Il suicidio assistito da ChatGpt e la difesa di OpenAI: "Uso improprio"
(Adnkronos) - La linea difensiva tracciata dai legali di OpenAI nel contenzioso per la morte di Adam Raine non lascia spazio a interpretazioni emotive: la responsabilità del tragico gesto ricade sulle violazioni commesse dall'adolescente, non sulla tecnologia. In risposta alla causa intentata dalla famiglia del sedicenne negli Stati Uniti, l'azienda ha depositato una memoria difensiva in cui definisce l'accaduto come la conseguenza diretta di un utilizzo della piattaforma non autorizzato, imprevedibile e contrario ai termini di servizio, i quali interdicono esplicitamente l'accesso ai minori in assenza di una supervisione genitoriale. Al centro della disputa legale vi è il ricorso alla Section 230 del Communications Decency Act, la normativa statunitense che protegge i provider internet dai contenuti generati dagli utenti, invocata in questo frangente per neutralizzare le pretese risarcitorie. Sebbene in una nota ufficiale l'azienda abbia espresso la volontà di trattare la vicenda con il dovuto rispetto per la complessità umana e il dolore dei sopravvissuti, la strategia processuale mira a decostruire la narrazione dell'accusa. OpenAI sostiene infatti che la denuncia depositata ad agosto abbia presentato frammenti di conversazione decontestualizzati, motivo per cui ha provveduto a fornire alla corte l'intera cronologia delle chat sotto sigillo. La frattura tra le due versioni dei fatti è netta. Secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa americana, i log forniti dalla difesa dimostrerebbero che il chatbot ha tentato di indirizzare il giovane verso linee di supporto psicologico e prevenzione del suicidio in oltre cento distinte occasioni, un elemento che escluderebbe il nesso causale tra l'interazione con l'IA e il decesso. Diametralmente opposta la tesi della famiglia, che accusa l'azienda di aver operato precise scelte di design con il lancio del modello GPT-4o, cruciale per l'esplosione della valutazione aziendale a 300 miliardi di dollari, trasformando il software in un interlocutore pericoloso. Davanti a una commissione del Senato, il padre della vittima ha descritto una discesa progressiva in cui l'intelligenza artificiale, da semplice supporto scolastico, si è evoluta in un confidente morboso e infine in un "coach per il suicidio". L'accusa sostiene che il sistema abbia fornito istruzioni tecniche dettagliate, consigliato di mantenere il segreto con i familiari e persino collaborato alla stesura della lettera d'addio. Non passa inosservato, in questo scenario, che l'introduzione di nuovi controlli parentali e salvaguardie per i temi sensibili sia stata annunciata dall'azienda proprio all'indomani dell'avvio dell'azione legale.
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Tumori, polmone: oncologa Novello, 'prevenzione passa da alleanza industria-terzo settore'
(Adnkronos) - “I rapporti fra l'industria e il terzo settore sono fondamentali per cogliere veramente i bisogni dei pazienti, con una presenza capillare sul territorio. La campagna ‘Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro’, “ con le sue 13 tappe, realizzate con il supporto di AstraZeneca, sottolinea che affianco al percorso di ricerca e di sviluppo di nuovi farmaci, è fondamentale l’integrazione di programmi di supporto rivolti ai pazienti, comprese campagna di sensibilizzazione e prevenzione”. Così commenta l’oncologa Silvia Novello, presidente di Walce (Women against lung cancer in Europe) Aps, partecipando, domenica 16 novembre a Verona, all’ultima tappa dell’ottava edizione della campagna nazionale di informazione sui rischi legati al fumo e di sensibilizzazione sul tumore del polmone ‘Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro’. Un evento che si colloca nel mese mondiale di sensibilizzazione sul cancro ai polmoni (Lung cancer awareness month) e nell’ambito degli eventi collegati al Congresso nazionale di Pneumologia (Aipo). All’interno di un tunnel a forma di sigaretta lungo 14 metri, i cittadini hanno avuto “la possibilità di incontrare personale medico e di ricevere una spirometria”, fa sapere Novello. Inoltre, all’interno del ‘sigarettone’ pneumologi e oncologi hanno accolto le persone interessate con informazioni utili sugli strumenti e le strategie per smettere di fumare e sui programmi di screening per il tumore del polmone disponibili sul territorio. Il weekend è stato all’insegna del tema salute con eventi come il XXVI Congresso nazionale della pneumologia italiana (Aipo) oltre a iniziative sportive come l’Eurospin Verona run marathon e la Family run che sostengono il progetto Amati (Attività motoria adattata per pazienti con tumore del polmone), di cui Walce Aps è Charity partner. “I messaggi di sensibilizzazione devono essere dati in maniera corale - afferma Novello - Il coinvolgimento di un'intera città e di una forza come Eurospin è fondamentale per organizzare qualcosa che arrivi davvero al cuore delle persone e che non rimanga un evento isolato in una singola città”. “La Verona Marathon - riprende - è la prima maratona in cui un'associazione pazienti dedicata al tumore del polmone ha un suo spazio - illustra l’oncologa - I fondi ricavati dalla Family run Walce verranno utilizzati per il progetto Amati, un progetto di attività fisica personalizzata e prospettico dedicato ai pazienti affetti da tumore polmonare - spiega ricordando che - Nel 2025 per la prima volta sono stati presentati e pubblicati dei dati che inseriscono l'attività fisica come un farmaco nel trattamento del tumore del colon retto. Anche noi con Amati, per quanto riguarda il tumore al polmone, disegniamo dei programmi prospettici con chinesiologi che praticano attività fisica guidata - illustra - perché l'esercizio fisico non va visto soltanto come elemento di prevenzione, ma come momento che migliora l'aderenza alle cure e la tollerabilità ai trattamenti e che ha un impatto sulla qualità di vita dei pazienti”, conclude.
