Marche, Cardinali (Confindustria): "Regionali? Zes e tavolo industria priorità da subito"
(Adnkronos) - "Noi siamo pronti a lavorare con tutti e a misurare, chiaramente, il prossimo governo regionale proprio sulla concretezza e sulle iniziative che intenderà portare avanti fin dal primo giorno. Quello che ci aspettiamo fin dai primi giorni è l'attivazione del tavolo regionale per la politica industriale e che siano individuate le risorse per alimentare la legge regionale al riguardo varata ad agosto. E poi sulla Zes chiediamo che il nuovo governo regionale spinga da subito per dare concretezza a questo strumento". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali, sulle misure che gli industriali marchigiani si attendono nei primi 100 giorni di governo del nuovo esecutivo regionale che uscirà dalle elezioni in programma il 28 e 29 settembre. Confindustria Marche ha incontrato i candidati lo scorso 11 settembre. "E' stata l'occasione -spiega Cardinali- per presentare un nostro documento strategico di analisi e di proposte, molto puntuali e che rappresenta una sintesi delle attese, delle sfide, delle priorità per le imprese per i prossimi anni. Un documento che a nostro parere può essere la base per la costruzione di un programma di politica industriale per la nostra regione. E abbiamo proprio chiesto ai candidati -sottolinea- di mettere al centro dell'agenda politica per lo sviluppo della nostra regione proprio l'industria, che è chiaramente il motore della nostra economia regionale e soprattutto fondamentale per, appunto, la coesione sociale", ribadisce. E Cardinali ricorda che "lo scorso primo agosto è stata approvata una legge a livello regionale sulle politiche industriali, particolarmente importante perché dà una cornice appunto organica per la politica industriale mettendo al centro un po' tutti i temi più importanti". "E istituisce soprattutto un tavolo regionale per la politica industriale dove istituzioni, imprese, sindacati, ed eventualmente altri attori vengono chiamati a lavorare insieme. Ma il tavolo va 'animato' e vanno individuate le risorse, e questo è tra le prime cose che chiederemo al nuovo governo regionale", sottolinea ricordando poi che "chiederemo al nuovo esecutivo di intercedere con il governo nazionale per potere beneficiare rapidamente della Zes con risorse adeguate e certe, è una priorità assoluta per il nostro territorio". "E a livello regionale dobbiamo lavorare per adottare quelle misure compensative che servono per quella parte di territorio regionale che non potrà usufruire dei benefici fiscali legati Zes. E poi ci sono i temi delle infrastrutture e dei rifiuti, con l'autosufficienza impiantistica della nostra regione, su cui ci attendiamo interventi in tempi brevi. E chiediamo anche un sostegno all'internazionalizzazione delle aziende, per rispondere a shock estremi come quello dei dazi Usa che stiamo vivendo in queste settimane", aggiunge ancora. L'allarme dazi E sul tema dei dazi Usa il presidente di Confindustria Marche sottolinea che "gli effetti li vedremo a pieno sicuramente nei prossimi mesi. Fino ad oggi abbiamo avuto un impatto sulla nostra economia regionale soprattutto determinato da un elevato livello di incertezza. Ora il livello dei dazi è stato fissato e oltre ai dazi però ricordiamo che c'è una questione importantissima che è quella legata al cambio euro-dollaro, un ulteriore tasso implicito che ostacola la vendita dei nostri prodotti", aggiunge ancora. Per Cardinali, si deve "partire dal presupposto che il mercato americano è uno dei primi mercati di riferimento extra-Ue per il nostro Paese ma anche per la nostra regione". "Guardando i numeri sono impattati trasversalmente un po' tutti i settori ma in particolare quelli di specializzazione della nostra regione come ad esempio i macchinari, la meccanica, il comparto moda, il distretto del mobile e ovviamente anche l'agroalimentare", dice. "Ci aspettiamo un impatto trasversale ma direi che bisogna lavorare sia a livello nazionale che a livello regionale per prendere le adeguate contromisure, e quindi agire anzitutto con un piano per il supporto all'internazionalizzazione delle nostre imprese, diversificando i mercati internazionali di riferimento, a partire dal Mercosur come appunto più volte è richiesto anche dalla Confindustria nazionale ma guardando anche altre aree in Asia", conclude. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Zero Emissions Day, dal procurement al digitale la sfida delle imprese
