rivista 'Clinical and Translational Medicine' gli autori dettagliano i risultati terapeutici della terapia genica per via endovenosa osservati nei topi, spiegando che sono stati paragonabili o anche superiori a quelli ottenuti in precedenza con la più invasiva somministrazione intracerebroventricolare. A firmare il lavoro un gruppo spagnolo dell'Universidad Autónoma de Madrid con colleghi italiani dell'università di Perugia e della Fondazione Malattie rare Mauro Baschirotto Bird Onlus con sede a Longare (Vicenza).  Per loro l'associazione ha lanciato diverse iniziative di raccolta fondi. Una è in programma proprio per domani, domenica 21 dicembre: si tratta della presentazione di un libro fotografico, 'L'istante presente', che si terrà al Chocohotel di Perugia. L'intero ricavato della vendita sarà devoluto all'associazione per la causa. Albarello sa bene quali sono le difficoltà delle famiglie che convivono con malattie rare come questa, perché le ha sperimentate in prima persona tanti anni fa. L'associazione è stata creata da lei e dal marito Giuseppe in memoria del figlio Mauro, morto 16enne nel 1987 per una malattia autoimmunitaria rara di origine genetica. "Ci ha sempre spronato nella ricerca", racconta Anna. E loro non si sono mai più fermati. "All'epoca in cui è morto Mauro non si sapeva ancora la causa della sua malattia, si brancolava veramente nel buio. Solo 10 anni dopo la sua morte è stato individuato il gene responsabile. Questa difficoltà di ottenere una diagnosi certa non è ancora del tutto superata oggi" per i malati rari. Le famiglie continuano a vivere spesso nell'attesa di una terapia, e fanno i conti con la solitudine che caratterizza queste patologie 'orfane'. Anna e Giuseppe ne hanno conosciute tante nel tempo.  
La terapia genica è stata un sogno coltivato dall'associazione inizialmente per la leucodistrofia metacromatica, per aiutare i genitori che sperimentavano con questa malattia la sofferenza di non vedere una possibilità di cura per i propri figli. Un sogno che li ha portati all'incontro con lo scienziato Claudio Bordignon. Succedeva tanti anni fa, prima che il ricercatore assumesse la direzione dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) di Milano per portare avanti la sfida di addomesticare i virus e renderli vettori in grado di portare versioni funzionanti dei geni difettosi in tessuti poco accessibili come il sistema nervoso. Al suo fianco in questa avventura lo scienziato Luigi Naldini che, prima negli Usa, e poi in Italia proprio al SR-Tiget, dimostrerà il potenziale del virus Hiv come 'mezzo di trasporto' per la terapia genica. "Bordignon aveva iniziato questo percorso nello scetticismo, noi che avevamo sentito parlare dei suoi studi sulla terapia genica gli chiedemmo se si potesse applicare anche alla leucodistrofia metacromatica. Lo abbiamo finanziato a lungo per aiutarlo a portare il progetto alla fase preclinica". Poi negli anni successivi l'intervento di Telethon, e il resto è storia: nel 2010 viene trattato il primo bambino affetto dalla forma tardo-infantile di leucodistrofia metacromatica, Mohamad; nel 2013 vengono resi noti al mondo i primi risultati di questa terapia genica su un gruppo di bambini, con una pubblicazione su 'Science'. Nel 2015 si chiude il primo studio di fase 1-2 e sotto il coordinamento del ricercatore Alessandro Aiuti il percorso va avanti offrendo una speranza ad altri pazienti che vengono a Milano da tutto il mondo. La terapia otterrà il via libera definitivo della Commissione europea nel 2020. "Una cosa meravigliosa e commovente. Noi abbiamo visto curata una bambina con Mld della nostra associazione", racconta Anna. La speranza ora è di veder realizzare lo stesso 'miracolo scientifico' per la malattia di Lafora. Una causa sposata dopo l'incontro con una mamma di Perugia che ha convinto Anna e Giuseppe a raccogliere la sua richiesta di aiuto e la nuova sfida.  "Così - racconta Anna - abbiamo riunito esperti internazionali e italiani della malattia e abbiamo cercato di capire quali potessero essere le strade da percorrere. Abbiamo poi lanciato un bando per la terapia genica di 150mila euro iniziali. Da qui è decollata la collaborazione fra il team spagnolo e l'università di Perugia che già aveva cominciato a lavorare sulla Lafora". Adesso il percorso si trova a uno snodo cruciale: "Il progetto è in una fase molto avanzata - assicura Anna - e per poter pensare a un trial clinico si devono far testare questi vettori da una company esterna e fare tutte le prove". E' l'obiettivo che si punta a raggiungere con la ricerca di fondi avviata (le informazioni sono sul sito web dell'associazione, https://www.baschirotto.com/index.php/progetto-lafora/ ). "Siamo impegnati in una corsa contro il tempo per trovare la cifra necessaria a portare ancora più avanti il progetto - dice Anna - Vorremmo sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di tutto questo. Perché l'accumulo di glicogeno alla base della malattia di Lafora non è raro, e una terapia potrebbe aprire una grande strada anche per altre malattie metaboliche. L'articolo scientifico uscito di recente e altri due in pubblicazione a breve dimostrano che si sta andando avanti molto bene. Noi riceviamo tante telefonate, tanti appelli dai genitori Lafora, che assistono impotenti alla degenerazione di tutte le funzioni dei loro ragazzi. Sono situazioni di grande sofferenza e vorremmo riuscire ad aiutarli. Non siamo soli. In molti ci stanno già dando una mano", conclude. 
