Sanità, l'Armenia incontra il modello Nemo al Niguarda di Milano

(Adnkronos) - Nel cuore dell'ospedale Niguarda di Milano, il Centro clinico Nemo ha accolto ieri pomeriggio la visita istituzionale del ministro del Lavoro e Affari sociali armeno, Arsen Torosyan, con il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli. Nell'ambito della visita ufficiale al nosocomio milanese si è voluto far conoscere da vicino il luogo che, da 17 anni, rappresenta un punto di riferimento nazionale e internazionale per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Ad accogliere la delegazione il presidente dei Centri clinici Nemo, Marco Rasconi, con il direttore generale, Paolo Lamperti, e il direttore clinico-scientifico della sede milanese, Valeria Sansone. Per l'ospedale Niguarda erano presenti, tra gli altri, il direttore generale Alberto Zoli e la direttrice sociosanitaria Laura Zoppini. La visita ufficiale - spiega una nota - si inserisce nel percorso di cooperazione tra Italia e Armenia, rafforzato dal memorandum d'intesa firmato a Yerevan lo scorso giugno proprio dal ministro Locatelli, con l'obiettivo di sviluppare progetti condivisi e scambi di buone pratiche per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. In questo quadro, l'unicità del modello Nemo è stata individuata come esempio virtuoso, capace di unire conoscenza ed esperienza clinica, multidisciplinarietà concreta e innovazione terapeutica, per patologie rare e complesse come la Sla, la Sma e le distrofie muscolari, per le quali non c'è ancora una cura risolutiva.  Accompagnata dell'équipe clinica e degli operatori, la delegazione ha incontrato pazienti e famiglie, ha visitato gli spazi dove quotidianamente si realizza la presa in carico al fianco della persona, cuore dell'identità del modello Nemo. Un approccio che ha portato oggi alla costruzione del network nazionale, con 8 sedi, contribuendo alla realizzazione di una rete di cura e ricerca riconosciuta anche a livello internazionale.  I numeri lo confermano. Solo nell'ultimo anno il Centro Nemo di Milano ha preso in carico oltre 1.500 adulti e bambini, e attraverso il Clinical Research Center ha al suo attivo la gestione di 74 studi di ricerca clinica, osservazionali e interventistici, inclusi quelli di fase 1 grazie ai quali il farmaco in studio viene somministrato per la prima volta all'uomo per verificarne in prima battuta sicurezza e tollerabilità. Ad oggi sono 120 i pazienti del Nemo Milano che hanno avuto accesso ai nuovi trattamenti di cura approvati. Il centro, inoltre, è presidio per le malattie rare di Regione Lombardia, è riconosciuto Centro Ern (European Reference Network) per le malattie neuromuscolari ed è l'unico centro europeo a far parte dell'Executive Board del Neuromuscular Study Group, il consorzio scientifico internazionale impegnato nello sviluppo della ricerca sulle patologie neuromuscolari. "La visita che abbiamo avuto il privilegio di accogliere conferma il valore del dialogo tra Paesi che scelgono di mettere al centro le persone - afferma Rasconi - Condividere la nostra esperienza clinica e scientifica significa essere al servizio delle istituzioni per contribuire a rispondere ai bisogni reali delle famiglie e generare, insieme, nuove opportunità di accesso alla cura per chi vive le nostre patologie. Perché nessuno rimanga indietro".  
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#DigitalSafeYou: HWG Sababa contro la violenza digitale di genere

(Adnkronos) - In concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, HWG Sababa, azienda attiva nel settore della cybersecurity, ha ribadito e amplificato il proprio impegno sociale, concentrandosi in particolare sul fenomeno in rapida espansione della violenza digitale di genere. Le tecnologie digitali, pur avendo ampliato le opportunità di comunicazione e lavoro, hanno anche creato nuove e più insidiose modalità con cui la violenza si manifesta, favorite dall'anonimato e dalla persistenza dei contenuti in rete. Per affrontare tale realtà, che "richiede consapevolezza, competenze e responsabilità da parte di tutti," l'azienda ha lanciato la campagna interna #DigitalSafeYou. Il progetto, inizialmente rivolto a tutti i collaboratori, costituisce il primo passo di un "percorso di lungo periodo incentrato su educazione digitale, prevenzione della cyber violenza e diffusione di una cultura del rispetto in rete." Il fenomeno della violenza digitale non è più marginale, ma una vera e propria emergenza sociale. I dati confermano la necessità di intensificare l'educazione specifica. Secondo una recente indagine dell’OsservatorioD (realizzato da SWG per Valore D), sebbene "il 75% degli italiani riconosca fenomeni noti come cyberbullismo e revenge porn," la consapevolezza si riduce drasticamente di fronte a forme più specifiche, come la sextortion e le truffe romantiche. Questa discrepanza tra percezione e realtà è confermata a livello europeo: sebbene l'Eurobarometro 2024 evidenzi come la maggioranza dei cittadini UE "consideri inaccettabile qualsiasi forma di cyber violenza," un'indagine dell’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali mostra che "una donna su dieci nell’Unione europea ha subito molestie informatiche già dall’età di 15 anni."
