Dotgroup, social recruiting in linea con richieste aziende clienti

(Adnkronos) - Dot recruiting è il nuovo brand di Dotgroup, che si occupa esclusivamente di ricerca e selezione del personale. Dot recruiting ha messo a punto processi di social recruiting all’avanguardia, dinamiche di assessment immersive e partecipative assolutamente innovative. Tutto questo le consente, con l’aiuto di un team di specialisti, di identificare le risorse perfettamente in linea con le richieste delle aziende clienti. Attualmente le sue ricerche nei settori beauty, impiantistica, gdo, telecomunicazioni, metalmeccanica, finance, it.  In particolare: parrucchieri, store manager, hair director a Milano. Addetti vendite a Milano, Forte dei Marmi e Roma. Finance Planning & Analysis a Castellanza; Elettricisti impianti civili e industriali a Bergamo; hardware design engineer, embedded fw design engineer, addetti ufficio gare e appalti, capocantiere e software developer a Bari. Analisti funzionali a Monsampolo del Tronto, buyer a Busnago (MB); backoffice commerciale a San Donato Milanese; impiegato fiscalista a Cremona; junior business analyst a Pavia; communication & social media specalist a Milano. ---lavoro/offerte-lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Turismo, la norvegese Bodo Capitale europea della cultura diventa hub creativo e meta cool

(Adnkronos) - “From cold to cool”. E’ il claim che descrive la transizione che sta vivendo Bodo, città norvegese a nord del circolo polare artico che quest’anno detiene il titolo di Capitale europea della cultura - per la prima volta a questa latitudine - insieme con l’estone Tartu e l’austriaca Bad Ischl (ogni tre anni, infatti, si aggiunge una terza Capitale che non fa parte dell'Unione europea). Una città dove il freddo non è solo un dato meteorologico dovuto alla sua collocazione all’altezza del 67° parallelo, ma un’eredità storica con gli echi della Guerra fredda che hanno lasciato tracce indelebili. Rasa al suolo durante la Seconda Guerra mondiale e poi ricostruita, Bodo, per la sua posizione strategica affacciata sul mare di Norvegia, ha ospitato fino a due anni fa una base Nato. Dopo il suo trasferimento in un’area più a Sud, ha dovuto quindi reinventarsi un ruolo. E lo ha fatto non solo forte dello scenario naturale che la circonda, ma puntando su una strada che in questo angolo a Nord del mondo è ancora tutta da percorrere: la cultura.  Nasce da queste premesse l’idea, e il successo, di Bodo2024, il progetto culturale più ampio mai organizzato nella regione del Nordland e il più grande nel paese degli ultimi 10 anni, con mille eventi in calendario, che mira a fare della città un hub creativo, un polo di attrazione artistica e, dunque, una nuova meta ‘cool’. Una città in transizione, quindi, fra sviluppo urbanistico sostenibile e capacità di promuovere iniziative che catalizzino l’attenzione di addetti ai lavori e un pubblico più ampio. La sfida è di trasformarla in una città viva e vivibile, dunque attrattiva e sostenibile. E in questo passaggio la cultura è proprio il volano per affermare la città come centro d’avanguardia, favorendo il dialogo con il resto d’Europa. “Bodo - ricorda Henrik Sand Dagfinrud, direttore della programmazione di Bodo2024 - è una città che è stata rapidamente ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e poi sviluppatasi insieme a tutta la regione soprattutto grazie alla presenza della base Nato: basti pensare che gli abitanti sono passati dai 15mila del 1950 ai 50mila del 1970. Quando la base Nato è stata spostata, sono andati persi circa duemila posti di lavoro. Si profilava quindi una grande crisi all’orizzonte".  "Da qui - prosegue - sono nati due importanti progetti per lo sviluppo di Bodo. Il primo riguarda l’aeroporto, che sarà trasferito verso il mare e sarà pronto per il 2029-30. Il secondo è quello culturale e vuole mettere l’accento su come noi lavoriamo in questo campo, perché la città può svilupparsi solo se si apre all’esterno e all’estero in particolare. Da questo binomio è nato il progetto Bodo2024. La sfida è di far parlare di questa area non solo per il suo paesaggio naturale, da sempre motivo di attrazione turistica, ma anche per la cultura. E molte persone che vengono sono sorprese di quanto sta accadendo: la percezione è che sia possibile venire qui proprio per sperimentare cultura”. Come Capitale europea della cultura, l’obiettivo è quello di sviluppare co-produzioni, partnership, internazionalizzazione. “Il nostro focus come organizzazione di Bodo2024 - spiega - è stato quello di creare connessioni, cooperazioni, coordinamento