Il primo Ineos Grenadier Red Devil esce dallo stabilimento di Hambach
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INEOS Automotive ha ufficialmente avviato la produzione del nuovo Grenadier Red Devil nello stabilimento di Hambach. Dopo uno stop prolungato legato a problemi di fornitura, il marchio britannico torna a pieno regime con ambiziosi obiettivi per il 2024. La sospensione della produzione, causata dall'insolvenza del fornitore di sedili nel corso dell'anno passato, ha obbligato INEOS Automotive a fermare le linee per diversi mesi. Nonostante queste difficoltà, i risultati raggiunti nel 2023 sono stati più che incoraggianti, con un incremento del 41% nelle vendite globali rispetto all'anno precedente.
Lynn Calder, CEO di INEOS Automotive, ha dichiarato: "L'inizio del 2024 si presenta estremamente positivo per noi. Sono certa che quest'anno rappresenterà un punto di svolta, basandoci sulla crescita significativa dello scorso anno. Siamo fieri di avere oltre 20.000 Grenadier già sulle strade e nei sentieri di tutto il mondo." La Calder ha inoltre sottolineato che nuovi mercati chiave, come Cina e Messico, stanno generando una forte domanda per i modelli Grenadier. Il ritorno della produzione è stato accolto con entusiasmo, e lo stabilimento di Hambach si prepara ad accelerare i ritmi per recuperare il tempo perso. Basata sui modelli Grenadier Station Wagon e Quartermaster, la Red Devil si distingue per la carrozzeria rossa accesa, abbinata a un tetto a contrasto in nero o bianco. Questa edizione speciale rappresenta il perfetto equilibrio tra stile e robustezza, caratteristiche che da sempre definiscono i veicoli INEOS. Tra le novità del 2024, si aggiunge anche il Grenadier 1924, una versione limitata pensata per celebrare il centenario del marchio. Con solo 1.924 esemplari disponibili, questa edizione esclusiva propone dettagli di design di alto livello e un pacchetto di accessori lifestyle dedicati a chi cerca un tocco di eleganza senza tempo per il proprio 4x4. Durante la pausa produttiva, INEOS Automotive ha anche avviato la ristrutturazione dello stabilimento di Hambach. Con il termine della produzione della Smart ForTwo previsto per il 2024, le linee dedicate a questo modello sono state smantellate per fare spazio a nuovi sviluppi e ampliamenti. Questa strategia rappresenta un passo importante per rafforzare la capacità produttiva e accogliere future innovazioni del marchio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Malattie rare, pazienti: "Ipertensione arteriosa polmonare patologia invalidante"
(Adnkronos) - "A me è stata diagnosticata l'ipertensione arteriosa polmonare (Iap), malattia grave invalidante e progressiva, 36 anni fa. Allora non c'erano farmaci, né centri né linee guida e pochissime erano le informazioni perché non avevamo neanche Internet. Oltretutto non potevamo contare sull'assistenza delle associazioni dei pazienti. Vent'anni fa sono stata sottoposta a doppio trapianto polmonare. Oggi non solo il ricorso alla chirurgia è raro, ma rispetto al passato per la Iap disponiamo di ben 10 farmaci per una malattia rara, tra cui una possibilità terapeutica da eseguire 2 volte in un mese, 15 centri specializzati sparsi sul territorio e il supporto del mondo delle associazioni". Così Pisana Ferrari, presidente di Aipi (Associazione italiana ipertensione polmonare), durante la conferenza stampa 'Ipertensione arteriosa polmonare: terapie su misura e home delivery cambiano le prospettive di cura', promossa oggi a Roma (Palazzo dell'Informazione) da Aop Health, azienda globale pioniera nelle terapie integrate per le malattie rare e la terapia intensiva. La Iap, che in Italia colpisce 15-50 persone per milione di abitanti, per i pazienti rappresenta una sfida "soprattutto dal punto di vista della sintomatologia - spiega Ferrari - perché i sintomi, tra cui l'affanno, sono comuni a tante altre malattie. Io avevo 28 anni quando ho cominciato a non riuscire più a fare le scale, eppure ho completamente sottovalutato il problema per molti anni. Pensiamo poi a chi è in sovrappeso o anziano, ovviamente fatica a salire le scale", ma pensa che si tratti di una condizione normale. Ma per Ferrari c'è anche un altro problema, ovvero il fatto che "l'ipertensione arteriosa polmonare sia ancora poco conosciuta dagli stessi medici, perché se ci sono rari casi, probabilmente un medico nella sua intera carriera non vedrà mai un paziente con Iap. Di conseguenza, prima di arrivare alla diagnosi passa molto tempo durante il quale la condizione del paziente peggiora e sappiamo benissimo che la malattia ha un forte impatto sulla vita, anche dal punto di vista psicologico". Nel corso degli ultimi vent'anni, i progressi terapeutici per la Iap "hanno migliorato significativamente la qualità della vita dei pazienti, ritardando la progressione della malattia e riducendo il ricorso al trapianto di polmoni o cuore-polmoni - conclude Ferrari - Ritengo che sia un grande passo avanti poter rispondere alle necessità dei pazienti e dei loro caregiver, avere soluzioni terapeutiche personalizzate che permettono di alleggerire l'impatto psicologico e il carico organizzativo derivante dalla gestione della malattia". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ipertensione polmonare, Ghio (iPHnet): "Farmaci a casa svolta per pazienti"
