Pasta day, 5 consigli per mangiarla senza sensi di colpa e paura della bilancia

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Spaghetti, mezze maniche o lasagne, oggi è il Pasta day che celebra uno dei simboli della cucina italiana "che ha origini antichissime. Già 10mila anni fa gli uomini primitivi facevano uso, anche se indiscriminato, di cereali. Successivamente l'uomo riuscì a selezionare quei cereali più indicati per una buona alimentazione, fino ad ottenere una farina di frumento da impastare con acqua per realizzare un pane primordiale e le prime tipologie di focacce da cuocere su pietre roventi, tutto questo prima di scoprire i vantaggi della cottura in acqua bollente. La prima documentazione inerente una ricetta per la preparazione della pasta vera e propria ce la fornisce intorno all'anno mille un certo Martino da Como, cuoco al servizio del Patriarca di Aquileia a Roma, nel suo libro dal titolo 'De Arte Coquinaria per vermicelli e maccaroni siciliani'. Così arrivando fino ai giorni nostri e alla tradizione della pasta italiana come modello d'eccellenza del made in Italy". Lo spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di dietetica e nutrizione all'Università Lum. 
Ma quali sono le sue caratteristiche nutrizionali e i benefici che la pasta apporta alla nostra vita? "Varrà sempre la pena ricordare che in tutte le sue forme, dalle ruote alle farfalle, la pasta è sempre al primo posto nell'elenco dei cibi irrinunciabili, tanto più se si parte dal presupposto che il 45-60% delle calorie giornaliere deve derivare dall'assunzione di carboidrati, meglio - avverte Minelli - se carboidrati complessi come quelli provenienti dall'amido, particolarmente indicati per rilasciare energia in modo graduale. Ulteriore dato rilevante è il contenuto proteico della pasta che dispone, tra l'altro, di un importante corredo di vitamine e sali minerali".   
Cinque consigli dell'esperto per mangiare la pasta senza sensi di colpa e paura della bilancia. "Un tema che solleva spesso dubbi è quando sia preferibile mangiare la pasta: 1) Idealmente, è consigliabile consumarla a pranzo. I carboidrati complessi forniscono energia a lungo termine, supportando le attività del pomeriggio e contribuendo a un senso di sazietà che può aiutare a regolare gli spuntini; 2) E' possibile gustarla anche a cena, magari in porzioni ridotte e accompagnata da verdure e condimenti leggeri per evitare picchi glicemici notturni". Per quanto riguarda la gestione delle calorie: 3) "La pasta non è un nemico della dieta, se consumata nelle giuste quantità e con condimenti bilanciati. Scegliere - suggerisce Minelli - porzioni controllate, circa 80 grammi a persona; 4) Prediligere condimenti come olio extravergine d'oliva, verdure e proteine derivanti da alimenti magri permette di creare un piatto gustoso e nutriente senza compromettere il bilancio calorico; 5) La qualità della pasta è anch'essa determinante: prodotti di filiera italiana, trafilati al bronzo e sottoposti a essiccatura lenta, garantiscono una migliore consistenza e un sapore autentico, rendendo ogni piatto un piccolo capolavoro della nostra tradizione". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Diabete, quando le parole 'sbagliate' provocano ansia e rabbia

(Adnkronos) - La comunicazione è un pilastro fondamentale nella gestione di condizioni come il diabete. Si tratta infatti di una condizione cronica che determina un profondo impatto nella vita delle persone. Un linguaggio chiaro, semplice e rispettoso, sia verbale che non verbale, può trasformare la relazione medico-paziente favorendo l'educazione, la collaborazione e l'aderenza alla terapia. Al contrario, una comunicazione carente può creare barriere, generare incomprensioni e compromettere l'efficacia degli interventi terapeutici. E' uno dei temi affrontati a Rimini al 30esimo Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid).  "Da tempo la Sid ha adottato un linguaggio centrato sulla persona (noto anche come 'person-first') per evitare di etichettare una persona come la sua condizione - spiega Angelo Avogaro, presidente della società scientifica - E' fondamentale coltivare una comunicazione che non attribuisca responsabilità̀ (o colpa) verso la persona per lo sviluppo del suo diabete o del suo diabete conseguenze. Ecco perché questo argomento è stato portato al congresso nazionale".  "Pensiamo all'espressione 'fallimento terapeutico', che può generare nel paziente la sensazione di non essere riconosciuto negli sforzi effettuati per gestire la malattia fino alla rottura dell'alleanza terapeutica - sottolinea Liliana Indelicato, psicologa e coordinatrice Gruppo di lavoro Psicologia e diabete della Sid - Nel position statement pubblicato nel 2022 viene sottolineato come aggettivi del tipo 'cattivo controllo glicemico' attribuiscano una responsabilità diretta al paziente, mentre sappiamo che i valori HbA1c (emoglobina glicata) cambiano in risposta a molteplici fattori: ormonali, farmacologici, emotivi, legati all'alimentazione o all'attività fisica. Inoltre, il diabete ha un andamento progressivo che può necessitare nel tempo di cambiamenti di terapia". Molti studi - ricorda una nota dal congresso - hanno sottolineato come il linguaggio contribuisca a formare attitudini e atteggiamenti, ma anche stereotipi e stigma. Negli ambienti sanitari il personale deve aiutare la persona con diabete a sentirsi compresa e supportata. Un linguaggio 'scorretto' può influire sulla motivazione del paziente a curarsi adeguatamente o seguire un corretto stile di vita e somministrare l'insulina. Termini come cattivo, fallimento terapeutico, scarso controllo possono rafforzare il senso di incapacità e fallimento incidendo negativamente sulla self-efficacy che ha una relazione stretta sugli outcome di salute. Al contrario espressioni positive e inclusive, incentrate sulla persona sono in grado di incrementare la motivazione e l'engagement.  Nel position statement italiano realizzato dal Gruppo di lavoro Psicologia e diabete Sid con il Gruppo di lavoro Psicologia e diabete di Amd (Associazione medici diabetologi) - si legge in una nota - sono state selezionate 20 espressioni identificate tramite articoli scientifici, esperienze dirette, focus group con persone con diabete: 'dovrebbe/non dovrebbe' portano ad una perdita di autonomia della persona, mentre riconoscere i punti di forza rimanda alla persona una immagine positiva di sé, diminuendo quello che viene chiamato 'distress psicologico'. Si tratta di un disagio emotivo caratterizzato da ansia e preoccupazioni che porta a rabbia, frustrazione e burnout con conseguenze sui livelli di HbA1c. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fisco, Confassociazioni-Int: "Su proroga termini concordato preventivo ascoltare tributaristi"

(Adnkronos) - Il presidente di Confassociazioni, Angelo Deiana, e il presidente dell’Osservatorio nazionale sulla fiscalità di Confassociazioni, Riccardo Alemanno, rivolgono un appello al Governo affinché ascolti le richieste delle associazioni dei tributaristi Confiti, Int e Uniti, aderenti alla Confederazione, circa la richiesta di proroga per l’adesione al concordato preventivo biennale anche in virtù della possibilità di aderire al ravvedimento speciale che a tutt’oggi è ancora oggetto di modifiche normative. Le associazioni dei tributaristi nei giorni scorsi hanno richiesto la proroga al 30 novembre per le recenti modifiche normative e i conseguenti tempi troppo stretti per fare valutazioni oggettive e soggettive circa il concordato per gli anni 2024 e 2025, nonché l’adesione alla sanatoria per gli anni che vanno dal 2018 al 2022. Con questa premessa gli esponenti di Confassociazioni chiedono, almeno, un rinvio di almeno due settimane al 15 novembre, ciò non dovrebbe incidere sulla raccolta dei dati necessari per l’obbiettivo di riduzione della pressione fiscale”. Alemanno, che in qualità di presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) sulla problematica con una nota al vice ministro del Mef, Maurizio Leo, e al direttore dell’Ade Ernesto Maria Ruffini aveva motivato la richiesta di proroga ha sottolineato, a pochi giorni dalla scadenza, “il diniego delle istituzioni sul rinvio dei termini di scadenza per l’adesione al concordato preventivo biennale è preoccupante, non solo perché tale scelta deve essere ponderata e il contribuente deve poterla fare senza assilli e pressioni, ma anche perché rischia di trasformarsi in un boomerang e di non far raggiungere gli obiettivi prefissati”. “Il Governo - ha spiegato il presidente Deiana - dovrebbe accogliere le richieste delle associazioni dei tributaristi e delle varie rappresentanze anche delle altre categorie poiché la figura dell’intermediario fiscale abilitato è centrale per un corretto rapporto tra il fisco e contribuente. Se non si permette a questi professionisti di svolgere nei giusti tempi la propria attività si rischia non solo di non raggiungere gli obiettivi prefissati con il nuovo istituto concordatario, ma di fornire un segnale fortemente negativo. Sarebbe importante, invece, perseguire la via della collaborazione tra Amministrazione finanziaria e intermediari fiscali, ovviamente nel rispetto dei reciproci ruoli. Evidenzio, pertanto, quanto la figura dell’intermediario fiscale contribuisca in modo fattivo all’attuazione e all’applicazione delle norme e dei nuovi istituti e, a conferma di ciò, ricordo che senza l’impegno degli intermediari fiscali non ci sarebbe stato il successo della rivoluzione digitale più importante in ambito fiscale, ovvero l’introduzione della fatturazione elettronica B2B e B2C”. ---lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Scompenso cardiaco per 1 mln di italiani, Oliva (Anmco): "Nuove cure poco usate"