di progetti anche non direttamente prodotti o preesistenti, ponendosi non in competizione ma in ottica di collaborazione e sostegno reciproco. E se abbiamo fatto sì che la città cooperasse su questo fronte, abbiamo già raggiunto un importante risultato. Quanto ai finanziamenti, abbiamo avuto un totale di 31 milioni di euro, tra fondi del Comune, dell’amministrazione regionale e dello Stato, più altre risorse private e sponsor”. Un progetto che intende andare oltre il 2024, che rappresenta solo l’inizio di un cammino che porterà la regione a essere considerata un hotspot per la sua cultura, grazie allo sviluppo di competenze, network e idee. “Deve diventare un progetto di lungo periodo, questa è la sfida. E la seconda parte dell’anno è dedicata proprio a costruire questa eredità, per mantenere esperienza e competenza. Certamente, non sono questi i tempi migliori per una sfida di questo tipo, tra post-Covid, guerre, inflazione, tagli ai budget. Ma il rapporto tra le persone e i progetti che possono sopravvivere deve rimanere, così come deve rimanere questa dimensione internazionale e non solo locale”, afferma.  E il riscontro in termini di presenze va oltre le aspettative, a fronte di un obiettivo di 500mila visitatori nell’arco dell’anno. “Il numero presenze, finora, è stato migliore di quanto ci aspettassimo, con un 30% in più di visitatori rispetto al +10% stimato, e abbiamo ancora tutta l’estate che è sicuramente la stagione più gettonata”, riferisce Henrik Sand Dagfinrud. Ad aprire la stagione estiva, che a questa latitudine regala anche lo spettacolo del sole di mezzanotte, con la luce per 24 ore al giorno, è stato ‘Midsummer Mystery’, evento spettacolare sulla baia di Bodo, tra leggende, magia e fuochi. “Una cosa mai vista prima - assicura - a cui hanno collaborato anche oltre cento volontari e con duemila spettatori. Ma l’evento più grande finora è stato l’opening, con circa 20mila persone ad ammirare una spettacolare piattaforma flottante sul mare, nonostante i tre terribili uragani che hanno preceduto il giorno della cerimonia”.  Il programma di Bodo come Capitale europea della cultura - la terza in Norvegia dopo Bergen e Stavanger - è intitolato ‘Arcticulation’ e vuole esprimere, seguendo il succedersi delle stagioni con le loro peculiarità, i valori dell’Artico, la sua relazione unica tra mare e terra, la sua storia troppo poco conosciuta e apprezzata. I tre temi scelti per Bodo2024 riflettono, infatti, l’identità della Norvegia del Nord: Arte della natura, Fish and Ships, Transizione. Tra gli eventi più di richiamo che si sono svolti nella prima metà dell’anno, ‘Art in Arctic Nature’, o l’Anti-Biennale, dove la natura diventa spazio espositivo e il visitatore uno spettatore outdoor, e ‘The Cave’, una prima assoluta che ha visto un concerto in una grotta. E sono molti quelli in programma nei prossimi mesi, come la ‘Kjerringøy Land Art Biennale’ (Klab), l’unica Biennale di Land Art in Europa, e la ‘Bodo Biennale’, che si tiene ogni anno a settembre e che in questo 2024 arricchirà il programma della Capitale europea della cultura, o il ‘Lofoten International Art Festival’ (Liaf), la più lunga biennale scandinava, dal 20 settembre al 20 ottobre, giunta alla 18ma edizione.  Sul mare, la ‘Coastal Convention’, tra il 19 e il 21 luglio, riunirà nella baia di Bodo centinaia di imbarcazioni storiche di tutte le dimensioni. Poi, a settembre, la Norwegian Sculptors Society, in collaborazione con Bodo2024, porterà 5 nuove sculture in punti centrali della città, dal porto all’aeroporto. Altra collaborazione importante è quella con la Bodo Art Association, che a dicembre porterà i contributi di nuovi artisti alla città. Non mancano, ancora nella seconda parte dell’anno, festival musicali, mostre d’arte, eventi sportivi (tra cui Eurogym il 13-19 luglio e l’Arctic Race il 4-7 agosto). Un posto speciale nella programmazione di Bodo2024 spetta alla cultura Sami, il popolo indigeno che abita da sempre questa terra dell’estremo nord, in un rapporto ancestrale e profondo con la natura, e i cui diritti, per tantissimo tempo calpestati, sono tuttora un tema particolarmente sensibile. La Sami week è stata uno dei primi eventi subito dopo l’inaugurazione (in coincidenza con il 6 febbraio, la Giornata nazionale Sami), mentre a inizio giugno si è tenuta a Bodo la conferenza annuale delle associazioni di studi indigeni (Naisa). E dal 17 agosto al 6 ottobre si terrà la prima edizione della Sapmi Triennale, frutto di una cooperazione che unisce l’intera regione Sapmi, come si chiama il territorio transnazionale abitato dai Sami che attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia fino alla Russia.  