 Il programma interno #DigitalSafeYou prevede iniziative formative volte al "riconoscimento e alla prevenzione delle principali forme di cyber violenza di genere," e la diffusione di contenuti divulgativi sui fenomeni emergenti. Significativa è la call to action visiva, in cui i collaboratori si sono resi testimonial del messaggio. L'impegno è destinato a evolvere: "un programma evolutivo che nel 2026 includerà iniziative più strutturate e momenti di confronto aperti anche all’esterno dell’azienda." Questa iniziativa aziendale si inserisce in un contesto normativo in evoluzione: la scorsa settimana, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla violenza sessuale e sulla libera manifestazione del consenso. I vertici aziendali hanno sottolineato come l'impegno sia inscindibile dal core business della cybersecurity. Claudia Rangogni, Chief HR Officer di HWG Sababa, ha dichiarato: "Con la campagna #DigitalSafeYou vogliamo promuovere un cambiamento culturale a partire dalla nostra organizzazione, mettendo a disposizione il nostro know-how nel settore cyber. Riteniamo fondamentale contribuire alla creazione di un ambiente digitale più sicuro e rispettoso. Solo attraverso educazione, prevenzione e un impegno condiviso possiamo colmare il divario tra ciò che riconosciamo come inaccettabile e ciò che ancora accade ogni giorno." A chiudere la prospettiva è il CEO, Alessio Aceti, che ha posto l'accento sulla natura strutturale della sfida: "La violenza online non è un fenomeno episodico, ma una sfida strutturale che richiede collaborazione, competenze trasversali e un approccio integrato alla sicurezza: tecnologico, culturale e umano. In un ecosistema digitale complesso, il ruolo del settore della cybersecurity è essenziale non solo per proteggere infrastrutture e sistemi, ma anche per tutelare le persone che vivono e interagiscono in rete." 
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Cancro retto, italiani su Lancet: "25% pazienti può guarire senza chirurgia"

(Adnkronos) - Guarire il cancro del retto senza chirurgia. E' possibile nel 25% dei pazienti - 1 su 4 - secondo lo studio italiano No-Cut pubblicato su 'The Lancet Oncology', che promette di cambiare la pratica clinica contro un tumore che nel mondo colpisce ogni anno 700mila persone (oltre 14mila solo nel nostro Paese) con 340mila morti (circa 5mila in Italia). Il lavoro è coordinato da ricercatori dell'ospedale Niguarda e dell'università Statale di Milano, con il sostegno dell'Airc. "Complessivamente possiamo affermare che l'approccio validato dalla sperimentazione clinica No-Cut rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell'oncologia - dichiara Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck di Niguarda, professore ordinario di Oncologia medica nel Dipartimento di Oncologia ed mato-oncologia (Dipo) di UniMi e autore senior dello studio - I dati emersi nello studio No-Cut dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un'opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto". Nello studio - illustra una nota - sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con 4 somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino ad oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Ma ora quest'ultima, grazie ai risultati appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione. "Nello studio No-Cut - commenta Gianluca Vago, Direttore Dipo UniMi - c'è un'importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l'analisi del Dna tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell'approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci. Questo studio evidenzia l'altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti". No-Cut, concepito nel 2017 e aperto all'arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024 - ricorda la nota - è promosso da Niguarda e università degli Studi di Milano ed è stato condotto in 4 centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l'Istituto europeo di oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l'Istituto oncologico veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo) e l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l'Ifom - Istituto Fondazione di oncologia molecolare, l'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l'Istituto di Candiolo e l'università di Torino. Lo studio è stato reso possibile dalla partecipazione delle 180 persone ammalate di cancro del retto e dei loro familiari, e grazie al lavoro di molti ricercatori: medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici e anche tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica. No-Cut è stato finanziato da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Oncologia Niguarda Ets e ospedale Niguarda. I primi autori della pubblicazione su 'The Lancet Oncology' sono ex-aequo Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board di Niguarda) e Giorgio Patelli (oncologo e PhD student UniMi, Ifom e Niguarda). 
