Apple punta sulla realtà aumentata: sette nuovi dispositivi entro il 2028
(Adnkronos) - Apple guarda al futuro dei dispositivi indossabili con una strategia di lungo termine che, secondo l’analista Ming-Chi Kuo prevede il lancio di almeno sette nuovi prodotti tra visori e smart glasses entro il 2028. In un report pubblicato oggi, Kuo ha illustrato la roadmap aggiornata dell’azienda, che include aggiornamenti della linea Vision Pro, una versione più economica denominata Vision Air, occhiali AR/XR e accessori display ora in pausa ma non esclusi in futuro. Il primo prodotto a debuttare sarà un aggiornamento dell’attuale Vision Pro, previsto per il terzo trimestre del 2025. Il modello, dotato del chip M5, manterrà specifiche tecniche pressoché invariate e dovrebbe raggiungere una tiratura compresa tra le 150.000 e le 200.000 unità entro la fine dell’anno. Nel 2027 arriverà invece il Vision Air, una variante più leggera (fino al 40% in meno di peso) e meno costosa, realizzata con materiali plastici e in lega di magnesio, al posto del vetro e della lega di titanio dell’attuale Pro. Il dispositivo sarà dotato del processore top di gamma degli iPhone ma avrà un numero ridotto di sensori. A chiudere il ciclo sarà la seconda generazione del Vision Pro, prevista per la seconda metà del 2028. Secondo Kuo, si tratterà di un dispositivo completamente ridisegnato, dotato di un chip paragonabile a quelli dei Mac e con un peso e un prezzo inferiori rispetto alla prima versione. Contrariamente ad alcune indiscrezioni che parlavano di un lancio nel 2026, il primo modello di Apple Glasses è ora atteso per il secondo trimestre del 2027. Il dispositivo, concorrente diretto dei Ray-Ban Meta, dovrebbe essere distribuito in 3-5 milioni di unità e offrirà comandi vocali, riconoscimento gestuale, registrazione video e fotografica, funzioni AI per il rilevamento ambientale e integrazione audio, seppur ancora incerta la compatibilità autonoma o vincolata agli AirPods. Apple avrebbe inoltre in fase di sviluppo due modelli di occhiali XR con display integrato: il primo atteso per il 2028, con tecnologie Liquid Crystal on Silicon e waveguide, e un secondo modello ancora avvolto dal riserbo. Tra i progetti attualmente sospesi figura anche un display accessorio connesso via cavo per iPhone e Mac, basato su tecnologia Birdbath. Il suo sviluppo è stato interrotto per problemi legati al peso complessivo del dispositivo, ma potrebbe essere ripreso successivamente. Kuo sottolinea come Apple stia scegliendo consapevolmente un approccio graduale, mirando a superare la concorrenza con soluzioni tecnologiche avanzate, anche se in ritardo rispetto ad altri marchi già presenti nel settore. L’ingresso di Apple, secondo l’analista, potrebbe spingere l’intero mercato dei dispositivi smart con display oltre i 10 milioni di unità nel solo 2027, contribuendo a consolidare un segmento oggi ancora di nicchia. “Diversi marchi rilasceranno occhiali con display prima di Apple, ma questi resteranno prodotti di nicchia nei prossimi due anni”, afferma Kuo, suggerendo che Cupertino potrebbe ancora una volta ridefinire uno standard, come già avvenuto in passato con iPhone e Apple Watch. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Associazione nazionale genitori persone con autismo, confermato presidente Giovanni Marino
(Adnkronos) - L’assemblea nazionale dell'Associazione nazionale genitori persone con autismo (Angsa) ha confermato alla presidenza l'ingegner Giovanni Marino per il quadriennio 2025-2029. "I delegati hanno rinnovato la fiducia pressoché all'unanimità, solo un voto contrario. Nella stessa sede è stato votato il nuovo consiglio direttivo che sarà composto da nove persone, il massimo previsto dallo Statuto. Una scelta mirata a favorire il ricambio generazionale del quadro dirigente", riporta la nota dell'Angsa. “Il tema del ricambio è estremamente attuale, seppure comune a tutte le altre grandi organizzazioni nazionali - ha detto Marino - e sono consapevole della responsabilità di offrire durante questo mandato, ogni opportunità a tutto il direttivo, di conoscere e farsi conoscere ed entrare in tutte le dinamiche associative ed istituzionali. Sarà perciò una presidenza di coordinamento e con molte deleghe via via sempre più in autonomia. È questa l’unica soluzione per favorire e fare emergere nuove personalità che dovranno essere in grado, con il prossimo mandato, di assumerne la guida. Tra quattro anni Angsa potrà contare su un gruppo dirigente capace di continuare e fare meglio e di dare nuovo vigore alla capacità di