(Adnkronos) - "L'ipertensione arteriosa polmonare (Iap) è una malattia rara, quindi poco conosciuta dai medici. Esistono centri specializzati per questa patologia, ma sono tutti lontano dal domicilio del paziente. Da tempo esiste un call center attivo h24, 7 giorni su 7 a cui si aggiunge un servizio di assistenza infermieristica a domicilio e da oggi la consegna a domicilio dei farmaci altrimenti disponibili solo in ospedale. Una svolta, un passo importante che si traduce in minor carico logistico per il paziente, maggiore aderenza alla terapia e migliore qualità di vita". Così Stefano Ghio, presidente di iPHnet - Italian pulmonary hypertension network, durante la conferenza stampa 'Ipertensione arteriosa polmonare: terapie su misura e home delivery cambiano le prospettive di cura', promossa oggi a Roma (Palazzo dell'Informazione) da Aop Health. C'è poi il follow-up di questi pazienti, "se uno di loro ha un problema e non può rivolgersi al medico di medicina generale che non sa neanche cos'è l'ipertensione arteriosa polmonare - puntualizza Ghio - ma non può rivolgersi neanche al primo specialista cardiologo o pneumologo che si trova vicino a casa. Ha invece bisogno di rivolgersi ai centri che conoscono la Iap e che possono arrivare a una diagnosi precisa di tutte le forme di ipertensione arteriosa polmonare che esistono, dando consigli importanti al paziente e al caregiver". Di questi centri "ce ne sono diversi in Italia, ciononostante sono spesso situati lontani da casa e questo è un aggravio che si aggiunge al peso complessivo della gestione della malattia". In questo contesto, un ulteriore significativo avanzamento nell'approccio alla cura è il nuovo servizio di home delivery. Grazie a questa soluzione si può ricevere il farmaco a domicilio facilitando la continuità terapeutica, riducendo lo stress logistico e migliorando la qualità della vita delle persone. "La prossimità e la vicinanza, anche fisica, al paziente sono aspetti centrali della cura e nel supporto non solo all'aderenza, ma anche alla qualità di vita. Il nuovo servizio, rivolto ai pazienti in terapia con treprostinil, viene organizzato ed erogato attraverso un programma specifico dedicato a queste persone, in accordo con la propria farmacia ospedaliera di riferimento. E' un servizio disponibile gratuitamente e rappresenta una svolta significativa per coloro che vivono con una malattia rara e complessa". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Arrivano i Giorni della merla: ecco quando il freddo può essere spia di malattie
(Adnkronos) - Arrivano i Giorni della merla, gli ultimi 3 di gennaio, considerati dalla tradizione popolare i più freddi dell'anno. Ma perché sentiamo freddo? Alcune persone lo soffrono più di altre? E quanto è 'normale' non sopportare le temperature rigide e sentirsi sempre intirizziti? Alla vigilia del 29-30-31 gennaio, la triade della merla, provano a fare chiarezza gli esperti di 'Dottore, ma è vero che...?', portale anti-fake news della Fnomceo - Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. "Sentire il bisogno di coprirsi di più, avere i brividi appena si è fuori casa - spiegano - sono condizioni alle quali sappiamo far fronte", banalmente "con un abbigliamento più pesante e ambienti più riscaldati. Così aiutiamo il nostro corpo a non disperdere calore. Per alcune persone, però, la sensazione di gelo può diventare costante e impossibile da tollerare". Ebbene, "essere freddolosi potrebbe dipendere da diverse condizioni, e talvolta da malattie, da approfondire insieme al proprio medico". Quindi "occorre distinguere le situazioni normali dall'ipersensibilità al freddo come segnale di altre patologie". "La temperatura corporea - illustrano i medici - oscilla normalmente tra i 35,2 e i 36,9 °C; è un po' più bassa negli anziani e più variabile nei bambini. Quando fa caldo i capillari si dilatano, il flusso di sangue aumenta e si sprigiona calore dalla cute. In caso di freddo, invece, si verifica vasocostrizione, cioè il restringimento dei vasi che tendono così a far fluire il sangue verso gli organi vitali. Una conseguenza di questo processo è la sensazione di freddo ed è normale. Chi non tollera le temperature esterne più rigide, accusando sintomi anche dolorosi, è invece ipersensibile". Ma chi sono gli ipersensibili al freddo? "Secondo i pochi studi sul tema - indicano i dottori anti-bufale - sembra che le donne siano più soggette. Anche gli anziani, i malati cronici e i pazienti con ridotta disabilità rispondono peggio al freddo per una diminuita risposta del sistema di termoregolazione. Sarebbero invece meno a rischio coloro che sono in sovrappeso".