Non solo. Per tutto l’anno il Badaddjo Musea, il museo civico di Bodo, si è trasformato in museo Sami, con mostre dedicate a quell’arte duodji, che nelle dieci lingue Sami indica l’artigianato, tutto ciò che viene creato con le mani da questi allevatori di renne, e al joik, il canto tradizionale il cui incedere vocale accompagnato da uno strumento simile al tamburo viene oggi riproposto da molti giovani esordienti. “L’attenzione dedicata alla cultura Sami è un esempio dello spirito di cooperazione che anima Bodo2024: un’attenzione mai così alta in questa zona, con un museo completamente trasformato in museo Sami per un anno. Dunque, nuove idee e nuovi modi di lavorare, in un approccio che potremmo definire pan-nordico”, dice il direttore della programmazione di Bodo2024.  C’è poi il capitolo giovani, cuore pulsante di ogni manifestazione artistica. Uno degli scopi dell’intero progetto è proprio quello di rendere la regione più attrattiva per i ragazzi, combattendo la ‘fuga dei cervelli’ che anche da queste parti è una costante. Così è stato sviluppato Young2024, con progetti creati per e dai giovani. “Abbiamo avuto pochi giorni fa un festival nato quest’anno e che proseguirà con altre edizioni. In una posizione geografica particolare come quella di Bodo, molto isolata, è importante il richiamo delle nuove generazioni”, sottolinea.  Sono numerosi i collegamenti anche con l’Italia nella programmazione di Bodo2024. “Ci sono artisti italiani impegnati e soprattutto c’è il progetto ‘Via Querinissima’, che ricorda l’impresa di Pietro Querini e riafferma i legami con il Veneto grazie al commercio dello stoccafisso. Nell’ambito di questo progetto, è stata creata anche un’opera che ha debuttato a Venezia lo scorso ottobre e che sarà replicata anche a Bodo”, aggiunge Henrik Sand Dagfinrud. Il progetto ‘Via Querinissima’, in procinto di riconoscimento come percorso storico di interesse europeo dal Consiglio d’Europa, infatti, vuole ripercorrere l’avventura di Pietro Querini, il mercante veneziano che nel 1431, dopo un drammatico naufragio si ritrovò alle isole Lofoten con pochi sopravvissuti, che furono aiutati dai pescatori locali. Da qui, al rientro nella Serenissima, riportarono lo stoccafisso dando il via a un commercio che ha fatto la fortuna di questi luoghi e al tempo stesso ha fornito l’ingrediente principale di quello che poi è diventato un piatto simbolo del Veneto, il baccalà, nelle sue diverse varianti. Un rapporto, quello tra il Veneto e questa parte di Norvegia, ancora molto sentito e che ‘Via Querinissima’ vuole valorizzare ricostruendo lo storico percorso.  Per secoli, del resto, la pesca è stata l’attività principale ed è proprio grazie al commercio dello stoccafisso, conservato attraverso una tipica tecnica di essiccazione ancora oggi praticata, che Bodo conosce il suo momento di prosperità tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo aprendosi ai mercati internazionali. Ancora oggi questo tipo di pesca e di lavorazione hanno un ruolo importante nell’economia locale. Un’eredità raccontata nel Jekt Trade Museum, poco fuori città, dove sono esposti i grandi vascelli mercantili che hanno solcato le acque lungo la rotta dei commerci internazionali avviati per primi dai Vichinghi, trasportando e scambiando derrate con le città norvegesi del sud, come Bergen, navigando tra i fiordi lungo la interminabile costa.  A raccontare un altro capitolo di storia della città, quella geopolitica, è il Norwegian Aviation Museum, il museo nazionale dell’aviazione norvegese, che su 10mila metri quadrati, alle porte della città, narra le gesta dell’aviazione civile e militare, con alcuni degli aerei che hanno fatto la storia, e tanto di torre di controllo con affaccio sugli hangar che hanno ospitato per 66 anni i caccia sempre pronti a intervenire. E che, nell’ambito di Bodo2024, ospita la mostra ‘Stories from Cold War Hotspots’, con testimonianze dell’epoca della Guerra fredda. Poco distante a conservare la memoria della guerra è anche il ‘War history museum’, una raccolta di cimeli e testimonianze provenienti da collezioni private. Ma intorno alla città si trovano pure diversi bunker risalenti al periodo della Guerra fredda. E non mancano statue tributo agli eroi di guerra, in una città che ha pagato un conto salatissimo e mai saldato. Alcuni dei monumenti simbolo della città risalgono proprio al periodo della ricostruzione post-bellica, come la cattedrale, con un campanile a forma di piramide, o il municipio dove, alla struttura creata nel 1959 con la torre dell’orologio, emblema cittadino, si è aggiunto un blocco nuovo, in marmo e vetro, costruito nel 2019 dallo studio di architettura danese All.  