dialogo e inclusione che sono il dna della nostra associazione” Insieme al ricambio si sta lavorando per dotare Angsa di una sede e struttura organizzativa a Roma che consenta di seguire con maggiore efficacia, audizioni, partecipazione a tavoli tecnici, preparazioni di documenti anche in collaborazione con Fish, elaborazione di relazioni per convegni ed incontri istituzionali. Ma anche per essere aggiornati su normative e comunicati che riguardano l’autismo. “E’ un passaggio indispensabile - ha aggiunto Marino - se non si vuole perdere il confronto con le altre associazioni di carattere nazionale molto strutturate. L’idea su cui stiamo lavorando è quella di individuare a Roma un immobile confiscato che possa essere destinato alle associazioni". I 40 anni di Angsa. "A questo rinnovato nucleo dirigente - ha concluso il presidente Marino l’impegno di celebrare i 40 anni di Angsa per rilanciare e confermare il suo ruolo e coinvolgere e richiamare l’attenzione del media e della politica sul tema dell’autismo” Il nuovo Consiglio direttivo: presidente, Marino Giovanni: vice presidente vicario, Domenica Irene Calabrò (Nica); vice presidente, Noemi Cornacchia; tesoriere, Alessandro Alfonsini. Consiglieri: Cristina Bosio, Alberto Brunetti, Anna Rita Costa, Ettore Focardi, Enrico Orsolini, Arianna Porzi, Enrico Toffolo. Collegio dei sindaci e revisori dei conti: Angelo Ferri, Mario Chimenti, Danilo Pistillucci. Collegio dei probiviri: Maria Luciana Zecca, Anna Milvio, Caterina Spadafora(Katia). “A questo rinnovato nucleo dirigente - ha concluso il presidente Marino l’impegno di celebrare i 40 anni di Angsa, nata nel 1985, per rilanciare e confermare e rafforzare il suo ruolo nel coinvolgere e richiamare l’attenzione del media e della politica sul tema dell’autismo". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Doomscrolling, una prigione quotidiana per un terzo degli Italiani
(Adnkronos) - Scrollare senza sosta. Lo facciamo tutti, spesso senza nemmeno accorgercene: mentre mangiamo, al bagno, a letto o perfino in compagnia. È diventato un gesto automatico, ma le sue conseguenze sono molto reali. Secondo un’indagine condotta da OnePlus, l’italiano medio trascorre 84 minuti al giorno in quello che ormai ha un nome ben preciso: doomscrolling. Un tempo che equivale a quasi 11 ore a settimana, che sommate portano a quasi due giorni interi ogni mese. Tra i giovani della Gen Z il dato è ancora più allarmante: si sale infatti a 139 minuti al giorno, quasi due ore e mezza. La pratica del doomscrolling – ovvero la navigazione compulsiva tra contenuti ansiogeni, notizie negative e gossip tossici – non solo ruba tempo, ma ha un impatto tangibile sul benessere mentale. Quasi un terzo degli intervistati (31%) ammette che questa abitudine riduce la propria produttività quotidiana, mentre il 27% afferma che ne risente anche la creatività. L’11% si sente spesso stanco o svuotato dopo aver scrollato a lungo, mentre un ulteriore 12% prova ansia o rabbia. Il contesto in cui avviene tutto questo è sorprendentemente quotidiano. Il 41% degli italiani scrolla mentre è in bagno, il 40% mentre è a letto e infine il 32% lo fa mentre è in compagnia di amici o familiari. E non mancano casi più estremi: il 9% ha ammesso di averlo fatto durante un matrimonio, 7% ha preferito lo scroll a un momento di intimità con il partner. Ma quali sono le “tossine digitali” che ci tengono incollati allo schermo? Al primo posto ci sono le notizie negative di attualità (26%), seguite da reality show e drammi delle celebrità (20%). Non mancano i consigli finanziari invadenti (19%), i contenuti tossici sul benessere – come diete estreme o programmi fitness irrealistici (18%) – e le immancabili fake news (16%). È in risposta a questo scenario che nasce Brain Rot Blaster, il videogioco firmato OnePlus che accompagna il lancio del nuovo OnePlus Nord 5. Un gioco in stile retrò, in prima persona, che ironizza proprio sulle insidie digitali della rete: i giocatori si ritrovano a combattere contro personaggi come il “Neg News Reader”, il “Crypto Bro” o il “Tin Foil Hat”, incarnazioni digitali degli archetipi tossici della rete. E per sconfiggerli c’è un’unica arma: il nuovo OnePlus Nord 5. Il gioco – che può essere giocato una sola volta prima di autodistruggersi – è pensato per aumentare la consapevolezza e stimolare un uso più intenzionale del tempo davanti allo schermo. Un messaggio importante, soprattutto per quel 33% di utenti che perde completamente la cognizione del tempo mentre scrolla, o per il 30% che non ha nemmeno idea di quanto