Quali sono le cause dell'ipersensibilità al freddo? "Alcune sono legate proprio al clima invernale, altre dipendono da specifiche patologie", o "può succedere che la sensibilità sia legata anche a fattori psicologici, come l'ansia", analizzano gli esperti di 'Dottore, ma è vero che...?'. I medici elencano alcuni fattori che possono rendere una persona iper-freddolosa: "Si può percepire più freddo, rispetto ad altri, perché in convalescenza dopo una malattia infettiva. Oppure capita dopo aver sofferto di dissenteria e vomito: in questo caso la causa è la disidratazione". Ancora: dietro l'intolleranza al freddo ci possono essere, pur "in misura minore, l'utilizzo di farmaci betabloccanti, che possono dare una sensazione di freddo dopo l'assunzione, e l'abuso di alcol, che provoca vasodilatazione e perdita di calore". Perché "a differenza di ciò che si pensa - puntualizza il team anti-fake news - bere alcolici non aiuta a difendersi dal freddo". Tuttavia, "l'ipersensibilità al freddo potrebbe essere il sintomo di disturbi da non trascurare. Per questo, se si ritiene di soffrire il freddo più del normale - raccomandano i medici - occorrerà verificare di non essere affetti da: anemia, perché la riduzione di globuli rossi porta meno ossigeno nel sangue e causa carenza di vitamina B12 e ferro;
malnutrizione
e anoressia
, perché il grasso corporeo aiuta a produrre calore; ipertensione arteriosa; diabete e altri fattori di rischio cardiovascolare (come il fumo); ipotiroidismo, perché le malfunzioni della tiroide portano a metabolismo lento e di conseguenza cala la produzione di calore; lesioni nervose causate da traumi; patologie neurologiche come la malattia di Parkinson; cattiva circolazione e, in alcuni casi, la sindrome di Raynaud". Che cos'è? "Chi soffre di problemi circolatori tende più di altri a sentire freddo alle mani e alle dita. Se questa condizione diventa frequente e con segnali più marcati - descrivono i dottori - potrebbe trattarsi della sindrome di Raynaud. In questo caso a provocare il freddo è il restringimento dei vasi sanguigni di mani e piedi, a un livello tale da far cambiare colore a queste parti del corpo (ma anche al naso e all'orecchie). Le terminazioni, infatti, per il mancato o ridotto flusso di sangue diventano pallide, quasi bianche, e si può sentire dolore, gonfiore o formicolio. In presenza di questa condizione è raccomandabile rivolgersi al medico". Ma per chi lamenta sempre 'un freddo da morire' esiste una cura? "Non esistono trattamenti specifici per l'ipersensibilità al freddo - rispondono i dottori - Una volta escluse le patologie" sopra indicate, "è consigliabile agire per migliorare la termoregolazione corporea", con alcuni "accorgimenti che aiutano anche a prevenire i disagi legati al freddo. Vestirsi a strati: è più facile così adattarsi alla temperatura esterna che cambia durante la giornata o secondo gli ambienti; fare attività fisica: sport e camminate, ma anche brevi esercizi, aiutano a produrre calore e migliorano la circolazione; proteggere viso e mani con creme 'barriera' che evitano lesioni da freddo; prediligere alimenti e bevande calde che forniscono energia". ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Salute, ipotiroidismo: Merck e Next Different insieme per una nuova campagna digital
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Parte una nuova campagna digitale dedicata alla sensibilizzazione sull'ipotiroidismo e alla sua diagnosi precoce. Lanciata da Merck, in collaborazione con Next Different, communication company parte di 'Una - Aziende della comunicazione unite', la campagna nazionale promuove la diagnosi precoce grazie al sito dedicato latuatiroide.it e strumenti digitali innovativi per sensibilizzare il pubblico sull'importanza della salute tiroidea. Le malattie della tiroide - si legge in una nota - sono tra i disturbi più diffusi a livello globale. L'ipotiroidismo è il più comune: considerando sia la forma subclinica che quella conclamata, interessa tra lo 0,2% e il 5,3% degli europei e lo 0,3-3,7% degli statunitensi. Purtroppo molte persone non ricevono una diagnosi tempestiva di ipotiroidismo perché i sintomi di questa patologia - affaticamento, aumento di peso, mal di testa, sbalzi d'umore, capelli fragili, secchezza cutanea e disturbi ormonali - vengono confusi con quelli di altre condizioni, ritardando l'accesso a cure mirate. La campagna si sviluppa attorno all'idea di offrire una risposta alternativa, concreta e scientifica a tutte quelle ipotesi con cui troppo spesso liquidiamo sintomi molto comuni, dietro i quali può celarsi un disturbo della tiroide. Questo si riflette in una comunicazione che si propone di educare il pubblico e stimolare un'azione consapevole, promuovendo l'importanza di controlli regolari e di una corretta informazione sulla salute tiroidea. Tra le principali attività messe in atto per sensibilizzare il target sul tema, vi sono: un piano di digital Pr che ha coinvolto influencer e creator di vari ambiti nella realizzazione di video pillole educative; post informativi su pagine Instagram e LinkedIn di Merck per raggiungere target specifici; contenuti ad hoc (skin e box) su MyPersonalTrainer e accesso al symptom checker disponibile sul sito latuatiroide.it, uno strumento che guida l'utente nella valutazione dei propri sintomi. In caso in cui ci fossero sintomi compatibili con una condizione di ipotiroidismo, è previsto inoltre l'accesso diretto dal sito alla più ampia offerta di specialisti di patologie della tiroide fornita dalla piattaforma MioDottore, realtà di riferimento in Italia e a livello mondiale per la prenotazione online di visite mediche. Grazie alle funzionalità