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Professioni, De Luca (Consulenti lavoro): "Bene riforma ma serve cabina regia permanente"

(Adnkronos) -
Il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro accoglie con favore il disegno di legge di 'Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali', giudicandolo un passo decisivo verso l’ammodernamento e l’armonizzazione di un sistema atteso da molti anni. Il Ddl valorizza il ruolo sociale delle professioni regolamentate, riafferma l’indipendenza e l’autonomia intellettuale del professionista e riconosce le competenze specifiche degli iscritti agli albi, garantendo al cittadino prestazioni qualificate e adeguate. È quanto precisato oggi da Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine e di ProfessionItaliane, l’associazione che raggruppa 23 ordini e collegi professionali, nel corso dell’audizione sul testo presso la commissione Giustizia del Senato.  Apprezzata anche la scelta di definire con chiarezza l’oggetto di ciascuna professione, stabilendo che tutte le attività non riservate siano liberamente esercitabili dai professionisti iscritti. Positivi gli interventi sull’accesso alla professione tramite esame di Stato, l’uso esclusivo del titolo professionale, le specializzazioni, l’ammodernamento dei sistemi elettorali, la disciplina più snella dei procedimenti deontologici e l’introduzione di regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle prestazioni professionali.  Di rilievo, secondo la categoria, anche le norme introdotte per favorire il principio dell’equo compenso, le convenzioni assicurative collettive, maggiori tutele sociali e la revisione delle Società tra Professionisti. Alla luce della complessità della riforma e dell’impatto trasversale che questa avrà sui diversi ordinamenti professionali, il Consiglio Nazionale ha ribadito l’esigenza di istituire una Cabina di regia permanente con i tre Ministeri vigilanti sottoscrittori, al fine di garantire una maggiore uniformità applicativa, il coordinamento delle competenze, il monitoraggio dei decreti attuativi e una gestione condivisa delle innovazioni introdotte. “Il Ddl rappresenta una riforma necessaria e molto attesa: ora serve una cabina di regia stabile per assicurare coerenza, qualità e piena operatività delle nuove norme”, ha sottolineato in conclusione De Luca.    
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Medici italiani in fuga dal Ssn. "Ungheria, Finlandia e Danimarca, nuove mete, conferma per Dubai ma non a lungo termine"

(Adnkronos) - Lasciare il proprio Paese e sceglierne un altro per fare il medico. La migrazione del personale sanitario è un fenomeno che non conosce crisi. Secondo l'ultimo rapporto sul tema dell'Oms Europa, tra il 2014 e il 2023 il numero di medici formati all'estero impiegati nei sistemi sanitari europei è cresciuto del 58%, mentre quello degli infermieri è aumentato del 67%. Nello stesso arco di tempo gli arrivi annuali di medici sono quasi triplicati e quelli degli infermieri sono quintuplicati. L'Italia resta al tempo stesso Paese di origine e di destinazione: secondo il report, da un lato continua a formare professionisti che scelgono di emigrare verso mercati più attrattivi, soprattutto nel Nord Europa; dall'altro, negli ultimi anni, è diventata un polo di attrazione per personale proveniente dall’Est Europa, in particolare infermieri.  
Per i medici italiani che hanno le valigie pronte quali sono oggi i Paesi più attrattivi e per quali motivi? "Oggi esiste una carenza di medici generale in Europa e fuori dall'Europa. Esiste anche un grave problema sul tema spesa sanitaria in tanti Paesi europei che sono costretti a stringere la cinghia, penso alla Francia, la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra. Al contrario esistono Paesi del Nord-Est Europa che cominciano a essere più interessanti da un punto di vista economico, salario/costo della vita, e penso all'Ungheria, la Finlandia, la Danimarca, l'Olanda - spiega all'Adnkronos Salute Marco Mafrici, presidente dell'Associazione dei medici italiani in Europa e nel mondo (AreMiem) - Tra i Paesi anglofoni Irlanda, Australia e Usa rappresentano una meta molto gettonata, anche se in questi ultimi due Paesi è necessario un percorso lungo e duro per ottenere i titoli per esercitare la professione. Negli ultimi anni la meta Emirati Arabi, Dubai, è diventata molto attrattiva, ma bisogna fare i conti con usi, costumi e clima che sono molto diversi dalle abitudini europee e il rischio è sulla capacità di fare un progetto a lungo temine".  