tempo passi online ogni giorno. Secondo lo stesso studio, quasi metà degli italiani (42%) vorrebbe avere più ore nella giornata. Ma la soluzione, forse, è più semplice di quanto si pensi: ridurre il tempo passato a scorrere contenuti inutili potrebbe lasciare spazio a ciò che davvero conta. Tra le attività che gli italiani desiderano fare di più ci sono praticare più sport (37%), stare nella natura (35%), passare del tempo con la famiglia (33%) e leggere di più (31%). Celina Shi, Chief Marketing Officer di OnePlus Europe, afferma: “È facilissimo finire intrappolati nello scroll automatico, anche quando siamo circondati da persone care. Con Brain Rot Blaster vogliamo lanciare una sfida ironica ma concreta alle abitudini che ci fanno perdere tempo ed energia. Il nuovo OnePlus Nord 5 nasce proprio con questa visione: aiutare le persone a essere più produttive, più creative e a usare la tecnologia in modo più consapevole.” ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Robot diserbante laser AI: innovazione cinese per l'agricoltura sostenibile
(Adnkronos) - Il panorama dell'agricoltura intelligente si arricchisce di una nuova, potenziale pietra miliare: una compagnia cinese ha presentato quello che potrebbe essere il primo robot diserbante laser intelligente del suo genere. Battezzato H-LaserWeeder, il sistema è stato svelato sabato durante un evento ospitato da Huagong Technology Industry Co., Ltd., uno dei suoi sviluppatori, a Wuhan, capoluogo della provincia cinese di Hubei. Il robot H-LaserWeeder si distingue per la sua sofisticata integrazione tecnologica. È equipaggiato con modelli di dati che coprono migliaia di varietà di colture ed erbe infestanti, supportato da un sistema di visione basato sull'intelligenza artificiale. Questa combinazione permette al robot di regolare dinamicamente l'intensità del suo laser, un meccanismo cruciale che gli consente di eliminare selettivamente le erbe infestanti preservando le colture. Come sottolineato da Xiong Bian, responsabile degli algoritmi AI presso l'istituto di ricerca dell'azienda, questa innovazione è destinata a trasformare le pratiche agricole. Una delle promesse più significative del H-LaserWeeder è la capacità di sostituire gli erbicidi chimici, spesso definiti il "killer numero uno del suolo". La tecnologia mira a eliminare i residui di erbicidi che contaminano terreno e acqua, affrontando l'inquinamento agricolo alla fonte. Con un tasso di rimozione delle erbe infestanti superiore al 95 percento, il robot si propone come una soluzione efficace e, al contempo, profondamente ecologica per la gestione delle colture. La versione più avanzata del robot H-LaserWeeder integra fino a 32 teste laser, permettendo di distruggere ben 320.000 erbe infestanti all'ora. Questa efficienza rappresenta un balzo significativo, essendo dalle quattro alle otto volte superiore rispetto ai metodi tradizionali che combinano manodopera e utilizzo di erbicidi. Il processo di riconoscimento e targeting delle erbe infestanti avviene in meno di cinque millisecondi, dal momento dell'acquisizione dell'immagine fino all'eliminazione dell'infestante, testimoniando la rapidità e precisione del sistema. Ma Xinqiang, presidente di Huagong Technology, ha enfatizzato l'importanza di rafforzare l'innovazione per costruire un nuovo paradigma di sviluppo e guidare una crescita di alta qualità. L'azienda, ha aggiunto, continuerà a incrementare gli investimenti in innovazione, potenziare la densità di talenti ed espandere la propria rete di partner, delineando una chiara visione di espansione e miglioramento continuo. Il robot diserbante ha già completato con successo le prove di validazione dell'algoritmo in campi di prova nelle province di Yunnan e Heilongjiang. Attualmente, l'azienda ha aperto le pre-ordinazioni a livello globale, con la produzione di massa prevista per il 2026, indicando una rapida progressione verso la commercializzazione e l'adozione su larga scala di questa tecnologia rivoluzionaria. Crediti Immagine di cover Xinhua/Xiao Yijiu ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cyber security spaziale: ASI affida a Starion Italia la realizzazione del C-SOC nazionale