offerte dalla piattaforma è possibile prenotare immediatamente, con pochi clic, un appuntamento con l'endocrinologo più vicino. L'iniziativa - che punta quindi ad aumentare la consapevolezza su una patologia sottovalutata, promuovendo un messaggio di empowerment e responsabilità verso la propria salute - non si limita alla sensibilizzazione, ma guida il pubblico verso azioni concrete, come l'utilizzo del symptom checker e la prenotazione di visite specialistiche, sottolineando - informa l'azienda - l'impegno di Merck nel fornire soluzioni precise e affidabili. "La campagna si basa su un messaggio semplice, ma essenziale: la prevenzione e la diagnosi precoce sono essenziali per aiutare le persone a vivere a lungo e in buona salute - afferma Francesco Epifani, Chief Creative Officer di Next Different - Grazie a un approccio positivo ed empatico, vogliamo far sapere alle persone che Merck può aiutarle a riconoscere i segnali dell'ipotiroidismo e a prendersi cura della propria salute con strumenti innovativi e accessibili". Aggiunge il direttore Fertility & Cme di Merck Italia, Dario Floris: "Per un'azienda come la nostra, che ama definirsi 'In Love with Care', avere cura delle persone vuol dire prendere in considerazione tutti i loro needs di salute non soddisfatti. Non ci limitiamo quindi a rispondere ai bisogni terapeutici, ma promuoviamo progetti che vanno oltre il farmaco, con iniziative di prevenzione ed educazione sulla salute. Fare una concreta differenza nella vita delle persone - conclude - è da sempre la nostra mission, e per realizzarla appieno non esitiamo a identificare sinergie di valore: la campagna di comunicazione sviluppata con Next Different e la partnership con MioDottore costituiscono due collaborazioni importanti per informare i cittadini sui disturbi della tiroide, aiutarne a riconoscere i sintomi, e indirizzare a una verifica del proprio stato di salute con medici specialisti". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Made in Italy, l'appello dell'azienda artigianale Mokavit: "Difendiamo la Moka, emblema di identità"
(Adnkronos) - La possibile acquisizione del marchio Bialetti da parte di una proprietà cinese solleva interrogativi sul futuro per uno dei simboli più iconici del Made in Italy: la moka. Non si tratta solo di un cambio di proprietà, ma di una potenziale perdita di identità culturale e manifatturiera per l’Italia. Creata nel 1933 da Alfonso Bialetti, la moka è molto più di un oggetto di uso quotidiano. È un emblema di tradizione, innovazione e cultura italiana che ha conquistato il mondo. La sua forma, il suo suono e il suo aroma raccontano una storia che parte dalle radici artigianali italiane e arriva nelle case di milioni di persone. Tuttavia, oggi il futuro di questo simbolo è incerto. La cessione di marchi storici rischia di allontanare ulteriormente la produzione dal suo contesto originario, mettendo in crisi un settore già colpito da profonde trasformazioni. Per questo Mokavit, azienda piemontese specializzata nella produzione artigianale di moke di alta qualità interamente realizzate in Italia lancia così un appello per la difesa del Made in Italy e della filiera corta. "Con un profondo senso di responsabilità e amarezza, apprendiamo della possibile acquisizione del rinomato marchio Bialetti da parte di una proprietà cinese. Questa notizia, che sta scuotendo il panorama nazionale, non rappresenta solo un ulteriore capitolo di una storia che rischia di spezzarsi, ma anche una grande sfida per il nostro paese, che rischia di perdere uno dei suoi simboli più riconosciuti nel mondo: la moka. È un altro duro colpo per la manifattura italiana, che da tempo sta affrontando crescenti difficoltà nel mantenere il controllo sui suoi marchi storici", afferma Gianni Vittoni, fondatore di Mokavit. Vittoni ha guidato Mokavit nello sviluppo di una moka innovativa, adatta a tutti i tipi di piani cottura, inclusi quelli a induzione, senza la necessità di adattatori. Questo impegno riflette la missione dell'azienda di mantenere autentica l'esperienza del caffè italiano. Con una produzione locale che coinvolge fornitori e artigiani entro un raggio di 15 chilometri, Mokavit intende rilanciare l’industria manifatturiera italiana, creare nuovi posti di lavoro e preservare un’eredità culturale che rischia di scomparire. "La moka non è solo uno strumento per preparare il caffè, ma un pezzo della nostra storia e identità. Riteniamo fondamentale che questo simbolo rimanga legato alle sue radici italiane, espressione di qualità, autenticità e tradizione. La nostra missione è chiara e incrollabile: difendere la moka, difendere il Made in Italy e tutti i valori che abbiamo ereditato dai grandi maestri artigiani e che continueranno a essere il nostro faro, guidandoci verso il futuro", continua Vittoni. Mokavit ha scelto la fenice come proprio emblema, a rappresentare la resilienza e la capacità di rinascere. Con questa filosofia, Mokavit si propone non solo di preservare il patrimonio della moka, ma anche di trasformarlo in un elemento chiave per il futuro del Made in Italy. L’obiettivo non è solo salvaguardare un prodotto, ma riaffermare l’importanza della qualità artigianale italiana in un mondo sempre più dominato dalla produzione di massa e dalla standardizzazione. Mokavit vuole essere ambasciatrice di una cultura del caffè autentica, restituendo alla moka il prestigio che merita. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Startup, 01Green raccoglie 300mila euro per accelerare la rivoluzione dell’idrogeno
