Ex calciatore Van Basten caregiver della moglie malata, Vaia: "Tanti non possono farlo"
(Adnkronos) - L'ex stella del Milan e dell'Olanda, Marco Van Basten, ha scelto di lasciare il suo lavoro di commentatore sportivo per stare vicino alla moglie Liesbeth malata. "E' uno dei tanti casi di familiari che diventano caregiver. Sulla famiglia infatti pesa in gran parte la responsabilità di occuparsi di persone con disabilità" in questo caso una patologia che necessita delle cure. "Van Basten fortunatamente potrà occuparsi a tempo pieno della moglie e, credo, senza grosse problematiche economiche. Ma la gran parte non potrà". Così all'Adnkronos Salute Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità "Il recente Ddl presentato dal competente ministro per la Disabilita, Alessandra Locatelli, sarà discusso in parlamento - ricorda Vaia - Sarà l'occasione per la nostra politica per spendersi in favore delle fragilità e di dimostrare in concreto che vogliamo un Paese più sostenibile, più, solidale, più moderno"
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Ronzio nell'orecchio per 8-10% italiani, ci sono nuove speranza per chi soffre di acufene
(Adnkronos) - Da Caparezza a Piero Pelù, da Phil Collins a Sting. Sono tanti i cantanti che hanno sofferto o soffrono di un disturbo invisibile ma che quando colpisce può incidere molto sulla qualità della vita e sulla professione. E' l'acufene, un suono o rumore con carattere spesso persistente (fischio, ronzìo, fruscìo o cicalìo) percepito in assenza di una sorgente sonora esterna. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Giancarlo Cianfrone, specialista in Otorinolaringoiatria e in Audiologia e già Ordinario della Sapienza Università di Roma, fondatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità (Airs) e del primo Centro Acufeni in Italia che ricorda come si tratti "di un disturbo che si origina all’interno della lunga e complessa rete nervosa uditiva; è molto diffuso, 8-10% nella media della popolazione, con punte del 50% tra gli esposti a rumore fortemente impattante con la salute uditiva, come i professionisti della musica e addetti a lavorazioni rumorose, e del 75% delle persone con ipoacusia neurosensoriale sia giovani che anziani". "Molto frequentemente - sottolinea - creano una condizione di vero e proprio disagio e ricadute negative sulla qualità della vita affiancando o inducendo disturbi psico-emozionali non trascurabili. Non di rado gli acufeni si accompagnano ad un ulteriore disturbo uditivo chiamato iperacusia, costituito da una particolare intolleranza ai suoni ambientali". Ebbene pur essendo passati più di 2 millenni da quando sono state reperite le prime testimonianze, nonostante gli indubbi progressi nei procedimenti diagnostici e nella messa a punto di protocolli di trattamento - progressi di cui lo stesso Cianfrone è personalmente testimone e promotore in circa 30 anni di studio in questo specifico settore, con l’istituzione di uno dei primi Centri Acufeni in Italia - l’Acufenologia "presenta ancora fino ai giorni nostri numerose ombre conoscitive ed operative, di non secondaria importanza. Sono ombre e lacune che si riflettono nella non sempre ottimale efficacia dei procedimenti clinici e nella parziale ed incostante soddisfazione dei pazienti che in gran numero cercano di avere un sollievo sostanziale e duraturo", precisa il professor Cianfrone. All’ultimo congresso nazionale della Società italiana di Audiologia e Foniatria (a Bari a novembre 2025), Cianfrone ha portato una relazione scientifica sulle novità nel campo degli Acufeni dal titolo 'Novità sugli Acufeni, focus sulla connettività funzionale cerebrale' destando vivo interesse nei molti medici e professionisti sanitari presenti; novità dal mondo delle moderne neuroscienze e provenienti dai centri più all’avanguardia impegnati in progetti 'Brain' (cervello) a livello mondiale, motivate originariamente da quell’emergenza medico-sociale costituita come è noto dalle malattie neurodegenerative.
