Schillaci: "50% over 65 vaccinati, in linea con lo scorso anno"
(Adnkronos) - "Ad oggi la copertura vaccinale degli over 65 contro l'influenza è al 50%, il linea con quella dello scorso anno". Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci durante la presentazione, oggi al ministero della Salute, dello spot con Carlo Conti dedicato proprio alla vaccinazione. Insieme al ministro anche Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione del ministero, che è entrata nel merito dei dati della copertura vaccinale antinfluenzale 2025-2026. "In Italia non siamo messi benissimo in termini di copertura vaccinale antinfluenzale rispetto ai parametri che andrebbero rispettati - ha sottolineato - Ad oggi siamo intorno al 49,6% degli over 65, e per la fascia 60-64 siamo al 20%". "Lo scorso anno - ha ricordato - abbiamo somministrato circa 11 milioni di dosi con una copertura media totale della popolazione del 19%, quest'anno il virus ha anticipato e l'incidenza è stata più alta. A fine novembre sono stati somministrati 8 milioni di vaccini, 5 milioni a over 65. L'83% dei vaccini antinfluenzali delle Regioni sono stati usati".
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Influenza, al via spot Tv con Carlo Conti: "Io vaccinato, spero lo facciano in tanti"
(Adnkronos) - Al via sulla Rai la campagna di informazione sulle vaccinazioni antinfluenzali con lo spot che ha come testimonial Carlo Conti. La presentazione oggi a Roma al ministero della Salute, da parte del ministro Orazio Schillaci e di Carlo Conti a cui è stata consegnata la targa di ambasciatore della Salute. "Sono felice di aver contribuito - ha detto Conti - Avendo superato da poco, ripeto da poco, i 60 anni, mi sono sentito leggermente coinvolto", ha sorriso il conduttore. "E' una cosa estremamente importante - ha aggiunto - se la mia faccia aiuterà a vaccinare soprattutto i fragili. Io mi sono vaccinato e spero che lo spot sia uno stimolo". Il ministro Schillaci ha ribadito che "la campagna è importante e ringrazio Carlo Conti e la Rai. E' sempre stato disponibile anche per la campagna sul caldo. Stiamo sul pezzo ed è importante vaccinarsi", anche a dicembre. "Anche quest'anno vogliamo mandare un messaggio forte sull'importanza della vaccinazione contro l'influenza soprattutto per le categorie più a rischio, gli anziani e le persone fragili. La vaccinazione antinfluenzale è un importante strumento di sanità pubblica, aiuta a proteggersi in previsione del picco di influenza che è atteso nel periodo natalizio. Dall'inizio della sorveglianza, ossia da ottobre a oggi, ci sono stati già 2 milioni di casi di infezioni respiratorie acute, e c'è un lieve aumento di incidenza proprio in quest'ultima settimana", ha evidenziato Schillaci. "Le Regioni già dai primi di ottobre hanno avviato la somministrazione del vaccino antinfluenzale. Lo ricordo: è una somministrazione gratuita e offerta attivamente alle fasce di popolazione per le quali è raccomandato, gli over 60, bambini, donne in gravidanza per citarne alcune", ha aggiunto il ministro. "Lo spot lo abbiamo realizzato insieme al Dipartimento dell'Informazione e dell'Editoria della Presidenza del Consiglio e sarà trasmesso a partire da oggi sulle reti televisive e radiofoniche della Rai. Allo spot - ha ribadito Schillaci - si aggiungono le altre iniziative per promuovere la vaccinazione antinfluenzale anche con i canali social. La comunicazione ai cittadini è fondamentale e per questo l'estate scorsa proprio con la Rai abbiamo firmato un protocollo per dedicare appositi spazi alla promozione della salute, con particolare attenzione alle tematiche legate alla prevenzione, dai corretti stili di vita alla partecipazione agli screening fino alle vaccinazioni, penso anche al Papillomavirus su cui dobbiamo informare ancora di più i giovani. Si tratta di una sinergia di 'servizio pubblico' - ha concluso - che in questi mesi ha visto la collaborazione di esperti e di rappresentanti del ministero nell'ambito degli approfondimenti sulla salute nei programmi day time".