(Adnkronos) - Alla vigilia della Giornata mondiale delle Emissioni Zero (21 settembre), il mondo produttivo e dei servizi si interroga sul ruolo che le imprese possono avere nel percorso verso la neutralità climatica. Secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, il settore industriale e quello energetico contribuiscono insieme a oltre il 40% delle emissioni di gas serra nell’Ue, mentre la sola pubblicità digitale, spesso sottovalutata, pesa ormai più del traffico aereo globale. Dalla supply chain all’advertising, dalle energie rinnovabili alla manifattura, diversi player italiani, interpellati da Adnkronos/Labitalia, testimoniano come la strada verso le emissioni zero non sia solo un traguardo al 2050, ma un obiettivo che richiede azioni immediate, investimenti e sinergie. Il primo passo riguarda il procurement, snodo strategico per tutte le aziende. Daniele Civini, Head of Sales Jaggaer Italia, non ha dubbi: “Il procurement è diventato un alleato indispensabile per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità di un’azienda. Tramite le scelte d’acquisto si può influenzare direttamente l’impatto ambientale dell’intera organizzazione. Oggi, grazie all’innovazione digitale è possibile ottimizzare la supply chain riducendo inefficienze, costi nascosti ed emissioni”. Una visione che trova conferma anche nel controllo della filiera estesa, dove trasparenza e monitoraggio diventano fattori imprescindibili, come conferma Azzurra Gullotta, Sales Manager di Achilles per l’Italia e la Spagna: “Per raggiungere realmente le emissioni zero, è indispensabile coinvolgere l’intera filiera, incluse le migliaia di fornitori della long tail. Trasparenza e monitoraggio costante sono essenziali per assicurare credibilità e un impatto ambientale concreto. Molti fornitori desiderano ridurre la loro impronta di carbonio, ma non sempre hanno risorse o competenze. Per questo è indispensabile supportarli con piani pratici, sviluppati con esperti e aggiornati nel tempo, così da garantire miglioramenti concreti e duraturi". Accanto alle filiere produttive, il contributo delle energie rinnovabili e delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer) rappresenta un altro pilastro della transizione. “Siamo oramai nel pieno della sesta ondata di innovazione e rivoluzione tecnologica - spiega Moreno Scarchini, Ceo di EnergRed - il cui driver fondamentale è l’energia: progresso sociale ed economico, capacità produttiva e occupazionali, benessere individuale e collettivo dipenderanno da come l’energia viene prodotta ed impiegata. Aiutare imprese e territori a dotarsi di un’infrastruttura di generazione altamente distribuita da fonti rinnovabili per auto-consumo fisico (Seu) e diffuso (Cer) è la strada maestra per approntare rapidamente un presente più efficiente, sostenibile, inclusivo e ricco per tutti”. Anche l’universo digitale è chiamato a fare la sua parte, con strumenti innovativi di misurazione delle emissioni. “Con l'inasprimento delle normative sulle emissioni di carbonio e delle aspettative degli stakeholder, sempre più brand - assicura Elisa Lupo, Country Manager Italia, Spagna e Portogallo di Integral Ad Science (Ias) - si impegnano concretamente per la sostenibilità. In questo contesto, misurare l’impronta di carbonio delle campagne pubblicitarie digitali sta diventando una componente fondamentale, al pari di standard come la viewability, la prevenzione delle frodi e la brand safety & suitability. La misurazione dell’impatto carbonico è essenziale: non solo per garantire trasparenza e rendicontazione, ma anche per assicurare che le azioni siano coerenti con le promesse di sostenibilità in ogni campagna”. Ma parlare di emissioni zero non significa solo ridurre: vuol dire anche compensare localmente, investendo nei territori in cui si opera, come afferma Mauro Lajo, consigliere di Cisambiente e Ceo di Forever Bambù: “Parlare di emissioni zero non significa solo ridurre le emissioni con interventi di efficientamento sui processi aziendali, ma anche mitigare le emissioni supportando iniziative per la mitigazione