Nell'approccio all'acufene sono disponibili protocolli diagnostici che se ben attuati con la dovuta attenzione possono già adeguatamente orientare il medico specialista verso una possibile linea di trattamento. "E non va dimenticato che l’acufene è un 'sintomo' generato all’interno del nostro complesso sistema sensoriale che comprende sensori periferici, stazioni intermedie e centri superiori; pertanto il primo tentativo di trattamento irrinunciabile è quello di individuare la causa di innesco dello stimolo anomalo; stimolo che poi andrà ad essere processato nel nostro sistema nervoso centrale e nelle strutture cerebrali uditive e percepito come suono o rumore", continua lo specialista. Esistono vari approcci, secondo un algoritmo e metodo classificativo messo a punto dal Centro Acufeni Airs in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Ricerca sulla Sordità dal gruppo di studio facente capo al professor Cianfrone già nel 2015, il metodo THoSC (Tinnitus Holistic Semplified Classification). "L’innesco del disturbo avviene in genere nella periferia sensoriale del nostro corpo con due modalità: A) orecchio innanzi tutto in presenza di alterazioni uditive, specie se a carico dei delicati e vulnerabili sensori dell’orecchio interno o coclea (cellule ciliate), struttura come è noto direttamente connessa attraverso una rete specifica con l’area uditiva del cervello, ove si trasforma in percezione cosciente di suono o rumore, diagnosticabile con attente valutazioni audiologiche", spiega Cianfrone. "B) Meno frequentemente nella periferia del complesso sistema somato-sensoriale, generalmente ma non solo, nel settore muscolo-scheletrico cranio-cervico-mandibolare; anche in questo caso in presenza di alterazioni o disfunzioni di questo apparato; ed il percorso degli stimoli periferici di allarme è simile al precedente, per diventare percezione di rumore proseguono lungo la rete nervosa somatica che può connettersi funzionalmente con la via uditiva ed i centri uditivi del cervello e dar luogo alla percezione del fenomeno acustico costituito dall’acufene; uno screening clinico pre-diagnostico oggi facilmente attuabile permetterà di avere contezza di tale possibile origine". "Una ulteriore modalità non prettamente periferica da ricercare e diagnosticare quanto più precocemente è: C) l’esistenza di una causa o concausa insita non più nella periferia propriamente detta ma nell’area psico-emozionale del nostro cervello (nota come area limbica); in questi casi non è sempre agevole per il paziente distinguere se lo stato ansioso, il distress, la paura, i disturbi del sonno, concomitanti all’insorgenza dell’Acufene siano causa o fattore facilitante il meccanismo acufenogeno, o siano invece una conseguenza reattiva psicologica del alla presenza di un segnale acustico intrusivo che tende magari a persistere e di cui si teme la non scomparsa . E’ in qualche modo accertato che questo fattore 'inquinante' emozionale possa essere in alcuni soggetti veramente determinante. Va detto che non di rado i tre fattori si trovano ad essere combinati con quadri più complessi che pur sempre possono essere esplorati ed identificati". "Quindi ben venga la conoscenza anche operativa della possibile varia eziologia degli acufeni, e quanto sia raccomandabile una razionale esecuzione degli accertamenti diagnostici disponibili nella clinica attuale delle tre ipotesi causali o con-causali (indagini audiologiche di I e II livello, screening ed eventuali approfondimenti sul sistema somato-sensoriale, screening e valutazione clinica nell’ambito della sfera psicologica). Il tutto preceduto ed accompagnato da un approccio empatico ed aperto al pieno ascolto e comprensione del paziente - ribadisce il professore - Vari protocolli di trattamento sono stati proposti a seconda delle cause e meccanismi di azione; le recenti linee-guida europee indicano: trattamenti farmacologici riservati solo a determinati casi, trattamenti di ripristino della funzione uditiva almeno parziale con dispositivi acustici, tecniche di desensibilizzazione e stimolazione con la cosiddetta 'terapia del suono' fra cui la Trt, trattamenti osteopatici e gnatologici se specificamente indicati e ultimo, ma non ultimo, metodiche psico-terapeutiche di Cbt o terapia cognitivo-comportamentale".
Cosa ci possiamo aspettare per il futuro? "In base alle modernissime rivelazioni proventi dal mondo delle neuroscienze, che potremmo trovarci oggi in una fase di svolta - suggerisce Cianfrone - La chiave sta nella possibilità di esplorare il cervello non tanto o non soltanto dal punto di vista anatomico con l’individuazione e la catalogazione delle singole aree segregate a svolgere singole funzioni (le conoscenze da anni erano già esaustive) e dal punto di vista funzionale) ma di assistere in maniera assolutamente dinamica al fenomeno rivelatosi di grande importanza della 'connettività funzionale' all’interno del cervello fra aree e reti segregate (network semplici) creando network funzionali più complessi atti a svolgere e processare azioni e condizioni più articolate. Questa co-attivazione di gruppi di neuroni e di reti può avvenire anche in assenza di una connessione anatomica. Ciò che emerge da tali studi è anche la grande variabilità interindividuale dei fenomeni di connettività funzionale a dispetto della buona stabilità nel singolo soggetto a dimostrazione della supposta origine genetica ed in parte epigenetica della fenomenologia". "Nel campo della acufenologia è tata messa a fuoco in questi primissimi studi la forte connettività funzionale fra l’area e le reti uditive (network uditivo) del cervello con il network dell’attenzione e quello della memoria e con essi il network della 'salienza' ben nota agli psicologi come meccanismo di pre-selezione cerebrale degli stimoli da porre sotto attenzione determinandone l’ascolto attivo e la memorizzazione, è altrettanto caratteristica e frequentissima la co-attivazione del network emozionale o 'limbico', quest’ultima co-attivazione risulta associata ad un attivazione dell’area somatica il che è il correlato fra stati psicoemozionali e stati muscolotenso-disfunzionali, frequenti appunto anche nel soggetto con acufeni. A guardar bene per chi si occupa di Acufenologia sono proprio quei processi che caratterizzano in maniera diversa la sintomatologia ed il decorso clinico di molti pazienti quelli che, oggi possiamo facilmente spiegare, vanno a determinare la varietà e l’imprevedibilità dell’efficacia dei normali tentativi di trattamento".
