Spallanzani-Aeronautica, strategie di allerta da adottare in caso di epidemie

(Adnkronos) - Strategie di allerta da adottare in caso di epidemie, dalla collaborazione tra l'Inmi Spallanzani di Roma e Aeronautica militare un corso pratico sulle emergenze infettive che richiedono alto isolamento. L’Istituto ha ospitato le due giornate inaugurali del corso, un ciclo di sei incontri che si concluderà a novembre e che avrà come protagonista anche l’Aeronautica Militare nella sede di Pratica di Mare. Il corso, di cui sono responsabili scientifici Laura Scorzolini per lo Spallanzani e il colonnello Marco Lastilla per l’Aeronautica Militare, si propone di fornire un approfondimento teorico-pratico sugli aspetti clinici, diagnostici, organizzativi e di sanità pubblica relativi alla gestione delle infezioni ad alto rischio biologico. L’obiettivo formativo è lo sviluppo di competenze avanzate per la gestione intra ed extraospedaliera di tali patologie, attraverso l’integrazione di attività didattiche frontali con moduli pratici, esercitazioni tecnico-operative e simulazioni di scenari realistici. Particolare enfasi sarà posta sull’organizzazione e sull’impiego delle risorse per il trasporto sanitario in alto biocontenimento, in ambito sia terrestre che aeromedico. Come spiegato dalla Laura Scorzolini e dal Marco Lastilla, “Questo corso è stato creato perchè viviamo in un'epoca in cui la salute pubblica è costantemente messa alla prova da minacce nuove e complesse. Fattori globali come cambiamenti climatici, disastri naturali, migrazioni forzate e tensioni geopolitiche stanno modificando profondamente l'ecosistema salute. Questi elementi contribuiscono in modo diretto e indiretto alla comparsa o allo spillover di virus emergenti, facilitando il passaggio di patogeni all'uomo e accelerando la diffusione di malattie infettive in contesti vulnerabili. Infatti, negli ultimi decenni, l’emergere di nuove malattie infettive ad alto impatto sociale come Ebola, Sars, Mers, Mpox e la pandemia da Sars-CoV-2 ha evidenziato la vulnerabilità dei sistemi sanitari e la necessità di una risposta rapida, coordinata e competente. Alcune patologie infettive, per la loro alta contagiosità, severità clinica e potenziale epidemico, richiedono misure di isolamento elevato, strutture dedicate e competenze specifiche da parte degli operatori sanitari. In questo contesto, la formazione continua e multidisciplinare è uno strumento essenziale per garantire il riconoscimento tempestivo dei casi sospetti o confermati, l’adozione di misure di contenimento efficaci e appropriate, l’attivazione di procedure di allerta rapida in coordinamento con le autorità sanitarie locali, nazionali e internazionali, la gestione sicura del paziente in strutture adatte, la protezione degli operatori sanitari e della popolazione”. Il programma formativo prevede la trattazione sistematica dei seguenti ambiti tematici: Criteri di identificazione precoce, classificazione e definizione delle infezioni a rischio epidemico/pandemico; strategie di isolamento, contenimento e utilizzo appropriato dei dispositivi di protezione individuale (Dpi) ad alto livello di protezione; progettazione e gestione di percorsi clinico-assistenziali dedicati, inclusa la logistica sanitaria in contesti ad alta criticità; simulazione di scenari complessi di allerta epidemica e risposta operativa multidisciplinare, con utilizzo di attrezzature di biocontenimento e procedure di decontaminazione. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


A Milano proclamati i primi laureati medici-ingegneri d'Europa

(Adnkronos) - Sotto il camice bianco una doppia anima: quella di medico e quella di ingegnere. A Milano si è concluso il primo ciclo di MedTec School, il corso di laurea internazionale in Medicina e Chirurgia e in Ingegneria Biomedica di Humanitas University e Politecnico di Milano, che integra e potenzia le competenze del medico con quelle tipiche dell'ingegnere. Si tratta del primo corso di studi di questo genere nato in Italia e in Europa, spiegano i due atenei. E oggi sono stati proclamati i primi 10 laureati della sessione estiva che conta complessivamente 37 laureandi. In tutto saranno 42 gli studenti che nell'arco del 2025 concluderanno il percorso di 6 anni. I neolaureati e neolaureate che oggi hanno recitato il giuramento di Ippocrate nell'Aula Magna del Campus di Pieve Emanuele, alle porte del capoluogo lombardo, sono dunque i primi medici europei con un doppio titolo: medici-ingegneri, Laurea magistrale a ciclo unico di Medicina e Chirurgia rilasciata da Humanitas University, e Laurea in Ingegneria Biomedica rilasciata dal Politecnico di Milano. Mentre è già all'orizzonte l'avvio da parte dei due atenei anche del nuovo dottorato internazionale Prime: PhD in Personalized caRe and Innovation in Medicine and Engineering.  