Allarme cardiologi, '600 infarti al giorno, 50% in pazienti senza precedenti'
(Adnkronos) - "Sono 600 gli attacchi cardiaci che si registrano ogni giorno in Italia e il 50% si manifesta senza essere preceduta, fino a quel momento, da un evento pregresso. Uno scenario che potrebbe essere scongiurato dall'impiego tempestivo, in questa categoria emergente di pazienti, delle terapie più innovative associate alle statine". A dirlo è Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) e direttore del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell'università Federico II di Napoli, in occasione dell'86esimo Congresso nazionale della Sic, in corso a Roma fino al 7 dicembre. "La sfida per il futuro, sulla base degli studi attualmente in corso e delle nuove linee guida europee sulle dislipidemie, è curare la progressione della malattia aterosclerotica stabilizzando le placche per impedire i primi infarti", spiega Perrone Filardi, sottolineando che le società scientifiche cardiologiche europee oggi sono orientate a porre particolare attenzione a questa platea di pazienti. "Non parliamo più di prevenzione primaria e secondaria: serve 'alfabetizzare' tutti i cittadini sulla salute cardiaca", è l'appello. "Il colesterolo cattivo alto è il fattore di rischio più rilevante per gli attacchi cardiaci anche in chi non ha mai avuto un evento acuto, ma ha un alto rischio perché non riesce ad abbassare livelli elevati di colesterolo con le statine, seppure ben tollerate - dichiara Ciro Indolfi, professore straordinario di Cardiologia all'università di Cosenza e past president Sic - La buona notizia arriva in ragione dei dati di efficacia fatti registrare dall'uso degli inibitori di Pcsk9 proprio in questi pazienti, dallo studio Vesalius-Cv. Il lavoro, pubblicato di recente sul 'New England Journal of Medicine', apre la strada alla prevenzione primaria di eventi cardiovascolari, un risultato destinato a cambiare le strategie di prevenzione a livello globale". Il trial multicentrico, condotto in 36 Paesi, ha seguito per oltre 4 anni 12.300 pazienti che non avevano mai avuto prima un evento cardiovascolare ed erano già in trattamento con statine, per valutare l'efficacia di evolocumab e il suo impatto sulla riduzione della mortalità. "Per la prima volta un anticorpo monoclonale inibitore di Pcsk9, evolocumab, in associazione alle statine o altre terapie, ha dimostrato di ridurre in modo significativo il rischio di infarto e ictus anche nei pazienti ad alto rischio che non avevano mai avuto un infarto pregresso - riferisce Indolfi - Evolocumab diventa così il primo e unico inibitore di Pcsk9 a dimostrare un beneficio in prevenzione primaria, che potrebbe salvare in futuro, la vita di migliaia di pazienti". In generale, hanno ricordato i cardiologi Sic presentando alla stampa il loro congresso, nella pratica clinica il raggiungimento del target di colesterolo Ldl resta una sfida complessa. "Purtroppo - puntualizza Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Sic - è dilagante un'inerzia terapeutica che ancora continuiamo a riscontrare nei pazienti e ciò viene confermato anche dai dati real-world dell'EuroAspire VI, un programma multicentrico della Società europea di cardiologia, che monitora l'aderenza alle linee guida nella prevenzione cardiovascolare mostrando come, nonostante i progressi degli ultimi anni, il trattamento delle dislipidemie resti insufficiente. Solo il 16,8% dei pazienti ad alto rischio raggiunge il livello soglia di 70 mg/dL del colesterolo Ldl e soltanto l'8% dei pazienti ad altissimo rischio scende al di sotto del valore target di 55 mg/dL. Rappresenta un ostacolo significativo la scarsa aderenza, spesso imputata a una intolleranza solo presunta alle statine, reale nel 5-6% dei casi". In questo quadro, secondo gli esperti potrà essere d'aiuto "la nuova pillola anti-colesterolo da assumere una volta al giorno, che permetterà per la prima volta di avere un inibitore di Pcsk9 in forma orale, agevolando l'aderenza alla terapia grazie a una modalità di somministrazione più semplice, ma ugualmente efficace e sicura". Ad oggi, "negli studi di fase 3, il farmaco (enlicitide) ha ridotto significativamente il colesterolo Ldl di oltre il 50%, con un'efficacia sovrapponibile a quella degli anticorpi monoclonali iniettivi e un profilo di sicurezza paragonabile al placebo, evidenziando il potenziale rivoluzionario del primo inibitore del Pcsk9 orale".