Le nuove tecniche di neuroimaging funzionale (fra cui la fMri o Risonanza magnetica funzionale, che oggi può arrivare a 7 Tesla di potenza ad alto campo Hf, Uhf, oppure la Eeg Hd-Meg high density-magneto- encephalography), o la Dbs (magnetic deep stimulation), la fNIR (functional near infrared spectroscopy), stanno permettendo di osservare in termini dinamici le variazioni di connettività cerebrale. "Ciò che sta emergendo dalle ricerche neuroscientifiche a carattere funzionale, almeno nel campo di interesse acufenologico è che i quadri cerebrali relativi ai singoli network coinvolti e soprattutto ai quadri più articolati ed inaspettati di connettività funzionale fra più specifici network cerebrali possono costituire forse per la prima volta dei veri biomarker obiettivabili e monitorizzabili con tecniche di neuro-imaging delle diverse condizioni cliniche di acufene; e pertanto costituire una futura guida concreta sia a nuovi trattamenti sia alla possibilità di prevedere e monitorare la suscettibilità individuale e il grado di risposta ai trattamenti stessi", conclude il professore Cianfrone.
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DACIA presenta i nuovi interni delle nuove Sandero e Sandero Stepway MY26
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Dacia rinnova gli interni di Nuova Sandero e Sandero Stepway MY26, puntando su materiali più resistenti, maggiore ergonomia e connettività evoluta, nel solco del principio “
Essential but Cool”
che guida ogni progetto del marchio. All’interno, l’abitacolo adotta nuovi tessuti per sedili, plancia e pannelli porta, scelti per garantire resistenza, comfort e piacevolezza al tatto. Le nuove bocchette dell’aria a T rovesciata creano ora una continuità visiva con la firma luminosa esterna, rafforzando il legame tra design interno ed esterno. Il nuovo volante offre un’ergonomia migliorata per una guida più sicura e intuitiva. Con le motorizzazioni Hybrid 155 ed Eco-G 120 automatico, debutta il nuovo comando E-Shifter, elegante e semplice da utilizzare, affiancato dalle palette al volante per cambi marcia più immediati. La dotazione tecnologica cresce con il nuovo sistema multimediale da 10” con navigazione connessa e caricatore wireless per smartphone. Il quadro strumenti digitale da 7” adotta una nuova grafica per una lettura più chiara e completa delle informazioni di guida.
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Tomasi auto chiude il 2025 con 19.071 vetture vendute (+9%)
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Tomasi Auto archivia il 2025 con risultati in forte crescita, consolidando la propria leadership nel mercato italiano dell’usato e del km 0 multimarca. L’azienda ha venduto 19.071 veicoli, in aumento del 9% rispetto al 2024, superando i 300 milioni di euro di fatturato.
Tomasi Auto dispone oggi di cinque showroom come Milano, Roma, Verona, Guidizzolo-Mantova e, da gennaio 2026 anche Parma, con ulteriori aperture previste nei prossimi mesi. Elemento distintivo del modello Tomasi Auto è il Centro di Ripristino (CDR) di Guidizzolo (MN), attraverso il quale transitano tutti i veicoli in stock prima della messa in vendita. Qui ogni auto è sottoposta a un processo industriale strutturato di controllo e ripristino che garantisce standard elevati di sicurezza e affidabilità. Il CDR è in grado di certificare circa 700 vetture al mese, assicurando piena trasparenza del processo e una qualità superiore rispetto ai principali competitor. L’impianto rappresenta, nelle parole dell’azienda, una vera e propria “
Fabbrica della Qualità e della Sicurezza”.
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BMW ITALIA chiude il 2025 in crescita
(Adnkronos) - Il BMW Group Italia ha presentato i risultati del 2025 e le prospettive per il 2026 evidenziando come il Gruppo BMW abbia confermato la leadership nel settore premium e rafforzato una strategia di apertura tecnologica che punta su pluralità di motorizzazioni e forte spinta all’elettrificazione. A livello globale, il BMW Group ha consegnato oltre 2,46 milioni di veicoli nel 2025 (+0,5%), con 642.000 vetture elettrificate (+8,3%) e 442.000 BEV (+3,6%). In Italia invece il Gruppo ha immatricolato 89.486 vetture BMW e MINI (+7,4%), in un mercato nazionale in calo del 2,5% e con il segmento premium sostanzialmente stabile (+0,8%). BMW ha inoltre consolidato la leadership premium con una quota complessiva del 4,8%, mentre MINI è salita all’1,1%. Motorrad ha raggiunto un nuovo record con 16.744 unità (+1,2%) e una quota premium del 42,2%.