La proclamazione dei laureati medici-ingeneri si è svolta alla presenza del Rettore di Humanitas University, Luigi Maria Terracciano e della Rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto. "L'obiettivo che ci siamo dati - spiega Terracciano - è di formare i medici con competenze integrate capaci di migliorare l’efficienza e la qualità delle cure attraverso soluzioni innovative, dalla meccatronica all’intelligenza artificiale. Professionisti capaci di guidare l'evoluzione tecnologica preservando lo sguardo umano e la relazione con il paziente, che è alla base di ogni percorso terapeutico". Il rettore di Humanitas University evidenzia la necessità di "una formazione universitaria sempre più all'insegna della contaminazione di saperi per rispondere alle sfide della medicina di precisione. MedTec è stato il primo progetto di questo tipo in Italia e oggi si conferma modello ispiratore per altri atenei che stanno sviluppando iniziative analoghe, contribuendo alla diffusione di un approccio formativo interdisciplinare su scala nazionale". La convergenza tra Medicina e Ingegneria "rappresenta un importante fattore di sviluppo economico e sociale a livello globale - fa notare Sciuto - In Italia, Milano e la Lombardia sono considerate delle eccellenze su entrambi i fronti. Questo corso di laurea è un unicum perché esprime la combinazione di intenti e competenze, di visione e abilità, che sono fondamentali per confrontarsi con le principali realtà europee. È quindi importante che questi neolaureati rimangano risorse al servizio del Paese e che il programma MedTec continui ad attrarre talenti dall'estero interessati alla nostra capacità di innovare la formazione e di puntare sul capitale umano, vera chiave di volta in un contesto di evoluzione tecnologica senza precedenti". Nato nel 2019 come percorso innovativo, MedTec School - coordinato da Maria Laura Costantino, docente di Ingegneria biomedica del Politecnico di Milano e da Maurizio Cecconi, docente di Anestesiologia e Terapia Intensiva di Humanitas University - conta ad oggi 389 iscritti, il 58% sono donne. Gli studenti stranieri rappresentano il 17% del totale, con molti provenienti da Francia, Grecia e Turchia. Ogni anno, il corso in lingua inglese mette a disposizione 100 posti, 80 per studenti provenienti dall'Unione Europea e 20 non-Ue. Si accede tramite test di ingresso online. Al termine del percorso di studi, i laureati potranno proseguire secondo la loro vocazione: nella pratica medica frequentando le scuole di specializzazione, nella ricerca medica e ingegneristica con PhD tecnici o direttamente nell'industria. Medicina di precisione, terapie geniche, intelligenza artificiale, neuro-robotica e Big Data: sono alcuni dei temi con cui i medici si trovano a confrontarsi quotidianamente, che devono saper gestire in maniera consapevole per il bene del paziente e con un complesso di competenze sempre più trasversali. Il legame fra la formazione medica e quella ingegneristica si dipana lungo il percorso formativo di MedTec, con periodi di studi alternati fra Humanitas University e Politecnico. Nei primi tre anni di corso la frequenza delle lezioni è prevista a semestri alternati nelle due sedi, mentre nei successivi tre anni prevede corsi e moduli tenuti da docenti del Politecnico presso Humanitas University. Si garantisce così, spiegano dai due atenei, una piena integrazione delle competenze ingegneristiche nel percorso formativo clinico, anche grazie al co-teaching e al co-tutoring da parte di docenti del Politecnico in alcuni corsi e attività professionalizzanti tipiche della preparazione del medico. Per dare un'idea del mix di competenze, oltre ai corsi di base di Ingegneria, vengono citati gli insegnamenti di Automation and Mechatronics, Computer Science, Patient Specific Modelling and Technologies for Artificial Organs. Si punta, evidenziano i promotori del corso, su un approccio didattico che stimola il problem solving e la discussione di casi clinici secondo modalità interattive. Per la formazione sul campo, gli studenti hanno a disposizione l'avanzato Simulation Center, con 3.000 metri quadrati dedicati alla simulazione clinica e laboratori pratici di anatomia, catalogo virtuale in 3D e simulatori VR. E' questo "l'unico centro in Italia a possedere la Full Accreditation di Sesam (Società europea di simulazione in medicina) - si legge in una nota - che certifica l'eccellenza della formazione medica basata sulla simulazione. In occasione della chiusura del primo ciclo MedTec, poi Humanitas University e Politecnico di Milano annunciano il lancio del dottorato Prime, percorso di dottorato internazionale e interdisciplinare che "forma ricercatori capaci di sviluppare soluzioni innovative per la Medicina personalizzata". Il programma, sotto la guida del Maurizio Cecconi di Humanitas University, affiancato da Andrea Aliverti per il Politecnico di Milano, unisce Ingegneria, Medicina, Biologia e Data Science, con due indirizzi: uno in modellizzazione computazionale e Ai, l'altro in tecnologie mediche. Il dottorato, interamente in inglese, offre progetti di ricerca con partner industriali e opportunità di mobilità internazionale. ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Vaccini, Conversano (HappyAgeing): "Prevenzione anziani coinvolga medici e farmacisti"