Ma l’opera architettonica più iconica della città moderna è sicuramente il complesso della Stormen Konserthus, la sala concerti dove si esibisce la Arctic Orchestra che insieme alla biblioteca (giudicata tra le 10 più belle al mondo da Wired Magazine nel 2016) costituisce un polo aperto nel 2014 per ridare slancio culturale alla città. La grande sala, con un’ottima acustica, è in grado di ospitare concerti, prosa, danza ma anche conferenze, con 900 posti a sedere nella sala più grande. E la biblioteca, affacciata sulla baia e con la facciata a forma di un libro aperto, si propone come luogo di studio inclusivo. Non è raro poi, in centro, imbattersi in opere di Street art, con facciate dipinte in occasione di un festival nel 2016 e poi rimaste a futura memoria.  La Bodo Capitale europea della cultura è sicuramente una città in fermento, che offre anche esperienze di shopping, dal classico mall City Nord, ai brand locali di giovani creativi, come Fogg Gildeskal per l’abbigliamento, dall’idea di due sorelle, o Studio Ebn, che crea borse e accessori in pelle di salmone e che in città ha un proprio negozio monomarca.  Per non parlare della scena culinaria che in questo 2024 ha certamente il suo spazio. Se è vero che anche il cibo è cultura, l’obiettivo di Bodo2024 è anche quello di mettere la cucina artica con i suoi mille ingredienti, che non sono solo stoccafisso, salmone e aringa, nella mappa culinaria europea. Così, il progetto mira a mappare i produttori locali, fare una ricerca su prodotti e sapori della regione e soprattutto creare nuovi network. A settembre è in programma un food festival, che vuole proprio portare alla ribalta quanto la Norvegia del Nord ha da offrire sul fronte gastronomico. Al cloudberry, una sorta di lampone giallo tipico della regione artica, è dedicata addirittura un’installazione che intende riflettere sulle sfide del cambiamento climatico.  E poi ci sono loro, i protagonisti della scena culinaria di Bodo. Locali che non ti aspetti, come LystPa, con prodotti a km0 ma soprattutto con una delle migliori carte dei vini nel paese. Oppure Berbusmel, panificio di due fratelli che propone anche panini particolari e vendita di prodotti locali, secondo un format ormai diffuso in Europa. Originale anche l’idea di Craig Alibone, maestro pasticcere che propone iconici cioccolatini, un vasto assortimento di macarons e altre preparazioni dolci, che ha creato una pasticceria-champagneria dove degustare una pralina abbinata a un calice delle raffinate bollicine. Immancabili, come in tutta la Norvegia del Nord, i birrifici artigianali: tra i tanti, a Bodo si trova Badin Bryggeri, con mescita e rivendita in loco.  Restano poi a farla da padrone, in una città che vuole unire alla natura che la circonda la vita culturale urbana, le tante esperienze che si possono fare fuori dal centro, dall’hiking tra ghiacciai e riserve naturali al Rib-rafting nello Saltstraumen, il gorgo marino più potente al mondo, da cui proviene anche il sale artico, tra i souvenir più gettonati. E Bodo2024 ha previsto anche alcuni percorsi particolari.  Un progetto coinvolge le ferrovie in questa che è la stazione finale della Nordland Railway, il treno che da Trondheim percorre in quasi 10 ore uno dei tratti più scenografici della Norvegia. I visitatori potranno muoversi ‘hop on hop off’ lungo il tragitto alla scoperta del territorio, raccontato per esempio attraverso performance spettacolarizzate o partecipando alle passeggiate geopoetiche condotte tra l’altro dall’italiano Davide Sapienza. Il progetto ‘The Trail way’ vuole promuovere una mobilità sostenibile, sperimentare la natura ma anche conoscere l’eredità storica di questi luoghi. Altra occasione per esplorare l’area interna è il progetto Nordlandsruta, un tragitto di 650 km che corre lungo il confine con la Svezia, attraversando 3 tra le maggiori cime del paese, oltre 50 laghi tra cui il secondo più grande, 3 parchi naturali, diversi ghiacciai ma anche 6 distretti di allevamento di renne nella zona abitata dai Sami. Qui è in programma tour con vari eventi artistici tra il 27 luglio e il 17 agosto.  Non poteva mancare, sul finire di questo speciale anno, il ‘Nordland by Light’, tra novembre e dicembre, il primo festival in assoluto delle luci nel Nord della Norvegia, a ricordare che siamo pur sempre nella patria dell’aurora boreale, dove la natura è cultura e dove la cultura si riprende il suo spazio.  ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ia, 'Capirci un tubo': il podcast di Gruppo Cap protagonista della nuova stagione

