Bezos, il Ceo di Amazon blocca l'endorsement del Washington Post a Kamala Harris

(Adnkronos) - La testata statunitense The Washington Post ha deciso di non pubblicare un endorsement per Kamala Harris alla presidenza USA, su decisione diretta del proprietario Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Invece, il giornale ha rilasciato un editoriale a firma dell’attuale direttore Will Lewis, già figura di spicco nell’impero mediatico di Rupert Murdoch, dichiarando che la testata non avrebbe sostenuto nessun candidato in questa elezione. Questa decisione arriva solo poche settimane prima di un’elezione ritenuta cruciale e segue la recente rinuncia da parte del Los Angeles Times di sostenere pubblicamente Kamala Harris. Anche in quel caso, è stato il proprietario del giornale, Patrick Soon-Shiong, a intervenire personalmente per bloccare l’endorsement, il che ha portato alle dimissioni del responsabile della pagina degli editoriali. La questione si è intensificata rapidamente, con numerosi lettori che hanno deciso di cancellare il proprio abbonamento al Washington Post in segno di protesta contro quella che molti considerano una violazione dell’indipendenza giornalistica. Nell’editoriale, Lewis ha giustificato la scelta facendo riferimento alla storica decisione del Washington Post di non schierarsi tra John F. Kennedy e Richard Nixon nelle elezioni del 1960, menzionando i principi di integrità e rispetto della legge che la testata si impegna a mantenere. Tuttavia, per molti osservatori, la dichiarazione suona più come una giustificazione che un impegno. Alcuni hanno visto nelle parole di Lewis una mossa ambigua, una scelta che molti considerano una “resa” davanti agli interessi di Bezos, il cui impero commerciale comprende contratti significativi con il governo americano, come l’accordo Amazon con la NSA e Blue Origin con la NASA per la costruzione di un lander lunare. Secondo The Columbia Journalism Review, l’endorsement pro-Harris era già stato scritto da due membri della redazione, Charles Lane e Stephen W. Stromberg, con l’approvazione iniziale del direttore della pagina editoriale David Shipley, che però avrebbe successivamente annullato l’endorsment citando una revisione da parte di Bezos. La decisione ha portato a reazioni forti all’interno della redazione e tra i commentatori, con il sindacato dei lavoratori del Post che si è detto “profondamente preoccupato” per un’interferenza percepita come un’intrusione della proprietà nel lavoro giornalistico. L’ex direttore esecutivo del Washington Post, Marty Baron, ha definito la mossa “una codardia”, osservando come l’episodio rappresenti un “momento di oscurità che potrebbe influenzare la democrazia”. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fumo, cardiologo Festinese: "Più tempo per l'anamnesi del paziente per capire il rischio"

(Adnkronos) - "Nel monitoraggio dei fattori di rischio cardiovascolare noi cardiologi usiamo ormai di prassi indici quali glicemia e colesterolo, in particolare quello 'cattivo' (Ldl), così come la microalbuminuria e l'acido urico. Tuttavia, non abbiamo indici oggettivi per un monitoraggio sul consumo di tabacco, che rimane uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Ad oggi ci basiamo solo su quanto riferisce il paziente, ma in 2-3 minuti non riusciamo ad averne una storia esaustiva. Servirebbe dedicare più tempo all’anamnesi così da intercettare il livello di rischio per quanto riguarda il tabagismo". Lo ha detto all’Adnkronos Salute Silvio Festinese, coordinatore cardiologo della Asl Roma 1 e coordinatore della Cattedra di Farmacologia dell'Università Unicamillus di Roma, in occasione della 21esima edizione di 'Romacuore', incontro promosso dalla Società italiana di cardiologia per fare il punto sulle novità in ambito cardiologico e sui reali progressi applicabili nella clinica. Tra i temi affrontati, con una apposita sessione, il contrasto al fumo.  "Il poco tempo che dedichiamo all'abitudine tabagica dei nostri pazienti è una nota dolente – ammette Festinese – Il tabagismo necessita di più di empatia nel rapporto medico-paziente, uno o due minuti sono davvero insufficienti così come le domande estemporanee 'quante sigarette al giorno fuma?’, e 'da quanto tempo?'”