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Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica in forte aumento che colpisce oltre 1 milione di persone nel nostro Paese. Rappresenta a livello mondiale la principale causa di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni e ha una mortalità ospedaliera stimata intorno al 3-5%, che aumenta al 25% a un anno per arrivare fino al 50% a 3 anni. Tra le varie cause, la cardiopatia ischemica rappresenta la principale, seguita dalle malattie del muscolo cardiaco. Si riconoscono principalmente due forme di scompenso, una a funzione ridotta e un'altra a funzione preservata. Questa ultima fino a pochi anni fa era orfana di trattamenti efficaci nel ridurre la sua alta mortalità e il numero di ospedalizzazioni. Si stima che un anziano su 4 svilupperà insufficienza cardiaca, ma cambiare la traiettoria della malattia è possibile. Nel corso degli ultimi anni, nell'ambito della terapia per l'insufficienza cardiaca si sono resi disponibili una serie di nuovi trattamenti farmacologici e non. Nel contesto del trial alcune di queste terapie hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti, ma nel mondo reale permangono difficoltà nella loro implementazione. Altri trattamenti risultano estremamente promettenti, ma ancora di nicchia o con dati non consolidati. Lo scompenso cardiaco sarà al centro - oggi e domani a Milano - della convention nazionale Centri scompenso cardiaco Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri Anmco 2024, che si pone l'obiettivo di coinvolgere tutti coloro che si occupano d'insufficienza cardiaca sul territorio nazionale per focalizzare l'attenzione sulle innovazioni più rilevanti e sulle modalità più efficaci, sia cliniche che organizzative, per ottimizzare le cure di una sindrome con ancora forte impatto negativo in termini prognostici ed economici. "Il rischio di sviluppare uno scompenso cardiaco negli ultimi decenni è aumentato in maniera esponenziale, anche a causa dell'allungamento della vita, e nella popolazione anziana si stima che una persona su 4 manifesterà segni e sintomi di questa insidiosa sindrome - afferma Fabrizio Oliva, presidente Anmco e direttore Cardiologia 1 dell'ospedale Niguarda di Milano - Nonostante i numeri dimostrino un aumento dell'epidemiologia e un'alta mortalità, nuove linee di trattamento hanno permesso di aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco".  Negli ultimi anni "la ricerca scientifica ha prodotto nuovi studi - sottolinea Oliva - che hanno testato l'uso di nuove molecole che hanno dimostrato per la prima volta la loro efficacia nel modificare la storia naturale di questa insidiosa e particolare sindrome. In particolare, è stato più volte rilevato come l'efficacia del loro trattamento sia molto precoce, modificando entro 2 settimane di trattamento gli outcome di sopravvivenza e di ospedalizzazione. Malgrado questa loro indiscussa efficacia, non vengono utilizzate quanto si dovrebbero nella pratica clinica. Questo è riconducibile ad alcune barriere prescrittive, ma soprattutto allo strisciante e poco considerato problema dell'inerzia terapeutica". Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica, "dobbiamo quindi pensare - conclude Oliva - oltre all'ottimizzazione della terapia, anche all'ottimizzazione organizzativa per l'inserimento dei pazienti in percorsi assistenziali innovativi attraverso una gestione integrata territoriale e ospedaliera sulla base delle necessità del singolo paziente. Siamo in una condizione in cui possiamo garantire ai pazienti affetti da scompenso cardiaco un'assistenza in termini di terapia farmacologica e non farmacologica che può cambiare la traiettoria di malattia, garantendo migliore sopravvivenza, riduzione delle ospedalizzazioni e migliore qualità di vita. Tutto questo deve essere supportato da modelli di cura innovativi in cui il paziente possa essere preso incarico in modo multidisciplinare e personalizzato".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fitline Activize Oxyplus Lemon-Lime – Edizione Limitata: La nuova polvere da bere

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In collaborazione con: FItline
  
Cos’è Fitline Activize?