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Università, alla Sapienza primo corso in Italia sulla donazione del sangue
(Adnkronos) - L'Università Sapienza di Roma ha lanciato 'Formarsi per donare': il primo corso online gratuito, aperto non solo alla comunità di Ateneo, con l’obiettivo di promuovere la donazione del sangue e sensibilizzare i più giovani alla diffusione della cultura del dono consapevole. Il corso unisce le prospettive delle scienze mediche e psicologiche, della sociologia e della comunicazione, del diritto e dell’etica. Accanto alle basi teoriche, saranno fornite indicazioni chiare su come diventare donatore, dall’informazione iniziale alla visita di idoneità, fino all’esperienza della donazione stessa. “Il nuovo percorso transdisciplinare è aperto a tutte le persone interessate a comprendere, approfondire e avvicinarsi a un gesto di grande valore sociale, offrendo un approccio completo, con informazioni scientifiche e strumenti culturali per comprendere significati, valori e responsabilità legate alla donazione - spiega la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni - Questa iniziativa si inserisce nella cornice delle attività realizzate nell’ambito dell’accordo tra l’Ateneo e il Ministero della Salute, con il quale condividiamo l’impegno per promuovere in Italia la cultura della donazione, un obiettivo fondamentale per rafforzare il sistema sanitario nazionale e per contribuire concretamente all’aumento del numero di donazioni di sangue e degli emoderivati in Italia”. Il corso presentato oggi dalla rettrice Antonella Polimeni nell’ambito della premiazione dei vincitori del bando di concorso nazionale '#UniPerDonare - Le Università per la donazione volontaria di sangue ed emoderivati', che premia le migliori campagne di comunicazione digitale innovative sul tema della donazione. Al primo classificato, un premio di 10.000 euro; a seguire assegnati premi da 7.000 euro (2° classificato), 5.000 euro (3° classificato), 2.500 euro (4°classificato), 1.500 euro (5° classificato). Al termine della premiazione, la comunità Sapienza si è raccolta per il tradizionale rito di accensione dell'albero di Natale e delle luci natalizie dentro la città universitaria, con il concerto MuSa – Musica Sapienza eseguito da MuSa Jazz Combo.
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Target fegato 2025: dall’allarme alcolismo alle nuove terapie, le nuove frontiere dell’epatologia
(Adnkronos) - Si è concluso oggi a Roma il convegno nazionale dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini 'Target Fegato – Innovazione terapeutica e approccio integrato alle malattie del fegato'. L’appuntamento, organizzato da Strategie Comunicazione Srl con la direzione scientifica dei professori Adriano Pellicelli e Giuseppe M. Ettorre, rispettivamente direttore della Uoc Malattie del Fegato e direttore della Uoc Chirurgia Generale e dei Trapianti dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini. Oltre cento specialisti provenienti da tutta Italia hanno preso parte a una giornata di confronto sulle evoluzioni più attuali dell’epatologia clinica, dalle nuove strategie terapeutiche per il tumore primitivo del fegato alle patologie autoimmuni, fino all’impatto crescente dell’alcol sulle malattie epatiche. Un cambio di paradigma nella gestione del tumore del fegato L’apertura dei lavori – con la lectio della rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni – ha posto l’accento sul ruolo decisivo dell’integrazione tra Università e ospedale nella formazione dei futuri specialisti. A seguire, il direttore denerale del San Camillo Forlanini, Angelo Aliquò, ha ricordato come "il confronto tra chi studia e chi cura rappresenti un atto di responsabilità verso i pazienti e verso l’intero Servizio sanitario nazionale", sottolineando come occasioni come queste diventino è "luoghi dove la competenza torna protagonista e la complessità viene affrontata attraverso il dialogo multidisciplinare". Pellicelli ha posto l’accento dell’importanza di questo incontro 'Target Fegato' nel quale sono state discusse patologie epatiche che attualmente impattano negativamente sulla popolazione italiana come il problema della malattia dismetabolica del fegato, e la epatopatia alcolica, quest’ultima in aumento nella nostra popolazione anche giovanile. Il professor Ettorre ha ribadito il valore del confronto trasversale tra tutte le specialità che ruotano intorno alle patologie epatiche, definendo Target Fegato “un appuntamento che consente di individuare le migliori strategie di cura e migliora la sopravvivenza e qualità della vita dei pazienti affetti da tumore epatico, cirrosi o malattie biliari”. Alcol è l’emergenza silenziosa che colpisce sempre più giovani. Il San Camillo "registra un aumento dei ricoveri per epatite acuta e cirrosi alcolica, che rappresentano oltre il 40% del totale dei ricoverati nella Uoc Malattie del fegato, con un impatto sempre più evidente sulle fasce giovanili. Tra il 2022 e il 2025 l’età media dei ricoverati si attesta sotto ai 60 anni con un importante aumento degli under 50, che rappresentano oltre il 14% dei ricoveri alcol-correlati nel quadriennio, con un picco del 22,4% nel 2025. E - si legge nella nota dell'Ao San Camillo-Forlanini - sebbene gli under 40 siano circa il 3% del totale, si assiste a un incremento di ricoveri nei giovani di 20-30 anni per epatite acuta alcolica che risulta essere più frequente rispetto al periodo pre-Covid. L’analisi dei trapianti conferma la stessa tendenza: dal 2018 al 2024 la quota di interventi per cause alcoliche è raddoppiata dal 15–20% a circa il 40% e lo spartiacque risulta essere l’anno 2021. Nel solo 2024, su 