.  Per Festinese 'il gold standard è che il fumo fa male, ed è ormai acclarato che per la nostra salute non bisogna fumare. Il consumo della nicotina è un fattore di rischio. Però, evidenze precise pubblicate su autorevoli riviste internazionali ci dicono che è la modalità del consumo di nicotina ad essere la vera causa del danno, non solo cardiovascolare ma anche oncologico. Infatti è la combustione che libera decine di sostanze tossiche e cancerogene che determinano poi il danno cardiopolmonare" conclude. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Fumo, Richter (Esc): "Sei mesi dopo l'infarto metà dei tabagisti dopo aver smesso ricomincia"

(Adnkronos) - "Da quanto sappiamo oggi scientificamente la cosa migliore per tutti è non fumare. Tuttavia, esiste una grandissima parte di fumatori che non riesce a smettere. Basti pensare che a sei mesi da un infarto quasi la metà di coloro che smettono ricominciano. Per queste persone è molto utile il principio della riduzione del rischio, cioè se non smettono di fumare possono passare a prodotti senza combustione, i quali hanno minore emissione di sostanze nocive, che sappiamo fino a oggi diminuisce il rischio di avere malattie collegate al fumo". Lo ha detto Dimitri Richter, president of the Council of Cardiology practice at European Society of Cardiology (Esc) in occasione della 21esima edizione di ‘Romacuore’, incontro promosso dalla Società italiana di cardiologia per fare il punto sulle novità in ambito cardiologico e sui reali progressi applicabili nella clinica. Tra i temi affrontati, con una apposita sessione, il contrasto al fumo. "Questi prodotti – spiega – contengono nicotina e la nicotina non sembra essere la causa fondamentale dell'aterosclerosi legata al fumo, determinata invece da oltre 2000 sostanze che vengono emesse quando accendiamo una sigaretta. La nicotina, quindi, non è la causa fondamentale del danno da fumo".  “La Grecia ha già emesso un decreto che riconosce i dispositivi senza combustione come prodotti che riducono l'emissioni di sostanze nocive – conclude - Altri Paesi, anche in Europa, non lo hanno fatto e il consumatore senza Linee guida ufficiali resta così privo di indicazioni".  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Sanità, appello dell'Ordine dei medici: "Interventi concreti o sciopero inevitabile"

(Adnkronos) - "Sono necessari investimenti e interventi concreti per scongiurare questo sciopero" generale dei medici che si prospetta dopo che, alla protesta contro la legge di Bilancio annunciata dai medici dipendenti che hanno indetto uno sciopero nazionale per il 20 novembre, si è unita oggi quella dei medici convenzionati. Lancia un appello alle istituzioni Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). E' urgente intervenire, "altrimenti - avverte - la sanità non potrà che fermarsi per un giorno, per evitare di fermarsi per sempre". "Apprezziamo l'impegno del ministro Orazio Schillaci, che si è battuto per evitare ulteriori tagli alle risorse e per difendere il Servizio sanitario nazionale e i suoi professionisti", ribadisce Anelli. "Abbiamo accolto l'invito del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto la nostra collaborazione per trovare modelli e impiegare al meglio le risorse". Ora però, chiede, bisogna evitare lo sciopero.  ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Alimenti: perché amiamo i carboidrati? Una 'love story' che risale ai Neanderthal