 Fitline Activize è un popolare integratore alimentare già disponibile in due varianti. La versione classica, Activize Oxyplus al gusto di ribes nero, è molto apprezzata nella community Fitline da anni. Una caratteristica particolare, condivisa da molti utenti sui social media, è il formicolio che alcuni avvertono dopo l'assunzione. Questa sensazione viene spesso definita "flash" ed è descritta come piacevole da molti clienti. Alcuni riportano anche un lieve rossore e una sensazione di calore sulla pelle, che viene considerata altrettanto gradevole. Per coloro che preferiscono evitare questa sensazione, esiste anche Activize Sensitive, che non provoca il "flash" descritto. Con l’edizione limitata Lemon-Lime, ora c’è un’alternativa fruttata e agrumata che offre una variazione interessante rispetto ai gusti precedenti, completando perfettamente la gamma Activize. 
Qualità degli ingredienti in Fitline Activize
 Fitline pone grande attenzione agli ingredienti di alta qualità, selezionati con cura. Activize Lemon-Lime contiene vitamine ed estratti naturali che possono essere facilmente integrati in uno stile di vita consapevole. Un punto di forza è la combinazione di vitamina C e vitamine del gruppo B, che contribuiscono alla normale funzione del metabolismo energetico. Inoltre, l'acido pantotenico presente supporta le prestazioni mentali. Perché queste vitamine sono necessarie e cosa succede se ne assumiamo troppo poche?  
Possibili conseguenze della carenza di vitamine
 Una carenza di vitamina C può manifestarsi negli adulti con sintomi come affaticamento, debolezza e, tra gli altri, dolori articolari. Lo scorbuto, una malattia un tempo diffusa tra marinai e soldati, è un noto esempio delle conseguenze di una carenza di vitamina C. Poiché esistono otto diverse vitamine del gruppo B, una carenza di queste vitamine può causare vari sintomi, come stanchezza, disturbi del sonno, problemi gastrointestinali e cambiamenti della pelle. Un apporto equilibrato di vitamine può aiutare a sostenere il corpo. 
Fitline Activize: Per una vita quotidiana attiva
 Fitline Activize può essere utilizzato in molti momenti della giornata: prima di attività sportive, compiti professionali impegnativi o come un piccolo aiuto durante un calo di energia pomeridiano. L’utilizzo è semplice: un misurino della polvere viene mescolato in un bicchiere d'acqua. A seconda delle necessità, è possibile assumere fino a tre misurini distribuiti durante la giornata. Alcuni preferiscono anche l’assunzione in un'unica porzione. Gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta sana ed equilibrata, ma fungono solo da complemento. Prima dell'assunzione è consigliabile consultare un medico per escludere possibili reazioni allergiche o intolleranze. 
Edizione Limitata Activize Lemon-Lime
 Secondo il produttore, questa versione Lemon-Lime è disponibile solo per un periodo limitato. Questa edizione limitata si integra perfettamente anche nei set Fitline esistenti, come l'Optimal-Set con Fitline Basics e Restorate, rappresentando un'aggiunta ideale per la vita quotidiana. 