(Adnkronos) - Intelligenza artificiale: che cos’è, da dove viene, dove sta andando e che implicazioni avrà sul mondo dell’acqua. E' questo il tema della nuova stagione di 'Capirci un tubo', il podcast realizzato da Gruppo Cap in collaborazione con Frame-divulgazioni scientifiche, giunto alla terza edizione. Disponibile dal 1° luglio sulle principali piattaforme di podcasting, questa nuova stagione prevede 10 puntate di circa 15 minuti con cadenza quotidiana. Dalla storia all’etica, passando per le prospettive future, ogni puntata sarà dedicata a un macro-tema che riguarda l’IA come fenomeno, ma sempre con un collegamento al mondo idrico, attraverso case history ed esempi concreti. Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è diventata sempre più pervasiva, con un aumento delle applicazioni in molti settori diversi. Nell’ambito idrico, l’IA può aprire nuove frontiere per un utilizzo più efficiente e sostenibile dell’acqua, rivoluzionando la gestione di questa risorsa preziosa. Ad oggi, le moderne tecnologie basate su IA consentono di ripensare i metodi di lavoro tradizionali attraverso analisi predittive: dalla previsione della domanda, all’ottimizzazione della distribuzione e alla determinazione dell’indice di rischio di rottura delle tubazioni, fino ai 'Digital twin', in grado di rappresentare a livello digitale la realtà fisica degli asset e dei loro comportamenti.  Ma non solo: modelli predittivi e IA possono offrire soluzioni innovative per la gestione energetica, per esempio, prevedendo con precisione la domanda di energia per ottimizzare la produzione e regolare il consumo negli edifici nei contesti urbani. Il podcast affronterà anche i risvolti più critici, come la legislazione, l’etica, l’impatto sul mondo del lavoro e quello ambientale dell’intelligenza artificiale.  A guidare l’ascoltatore, ancora una volta il divulgatore scientifico ed esperto di comunicazione Alberto Agliotti, insieme a un ospite diverso in ogni puntata, tra cui la famosa divulgatrice Beatrice Mautino (aka @divulgatrice su Instagram). Con queste nuove dieci puntate, 'Capirci un tubo' arriva così alla sua terza stagione. Le prime due, dedicate interamente all’acqua la prima e al cambiamento climatico la seconda, erano sempre state realizzate in collaborazione con Frame e sono ancora disponibili su tutte le piattaforme.  'Capirci un tubo' si inserisce all’interno di una serie di iniziative educative promosse da Gruppo Cap nell’ambito dei podcast, a partire dal progetto di climate fiction The Source, realizzato nel 2021 e che racconta un’Italia in un futuro molto prossimo alle prese con la più spaventosa siccità mai sperimentata. Dal podcast è nato un concorso letterario che ha portato alla realizzazione di un’antologia di racconti (The source – scrivere sull’acqua) edito da DeAgostini. Inoltre, Cap ha prodotto anche Tempi sbagliati, ideato per sensibilizzare rispetto ai temi della sostenibilità, dando voce alla Generazione Z: le due stagioni di questa serie sono composte da una serie di interviste a protagonisti dei mondi dell’impresa, del design, dei servizi e delle istituzioni, fatte dalla giovane divulgatrice ambientale e attivista Sofia Pasotto. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Eni, sinergia con il territorio uno dei segreti dell'azienda

(Adnkronos) - "Una delle parole chiave di Eni, a Ravenna più che mai, è Sinergia col Territorio". Lo ha dichiarato Luca De Caro, Responsabile Distretto centro Settentrionale di Eni, in occasione della Festa della Cozza Selvaggia di Marina di Ravenna. "La pesca della cozza selvaggia di Marina di Ravenna da parte dei pescatori del luogo, e le attività di conservazione e studio svolte dai ricercatori e volontari del Centro Sperimentale Tutela degli Habitat – CEstha, ne sono un esempio virtuoso. Entrambe le attività hanno a che vedere con le nostre piattaforme, ed in particolare alle loro parti sommerse. Queste strutture - sottolinea - diventano riparo per molte specie ittiche, tra cui appunto la cozza, anche a seguito dell'interdizione alla pesca nel loro intorno. Le cozze si sviluppano in condizioni ottimali per qualità delle acque ed accrescimento, facendo sì che diventino un prodotto culinario pregiato e ricercatissimo. Ma non solo, anche le tartarughe marine ritrovano in questo ambiente un'oasi che permette loro di recuperare le energie necessarie per affrontare le loro migrazioni. Un altro tassello che, insieme al riutilizzo delle piattaforme come hub di stoccaggio della CO2, ripropone il motivo della transizione energetica e della circolarità applicato alle piattaforme metanifere in Adriatico", aggiunge. ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Pesca, la Cozza Selvaggia dalle piattaforme Eni alla tavola