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Fumo, con 'Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro' di Walce più di 2mila spirometrie effettuate
(Adnkronos) - In Europa il fumo di tabacco è la prima causa di morte evitabile, con 750mila vite perse ogni anno. Eppure “il tumore del polmone è ancora troppo spesso una patologia invisibile, con scarsa attenzione da parte della società, dei media e delle istituzioni”, afferma Silvia Novello, presidente di Walce – Women against lung cancer in Europe aps e responsabile dell’oncologia medica dell’ospedale San Luigi di Orbassano (Torino), che ha partecipato all’ottava edizione di “Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro”, la campagna itinerante promossa dall’associazione in collaborazione con l’unità di oncologia medica dell’azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, conclusasi domenica 16 novembre nella città dell’Arena. Un’edizione che ha riscosso un importante successo: le 12 tappe che hanno toccato altrettante città italiane tra il 2024 e il 2025 hanno registrato più di 5mila ingressi e 2.052 spirometrie effettuate. Un imponente tunnel a forma di sigaretta, lungo 14 metri e alto 3, ha dominato il paesaggio della storica Piazza Bra. Al suo interno, un percorso multimediale informativo sui danni del fumo di tabacco e sulle patologie fumo-correlate, oltre alla possibilità di effettuare una spirometria con ingresso libero e gratuito. L’iniziativa, che riprenderà nel 2026, è dedicata all’informazione sui rischi legati al fumo e alla sensibilizzazione sulle patologie fumo-correlate; si rivolge a cittadini, operatori sanitari, istituzioni e media, ed è stata realizzata grazie al supporto non condizionato di Astrazeneca. Walce è stata protagonista dell’intero weekend veronese: domenica 16 si è svolta la Eurospin Verona run marathon 42 km/21 km e la Family run, iniziative sportive che sostengono il progetto Amati – Attività motoria adattata per pazienti con tumore del polmone, di cui Walce aps è charity partner. Da venerdì 14 a domenica 16 l’associazione ha inoltre partecipato ai lavori del XXVI Congresso nazionale della pneumologia italiana. “Il weekend di Verona ci ha permesso di sottolineare contemporaneamente l’importanza della prevenzione, dell’attività fisica e della sensibilizzazione sulle patologie respiratorie, in particolare sul tumore del polmone – sottolinea la presidente di Walce, Silvia Novello –. La tappa finale di ‘Esci dal tunnel’ ha evidenziato il ruolo della prevenzione primaria e secondaria, mentre la Verona run marathon, evento sportivo aperto a tutti, ha valorizzato l’attività fisica come strumento di benessere e inclusione. Infine, il Congresso nazionale AIPO – Associazione italiana pneumologi ospedalieri – ne ha integrato il valore scientifico. Il weekend è stato un esempio virtuoso di come iniziative di diversa natura contribuiscano ad amplificare la voce dei pazienti, rompendo il silenzio su questa patologia e facilitando le collaborazioni tra terzo settore, istituzioni, comunità e aziende, con un reale impatto sulla collettività”. Alla Eurospin Verona run marathon ha partecipato anche chi, grazie alle più recenti terapie, è tornato alla vita dopo una diagnosi di tumore al polmone. “Undici anni fa mi è stato diagnosticato un tumore al polmone in stadio IV – racconta Merel Hennink, patient advocate, board member di LuCE – Lung cancer europe e chair dello IASLC patient advocacy committee – International association for the study of lung cancer –. Grazie alla ricerca e ai trattamenti mirati sono ancora qui a vivere la mia vita e, grazie a Walce, ho anche ricominciato a correre. Era qualcosa che, nel 2014, subito dopo la diagnosi, non avrei mai pensato possibile. All’inizio avevo programmato di partecipare alla Family run di 7 km a Verona ma, siccome amo le sfide, ho deciso di affrontare la mezza maratona. È stato il mio modo per dimostrare cosa può fare la ricerca: undici anni dopo la diagnosi sono riuscita ad allenarmi di nuovo, con l’obiettivo di esserci e prendere parte a qualcosa di positivo e unico. Corro per sostenere Walce”. Eventi come quelli del weekend veronese dimostrano che “è fondamentale parlare di tumore al polmone”. Mentre i maratoneti correvano per sostenere Walce e la ricerca, i visitatori di Piazza Bra sono stati accolti nel “sigarettone” da pneumologi di AIPO – Associazione italiana pneumologi ospedalieri – e da oncologi. Oltre a informarsi attraverso i pannelli interattivi posizionati nel tunnel, hanno potuto rivolgere agli specialisti domande sui danni del fumo di sigaretta, sui percorsi di disassuefazione, sui fattori di rischio legati al tumore del polmone e alle altre malattie dell’apparato respiratorio. “Il progetto ‘Esci dal tunnel. Non bruciarti il futuro’ ci ricorda che la prevenzione è la prima terapia – afferma Paola Morosini, head of medical affairs oncology di Astrazeneca – perché investire oggi significa garantire domani l’accesso alle cure più avanzate. La collaborazione con Walce aps e con le associazioni di pazienti ci permette di costruire iniziative capaci di rispondere alle reali esigenze delle persone che convivono con una diagnosi di tumore del polmone, migliorando la qualità di vita e l’aderenza al trattamento. Allo stesso tempo vogliamo promuovere una maggiore consapevolezza del rischio, favorire stili di vita più corretti, ampliare le opportunità di diagnosi precoce e l’accesso più rapido a terapie innovative e personalizzate. Crediamo fermamente che il futuro della cura risieda nell’individuazione della malattia nelle fasi iniziali e nella rapida identificazione dei target molecolari, che permettano di valutare l’impiego di farmaci di precisione, trattamenti mirati in grado di migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita”.
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Colao (Css): "Nutrizione pilastro vita sana e longeva, obesità problema clinico"
(Adnkronos) - "Nutrizione e obesità sono due temi più o meno inseriti l'uno nell'altro, ma non così saldamente. La nutrizione è uno dei pilastri dello stile di vita sano, quindi è evidente che dobbiamo insegnare a tutti i cittadini italiani quale sia la migliore formula per alimentarsi in modo sano, non solo per prevenire le malattie, ma per prolungare la vita sana e andare verso la longevità, rappresentata dalle nostre curve epidemiologiche. L'obesità, invece, è un problema clinico serio". Così Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità, intervenendo ad Arezzo al Forum Risk Management. "C'è stato per la prima volta al mondo il Parlamento di uno Stato, il nostro, che ha fatto una legge per l'obesità - sottolinea Colao - Per una volta abbiamo preso coscienza che questa è una malattia cronica recidivante e seria per tutte le patologie che porta con sé, che non vede solo nell'alimentazione il suo problema, ma è una malattia multifattoriale, che ha un substrato genetico, ma su cui poi agiscono le scelte che ognuno fa in termini di alimentazione industriale, cioè di cibi ultra processati, di assenza di esercizio fisico - siamo diventati tutti drammaticamente sedentari - e il fatto che siamo pieni di tossicità di varia natura, che siano il fumo, l'alcol, i farmaci, le droghe o le persone", aggiunge riferendosi alle relazioni problematiche. "Anche le persone, infatti, possono essere tossiche nella nostra vita - rimarca l'esperta - Pertanto è evidente che l'obesità ha tante cause diverse: genetiche, epigenetiche, sociali ed economiche, scelte non corrette, non sempre per la volontà del singolo. Questo Consiglio superiore sta portando avanti delle progettualità per andare incontro a quei pazienti con obesità che oggi vedono misconosciute le loro possibilità di essere presi in carico per la diagnosi e per la terapia".