(Adnkronos) - La presentazione del position paper, 'Verso un nuovo modello di prevenzione vaccinale nell’anziano. Proposte operative per un modello fondato su evidenze, sostenibilità e capacità organizzativa', "frutto di una collaborazione ampia con la componente scientifica di HappyAgeing - Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, e con quella sociale, con il coinvolgimento dei sindacati dei pensionati, è stata l’occasione per un conforto utile anche a trovare la formula migliore di collaborazione tra medici di medicina generale e farmacisti, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, ma con un unico obiettivo: aumentare le coperture vaccinali e proteggere la salute dei cittadini". Così Michele Conversano, presidente del Comitato tecnico scientifico di HappyAgeing, all’Adnkronos Salute commenta i contenuti dell’evento, che si è svolto, oggi a Roma, in occasione dell’Assise nazionale sulla Prevenzione delle malattie infettive nell’anziano presso l’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani. "Il documento - spiega Conversano - nasce da un percorso di lavoro che ha incluso 2 workshop realizzati in collaborazione con il Coordinamento interregionale della prevenzione (Cip), quindi con la partecipazione attiva di tutte le regioni italiane impegnate sui temi della prevenzione, in particolare quella vaccinale. Il position paper - chiarisce - affronta in modo sistematico le problematiche che oggi ci portano ad avere ancora basse coperture vaccinali negli adulti e negli anziani, nonostante oggi disponiamo di vaccini sicuri, efficaci e fondamentali. Parliamo del vaccino contro l’influenza, quello contro il Covid, il vaccino antipneumococcico, quello contro l’Herpes Zoster (il fuoco di Sant’Antonio), il richiamo decennale di Tetano e Pertosse – malattie che purtroppo ancora oggi causano morti tra gli anziani – e infine il nuovo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv). Nonostante la disponibilità di questi strumenti, le coperture sono ancora troppo basse e con forti disomogeneità tra una regione e l’altra". Il documento di posizione ha identificato 3 aree critiche, che corrispondono ai 3 capitoli del documento, e "per ognuna abbiamo proposto soluzioni condivise - illustra l’esperto - Sull’aspetto economico-finanziario", l’auspicio è "considerare i vaccini un investimento. Dobbiamo smettere di considerare la vaccinazione come un costo - rimarca Conversano - Tutti gli studi internazionali ormai dimostrano che per ogni euro investito in vaccinazioni, ne recuperiamo da 19 a 35 in termini di costi sanitari evitati: ricoveri, cure, ospedalizzazioni. E questo senza nemmeno considerare i costi sociali indiretti: se un anziano si ammala, la figlia o il familiare deve assentarsi dal lavoro per assisterlo, e così via. La proposta concreta è di togliere la spesa per le vaccinazioni dal capitolo della spesa sanitaria corrente e spostarla tra gli investimenti. Una posizione condivisa anche dal ministero della Salute che hanno già proposto un’analoga soluzione per i farmaci innovativi oncologici". Sull’aspetto scientifico, la proposta è di un aggiornamento continuo del calendario vaccinale. "Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025 prevede un aggiornamento annuale del calendario per recepire tempestivamente le innovazioni scientifiche e tecnologiche Non possiamo permetterci di aspettare 3 anni per introdurre un nuovo vaccino quando la scienza ce lo mette a disposizione oggi", osserva il presidente del Cts di HappyAgeing. L’ultimo ambito d’intervento riguarda l’aspetto organizzativo, con il miglioramento dei modelli di offerta. "Questo è forse il nodo più critico - evidenzia Conversano - Anche i vaccini già disponibili nei nostri frigoriferi non sempre riusciamo a somministrarli come dovremmo. Ci sono regioni virtuose, come il Veneto, che grazie a modelli di chiamata attiva raggiungono coperture del 70% per vaccini come quello antipneumococcico o contro l’Herpes Zoster. In altre regioni, invece, siamo molto indietro". In questo contesto diventa un’altra questione importante è quella dei luoghi e dei professionisti coinvolti nella vaccinazione. "Si è parlato molto, ad esempio, del ruolo delle farmacie - precisa - L’esperienza positiva della vaccinazione anti-Covid ha dimostrato che è una strada percorribile. In Lombardia e nelle Marche, per esempio, già oggi si sta sperimentando l’ampliamento dell’offerta vaccinale in farmacia anche per altri vaccini. Oggi, il dipartimento di Prevenzione - sottolinea l’esperto - conosce i nomi dei pazienti diabetici, ma per motivi di privacy non può chiamarli direttamente per invitarli a vaccinarsi. Il medico di medicina generale e le farmacie, invece, hanno un contatto diretto con questi pazienti. Potrebbe essere molto utile che il farmacista, oltre a consegnare il farmaco antidiabetico, potesse proporre anche la vaccinazione, considerato che i diabetici sono soggetti fragili e quindi particolarmente a rischio di complicanze infettive". Il coinvolgimento attivo del farmacista "dipenderà dall’organizzazione regionale - riflette Conversano - Per esempio, nella Regione Marche si sta già sperimentando la somministrazione diretta in farmacia di vaccini come quello antipneumococcico e contro il fuoco di Sant’Antonio, oltre a quello contro il Covid. Io stesso ho partecipato alla formazione dei farmacisti coinvolti. L’importante non è tanto chi somministra il vaccino, ma che la vaccinazione venga fatta, in condizioni di sicurezza e appropriatezza. La regia - avverte - deve restare comunque in capo alla sanità pubblica. Non c’è alcuna contrapposizione tra medici di famiglia e farmacisti, anzi, è stato ribadito durante l’evento dai rappresentanti della Simg, Società italiana di medicina generale. La strada - conclude - è quella della collaborazione per il raggiungimento degli obiettivi di prevenzione". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


MG Goodwood Festival of Speed 2025: due debutti europei e l’energia della nuova mobilità

(Adnkronos) -