(Adnkronos) -
Cozza Selvaggia, lo dice il termine stesso, è la cozza che non viene coltivata ma cresce spontaneamente nel suo habitat. E al largo di Marina di Ravenna
l'habitat lo ha trovato sui piloni delle piattaforme Eni che da decenni si trovano in mare aperto al largo delle coste della riviera. Una varietà pregiata, “la migliore che c'è” dicono i pescatori delle Cooperative locali che ogni anno da fine maggio a settembre ne raccolgono dalle 12.000 alle 14.000 tonnellate. E come ogni anno la Festa della Cozza Selvaggia di Marina di Ravenna, la sagra che celebra questa specialità, ha compreso la visita alle piattaforme Eni per vedere dal vivo dove e come questi molluschi vengono pescati (
VIDEO
) “Questa iniziativa per noi è molto importante e ricca di significato – spiega Lorenzo Ceccolini, responsabile relazioni con le comunità del distretto Centro Settentrionale Eni - la ripetiamo ogni anno e invitiamo le autorità, i nostri lavoratori e anche la cittadinanza. È un momento che vuole raccontare una sinergia tra diverse realtà. La nostra del mondo energetico di Eni, quella dei pescatori che raccolgono la cozza selvaggia di Marina di Ravenna, di alta qualità e molto ricercata, l'attività di carattere ambientale, fatta in questo caso dal Centro Sperimentale Tutela Habitat di Marina di Ravenna (CESTHA) liberando le tartarughe marine e, perché no, anche del settore turistico, dalle motonavi che ci hanno portato in escursione. Le piattaforme sono un luogo chiave. Dalle piattaforme estraiamo gas naturale per coprire parte del fabbisogno dell'Italia, presso le piattaforme trovano riparo le tartarughe marine per poi riprendere il loro viaggio migratorio. Nella parte sommersa delle piattaforme crescono spontaneamente le cozze selvagge. Quindi oggi è per questo che vogliamo raccontare questa convivenza del tutto particolare”.  Quello che fino a pochi anni fa era un lavoro di manutenzione dei piloni, poiché Eni aveva comunque la necessità di raccogliere queste cozze per evitare la resistenza al moto ondoso, grazie ad una sinergia con i pescatori è diventata una attività economica. Lo sa bene Sauro Alleati, Presidente cooperativa La Romagnola, e “cozzaro” della prima ora. “Un'attività che quando la corrente marina è forte come oggi richiede grande attenzione – spiega all'AdnKronos – infatti tutti i sommozzatori da pescatori subacquei sono diventati tecnici subacquei, abbiamo dovuto fare dei corsi di specializzazione soprattutto per la sicurezza in mare (si va a 12 metri di profondità) e le attrezzature sono molto più complesse. Ma ci lavoriamo tanto fino al punto che abbiamo fatto un marchio di qualità la Cozza Selvaggia di Marina di Ravenna, che è, a mio parere, la prima qualità in Italia".  “E' sicuramente un prodotto identitario per Marina di Ravenna – commenta Barbara Monti, presidente di Slow Food Ravenna APS - a livello del territorio che però ha anche un impatto a livello turistico perché con il marchio che è stato creato è riconosciuta anche a livello internazionale e poi la qualità di questa cozza è talmente alta che unita a questo marchio è molto identificabile e quindi a livello turistico ha una attrazione”. E anche quest'anno, in collaborazione con il CESTHA – Centro Sperimentale Tutela degli Habitat l’escursione è stata l'occasione per la liberazione in mare aperto di 3 tartarughe marine Thelma e Louise e Nilde, le prime due arrivate assieme lo stesso giorno dopo essere state pescate accidentalmente da un peschereccio, come la maggior parte delle tartarughe “Questa attività è molto importante, è svolta direttamente dai pescatori – dice Simone D'Acunto, Direttore CESTHA – Centro Sperimentale Tutela degli Habitat - perché sono loro i primi attori di questa cattura che ovviamente non vorrebbero fare ma si trovano questi animali nelle reti e scelgono di portarli a terra perché se li ributtassero subito in mare probabilmente molti non sopravvivrebbero. 7 tartarughe su 10 che ci sono consegnate sono in pericolo di vita e quindi è necessario fare un check e spesso curarle prima di liberarle.” La liberazione sotto le piattaforme è una scelta strategica perché le piattaforme svolgono un ruolo di protezione del mare sia per tutta la fauna e la flora che sviluppano nella parte sommersa sia perché hanno dei regolamenti che vietano l'accesso, il transito e la pesca in prossimità. “C'è un raggio di 500 metri che è di completa interdizione e c'è una grossa area a largo di Ravenna che comunque è vietata ad alcune tecniche di pesca un po' più impattanti – continua D'Acunto - Quindi la liberazione sotto le piattaforme è una scelta ponderata perché è esattamente il posto più sicuro dove rilasciare gli animali". ---sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Resident Evil, Capcom al lavoro su un nuovo episodio principale