della CO2 nei territori in cui si opera. I nostri bambuseti in Italia generano crediti di carbonio certificati, capaci di offrire alle imprese un percorso concreto e misurabile di responsabilità ambientale". Se la compensazione rappresenta un tassello importante, resta cruciale l’impegno delle istituzioni e delle aziende nel tracciare una roadmap chiara verso il 2035. “Il target 2035 per le auto a zero emissioni - dice Alberto Stecca, Ceo di Silla Industries - non dovrebbe essere oggetto di continui ripensamenti, ma al contrario rappresentare un punto fermo su cui costruire una strategia industriale ambiziosa. La transizione energetica è un’occasione storica per rilanciare filiere produttive, innovazione tecnologica e competitività europea. Servono regole chiare, investimenti coerenti e una visione a lungo termine: se messi nelle condizioni giuste, gli operatori del settore sono pronti ad accelerare, non a rallentare, il cambiamento”. Infine, anche il comparto manifatturiero dimostra come l’integrazione tra imprese possa rappresentare un vantaggio competitivo e sostenibile, come testimonia Michela Pancaldi, Ceo di Tecnocupole Pancaldi: “La sinergia tra imprese è la chiave. Noi disponiamo di una capacità produttiva Industria 4.0 molto elevata, spesso non saturata dalla nostra produzione. Offrire questa forza a disposizione di altre aziende italiane, riducendo le importazioni di componenti dall’estero, è un modo concreto per coniugare competitività ed emissioni ridotte”. ---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Design, Antolini porta a Marmomac innovazione qualità e identità per lavorazione pietre naturali
(Adnkronos) - Da quasi 70 anni è leader nella lavorazione delle pietre naturali, con un occhio attento alle nuove tecnologie, senza mai dimenticare il valore della qualità. Forte delle sue radici, Antolini si prepara a sbarcare anche quest'anno a Marmomac, la fiera leader a livello internazionale per l’intera filiera della pietra naturale, dalla cava al prodotto lavorato, tecnologie, macchinari e strumenti, in programma a Verona dal 23 al 26 settembre. Nata in uno dei principali distretti italiani del marmo, è il principale hub internazionale del settore, luogo privilegiato per innovazione, cultura e formazione. Con oltre 1.400 espositori provenienti da più di 50 Paesi e una community globale composta di oltre 50.000 operatori e professionisti da 150 nazioni, assume un significato ancora più rilevante in un contesto internazionale incerto. "In un mondo internazionale in continua trasformazione, ci avviciniamo a questa edizione di Marmomac con entusiasmo, puntando su innovazione, qualità e identità: valori che oggi più che mai ci guidano. Il marmo resta una vera eccellenza globale, frutto di un equilibrio unico tra creatività, maestria artigianale e tecnologie all’avanguardia", afferma in un intervista ad Adnkronos/Labitalia il Ceo Alberto Antolini. Per Antolini, la pietra naturale è molto più di un materiale: "E' un patrimonio senza tempo - racconta - che porta autenticità ed eleganza in ogni progetto. Grazie a un costante dialogo con il mercato e all’attenzione verso le esigenze dei nostri clienti, sviluppiamo soluzioni che parlano a chi, come noi, ama la bellezza e la qualità. Con il nuovo progetto 'Padiglione Antolini' vogliamo proseguire in questa direzione". A Verona l'azienda sarà protagonista con un intero padiglione, oltre allo stand dedicato. "Oltre al nostro stand - anticipa - nei padiglioni tradizionali di Veronafiere, che rimane il cuore della nostra presenza, apriamo le porte a un nuovo spazio eccezionale: il 'Padiglione Antolini', allestito nelle due navate centrali delle Gallerie Mercatali, importante architettura industriale del dopoguerra di fronte all’ingresso principale del quartiere fieristico. Il 'Padiglione Antolini' nasce per offrire un’esperienza immersiva e coinvolgente nel mondo della pietra naturale. Un percorso unico che conduce i visitatori dalla cava, attraverso il blocco grezzo e le più avanzate tecnologie di lavorazione, fino alla bellezza delle lastre finite, dove ogni particolarità racconta una storia unica". Una filiera, quella della pietra naturale, che sta vivendo una fase delicata. "La filiera della pietra naturale - spiega Antolini - sta vivendo una fase