(Adnkronos) - L'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha compiuto un passo significativo nel rafforzamento delle proprie capacità di sicurezza cibernetica, assegnando a Starion Italia la progettazione, lo sviluppo e l'implementazione del Cyber Security Operations Center (C-SOC). Questa struttura innovativa è destinata a garantire la protezione delle infrastrutture spaziali e digitali dell'Agenzia, marcando un momento cruciale per la sicurezza nazionale nel settore spaziale. La firma dell'accordo ha visto la partecipazione del Direttore Generale dell'ASI, Luca Vincenzo Maria Salamone, e dell'Amministratore Delegato di Starion Italia, Stefano Tatoni, alla presenza del Presidente ASI, Teodoro Valente. Il progetto C-SOC, finanziato nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Fondo Complementare, prevede l'integrazione del Centro con le infrastrutture esistenti dell'ASI e lo svolgimento di tutte le attività necessarie a garantirne la piena funzionalità operativa. Questa iniziativa, che si avvale anche della collaborazione di Deloitte Italia come partner industriale, si inserisce nel più ampio quadro delle strategie nazionali per la sicurezza cibernetica. Essa è pienamente in linea con le priorità nazionali ed europee in materia di difesa, resilienza digitale e sovranità tecnologica, elementi imprescindibili in un contesto geopolitico sempre più complesso. L'Agenzia Spaziale Italiana è da tempo attivamente impegnata nel campo della sicurezza cibernetica applicata al settore spaziale, essendo tra i principali contributori al programma Cyber Security Operations Centre (C-SOC) dell'Agenzia Spaziale Europea. La creazione di un centro nazionale dedicato costituisce un ulteriore passo in avanti verso l'autonomia operativa e la resilienza infrastrutturale del Paese. Il nuovo Centro sarà progettato secondo le normative nazionali e internazionali in materia di cybersecurity e rappresenterà un componente fondamentale per la sicurezza delle missioni e delle infrastrutture spaziali gestite dall'Agenzia.
Teodoro Valente, Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, ha evidenziato la rilevanza strategica di questa infrastruttura: "La realizzazione di questa struttura è un caposaldo su cui costruiremo le nostre iniziative per rafforzare la resilienza legata alla cybersecurity, confermando il ruolo centrale dello spazio nelle strategie nazionali del Paese. In un contesto globale sempre più interconnesso e competitivo, disporre di capacità autonome è una condizione indispensabile". Ha inoltre sottolineato il ruolo dell'ASI: "Questo progetto rafforza il ruolo dell'ASI come attore centrale nelle politiche nazionali per la sicurezza e l'innovazione e sostenere la filiera industriale nazionale è parte integrante di questa visione. Il C-SOC rappresenterà un asset cruciale per la protezione delle nostre infrastrutture e missioni, un investimento strategico per la sovranità e la competitività del Paese". Anche Stefano Tatoni, Amministratore Delegato di Starion Italia, ha espresso orgoglio per la collaborazione: "Il Gruppo Starion è estremamente orgoglioso di collaborare con ASI in questa iniziativa pionieristica, garantendo un futuro resiliente e sicuro per le operazioni spaziali nazionali e per i beni legati allo spazio. Il nostro team è pienamente impegnato a collaborare con l'Agenzia per sviluppare e implementare il C-SOC, facendo leva sulla nostra lunga esperienza nella cybersecurity, nell'ingegneria dei sistemi spaziali e nelle attività operative. Promuoviamo un approccio 'security-first' e orientato ai dati, che assicura alle tematiche legate alla cybersicurezza un ruolo centrale durante ogni fase di progettazione e sviluppo di questo progetto". ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
"Attenti a quei 4!": la campagna per monitorare le specie aliene invasive nei mari italiani
(Adnkronos) - I mari italiani continuano a essere un ecosistema dinamico, influenzato anche dalla presenza di specie non autoctone. Per monitorare e informare sulla diffusione di questi "alieni invasivi", riparte la campagna "Attenti a quei 4!", iniziativa congiunta di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e Cnr-Irbim (Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Ancona). L'obiettivo è tracciare la presenza del pesce scorpione e di altre tre specie tropicali potenzialmente pericolose sulle coste italiane. L'attenzione su questi fenomeni è accresciuta da un recente studio pubblicato sulla rivista Mediterranean Marine Science
, che ha confermato il Mar Ionio come una delle aree più vulnerabili a tale invasione. La mappatura della presenza del pesce scorpione (Pterois miles) nel Mediterraneo, aggiornata a marzo 2025, rivela un totale di 1.840 segnalazioni provenienti dai diversi paesi del bacino. La specie mostra una chiara tendenza alla diffusione anche nelle acque italiane, con il Mar Ionio che si conferma un'area di particolare vulnerabilità.