(Adnkronos) - Capcom ha recentemente annunciato lo sviluppo di un nuovo capitolo della celebre saga di Resident Evil, sotto la direzione del veterano Koshi Nakanishi. La notizia è stata svelata durante il programma Capcom Next: Summer 2024, lasciando i fan della serie in trepidante attesa. Koshi Nakanishi, figura di spicco nell'industria dei videogiochi, ha dichiarato: "Stiamo creando un nuovo Resident Evil. È stato davvero difficile capire cosa fare dopo Resident Evil 7 biohazard. Ma alla fine abbiamo deciso, e per essere onesti, sembra davvero sostanzioso. Non posso ancora condividere alcun dettaglio, ma spero che siate entusiasti per questa anticipazione". Nakanishi non è nuovo alla serie Resident Evil, avendo lavorato in precedenza come designer su Resident Evil 5 e come direttore su Resident Evil: The Mercenaries 3D, Resident Evil: Revelations e Resident Evil 7 biohazard. Quest'ultimo, in particolare, ha segnato un ritorno alle radici horror della serie, ricevendo elogi per la sua atmosfera inquietante e il gameplay coinvolgente. La rivelazione di un nuovo capitolo solleva molte aspettative tra gli appassionati della saga. Dopo il successo di Resident Evil 7 biohazard, considerato una rinascita per la serie grazie al suo approccio innovativo e la capacità di riportare l'orrore al centro dell'esperienza, le aspettative per questo nuovo gioco sono elevate. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ferrari Warranty Extension Hybrid e Power Hybrid

(Adnkronos) -
Ferrari lancia due nuovi programmi di assistenza e di estensione garanzia dedicati ai possessori delle sue sportive ibride plug-in.  Dalla SF90 Stradale alla SF90 Spider, senza tralasciare le velocissime ed esclusive SF90XX Stradale e SF90 XX Spider, il programma Warranty Extension Hybrid si rivolge anche ai possessori delle Ferrari 296 GTS e 296 GTB.
 

 Servizi acquistabili a pacchetti da due a quattro anni e attuabili presso ogni concessionario della rete Ferrari, indipendentemente dall’anno di produzione della vettura. Anche sulle sportive uscite ormai fuori produzione, sarà attivabile l’estensione di garanzia Warranty Extension Hybrid e Power Hybrid.
 Chi acquista oggi una PHEV di Maranello è coperto da una garanzia di fabbrica pari a cinque anni sulla componente ibrida della vettura. Avvalendosi del programma Ferrari Warranty Extension Hybrid, manterrà attiva la garanzia di fabbrica sull’intera vettura. Nel caso decida di estendere la garanzia fino all’ottavo anno, si vedrà sostituire il pacco batteria ad alto voltaggio, senza alcun costo aggiuntivo.  Il programma Ferrari Power Hybrid copre invece le principali componenti Hybrid del Powertrain, dall’ottavo al sedicesimo anno di vita di una supercar del Cavallino Rampante, dotata di alimentazione PHEV.  Entrambi i programmi prevedono che in caso di futuri sviluppi tecnologici delle batterie, l’HVB originale sarà sostituto con una componente all’avanguardia, mantenendo così intatte le performance delle vetture.  L’estensione di garanzia Ferrari Warranty Extension Hybrid e Power Hybrid possono essere trasferiti ai successivi possessori della vettura in caso di passaggio di proprietà ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


La prima cabrio luxury 100% elettrica di Maserati

(Adnkronos) - Nell’anniversario dei 110 anni del Tridente, Maserati affianca il proprio nome a quello di Marchesi Antinori, che vanta una storia vinicola familiare di oltre 600 anni.  Si tratta del programma di personalizzazione Maserati Fuoriserie che la Casa del Tridente ha realizzato un esemplare unico in collaborazione con i Marchesi Antinori per celebrare i 50 anni di Tignanello.
 La nuova cabrio totalmente elettrica è stata chiamata GranCabrio Folgore Tignanello ed è dotata di un sistema a batteria basato su una tecnologia a 800V, e sviluppato con soluzioni tecniche all’avanguardia derivate dalla Formula E. La Maserati GranCabrio garantisce quattro posti reali grazie al soft top e presenta una serie di sistemi e dettagli innovativi come il neck warmer, per viaggiare con la capote aperta anche quando la temperatura si abbassa, e il wind stopper, che diminuisce le turbolenze all’interno dell’abitacolo. 