Fitline Activize Oxyplus Lemon-Lime – Rinfresco in polvere
 L'edizione limitata Lemon-Lime porta sul mercato una variante fresca e stimolante del popolare Activize Oxyplus. Chi già utilizza Activize può facilmente integrare il nuovo gusto nella propria routine quotidiana, offrendo una piacevole novità nella propria esperienza Fitline. Per chi ancora non conosce Fitline e desidera provare i prodotti, Fitline Activize Lemon-Lime offre un'opportunità per testare se sperimenterà anche il "flash". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Ora solare, petizione medici ambiente contro switch: "Ecco gli effetti negativi"

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Nella notte tra sabato 26 ottobre e domenica 27 ottobre gli italiani dovranno dire addio all'ora legale, con il ritorno dell'ora solare: le lancette dell'orologio andranno spostate un'ora indietro, con le giornate che di conseguenza si accorceranno di sera per l'arrivo anticipato del buio. "Un cambiamento che ha effetti negativi su più fronti, su salute e ambiente" è l'allarme della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Consumerismo No Profit, che hanno promosso una raccolta firme per chiedere al Governo l'ora legale permanente (la petizione). "In 350mila italiani chiedono lo stop al passaggio ora legale/ora solare e hanno firmato l'apposita petizione online lanciata su Change.org", riportano i promotori in una nota.  "Il passaggio ora legale/ora solare e viceversa determina ripercussioni negative sulla salute umana - spiega il presidente Sima, Alessandro Miani - Si altera la ritmicità circadiana, ossia l'orologio biologico del nostro organismo che, in assenza di segnali provenienti dall'ambiente esterno, completa il proprio ciclo in circa 24 ore. Il mancato rispetto di questi ritmi naturali ha effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: diversi studi hanno attestato una correlazione tra cambio di orario e patologie cardiache, con l'Università di Stoccolma che ha riportato un'incidenza del +4% di attacchi cardiaci nella settimana successiva all'introduzione dell'ora solare".  Inoltre, "si registrano problemi del sonno in una consistente fetta di popolazione, con conseguenze negative su concentrazione e umore e quindi su rendimento scolastico, efficienza sul lavoro, relazioni personali - aggiunge Miani - Altri studi hanno poi certificato una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e l'incremento di incidentalità stradale e sul lavoro: ad esempio, nei periodi di ora legale è stata registrata una diminuzione fino al -13% degli incidenti a danno di pedoni, connessa all'aumento della visibilità lungo le strade nelle ore serali. Mentre una ricerca condotta in Australia ha perfino riscontrato un aumento dei suicidi nelle prime settimane di cambiamento dell'orario. Senza parlare delle possibili conseguenze sulla criminalità: con l'ora solare si allungano le ore di buio serali, quelle in cui si concentrano furti, rapine e altri reati". Per questo "chiediamo al Governo Meloni di impegnarsi per arrivare in Italia all'abbandono definitivo dell'ora solare adottando l'orario legale tutto l'anno - conclude Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo - Una possibilità prevista dall'Unione europea che già nel 2019 ha approvato una direttiva che lascia ampia discrezionalità agli Stati membri, auspicando un coordinamento tra le varie nazioni per evitare ripercussioni sugli scambi commerciali e i movimenti transfrontalieri".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Torino, neonato salvato da cecità con intervento 3D 'unico al mondo'

(Adnkronos) - Un neonato di 40 giorni è stato salvato dalla cecità con un intervento di chirurgia in entrambi gli occhi utilizzando la tecnologia in 3D. L'operazione, eseguita nel reparto di oculistica delle Molinette della Città della Salute di Torino, è il primo intervento al mondo che ha utilizzato questo tipo di chirurgia su un bimbo di pochi giorni, spiegano dall'ospedale. Il piccolo era affetto da cataratta congenita associata a una rarissima e grave patologia della parte posteriore dell'occhio, causata da un incompleto sviluppo anatomico dell'occhio.  Alla nascita il bimbo non presentava alcun problema di salute, ma già nei primissimi giorni di vita è stata rilevata la presenza di un anomalo riflesso bianco, leucocoria, in corrispondenza della pupilla, che ha consentito un intervento tempestivo per garantire un possibile sviluppo della capacità visiva. Se infatti non si fosse intervenuti entro pochi giorni, il bambino sarebbe inevitabilmente andato incontro a una condizione di cecità, senza possibilità successiva di un recupero della vista. Dopo l'operazione, il piccolo paziente sarà sottoposto a monitoraggio postoperatorio per valutare la risposta dell'occhio alla chirurgia e garantire il miglior recupero visivo possibile.  "La tempestività dell'intervento e la competenza degli specialisti di tutti gli ospedali della Città della Salute di Torino sono state determinanti per offrire al neonato una possibilità concreta di vedere la bellezza del mondo attorno a sé", ha commentato Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte. Giovanni La Valle, direttore generale della Città della Salute di Torino, ha aggiunto: "L'intervento rappresenta un esempio significativo dei progressi della chirurgia oculistica e di come l'utilizzo delle innovazioni tecnologiche alla Città della Salute di Torino permettano di affrontare i casi più complessi, fino a poco tempo fa ritenuti non trattabili". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Violenza su donne, caccia alle cicatrici nel Dna, appello Iss a donare sangue