La campagna "Attenti a quei 4!" estende l'appello a pescatori, subacquei e a chiunque abbia osservato o catturato nei mari italiani non solo il pesce scorpione, ma anche altre tre specie tropicali potenzialmente pericolose: il pesce palla maculato, il pesce coniglio scuro e il pesce coniglio striato. La cittadinanza è invitata a fornire il proprio supporto per informare sulla presenza di queste specie invasive nei nostri mari. ISPRA e Cnr-Irbim, in collaborazione con il progetto AlienFish, rilanciano l'iniziativa fornendo anche indicazioni utili per riconoscere queste specie, prevenire spiacevoli incidenti e contribuire attivamente al monitoraggio della loro diffusione. I cittadini possono documentare le osservazioni con foto o video e inviare il proprio contributo tramite il link https://shorturl.at/JM87A. In alternativa, è possibile utilizzare WhatsApp al numero +320 4365210 o i gruppi Facebook Oddfish e Fauna Marina Mediterranea, utilizzando l'hashtag #Attenti4. Questa edizione della campagna si inserisce nel solco delle precedenti iniziative avviate dal 2022, in considerazione delle crescenti segnalazioni e catture di specie aliene nelle acque italiane, in particolare del pesce scorpione, da parte di subacquei e pescatori. I dati raccolti sono stati visualizzati in nuove mappe di distribuzione e confrontati con le previsioni fornite da modelli di distribuzione delle specie precedentemente sviluppati. Tutte le nuove osservazioni sono state integrate nel dataset del portale ORMEF (www.ormef.eu), costituendo così la raccolta più aggiornata di dati sulla presenza del Pterois miles (o pesce scorpione) nel Mar Mediterraneo.
Manuela Falautano, ricercatrice dell'ISPRA e coordinatrice della campagna, ha sottolineato: "L'aumento delle catture e segnalazioni da parte di pescatori e subacquei, da un lato conferma l'importante ruolo da loro svolto a supporto dei ricercatori nell'attività di sorveglianza della diffusione delle specie aliene, dall'altro evidenzia la necessità di ampliare il coinvolgimento degli operatori del mare e di promuovere una chiara attività di comunicazione alla cittadinanza sulle specie potenzialmente pericolose per la salute umana, senza creare allarmismi".
Ernesto Azzurro, ricercatore del Cnr-Irbim, ha coordinato lo studio pubblicato recentemente su Mediterranean Marine Science, che ha fornito un aggiornamento approfondito sulla distribuzione del pesce scorpione nel Mar Mediterraneo, con un totale di 1.840 segnalazioni georeferenziate. "La maggior parte dei nuovi avvistamenti è concentrata nel Mar Ionio, una delle aree che, secondo le proiezioni climatiche, presenta il più alto rischio di aumento della vulnerabilità all'invasione da parte di questa specie tropicale, insieme alle regioni più meridionali del Mare Adriatico. I risultati dello studio offrono indicazioni significative sul continuo processo di espansione di Pterois miles, confermando l'affidabilità dei modelli e sottolineando l'urgenza di implementare strategie efficaci di monitoraggio e gestione", ha spiegato Azzurro. La ricerca, realizzata con la collaborazione del progetto AlienFish nell'ambito delle iniziative USEit e NBFC, ha permesso di visualizzare i dati in nuove mappe di distribuzione e di confrontarli con le previsioni dei modelli preesistenti, alimentando il portale ORMEF con la più aggiornata raccolta di dati sulla presenza di Pterois miles nel Mediterraneo. Ecco nel dettaglio le quattro specie "aliene" su cui si concentra la campagna di monitoraggio:
Pesce scorpione (Pterois miles): entrato dal Canale di Suez e segnalato per la prima volta in Italia nel 2016, è tra le specie più invasive a livello globale. Pur essendo commestibile, le sue spine possono causare punture molto dolorose, anche ore dopo la morte dell'animale.
Pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus): anch'esso proveniente dal Canale di Suez, è stato segnalato in Italia nel 2013. Caratterizzato da macchie scure sul dorso, possiede una potente neurotossina che lo rende altamente tossico al consumo, anche dopo la cottura. La sua dentatura è inoltre in grado di infliggere morsi dolorosi.