Klaus Busse, Maserati Head of design: “Questa collaborazione con Marchesi Antinori ci permette di esprimere al meglio l’essenza della produzione Bespoke, fiore all’occhiello del nostro programma di personalizzazione Maserati Fuoriserie, pensato per creare delle esperienze ad hoc per i clienti del Tridente, attraverso la creazione di auto su misura capaci di rendere l’esperienza di guida ancora più sublime e distintiva, proprio come a tavola solo un vino d’eccellenza può fare. Raccontare una storia di eccellenza italiana è per noi motivo di orgoglio e uno stimolo continuo per il nostro lavoro, che con la produzione Bespoke aspira a realizzare qualcosa di assolutamente dedicato e inimitabile”.
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Skoda Elroq: in arrivo un nuovo SUV elettrico

(Adnkronos) - La nuova Skoda Elroq è pronta a debuttare sui mercati internazionali.  Sarà commercializzata nel corso del 2025, nell’attesa il Marchio automobilistico boemo, ha svelato diverse informazioni sulla futura Elroq, SUV elettrico con un’autonomia interessante.  Avrà una lunghezza di 4,5 metri, la stessa dell’Alfa Romeo Tonale e porterà al debutto un nuovo linguaggio stilistico lanciato qualche tempo fa sul concept Vision 7S.
 
Gruppi ottici anteriori Matrix LED, mascherina integrata nel paraurti, lettering del marchio posizionato in basso e due appariscenti prese d’aria. Al retro, il look della Elroq è più discreto, i fari sono a LED e riprendono nella conformazione, quelli anteriori.  Moderna ma anche e soprattutto efficiente, un fattore questo determinante per un’auto elettrica che deve poter vantare una bassa resistenza aerodinamica. Il suo Cx sarà di 0,26.  Diverse le motorizzazioni con cui sarà offerta la nuova Skoda Elroq, tutte elettriche e con potenze fino a 150 kW.  Le varianti, 50, 60 e 85 saranno a trazione posteriore mentre la 85X, sfrutterà la presenza di un secondo motore elettrico per offrire la trazione integrale.  La potenza di picco in questo caso sarà di 220 kW (contro i 210 della 85), per un’autonomia che supererà abbondantemente i 550 km.  Per i tempi di ricarica, le batterie di nuova generazione, sopporteranno ricariche fino a 175 kW, sarà così possibile passare dal 10 all’80% della capacità massima in meno di 30 minuti. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Mercato auto: nel mese di giugno 2024 crescono le immatricolazioni

(Adnkronos) - Il mercato auto torna in positivo, nel mese di giugno 2024, sono oltre 160.000 le immatricolazioni registrate nel nostro paese.  Una crepita del 15% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quanto le vetture immatricolate erano state poco più di 139.000.  Segno positivo anche per il primo semestre 2024, la crescita registrata è pari al 5,3%, sono 886.386 le immatricolazioni contro le 841.573 dello stesso periodo dello scorso anno.  A fare da traino sono gli incentivi e la disponibilità di auto in pronta consegna. Le alimentazioni BEV crescono di 4,7 punti percentuali rispetto al 3,9 di giugno 2023, rappresentando così l’8,3% del mercato. Irrisoria invece è la quota delle PHEV, ferme al 3,5%, un valore in calo di 1,9 punti rispetto allo stesso mese del 2023.  “Con l’apertura della piattaforma per la prenotazione degli incentivi il 3 giugno scorso – afferma il Presidente dell’UNRAE, Michele Crisci – il mercato ha avuto una buona accelerazione. Purtroppo, essendo questi terminati in sole nove ore, moltissimi acquirenti interessati non hanno potuto usufruirne”. “Lo stanziamento di poco più di 200 milioni del fondo per la fascia 0-20 g/Km di CO2 - continua Crisci - si è dimostrato insufficiente per coprire tutte le richieste dei clienti, una situazione che si riflette oggi sulle acquisizioni di nuovi ordini, sostanzialmente in stallo. Pertanto, ci aspettiamo che i 240 milioni di fondi residui già stanziati per gli incentivi, possano prontamente essere resi disponibili dal Governo, al fine di favorire la transizione energetica e ridurre il perdurante gap con i mercati più evoluti”.
 Secondo il Presidente dell’UNRAE “è urgente che il Governo indichi quanto prima quale direzione vuole percorrere per favorire il percorso di transizione, sia per il necessario e attuale rifinanziamento del fondo, sia sulla strategia da seguire nei prossimi 2-3 anni”.
 Il Presidente dell’UNRAE auspica che al più presto siano convocati tavoli interministeriali dedicati alla fiscalità, al fine di rivedere il regime tributario delle vetture aziendali. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)