106 trapianti, 48, quasi la metà, sono alcol-correlati". “Circa il 40% dei ricoveri nel reparto Uoc Malattie del Fegato è legato all’abuso di alcol – spiega il Pellicelli – e la pandemia, con isolamento e disturbi depressivi, ha probabilmente amplificato il consumo. Oggi un trapianto su tre è correlato alla cirrosi alcolica o ai tumori associati. Per questo è fondamentale investire in prevenzione e informazione nelle scuole, perché il binge drinking espone a epatiti acute severe alcoliche e, nei casi più gravi, alla necessità di un trapianto”. Nuove terapie e l’approccio del downstaging Il congresso ha affrontato i segnali più innovativi nel trattamento del tumore primitivo del fegato, neoplasia che nel 90% dei casi insorge su cirrosi epatica. Grazie alle nuove terapie sistemiche, alle procedure di radiologia interventistica, all’immunoterapia e alla crescente integrazione con il trapianto, oggi è possibile offrire percorsi più efficaci e personalizzati. “Le informazioni aumentano in modo esponenziale, ma la sfida resta quella di tradurre i dati degli studi nella pratica quotidiana - ha osservato Carlo Garufi, direttore dell’Oncologia Medica del San Camillo - Stabilire se A è meglio di B non significa applicarlo a tutti in modo uniforme. Al centro deve rimanere sempre il singolo paziente”. Il tema del downstaging – la possibilità di riportare una neoplasia da stadi avanzati a condizioni trapiantabili o resecabili – è stato approfondito da Valerio Giannelli, epatologo della Uoc Malattie del Fegato, che ha spiegato come questo approccio stia cambiando il destino clinico di molti pazienti. “Il downstaging è la capacità di riportare indietro la malattia, permettendo a pazienti che fino a poco tempo fa avevano solo opzioni palliative di tornare a una prospettiva di cura. La differenza la fa una Liver Unit multidisciplinare come la nostra, dove epatologi, chirurghi, oncologi, radiologi interventisti, medici nucleari e anatomopatologi lavorano insieme e in modo coordinato”. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati di uno studio condotto dalla Liver Unit del San Camillo: grazie alla radioembolizzazione, il 25% dei pazienti inizialmente fuori dai criteri di trapiantabilità è stato riportato verso un percorso di trapianto, confermando il ruolo del Centro Trapianti dell’Azienda come uno dei maggiori in Italia per patologie oncologiche.
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FederlegnoArredo, da gennaio Carlo Piemonte direttore generale
(Adnkronos) - Da gennaio 2026, Carlo Piemonte, con una carriera ventennale al servizio del settore legnoarredo e delle filiere forestali nazionali, assumerà l’incarico di Direttore Generale di FederlegnoArredo, diventando, a 44 anni, il più giovane Direttore Generale nella storia della Federazione. A darne notizia agli associati è stato il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin, nel corso dell’assemblea di fine anno, che si è svolta oggi alla Triennale di Milano. “La scelta di Carlo Piemonte, condivisa con il Consiglio di presidenza di Fla, rappresenta un passo importante per il futuro della nostra Federazione. La sua profonda conoscenza delle diverse filiere, la capacità di lavorare a stretto contatto sia con le imprese che con le istituzioni regionali, nazionali ed europee, costituiranno un valore aggiunto fondamentale per tutti i nostri associati e per il nostro sistema produttivo. A lui – dice Feltrin – va il mio ringraziamento per aver accettato una sfida complessa e stimolante al tempo stesso, che potrà affrontare contando sulla collaborazione e il know-how della struttura della Federazione”. “È un onore e un’emozione assumere questo incarico – dichiara Piemonte –. Ringrazio il presidente Feltrin e il Consiglio di Presidenza per la fiducia dimostrata, le istituzioni e gli amici del Cluster del Friuli Venezia Giulia con cui ho condiviso un entusiasmante percorso ventennale, basato sul dialogo e sulla forza delle progettualità da attuare a favore del settore. Da gennaio, sarò a disposizione di tutto il sistema FederlegnoArredo e delle sue undici associazioni, facendo dell’ascolto, del confronto e dello sviluppo dei territori i punti fermi del ruolo affidatomi, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il ruolo della Federazione, quale riferimento per il sistema italiano del legno-arredo, rafforzando in primis il legame con il mondo confindustriale, nonché il dialogo con le altre associazioni di sistema. Obiettivi che andranno di pari passo al presidio dei temi legati alle foreste e alla loro gestione responsabile in un’interlocuzione proficua e proattiva con il ministero competente, grazie anche al prezioso ruolo del Cluster nazionale Italia foresta legno" .
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Adyen e Tot: come l'"Issuing" trasforma la finanza B2B in Italia
(Adnkronos) - L'innovazione di Adyen risiede nella sua capacità di offrire una piattaforma finanziaria unificata e full-stack, integrando pagamenti, risk management e, in questo caso specifico, l'Issuing (l'emissione di carte) in un unico sistema globale. Questo approccio risolve le complessità che il banking tradizionale non affronta, soprattutto nel segmento B2B. Grazie a questa integrazione di successo, che muove già circa mezzo milione di euro al mese tramite carte, Tot è potuta diventare una piattaforma "tutto-in-uno", guadagnando competitività e semplificando radicalmente la gestione finanziaria delle imprese. Gabriele Bellezze, Country Manager Adyen Italia, spiega come l'Issuing sia diventato un pilastro strategico in Italia, permettendo alla fintech Tot di colmare la cronica carenza di strumenti di pagamento aziendali efficaci.