Le soluzioni per trattenere i giovani medici in Italia "esistono e sono a costo zero", è convinto l'espert. "L'Italia ha grandi margini di miglioramento, ma deve iniziare questo processo di cambiamento", avverte. Non c'è una stima precisa dei medici italiani che lavorano in altri Paesi, ma secondo l'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), in 5 anni più di 5.000 medici e 1.000 infermieri italiani hanno fatto richiesta di trasferirsi.  
La possibilità che il Regno Unito vada avanti con la stretta sui migranti potrà far cambiare idea? I medici italiani che lavorano nel Regno Unito sono preoccupati? "Dopo la Brexit - analizza Mafrici - il Regno Unito ha progressivamente reso più selettiva la politica migratoria. Questo mese il governo inglese ha avviato una consultazione per una profonda revisione del sistema di accesso alla residenza permanente, proponendo un percorso di 10 anni e norme più stringenti rispetto all'attuale procedura quinquennale. Questa proposta ha suscitato perplessità in ampi settori della popolazione e in diverse categorie professionali. Nel settore sanitario il tema è particolarmente rilevante: medici, infermieri e tecnici stranieri rappresentano una quota fondamentale della forza lavoro. In Uk, come nel resto d'Europa, esiste una diffusa carenza di personale sanitario. Per questo motivo, a mio avviso, la riforma non modificherebbe in modo sostanziale la situazione di chi già lavora nel sistema inglese, poiché queste figure sono indispensabili per sostenere il servizio sanitario nazionale". Secondo il presidente dell'AreMiem, "per i professionisti che scelgono il Regno Unito per un'esperienza formativa o lavorativa limitata nel tempo cambierebbe poco. Diverso è il caso di chi desidera costruire un progetto di vita stabile nel Paese: la prospettiva di un percorso più lungo potrebbe indurre a ulteriori valutazioni. Tuttavia, la verità è che, anche con regole più rigide, per medici e operatori sanitari l'accesso alla residenza permanente rimarrebbe generalmente possibile, data la necessità del loro ruolo". 
L'Italia ha varato misure per il rientro dei 'cervelli in fuga', ad esempio, la detassazione. Hanno funzionato? O comunque c'è un trend di espatri ancora elevato? "In Italia, come in molti Paesi europei, il peso della spesa sanitaria incide significativamente sui bilanci statali. E' un Paese a differenza degli altri che rimane meno attrattivo per i professionisti stranieri: è raro vedere medici europei lavorare negli ospedali italiani - chiosa Mafrici - Gli stipendi poco competitivi rispetto al costo della vita, l'organizzazione complessa e lenta delle strutture sanitarie, un sistema professionale ancora troppo gerarchico rendono il nostro Paese meno appetibile, anche per chi cerca solo un'esperienza formativa. Le mete più gettonate per la formazione rimangono America, Uk, Francia. Le eccezioni in Italia esistono, ma dipendono spesso dalla visione dei singoli dirigenti". "La legge per il rientro dei 'cervelli', soprattutto nella sua prima versione - prosegue Mafrici - era una vera opportunità per attrarre ricercatori e professionisti formati e maturati all'estero. Le recenti modifiche regressive della legge, le nuove proposte di legge che mirano a peggiorare la legge Gelli sulla responsabilità professionale non contribuiscono a rendere l'Italia competitiva rispetto ad altri Paesi europei - ammonisce il presidente dell'AreMiem - Le criticità non riguardano solo gli stipendi: molti giovani ripartono perché scoraggiati da un sistema che non premia merito, impegno e dedizione, e che rende difficile lavorare in modo efficiente. 