MG Motor Europe è pronta a infiammare l’edizione 2025 del Goodwood Festival of Speed, in programma dal 10 al 13 luglio, con la presentazione in anteprima assoluta per l’Europa di due concept car visionarie. MG Motor Europe presenterà le nuove Cyberster Black e Cyber X. Due interpretazioni opposte ma complementari del linguaggio stilistico del Marchio, pensate per interpretare in modo radicale il futuro della mobilità elettrica. Il debutto avverrà giovedì 10 luglio alle ore 11.00, quando il brand svelerà anche due inediti modelli EV di serie, concepiti con tecnologie avanzate e design d’avanguardia.  Uno dei nuovi modelli elettrici sarà protagonista sull’iconica salita di Goodwood, accanto alla MG EX4 EV, che si presenterà in una livrea celebrativa ispirata alla mitica MG Metro 6R4, disegnata appositamente per questa edizione. Lo spazio espositivo principale ospiterà anche la nuova MGS5 EV e il SUV MG HS, già apprezzato in Europa. In parallelo, una seconda area MG, più dinamica e immersiva, accoglierà la MG4 EV XPower, variante sportiva e ad alte prestazioni della compatta elettrica, pensata per chi cerca emozioni forti anche nella guida urbana. Il Duca di Richmond, fondatore dell’evento, ha espresso entusiasmo per la nuova partecipazione MG, sottolineando l’originalità e l’energia creativa del marchio: “Dopo aver festeggiato con noi il centenario lo scorso anno, MG torna a Goodwood con due novità assolute e concept visionari che incarnano il futuro dell’automobile. L’innovazione è il cuore di Goodwood, e MG lo interpreta con coerenza e freschezza”. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Il Giro Automobilistico d'Italia riparte a settembre 2025

(Adnkronos) - Mancano ancora un paio di mesi è il Giro Automobilistico d'Italia, storico evento dedicato al mondo dell'automobile (la prima edizione risale al lontano 1934), ridiventerà realtà. L’edizione del 2025 vuole essere solo una preview di quella che sarà la vera e propria gara, a calendario dal 2026. Nei prossimi anni il “
Giro Automobilistico d'Italia”
attraverserà tutta l’Italia da Nord a Sud, passando anche per il Centro e per le due isole maggiori.  Il Giro Automobilistico d’Italia 2025 partirà da Torino l’11 settembre prossimo, farà tappa a Bormio il giorno successivo e si chiuderà presso la prestigiosa Villa Reale di Monza il 13 settembre.
  A settembre di quest'anno, il Giro Automobilistico d'Italia si configura come un affascinante tour non competitivo, un autentico “
Museo Dinamico
” che prenderà vita sulle strade italiane. L'evento vedrà la partecipazione di un numero limitato di equipaggi privati, a bordo di vetture di altissimo pregio e dall'inestimabile valore iconico.  Queste magnifiche automobili saranno affidate a nomi di spicco del panorama delle competizioni automobilistiche d'epoca e a personalità di rilievo, tutti uniti dalla profonda passione per il fascino intramontabile delle auto storiche.  A partire dal 2026, l'evento assumerà invece una nuova dimensione, trasformandosi in una vera e propria gara di regolarità, perfettamente integrata nel circuito delle auto storiche. Questa evoluzione sarà arricchita dall'introduzione di entusiasmanti gare di velocità su tracciati selezionati e da indimenticabili momenti di “vita da paddock”.  In questa anticipazione, le vetture sfileranno in un percorso esclusivo, seppur ridotto rispetto a quello 2026, che partirà da Torino, per arrivare alla Villa Reale di Monza privilegiando una delle località più suggestive d’Italia, Bormio, per un ideale gemellaggio con le Olimpiadi Invernali 2026.   A Bormio sarà organizzata una cena di gala per tutti i partecipanti. Nel corso dell’esclusiva serata, avrà luogo anche la cerimonia di premiazione delle vincitrici. La serata sarà occasione di condivisione del vero spirito di gruppo e di celebrazione attraverso una competizione sana con l’eleganza dei gentlemen e delle ladies drivers.  L'evento celebrativo si conferma anche un'anteprima dei regolamenti e dei percorsi del primo “Giro Automobilistico d'Italia”, un progetto quadriennale che dal 2026 attraverserà l'Italia, accendendo la passione per i motori in ogni tappa.  Con il Patronato di Regione Lombardia, e Patricini di Bormio e Monza, l’edizione 2025 vedrà sfilare sulle strade prestigiose vetture (la lista definitiva dei modelli partecipanti è ancora in fase di definizione ) quali: Ferrari Spider California, Alfa Romeo 1900 CSS, vittoriosa all’edizione del Giro nel 1954, Ferrari 308 GTS, Fiat Abarth131 Rally, Lancia Aprilia, Alfa Romeo 6C 1750, Lancia Stratos, Ferrari 365GT, Alfa Romeo Giulia SS, Ferrari 512 BB, Lancia Flaminia, Porsche 356 e molte altra ancora.  Dopo un'attenta analisi dei format e delle gare che caratterizzano il mondo del motorismo storico ha rivelato l'esistenza di ampi margini di innovazione in questo specifico settore. Forte di questa visione strategica, SG Company si impegna ad apportare significative novità al “Giro”, garantendo ai partecipanti un'esperienza rinnovata e all'avanguardia. "Il nostro obiettivo è posizionare il Giro Automobilistico d’Italia come un appuntamento imperdibile per il settore automotive, combinando tradizione e nuove esperienze immersive. Grazie al contributo di ognuna delle sisters, siamo certi di poter rendere questo evento un unicum nel suo settore, che crediamo creerà nuovi benchmarks. L’intento è realizzare qualcosa che sia capace di trasformare l’esperienza da sogno in realtà” – dichiara Davide Verdesca, CEO di SG Company.