Perché l'Issuing è un pilastro strategico per la crescita di Adyen in Italia in questo momento, e in che modo questa soluzione ha permesso a Tot di trasformarsi in una piattaforma all-in-one, creando e gestendo internamente il proprio programma di carte?
L’Issuing costituisce attualmente un elemento chiave per lo sviluppo di Adyen in Italia perché risponde a un’esigenza concreta del mercato B2B: la mancanza di conti e strumenti di pagamento realmente utili per la gestione aziendale. Grazie alla soluzione di Issuing di Adyen, Tot è riuscita a colmare questo gap, integrando le carte come strumenti facilitatori, diffusi e facilmente integrabili nei processi aziendali.
Scegliendo noi, Tot è riuscita a sviluppare e gestire internamente le proprie soluzioni, trasformandosi così in una piattaforma all-in-one che integra anche funzionalità di expense management. Questo ha consentito a Tot di seguire la propria visione di semplificazione, offrendo ai clienti la possibilità di attivare strumenti di pagamento in un click e garantendo un vantaggio competitivo sul mercato. In sintesi, l’Issuing di Adyen ha abilitato Tot a offrire un servizio completo e innovativo per la gestione finanziaria delle aziende.
Qual è stato il principale asset tecnologico (ad esempio, flessibilità, velocità di deployment o funzionalità del full-stack di Adyen) che ha convinto Tot e che ha reso l'integrazione di Issuing più vantaggiosa rispetto ad altre soluzioni presenti sul mercato?
Tot ci ha scelto principalmente per la semplicità e la struttura del processo di integrazione. Rispetto ad altre proposte presenti sul mercato, Adyen si è distinta per un’integrazione caratterizzata da step ben definiti e da un’organizzazione estremamente strutturata, che ha facilitato il lavoro del team tecnico di Tot.Oltre alla flessibilità e alla facilità d’uso della tecnologia, Tot ha apprezzato anche il nostro approccio umano e di business. Adyen infatti si è dimostrata un partner ideale sia dal punto di vista tecnico e commerciale, ma anche di gestione del cliente.
Parliamo di impatto concreto sui clienti e risultati ottenuti. Può fornirci un dato o un esempio misurabile di come l'integrazione della soluzione Adyen
abbia migliorato l'efficienza operativa, la cash flow o la gestione amministrativa delle imprese italiane clienti di Tot?
Un dato concreto che dimostra l’impatto dell’integrazione della soluzione Adyen riguarda il volume delle transazioni: attualmente, la piattaforma Tot gestisce circa mezzo milione di euro al mese solo tramite carte Adyen, con un tasso di crescita del transato pari al 30% mese su mese.Dal punto di vista dell’efficienza operativa e della gestione amministrativa, i clienti finali di Tot beneficiano di pagamenti delegati e sicuri, grazie ai limiti impostabili sulle carte, e di una riconciliazione automatica che semplifica notevolmente i processi amministrativi. Inoltre, l’integrazione di Adyen ha generato per Tot un nuovo stream di ricavi, contribuendo a migliorare la cash flow e la competitività delle imprese italiane clienti.
Quali ulteriori feature o servizi tecnologici sta valutando Adyen per consolidare la partnership con Tot nel 2026?
C'è l'intenzione di espandere l'integrazione ad altri elementi della piattaforma finanziaria di Adyen (come ad esempio il risk management o l'acquisizione)?
Siamo estremamente soddisfatti della collaborazione strategica in corso con Tot, che consideriamo un partner chiave nell’ecosistema della finanza aziendale italiana. Guardando al futuro, stiamo attivamente esplorando nuove opportunità di collaborazione e integrazione, valutando l’espansione verso ulteriori elementi della piattaforma finanziaria di Adyen, come il risk management o l’acquiring. Tuttavia, come spesso accade nel settore fintech, ogni sviluppo deve essere attentamente valutato alla luce delle normative e dei regolamenti locali vigenti in Italia. Al momento non abbiamo una roadmap precisa da condividere, ma la nostra priorità resta quella di offrire soluzioni innovative e pienamente compliant, oltre che di consolidare ulteriormente la partnership con Tot nel 2026.
Un punto chiave che avete trattato recentemente è quello di offrire consigli ad altre piattaforme fintech. Quali sono i tre principali suggerimenti che lei, come Country Manager in un mercato in rapida evoluzione, darebbe a una fintech italiana emergente che intende sfruttare l'Issuing o altre soluzioni integrate per scalare rapidamente?