(Adnkronos) - "Il dolore di chi ha subito violenza è spesso invisibile, eppure è inciso nel suo Dna. Vogliamo studiarlo ancora per riscrivere la storia di chi lo ha vissuto, per riparare le sue ferite. Ci può aiutare una goccia del sangue di tutte le donne". L'Istituto superiore di sanità annuncia la seconda fase del progetto EpiWe, che va a caccia delle 'cicatrici genetiche' della violenza di genere per riuscire a prevenirne gli effetti, e lancia un video-appello alla popolazione femminile: c'è bisogno di voi, di te, "aiuta chi ha subito violenza a riprendersi il futuro. Per donare il tuo campione di sangue scrivi a epi_we@iss.it". Il breve filmato, prodotto dall'Iss e presentato oggi in anteprima durante il convegno 'Epigenomica della violenza sulle donne, studio multicentrico', verrà diffuso in ambienti sanitari come Asl e ambulatori dei medici di famiglia, ma anche nelle librerie, nei supermercati e in altri punti di incontro e di aggregazione.  "La violenza lascia cicatrici sul Dna delle donne che la subiscono. Capire fino a che punto queste modifiche si estendano all'interno del genoma delle vittime, e quanto durano i loro effetti nel tempo, potrebbe essere la chiave per mettere in atto una prevenzione 'di precisione'". L'Iss spiega così il senso del progetto EpiWe (Epigenetics for Women) il cui studio pilota, pubblicato nel 2023 e promosso dall'istituto in collaborazione con l'università Statale e la Fondazione Irccs Policlinico di Milano, aveva già dimostrato che "la violenza è in grado di alterare a livello epigenetico i geni delle donne vittime di violenza, modificandone cioè non la struttura, ma l'espressione". Proprio "quei risultati preliminari, che erano stati ottenuti analizzando un pannello di 10 geni - riferisce Simona Gaudi coordinatrice di EpiWe e ricercatrice del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Iss - sono stati il punto di partenza per lo sviluppo dello studio multicentrico che prende il via grazie all'accordo di collaborazione tra ministero della Salute-Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Ccm) e l'Iss".  La nuova fase del progetto - illustra l'istituto - coinvolgerà 7 unità operative in 5 regioni: Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Liguria. Grazie alla medicina territoriale e ai suoi ambulatori, a pronto soccorso, case antiviolenza e Asl, le donne vittime di violenza relazionale o sessuale saranno informate sulla possibilità di donare un loro campione biologico e di tornare per valutare nel tempo la possibile variazione epigenomica attraverso la raccolta di più campioni, per intercettare in ognuna il prima possibile gli eventuali danni di salute, intervenendo a livello multidisciplinare e integrato per prevenirli. L'obiettivo è riuscire a coinvolgere il maggior numero possibile di donne con prelievi di sangue almeno per 18 mesi, per 4 prelievi in totale, uno ogni 6 mesi. Al momento del prelievo e nei richiami del follow-up, i campioni biologici saranno corredati con una serie di dati sul benessere psicofisico, con particolare riguardo alle patologie stress-correlate. Per la raccolta dati è stata sviluppata una scheda informatica ad hoc, che consiste di 4 domande di contesto, 5 domande per indagare il rischio di recidiva violenta, quindi un questionario di 18 domande per individuare un'eventuale sindrome da stress post traumatico. "Quello che stiamo dimostrando a livello territoriale - sottolinea Gaudi - è che la violenza influisce sulla salute del genoma in un modo tale che i suoi effetti a volte si manifestano 10-20 anni dopo. Questo ci dicono i dati. Ma a noi vogliamo dare supporti molecolari a questi dati, in modo tale che analizzando tutto il profilo dell'epigenoma nel tempo saremo in grado di dire che quella donna potrebbe avere un maggiore suscettibilità a sviluppare un tumore all'ovaio o una malattia cardiovascolare o una patologia autoimmune". "La violenza contro le donne è un problema di salute pubblica globale persistente che riguarda tutte le classi sociali e le etnie, con una notevole influenza negativa sulla salute delle donne - commenta Rocco Bellantone, presidente dell'Iss - L'individuazione precoce, gli interventi adeguati e la cooperazione multidisciplinare sono fattori cruciali per contrastare la violenza di genere. La ricerca pubblica e la sanità pubblica svolgono un ruolo centrale nell'individuazione dei