Massimiliano Di Silvestre, Presidente e AD di BMW Italia, ha sottolineato come la strategia dell’apertura tecnologica, avviata già nel 2007, con Efficient Dynamics e rafforzata dal progetto BMW i, si sia dimostrata vincente. “Vogliamo continuare a essere riferimento in termini di innovazione di prodotto e allo stesso tempo centrare gli obiettivi di CO₂ imposti dall’UE." ha dichiarato. Per il 2026 BMW Italia punta a crescere con tutti i brand e rafforzare l’ecosistema integrato di vendita, aftersales, usato e servizi finanziari (BMW Bank e Alphabet). Il 2026 sarà segnato dall’arrivo della Neue Klasse, con il lancio della nuova BMW iX3 a marzo e, nel corso dell’anno, di X5, Serie 3, Serie 7 e F 450 GS.
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ATFlow rafforza il top management
(Adnkronos) -
ATFlow, importatore e distributore in Italia dei marchi KGM, XPENG e INEOS Automotive, annuncia un significativo rafforzamento della propria squadra di vertice con una serie di nuove nomine finalizzate a sostenere la crescita del business, consolidare la governance e preparare l’azienda alle prossime sfide del mercato della mobilità elettrica e digitale. Il riassetto organizzativo vede Gian Leonardo Fea assumere il ruolo di Chief Strategy Officer (CSO) e Consigliere Delegato, Giuseppe Rovito come Managing Director di XPENG e INEOS per l’Italia e Andrea Ferrari in qualità di Chief Marketing Officer (CMO) con responsabilità trasversale su tutti i marchi ATFlow. «Con queste nomine rafforziamo la nostra struttura manageriale per supportare al meglio la rete distributiva e cogliere nuove opportunità di sviluppo», ha dichiarato Mattia Vanini, Presidente di ATFlow. «L’obiettivo è accompagnare i nostri partner in una fase di forte trasformazione del mercato, puntando su innovazione, elettrificazione e qualità del servizio».
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Blackout globale per X e Grok, che cosa succede
(Adnkronos) - La giornata di venerdì si è aperta con un esteso malfunzionamento che ha colpito X e l’assistente virtuale Grok, rendendo inaccessibili i servizi a utenti di tutto il mondo. Le segnalazioni di disservizio hanno registrato un picco nella notte tra giovedì e venerdì, trovando riscontro nelle rilevazioni cartografiche di Cisco ThousandEyes, che ha individuato criticità in oltre seicento server distribuiti a livello globale. Durante le prime fasi del blocco, i tentativi di accesso ai domini della piattaforma hanno restituito errori di connessione legati a Cloudflare o schermate prive di contenuti e post. Sebbene il portale abbia iniziato a mostrare segni di ripresa circa un’ora dopo l’inizio dell'incidente, l’operatività del social network rimane precaria. La navigazione continua a essere intermittente, alternando momenti di normale consultazione a messaggi di errore che invitano al caricamento manuale della pagina. Le difficoltà persistono in particolare nell'aggiornamento dei flussi di notizie e nella corretta visualizzazione dei post pubblicati in tempo reale, segno che la problematica strutturale non è stata ancora completamente risolta. Al momento non sono state fornite spiegazioni ufficiali in merito alle cause tecniche che hanno innescato il blackout. La società non ha ancora risposto alle richieste di commento da parte della stampa specializzata, lasciando incertezza sulle ragioni profonde del guasto o su eventuali attacchi esterni.