In un mercato in rapida evoluzione come quello italiano, il mio consiglio principale per una fintech emergente che vuole scalare velocemente è di sfruttare l’Issuing come leva per semplificare l’attività amministrativa. Automatizzare e rendere più efficienti i processi gestionali permette di offrire un reale valore aggiunto ai clienti, facilitando la loro quotidianità operativa. Un altro aspetto fondamentale è integrare le carte come strumento facilitatore all’interno della propria piattaforma. Le carte sono ormai uno strumento diffuso e facilmente integrabile e possono abilitare nuove funzionalità che rispondono alle esigenze specifiche delle imprese, migliorando l’esperienza utente e la competitività del prodotto. Infine, è essenziale scegliere un partner Issuing che offra non solo una tecnologia semplice da integrare e scalare, ma anche un approccio aziendale umano. La collaborazione con un partner che comprenda le esigenze della fintech e sia in grado di supportarla nella crescita può fare la differenza.In sintesi, il successo passa dalla capacità di sviluppare casi d’uso che risolvano le complessità che il banking tradizionale non affronta, posizionando così la fintech come una soluzione innovativa e indispensabile per le aziende italiane.
6. Quale messaggio strategico mirato vuole trasmettere agli stakeholder (banche, merchant e leader aziendali) riguardo al ruolo che piattaforme tecnologiche globali come Adyen devono ricoprire per accelerare la semplificazione finanziaria e la crescita digitale delle imprese in Italia?
Il concetto principale è che le piattaforme tecnologiche globali come Adyen rivestono oggi un ruolo fondamentale nell’accelerare la semplificazione finanziaria e la crescita digitale delle imprese italiane. Le banche tradizionali, soprattutto nel segmento B2B, non sono sempre riuscite a tenere il passo con l’innovazione tecnologica necessaria per rispondere alle nuove esigenze delle aziende. In questo scenario, piattaforme come Adyen diventano cruciali perché permettono di attivare strumenti di pagamento in modo semplice e immediato, con un solo click, aiutando le imprese ad affrontare le complessità operative e amministrative. La capacità di offrire soluzioni integrate, flessibili e scalabili consente alle aziende di concentrarsi sulla crescita, sull’efficienza e sull’innovazione, contribuendo così a rafforzare la competitività del tessuto imprenditoriale italiano nel panorama digitale globale.
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Zanin (Bitget): "Mercato crypto sta vivendo una fase di maturazione"
(Adnkronos) - Secondo i dati di Mordor Intelligence, entro il 2030 il mercato mondiale delle criptovalute potrebbe raggiungere la cifra di 18,150 miliardi di dollari, con un tasso annuo di crescita composto (cagr) del 30%. Analogamente, il mercato dell'intelligenza artificiale è destinato a una crescita simile, con Grand view research che prevede un cagr del 31.5% tra il 2025 e il 2033 e un'aspettativa di crescita del settore fino a 3500 miliardi di dollari nel 2033. Numeri che confermano quanto Ia e blockchain non siano semplicemente tecnologie emergenti, ma leve strategiche in grado di ridefinire mercati, modelli economici e persino le strutture istituzionali. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Umberto Zanin, marketing manager di Bitget, exchange universale, che sarà partner principale dell’evento 'Giovani & istituzioni nell’era digitale', in programma il prossimo 6 dicembre, presso The social hub a Firenze. L’appuntamento, patrocinato da Regione Toscana, Comune di Firenze e Comune di Colle Val d’Elsa, si pone come ponte essenziale tra i policy maker e la nuova generazione di innovatori. "L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale The Florence crypto engagement e si inserisce in un cruciale contesto europeo segnato dall’arrivo dell’Ia act e dal crescente bisogno di chiarezza normativa per gli asset digitali. L’obiettivo è ambizioso: creare un dialogo concreto per guidare l'ondata di cambiamento portata da Intelligenza artificiale e blockchain, garantendo innovazione, sviluppo ed equità per il futuro”, spiega Umberto Zanin che, durante l’incontro, terrà un intervento focalizzato sul tema della finanza e della decentralizzazione. I panel esploreranno anche l’evoluzione di bitcoin, la cybersecurity, le stablecoin e l’adozione globale delle crypto e della tecnologia blockchain. "Il mercato crypto - osserva l’esperto - sta vivendo una fase di maturazione. Lo dimostra la crescente adozione, specialmente a livello istituzionale, e l'emergere di regolamentazioni in diverse parti del mondo che mirano a offrire un quadro normativo chiaro per questo nuovo settore. Siamo profondamente impegnati nello sviluppo sostenibile del mercato web3. Iniziative come questa, che promuovono il dialogo e la generazione di nuove idee, sono fondamentali, al pari degli eventi educativi che assicurano una comprensione approfondita del settore e delle sue tecnologie". "La partecipazione all'evento rientra in un punto chiave della visione di Bitget: l’educazione delle nuove generazioni e lo sviluppo sostenibile del mercato. Come primo exchange universale, Bitget offre un accesso unificato ad asset crypto e tradizionali, tools di trading innovativi e risorse educative complete. Attraverso l’iniziativa dedicata ai giovani Blockchain4Youth, Bitget promuove attivamente la conoscenza del web3 organizzando eventi, webinar, hackathon e workshop a livello globale, condividendo le competenze essenziali per i builders di domani", conclude Zanin. Il convegno vedrà, inoltre, la partecipazione di una platea di speaker e opinion leader del settore web3, tra cui Lucrezia Van Stegeren, Gianluigi Ballarini, Marco Costanza, Lady in Finance e Filippo Anania. I dibattiti si concentreranno sulle opportunità economiche e sulle sfide etiche e normative, offrendo soluzioni e visioni concrete per la nuova generazione.