(Adnkronos) - 01Green, startup nata per rivoluzionare lo stoccaggio e il trasporto dell'idrogeno, ha concluso con successo un round di investimento pre-seed da 300.000 euro. L'investimento è stato interamente sottoscritto da Tech4Planet, il Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per la Sostenibilità promosso da Cdp Venture Capital. Grazie alle nuove risorse, 01Green potrà procedere con un Proof of Concept e poter così avviare la sviluppo del prototipo di contenitore per lo stoccaggio e il trasporto dell'idrogeno allo stato solido in totale sicurezza attraverso una tecnologia avanzata basata su magnesio dopato. Il progetto Safeteasy di 01Green mira a risolvere una delle principali sfide riguardante la logistica dell'idrogeno. Questa innovazione offre vantaggi significativi rispetto ai metodi convenzionali, garantendo una maggiore densità di stoccaggio, maggiore sicurezza e costi più contenuti, mantenendo il sistema a temperatura e pressione ambiente. Inoltre, rende il trasporto su lunghe distanze, via mare o su rotaia, più pratico e flessibile. Coperto da brevetto di invenzione industriale, Safeteasy nasce da un significativo processo di innovazione di stampa 3D per metalli di 3D4Mec Srl e porta la firma di Andrea Gatto e di Ivano Corsini. Andrea Gatto, responsabile scientifico del progetto Safeteasy, è un professore Ordinario di Tecnologia meccanica e Sistemi di produzione presso il Dipartimento di Ingegneria 'Enzo Ferrari' dell'Università di Modena e Reggio Emilia e professore Onorario dell'Università della Transilvania di Brasov. Ivano Corsini, presidente e amministratore di 01Green, da circa 40 anni si occupa di meccanica e meccatronica in ogni sua sfaccettatura, partendo dalla sub-fornitura arrivando alla stampa 3D per metalli. Nel 2016 fonda la 3D4Mec Srl, prima azienda italiana a produrre e commercializzare stampanti 3D specialistiche per metalli; 3D4Steel per il processo degli acciai e 3D4Brass, la prima stampante 3D al mondo in grado di processare ottone. Negli ultimi anni Andrea Gatto e Ivano Corsini si sono dedicati allo sviluppo di macchine per la costruzione additiva per metalli e leghe particolari quali l’ottone ad alto tenore di zinco, l’acciaio ad alto tenore di carbonio, il tantalio e il magnesio. “Siamo entusiasti di poter essere al fianco di 01Green e di vedere partire lo sviluppo del prototipo del sistema Safeteasy, una tecnologia che rappresenta una soluzione rivoluzionaria per lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno allo stato solido in totale sicurezza”, afferma Claudia Pingue, Senior partner e responsabile del Fondo di Technology Transfer di Cdp Venture Capital, “Siamo orgogliosi di supportare un’innovazione di tale portata, che promette di rendere il trasporto dell’idrogeno più pratico e flessibile, con un impatto significativo sulla transizione energetica”, aggiunge. La missione 01Green srl è quella di superare i limiti dello stoccaggio di idrogeno offrendo una soluzione sicura, efficiente e sostenibile tramite l’innovativa tecnologia dei contenitori in idruro di magnesio. Tramite la propria esperienza davvero unica sia nel settore metalmeccanico che nella fabbricazione additiva, è in grado di sviluppare contenitori che migliorano significativamente l’efficacia dello stoccaggio e del trasporto di idrogeno. 01Green srl, dunque, si propone di rivoluzionare l'industria dello stoccaggio energetico, con l'obiettivo di accelerare la transizione globale verso fonti di energia pulita e sostenibile. "Riconosciamo l'idrogeno come vettore energetico del futuro, ma siamo consapevoli delle sfide che ostacolano la sua adozione su larga scala, principalmente legate allo stoccaggio e al trasporto. La nostra soluzione mira a superare questi ostacoli, rendendo l'idrogeno una scelta praticabile e conveniente per un'ampia gamma di applicazioni energetiche. Guidati dall'obiettivo di ridurre l'impronta carbonica globale e promuovere l'uso dell'energia pulita, ci impegniamo a rivoluzionare il campo dello stoccaggio di idrogeno. La nostra visione è di facilitare un futuro in cui l'idrogeno sia facilmente accessibile, stoccabile e trasportabile, rendendolo una fonte energetica primaria per una varietà di applicazioni", spiegano gli ideatori. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Medico-nutrizionista: "Clorato colpisce tiroide e porta a disfunzioni metaboliche"
(Adnkronos) - L'esposizione acuta a elevati livelli di clorato negli alimenti "può manifestarsi con molteplici sintomi, come nausea e vomito, crampi addominali, mal di testa, affaticamento e debolezza muscolare ed è motivo di preoccupazione per la salute pubblica, in particolare per gruppi vulnerabili come i bambini e le persone con carenze di iodio. Il motivo risiede nel fatto che l'eccessivo contenuto di clorato negli alimenti o nelle bevande può interferire con l'assorbimento dello iodio da parte della ghiandola tiroidea, compromettendo la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 e T4). Ciò induce uno stato di ipotiroidismo funzionale, con effetti più pronunciati nei soggetti con una carenza di iodio preesistente: nei bambini può influire sulla crescita e sullo sviluppo cognitivo, mentre nelle donne in gravidanza potrebbe compromettere lo sviluppo del sistema nervoso del feto". Lo spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di nutrizione alla Lum, dopo il maxi richiamo in Belgio di lattine e bottiglie di Coca-Cola a causa dell'eccessivo contenuto di clorato, annunciato dal produttore e distributore Usa Coca-Coca. "Inoltre - prosegue il docente - l'esposizione a livelli elevati di clorato può causare danni ossidativi ai globuli rossi. Questo fenomeno può portare ad anemia emolitica, ossia alla riduzione della vitalità dei globuli rossi, specialmente in soggetti già debilitati o