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Le Nike Air Max 90 diventano console, dentro c'è un Super Nintendo
(Adnkronos) - L'incrocio tra cultura sneaker e retrogaming ha raggiunto un nuovo livello di complessità tecnica grazie all'opera del designer Gustavo Bonzanini. Per omaggiare i trentacinque anni di storia del Super Nintendo, conosciuto in patria come Super Famicom, il creativo ha trasformato un paio di Nike Air Max 90 in una piattaforma di gioco. Battezzate AIR SNES, queste calzature non si limitano a richiamare i colori della storica console, come già visto in progetti simili quali le ShoeBoys di Bull Airs, ma nascondono al loro interno un hardware capace di avviare realmente i videogiochi dell'epoca. La sfida ingegneristica principale risiedeva nell'impossibilità di inserire la scheda madre originale e le voluminose cartucce Nintendo all'interno di una scarpa senza comprometterne l'estetica o la vestibilità. La soluzione è arrivata dal mondo dell'emulazione: il sistema è gestito da un Raspberry Pi Zero W, un microcomputer dalle dimensioni contenute ma dotato della potenza necessaria per far girare l'ambiente software RetroPie. L'interfaccia è stata ulteriormente personalizzata da Bonzanini per creare una coerenza visiva totale tra il software a schermo e il design della calzatura. Sotto il profilo costruttivo, l'hardware non è stato posizionato nella suola, bensì integrato nella linguetta della scarpa. In questo spazio ristretto trovano alloggio tutti i componenti vitali, inclusa una batteria che assicura circa mezz'ora di autonomia operativa. Una scelta stilistica peculiare riguarda l'uscita video: pur disponendo di tecnologia digitale, il designer ha voluto replicare l'esperienza visiva degli anni Novanta inserendo un convertitore analogico. Questo permette di collegare le scarpe al televisore tramite i classici cavi RCA, restituendo quella bassa fedeltà d'immagine tipica dei tubi catodici. L'esperienza d'uso è completata da un controller originale del Super Nintendo, aggiornato però agli standard moderni per eliminare l'ingombro dei fili. Attraverso un kit di modifica 8BitDo, il gamepad si interfaccia con il computer di bordo via Bluetooth. Sebbene un prodotto del genere, capace di cavalcare l'onda della nostalgia e del collezionismo, avrebbe senza dubbio un ampio mercato, il progetto AIR SNES nasce e muore come esercizio di stile: si tratta di un esemplare unico che non vedrà mai gli scaffali dei negozi.
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PS Plus di dicembre, i giochi da scaricare per PS4 e PS5
(Adnkronos) - Sony Interactive Entertainment ha ufficializzato la line-up dei titoli che andranno a comporre l'offerta di dicembre 2025 per gli iscritti al servizio PlayStation Plus Essential. A partire dal 2 dicembre e fino al 5 gennaio 2026, gli utenti potranno riscattare una selezione di cinque giochi che si distingue per una marcata eterogeneità, spaziando dalle reinterpretazioni ludiche in chiave LEGO fino alle forme più viscerali di horror e fantascienza distopica. Il pacchetto mensile vede in prima linea Killing Floor III, capitolo che segna l'evoluzione del franchise action-horror su PlayStation 5. Il titolo ripropone la formula del combattimento brutale contro ondate di nemici bioingegnerizzati dalla corporazione Horzine, permettendo a gruppi fino a sei giocatori di cooperare per la sopravvivenza. Nei panni degli specialisti della fazione ribelle Nightfall, i giocatori dovranno sfruttare un arsenale variegato e nuove abilità di movimento per arginare le orde di creature che infestano gli scenari urbani. Diametralmente opposta è l'atmosfera di LEGO Horizon Adventures (PS5), che trasporta l'iconica cacciatrice Aloy in un mondo fatto di mattoncini digitali. L'avventura, giocabile sia in solitaria che in cooperativa locale o online, reinterpreta la lotta contro le macchine e una setta di adoratori del sole con un tono decisamente più leggero, mantenendo però le dinamiche di esplorazione e combattimento tipiche della serie originale. Per chi cerca esperienze dal ritmo più serrato, l'offerta include Neon White (PS5 e PS4), un action in prima persona che mescola meccaniche sparatutto e parkour in una competizione tra assassini prelevati dall'Inferno per sterminare demoni in Paradiso. Il gameplay si basa su un sistema di carte che possono essere utilizzate come armi o scartate per attivare abilità di movimento, incentivando la rigiocabilità alla ricerca del tempo migliore. Sul fronte della tensione psicologica, The Outlast Trials (PS5 e PS4) porta la firma di Red Barrels nel contesto multigiocatore: intrappolati in una struttura della Murkoff Corporation, fino a quattro partecipanti devono superare test e sfide sadiche per guadagnarsi la libertà, puntando tutto su furtività e cooperazione. Chiude la selezione Synduality: Echo of Ada (PS5), uno sparatutto ambientato nel 2222 in un mondo devastato da piogge tossiche. I giocatori, alla guida di mech chiamati Cradlecoffin e assistiti da IA di supporto, dovranno raccogliere cristalli AO e sopravvivere sia alle creature xenomorfe che alle incursioni di altri giocatori in superficie.
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Previdenza, Cnpr: risultato assestato 2025 pari a +109,10 mln
(Adnkronos) - L’assemblea dei delegati dell’Associazione Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili (Cnpr), presieduta da Luigi Pagliuca, ha approvato l’assestamento del preventivo 2025 e il bilancio di previsione per l’anno 2026. Il 2025 è influenzato da una buona tenuta dei rendimenti del patrimonio mobiliare e da un buon incremento della contribuzione da parte degli iscritti; la ripresa delle quotazioni dei mercati dopo le incertezze scaturite dal “Liberation day” per l’imposizione dei dazi da parete degli Stati Uniti ha visto prevalere la propensione per l’indirizzamento degli investimenti verso il mercato azionario, che consentito il realizzo di un incremento della previsione dei proventi da investimenti che si prevede registreranno alla fine dell’anno un valore di 1139 milioni, mentre gli oneri per gli investimenti si assesteranno a euro 36,4 milioni. Gli eventi geopolitici, in un anno connotato dal dispiegamento delle politiche commerciali della nuova presidenza statunitense e dal rallentamento della crescita economica si sono riflessi sul realizzo dei risultati finanziari. L’attenuazione dell’inflazione, avviata verso il tasso obiettivo del 2% in Europa e poco sopra negli Stati Uniti, consente un miglioramento dei tassi reali positivi, ancorché gli effetti sulla domanda interna almeno per l’Italia non aiutano la crescita economica che si prevede in contrazione allo 0,4% nel 2025. I mercati hanno registrato una breve fase di consolidamento dei risultati nel mese aprile anche a seguito del dispiegamento delle politiche commerciali da parte degli Stati Uniti, mediante l’incremento delle tariffe