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Innovazione: Opstart apre a lending crowdfunding senza wallet
(Adnkronos) - Opstart, private capital fintech hub italiano, compie un passo decisivo nel panorama fintech italiano: l’eliminazione definitiva dei portafogli virtuali grazie all’integrazione di Crowdlender (il portale di lending crowdfunding) all’interno della piattaforma e alla collaborazione con Banca Valsabbina. Una svolta che permette di investire in lending tramite un normale bonifico, senza aprire un wallet e senza passaggi intermedi. Una decisione che, come spiega il ceo Giovanpaolo Arioldi, "è molto più di un aggiornamento tecnico: è una scelta strategica che semplifica radicalmente l’esperienza dell’utente e abbatte una barriera che, per anni, ha frenato l’ingresso dei grandi investitori sul mercato del crowdfunding. Per me non è un punto di arrivo, ma il via a nuovi progetti perché l’innovazione è da sempre il nostro pane quotidiano". La nuova architettura digitale di Opstart riunisce equity, lending e debt crowdfunding in un solo ambiente, insieme a Crowdre per il real estate, alle operazioni proprietarie Crowdlisting e Crowdbridge e alla bacheca Crowdarena dedicata allo scambio di quote. Un ecosistema completo che rende Opstart l’unica realtà italiana in grado di offrire in un solo ambiente digitale, tutti gli strumenti per diversificare e raccogliere capitali tramite finanza alternativa. Il superamento dei wallet risolve una delle principali criticità del lending digitale: la complessità dell’infrastruttura degli istituti di pagamento. Con la nuova modalità, gli investitori ricevono interessi e capitale direttamente sul proprio conto corrente. Per investire è sufficiente un bonifico, senza ricariche o gestioni di portafogli virtuali. Arioldi sottolinea come questa evoluzione "ci permette di parlare finalmente la stessa lingua di istituti di credito e fondi di investimento. Questo apre le porte a investitori di calibro maggiore e ci consente di progettare strumenti di finanziamento più sofisticati per imprese strutturate, come operazioni di acquisition financing e Lbo (leveraged buy-out) mediante finanziamenti o minibond a supporto di processi di m&a (mergers and acquisitions)". La semplificazione riguarda anche le aziende che si finanziano tramite Opstart: i fondi arrivano direttamente sul conto corrente aziendale, dal quale partono poi i flussi di rimborso. Ciò consente di allineare le operazioni con la normale gestione di cassa, ricevere pagamenti da clienti e da enti pubblici e ridurre drasticamente i passaggi operativi richiesti dai wallet, che potevano essere ricaricati solo dall’azienda titolare. Con l’eliminazione dei wallet e la piena integrazione di Crowdlender, Opstart si posiziona come un vero e proprio private capital fintech hub, capace di connettere investitori, imprese e istituzioni in un ambiente regolamentato, efficiente e pronto a evolvere verso soluzioni sempre più avanzate della finanza alternativa in Italia.
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Violenza su donne, Federmanager: "Il lavoro come prima linea di prevenzione"
(Adnkronos) - I numeri diffusi dall’Arma dei Carabinieri rivelano un’emergenza che non può essere ignorata: da gennaio a settembre 2025 i reati da Codice Rosso hanno superato quota 40mila, con 6.673 arresti tra maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violenze sessuali. Un quadro che conferma la necessità di non confinare la lotta alla violenza di genere alle ricorrenze simboliche ma di affrontarla ogni giorno dove si formano le relazioni, dove si genera dipendenza economica e dove può nascere, o essere contrastata, la discriminazione: nei luoghi di lavoro. E' da questa consapevolezza che nasce il convegno 'Oltre il 25 novembre: la forza della prevenzione, la voce delle donne', promosso da Federmanager e Federmanager Minerva con il patrocinio dell’Arma dei Carabinieri. Una giornata che ha posto al centro una notizia fondamentale: per prevenire la violenza non bastano le norme, serve un’alleanza strutturale e continua tra istituzioni, imprese e management, un dialogo concreto capace di tradurre i principi in comportamenti e i diritti in tutele reali. La violenza, nelle sue molte forme, non è un atto improvviso: spesso è figlia di una cultura che deve essere cambiata. Lo confermano i dati sulla violenza economica della Global thinking foundation che mostrano come solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato personale, il 12,9% ne ha solo uno intestato con il partner o altro familiare e una percentuale compresa tra il 49,5 al 65,9% prende le decisioni inerenti ai soldi insieme al partner. E' una vulnerabilità che si riflette anche nel mondo produttivo, perché dove manca autonomia economica manca libertà di scelta, e dove questa manca le molestie possono radicarsi più facilmente. Federmanager porta in questa discussione una chiave decisiva: il lavoro come prima linea della prevenzione. Nelle aziende occorre rafforzare una cultura del rispetto, basata su impegno, responsabilità, coerenza e capacità di allinearsi agli