Cosa fare per rendere l'Italia più attrattiva? "Semplificare - suggerisce l'esperto - Riformare i ruoli apicali: trasformare il primario e il direttore sanitario in primi inter pares, garantendo maggiore autonomia operativa ai medici, in particolare ai chirurghi, con spazi reali per esprimere le proprie competenze e crescere professionalmente. Rafforzare il ruolo dell'Ordine dei medici: prevedere un filtro preliminare prima dell'apertura di cause legali. E' inaccettabile che si intentino azioni giudiziarie con l'obiettivo di ottenere indennizzi dalle assicurazioni professionali. Differenziare le strategie di reclutamento sul territorio: in molti Paesi europei esistono incentivi economici e fiscali per chi sceglie di lavorare in zone periferiche o meno attrattive; 'Italia potrebbe adottare soluzioni analoghe".  Il presidente dell'Associazione dei medici italiani in Europa e nel mondo indica poi una strada: "Abolire il concorso pubblico per l'assunzione dei medici". Nei Paesi europei più attrattivi "non si fanno concorsi per entrare in ospedale, è sempre la direziona sanitaria insieme al primario che si prendono la responsabilità di valutare un profilo professionale e di assumerlo a seconda delle esigenze dell'ospedale. Lo spettro delle raccomandazioni si combatte responsabilizzando le figure preposte alla selezione del personale sanitario. A mio avviso - conclude Mafrici - in un mondo come il nostro competitivo e veloce, è inammissibile che un team di lavoro e un servizio sanitario si costruisca affidandosi al fato e al risultato casuale dei concorsi pubblici". 
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Lisa delle Blackpink sbarca su Fortnite

(Adnkronos) - Epic Games continua a consolidare il rapporto tra il suo universo videoludico e l'industria discografica globale annunciando una partnership di alto profilo per la prossima Festival Season 12. Il battle royale accoglie una figura di spicco del panorama musicale internazionale: Lisa, membro delle Blackpink e affermata solista, è stata confermata come headliner del nuovo Starlux Music Pass, ribadendo la centralità della musica nell'ecosistema di Fortnite. Come evidenziato dal teaser ufficiale rilasciato per l'occasione, l'artista porterà la sua nota energia da trendsetter all'interno della piattaforma, influenzando direttamente l'estetica della nuova stagione. La collaborazione prevede l'introduzione di un outfit inedito in stile rockstar e una selezione curata dei suoi brani più celebri, integrando il gameplay con la sua discografia. Tra le tracce confermate figurano "FUTW (Vixi Solo Version)", insieme alle hit "Rockstar" e "New Woman". L'evento non si limiterà esclusivamente alla presenza della popstar, ma si aprirà con una performance introduttiva affidata a un original act di Fortnite, Melodie Mars. L'outfit dedicato a questo personaggio sarà sbloccabile contestualmente all'acquisto dello Starlux Music Pass. Tutti i nuovi contenuti frutto di questa collaborazione saranno disponibili sui server a partire dal 29 novembre. 
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Emissioni gas serra 2025 in Italia, +0,3% rispetto al 2024

(Adnkronos) - Per il 2025, le analisi indicano un lieve aumento delle emissioni di gas serra in Italia: +0.3% rispetto al 2024, a fronte di una crescita del Pil pari allo 0.5%; questo comporta una riduzione dell’intensità emissiva (emissioni di gas serra per unità di Pil) dello 0.5% rispetto all’anno precedente. L’incremento delle emissioni è dovuto prevalentemente a un maggior consumo di gas naturale per la produzione di energia elettrica (+2.5%), legato anche a una riduzione della produzione idroelettrica. Lo comunica Ispra che pubblica la stima trimestrale delle emissioni in atmosfera anno 2025 - III trimestre.  Come previsto dalla strategia di decarbonizzazione, si registra un sensibile calo delle emissioni legate ai consumi di carbone per la produzione di energia - si legge in una nota - Nel complesso si stima un aumento delle emissioni dalla produzione di energia dell’1.2%. In leggera flessione le emissioni del settore dei trasporti (-0.5%) principalmente per la riduzione nei consumi nel trasporto navale, mentre la riduzione dei consumi di gasolio per autotrazione è quasi del tutto compensata dall’incremento dei consumi di benzina. Per il riscaldamento si prevede un moderato aumento delle emissioni (+0.9%), legato ancora una volta a un maggior utilizzo di gas naturale. Anche l’industria registra un leggero incremento (+0.3%) rispetto all’anno precedente.  Nel 2025 la richiesta di energia elettrica (233,264 GWh) risulta inferiore al valore dello stesso periodo del 2024 (-1.2%) ed è stata soddisfatta per il 42.7% da Fonti Energetiche Rinnovabili, per il 42.2% dalla produzione da fonti non rinnovabili, e la restante quota del 15.1% dal saldo estero.  Per quanto riguarda le emissioni provenienti dall’agricoltura e dalla gestione dei rifiuti, non si prevedono variazioni significative rispetto al 2024.  