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Pizza, costo aumentato? Per la Margherita prezzo stabile ma è molto più cara al Nord
(Adnkronos) - L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana, istituito dall’Università degli studi di Napoli ‘Parthenope’ con il Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Dsu), Associazione Verace Pizza Napoletana (Avpn) e Fipe Confcommercio Regione Campania, ha presentato ufficialmente a Roma, nella sede del Cnr, i risultati del primo anno di attività. L’incontro ha offerto una prima fotografia dettagliata di un comparto che in Italia vale 15 miliardi di euro l’anno, con più di 50.000 pizzerie (dato Fipe), oltre 300.000 addetti e oltre 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno. Si tratta di un'indagine condotta attraverso la somministrazione di questionari (101 rispondenti) e la raccolta di dati online su 250 attività e 254 sedi presenti sul territorio nazionale affiliate ad Avpn e, quindi, rispettose di un disciplinare, con conseguente utilizzo di prodotti analoghi in tutto e per tutto. Dai dati raccolti emerge una chiara geografia del prezzo della Pizza Napoletana Margherita. Il costo medio nazionale è di 7,04 euro, ma con differenze territoriali: 6,74 a Napoli, 6,72 al Sud, 7,46 al Centro e 7,66 al Nord. L'analisi ha permesso di calcolare l’Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che misura la variazione percentuale rispetto al prezzo di Napoli: 99,68 al Sud, 110,63 al Centro e, in particolare, 113,70 al Nord. Nonostante gli aumenti record dei costi degli ingredienti, in particolare per la mozzarella e per l’olio, il prezzo della pizza margherita nell’ultimo anno ha registrato soltanto un lievissimo incremento a conferma di un prodotto che rimane un baluardo della cucina democratica. Nello specifico, il prezzo è aumentato da 0,01 a 0,50 euro per il 31,30% degli intervistati, da 0,51 a 1 euro per il 22,90%, da 1,01 a 1,50 per l'11,50%, mentre non si rilevano aumenti per il 14,60%. confermando l'accessibilità del prodotto. L’Osservatorio ha anche dedicato una sezione specifica al ruolo della donna nel comparto pizza. Se la presenza femminile è forte nella proprietà (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), la professione di pizzaiola resta una eccezione (solo il 2%). I dati suggeriscono che la trasmissione del sapere artigianale, all'interno di un contesto ancora prevalentemente familiare (74,3% delle imprese) e maschile, rappresenta una barriera significativa su cui l'Osservatorio sta conducendo un'analisi approfondita. Lo studio descrive un settore ancora fortemente legato a strutture tradizionali prevalentemente a conduzione familiare, caratterizzate da modelli organizzativi semplici e strategie imprenditoriali poco inclini all’espansione o all’internazionalizzazione: il 57,4% delle attività è una pizzeria 'pura', il 76% ha una sola sede, il 66% è ubicato in centro urbano e impiega in media 14 dipendenti. Solo poco più della metà (54,7%) delle imprese determina il prezzo attraverso un'analisi strutturata dei costi, sottolineando un'area di potenziale sviluppo per le competenze manageriali. Inoltre, la prevalenza di imprese familiari (ben il 74,3%), unite alla forte presenza di singole sedi e alla collocazione centrale nei contesti urbani, conferma che la Pizza Napoletana è ancora profondamente radicata in un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. Nel corso della mattinata è stato evidenziato anche il ruolo della pizza come patrimonio culturale e identitario, grazie a uno studio condotto dal Cnr. La pizza napoletana è infatti uno degli elementi più rappresentativi dell’identità culturale italiana, espressione di una tradizione viva che intreccia storia, memoria collettiva, saperi artigianali e pratiche sociali condivise. Oltre alla sua funzione alimentare, la pizza si configura come una risorsa culturale capace di rendere tangibili i valori, le conoscenze e l’immaginario della comunità napoletana. L’evento è stato arricchito da un live show-cooking tenuto dai Maestri Pizzaioli Avpn testimonianza di quell’arte riconosciuta Patrimonio culturale Immateriale Unesco e dagli interventi di relatori del Cnr che hanno svelato la scienza dietro la scelta delle farine, la lievitazione e la cottura. All’incontro hanno partecipato anche numerosi studenti degli Istituti Alberghieri del Lazio, testimoniando l’interesse delle nuove generazioni verso un mestiere ricco di opportunità professionali e culturali. Sono intervenuti: Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Salvatore Capasso, direttore Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio culturale del Cnr; Antonio Pace, presidente Associazione Verace Pizza Napoletana; Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania; Raffaele Fiorentino, direttore Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici, Università degli studi di Napoli 'Parthenope'; Rocco Agrifoglio, direttore Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana; Elisa Di Giovanni, ricercatrice Istituto di Studi sul Mediterraneo (Cnr-ISMed); Gennaro Di Prisco, ricercatore Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (Cnr-Ipsp); Gianfranco