obiettivi valoriali dell’organizzazione. Una cultura che si costruisce attraverso l’esempio dei manager, che con i loro comportamenti quotidiani determinano il clima e il livello di sicurezza percepita dai lavoratori e dalle lavoratrici. Perché è proprio dall’osservazione degli ambienti lavorativi che si comprende quanto la diffusione delle molestie non sia un episodio isolato ma il sintomo di una cultura che va ripensata. Il nuovo ccnl dei dirigenti, rinnovato da Federmanager, si inserisce in questo percorso come un presidio avanzato: non solo valorizza la figura manageriale, ma introduce strumenti moderni e concreti su pari opportunità, genitorialità, equità retributiva, benessere e prevenzione, confermandosi un contratto capace di tutelare e orientare. E' una leva strategica perché, quando il contratto cresce, cresce anche la cultura aziendale. E quando la cultura aziendale cresce, arretra inevitabilmente lo spazio per abusi e disparità. In questo scenario il ruolo delle istituzioni resta centrale. L’Arma dei Carabinieri, che ha patrocinato l’evento anche alla luce del protocollo d’intesa firmato con Federmanager nel 2024, ha presentato il 'violenzametro', uno strumento utile per riconoscere precocemente situazioni potenzialmente pericolose e incoraggiare la richiesta di aiuto. Un contributo concreto alla costruzione di un sistema di prevenzione diffuso e accessibile "L’impegno costante della nostra Federazione nella promozione di modelli inclusivi ci ha portato a conseguire la certificazione per la parità di genere, diventando tra le prime organizzazioni rappresentative a ottenerla", ha sottolineato in apertura il presidente Federmanager, Valter Quercioli. "Consapevoli dell’importanza strategica dell’inclusione per le imprese, continuiamo a lavorare per valorizzare ogni talento. L’incontro è un momento necessario per mantenere vivo il dialogo e ampliare la consapevolezza sulla prevenzione della violenza di genere". Il dibattito, moderato da Marina Marinetti, condirettrice di Economy, ha riunito esponenti istituzionali, rappresentanti del mondo manageriale, esperti di diritto e professionisti impegnati sul fronte della tutela: la deputata Martina Semenzato, presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, alle pari opportunità e all’attrazione investimenti del Comune di Roma, Samanta Cimolino, maggiore sezione atti persecutori Racis, Luciana Delfini, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Roma e Consigliera di parità supplente della Regione Lazio, Maria De Renzis, coordinatrice nazionale Federmanager Minerva, Simona Signoracci, presidente Fondazione Vises Ets, Maria Cristina Cerrato, avvocata Ufficio legale Differenza Donna, Antonio Cavallera, direttore Human capital & organization Autostrade per l’Italia. Interventi che hanno evidenziato come la prevenzione sia possibile solo se l’intero sistema azienda – dai vertici ai collaboratori – assume una visione condivisa: riconoscere, ascoltare, intervenire. La violenza di genere non è un problema privato: è una questione sociale, culturale, organizzativa. E Federmanager ricorda che un Paese può cambiare solo se cambia il modo in cui le sue aziende lavorano, formano, tutelano e valorizzano le persone. E' questo il passo che va oltre il 25 novembre: non un giorno di memoria, ma l’impegno quotidiano per costruire ambienti professionali nei quali ogni donna sia libera, rispettata e protetta.
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Cartelli stradali con bordo verde: quando arriva in Italia la nuova segnaletica?
(Adnkronos) - Negli ultimi anni sulle strade europee è comparsa una segnaletica che rompe gli schemi tradizionali: i cartelli stradali con bordo verde. A prima vista ricordano i segnali circolari che indicano un limite di velocità, ma il colore dell’anello esterno cambia completamente il tipo di messaggio. Non un obbligo, dunque, ma un invito alla prudenza. I cartelli stradali con bordo verde sono già presenti in diversi Paesi: Francia, Regno Unito e Spagna sono stati tra i primi a testarli, collocandoli in contesti che richiedono maggior attenzione da parte degli automobilisti. La logica è chiara: accompagnare il conducente in situazioni sensibili, favorendo una condotta più responsabile senza ricorrere alla rigidità di un divieto. La scelta del verde non è casuale. È un colore immediato, neutro, percepito come rassicurante e meno “impositivo” rispetto al rosso. La sua presenza in aree frequentate da bambini, pedoni vulnerabili o in tratti con visibilità ridotta ha mostrato, secondo i primi osservatori, un miglioramento dell’attenzione degli automobilisti. I segnali con bordo verde indicano una velocità suggerita per un determinato tratto, proponendosi come alternativa ai cartelli blu già utilizzati in Italia. Nei Paesi che li hanno adottati, compaiono soprattutto nei pressi delle scuole, agli attraversamenti pedonali o nei centri storici, dove la percezione del rischio deve restare elevata. Il valore riportato non comporta alcuna sanzione in caso di superamento, purché si rispettino i limiti stabiliti dal Codice della Strada locale.