doganali Il budget assestato sottoposto all’approvazione dell’assemblea rileva un risultato al lordo delle poste di rettifica, iscritte all’insegna della prudenza, positivo per euro 109,10 milioni e un risultato netto positivo di 25,57 milioni. Le rettifiche, che influenzano il risultato netto, sono legate all’incremento di 5 milioni di svalutazione delle attività finanziarie che esprimono un dato assestato di 44 milioni e all’incremento della svalutazione dei crediti verso iscritti per 3,4 milioni, che portano la svalutazione dei crediti iscritti nell’attivo circolante a complessivi euro 39,52 milioni. Il budget assestato non tiene conto delle variazioni positive derivanti dal riaccertamento delle maggiori sanzioni e interessi pregressi, già svalutate in passato. Il bilancio di previsione assestato evidenzia una leggera contrazione delle entrate contributive pari a euro 2 milioni che portano l’assestamento delle entrate per contributi 333,55 milioni, a fronte di una morosità che al mese di ottobre era di poco inferiore al 15% rispetto all’accertamento della contribuzione dovuta. La spesa per le prestazioni previdenziali e assistenziali si assesta a 305,4 milioni con un incremento di 3,6 milioni, mentre le prestazioni assistenziali si confermano in base alla misura preventivata, con una previsione di fine esercizio pari a 8,66 milioni di euro. Il Preventivo per l’esercizio 2026 prospetta un risultato al lordo delle rettifiche di valore pari a 97,67 milioni (35,9 milioni il risultato netto). Sono stime all’insegna della significativa prudenza, che valutano un leggero incremento della contribuzione degli iscritti, in considerazione dell’adeguamento della contribuzione minimale per effetto dell’inflazione in misura pari al 1,238%. La contribuzione è stimata in 340,94 milioni riferita ad una popolazione tra iscritti attivi e pensionati che proseguano l’attività di 27.000 soggetti. La spesa per le prestazioni istituzionali anche essa in crescita per l’effetto della perequazione delle prestazioni dal 1° gennaio 2025 in misura pari al 1,238% stima un costo di 305,02 milioni riferito ad una stima di 13.120 pensionati (con un incremento di 573 prestazioni), con un maggior costo rispetto al budget assestato di 9,67 milioni di euro. I proventi lordi derivanti dagli investimenti sono stimati in 103,03 milioni, di cui 23,98 derivanti investimenti immobilizzati e 79,05 milioni da investimenti iscritti nell’attivo circolante, con un decremento di 11,3 milioni rispetto al budget assestato. Gli oneri derivanti dagli investimenti iscritti nel circolante sono stimati in 20,4 milioni, con una contrazione di 16 milioni di euro rispetto al budget assestato. Il risultato netto derivante dalla gestione finanziaria degli investimenti si stima pari 82,62 milioni di euro contro i 77,61 milioni di euro indicati nel budget assestato. Il patrimonio mobiliare investito comprensivo dei fondi immobiliari, dato questo che alla data del 31 ottobre 2025 registra un rendimento finanziario, da inizio anno 2025, positivo del 5,01%; quello delle gestioni a mandato, con un patrimonio investito a valori di mercato pari a euro 1.255,3 milioni rileva un rendimento da inizio anno del +7,03%. Per l’anno 2025, l’ente prevede di conseguire proventi finanziari in crescita con il budget assestato, in lieve contrazione rispetto al dato consuntivato nel bilancio del 2024, con rendimenti leggermente in calo i sia sulla componente obbligazionaria che sulla componente azionaria investita. Prosegue nell’assestamento della previsione 2025 e nella previsione del risultato 2026, la politica del prudente apprezzamento dei crediti verso gli iscritti, che portano l’ente a svalutare sensibilmente i crediti contributivi per 39,52 milioni nel 2025 e 27,75 milioni nel 2026. L’ente sta proseguendo le azioni dirette alla regolarizzazione delle posizioni contributive, con l’intensificazione di azioni esecutive da attuarsi nel corso del 2026, sulle posizioni irregolari oggetto di rivendicazione riguardanti le annualità contributive fino al 31/12/2021 che ha comportato una mole di oltre 8.000 decreti ingiuntivi. Nonostante l’intensificarsi delle procedure di recupero, che vede ad oggi la morosità corrente di poco inferiore al 15% dei contributi accertati nell’anno corrente, resta da intensificare l’azione di contrazione della morosità originatasi negli anni più recenti, in parte avviata nel corso del 2022. La situazione impone la necessità di proseguire la valutazione di una prudente e cospicua politica di accantonamento del rischio sui crediti. La svalutazione dei crediti per contributi e sanzioni, che alla fine del 2026 registrerà l’ammontare complessivo di 333,5 milioni di euro, non consiste nella rinunzia al recupero, che prosegue nei confronti di tutti i debitori. Essa è una posta contabile che intende tutelare il rischio di inesigibilità derivante dal consolidarsi di posizioni accumulate negli anni, ed anche a eliminare dal bilancio tecnico le influenze che i crediti - potenzialmente non esigibili - possono avere. Nel corso dell’adunanza il comitato ha provveduto ad approvare l’aggiornamento dell’analisi ALM valevole per il triennio 2026 -2028. L’analisi della strategia di investimento si pone il perseguimento di una sensibile accelerazione del processo di contrazione della componente investita nella componente immobiliare che è prevista alla fine del periodo 2028 pari 19,8%: al 30 /06/2025 la componente immobiliare si attesta al 27,8%. L’obiettivo di rendimento reale è fissato all’ 1,6% netto, mentre quello nominale è posizionato al 3,7% a seguito di una inflazione stimata nella coda del triennio (2,1%). L’indice di sostenibilità è in miglioramento registrando sulla scorta dei valori a mercato al 30/06/2025 un funding ratio pari a 115,5% (nell’Alm elaborata nel 2024 si attestava al 93,3%) e un valore atteso alla fine del 2025 identico. La crescita del funding ratio rispetto alla precedente analisi migliora del 22,2%. L’allocazione del patrimonio mobiliare nel prossimo anno vede un incremento del posizionamento sui mercati azionari al 34,0% (31,6% il posizionamento al 30 giugno 2025); un incremento della classe d’investimento alternativa declinata complessivamente al 15% (2% la componente liquida e 13% quella illiquida a fronte di un posizionamento al 30 giugno del 9,1%, rispettivamente il 2,1% per la componente liquida e 7,0% per la componente illiquida), un posizionamento al 46,0% sulle asset class obbligazionarie (50,8% il posizionamento al 30 giugno), e una leggera contrazione dell’allocazione delle partecipazioni al 2,5% (3,2% il posizionamento al 30 giugno 2025). L’ente ha inoltre approvato il nuovo bilancio tecnico attuariale redatto sulla base dei dati al 31/12/2024, che attesta la sostenibilità a 50 anni del fondo previdenziale, nonché il rispetto dei requisiti richiesti dalla legge 335/1995 in tema di equilibrio finanziario a 30 anni.