Mamone, ricercatore Istituto di Scienze dell’Alimentazione (Cnr-Isa). Presenti i maestri pizzaioli Paolo Surace (segretario generale Avpn), Peter Alfredo Surace (istruttore Avpn), Umberto Mauriello (istruttore Avpn), Alberto Lento (pizzaiolo Verace Senior) Salvatore Capasso, direttore Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Cnr-Dsu), ha dichiarato: "L’Osservatorio socio-economico della Pizza Napoletana nasce per dare continuità allo studio di un comparto che è insieme patrimonio culturale e infrastruttura economica del Paese. Parliamo di un settore che vale circa 15 miliardi di euro l’anno, con oltre 300.000 addetti e più di 50.000 imprese, capace di generare occupazione, identità e coesione sociale. I dati confermano che la Pizza Napoletana Margherita resta un prodotto accessibile nonostante l’aumento dei costi, ma mettono anche in luce alcune sfide strutturali: modelli imprenditoriali ancora molto tradizionali, divari di genere e bisogno di maggiore managerialità. Per il Cnr, analizzare il mondo socio-economico che ruota intorno alla pizza significa usare la ricerca per orientare politiche, formazione e sviluppo di una filiera che unisce tradizione, scienza e futuro". “I dati dell’Osservatorio - ha commentato Antonio Pace, presidente Avpn - confermano che la pizza Napoletana Margherita resta l’ultimo baluardo della cucina democratica nonostante i rincari delle materie prime, i nostri pizzaioli stanno assorbendo i costi per non tradire il patto di accessibilità con i consumatori. Tuttavia, la ricerca accende un faro necessario su un paradosso del nostro settore: il divario di genere dietro il banco. Vedere che solo il 2% di chi sta al forno è donna, a fronte di una presenza femminile massiccia nella proprietà e nel management, ci dice che dobbiamo rompere un muro culturale. La maestria artigiana riconosciuta dall’Unesco non ha genere e il futuro del comparto passa inevitabilmente per una maggiore inclusione delle donne nel ruolo di pizzaiola, superando i vecchi modelli familiari che hanno fin ora limitato questo accesso”. Per Massimo Di Porzio, presidente Fipe-Confcommercio Regione Campania, "l'Osservatorio è uno strumento di monitoraggio di un settore che ha numeri incredibili: dalle 54 pizzerie del 1807 alle oltre 50.000 del 2026". "Sicuramente va posta l'attenzione sull'impatto economico della pizzeria nel contesto socio-economico, ma anche grande rilevanza va riservata alla figura del 'pizzaiolo napoletano' e alla sua qualificazione professionale e contrattuale. Un mestiere che ha ricevuto la protezione come bene immateriale dall'Unesco non può non essere normato e disciplinato da una legge dello stato Italiano", ha aggiunto. Rocco Agrifoglio, direttore dell’Osservatorio socio-Eeonomico della Pizza Napoletana e docente Università 'Parthenope', ha affermato: "Il business della Pizza Napoletana si distingue per la prevalenza di attività di piccole dimensioni a conduzione familiare che risultano profondamente ancorate ad un modello imprenditoriale di tipo artigianale e territoriale. La Pizza Napoletana Margherita continua ad essere un prodotto popolare dal prezzo accessibile. L'Indice Pizza Napoletana Margherita evidenzia una leggera variabilità dei prezzi nelle diverse aree del territorio nazionale, con valori più elevati nelle regioni centrali e settentrionali, dove il consumo di Pizza Napoletana non rappresenta un'abitudine consolidata. In futuro, l'Indice permetterà confronti territoriali e temporali, estendendo la rilevazione anche oltre i confini nazionali e nel tempo, per comprendere come i fattori sociali, culturali ed economici influenzino il business della Pizza Napoletana". Raffaele Fiorentino, direttore del Dipartimento di Studi Aziendali ed Economici Università 'Parthenope', ha sottolineato che “l’Osservatorio vuole dare un contributo al business della Pizza Napoletana analizzando, rielaborando e interpretando dati e informazioni per aiutare le pizzerie a trovare la 'ricetta' per il successo competitivo ed economico-finanziario e così contribuire al rafforzamento dell’intera filiera”.
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Venezuela, Peressutti (Camera commercio): "Contesto molto delicato ma importanti opportunità per Italia"
(Adnkronos) - "In un contesto economico che si prospetta difficile e molto delicato, anche alla luce degli avvenimenti del 3 gennaio scorso, il Venezuela rimane sempre un Paese dalle importanti opportunità per il Sistema Italia". Non ha dubbi Alvaro Peressutti, imprenditore del settore metalmeccanico venezuelano, nato a Udine e presidente della Camera di Commercio Italo Venezuelana Cavenit, intervistato da Adnkronos/Labitalia, risponde dal Venezuela sulle opportunità che il Paese latino americano, può riservare, anche e soprattutto dopo la fine dell'era Maduro, alle imprese italiane che storicamente sono legate a doppio filo allo sviluppo del Paese. Presidente Peressutti, quali sono le azioni che la vostra Camera di commercio realizza in Venezuela? La Camera di Commercio Italo Venezuelana Cavenit , composta da 459 associati, fondata nel 1954, ha una sede a Caracas ed una amplia struttura diffusa sul territorio