Pesce coniglio scuro (Siganus luridus) e Pesce coniglio striato (Siganus rivulatus): entrambi lessepsiani, sono stati segnalati in Italia rispettivamente nel 2003 e nel 2015. Specie erbivore particolarmente invasive, sono commestibili, ma le loro spine possono causare punture dolorose anche post-mortem. La collaborazione tra istituzioni scientifiche e cittadinanza si rivela cruciale per la salvaguardia della biodiversità marina e la sicurezza dei nostri ecosistemi costieri di fronte a queste nuove sfide. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tamagotchi Plaza per Switch e Switch 2, la recensione
(Adnkronos) - Nato come sequel spirituale della serie Corner Shop per Nintendo DS, Tamagotchi Plaza riprende con grazia la formula che ha segnato l’infanzia di molti. Appena parte la musica familiare della Plaza, è impossibile non sentirsi trasportati indietro nel tempo, in un’epoca più semplice, fatta di minigiochi spensierati e mondi colorati. Tamagotchi Plaza si presenta come una rielaborazione fedele del concept originale: entrare in un piccolo mondo brulicante di Tamagotchi da aiutare, gestendo negozi tematici con attività leggere e intuitive. Il cuore del gioco è un sistema di micro-gestione di diversi negozi, ognuno con meccaniche dedicate. Dalla preparazione di crepe, alla scelta degli occhiali più adatti nel negozio di ottica, ogni attività è pensata per rilassare e stimolare il giocatore senza mai sopraffarlo. Il ritmo è volutamente lento, l’atmosfera sempre accogliente. Non mancano sorprese: tra le novità spicca il Rap Battle Shop, dove i Tamagotchi si sfidano a colpi di rime su beat da premere a tempo, in una versione del tutto innocua e surreale. Altrove, come nel negozio di manga o nel Tea Shop, il gioco si affida a piccoli enigmi basati sull’interpretazione dei desideri espressi dai personaggi, lasciando spazio al ragionamento più che alla velocità. A differenza della serie originale, Tamagotchi Plaza introduce un leggero impianto narrativo che fornisce una motivazione più strutturata all’avanzamento: un grande evento si avvicina, e tutti i negozi devono essere portati al massimo livello per rendere onore alla celebrazione. Questa dinamica offre un obiettivo chiaro e gratificante, pur mantenendo la libertà di esplorare a piacere. Se da un lato l’overworld appare un po’ vuoto e la trama è poco più di un pretesto, dall’altro ciò che conta davvero è il senso di calma e soddisfazione che il gioco riesce a trasmettere. Ogni minigioco è una piccola parentesi di leggerezza, pensata per intrattenere senza mai stressare. Tamagotchi Plaza non ambisce alla complessità, ma riesce a conquistare grazie a un equilibrio ben calibrato tra nostalgia, varietà e comfort. È un gioco che funziona per chi ha amato la serie Corner Shop e vuole ritrovare quella magia, ma è anche un titolo perfetto per chi cerca un’esperienza rilassante, tenera e giocosa, lontana dal rumore del mondo esterno.
Formato: Switch, Switch 2 (versione testata) Editore: Bandai Namco Sviluppatore: Bandai Namco Voto: 7/10 ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
In Italia 215mila portatori sindrome di Lynch, cos'è e a cosa predispone
(Adnkronos) - In Italia si stima ci siano 215mila portatori della sindrome di Lynch. Conosciuta inizialmente come cancro colorettale ereditario non poliposico (Hnpcc), la sindrome di Lynch è una condizione genetica che predispone allo sviluppo di diversi tumori, in particolare del colon-retto e dell’endometrio. È causata da mutazioni nei geni deputati alla riparazione del Dna (MLH1, MSH2, MSH6, PMS2 ed EPCAM) ed è trasmessa in modo autosomico dominante: un figlio di un genitore portatore ha quindi il 50% di probabilità di ereditare la mutazione. Accendere i riflettori su questa condizione genetica poco conosciuta, ma altamente impattante sulla salute, è l’obiettivo del Progetto Pro-Lynch, un’iniziativa promossa da Fondazione Mutagens - ente del terzo settore che supporta pazienti con sindromi ereditarie di predisposizione ai tumori -, realizzata in partnership con Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e con la sponsorship di Gsk (GlaxoSmithKline). Elemento centrale del progetto è la survey nazionale, che ha coinvolto centinaia di portatori sani e pazienti oncologici, per fotografare in modo accurato i bisogni, le aspettative e le criticità legate alla gestione clinica e alla qualità della vita.