(Adnkronos) - Perché amiamo i carboidrati? La domanda ha ancora più valore oggi, giorno in cui si celebra in tutto il mondo il Pasta day dedicato ad uno degli alimenti cardine della dieta mediterranea italiana, tanto amato anche a livello globale. E un team di scienziati ha scoperto che questa 'love story' ha origini antichissime, risale forse anche ai tempi dei Neanderthal e precede l'avvento dell'agricoltura. Lo studio condotto da ricercatori dell'università di Buffalo e dal Jackson Laboratory parla chiaro: se abbiamo difficoltà a ridurre l'assunzione di carboidrati, la colpa potrebbe essere del Dna antico.  E' noto da tempo che gli esseri umani trasportano più copie di un gene che consente di iniziare a scomporre l'amido dei carboidrati complessi in bocca, fornendo il primo passo nel metabolismo di cibi amidacei come pane e pasta. Tuttavia, è stato notoriamente difficile per i ricercatori determinare come e quando il numero di questi geni si sia espanso. Il nuovo studio dimostra come la duplicazione di questo gene - Amy1 - potrebbe aver contribuito a plasmare l'adattamento umano agli alimenti amidacei, e questa duplicazione potrebbe essersi verificata già più di 800mila anni fa, molto prima dell'avvento dell'agricoltura. Gli autori fanno il punto dei risultati della loro ricerca su 'Science'. Lo studio dimostra in definitiva come le prime duplicazioni di questo gene abbiano posto le basi per un'ampia variazione genetica che esiste ancora oggi, influenzando l'efficacia con cui gli esseri umani digeriscono i cibi amidacei.  "L'idea è che più geni dell'amilasi si hanno, più amilasi si può produrre e più amido si può digerire efficacemente", spiega l'autore corrispondente dello studio, Omer Gokcumen, professore dell'ateneo Usa che ha condotto la ricerca. L'amilasi è un enzima che non solo scompone l'amido in glucosio, ma conferisce anche il sapore al pane, spiegano gli esperti. Gokcumen e colleghi, tra cui il coautore senior Charles Lee del Jackson Laboratory, hanno utilizzato una nuova modalità di mappatura del genoma per dettagliare a livelli massimi la regione del gene Amy1. Questa tecnica innovativa ha fornito un quadro più chiaro di come si sono evolute le duplicazioni di Amy1. Risultato: è emerso che gli antichi cacciatori-raccoglitori e persino i Neanderthal avevano già più copie di Amy1. Con buona pace dei 'pasta lovers' di oggi. Gli scienziati, per arrivare a queste conclusioni, hanno analizzato i genomi di 68 esseri umani antichi, tra cui un campione di 45mila anni fa proveniente dalla Siberia. Dallo studio è emerso che i cacciatori-raccoglitori pre-agricoli avevano già una media di 4-8 copie di Amy1 per cellula diploide, il che suggerisce che gli esseri umani si aggiravano già per l'Eurasia con un'ampia varietà di numeri elevati di copie di Amy1, ben prima di iniziare a coltivare le piante e a consumare quantità eccessive di amido. Il lavoro ha inoltre messo in luce che nei Neanderthal e nei Denisoviani si verificavano già duplicazioni del gene Amy1. E questo suggerirebbe quindi che "il gene Amy1 potrebbe essersi duplicato per la prima volta più di 800mila anni fa, ben prima che gli esseri umani si separassero dai Neanderthal e molto più indietro di quanto si pensasse in precedenza", afferma Kwondo Kim, uno degli autori principali dello studio, scienziato del laboratorio di Lee. "Le duplicazioni iniziali nei nostri genomi hanno gettato le basi per una variazione significativa nella regione dell'amilasi, consentendo agli esseri umani di adattarsi ai cambiamenti nella dieta, mentre il consumo di amido aumentava drasticamente con l'avvento di nuove tecnologie e stili di vita", aggiunge Gokcumen. La ricerca evidenzia anche come l'agricoltura abbia avuto un impatto sulla variazione di Amy1. Mentre i primi cacciatori-raccoglitori avevano più copie di geni, gli agricoltori europei hanno visto un aumento del numero medio di copie di Amy1 negli ultimi 4mila anni, probabilmente per le loro diete ricche di amido. "Le persone con un numero di copie di Amy1 più elevato probabilmente digerivano l'amido in modo più efficiente e avevano più prole", continua Gokcumen. "I loro lignaggi alla fine se la cavavano meglio in un lungo arco di tempo evolutivo rispetto a quelli con un numero di copie più basso, propagando così il numero di copie Amy1".  I risultati sono in linea anche con lavori precedenti. E, "dato il ruolo chiave della variazione del numero di copie di Amy1 nell'evoluzione umana - conclude l'autrice principale dello studio, Feyza Yilmaz (Jackson Laboratory) - questa variazione genetica rappresenta un'entusiasmante opportunità per esplorare il suo impatto sulla salute metabolica e scoprire i meccanismi coinvolti nella digestione dell'amido e nel metabolismo del glucosio". Scoperte da approfondire magari proprio davanti a un piatto di pasta.  ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Neonati salvati da culla per la vita: storia di Mario, Azzurra ed Enea