di trasformazione, segnata da importanti dinamiche globali. Nonostante le sfide, il settore mantiene una solida tenuta, grazie alla qualità riconosciuta del prodotto italiano e alla domanda costante di Made in Italy. Da quasi settant’anni Antolini opera in questo mondo seguendo l’intera filiera: dall’estrazione alla lavorazione delle pietre naturali realizzata interamente presso i nostri stabilimenti produttivi. Oggi siamo tra le realtà più riconosciute a livello mondiale e partecipiamo attivamente alle associazioni di settore quali Confindustria Marmomacchine: un impegno che riflette la nostra volontà di contribuire concretamente allo sviluppo e alla tutela dell’intera filiera, promuovendo un comparto capace di unire tradizione, innovazione e visione internazionale". A quasi 70 anni dalla nascita dell’azienda, il legame con il territorio resta fortissimo. "La lavorazione della pietra naturale - ricorda - è il nucleo della storia di Antolini, un’identità profondamente radicata nel territorio in cui operiamo. Da quasi settant’anni, il cuore pulsante dell’azienda batte in Valpolicella, terra in cui la tradizione si tramanda di generazione in generazione. Qui confluiscono pietre provenienti da tutto il mondo, trasformate da maestranze italiane altamente qualificate, cresciute in un contesto unico per cultura e competenza artigianale". "È proprio questa conoscenza approfondita del materiale, maturata e costantemente affinata, a farci diventare un punto di riferimento internazionale. Questo legame con il territorio è anche una responsabilità: investiamo attivamente nella trasmissione del know-how alle nuove generazioni, attraverso formazione interna e condivisione dell’esperienza. In un mondo in continuo cambiamento, Antolini, con passione, competenza e rispetto della tradizione, rimane pioniere tracciando costantemente nuovi percorsi", sottolinea. E il Made in Italy è ancora un valore che fa la differenza a livello internazionale e questo vale anche nel settore della pietra naturale. "Per noi il Made in Italy - rimarca - è un valore assoluto. Il know-how italiano nella lavorazione della pietra naturale è riconosciuto in tutto il mondo, ed è proprio questa competenza artigianale la risposta alle necessità dei professionisti di tutto il mondo. Le nostre maestranze rappresentano un saper fare tutto italiano che si esprime con lavorazioni raffinate, incisioni complesse ed abilità uniche che caratterizzano ogni pezzo lavorato. Le pietre Antolini, provenienti da tutto il mondo, prendono forma in Italia, nella consolidata tradizione della Valpolicella, trasformandosi da materia grezza in opere d’eccellenza". Negli ultimi anni, l'azienda si è aperta a partnership eterogenee: da collaborazione con l’artista Murran Bill, che sarà tra i protagonisti dello spazio in fiera, a quella con il colosso danese Bang & Olufsen. "Questa collaborazione - fa notare - nasce dal desiderio di esplorare nuove potenzialità della pietra naturale. Nell’edizione 2025 di Milano Design Week, il percorso ha messo in luce l’unicità della materia, rivelando la sua capacità di dialogare con la creatività contemporanea. Questo progetto ci ha permesso di superare l’idea della pietra come semplice materiale da rivestimento, evidenziandone il potenziale come elemento capace di emozionare, rinnovarsi creando nuove mode". "In Antolini crediamo nell’innovazione e nella versatilità della pietra naturale, nella sua straordinaria capacità di adattarsi a linguaggi creativi diversi. È da questa visione che nasce la decisione di proseguire la collaborazione a Marmomac 2025 con una nuova esperienza immersiva, pensata per continuare a celebrare e valorizzare la pietra in tutte le sue sfumature. Programmi futuri? Li scopriremo insieme", conclude il Ceo. ---lavoro/made-in-italywebinfo@adnkronos.com (Web Info)
OMODA & JAECOO Super Hybrid Night: debutta in Italia la tecnologia SHS