vulnerabili e quindi ad una ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno. L'assunzione di clorati a lungo termine può generare disfunzioni metaboliche, come una disfunzione tiroidea cronica, e può alterare il metabolismo generale, portando a aumento di peso, stanchezza cronica e altri disturbi metabolici. Si possono manifestare anche possibili danni ai reni, che sono l'organo responsabile dell'eliminazione di questa sostanza, aumentando il rischio di nefropatie". "Migliorando le pratiche di disinfezione per evitare un uso eccessivo di cloro o adottando tecnologie alternative per il trattamento delle acque - sottolinea Minelli - si può ridurre la quantità di clorato negli alimenti. Inoltre, sarebbe importante il lavoro di un costante monitoraggio dei livelli di clorato nei prodotti alimentari e nell'acqua potabile, da parte delle autorità sanitarie e di controllo alimentare. Resta fermo il consiglio generale - conclude lo specialista - di seguire una dieta equilibrata e ricca di iodio, ad esempio includendo pesce, latte e uova, per ridurre i rischi legati alla carenza, e preferire, semmai, acque minerali con basso contenuto di clorati". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Quasi raddoppiati i teenager italiani a rischio 'hikikomori'
(Adnkronos) - Sono giovanissimi, dovrebbero avere fame di vita, e invece gradualmente perdono il desiderio di avere contatti diretti con i coetanei e le persone in generale, avvicinandosi sempre di più a una condizione di ritiro sociale. Il loro mondo? Ha confini netti e perlopiù sono le 4 mura della propria camera. Non siamo in Giappone, ma in Italia e gli adolescenti a rischio 'hikikomori' sono in "netta crescita", con la pandemia di Covid-19 che sembra aver fatto da detonatore al fenomeno dell'isolamento sociale. E' la fotografia scattata da un'analisi del gruppo di ricerca Musa (Mutamenti sociali, valutazione e metodi) del Cnr-Irpps, l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, dalla quale emerge che "è quasi raddoppiato" dopo Covid il numero di adolescenti che non incontrano più i loro amici nel mondo extrascolastico, i ritirati sociali. I teenager del Belpaese sono sempre più lupi solitari, un profilo che, fra i ragazzi di età tra i 14 e i 19 anni, mostra cifre quasi triplicate in 3 anni, passando dal 15% del campione nel 2019 al 39,4% nel 2022. Nel dettaglio, lo studio - pubblicato sulla rivista 'Scientific Reports' e finalizzato a indagare, attraverso un approccio di ricerca di tipo socio-psicologico, l'eziologia del ritiro sociale tra gli adolescenti identificando i fattori scatenanti - si è basato sui dati di 2 indagini trasversali condotte dai ricercatori nel 2019 e nel 2022 su studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado (attraverso la tecnica Capi - Computer Assisted Personal Interview) e su campioni rappresentativi a livello nazionale, composti rispettivamente da 3.273 e 4.288 adolescenti di 14-19 anni. Da qui gli autori hanno identificato, attraverso tecniche avanzate di modellizzazione statistica, 3 gruppi di adolescenti, 3 identikit: le 'farfalle sociali', con alti livelli di interazione sociale sia con gli amici che con i familiari, passate dal 35,2% al 38,5% in 3 anni; gli 'amico-centrici', che danno priorità alle interazioni sociali coi coetanei mentre non trascorrono il tempo libero con genitori o fratelli, crollati dal 49% al 22,1% nel 2022; e i 'lupi solitari', che come si è visto hanno avuto un exploit e sono quei ragazzi che trascorrono prevalentemente il loro tempo libero da soli, né con la famiglia né con i coetanei, mostrando una bassa frequenza settimanale negli incontri di persona con gli amici. E' proprio in questo profilo che rientra il sottogruppo più a rischio, studenti che non incontrano più i loro amici fuori dalla scuola: per loro il dato è vicino al raddoppio, dal momento che nel 2022 avevano raggiunto quota 9,7% del campione, rispetto al 5,6% registrato nel 2019. E' qui che si concentrano le preoccupazioni degli esperti: il timore è che questo gruppo di ragazzi, "una volta completata la scuola dell'obbligo, possa assomigliare sempre di più al fenomeno hikikomori del Giappone".
IPERCONNESSIONE E AUTOISOLAMENTO - Il lavoro, spiegano gli esperti, dimostra che l'aumento dell'isolamento sociale in Italia costituisce "un problema grave, già cronicizzato e correlato all'interazione di fattori relazionali e psicologici". Precedenti studi del gruppo di ricerca, riferisce Antonio Tintori, tra gli autori del lavoro assieme a Loredana Cerbara e Giulia Ciancimino del gruppo di ricerca Musa del Cnr-Irpps, "avevano già chiarito le cause di alcuni effetti negativi del mutamento delle interazioni sociali accelerato della pandemia da Covid-19, che ha esacerbato la trasposizione delle relazioni umane verso la sfera virtuale". Quali sono i fattori determinanti, l'innesco di quel meccanismo pericoloso che porta all'autoisolamento? Si è visto, analizzano gli autori, che in particolare l'iperconnessione, ossia la sovraesposizione ai social media, ha un ruolo primario in questo processo corrosivo dell'interazione e dell'identità adolescenziale e successivamente del benessere psicologico individuale. L'iperconnessione, si legge nel documento, "è principale responsabile tanto dell'autoisolamento quanto dell'esplosione delle ideazioni suicidarie giovanili". Lo studio mostra che non solo dal 2019 al 2022 sono "drasticamente aumentati i giovani che si limitano alla sola frequentazione della scuola nella loro vita, ma anche nel mondo adolescenziale è significativamente diminuita l'abitudine a trascorrere il tempo libero faccia a faccia con gli amici", come succede ai lupi solitari.