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Loiero: "Rapporto Osservatorio 4.Manager base conoscenza filiere"
(Adnkronos) - “Leggeremo il rapporto annuale dell’Osservatorio 4.Manager nel dettaglio perché è un documento complesso, con molte risultanze, molte analisi di causalità statistica, molte mappature del nostro sistema industriale, come sapete costituito soprattutto da piccole e medie imprese. E' prezioso perché rappresenta un'ottima base di conoscenza, soprattutto delle interrelazioni complesse all'interno delle filiere. Vengono analizzate le interrelazioni nell'ambito della filiera per implementare politiche pubbliche e, soprattutto, politiche industriali”. Lo ha dichiarato Renato Loiero, consigliere per le politiche di bilancio del Presidente del Consiglio dei ministri, oggi a Roma in occasione della presentazione del nuovo rapporto dell’Osservatorio 4.Manager intitolato 'Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata'. “Si tratta - prosegue Loiero - di traguardare uno dei requisiti che dovrebbero caratterizzare le politiche pubbliche nel settore dell'industria, cioè la selettività: cercare di compendiare il rigore dei conti pubblici e lo sviluppo, indirizzando le risorse pubbliche, che sono per natura limitate, verso quegli ambiti produttivi che hanno una maggiore dinamica del valore aggiunto quelle che sarebbero più meritevoli di ricevere contributo o sostegno istituzionale”. Loiero ha concluso ricordando l’importanza del rapporto anche per le altre amministrazioni coinvolte nel disegno delle politiche industriali: “Serve alle varie altre istituzioni, al netto di quelle che hanno contribuito alla sua realizzazione, in particolare l’Istat, anche a fare valutazione delle politiche pubbliche ex ante ed ex post”.
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Cuzzilla (4.Manager): "Le imprese possono farcela se stanno in filiera"
(Adnkronos) - "Quello che emerge dal settimo rapporto è che le imprese ce la possono fare, specialmente le piccole imprese, se stanno in filiera. Non è solo un discorso di catena produttiva, ma è una circolazione di dati, mettere in comune delle competenze, lavorare insieme sulla conoscenza aumentata". Lo ha dichiarato Stefano Cuzzilla, presidente di 4.Manager, intervenuto oggi a Roma alla presentazione del settimo rapporto dell’Osservatorio 4.Manager, 'Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata'. Cuzzilla ha evidenziato come l’evoluzione digitale renda necessario un investimento deciso sulle competenze manageriali e sull’innovazione delle piccole e medie imprese. "Per affrontare questa nuova era digitale - prosegue - servono anche delle competenze, perciò un lavoro importante su un reskilling di manager, un lavoro sulle piccole e medie imprese italiane che devono avere il supporto, ma nello stesso tempo devono stare più in rete perché ancora hanno paura di affrontare l'intelligenza artificiale che, invece, deve essere vista come una risorsa". Il presidente di 4.Manager ha richiamato la necessità di valorizzare il patrimonio di conoscenza del sistema produttivo italiano, mettendo in relazione imprese di dimensioni diverse: "Dobbiamo mettere a fattore comune tutti i nostri vantaggi, tutto il nostro sapere, la conoscenza che è la nostra forza: non solo dei prodotti, ma anche della gestione del dato. Dobbiamo costruire un dialogo sulla fornitura e sulle competenze per affrontare le sfide esterne perché il mondo fuori dall'Europa è sempre più competitivo. Tutto questo va fatto in un’ottica di sistema, perché dopo una crisi pandemica, una crisi energetica e una crisi bellica, un’impresa da sola, anche se forte, non ce la può fare ad affrontare le sfide future".