 Nell’ottica di rendere la gara il meno impattante possibile per l’ambiente, è prevista la compensazione della Carbon Footprint e la cerificazione di tutte le auto partecipanti, non solo creando una scheda di storytelling dalla loro origine alla gara, ma iscrivendo la vettura in blockchain al fine di creare un vero passaporto digitale che conterrà, negli anni, ogni informazione utile di ciascuna delle vetture partecipanti.
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Toyota GR Yaris Aero Performance: dai rally alla strada

(Adnkronos) - La GR Yaris si spinge oltre i limiti grazie a una nuova edizione ad alte prestazioni: la Toyota GR Yaris Aero Performance 2025, presentata ufficialmente in occasione del Rally dell’Acropoli in Grecia, settima tappa del Mondiale WRC. Questa versione rappresenta il frutto più recente della filosofia TOYOTA GAZOO Racing, che punta a perfezionare ogni componente sfruttando dati di gara, osservazioni tecniche e indicazioni dirette dei piloti ufficiali. L'inedita configurazione della Toyota GR Yaris Aero Performance introduce sei nuovi elementi aerodinamici, sviluppati attraverso test in gara e nei più competitivi campionati giapponesi. Il progetto ha beneficiato del know-how maturato nei rally e nelle serie Super Taikyu e Super GT, con soluzioni mutuate da contesti estremi e verificate in pista. Una delle modifiche più significative è il nuovo cofano in alluminio con griglia di sfogo calore, modellato seguendo il design della GRMN e concepito per ottimizzare il raffreddamento del vano motore. L’aria calda viene estratta efficacemente anche alle alte velocità, migliorando l’affidabilità in uso sportivo.  L’anteriore è stato rivisto con uno spoiler ribassato che incrementa il carico sull’avantreno, contribuendo a un comportamento dinamico più preciso. Questo componente è nato dalla collaborazione con Kazuya Oshima, nome di riferimento nelle serie Super Formula e Super Taikyu. Dietro, spicca il grande alettone regolabile, progettato per garantire stabilità nelle frenate intense e miglior controllo in rettilineo. La sua inclinazione può essere personalizzata manualmente in base al tipo di utilizzo, conferendo alla GR Yaris Aero Performance una marcia in più nei track day. Il fondo vettura beneficia ora di un nuovo rivestimento ispirato alle soluzioni adottate nelle GR Yaris da gara, utile a convogliare il flusso d’aria sotto il corpo vettura e ridurre le turbolenze. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caldo, pediatri: le 5 regole per proteggere i bambini dalla morsa dell'afa

(Adnkronos) - Le ondate di calore che stanno interessando il nostro Paese possono rappresentare un rischio per la salute dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita. I più piccoli, infatti, hanno una ridotta capacità di termoregolazione e un maggior rischio di disidratazione rispetto agli adulti. Per questo la Società italiana di pediatria (Sip) ricorda alle famiglie alcune semplici ma fondamentali regole per proteggere i bambini dalle temperature elevate. "In presenza di caldo intenso, anche un’esposizione breve e non protetta può provocare disidratazione o colpo di calore nei bambini, specie nei primi anni di vita. È quindi fondamentale prestare attenzione, adottando semplici misure di buon senso per vivere l’estate in serenità e sicurezza" afferma il presidente Sip Rino Agostiniani. Cinque le regole della Sip per proteggere i bambini dal caldo: 1. Esporsi al caldo con buon senso. Uscire sì, ma non nelle ore più calde della giornata, tra le 11 e le 17, soprattutto con bambini molto piccoli. Evitare in particolare l’attività fisica all’aperto durante le ore più calde, educando i bambini ad andare in luoghi ventilati e riparati dal sole.2. Offrire acqua frequentemente. I bambini, specie se piccoli, non sempre avvertono o comunicano lo stimolo della sete. È importante offrire loro acqua frequentemente, anche se non la chiedono, evitando bevande zuccherate o gassate. L’allattamento al seno, per i lattanti, può essere aumentato nei giorni più caldi: il latte materno fornisce loro l’idratazione necessaria. 3. Mangiare leggero e colorato. Sì a pasti leggeri, ricchi di frutta e verdura di stagione, che contengono acqua e sali minerali utili per reintegrare quanto perso con il sudore. Evitare piatti troppo elaborati o ricchi di grassi. Le verdure crude e la frutta fresca sono perfette per uno spuntino rinfrescante. A pranzo, soprattutto in spiaggia, preferire piatti unici e leggeri, che possano sostenere il bambino nelle attività quotidiane senza appesantirlo eccessivamente. Sì al gelato ma non tutti i giorni. E ancora: 4. Aria condizionata? Sì, ma con attenzione. Il condizionatore si può usare, l’importante è tenere una temperatura costante sui 24-25 gradi e usare il deumidificatore. La temperatura va mantenuta costante in tutti gli ambienti perché il passaggio da una stanza all’altra potrebbe dar fastidio al bambino. Stessa cosa vale per la macchina: temperatura sui 24-25 gradi mantenendo il finestrino un po’ aperto per evitare che l’abitacolo diventi troppo freddo. 