(Adnkronos) - C'è un cono d'ombra, al riparo dall'occhio indiscreto delle telecamere, superato un ingresso più appartato per raggiungere l'ospedale Mangiagalli-Policlinico di Milano. E' qui, in un angolo buio dove la luce illumina solo una piccola saracinesca, che si trova la 'culla per la vita' in funzione dal 2007 nella clinica della maternità più frequentata della metropoli. Questa culla ha accolto 3 bimbi in 17 anni. Di strutture simili ce ne sono diverse, sparse in Lombardia. Strutture che i media spesso descrivono come una versione moderna delle 'ruote degli esposti', ma i sanitari tengono a precisare: sono "molto di più", un sistema hi-tech che mette il bebè abbandonato subito al sicuro. E' una delle strade che una donna può seguire se decide di non tenere con sé il bambino che ha portato in grembo. Un'alternativa al parto in anonimato in ospedale, caso come quello della neo-mamma che in provincia di Bari è stata oggetto di critiche da parte di un'infermiera ora sottoposta a procedimento disciplinare da parte del suo Ordine.  Da anni gli esperti del settore, come anche diverse associazioni, sono impegnati nella missione di informare le madri su queste due opzioni sicure per poter operare le proprie scelte. "Il luogo più idoneo", per affidare questi bambini, "è l'ospedale", è il messaggio che viene ribadito, insieme all'importanza di proteggere le donne, e rispettarne le decisioni. Sono opzioni che aiutano a prevenire storie di abbandoni più tragici - al freddo, nei cassonetti o in altri contesti non sicuri - che espongono a rischio di morte i neonati. 'Sliding doors' che fanno la differenza nel destino dei piccoli. Come funziona la culla per la vita? E' un ambiente protetto e riscaldato, strutturato in modo da avvisare immediatamente il personale sanitario: una volta che il bimbo viene accolto al suo interno, passati circa 40 secondi che danno al genitore il tempo di allontanarsi, un allarme discreto avvisa gli operatori, che possono prendersi cura di lui entro pochissimi minuti.  La seconda vita di Mario, Giovanni, Azzurra, Enea, Noemi è cominciata da qui. Alla Mangiagalli di Milano il primo è stato Mario. La mamma che sceglie di lasciare un bimbo nella culla per la vita deve solo schiacciare un pulsante. La privacy è totale. La saracinesca si alza e c'è un'incubatrice dove riporre il neonato, al caldo. La temperatura è di 37 gradi. In quel giorno di inizio luglio 2012, il piccolo adagiato nell'incubatrice era leggerissimo. Nato prematuro (i medici stimavano alla 35esima settimana), pesava appena 1,7 chili e aveva un'età apparente di 6-7 giorni. Vicino al bebè era stato lasciato un biberon con del latte materno e un paio di tutine. Piccoli segni di attenzione, presenti in molte di queste storie. L'allarme per Mario è scattato alle 18.26. Lo sentono in portineria, nella neonatologia e nella direzione sanitaria. All'interno del sistema c'è anche una telecamera a circuito chiuso, fissa sul bambino, che permette di monitorare l''ospite' fino all'arrivo di un medico e un infermiere. Il personale sposta il bebè in un'altra incubatrice (trasportabile e anche questa di ultima generazione) che si trova immediatamente accanto. In uno zainetto c'è tutto quello che serve per il primo soccorso del neonato. Prestate le cure del caso, il piccolo è pronto per il trasporto in reparto. Il nome per Mario lo hanno scelto gli specialisti che si sono presi cura di lui. I medici hanno pensato fosse nato in casa, perché non sembrava avere segni di punture nel piedino (la modalità con cui si fanno i controlli di routine ai neonati appena venuti al mondo in ospedale). "Mario perché - aveva annunciato il primario di allora - oggi (era il 6 luglio, ndr.) si festeggia Santa Maria Goretti e si chiamerebbe anche come due protagonisti di questi giorni, il calciatore Balotelli e Monti", a quei tempi premier. 