(Adnkronos) - L’Alcatraz di Milano ha ospitato la Super Hybrid Night, l’evento che ha segnato il debutto italiano dell’universo SHS (Super Hybrid System) di OMODA & JAECOO. Una piattaforma che unisce tecnologia e sostenibilità, con due soluzioni: il già noto SHS-P, plug-in hybrid dalle prestazioni record, e il nuovo SHS-H, full hybrid che offre efficienza senza ricarica esterna. Regina della serata è stata la Omoda 5 SHS-H, spinta da un motore 1.5 TGDi a ciclo Miller e due unità elettriche, per una potenza complessiva di 224 CV. Con consumi pari a 5,3 l/100 km WLTP e oltre 900 km di autonomia, sarà disponibile da fine mese negli allestimenti Pure e Premium. Entrambe le versioni offrono ADAS avanzati, doppio display digitale e connettività wireless. La serata è stata anche l’occasione per annunciare i prossimi arrivi: Jaecoo 5 SHS-H, SUV compatto previsto nel 2025; Omoda 7 SHS-P e Jaecoo 8 SHS-P, in arrivo nel 2026; oltre a Jaecoo 7 SHS-P e Omoda 9 SHS-P, già sul mercato con autonomie superiori a 1.200 km. Il Jaecoo 5 SHS-H, presentato in anteprima al MiMo, coniuga design deciso e interni eco-friendly con materiali certificati TÜV. Offre 204 CV complessivi, sospensioni indipendenti e tre modalità di guida per adattarsi a ogni terreno. Il mercato ha già premiato OMODA & JAECOO: ad agosto il brand ha raggiunto l’1,63% di quota tra i privati in Italia, con la Jaecoo 7 leader dei PHEV C-SUV e la Omoda 9 ai vertici tra i D-SUV plug-in. A livello globale le vendite hanno superato 630.000 unità in due anni, consolidando l’Europa come area chiave. Con l’universo SHS, OMODA & JAECOO aprono un capitolo innovativo nella mobilità, fondendo prestazioni, autonomia e sostenibilità in un’unica visione globale. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rolls-Royce Cullinan Cosmos: un’opera unica ispirata al cosmo
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Rolls-Royce Cullinan Cosmos nasce come progetto Bespoke pensato per una famiglia con una forte passione per l’universo, condivisa anche con il figlio più piccolo. Non si tratta semplicemente di un SUV di lusso, ma di un’opera che traduce in forme tangibili il fascino dello spazio, trasformando l’abitacolo in un autentico viaggio sensoriale. La personalizzazione della Rolls-Royce Cullinan Cosmos è stata fatta attraverso il Private Office di Dubai, uno degli hub internazionali del marchio dedicati ai clienti più visionari. La richiesta era chiara: creare un’auto unica che rappresentasse l’essenza del cosmo. La carrozzeria sfoggia la tinta Arabescato Pearl, un bianco perlato che richiama la luminosità lunare. Il doppio coachline in Charles Blue e la Spirit of Ecstasy illuminata completano l’insieme, donando alla vettura un’aura quasi celestiale. All’interno, il comfort si fonde con l’estetica. I sedili in pelle Charles Blue e Grace White, le cuciture a contrasto e i dettagli in Piano White evocano il silenzio e la purezza dello spazio profondo. Elemento distintivo è il motivo Star Cluster, un disegno personalizzato che compare come ricamo su pannelli e poggiatesta e come opera d’arte sulla plancia. Il vero protagonista della Cullinan Cosmos è lo Starlight Headliner dipinto interamente a mano, il primo nella storia di Rolls-Royce. L’artista ha impiegato oltre 160 ore per rappresentare la Via Lattea, lavorando con più di 20 strati di colore acrilico e tecniche inusuali, tra cui l’uso di pennelli da trucco per rendere le sfumature più delicate. Le perforazioni delle fibre ottiche sono state successivamente integrate per far brillare il dipinto, creando un effetto che unisce arte e tecnologia. La Cullinan Cosmos è stata consegnata in occasione di un evento speciale per la famiglia committente, diventando così il simbolo di come Rolls-Royce sappia tradurre i sogni più audaci in realtà su quattro ruote. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Porsche Cayenne Electric: tra sviluppo virtuale e collaudi reali
(Adnkronos) - La nuova Porsche Cayenne Electric rappresenta un cambio di passo nello sviluppo dei SUV ad alte prestazioni. Il marchio di Stoccarda ha puntato su un approccio innovativo che combina simulazioni digitali e test in condizioni estreme, ottenendo un processo più rapido ed efficiente senza rinunciare alla qualità. Per la prima volta, i tradizionali prototipi fisici sono stati in gran parte sostituiti da modelli virtuali. Circa 120 esemplari di prova, che avrebbero richiesto mesi di lavorazione, sono stati ricreati digitalmente, consentendo agli ingegneri di verificare i componenti già in fase di progettazione. Questo metodo ha permesso modifiche rapide e una riduzione sensibile dei tempi di sviluppo della nuova Porsche Cayenne Electric.