CHI SONO GLI 'ASPIRANTI HIKIKOMORI' - Sebbene leggermente più diffuso tra le ragazze, il fenomeno riguarda entrambi i sessi e non presenta sostanziali differenze regionali, relative alla tipologia scolastica frequentata o al background socio-culturale ed economico familiare, come invece si è supposto in passato. Questo per gli autori indica che "il problema sta diventando globale ed endemico". Cosa accomuna questi giovani? Scarsa qualità delle relazioni sociali (con i genitori, in particolare con la madre), bassa fiducia relazionale (verso familiari e insegnanti), vittimizzazione da cyberbullismo e bullismo, iperconnessione da social media, scarsa partecipazione alla pratica sportiva extrascolastica e insoddisfazione per il proprio corpo. "Questi fattori, inoltre alimentati dall'influenza pervasiva delle pressioni sociali a conformarsi a standard anche estetici irraggiungibili, erodono l'autostima favorendo un senso di inadeguatezza nelle interazioni sociali con i coetanei - aggiunge Tintori - Abbiamo, inoltre, constatato che coloro che già versano in uno stato di ritiro sociale presentano un uso più moderato dei social media: ciò apre all'ipotesi che, all'aumentare del tempo di isolamento fisico, ci si disconnetta gradualmente anche dalle interazioni virtuali, ossia ci si diriga verso la rinuncia totale alla socialità". Il fenomeno, assimilabile a quello degli hikikomori del Giappone, potrebbe generare una vera e propria emergenza sociale, avvertono gli autori: "Il nostro studio - conclude Tintori - oltre a fornire risultati utili alla comprensione della natura del problema, evidenzia l'urgenza di interventi educativi e formativi da rivolgere a genitori e docenti scolastici, nonché di sostegno per i giovani, ovvero un supporto specifico verso gli adolescenti che versano nelle condizioni più critiche". Il lavoro del gruppo di ricerca Musa continuerà con una vasta indagine di tipo longitudinale volta a rispondere agli interrogativi ancora aperti, e a chiarire maggiormente i fattori del processo che conduce all'auto-isolamento. L'indagine coinvolgerà per 5 anni migliaia di adolescenti tra studenti e studentesse delle scuole, per analizzare in dettaglio lo sviluppo comportamentale dei giovani nelle modalità di interazione e altri importanti aspetti relativi al benessere socio-psicologico. Lo studio si è avvalso della collaborazione di Gianni Corsetti dell'Istat. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ipertensione arteriosa polmonare, la cura è a domicilio
(Adnkronos) -
Avvicinare i pazienti alle proprie cure, rendendo più comoda la somministrazione dei farmaci grazie ad una prolungata durata della stabilità e favorire la possibilità di ricevere la terapia a domicilio, mediante un servizio di 'home delivery'. Il tutto con l'obiettivo di un minor aggravio per le strutture sanitarie. A rendere disponibili queste opportunità è l'innovazione, scientifica ed organizzativa, di AOP Health, azienda globale pioniera nelle terapie integrate per le malattie rare e la terapia intensiva. L'intento è di provare a vincere una delle tante sfide per malati, famiglie e sistema sanitario che propone l'ipertensione arteriosa polmonare (Iap), malattia rara e gravemente invalidante. Ricerca e organizzazione, oggi, permettono di avvicinare il paziente alle cure. Questo è possibile grazie ad una maggiore stabilità chimico-fisica e microbiologica del trattamento in uso, che consente di ridurre la frequenza con cui si deve ricaricare il serbatoio della pompa per infusione sottocutanea, la quale infonde la terapia 24h su 24h. E' inoltre al via un nuovo servizio di consegna domiciliare del medicinale, pensato per alleviare il peso organizzativo della cura e migliorare la qualità di vita dei pazienti. La Iap è una patologia rara e grave che interessa i vasi sanguigni di piccolo calibro dei polmoni, causando spossatezza, affanno e svenimenti tra i suoi principali sintomi. E' caratterizzata da un aumento della pressione nel circolo polmonare, che sovraccarica il cuore, in particolare il ventricolo destro, portando, se non trattata, a insufficienza cardiaca e ad una morte prematura. Colpisce circa 15-50 persone ogni milione di abitanti e ha una prevalenza maggiore nelle donne, con un rapporto di 4,8 donne colpite per ogni uomo. Oggi i pazienti con una diagnosi accertata in Italia sono circa 3.000, con una maggiore incidenza nella popolazione tra i 30 e i 60 anni, un periodo della vita in cui le persone sono particolarmente attive. Questo aspetto rende più complesso l'iter diagnostico, in quanto i primi sintomi vengono spesso sottovalutati, contribuendo a determinare significativi ritardi diagnostici. "La Iap è una forma di ipertensione polmonare che può manifestarsi senza cause apparenti (idiopatica), oppure in associazione con patologie come cardiopatie congenite, malattie autoimmuni come sclerodermia o lupus, Hiv o cirrosi epatica. Il trattamento aggressivo è cruciale per migliorare i sintomi e la qualità di vita nei pazienti con rischio intermedio e alto - spiega Carmine Dario Vizza, professore di Cardiologia all'Università di Roma 'La Sapienza' e direttore della Cardiologia presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I - In questi casi tra i trattamenti disponibili, considerati efficaci e largamente