fattori di rischio e di protezione, e nella comprensione del legame tra la violenza e gli effetti a lungo termine sulla salute delle donne. Questo lavoro transdisciplinare ha come obiettivo principale quello di proporre una serie di strategie innovative e/o d'interconnessione, per garantire alla donna che ha subito violenza un'assistenza di lungo periodo così da contrastare e limitare l'insorgenza di patologie croniche e non trasmissibili che potrebbero avere origine proprio dal trauma subito. La sanità pubblica - rimarca Bellantone - riveste un ruolo centrale nell'identificare i fattori di rischio e di protezione e nel rafforzare la ricerca. E l'Iss, con le sue ricercatrici e i suoi ricercatori, supporta programmi e azioni al fine di garantire a tutte le donne e a tutte le ragazze una vita senza violenza e senza le sue conseguenze sulla salute". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Gemelli Roma, un documentario per raccontare le patologie neuromuscolari

(Adnkronos) - Enrico, Maddalena, Sebastian, Giorgiana, Nicolò, Sara: sono loro le storie che animano il documentario 'La strada verso l'indipendenza' promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, con il contributo incondizionato di Novartis, Sarepta, Biogen, Roche e Italfarmaco. Obiettivo dell'iniziativa: raccontare la vita di sei ragazze e ragazzi che scoprono le tappe della vita e che convivono con patologie neuromuscolari. Enrico si prepara a vivere gli esami di maturità e salutare l’esperienza arricchente degli anni del liceo; Maddalena ha lasciato la Sardegna, sua terra di origine, per formarsi a Milano vivendo le sfide e opportunità di una nuova vita in un nuovo luogo; Sebastian usa la creatività come strumento di costruzione del suo futuro a Chihuahua in Messico; Giorgiana è prossima alla laurea in una disciplina che unisce il suo interesse per l’economia all’ambito sanitario con cui si è confrontata fin dall’infanzia; Nicolò cresce nel mondo del lavoro supportato dai colleghi e dalla sua famiglia; Sara esplora Madrid e la sua rete sociale svolgendo il suo tirocinio tra coloro che hanno bisogno di ascolto e sostegno. "La distrofia muscolare di Duchenne e l’atrofia muscolare spinale sono entrambe patologie genetiche rare per le quali negli ultimi anni sono stati compiuti importanti passi, grazie alla ricerca e ai nuovi standard di cura che hanno aumentato la sopravvivenza e migliorato molti aspetti funzionali - dichiara Eugenio Mercuri, Direttore del Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di sanità pubblica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica - Come clinici e ricercatori siamo cresciuti insieme ai bambini, oggi giovani adulti pronti a esplorare il mondo e la vita nel loro percorso verso l’indipendenza". Un’indipendenza che richiede impegno, coraggio, supporto, sfide da affrontare e soluzioni da cercare. "In questo documentario abbiamo voluto riportare tante tappe, emozioni, esperienze che appartengono alla vita dei nostri ragazzi - spiega Nicoletta Madia referente progettazione pediatrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e alla direzione del documentario - I messaggi che con tutti i ragazzi vogliamo lanciare in questo racconto durato un anno, ci conducono verso la forza della vita oltre la presenza della patologia, lo studio come elemento centrale nella formazione dell’essere umano, l’autodeterminazione, l’inclusione, la meraviglia delle relazioni umane e l’energia delle passioni". Il documentario è disponibile da oggi sul canale Youtube del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS al seguente link: https://youtu.be/aLx8cgtCWYY  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Usare l'olfatto come 'cura', caschetto hi-tech del Gemelli al Maker Faire Roma

(Adnkronos) - Studiare l'olfatto e le sue innumerevoli influenze sul cervello per aiutare i pazienti colpiti da altre malattie con il potenziale, ancora inesplorato, della riabilitazione olfattiva. "Il nostro progetto 'Neuroscent' ha come obiettivo lo studio della capacità olfattiva oggettiva e, inoltre, la valutazione gustativa, che utilizza la classificazione basata su Ia e machine learning delle misurazioni con elettroencefalogramma (Eeg). Approfondire questi aspetti è importante, vediamo quello che è accaduto con il Covid e la perdita di olfatto, ma anche per i danni che provoca il raffreddore virale o la poliposi nasale. Dallo studiare l'olfatto e i suoi effetti sul cervello possiamo aiutare chi è affetto dal dolore cronico, dalla demenza senile, dal Parkinson, chi ha avuto il trauma cerebrale. Abbiamo visto che la stimolazione olfattiva aiuta a migliorare o aiutare l'attività cognitiva e quindi l'olfatto puro essere usato come una 'cura' per questi pazienti". Lo spiega all'Adnkronos Salute Giulio Cesare Passali, professore aggregato di Clinica Otorinolaringoiatrica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma. 'Neuroscent' sarà presentato alla fiera degli inventori Maker Faire Rome che si apre oggi nella Capitale.  