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Infortuni, Cni: “Affinare strumenti di prevenzione, controllo e formazione”
(Adnkronos) - Le nuove misure per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sono state analizzate oggi in occasione della 13sima Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, organizzata dal Consiglio nazionale degli ingegneri. Il Cni rileva che “occorre riconoscere che il Paese si è dotato negli ultimi anni di una normativa sempre più efficace in termini di prevenzione dal rischio sui luoghi di lavoro e sulla gestione di contesti di pericolo, sebbene il quadro complessivo resti critico. Vale la pena di chiedersi a che punto siamo, a cominciare dal tema della sicurezza sui luoghi di lavoro”. “Occorre affinare - suggerisce - gli strumenti di prevenzione, controllo, monitoraggio e formazione, perché sappiamo, come mostrano i dati, che incrementare i livelli di attenzione porta buoni frutti. In questo senso si muove certamente il Decreto legge 31 ottobre 2025 n. 159 che affina i sistemi di controllo già esistenti ed introduce strumenti innovativi che consento di tracciare i flussi di lavoro consentendo di migliorare le tecniche di prevenzione da infortuni, facendo conoscere meglio non solo pericoli realmente accaduti ma situazioni potenzialmente pericolose ovvero i cosiddetti ‘near-miss’. Di una molteplicità di nuovi strumenti, inclusa la cosiddetta patente a punti dei lavoratori, introdotta un anno fa si parlerà nel primo tavolo di discussione in programma il cui obiettivo è quello di definire come strumenti sempre più sofisticati ed efficaci possano realmente configurarsi come una infrastruttura a rete in cui imprese e lavoratori operino in condizioni di crescente sicurezza”. Il Cni ricorda come “le statistiche Inail mostrino come sempre elementi in chiaro-scuro, ma i miglioramenti sono oggi più evidenti rispetto al passato. Tra il 2020 ed il 2024 le denunce di infortunio sul lavoro sono passate da 572.406 a 592.882 con un incremento del 3,5%. Tuttavia occorre osservare i dati più in filigrana. Nel medesimo periodo infatti gli incidenti su luogo di lavoro (al netto di quelli in itinere) vero e proprio si sono ridotti del 3,2% (passando da 506.514 nel 2020 a 489.472), mentre quelli in itinere, legati sostanzialmente al transito dall’abitazione al lavoro (su cui incidono altri elementi di rischio legati sostanzialmente alle condizioni di trasporto) sono aumentati del 56% (passando da 65.892 nel 2020, a 103.010 nel 2024). Anche escludendo dall’analisi l’anno 2020, ovvero l’anno del Covid-19, questo trend si è ripetuto più di recente. Tra il 2022 ed il 2024, per esempio gli incidenti sul lavoro sono diminuiti del 19%, mentre quelli in itinere sono aumentati dell’8%”. “Le denunce di infortunio mortale sul luogo di lavoro (sono esclusi quindi quelli in itinere) - sottolinea - sono passate da 1.502 nel 2020 a 894 nel 2024 con una flessione del 40% e per il 2025 l’Inail prevede, fortunatamente, un ulteriore flessione. Viceversa, le denunce di incidente con esito mortale in itinere sono aumentate quasi del 30%. Nel complesso in Italia le denunce di incidente con esito mortale tra il 2020 ed il 2024 si sono ridotte del 30%. Occorre ricorda comunque che in linea generale gli incidenti sul luogo di lavoro (mortali e non) sono sempre la larga maggioranza degli incidenti totali”. “Il quadro legato all’incidentalità sui luoghi di lavoro - commenta il Cni - resta certamente complesso, perché anche un solo infortunio rappresenta una criticità, ma il trend in calo incoraggia ad intensificare non solo i controlli, ma a sviluppare strategie e strumenti che possano rendere sempre più noti e controllabili i fattori di rischio. L’impressione è che la normativa italiana in materia di prevenzione dei rischi sui luoghi di lavoro possa contribuire notevolmente ad innalzare i livelli di prevenzione da incidenti. Peraltro non a caso una comparazione a livello europeo mostra come l’Italia registri un tasso di incidentalità mortale sui luoghi di lavoro più contenuto rispetto ai principali Paesi industrializzati. Eurostat riporta per il nostro Paese 0,87 incidenti mortali per 100.000 occupati, a fronte dei 3,3 incidenti (per 100.000 occupati) registrati in Francia e dell’1,5 incidenti in Spagna. L’Italia registra comunque meno incidenti mortali rispetto alla media UE che si caratterizza per 1,26 incidenti mortali per 100.000 occupati”. “Il Codice di prevenzione incendi - ricorda il Cni - varato nel 2015, ha rappresentato un punto di svolta nella gestione delle crisi relative al rischio di incendio offrendo ai professionisti la via per nuove metodiche legate alla prevenzione. Le nuove norme hanno introdotto, infatti, un approccio più prettamente prestazionale alla sicurezza antincendio, consentendo al professionista, a determinate condizioni, di derogare alle norme prescrittive raggiungendo egualmente l’obiettivo della messa in sicurezza di un impianto o di una struttura. Si tratta di un passaggio culturale e tecnico particolarmente rilevante, fortemente sostenuto dal Consiglio nazionale degli ingegneri. L’approccio prestazionale consentirebbe di sanare, garantendo elevati standard di sicurezza, molte situazioni complesse, legate soprattutto alla vetustà delle strutture, situazioni che una rigida applicazione delle norme prescrittive consolidate non consentirebbe di affrontare fino in fondo”. Nel corso dell’evento è stato ricordato che i casi legati ad incendi in Italia si mantengono su livelli elevati. Gli interventi dei vigili del fuoco per gli eventi in assoluto più diffusi, ovvero quelli dell’incendio o esplosione, sono stati nel 2024 pari a 226.630 in flessione rispetto agli anni precedenti, ma comunque sempre su livelli molto elevati. Nel 2023 gli incendi o esplosioni legate a strutture produttive o strutture residenziali sono stati 239.127 e nel 2022 sono stati 270.068. Negli ultimi 10 anni gli incendi e le esplosioni, secondo quanto emerge dalle statistiche elaborate dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, non sono mai state inferiori ai 200.000 casi l’anno. Si tratta dunque di un problema diffuso che può oggi essere affrontato solo attraverso una efficace opera di prevenzione. Per i professionisti antincendio oggi si tratta di una sfida importante che implica l’affinamento o il rafforzamento delle competenze acquisite ed un più preciso impegno in termini di aggiornamento professionale; ma è una sfida che vale la pena di cogliere per arrivare ad un sistema di prevenzione incendi probabilmente più efficace rispetto a quello attuale. Alcuni dati prodotti dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco mostrano come le istanze complessive presentate con il cosiddetti ‘Approccio codice’, nel 2014, siano state 14.238, per le quali però l’approccio conforme rappresenta ancora la netta maggioranza, mentre l’approccio alternativo è stato applicato solo nel 15% dei casi. Un’indagine condotta dal Centro studi Cni su un campione di oltre 1.000 professionisti anti incendio conferma alcuni aspetti: la grande maggioranza degli intervistati ha dichiarato di utilizzare il Codice abitualmente (alcuni con qualche difficoltà), mentre l’8% non ne fa ricorso ed una