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Fumo, Beatrice (Mohre): "7.500 sostanze tossiche nel fumo, a uccidere è la combustione"

(Adnkronos) - "Chi fuma lo fa principalmente a causa della nicotina, una sostanza che provoca dipendenza. Tuttavia, i danni maggiori e le malattie derivano dalla combustione del tabacco. Il fumatore respira fumo che brucia tra 400 e 1.000 gradi, contenente oltre 70 sostanze cancerogene secondo la Iarc", Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, e "fino a 7.500 sostanze tossiche, tra cui anche il monossido di carbonio". Sono le parole di Fabio Beatrice, direttore scientifico di Mohr - Osservatorio medico della riduzione del rischio e primario emerito di Otorinolaringoiatria presso l'Asl della Città di Torino, in occasione del Congresso Sidap-Società italiana patologia da dipendenza che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Un evento che ha radunato esperti per un dibattito sulle dipendenze e che ha analizzato anche quella dal fumo. "La nicotina, pur essendo altamente dipendente - sottolinea Beatrice - non è dimostrata come cancerogena, ma può aumentare la pressione arteriosa di 10mmHg e incrementare l'acidità gastrica, caratteristiche che la rendono difficile da abbandonare. Non a caso - fa notare - le terapie sostitutive a base di nicotina sono le più utilizzate al mondo per aiutare i fumatori a smettere e il loro impiego dimostra la relativa sicurezza biologica della sostanza rispetto ai danni provocati dalla combustione". Beatrice ricorda che in Italia fumano circa 10,5 milioni di persone e i decessi correlati al fumo, principalmente dovuti ai prodotti della combustione, sono circa 90mila l'anno. "Si muore di cancro, infarto, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e altre malattie - spiega l'esperto - La maggior parte dei fumatori prova a smettere autonomamente, con un tasso di fallimento superiore al 70%, mentre nei centri antifumo si rivolgono meno di 10mila persone all'anno, meno dell'1% dei fumatori totali. Anche applicando integralmente le linee guida - precisa - le percentuali di chi non riesce a smettere superano quelle di chi ha successo, e i dati di cessazione spesso si fermano a 6 mesi o al massimo 2-3 anni. Troppo poco per una malattia cronica e recidivante come il tabagismo". "La paura e gli avvertimenti shock, così come la comparsa di malattie gravi, non sono sufficienti a cambiare il comportamento dei fumatori - afferma Beatrice - Molti pazienti, anche dopo un infarto o un tumore, tornano a fumare nonostante le esperienze drammatiche". L'esperto suggerisce quindi un approccio più ampio, "educando a stili di vita corretti che comprendono la riduzione dell'alcol, una corretta alimentazione e il movimento: va valorizzata la conservazione dello stato di salute come bene primario". Per innescare un cambio culturale, secondo Beatrice occorre il supporto dei medici. "E' necessario che ogni medico, da quello di famiglia al super specialista - osserva - si impegni attivamente nella promozione della salute e incoraggi chi fuma a cercare aiuto specialistico, aumentando così le probabilità di successo nella cessazione". Tra le opzioni disponibili nel percorso per la dismissione del fumo, "i nuovi strumenti a rischio ridotto, come la sigaretta elettronica e il tabacco riscaldato - rimarca Beatrice - non sono sicuri e non vanno proposti ai giovani, ma possono rappresentare un valido supporto per fumatori che non riescono a smettere, riducendo significativamente i danni da combustione. La riduzione del rischio deve essere applicata in modo intelligente e consapevole - conclude - valutando vantaggi e svantaggi dei prodotti disponibili, con l'obiettivo di favorire un cambiamento verso la cessazione definitiva del fumo". 