Lo studio pilota del progetto Neuroscent si è aggiudicato 1 mln di euro dal Pnrr. "Quello che presentiamo oggi è l'evoluzione del lavoro già al Maker Faire lo scorso anno, che è stato implementato. Abbiamo approfondito la ricerca - illustra Passali - usando sempre il nostro caschetto con oltre 50 elettrodi, che ci permette di sviluppare un software in grado di leggere le onde elettroencefalografiche stimolate dagli odori. Registriamo e misuriamo con l'Eeg". Il lavoro avviva quasi a 'fotografare' l'attività elettrica cerebrale mentre sente gli odori. L'obiettivo "è mettere a punto uno strumento che possa supportare la riabilitazione olfattiva come terapia complementare per la gestione del dolore cronico e chi ha problemi con l'olfatto", sottolinea Passali. Fino ad oggi, per dimostrare "che una persona ha perso l'olfatto, si usano le stesse analisi statistiche di 40 anni fa. Noi vogliamo dimostrare che è possibile avere un dispositivo in grado di dare risultati scientificamente corretti", precisa Passali che aggiunge: "Per il nostro studio, che si è aggiudicato un 1 mln di euro di finanziamento del Pnrr, arruoleremo 1.000 soggetti sani".  Il lavoro è stato coordinato da Passali, da Giuseppe Maulucci (Dipartimento di Neuroscienze) e Mariaconsiglia Santantonio, otorinolaringoiatra. Il progetto ha coinvolto altri 'cervelli' del Gemelli-Cattolica: Jacopo Galli dell'Istituto di Otorino e Marco De Spirito dell'Istituto di Fisica applicata. "Vogliamo ringraziare Antonio Gasbarrini, preside della Facoltà di Medicina, e il professor Giovanni Scambia, direttore scientifico Fondazione Policlinico Universitario A Gemelli Irccs", rimarca Passali. Alessio Abeltino e Cassandra Serantoni sono stati gli sperimentatori di Neuroscent. 
Un secondo fronte del progetto Neuroscent è stato condotto da Anna Rita Fetoni, direttrice della Uoc di Audiologia dell'Università Federico II di Napoli. "Abbiamo voluto indagare la relazione tra tinnito e disturbi olfattivi in un'ottica olistica che vede i sistemi sensoriali armoniosamente integrati nel contesto delle aree sottocorticali e del sistema limbico, laddove ogni sensazione produce una propria impronta nel vasto mare delle emozioni e dei ricordi. Per questo - aggiunge Passali - eseguiremo, oltre all'insieme dei test previsti per la valutazione olfattiva, in un sottogruppo di pazienti anche test uditivi volti a identificare eventuali cause dell'acufene riferito che è certamente un sintomo di frequente riscontro nella popolazione generale, arrivando a colpire 6 milione di persone in Italia".  Infine, c'è anche un risvolto economico nel futuro di Neuroscent. "Con il Covid, ma accade anche dopo incidenti, viene denunciata dal lavoratore la perdita dell'olfatto. Il nostro dispositivo - conclude Passali - potrebbe essere d'aiuto nelle cause di lavoro che l'Inail si trova ad avere perché può stabilire se c'è questa perdita dell'olfatto". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)