I risultati confluiranno in un position paper, in uscita a settembre 2025, che oltre ai dati emersi evidenzierà anche le principali lacune normative e amministrative che impattano sulla qualità della vita dei portatori. Il documento sarà sottoposto alle istituzioni sanitarie nazionali e regionali, con l’obiettivo di promuovere un miglioramento concreto della presa in carico, a partire dall’inserimento del test universale reflex per la diagnosi della sindrome nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L’indagine ha coinvolto non solo gli iscritti alla Fondazione Mutagens, ma anche i membri dell’associazione Aptead (Associazione pazienti tumori ereditari apparato digerente) e i pazienti in carico ad alcuni centri nazionali di eccellenza, tra cui l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Ifo Regina Elena e il Policlinico Gemelli di Roma, l’ospedale S. Anna Città della Salute di Torino. "Il profilo dei partecipanti evidenzia una netta prevalenza femminile (78%), con una concentrazione maggiore nella fascia d’età over 40 (63%) e un’ampia rappresentanza dal Nord Italia (48%). La maggior parte dei rispondenti - si legge nella survey - vede la propria condizione principalmente come un rischio e una fonte di preoccupazione, con notevoli differenze in base al sesso e all'età. Le donne (63%) tendono a percepirla come un rischio, mentre gli uomini (54%) specialmente i più giovani (80%) la vedono come un'opportunità di prevenzione e diagnosi precoce. Dalle risposte emerge con forza un bisogno urgente e ancora poco soddisfatto di informazione, accesso equo ai servizi e supporto concreto nella gestione della malattia". "Il 42% degli intervistati, ad esempio, segnala difficoltà ad accedere ai test genetici, a causa della scarsità di informazioni e della mancanza di strutture adeguate. Anche sul fronte della prevenzione farmacologica, le lacune sono evidenti - rimarca l'indagine - il 49% dei partecipanti ha dichiarato di non aver ricevuto proposte di interventi preventivi farmacologici o chirurgici e il 79% non conosce i benefici dell’aspirina nella prevenzione del tumore al colon. Il tema dello stile di vita, fondamentale per la prevenzione, resta in secondo piano: solo il 28% dei partecipanti dichiara di seguire indicazioni mediche specifiche soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione, mentre il 42% non adotta alcuna misura preventiva" Anche sul versante della sorveglianza clinica si registrano criticità: "nonostante il 61% dei partecipanti segua un programma di sorveglianza, il 46% degli over 40 lo ritiene migliorabile, indicando criticità nel monitoraggio. Inoltre, emergono numerose segnalazioni di difficoltà logistiche, mancanza di centri specializzati e complessità nell’organizzazione dei follow-up. La colonscopia, esame di riferimento per la diagnosi precoce, è vissuta con disagio dal 63% degli intervistati, che auspicano alternative meno invasive. Nonostante tutto, l’apertura verso l’innovazione è evidente - riscontra la survey - Il 49% del campione si dichiara favorevole all’utilizzo della biopsia liquida come metodica di diagnosi precoce non invasiva e ben il 91% si dice pronto a considerare vaccini terapeutici e preventivi, qualora disponibili in futuro. Indicatori chiari di un’utenza informata, attenta e pronta a partecipare attivamente alla propria salute, se adeguatamente ascoltata e coinvolta". I dati raccolti dalla survey nazionale non sono rimasti numeri su carta, ma sono stati trasformati in materia viva per dare forma a un documento concreto e orientato al cambiamento. Il documento sollecita inoltre una revisione delle politiche pubbliche in termini di prevenzione, proponendo programmi di sorveglianza sugli organi a rischio e percorsi specifici dedicati all’alimentazione e agli stili di vita, così come un ampliamento dell’accesso ai test molecolari e alle terapie personalizzate. L’intento è chiaro: superare le attuali disomogeneità territoriali e costruire un sistema di tutela che sia davvero universale. Come ricorda Salvo Testa, presidente della Fondazione Mutagens: "La sindrome di Lynch è figlia di un dio minore: tra le sindromi ereditarie oncologiche è spesso dimenticata. Con questo progetto - prosegue Testa - vogliamo portarla al centro dell’attenzione istituzionale, affinché il test genetico diventi un diritto garantito per tutti, e si colmi il divario esistente con altre condizioni genetiche oggi più tutelate”. Il position paper sarà sottoposto a istituzioni sanitarie nazionali e regionali come atto di advocacy e stimolo al cambiamento. "È un invito a non lasciare indietro chi, oggi, affronta il rischio oncologico con strumenti troppo spesso insufficienti e in un contesto ancora poco consapevole del valore della prevenzione genetica", conclude la nota. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Punture api, vespe e zanzare: pericoli e rimedi secondo medici ed esperti