5. Scegliere abiti leggeri e chiari. L’abbigliamento deve essere comodo, in fibre naturali come cotone o lino, di colore chiaro. Da evitare i tessuti sintetici o troppo aderenti. Quando il bambino gioca in spiaggia è buona regola fargli indossare un cappellino leggero, meglio se di paglia traforato. Diversamente può trattenere il calore con il rischio che si surriscaldi la testa. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Mamme nonostante l'endometriosi, 4 volte più chance che con altre malattie

(Adnkronos) - Diventare mamma nonostante l'endometriosi si può. Un maxi-studio presentato al 41esimo Congresso annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre 2025 - Parigi, 29 giugno-2 luglio), con abstract pubblicato su 'Human Reproduction', restituisce speranze alle donne - ben 190 milioni nel mondo - che convivono con la malattia, riconosciuta come una delle principali cause di infertilità. Rispetto ad altre patologie che possono provocarla, "contro ogni previsione l'endometriosi è collegata a tassi di gravidanza 4 volte superiori", è il dato che emerge dalla ricerca. Uno studio trentennale condotto su oltre 4 milioni di donne in Inghilterra, che apre a "un rinnovato ottimismo" sulle chance di concepimento di queste pazienti, proponendosi come "riferimento" per loro e i clinici che le assistono.  L'endometriosi è una condizione cronica in cui un tessuto simile al rivestimento dell'utero cresce al di fuori dell'utero stesso, causando spesso forte dolore pelvico e infertilità. Il lavoro è stato portato avanti nell'ambito del consorzio europeo Female (Finding Endometriosis through Machine Learning) da un team scozzese guidato da Lucky Saraswat dell'Aberdeen Centre of Women's Health Research dell'università di Aberdeen, insieme ai ricercatori del Centre for Reproductive Health dell'università di Edimburgo. Si tratta del "più ampio e duraturo studio di popolazione nel suo genere", e ha analizzato le cartelle cliniche di donne che avevano presentato infertilità o sintomi correlati all'endometriosi tra il 1991 e il 2020.  Delle 4.041.770 pazienti di età compresa tra 13 e 50 anni che si sono rivolte all'assistenza primaria per infertilità (245.994) o altri sintomi di endometriosi - illustrano gli autori - 111.197 hanno ricevuto una diagnosi di endometriosi confermata chirurgicamente tramite laparoscopia o laparotomia nell'arco di 30 anni. La prevalenza di infertilità tra le partecipanti durante il periodo di studio è stata di 48,9 donne ogni mille, con i tassi più alti osservati fra le 30-39enni. Tra le donne con infertilità, il 6,1% (14.904) aveva un'endometriosi confermata chirurgicamente. Il 57,4% di queste (8.556) ha manifestato infertilità prima della diagnosi, dato che evidenzia i ritardi nel riconoscimento della malattia. Lo studio conferma una forte associazione tra endometriosi e problemi di fertilità, indicando che le donne con infertilità avevano una probabilità più che doppia di ricevere una diagnosi di endometriosi rispetto alle donne senza infertilità. Tuttavia, esaminando gli esiti di gravidanza, "le donne con infertilità associata a endometriosi presentavano una probabilità di concepimento 4 volte maggiore rispetto alle donne con infertilità dovuta ad altre cause, tra cui disfunzione ovulatoria, fattori tubarici e infertilità inspiegata". Complessivamente, "il 40,5% delle donne con diagnosi di endometriosi, indipendentemente dal loro stato di infertilità, ha avuto almeno una gravidanza durante il periodo di studio". Spiegando i risultati dello studio, Saraswat sottolinea che "l'endometriosi può influire sulla fertilità in modo variabile: le donne con forme più lievi possono mantenere un buon potenziale riproduttivo, soprattutto se la condizione viene diagnosticata e gestita precocemente". Esistono poi "prove di qualità moderata" secondo cui "la chirurgia laparoscopica può migliorare i tassi di gravidanza in alcune donne con endometriosi". Inoltre, "le donne affette da questa condizione potrebbero essere più propense a cercare aiuto prima, grazie alla maggiore consapevolezza del legame tra endometriosi e infertilità".  "Sebbene la fertilità rimanga multifattoriale, con elementi come l'età che giocano un ruolo significativo, i nostri risultati - afferma l'autrice - offrono dati solidi e basati sull'evidenza che possono migliorare significativamente la consulenza sulla fertilità per le donne a cui è stata recentemente diagnosticata l'endometriosi", anche con "informazioni sulla probabilità di infertilità, sui tassi e gli esiti complessivi di gravidanza e sul confronto tra questi esiti e" quelli da "altre cause di infertilità. Queste informazioni possono consentire alle donne di prendere decisioni riproduttive informate", e a livello scientifico "forniscono anche una solida base per la ricerca futura su come fattori quali lo stadio della malattia, la sede, il trattamento chirurgico e il ricorso alla procreazione assistita influenzino gli esiti della gravidanza nelle donne con endometriosi". "Questo studio - commenta Anis Feki, presidente eletta dell'Eshre - dimostra che le donne con infertilità correlata all'endometriosi hanno una probabilità significativamente maggiore di concepire rispetto a quelle con altre cause di infertilità. Questi risultati forniscono una preziosa rassicurazione per le pazienti e sottolineano l'importanza di una diagnosi precoce e di strategie di trattamento personalizzate". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Microplastiche nei fluidi riproduttivi umani, 'timori per la fertilità'

(Adnkronos) - Microplastiche ubiquitarie nell'ambiente e negli organismi che lo abitano, scoperte anche nei fluidi riproduttivi umani, sollevando tra gli esperti "importanti interrogativi sui potenziali rischi per la fertilità e la salute riproduttiva". Lancia l'Sos uno studio presentato al 41esimo Congresso annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre 2025 - Parigi, 29 giugno-2 luglio), con abstract pubblicato su 'Human Reproduction'. Gli autori hanno esaminato il fluido follicolare di 29 donne e il liquido seminale di 22 uomini, "entrambi cruciali per il concepimento naturale e la riproduzione assistita", trovando microplastiche in più di 2 campioni femminili su 3 e in oltre la metà di quelli maschili. Sia negli uomini che nelle donne, nei fluidi riproduttivi è stata identificata una gamma di polimeri microplastici di uso comune: politetrafluoroetilene (Ptfe), polistirene (Ps), polietilene (Pe), polietilene tereftalato (Pet), poliammide (Pa), polipropilene (Pp) e poliuretano (Pu), elencano i ricercatori. Nel dettaglio, riferiscono, "le microplastiche erano presenti nel 69% dei campioni di fluido follicolare analizzati. Il polimero rilevato più frequentemente è stato il Ptfe, presente nel 31% dei campioni; seguono Pp (28%), Pet (17%), Pa (14%), Pe (10%), Pu (10%) e Ps (7%). Nei campioni di liquido seminale, le microplastiche sono state riscontrate nel 55%" dei casi. "Il Ptfe si è nuovamente rivelato il polimero più diffuso, identificato nel 41% dei campioni; tra gli altri figurano Ps (14%), Pet (9%), Pa (5%) e Pu (5%)". Per prevenire eventuali contaminazioni esterne, tutti i campioni sono stati raccolti e conservati in contenitori di vetro e sottoposti a trattamento chimico prima dell'analisi mediante microscopia laser a infrarossi diretti, precisano gli scienziati. "Studi precedenti avevano già dimostrato che le microplastiche possono essere presenti in vari organi umani", afferma Emilio Gomez-Sanchez, lead researcher del lavoro, direttore del Laboratorio di riproduzione assistita della clinica Next Fertility Murcia (Spagna), embriologo capo e coordinatore scientifico della Gametia Gamete Bank. "Non siamo dunque rimasti del tutto sorpresi nel trovarle nei fluidi dell'apparato riproduttivo umano, ma siamo rimasti colpiti dalla loro frequenza", ammette lo specialista. Sono definite microplastiche "particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri - ricordano gli autori della ricerca - e ci sono prove" secondo cui "rappresentano una minaccia per la salute ambientale e pubblica. Sebbene questo studio non abbia valutato direttamente l'impatto delle microplastiche sulla fertilità, la loro rilevazione evidenzia la necessità di esplorare le possibili implicazioni per la salute riproduttiva umana". Chiarisce Gomez-Sanchez: "Quello che sappiamo dagli studi sugli animali è che nei tessuti in cui si accumulano le microplastiche queste possono indurre infiammazione, formazione di radicali liberi, danni al Dna, senescenza cellulare e alterazioni endocrine. E' possibile che possano compromettere la qualità degli ovuli o degli spermatozoi negli esseri umani, ma non disponiamo ancora di prove sufficienti per confermarlo". Il team prevede di estendere l'analisi a una coorte più ampia, utilizzando anche questionari dettagliati sullo stile di vita e sull'esposizione ambientale. Ulteriori fasi del progetto esploreranno la potenziale relazione tra la presenza di microplastiche e la qualità di ovociti e spermatozoi. Gomez-Sanchez puntualizza che la fertilità è influenzata da molti fattori, tra cui età, salute e genetica, e che i risultati non dovrebbero destare