L’impiego dell’intelligenza artificiale e di un banco di prova di nuova generazione ha reso possibile simulare condizioni di guida reali, dalle superfici stradali variabili alla gestione termica della batteria. I dati del gemello digitale vengono confrontati in tempo reale con quelli ottenuti fisicamente, garantendo un livello di precisione che riduce al minimo le correzioni finali. I collaudi hanno incluso scenari complessi: dal caldo della Death Valley ai rigidi -35 °C della Scandinavia, passando per le curve del Nürburgring. In ognuna di queste situazioni, la Cayenne Electric ha dovuto dimostrare affidabilità, efficienza energetica e capacità di ricarica rapida. Anche la resistenza è stata messa alla prova: oltre 150.000 chilometri percorsi in pochi mesi su strade urbane, extraurbane e autostrade hanno simulato l’intero ciclo di vita del veicolo. Grazie a questa combinazione di sviluppo virtuale e prove sul campo, Porsche è riuscita a ridurre del 20% i tempi di realizzazione rispetto ai metodi tradizionali. La Cayenne Electric si prepara così a entrare sul mercato come un SUV che unisce innovazione tecnologica e performance, rispettando i più alti standard del marchio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes amplia la produzione del 50%
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Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes (BSCCB), joint venture tra Brembo e SGL Carbon, ha completato un importante potenziamento dei propri impianti produttivi. Grazie a un investimento mirato, la capacità complessiva è cresciuta di circa il 50%, con interventi significativi sia a Stezzano (Bergamo) che a Meitingen, in Germania. Questa espansione nasce dall’esigenza di rispondere alla crescente domanda di dischi freno in carbonio-ceramico Brembo, sempre più richiesti nei segmenti premium e di lusso dell’automotive, dove l’affidabilità e le prestazioni rappresentano elementi imprescindibili. A Meitingen sono stati realizzati, in soli 14 mesi, due nuovi edifici per una superficie complessiva di 8.500 metri quadrati, dotati delle più moderne tecnologie di produzione. Contestualmente, a Stezzano le aree produttive sono state ampliate di circa 4.000 metri quadrati, arricchite da impianti ad alta efficienza e sistemi di ultima generazione. Il processo produttivo, dal primo stampaggio fino all’assemblaggio finale, è stato ripensato per integrare un livello di automazione più elevato, senza rinunciare alla flessibilità e al know-how che caratterizzano la qualità BSCCB. “L’ampliamento degli impianti in Italia e Germania rappresenta una tappa decisiva per consolidare la nostra posizione sul mercato internazionale. Tecnologie avanzate e innovazione ci consentono di affrontare con sicurezza le sfide future, offrendo ai nostri clienti soluzioni affidabili e di altissimo livello”, hanno dichiarato i General Manager Florian Hofner e Nicola Frambrosi.
Negli anni BSCCB si è affermata come partner di riferimento per i principali costruttori automobilistici di fascia alta, grazie a dischi carboceramici che uniscono leggerezza, resistenza termica e durata nel tempo. Oltre alle performance di frenata superiori, questa tecnologia si distingue anche per il valore estetico, contribuendo all’identità esclusiva delle vetture di prestigio. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Italian Bike Week 2025: Lignano Sabbiadoro capitale dei motociclisti
(Adnkronos) - Lignano Sabbiadoro si trasforma in un palcoscenico internazionale per la quarta edizione della Italian Bike Week 2025, appuntamento che chiude simbolicamente la stagione motociclistica. Già dal giovedì il Villaggio allestito nell’Area Luna Park si è popolato di appassionati, con un clima estivo che promette di richiamare decine di migliaia di biker provenienti da tutta Europa. Non solo moto custom, ma anche enduro, offroad e adventure: l’edizione 2025 dell’Italia Bike Week è stata pensata per un pubblico eterogeneo, accomunato dalla passione per le due ruote e dal desiderio di vivere giornate di motori, musica e condivisione. Le iscrizioni al Custom Bike Show, tappa ufficiale dell’Italian Motorcycle Championship, hanno aperto la scena espositiva con motociclette uniche, frutto del lavoro dei migliori customizer italiani ed europei. Quest’anno debutta anche l’ARTigliate Custom Contest, dedicato alle special offroad: dalle Adventure alle Scrambler, fino a Tracker e Classic Enduro, con premiazioni fissate per sabato pomeriggio. Il programma non trascura gli amanti dell’esplorazione: le Adventure Ride organizzate da MV Adventure offriranno percorsi di circa 150 km su sterrato, tra coste adriatiche e zone pedemontane. Per chi preferisce l’asfalto, il Motoclub Danilo Vian proporrà mototour tematici: venerdì verso Cividale del Friuli, patrimonio UNESCO, e sabato a San Daniele, capitale del prosciutto. Attesissimo il Free Chapter Italian Event, che porterà a Lignano oltre 700 harleysti per un “raduno nel raduno” destinato a culminare con la grande parata del sabato. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Toyota GR Corolla 2025: il debutto della versione aggiornata in Giappone