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0Uno studio del MIT svela come "ringiovanire" il sistema immunitario tramite il fegato

(Adnkronos) - L’efficienza del sistema immunitario subisce un progressivo deterioramento dovuto all'avanzare dell'età. Le popolazioni di linfociti T si riducono e perdono la capacità di reagire tempestivamente ai patogeni, rendendo l'organismo più vulnerabile a infezioni e malattie. Una nuova ricerca condotta dal MIT, pubblicata sulla rivista Nature, suggerisce tuttavia una via innovativa per invertire questo processo: utilizzare il fegato come "fabbrica temporanea" per produrre i segnali biochimici tipici del timo. Il timo, un piccolo organo situato davanti al cuore, è il sito primario di maturazione dei linfociti T. Qui le cellule immature vengono "addestrate" a riconoscere i patogeni e ricevono segnali di sopravvivenza essenziali. Tuttavia, già all'inizio dell'età adulta, il timo inizia a rimpicciolirsi, un processo noto come involuzione timica. Intorno ai 75 anni, l'organo risulta essenzialmente non funzionale, causando un crollo nella produzione di nuove difese immunitarie. "Man mano che invecchiamo, il sistema immunitario inizia a declinare. Volevamo riflettere su come mantenere questo tipo di protezione immunitaria per un periodo di tempo più lungo", spiega Mirco Friedrich, ex postdoc del MIT e autore principale dello studio. Invece di tentare la rigenerazione del tessuto timico, il team guidato da Feng Zhang ha adottato un approccio di biologia sintetica. L'idea è quella di programmare temporaneamente le cellule del fegato (epatociti) affinché secernano tre fattori chiave per la maturazione dei linfociti T: DLL1, FLT-3 e IL-7. 
La scelta è ricaduta sul fegato per la sua elevata capacità di sintesi proteica e per la facilità con cui può essere raggiunto tramite l'mRNA veicolato da nanoparticelle lipidiche. Inoltre, poiché tutto il sangue circolante passa attraverso il fegato, i linfociti T possono entrare in contatto diretto con i segnali di ringiovanimento prodotti localmente. "Il nostro è un approccio più sintetico", afferma Zhang. "Stiamo ingegnerizzando l'organismo affinché imiti la secrezione dei fattori timici". I test condotti su modelli murini di 18 mesi (equivalenti a circa 50 anni umani) hanno mostrato risultati significativi. Dopo quattro settimane di trattamento con iniezioni multiple di mRNA, le popolazioni di linfociti T sono aumentate sia in termini numerici che funzionali. 
Lo studio ha evidenziato due benefici principali: Risposta ai vaccini: nei topi trattati, la popolazione di linfociti T citotossici specifici per un antigene vaccinale è raddoppiata rispetto ai controlli. Lotta ai tumori: in combinazione con i farmaci inibitori dei checkpoint (come quelli che bersagliano la proteina PD-L1), il trattamento a mRNA ha drasticamente migliorato i tassi di sopravvivenza e la longevità degli animali affetti da tumore. "Se riusciamo a ripristinare qualcosa di essenziale come il sistema immunitario, speriamo di poter aiutare le persone a rimanere libere da malattie per un periodo più lungo della loro vita", conclude Feng Zhang. La ricerca ora punta a identificare ulteriori fattori di segnalazione e a valutare l'impatto del trattamento su altre cellule immunitarie, come i linfociti B.  Crediti immagine di cover: NIAID 
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Le minicar sono sempre più presenti nelle città italiane

(Adnkronos) - Le minicar si affermano sempre più come soluzione di mobilità urbana nel panorama italiano. A certificarlo è una ricerca di mercato condotta da Ipsos Doxa nel novembre 2025 per conto di Aixam Mega Italia, leader europeo nella produzione di minicar. L’indagine, basata su 1.088 interviste face-to-face a un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 15 anni in su, evidenzia come questa categoria di veicoli sia ormai parte integrante del paesaggio urbano: l’86% degli intervistati dichiara di aver sentito parlare delle minicar, segnale di un’elevata familiarità trasversale alle fasce d’età. I vantaggi maggiormente riconosciuti dai giovani sono legati all’utilizzo quotidiano in città grazie a: 
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