venezuelano, con 6 sedi sezionali nelle regioni Bolivar, Monagas, Aragua, Carabobo, Lara e Zulia. La Camera dispone attualmente di 2 Sedi immobiliari di proprietà. Le iniziative camerali vengono indirizzate verso quei settori industriali e commerciali con le migliori possibilità potenziali di sviluppo considerando le attuali caratteristiche economiche del paese. La comunità imprenditoriale venezuelana, di origini italiane, è stata fondamentale per la creazione di sistemi produttivi, importanti e strategici per lo sviluppo industriale del paese. Tra questi il settore minerario, dell’industria petrolifera e degli idrocarburi, delle costruzioni edili, agricolo primario e della trasformazione dei prodotti agricoli ed alimentari, abbigliamento, calzaturiero ed il settore della industria alimentare della pasta, ove ancora oggi le maggiori imprese di settore hanno come proprietari importanti personalità di origine italiana. Un settore produttivo socialmente importante in cui, grazie all’apporto imprenditoriale italiano, il Venezuela detiene oggi la terza posizione al mondo per consumo pro-capite. La nostra Camera di Commercio ha realizza iniziative dirette alla promozione delle eccellenze italiane alimentari con informazioni sulle loro proprietà e caratteristiche qualitative, legate alla tradizione e cultura del territorio, che hanno come obiettivo aumentarne le attuali quote di mercato. Qual è la situazione che come Camera di commercio state riscontrando nel Paese dopo la fine dell'era Maduro? Il 3 di gennaio ha cambiato radicalmente gli equilibri politici sociali ed economici esistenti nel Paese. Ha creato un movimento ed aspettative di proporzioni immense e difficile da quantificare nelle sue dimensioni e comunque irreversibile. Basti rilevare che la stessa Delcy Rogriguez , nominata presidente ad interim, figura chiave degli assetti politici precedenti della gestione del presidente Nicolas Maduro, ha invitato il Presidente Trump e tutta i componenti della sua Amministrazione a lavorare congiuntamente in una agenda di collaborazione. Non risulta però ancora possibile poter definire e poter chiaramente intendere quali potranno essere le misure ancora in atto sia da parte del Governo Venezuelano che da parte della Amministrazione americana per assicurare un processo transitorio e radicale che dovrà portare ad una nuova società, più giusta nei diritti civili, più democratica a livello sociale, più aperta a livello economico. Il Paese è ancora in attesa, con forti aspettative, ma ancora dubbioso sui reali cambiamenti. Qual'è a oggi il sentiment che la vostra Camera di commercio sta riscontrando tra le imprese italiane che operano nel Paese? Avete raccolto richieste particolari? Le imprese continuano a operare o ci sono dei rallentamenti nelle attività? Alcune imprese hanno lasciato il Paese o pensano di farlo? Le imprese venezuelane, come anche quelle italiane operanti nel Paese, selezionate nel numero dopo anni di crisi, fortificate nelle difficoltà, ma ancora operanti con forte spirito di resilienza, sono in attesa di un quadro stabile, con la prospettiva che si possano creare nuove e stabili condizioni per sviluppare le loro attività. La comunità imprenditoriale venezuelana, di origini italiane, è stata fondamentale per la creazione di sistemi produttivi, importanti e strategici per lo sviluppo industriale del paese. Tra questi citiamo il settore minerario, dell’industria petrolifera e degli idrocarburi, delle costruzioni edili, agricolo primario e della trasformazione dei prodotti agricoli ed alimentari, abbigliamento, calzaturiero ed il settore della industria alimentare. Attualmente sono 15 le grandi imprese italiane presenti in Venezuela: citiamo Eni , Saipem,Trevi, Webuil-Astaldi, Ghella. Presenti attraverso imprese venezuelane che rappresentano marchi importanti del made in Italy, nel settore agricolo la Landini, Maschio Gaspardo, la Vimar nel settore materiali elettrici, oltre imprese e marchi di eccellenza del settore abbigliamento come Versace, Dolce Gabbana, Armani. Nel settore alimentare presenti la quasi totalità dei marchi italiani con i prodotti di eccellenza della nostra tradizione, tra cui citiamo Barilla, De Cecco, Colavita, San Pellegrino oltre ai marchi storici della pasta tipica di Gragnano. Quali sono i numeri dei rapporti commerciali tra Italia e Venezuela? Quale il bilancio per il 2025? Quali i settori che hanno brillato di più? Grazie alla flessibilità nell’applicazioni delle sanzioni stabilite nella Licencia general 41 gl41 da parte dell'Office of foreign assets control Usa, le attività produttive nel biennio 2023/2024 sono gradualmente aumentate fino ad arrivare al milione di barili di petrolio al giorno (bpd) negli ultimi mesi del 2024. Con le conseguenti maggiori entrate in valuta Usd , la Banca Centrale del Venezuela Bcv ha potuto attuare misure sul mercato dei cambi rivolte a stabilizzare la valuta venezuelana, il Bolivar Vef. Con la nuova amministrazione americana, entrata nel 2025, sono state applicate misure ancora più restrittive con le nuove licenze GL41 A e 41B. Le esportazioni italiane verso il Venezuela, dopo 3 anni di continua crescita, sono diminuite