In Spagna rientrano tra i segnali di raccomandazione, sebbene non siano ancora inseriti nel regolamento nazionale. Nonostante ciò, la fase sperimentale ha già portato a un aumento dei punti in cui vengono installati, con piani per una progressiva espansione. Nel Regno Unito e in Francia l’approccio è più mirato: i cartelli sono collocati nelle zone dove la velocità incide maggiormente sulla sicurezza collettiva, in particolare nei tratti urbani più trafficati.
Per l’Italia, l’introduzione non è un’ipotesi remota. La volontà di uniformare la segnaletica a livello europeo rende il bordo verde un’opzione interessante, più intuitiva dei pannelli blu e utile a ridurre le ambiguità tra consiglio e prescrizione. Un linguaggio visivo armonizzato agevolerebbe anche gli automobilisti che viaggiano tra Paesi diversi, evitando interpretazioni errate. L’eventuale adozione dipenderà da una decisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, seguita da una fase di test limitata per verificarne la reale efficacia. In un’Europa orientata verso una mobilità più sostenibile e comportamenti più consapevoli, il bordo verde potrebbe diventare un elemento chiave nel processo di armonizzazione della segnaletica stradale. Molti automobilisti, notando questa novità, si sono chiesti quale sia il reale significato di tali cartelli. Riflettono la tendenza dei legislatori europei a sensibilizzare i conducenti a una guida più attenta e misurata, non soltanto per motivi di sicurezza ma anche nell’ottica della sostenibilità. Limitare la velocità in tratti dove un’andatura eccessiva comprometterebbe la sicurezza propria e altrui rappresenta un chiaro segnale di come il Codice della Strada stia orientandosi verso la responsabilizzazione del conducente, più che sul ricorso a divieti rigidi e immediati. Suggerire una velocità adeguata al tratto stradale significa offrire al conducente un’indicazione utile e immediata. Se, ad esempio, in quel punto la velocità massima consentita è di 50 km/h, un cartello con bordo verde potrebbe riportare 35 o 40 km/h, proponendo un’andatura più prudente. Si tratta quindi di un “segnale amico”, pensato per accompagnare la guida e non per imporre un divieto.
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Cybersecurity: allarme sulle "Fake Certifications"
(Adnkronos) - Nonostante la domanda di figure altamente specializzate – quali Ethical Hacker, SOC Specialist e Digital Forensic Expert – sia in rapida crescita, le imprese continuano a manifestare una notevole difficoltà nel reperire professionisti con qualifiche effettivamente verificabili. Questo squilibrio strutturale nel mercato delle competenze, noto come skill shortage, crea un terreno fertile per la diffusione di un fenomeno sempre più problematico: quello delle "Fake Certifications". Con l'espressione "Fake Certifications" si fa riferimento a quegli attestati di natura privata che, pur essendo presentati come titoli professionali validi, non detengono alcun riconoscimento formale, né a livello nazionale, né in ambito internazionale. Tali titoli spesso sfruttano l'uso ambiguo di espressioni come "certificazione", "titolo professionale" o "riconoscimento internazionale", promettendo percorsi rapidi e illudendo le aziende di assumere competenze garantite. Tuttavia, l'affidamento a schemi non verificati in un settore critico come la cybersecurity rappresenta un rischio concreto per il tessuto economico e istituzionale.
Come sottolineato da Antonio Capobianco, CEO di Fata Informatica: "La proliferazione di attestati spacciati per certificazioni professionali crea un’illusione pericolosa: si pensa di assumere competenze garantite, ma spesso si tratta di titoli non verificabili e non accreditati. In un contesto delicato come la cybersecurity, affidarsi a schemi certificati secondo norme UNI, Legge 4/2013 e ISO 17024 non è un dettaglio formale, è una misura di sicurezza.”
Perché un titolo possa essere considerato una vera certificazione professionale in Italia, è necessario che l'ente certificatore operi in conformità a precisi standard normativi. I profili professionali devono rispettare le norme UNI 11506:2021 e UNI 11621-4:2024, e l'intera procedura deve essere inquadrata all'interno della Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in Ordini. A livello globale, l'eccellenza è definita dall'accreditamento dello schema di certificazione secondo la norma ISO 17024:2012. Questo standard non solo garantisce rigore scientifico e metodologico, ma permette la validazione automatica del titolo all'estero grazie agli accordi multilaterali gestiti dall'ente di accreditamento nazionale, Accredia. La diffusione di attestati privi di valore reale, pur nascendo dal bisogno di colmare la lacuna di skill, non è solo scorretta a livello etico, ma rischia di compromettere la credibilità dell'intero ecosistema della sicurezza informatica italiana, richiedendo interventi urgenti e di medio-lungo periodo.
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