Giovanni aveva invece già 2 mesi quando è stato lasciato nella culla per la vita del Policlinico l'1 febbraio 2016. La sua data di nascita, un giorno di novembre, era nota perché insieme al bambino c'era un cartellino che riportava questa informazione e dati sui vaccini a cui era stato sottoposto. Il piccolo era ben accudito, hanno raccontato i medici: pulito e ben vestito, pesava 5,8 kg. Capelli scuri, pelle olivastra, non sembrava di origini italiane. E' stato ribattezzato Giovanni dai medici, "un nome speciale per un bimbo che merita tante attenzioni". Quello stesso anno, a distanza di pochi mesi, succederà di nuovo, ma ad Abbiategrasso. Una neonata viene lasciata nella tarda serata del 13 aprile, prima della mezzanotte, nella culla per la vita del Cav (Centro di aiuto alla vita) Abbiategrasso/Magenta. La piccola, di un paio di giorni, viene trasferita all'ospedale Giuseppe Fornaroli di Magenta. Nome scelto dai medici: Azzurra, perché i primi ad accorrere e a occuparsi di lei - carnagione chiara, 2,1 kg di peso - sono stati i volontari della Croce Azzurra, con cui è collegata la culla per la vita inaugurata nel 2009. Era la prima volta che sentivano suonare quell'allarme nel centro alle porte di Milano.  Anche nel 2023 di allarmi ne suoneranno diversi: uno proprio nel giorno di Pasqua (era il 9 aprile) quando, di nuovo nella culla per la vita della Mangiagalli, viene riposto Enea. Sono le 11.40 circa, la saracinesca si alza per accogliere questo bimbo di pochi giorni, di circa 2,6 kg, in buona salute. Capelli scuri, ben curato, avvolto in una copertina, e accompagnato da una lettera della mamma. Non passa neanche un mese e a Bergamo, il 3 maggio, il protocollo scatta per una bambina. Lo scampanellio lo sentono nella sede locale della Croce Rossa a cui è collegata la culla per la vita. La telecamera riprende una neonata. Gli operatori si attivano, poi l'allarme suona ancora. Nella culla viene lasciata questa volta una lettera della mamma. La piccola pesa 2,9 chili, sta bene, l'operatrice che per prima se n'è presa cura la chiamerà Noemi (che significa gioia in ebraico). Appena 5 giorni prima, a una cinquantina di chilometri di distanza, per un'altra neonata il destino era stato ben diverso. Era il 28 aprile e a Milano un uomo lanciava l'allarme: in un cassonetto per la raccolta di indumenti usati in zona Città Studi il corpo senza vita di una piccola, nata probabilmente solo da poche ore. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Call of Duty: Black Ops 6, l'attesa è finita

(Adnkronos) - Call of Duty: Black Ops 6 è finalmente disponibile, con un'esperienza di gioco rivoluzionaria che promette di ridefinire gli standard del genere sparatutto. Una campagna single player ricca di colpi di scena, un multiplayer esplosivo ricco di 16 nuove mappe e il ritorno dell'amatissima modalità Zombi a round, fanno senza dubbio di Black Ops 6 uno dei titoli blockbuster dell'anno. I giocatori avranno l'opportunità di esplorare missioni avvincenti e di personalizzare il proprio rifugio segreto, un'ex base del KGB. Completando sfide speciali, sarà possibile sbloccare ricompense esclusive e potenziare ulteriormente l'esperienza di gioco durante i tumultuosi eventi geopolitici dei primi anni '90. La caduta dell'Unione Sovietica, la Guerra del Golfo e il passaggio di testimone dalla presidenza di George Bush a quella di Bill Clinton fanno da sfondo a una trama avvincente e senza regole d'ingaggio.  I protagonisti, il veterano Frank Woods e il suo protetto Troy Marshall, guidati dall'intrepida Jane Harrow, formano una squadra di agenti "disertori" per affrontare una misteriosa forza clandestina che si è infiltrata nelle alte sfere della CIA. Tra i membri della squadra spiccano Felix Neumann, genio della tecnologia, e Sevati Dumas, un'ex assassina in cerca di vendetta. Il famigerato Russell Adler fa il suo ritorno, con alleanze e motivazioni sempre più oscure. Ma se la campagna single player regala nuove ambientazioni e trame complottistiche, il comparto multiplayer di Black Ops 6 offre una varietà senza precedenti, con 16 nuove mappe disponibili al lancio. Tra queste, 12 mappe core 6v6 e 4 mappe Strike, progettate per offrire sfide adrenaliniche e ambientazioni dettagliate. Fa il suo ritorno il classico sistema di Prestigio, apprezzato dai fan di lunga data, mentre la modalità Teatro consente di rivivere i momenti più epici da ogni angolazione.