allarme tra gli aspiranti genitori. "Non c'è motivo di allarmarsi a questo punto" delle conoscenze scientifiche, rassicura l'esperto. "Le microplastiche sono solo uno dei tanti elementi che possono svolgere un ruolo nella fertilità. Tuttavia, è sensato considerare modi per ridurre la nostra esposizione" a questi composti. "Semplici accorgimenti, come l'utilizzo di contenitori di vetro per conservare e riscaldare gli alimenti o la limitazione della quantità di acqua che consumiamo da bottiglie di plastica - suggerisce - possono aiutare a minimizzarne l'assunzione". "I fattori ambientali che influenzano la riproduzione sono certamente una realtà, sebbene non facili da misurare oggettivamente - commenta Carlos Calhaz-Jorge, ex presidente dell'Eshre - Gli autori di questo studio hanno rilevato microplastiche in oltre 2 terzi dei fluidi follicolari e in oltre il 50% dei fluidi seminali dei pazienti studiati. Sebbene il significato di questi risultati non sia ancora chiaro, dovrebbero essere considerati un ulteriore argomento a favore" di atteggiamenti prudenti, evitando "l'uso generalizzato della plastica nella nostra vita quotidiana". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)


Caldo, Di Bella (Anmil): "Riflettere su chi lavora nei campi nella voragine silenziosa del sommerso"

(Adnkronos) - “Il 30 giugno la Regione Emilia-Romagna ha varato l’ordinanza che determina lo stop all’attività lavorativa in esterno nelle ore calde. Mentre la normativa entrava in vigore, Ait El Hajjam Brahim, quarantasettenne titolare dell’impresa 'Veneto pavimenti Sas' di Treviso si accasciava al suolo stendendo il calcestruzzo nel parcheggio di una scuola in provincia di Bologna lasciando orfani 3 figli e vedova la moglie. Il Veneto ha emanato il decreto che mira a tutelare la salute dei lavoratori che svolgono attività all’aperto nella giornata di ieri. Sempre in Veneto e sempre ieri, precisamente a Tezze sul Brenta (Vicenza), intorno alle ore 15.00 due operai sono stati colti da malore mentre lavoravano dentro una buca. Uno dei due è in coma all’Ospedale di Bassano del Grappa. Ad oggi sono 13 le Regioni italiane che hanno consentito l’entrata in vigore delle norme anti-calore: Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Le vittime citate sono solo le ultime in ordine cronologico ma invito tutti a riflettere su quanti, in questo momento, continuino a lavorare nei campi del nostro Paese sottotraccia, nella voragine silenziosa del sommerso". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia il presidente nazionale Anmil, Antonio Di Bella, commentando l'entrata in vigore delle norme anti calore "Morire sul lavoro - sottolinea - è un dramma che mai troverà giustificazione. Una notizia, un moto di denuncia che, con cadenza giornaliera, anima l’indignazione e la protesta di quanti, come Anmil, lottano ogni giorno per porre fine alla strage. Invito ancora tutti a riflettere sul fatto che dietro le vittime accertate dalla cronaca, oltre al silenzio destinato al mondo del sommerso, esiste ancora un altro tipo di silenzio: quello relativo a quanti, a causa dell’esposizione ad agenti altamente nocivi – quali le temperature altissime che sentiamo sulla nostra pelle in questi giorni – contraggono malattie professionali tra le più lesive".  "Come Associazione - avverte - che da oltre 80 anni tutela le vittime degli incidenti sul lavoro e i loro superstiti, non smetteremo mai di ribadire quanto le normative anti-caldo dovrebbero diventare un automatismo all’arrivo della stagione estiva, scrivendo – una volta per tutte – un piano strutturale".  "Com’è possibile si chiede il presidente Di Bella - che lo scorso 27 giugno, solo per citare un esempio, non fosse in vigore alcuna normativa in una Regione come la Sardegna che, in alcune zone, ha raggiunto picchi di 41°? Sono settimane che il termine 'bollino rosso' è tornato a troneggiare in quotidiani e telegiornali". "E ancora - aggiunge - la fascia oraria di stop lavorativo più largamente diffusa, quella tra le ore 12.30 e le ore 16.00, si ritiene realmente efficace? Crediamo, invece, che una norma che consenta il ricorso agli ammortizzatori sociali per i dipendenti delle realtà che operano in esterno nel periodo estivo rappresenti un atto doveroso per favoreggiare la rapidità dell’attuazione di questi meccanismi di prevenzione e di tutela della salute dei lavoratori sostenendo il lavoro delle aziende". "In serata - ricorda - il ministro Calderone ha convocato le parti sociali per la sottoscrizione di un 'protocollo caldo' contenente misure di attenzione per i lavoratori esposti ad alte temperature. Un atto necessario e doveroso ma che arriva con un ritardo che uccide". ---lavoro/sindacatiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)