ulteriore quota del 15,7% lo usa ma si appoggia alla consulenza di altri colleghi. Inoltre se la grande maggioranza (quasi il 90% degli intervistati che usa il Codice) utilizza abitualmente l’approccio con soluzioni conformi, solo il 31,7% sperimenta le soluzioni alternative, sebbene questa quota si sia allargata leggermente negli ultimi anni, in quanto nel 2022 essa era praticata dal 28,2% dei professionisti. E’ evidente che l’approccio ‘alternativo’ richiede probabilmente una sorta di salto culturale che necessita di tempo per essere meglio conosciuto dalla platea dei professionisti antincendio, ma la strada sembra essere segnata visto che la percentuale di chi la utilizza sta comunque aumentando. “Conoscere meglio - sottolinea il Cni - l’approccio dei professionisti al Codice, ed eventuali criticità, appare oggi determinante per poter calibrare meglio soprattutto una azione di accompagnamento alla formazione ed all’aggiornamento professionale. Le analisi condotte sia dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco che dal Centro studi Cni si rivelano in questo caso preziose. Sappiamo infatti quali sono gli aspetti legati alle pratiche di prevenzione incendi verso le quali i professionisti incontrano maggiori difficoltà e sono per esempio quelle legate alla gestione delle vie d’esodo, quelle concernenti la resistenza al fuoco, il controllo di fumi e calore, la compartimentazione. Questo consente di capire su quali aspetti tecnici la formazione continua deve maggiormente operare”. “Il tema della formazione per i professionisti anti incendio - ha spiegato - assume oggi un ruolo strategico e critico. Il Centro studi Cni rileva come la grande maggioranza dei professionisti ambirebbe ad una parziale riformulazione dei percorsi di aggiornamento puntando maggiormente sulla focalizzazione di analisi di casi pratici (lo chiede il 69% degli intervistati) oltre alla possibilità di un incremento sostanziale del numero dei corsi formativi (43% degli intervistati). Il futuro della prevenzione incendi è però anche legato a forme più evolute di analisi e predisposizione di strategie attraverso l’approccio del ‘Fire safety engineering’ che punta totalmente ad un approccio prestazionale. Anche su tale metodica emergono aspetti interessanti. I dati più recenti rilevati dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco rilevano come nel 2024 le istanze presentate con Fse siano state 466, una minoranza del totale almeno in termini numerici. I dati vanno però letti considerando gli elementi circostanti. L’approccio Fse può risultare molto più articolato rispetto alle pratiche conformi, con non poche complicazioni e costi mediamente superiori alle pratiche con approccio Codice”. In effetti dalle analisi condotte dal Centro studi Cni risulta che appena il 5,4% ha dichiarato di usare abitualmente il Fire safety engineering, mentre il 51,1% per il momento non ne fa ricorso. Occorre chiedersi perché, e qui risultano utili le risposte di chi lo ha sperimentato. Tra questi, il 56,6% considera l’Fse complesso (soprattutto nella modellistica e nelle simulazioni) ed il 41,2% ritiene che esso implichi costi elevati tali da far desistere, probabilmente, sia il professionista che il committente. Tecniche di prevenzione più performati implicano la presenza di professionisti sempre più preparati, in un campo, in cui peraltro la tecnologia sta evolvendo molto rapidamente. L’Università può offrire un contributo importante sviluppando casi studio, attività integrate e percorsi applicativi che coinvolgano direttamente i professionisti. La modellazione della dinamica dell’incendio e gli approcci quantitativi richiedono una formazione più strutturata, capace di connettere in modo continuo teoria e pratica, soprattutto alla luce delle nuove tecnologie che spingono verso un approccio prestazionale. L’Università può inoltre supportare mettendo a disposizione banche dati utili a impostare l’approccio ingegneristico. L’evento ha fatto luce anche sulla certificazione delle competenze professionali che, secondo il Cni “sta evolvendo da strumento volontario a elemento strategico per garantire sicurezza. Nel 2023-2024 le certificazioni professionali accreditate per le persone hanno segnato un incremento dell’11%, secondo Accredia. Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha scelto di dotarsi di un sistema di certificazione delle competenze attraverso l’agenzia Certing perché l’iscrizione all’Ordine, pur essendo una condizione necessaria per l'esercizio della professione, non è più del tutto sufficiente in un mondo che cambia con velocità straordinaria”. Per il Cni “un esempio emblematico è il Bim, Building information modeling, che fino al 2019 era confinato alle università e oggi è obbligatorio per legge in tutti i bandi pubblici. In questo contesto, la certificazione rappresenta il ‘gradino in più’ che attesta le competenze specialistiche acquisite e mantenute nel tempo”. Un focus particolare è stato dedicato alla certificazione in ambito di sicurezza delle infrastrutture viarie, attraverso l’esperienza di Ansfisa, Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. L’Agenzia ha collaborato con Certing per sviluppare la figura del safety service manager nel settore stradale, un professionista certificato che prende decisioni strategiche sulla sicurezza dell'infrastruttura. Questo modello, che richiama quello europeo per i piloti e i controllori di volo, garantisce che le competenze siano verificate da un soggetto terzo e non autoreferenziale, assicurando che chi opera sulla sicurezza stradale possieda competenze certificate e aggiornate costantemente. Dal versante privato, Unicmi ha presentato la prospettiva delle associazioni di categoria e delle imprese che producono dispositivi di sicurezza, come le barriere stradali. L’associazione ha fortemente sostenuto la creazione della certificazione dell’ingegnere esperto in barriere stradali, riconoscendo che in un settore popolato spesso da improvvisati, la certificazione rappresenta un presidio di qualità e competenza. Le grandi aziende del settore si sono assunte la responsabilità di firmare certificati di corretta posa, richiedendo che questi siano sottoscritti da ingegneri certificati, elevando così gli standard di qualità e sicurezza del mercato. Si è anche parlato delle prospettive future, con Unicmi che ha anticipato l’intenzione di sviluppare nuove certificazioni, come quella per l’ingegnere esperto in facciate continue, dimostrando come il modello possa essere replicato in diversi ambiti specialistici dove la sicurezza e la complessità tecnica richiedono competenze certificate e riconoscibili. Costruire una cultura della sicurezza realmente diffusa e condivisa tra parti datoriali, lavoratori e professionisti della sicurezza. Questo l’auspicio della 13sima Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza dove è stata presentata un’indagine condotta congiuntamente da Cni, Ance e Formedil, con il supporto del Centro studi Cni che ha coinvolto oltre 1.850 lavoratori del settore edile. Questo studio ha indagato la percezione del rischio e il livello di cultura della sicurezza nei cantieri, offrendo una fotografia inedita del settore. I risultati dell'indagine