 Una delle novità più attese è il ritorno di Nuketown, l'iconica mappa ambientata in una città del deserto del Nevada utilizzata per test nucleari. Il multiplayer introduce anche il movimento assoluto, un sistema rivoluzionario che permette ai giocatori di eseguire manovre fluide come scatti, scivolate e tuffi in qualsiasi direzione. Il movimento intelligente attiva assistenze per scattare, scavalcare e accovacciarsi, facilitando l'esecuzione di azioni spettacolari.  Per chi non riesce ad abbandonare una visione post apocalittica ritorna l'amatissima modalità Zombi a round. In Black Ops 6 i giocatori dovranno affrontare orde di non morti utilizzando armi e potenziamenti unici, con l'obiettivo di sopravvivere il più a lungo possibile. Al lancio, sono disponibili due nuove mappe ricche di segreti e una missione principale: Liberty Falls e Terminus. La modalità Zombi a round offre una completa libertà di esplorazione, permettendo ai giocatori di indagare su aree particolari e apparentemente innocue delle mappe, alla ricerca di indizi e segreti nascosti. In occasione del lancio di Black Ops 6, il team di Call of Duty ha presentato il video "Caccia alla Verità", dedicato ai fan e alle community italiane. Il video, che esplora temi di intrigo e paranoia tipici della saga, vede protagonisti il rapper Artie 5ive e il Signor Giancarlo, volto iconico della TV anni '90.  Call of Duty: Black Ops 6 è disponibile in tutto il mondo dal 25 ottobre su Xbox (Xbox Series X|S e Xbox One), PlayStation (PlayStation 5 e PlayStation 4) e PC tramite Microsoft Store, Battle.net e Steam. Il gioco è inoltre disponibile su Game Pass per console Xbox e PC (solo Microsoft Store) al momento del lancio. I possessori di Game Pass Ultimate e Game Pass Console possono scaricare e preinstallare COD HQ e Call of Duty: Warzone. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


One Health, indagine 'solo 1 paziente su 4 sa cosa sia'

(Adnkronos) - Si fa presto a dire One Health. La verità è che invece pochi pazienti sanno cosa sia, solo 1 su 4, e ancora meno sono gli operatori sanitari che riescono a tradurla in azioni concrete durante la loro attività. Eppure coloro che conoscono la One Health, un approccio strategico che interconnette la salute umana, animale e ambientale - la cosiddetta 'salute unica' - sono ben consapevoli del suo vantaggio più importante: il miglioramento degli standard di salute. E gli stessi ritengono che l'impiego della telemedicina, delle piattaforme digitali, e la realizzazione di nuove strutture e presidi per servizi di prossimità, possono servire a creare un nuovo modello di assistenza territoriale in ottica One Health. Sono i risultati di un'indagine nazionale promossa da MioDottore e condotta da Datanalysis, presentata a Roma, che ha coinvolto un totale di 1.700 persone (700 medici specialisti, 100 veterinari, 100 direttori generali e sanitari di aziende ospedaliere, 100 politici della sanità e 700 pazienti). "L'approccio One Health promuove una visione integrata e olistica di salute umana, animale e ambientale, presentandosi come risposta alle sfide del nostro tempo e riconoscendo che la salute di ogni individuo è strettamente legata alla salute degli altri e dell'ecosistema in cui viviamo - spiega Stefano Vella, infettivologo e docente di salute globale all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Attraverso la comprensione delle complesse interazioni tra questi tre settori cruciali, l'approccio olistico che ne deriva mira principalmente a migliorare la salute collettiva, prevenire malattie e promuovere il benessere, assumendo un ruolo chiave anche nel più ampio quadro di obiettivi globali di sostenibilità". "La pervasività dell'approccio One Health nell'elaborazione delle attuali strategie di risposta alle nuove sfide sanitarie testimonia l'ormai universale riconoscimento dell'interconnessione tra salute umana, animale e ambiente - osserva Ranieri Poli del Dipartimento One Health del ministero della Salute - Il ministero della Salute, nel suo nuovo assetto organizzativo, si è dotato di un Dipartimento One Health e il recente comunicato dei ministri della Salute del G7 ha dedicato ampio spazio a questo tema e a quelli ad esso strettamente connessi, come l'antibiotico-resistenza". Un primo passo, con molta strada da fare. I risultati dell'indagine - riporta una nota - mostrano da un lato che il 95% dei direttori generali e sanitari e l'80% dei politici hanno sentito parlare di One Health. Ma anche che lo stesso vale solo per circa la metà dei veterinari e dei medici specialisti. Inoltre, ci sono altri molteplici ostacoli: oltre alle scarse conoscenze sull'argomento e alle difficoltà insite di applicare questo approccio, secondo la maggioranza del campione analizzato pesano anche la mancanza di una strategia chiara e la carenza di finanziamenti. Mentre invece il 73% dei pazienti di One Health non ne sa proprio nulla.  