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Toyota Gazoo Racing ha presentato in Giappone una versione rinnovata della GR Corolla, con le ordinazioni già aperte presso la rete ufficiale e l’avvio delle consegne fissato per il 3 novembre. Il modello, nato dalla volontà di Akio Toyoda, noto come “Morizo”, di riportare la Toyota Corolla al centro della passione automobilistica, evolve ulteriormente grazie all’esperienza maturata nelle competizioni. Gli aggiornamenti partono dal telaio, con un uso esteso di adesivi strutturali (oltre 32 metri di applicazione) per aumentare la rigidità senza incidere sul peso complessivo. Questo intervento consente alla vettura di affrontare sollecitazioni verticali e laterali tipiche non solo dei circuiti giapponesi ma anche di tracciati internazionali come il Nürburgring. Sul fronte meccanico, la GR Corolla riceve un nuovo condotto di raffreddamento dell’aria secondaria che convoglia aria fresca dalla griglia frontale, abbassando la temperatura di aspirazione durante i regimi più intensi. Il tre cilindri turbo G16E-GTS può così garantire un’erogazione stabile anche nelle fasi di guida più stressanti. A bordo, l’impianto audio JBL Premium Sound System è stato arricchito con un subwoofer nel vano bagagli, per un totale di nove altoparlanti. Inoltre, debutta l’Active Sound Control, che riproduce attraverso gli altoparlanti interni un sound sportivo sincronizzato con accelerazioni, rilascio del gas e variazioni di carico. Il risultato è un’esperienza immersiva che richiama il mondo delle corse, disponibile con tre modalità di intensità selezionabili. La gamma giapponese della GR Corolla 2025 sarà disponibile con cambio manuale a sei rapporti o trasmissione automatica a otto marce, entrambe abbinate alla trazione integrale GR-FOUR.
Un’ulteriore novità riguarda gli attuali proprietari: Toyota sta sviluppando un programma di aggiornamento software che, a partire dalla primavera 2026, permetterà di aumentare la coppia massima a 400 Nm e di introdurre nuove modalità di gestione della trazione integrale, rendendo ancora più versatile l’esperienza di guida. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Honda WN7: la prima moto elettrica della Casa dell’Ala
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Honda segna un momento storico nel mondo delle due ruote con il lancio della WN7, la sua prima moto elettrica destinata al mercato europeo. Il modello, già preordinabile online fino al 31 dicembre 2025, sarà disponibile nelle concessionarie ufficiali Honda a partire da febbraio 2026 al prezzo di 15.190 euro, IVA inclusa. Il nome WN7 racchiude l’essenza del progetto: la “W” rimanda al concetto Be the Wind, la “N” richiama l’anima Naked della moto e il numero “7” identifica la fascia di potenza. L’ispirazione deriva direttamente dal prototipo EV FUN Concept presentato a EICMA 2024, da cui riprende linee futuristiche e snelle. La Honda WN7 è equipaggiata con una batteria agli ioni di litio fissa che garantisce oltre 130 km di autonomia. Grazie alla compatibilità con lo standard CCS2, tipico del settore automobilistico, è possibile effettuare una ricarica rapida dal 20% all’80% in soli 30 minuti. Con una wall box domestica da 6 kW, invece, la ricarica completa richiede meno di tre ore. Il peso contenuto di 217 kg e il motore elettrico raffreddato a liquido da 18 kW offrono prestazioni equivalenti a quelle di una moto con motore termico da 600 cc, con il vantaggio di una coppia massima di 100 Nm, paragonabile a un 1000 cc. Per i neopatentati è prevista anche una versione da 11 kW, accessibile con patente A1. Silenziosa, fluida e priva di vibrazioni, la WN7 ridefinisce il concetto di piacere di guida su due ruote. La qualità costruttiva, l’equilibrio ciclistico e l’esperienza maturata da Honda in oltre 75 anni di storia motociclistica si ritrovano in questo nuovo modello elettrico. Ulteriori dettagli tecnici saranno svelati a EICMA 2025, dove verranno mostrati anche lo schermo TFT da 5 pollici connesso tramite Honda RoadSync e il sistema di illuminazione full LED. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)