rivelano un quadro complessivamente positivo in cui emerge un atteggiamento informato e proattivo dei lavoratori. Oltre l’80% degli intervistati dimostra una buona conoscenza delle norme di sicurezza, si dichiara adeguatamente informata e formata, e partecipa attivamente ai processi di miglioramento delle condizioni lavorative. Questo dato testimonia l’efficacia del lavoro svolto negli anni dagli enti di formazione, dalle imprese e dai professionisti. L’approccio della tavola sarà quello di non soffermarsi solo sugli aspetti positivi, ma di individuare costruttivamente le aree di miglioramento. Emergono infatti alcuni aspetti che si configurano come altrettante aree in cui è possibile intervenire in termini di formazione e di sensibilizzazione: circa il 14% degli intervistati ritiene che le persone esperte possano fare a meno dei dispositivi di protezione individuale, una percentuale che in termini assoluti rappresenta circa 250 lavoratori su 1.850. Altre criticità riguardano il coinvolgimento nelle decisioni operative (38% si sente poco coinvolto) e la difficoltà nel modificare collaborativamente le modalità di esecuzione delle fasi lavorative (21%). Emergono poi ulteriori elementi, come il fatto che siano i lavoratori più esperti e con più anzianità lavorativa, rispetto ai più giovani a ritenere di poter fare a meno di dispositivi individuali di protezione, il che sottolinea ancora una volta la necessità di un'opera costante di sensibilizzazione e controllo nei cantieri a non abbassare mai il livello di attenzione per ciò che riguarda la sicurezza personale. Sono stati evidenziati i progressi compiuti dal sistema formativo italiano nel settore edile, sottolineando come strumenti quali le scuole edili territoriali del Formedil e l’impegno delle imprese associate ad Ance abbiano contribuito a innalzare significativamente il livello di attenzione alla sicurezza. Tra le proposte emerse, particolare rilevanza ha assunto l’importanza della formazione continua e sul campo, attraverso le cosiddette ‘pillole formative’ e l’addestramento pratico, aspetti che peraltro trovano riscontro nel nuovo accordo Stato-Regioni sulla formazione in materia di sicurezza. E’ stata, inoltre, sottolineata l’esigenza di una formazione che non sia solo teorica, ma calata nella realtà operativa del cantiere, capace di sviluppare una vera percezione del rischio. “Oggi siamo in condizione di valorizzare al meglio il ruolo dell’ingegneria della sicurezza”. A dirlo Francesco Paolo Sisto, vice ministro della Giustizia, intervenendo alla 13sima Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza. “Dobbiamo creare - auspica - un sistema normativo che induca le imprese ad essere adempienti in termini di sicurezza. Le imprese si devono sentire sulla stessa barca dei lavoratori. Dobbiamo fare in modo che se l’impresa è adempiente la responsabilità si deve riduce ‘a colpa grave’. In questo quadro l’ingegnere della sicurezza ha un ruolo fondamentale perché è colui che porta in azienda quelle competenze che possono consentire una corretta valutazione del rischio”. Paolo Zangrillo, ministro della Pa, intervenendo con un videomessaggio sostiene che “la sicurezza sul lavoro non può essere considerato un semplice adempimento. In questo senso auspico lo sviluppo delle sinergie tra il Consiglio nazionale degli ingegneri e la Pa che ci consentano di prenderci cura delle nostre persone. Assistiamo a tanti drammatici momenti sui luoghi di lavoro. Il Governo è impegnato nella promozione di una maggiore cultura della sicurezza. Le innovazioni tecniche sono importanti ma poi servono le capacità e le competenze delle persone. Per questo siamo impegnati a migliorare i processi di formazione”. “I professionisti e gli ordini rappresentano una garanzia per i cittadini e le imprese, soprattutto per chi tra loro è più debole. Gli ingegneri che si occupano di sicurezza sono un punto di riferimento per la Pa e per questo diventa fondamentale un rapporto sinergico, anche per la funzione di stimolo che i professionisti possono rappresentare per la Pa”. A dirlo Emanuele Prisco, sottosegretario all’Interno. “La sicurezza è l’essenza degli ingegneri. Siamo qui per garantire la sicurezza dei cittadini. Sono tanti i professionisti e gli operatori che lavorano ogni giorno sulla prevenzione, sono l’anima di quella che in questa giornata abbiamo definito ‘l’infrastruttura invisibile del vivere civile’. Ma nelle emergenze sono sempre al fianco dei cittadini”, spiega Elio Masciovecchio, vicepresidente del Cni. “Per questa edizione della Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza - sottolinea Tiziana Petrillo, consigliera Cni con delega alla Sicurezza e alla Prevenzione incendi - abbiamo scelto un sottotitolo particolarmente significativo ‘infrastruttura invisibile del vivere civile’, perché la sicurezza è esattamente questo: un’infrastruttura, proprio come le strade, i ponti, le reti di comunicazione. E’ invisibile quando funziona bene, diventa drammaticamente visibile quando manca. E’ quell’insieme di regole, competenze, formazione, tecnologie, cultura condivisa che consente a una società di progredire in modo equilibrato, garantendo a ogni persona di tornare a casa sana e salva alla fine della propria giornata lavorativa”. “Oggi - ricorda - siamo riuniti qui a Roma, una città che ci ricorda una lezione fondamentale: il progresso non si costruisce per sostituzione, ma per stratificazione. Questa è la logica che deve guidare anche la nostra azione professionale: ogni intervento normativo, ogni innovazione tecnologica, ogni percorso formativo non deve azzerare ciò che funziona, ma aggiungervi valore. Stratificare significa costruire memoria condivisa, continuità di sapere, solidità di sistema. Significa che le competenze acquisite ieri sono il terreno fertile su cui innestare le innovazioni di domani, ogni livello di tutela raggiunto diventa base inamovibile per il livello successivo”. “Sono tre - continua - i concetti fondamentali che ricordiamo in ogni edizione della nostra Giornata. Il primo è la centralità della persona. Ogni scelta, ogni norma, ogni innovazione deve partire da lì: è la persona che dobbiamo proteggere, valorizzare, mettere al centro di ogni processo. Il secondo è la sicurezza come concetto dinamico. Non possiamo affrontarla con schemi fissi. La sicurezza deve stare al passo, evolversi, anticipare i rischi e adattarsi con flessibilità. Il terzo è la percezione del rischio. E’ lì che si gioca la vera partita. Se non c’è consapevolezza, se non si sviluppa la capacità di leggere i segnali, le norme restano sulla carta. La percezione del rischio è ciò che trasforma una regola in un comportamento concreto. Su questi tre pilastri – persona, evoluzione, consapevolezza – possiamo costruire un sistema della sicurezza davvero integrato, condiviso, vivo. La sicurezza non è un compito da delegare, ma una responsabilità condivisa. Oggi rinnoviamo l’impegno a far funzionare ogni giorno quell'infrastruttura invisibile che protegge vite, valorizza il lavoro e sostiene la crescita del Paese. Come Consiglio nazionale degli ingegneri continueremo a lavorare per norme chiare, formazione di qualità, competenze riconosciute e filiere responsabili”.