Tuttavia, i professionisti del mondo della sanità hanno ben chiare quali siano i principali problemi che la strategia One Health dovrebbe affrontare: in primis la resistenza antimicrobica (20%) e i focolai di malattie altamente infettive (20%), poi l'inquinamento ambientale (circa 18%). E hanno un'idea ben più precisa su come si potrebbe realizzare un nuovo modello di assistenza territoriale in un'ottica One Health e indicano: l'impiego della telemedicina, la realizzazione di nuove strutture e presidi sanitari con maggiore accessibilità e disponibilità di servizi di prossimità e anche un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione sul territorio, in linea con un approccio integrato. Inoltre, le piattaforme digitali sono viste come uno strumento utile per arrivare ai cittadini e per meglio rispondere alle loro esigenze. "Il concetto di One Health rappresenta un cambiamento di paradigma necessario nella gestione della salute globale. In MioDottore - afferma il Ceo, Luca Puccioni - crediamo fermamente che la tecnologia possa svolgere un ruolo cruciale in questo processo, consentendo una comunicazione fluida tra medici, pazienti e strutture sanitarie. Grazie alla tecnologia, infatti, è possibile non solo migliorare l'accesso alle informazioni sanitarie, ma anche promuovere una cultura della prevenzione e del benessere che abbraccia tutte le dimensioni della salute. La sinergia tra salute umana, animale e ambientale è la chiave per affrontare le sfide future e siamo convinti che investire nella digitalizzazione della salute possa trasformare il modo in cui gestiamo la prevenzione e la cura, rendendo le pratiche più efficienti e sostenibili". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Agricoltura e biodiversità, un piccolo passo verso la neutralità carbonica

(Adnkronos) - Con la messa a valore del 40% circa della superficie terrestre per lo svolgimento delle sue attività, il settore agricolo può dare il suo contributo alla transizione ecologica. È quanto sostiene un gruppo di ricerca dell’Università di Zurigo, in un articolo recentemente comparso su “Nature Communications”, una delle riviste più autorevoli del panorama accademico. Secondo gli esperti, attraverso una politica aziendale più sensibile ai temi della biodiversità, le imprese del comparto potrebbero favorire la cattura della CO2, riducendo drasticamente le emissioni inquinanti. ---sostenibilita/tendenzewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


DayZ celebra dieci anni e si regala numeri da record, grazie anche alla nuova espansione Frostline

(Adnkronos) - Nonostante sia trascorso un decennio dal suo debutto, DayZ, il pioniere dei giochi di sopravvivenza open world di Bohemia Interactive, continua a sfornare numeri significativi. Recentemente, lo studio di sviluppo indipendente Bohemia interactive, fondato nel 1999, ha introdotto la sua seconda espansione ufficiale, DayZ Frostline. DayZ Frostline si è reso immediatamente protagonista, registrando vendite per oltre 300.000 copie solo nella prima settimana di lancio, dimostrando un forte interesse sia da parte dei giocatori di lunga data che dei nuovi arrivati. L'espansione offre un'esperienza di gioco rinnovata e avvincente che ha rapidamente catturato l'attenzione della community. In una nota ufficiale Bohemia Interactive ha rivelato che il 20 ottobre, giorno di picco per DayZ Frostline, il gioco ha raggiunto la cifra impressionante di 501.522 utenti attivi giornalieri, suddivisi tra le varie piattaforme: 235.618 su Steam, 113.897 su PlayStation e 152.037 su Xbox. Questa data ha segnato anche il record storico di giocatori contemporanei: 79.000 su Steam, 33.000 su PlayStation e 36.000 su Xbox. Di seguito è possibile guardare il trailer di lancio  "Siamo entusiasti di celebrare la prima settimana di successo di DayZ Frostline e dobbiamo tutto alla nostra incredibile community. Un sentito ringraziamento a tutti i membri, dai veterani ai nuovi arrivati. La vostra incrollabile dedizione e i vostri commenti approfonditi sono stati la forza trainante dell'evoluzione di DayZ, e la recente impennata del numero di giocatori è una testimonianza della sua vitalità duratura. DayZ rimane una realtà leader del genere survival, che si spinge oltre i limiti in ogni aspetto e che è difficile da replicare", afferma Scott Bowen, Brand Manager di DayZ.
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