utilizzati nella Iap, c'è treprostinil, vasodilatatore polmonare e sistemico". La terapia prevede che il farmaco sia auto-somministrato dal paziente a domicilio mediante una pompa per micro-infusione continua (24 ore su 24) e che richiede un refill ogni 72 ore. Questo comporta una complessa pianificazione organizzativa e una costante gestione del dispositivo, che influenzano pesantemente la quotidianità dei pazienti, limitandone la libertà e rafforzando la percezione di sé come 'persona malata'. Come mostrato da recenti evidenze, la stabilità chimico-fisica e microbiologica della molecola in uso può essere estesa fino a 14 giorni, riporta una nota. Si tratta di un'innovazione nel percorso di sviluppo di una terapia consolidata, che può offrire ulteriori benefici ai pazienti. "Oggi, grazie alla ricerca medica, abbiamo a disposizione una nuova possibilità terapeutica che va nella direzione di una maggiore personalizzazione della cura - chiarisce Vizza - La molecola treprostinil si presenta con una nuova stabilità del farmaco, che consente il suo utilizzo nella micro-pompa per infusione sottocutanea da 3 giorni fino a 14 giorni. Questo, per i pazienti, rappresenta un significativo passo in avanti perché significa che, in base al dosaggio specifico di ciascuno, si potrà effettuare il refill nel dispositivo in uso al paziente, potenzialmente solo 2 volte in un mese". "Nel corso degli ultimi vent'anni, i progressi terapeutici per la Iap hanno migliorato significativamente la qualità della vita dei pazienti, ritardando la progressione della malattia e riducendo il ricorso al trapianto di polmoni o cuore-polmoni - commenta Pisana Ferrari, presidente di Aipi (Associazione italiana ipertensione polmonare) - Tuttavia, la malattia è ancora poco conosciuta e spesso difficile da diagnosticare, con frequenti ritardi diagnostici e quindi nelle cure. Ritengo che sia un grande passo avanti poter rispondere alle necessità dei pazienti e dei loro caregiver di avere soluzioni terapeutiche personalizzate che permettono di alleggerire l'impatto psicologico e il carico organizzativo derivante dalla gestione della malattia". Per i pazienti affetti da Iap, un'ulteriore sfida è spesso rappresentata dalla logistica: raggiungere le farmacie dei centri ospedalieri, spesso situati lontano da casa, è un aggravio che si aggiunge al peso complessivo della gestione della malattia. In questo contesto un ulteriore significativo avanzamento nell'approccio alla cura è il nuovo servizio di home delivery. Grazie a questa soluzione si può ricevere il farmaco a domicilio facilitando la continuità terapeutica, riducendo lo stress logistico e migliorando la qualità della vita delle persone. "La prossimità e la vicinanza, anche fisica, al paziente sono aspetti centrali della cura e nel supporto non solo all'aderenza, ma anche alla qualità di vita", sottolinea Stefano Ghio, presidente di iPHnet (Italian Pulmonary Hypertension Network). "Il nuovo servizio, rivolto ai pazienti in terapia con treprostinil, viene organizzato ed erogato attraverso un programma specifico dedicato a queste persone, in accordo con la propria farmacia ospedaliera di riferimento. E' un servizio disponibile gratuitamente e rappresenta una svolta significativa per coloro che vivono con una malattia rara e complessa". "Oggi, a differenza di un tempo, sono diversi i centri medici in Italia in grado di offrire cure avanzate e un adeguato follow-up, riducendo la necessità di trasferte difficoltose per l'accesso alle cure, ma sono ancora numerosi i pazienti che hanno oggettive difficoltà negli spostamenti - evidenzia Vittorio Vivenzio, presidente di Amip (Associazione malati ipertensione polmonare) - E' fondamentale offrire sempre di più non solo farmaci innovativi, ma servizi dedicati laddove le terapie si dimostrano già efficaci per favorire una quotidianità più serena, libera dalla preoccupazione costante, legata alla gestione della propria patologia". Modalità di somministrazione più agevoli e attenzione alla qualità di vita, perché il paziente e la sua famiglia sono al centro del lavoro di chi si occupa di malattie rare. In questo senso, oltre a dedicarsi alla ricerca con ingenti investimenti, AOP Health si propone come partner per i medici specialisti, le istituzioni ed i pazienti, al fine di individuare soluzioni terapeutiche ed organizzative innovative che possano davvero rispondere agli 'unmet needs' dei malati. "La nostra logica è di prenderci cura di chi affronta la malattia, andando ben oltre il solo farmaco: in questo senso vanno le innovazioni farmaceutiche ed organizzative che proponiamo per migliorare la vita dei pazienti affetti da Iap. Quanto presentato è il risultato di un lavoro che oggi, con grande soddisfazione, possiamo mettere a disposizione dei pazienti e dei loro familiari - dichiara Emanuele Oro, Country Manager di AOP Health Italy - Si tratta di un'ulteriore tappa in un percorso che portiamo avanti nel tempo, perché da sempre siamo impegnati per mettere a disposizione dei pazienti, oltre ai nostri farmaci prodotti in Europa secondo i più elevati standard qualitativi, anche servizi innovativi per la cura e l'assistenza lungo tutto il percorso terapeutico con un approccio integrato alla cura". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)