(Adnkronos) - L'estate al mare, in montagna o in agriturismo può riservare incontri ravvicinati e spiacevoli con api, vespe, zanzare e calabroni. "Le punture di questi insetti, generalmente, provocano solo effetti lievi e passeggeri e non devono preoccupare. Tuttavia, è importante saper riconoscere i segnali di una reazione più grave, come lo shock anafilattico, e saper intervenire. Ridurre il rischio di un attacco e proteggersi è possibile: bastano pochi accorgimenti per godersi la natura in sicurezza, anche con i bambini. Solitamente le punture degli insetti più comuni non sono un rischio per la salute. L’incontro ravvicinato con un’ape, una vespa, un calabrone o una formica rossa, per esempio, può lasciare il segno ma si risolve spontaneamente in poco tempo, al massimo in un paio di giorni". A fare il punto sono i medici del sito anti-bufale della Fnomceo, (Federazione nazionale Ordini medici, chirurghi e odontoiatri), 'Dottore ma è vero che...?'. "Questi insetti colpiscono con il pungiglione collegato a una ghiandola che contiene una sostanza tossica. La loro puntura inietta una piccola dose di veleno nella zona colpita. Di solito, il risultato è gonfiore, arrossamento, prurito e talvolta dolore. Nel caso di vespe, api e calabroni il segno sulla pelle è un rigonfiamento (pomfo) rosso largo circa un centimetro - avvertono i medici - È però importante osservare la cute e verificare che non sia rimasto il pungiglione; può succedere con le punture di api ma non con le vespe. Se si nota, è necessario rimuoverlo immediatamente, così da limitare la fuoriuscita del veleno sottopelle. Si può grattare via con il bordo sottile di un oggetto, come una carta di credito. Successivamente, è importante lavare la ferita con acqua e sapone e poi disinfettarla; il ghiaccio aiuta in caso di gonfiore". Se non si riesce a estrarre il pungiglione, "occorre fare attenzione alla formazione di pus, cisti o ferite più estese. La minuscola lesione sulla pelle causata dalla puntura, infatti, può diventare una porta d’ingresso per ulteriori infezioni; per questo è bene non grattarsi", precisano. Come si riconosce invece una reazione allergica alla puntura di insetti? "Anche le punture di api e vespe possono causare reazioni allergiche. Queste reazioni variano in base alla gravità. Quando la zona colpita si gonfia o diventa rossa è in corso una lieve allergia. Per trattarla basta una pomata antistaminica o a base di cortisone e non è necessario rivolgersi al medico. Sono rimedi reperibili in farmacia e generalmente sono efficaci quando la reazione è localizzata - ribadiscono - Non bisogna però trascurare sintomi più importanti che possono causare lo shock anafilattico. Il veleno di alcuni insetti è uno dei fattori scatenanti di questa grave forma di allergia che può mettere a rischio la vita. Riconoscerla non è difficile: immediatamente dopo la puntura si hanno un abbassamento della pressione sanguigna e difficoltà respiratorie. In poche parole: ci si sente svenire e si ha molta difficoltà a respirare. Per questo è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso oppure chiamare un’ambulanza". Lo shock anafilattico, o anafilassi, si manifesta con questi disturbi: battito cardiaco accelerato ma debole; orticaria, cioè arrossamento e prurito della pelle; nausea e vomito. Nei casi più acuti: collasso o perdita di coscienza; sudorazione; gonfiore della lingua e della gola. Se non ho mai avuto reazioni allergiche, dovrei portare sempre con me l’adrenalina? "In effetti, non è un rimedio che ognuno di noi porta con sé in campagna o quando ha in programma un’escursione, e non è nemmeno un trattamento presente in ogni armadietto dei medicinali. Per chi ha già avuto una reazione allergica grave è raccomandato averne almeno una dose - suggeriscono gli esperti - L’adrenalina è disponibile in dispositivi chiamati auto-iniettori, semplici da usare. Dopo l’iniezione la respirazione riprende normalmente e la pressione sanguigna si stabilizza. Questo rimedio non esclude, tuttavia, la consultazione con un medico appena possibile". ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ondata di caldo estremo in Italia, Vaia: "Attenzione massima ai nostri anziani, la fragilità non va in vacanza"
(Adnkronos) - Una forte ondata di calor
e ha investito l'Italia, serve "attenzione massima ai nostri anziani perché la fragilità non va in vacanza". E' l'appello che lancia sui social Francesco Vaia, componente dell'Autorità garante dei diritti delle persone con disabilità, che rimarca come occorre "verificare se sono stati potenziati i pronto soccorso, se sono state attivate le guardie mediche 24 su 24, 7 giorni su 7", inoltre Vaia sottolinea come serva "agire per una vera prevenzione, non solo reattiva". Il tema "è quello che abbiamo lanciato in questi giorni: che società stiamo costruendo se ci ricordiamo dei fragili solo durante le emergenze?", si chiede l'ex direttore della Prevenzione del ministero della Salute che due anni aveva lanciato il 'Codice calore' - un percorso assistenziale preferenziale e differenziato nei pronto soccorso - per proteggere anziani, disabili e fragili dalla ondate di calore. L'ultima circolare, con le indicazioni per le Regioni per l'attivazione dei 'Codice calore', fu firmata proprio in questi giorni del 2024 da Vaia quando era al ministero della Salute. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