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Fumo, Leonardi (Sipad): “Presidi senza combustione possono aiutare a riduzione e allontanamento”

(Adnkronos) - "La nicotina deve essere ridotta gradualmente. In caso contrario, l’organismo va incontro a sindrome d’astinenza e la persona tende a ricadere nel consumo di sigarette e di nicotina per evitare il malessere. L’utilizzo di presìdi quali la sigaretta elettronica", o i dispositivi a tabacco riscaldato, "che eliminano la combustione tra carta e tabacco, principale causa del cancro ai polmoni può aiutare a mettere in atto un percorso di riduzione e progressivo allontanamento dall’uso di nicotina". Così Claudio Leonardi, presidente di Sipad-Società italiana patologia da dipendenza, commenta il crescente problema della dipendenza da nicotina tra adolescenti e adulti, tra i temi al centro del X Congresso nazionale della società scientifica, tenutosi nei giorni scorsi a Roma, durante il quale sono state discusse diverse tematiche legate alle dipendenze. "I dati mostrano come il numero complessivo dei fumatori non diminuisca e come la differenza di genere si sia quasi annullata: uomini e donne sono coinvolti in ugual misura - evidenzia Leonardi - Il ruolo del medico è fondamentale, ma il percorso di dismissione dalla dipendenza dal fumo va svolto senza terrorizzare le persone - avverte - indirizzando i fumatori verso centri specializzati e applicando strategie moderne per ridurre il consumo di nicotina e limitare i danni della combustione del tabacco". Guardando al futuro, l'esperto osserva che "si potrebbe assistere all’uso di farmaci Glp-1, attualmente impiegati per diabete di tipo 2 e obesità che, secondo studi osservazionali, potrebbero avere applicazioni nella gestione delle dipendenze". 
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Ia, robotica e riabilitazione digitale: a Napoli congresso medici-fisiatri Simfer

(Adnkronos) - Ha registrato 1.600 partecipanti il 53esimo Congresso nazionale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa), ospitato alla Stazione Marittima di Napoli fino al 26 novembre, confermandosi come il più rilevante appuntamento scientifico della medicina fisica e riabilitativa italiana. Quattro giornate di lavori, oltre 24 aree tematiche e decine di sessioni parallele hanno dato forma a un programma che spazia dall'ictus alle gravi cerebrolesioni, dall'artrosi alla sarcopenia, dalla robotica alla riabilitazione digitale, fino all'intelligenza artificiale applicata alla pratica clinica. La Simfer evidenzia l'impronta internazionale del congresso, con keynote lecture dall'estero, una sessione dedicata e numerose collaborazioni con società scientifiche italiane di area neurologica, reumatologica, ortopedica e internistica. Ampio spazio è stato dedicato alle nuove tecnologie, alla telemedicina, alla teleriabilitazione, ai modelli predittivi per la gestione della spasticità e ai progressi dell’ingegneria della riabilitazione. Tra i temi emergenti - riferisce la società scientifica - forte attenzione alla fragilità, alle patologie dolorose dell'apparato muscolo-scheletrico, all'inflammaging e alla nutrizione clinica, con un focus sulla sarcopenia e sulla composizione corporea. Importante anche il fronte dell'organizzazione sanitaria, con approfondimenti su linee guida, modelli di appropriatezza, tariffe e impatto del Dm 77. Significativa la partecipazione dei giovani specialisti, protagonisti delle rapid communications, dei premi under 40 e dei numerosi momenti formativi dedicati".  "Abbiamo voluto dare un grande spazio a ciò che rappresenta la vera innovazione degli ultimi anni, cioè l'arrivo delle tecnologie avanzate, della telemedicina e soprattutto dell'intelligenza artificiale nella riabilitazione delle persone con disabilità", spiega il presidente Simfer, Giovanni Iolascon. "Un altro elemento decisivo - sottolinea - è stato il dialogo continuo con le associazioni dei pazienti, che hanno portato all'attenzione del congresso i cosiddetti unmet needs, i bisogni ancora non soddisfatti dall'attuale disponibilità di cura. Desidero poi sottolineare il successo numerico dell'evento: non solo per il numero dei partecipanti, ma anche per la quantità e la qualità dei contributi scientifici, delle letture magistrali e dei lavori presentati. In tutti gli ambiti della riabilitazione - neurologica, ortopedica, cardiorespiratoria, protesica e non solo - abbiamo avuto davvero il top dei relatori e delle relazioni".  "Il congresso nazionale Simfer - conclude il segretario nazionale della società scientifica, Andrea Bernetti - è l'occasione per affrontare molte tematiche in ambito riabilitativo, con un particolare focus sulle nuove tecnologie a disposizione delle persone con disabilità. Sì è parlato inoltre di fisiatria interventistica per la gestione delle patologie dolorose dell'apparato muscolo-scheletrico, sottolineando l'importanza di un approccio molto preciso che valorizzi la visita medica a supporto delle innovazioni tecnologiche dell'imaging. Rinforzare i sistemi sanitari dal punto di vista della riabilitazione è essenziale, e anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha evidenziato questo aspetto come centrale per la sua agenda". 
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