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Vino: la Calabria si racconta a Roma, un anno di successi e un 2026 di nuova promozione
(Adnkronos) - L’eccellenza del vino calabrese torna protagonista a Roma per continuare a raccontare il patrimonio enologico della Regione e definire le prossime tappe del percorso di valorizzazione che proseguirà nel 2026. Sempre con il claim 'Calabria Straordinaria' come filo conduttore, la Regione punta a rafforzare la presenza e la percezione delle etichette calabresi sui principali mercati italiani ed europei e lo fa partendo dalla Capitale, uno dei contesti più dinamici, dove l’interesse verso i vini della Calabria continua a crescere, trovando un pubblico sempre più attento e coinvolto. Infatti, il 2026 firmato Calabria si aprirà con un evento dedicato al mondo del trade e agli appassionati capitolini, con una degustazione che vedrà schierata una selezione di alcune delle più importanti etichette regionali. Dopo un anno ricco di successi e riconoscimenti, che ha visto la Calabria conquistare i principali palcoscenici del settore, da Vinitaly al Merano WineFestival passando per Roma con Vinòforum e per Napoli con VitignoItalia, fino oltre confine con il ProWein e Wine Paris, il 2026 si preannuncia altrettanto interessante per il comparto vitivinicolo calabrese. La Regione Calabria non solo rinnova la sua presenza negli appuntamenti già consolidati, ma mira a rafforzare un’immagine unitaria e riconoscibile della propria produzione. “Il nostro obiettivo - ha sottolineato Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria - è dare continuità a una narrazione solida e coerente con le nostre tradizioni vitivinicole, espressione autentica del territorio e della nostra identità regionale. Vogliamo che la nostra regione sia sempre più apprezzata tanto per la qualità dei vini quanto per la forza delle sue radici e la modernità delle nostre visioni che rappresentano il motore per il futuro. Roma rappresenta un punto di partenza strategico ma il nostro impegno guarda anche oltre i confini italiani e trova nei mercati internazionali uno stimolante approdo”. Non a caso, il 2026 vedrà confermata la partecipazione al ProWein, ormai da anni tappa imprescindibile, a sottolineare la crescente sintonia con il mercato tedesco, complice anche una ristorazione di livello che trova nelle etichette calabresi qualità e unicità. La presenza in Germania rappresenta solo una tappa di un ciclo di appuntamenti e iniziative destinato ad accompagnare la Regione Calabria per tutto l’arco del 2026. Verrà ampliato lo spazio nell’ambito di Wine Paris, a dimostrazione di come la promozione dei vini di questa splendida terra debba necessariamente passare per i mercati più importanti. Nutritissimo il calendario di appuntamenti che caratterizzeranno l’agenda calabrese nelle giornate di Vinitaly, tra degustazioni, focus e face to face con giornalisti italiani e internazionali. E si consolida ulteriormente la liaison con la manifestazione scaligera, con la terza edizione di Vinitaly and the City che si terrà a Sibari alla fine di luglio. “Se è vero che è importante portare i nostri vini in giro per l’Italia e per il mondo - ha ribadito l’assessore Gallo - risulta fondamentale accogliere i principali player del vino nella nostra bellissima regione. Perché solo attraversando la conoscenza dei nostri territori, lasciandosi travolgere dalla bellezza dei luoghi in cui i nostri vini nascono, si può capire fino in fondo cosa significa realmente la viticoltura calabrese”. E in tal senso vanno viste le diverse attività che si svolgeranno nella regione, oltre quelle già descritte. Sarà infatti il comune di Cirò il teatro del Merano WineFestival che, dal 6 all’8 giugno 2026, tornerà in Calabria per scoprire da vicino i luoghi, i vitigni e le persone che custodiscono l’unicità di questo straordinario patrimonio enologico. Sempre Cirò ospiterà a fine marzo la Sessione Rosè del Concours Mondial de Bruxelles, con decine di operatori del settore provenienti da ogni parte del mondo a conferma di una partnership ormai storica con il CMdB. Un’attenzione all’incoming confermata anche dal fatto che sono in fase di definizione dei press tour che consentiranno alla stampa di settore, italiana e internazionale, di vivere delle esperienze uniche in quella che sempre più viene percepita come 'Calabria Straordinaria'.
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Medici ambiente, 'da cervello a placenta microplastiche ovunque nel nostro corpo
(Adnkronos) - Polmoni, fegato, reni, cuore, cervello, sistema riproduttivo maschile e femminile (testicoli, ovaie), placenta, sangue, latte materno. Le microplastiche sono state ritrovate anche in questi organi, tessuti e fluidi del nostro organismo, come testimoniano diversi studi ricordati da Maria Grazia Petronio, vicepresidente dei medici per l'ambiente Isde Italia e coordinatrice della Campagna nazionale di prevenzione dei rischi da plastica, che ha approfondito il tema anche al congresso Isde Italia chiuso ieri a Sansepolcro (Arezzo). Petronio traccia un quadro preoccupante dell'emergenza inquinamento da plastica: dalla crescita esponenziale della produzione alla presenza ubiquitaria di micro e nanoplastiche nell'aria, nell'acqua, nei cibi e negli ambienti domestici. "Queste particelle - spiega all'Adnkronos Salute - hanno la capacità di penetrare nell'organismo sia attraverso l'ingestione di alimenti contaminati, sia attraverso la respirazione (in particolare per quanto riguarda le fibre liberate dai tessuti o dal consumo degli pneumatici) e anche attraverso la cute (cosmetici, scrub, dentifrici)". Una volta entrate nel nostro corpo, "queste particelle hanno la capacità di liberare le sostanze chimiche di cui sono composte. Molte delle quali tossiche, interferenti endocrini. E quindi sono capaci di 'disturbare' tutte le fasi più delicate della vita: dalla riproduzione allo sviluppo fetale, dalla gravidanza e all'adolescenza". La plastica, continua l'esperta, "è un complesso cocktail chimico di cui spesso non si conosce la composizione. Ogni polimero può infatti contenere vari additivi come plasticizzanti, ritardanti di fiamma, stabilizzanti, coloranti oltre a residui di produzione. In più la nanoplastica può trasportare all'interno dell'organismo anche sostanze chimiche pericolose presenti nell'ambiente compresi, antibiotici e microrganismi". "Oggi bambini sono esposti alla plastica, in maniera costante e invisibile, sin dai primi giorni di vita. E questo è un problema serio, in particolare in un organismo ancora non sviluppato. Per esempio: è stato dimostrato che l'esposizione agli ftalati e ai bisfenoli può alterare lo sviluppo neurologico con impatto anche sul quoziente intellettivo", evidenzia Petronio illustrando le iniziative della campagna nazionale Isde contro la plastica. Un lavoro capillare e multidisciplinare, con interventi nelle scuole primarie e materiali informativi per gestanti, pediatri e famiglie. E ancora: il progetto 'Spesa sballata' per ridurre gli imballaggi; formazione dei professionisti sanitari; collaborazione con il Coni per eventi plastic-free ('La plastica non fa sport'); iniziative territoriali di educazione ambientale; supporto normativo alle amministrazioni locali. "Ridurre l'esposizione è possibile, ma servono scelte politiche chiare e un cambiamento culturale collettivo", precisa la vicepresidente di Isde Italia. "La plastica è il simbolo della crisi ecologica: visibile e invisibile, utile e tossica. E' tempo di affrontarla con la stessa urgenza con cui affrontiamo una pandemia", conclude.
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