del 32,9% nel periodo gennaio-settembre 2025, passando da 137 milioni di euro , nel corso dello stesso periodo 2024 , a 92 milioni di euro nel 2025. Eccetto il settore merceologico dei mobili che ha avuto un incremento del 44%, recuperando comunque le flessioni del biennio precedente, tutti gli altri settori hanno subito indistintamente importanti flessioni. Nello stesso periodo le importazioni venezuelane in Italia, cresciute negli ultimi 3 anni del 171%, passando da 104 milioni di euro nel 2022 a 282 milioni di euro nel 2024, si sono consolidate nel periodo gennaio-settembre 2025, attestandosi ad un valore di 222 milioni con un leggero aumento del 2,3% rispetto allo stesso periodo 2025. Nei primi 3 trimestri del 2025 la bilancia commerciale italiana con il Venezuela permane in deficit per un valore di 129 milioni di euro, ed anche se parziale, se verrà confermato questo dato tendenziale anche alla chiusura del 2025, rappresenterà il maggior disavanzo commerciale registrato negli ultimi 5 anni. Quali sono le aspettative per il 2026 dopo la fine dell'era Maduro? Quali le opportunità e quali i rischi per l’Italia? In un contesto economico che si prospetta difficile e molto delicato, anche alla luce degli avvenimenti del 3 gennaio 2026, il Venezuela rimane sempre un Paese dalle importanti opportunità per il Sistema Italia. La sua industria utilizza solo una parte delle sue capacità operative e vi è un evidente interesse da parte degli imprenditori per acquisire nuova tecnologia e macchinari al fine di raggiungere quei livelli produttivi che consentiranno di soddisfare la domanda interna e dipendere sempre meno dalle importazioni. Più di 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese negli ultimi anni, rappresentando una significativa fuga di capitale umano ed un impatto negativo sulla forza lavoro disponibile da parte delle imprese. L'emigrazione ha avuto un impatto sulle rimesse valutarie a livello familiare, rappresentando attualmente una fonte cruciale di reddito. Un nuovo scenario economico e sociale potrà permettere il ritorno in Venezuela di queste professionalità , maggiormente formate e motivate, e costituire una risorsa importante per la ricostruzione del Paese. L’Italia può avere un ruolo chiave ed importante per la presenza di un tessuto imprenditoriale locale legato storicamente al nostro Paese, strategico per lo sviluppo economico e sociale della economia venezuelana. Le nuove opportunità ed il futuro delle relazioni imprenditoriali tra il sistema economico italiano e venezuelano, sono strettamente legati ad un nuovo quadro legislativo venezuelano che determini chiaramente quelle garanzie che possano determinare le condizioni necessarie a proteggere gli investimenti e gli interessi delle imprese italiane che intendono sviluppare nuove iniziative di carattere. industriale e commerciale ed inserirsi nei processi di ricostruzione delle infrastrutture indispensabili e necessarie per promuovere e sostenere la crescita e la competitività del Paese. In questa ottica, il presidente della Asamblea Nacional Jorge Rodriguez ha informato che la stessa Asamblea dirigerá i lavori parlamentari alla creazione di otto grandi nuovi codici che compongono l’albero legislativo della Repubblica Bolivariana del Venezuela: nuovo codice penale, codice sociale, codice economico e del commercio produttivo, codice della democrazia diretta e, un nuovo codice civile, codice ecologico ambientale, un codice di protezione integrale delle persone vulnerabili, e forse tra i più importanti, per i riflessi derivanti dalla sua applicazione, un codice elettorale. (di Fabio Paluccio)
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Morte in culla, le regole per prevenirla
(Adnkronos) - Sono più di 250 ogni anno i casi di morte in culla stimati in Italia. Un dramma che ruba il futuro a vite appena nate e che impatta per sempre su quello di chi resta, genitori e familiari. Le regole per prevenire la Sids (Sudden infant death syndrome) sono state messe a punto dall'associazione Semi per la Sids nell'ambito della collaborazione con la Società italiana di neonatologia (Sin), e vengono ricordate in occasione di un'audizione dell'onlus in Commissione Affari sociali della Camera nell'ambito dell'esame delle proposte di legge C. 862 e C. 1807 per l'introduzione dell'obbligo di diagnosi autoptica nei casi di morte improvvisa infantile. "I consigli chiave restano", afferma Massimo Agosti, presidente della Sin. I comandamenti della 'Nanna sicura' sono: "Far dormire sempre il bambino in posizione supina, su un materasso rigido, senza cuscini, coperte, peluche o altri oggetti morbidi; evitare il fumo, anche passivo, sia in gravidanza sia dopo la nascita; non condividere il letto con il neonato, ma tenerlo nella stessa stanza; mantenere un ambiente di sonno fresco (18-20°C); favorire, ove possibile, l'allattamento al seno e, se accettato, promuovere l'uso del succhiotto durante il sonno dopo le prime 3 settimane di vita. La prevenzione deve essere mantenuta per tutto il primo anno di vita, senza abbassare la guardia dopo i primi mesi", raccomanda lo specialista.
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