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Mattarella (Invitalia): "Rafforzare le filiere significa rafforzare l’Italia"
(Adnkronos) - "In un’economia globale sempre più complessa e interdipendente, rafforzare le filiere significa rafforzare l’Italia, aumentare la creazione di valore aggiunto, sostenere l’export, creare nuove competenze, accelerare la transizione tecnologica e ambientale. Filiera oggi non significa più soltanto un insieme di imprese che operano nello stesso settore ma è espressione di ecosistemi vivi, reti di competenze, relazioni e innovazione". A dirlo oggi l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, intervenendo alla presentazione del rapporto dell’Osservatorio 4.Manager, 'Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata. "E proprio in questi ecosistemi - spiega - si gioca la capacità dell’Italia di generare valore aggiunto, export, occupazione qualificata e crescita duratura. In questo contesto, Invitalia è diventata un attore chiave. Nell’ultimo anno abbiamo sostenuto come Gruppo più di 63.000 progetti d’impresa, attivando 17,4 miliardi di investimenti e concedendo quasi 6 miliardi di agevolazioni. Ma al di là dei numeri, ciò che conta è la portata più ampia che questi interventi sviluppano non solo a vantaggio del singolo beneficiario ma a favore dell’intero sistema Paese". "E' così - afferma - che un investimento diventa politica industriale. Invitalia contribuisce a costruire le condizioni abilitanti per lo sviluppo delle filiere, infrastrutture materiali, digitali, sociali e culturali che connettono imprese, comunità e territori, mettendo a disposizione strumenti finanziari, competenze, capacità progettuale e relazioni, ma soprattutto un solido sistema di governance".
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Osservatorio 4.Manager: "Italia delle filiere vale 2.600 miliardi, competitività si misura anche su conoscenza"
(Adnkronos) - L’Italia delle filiere vale 2.600 miliardi di euro, quasi 500 miliardi di export e oltre 17 milioni di occupati. Ma il nuovo rapporto dell’Osservatorio 4.Manager, 'Le filiere produttive nell’era della conoscenza aumentata', mostra che la competitività non si misura più solo in produzione: oggi si misura nella capacità di generare, trasferire e proteggere conoscenza lungo le catene del valore. “Il nostro sistema produttivo - afferma Stefano Cuzzilla, presidente di 4.Manager - ha gli asset per abitare il futuro: creatività, tecnologia, filiere che generano valore. Ma nella quinta rivoluzione industriale la competitività cresce solo se questi asset si parlano. Quando saperi e competenze circolano, il sistema diventa generativo, non estrattivo: entra uno e può uscire mille. È la logica dell’impresa 5.0: dobbiamo rafforzare le leve che la alimentano, dalle politiche di filiera alla cultura d’impresa, dalle piattaforme condivise a una leadership capace di integrare persone e tecnologie. In questo modo l’Ai diventa un vero moltiplicatore di crescita e posiziona il nostro Paese tra i protagonisti della competizione globale nella nuova economia della conoscenza”. Il Rapporto lo dice chiaramente: la cultura di filiera non è un lascito del passato, è la strategia d’adattamento al futuro in cui le imprese capofila sono gli hub strategici del sistema: definiscono la direzione, diffondono standard, accelerano l’innovazione e innalzano la qualità dell’intera catena del valore. Questi sistemi produttivi non sono più catene lineari, ma ecosistemi cognitivi. A questa lettura qualitativa si affianca un’analisi economica che ne misura la portata reale. Le filiere ad elevata rilevanza sistemica individuate da Istat - dall’Agroalimentare all’Energia, dalla Farmaceutica all’Abbigliamento, dalla Meccanica all’Ict - generano oltre il 56% del valore aggiunto nazionale e il 67% dell’export, mostrando come la forza dell’Italia risieda nella capacità di integrare produzione, mercati internazionali e conoscenza. Nei comparti a maggiore intensità cognitiva la produttività per addetto varia dai 269.000 euro della Chimica, ai 137.000 euro della Metallurgica. Questi ambiti rappresentano oggi una componente essenziale dell’economia nazionale, contribuendo in modo determinante alla capacità di crescita del sistema produttivo. Per sostenere questo modello di sviluppo, il Rapporto individua i fronti strategici su cui l’Italia è chiamata a progredire, mostrano margini di miglioramento rilevanti- -Digitale. Il processo di trasformazione digitale è in corso, ma presenta livelli di adozione ancora contenuti. L’8,2% delle imprese utilizza l’Ai integrata nei propri processi produttivi (Ue 13,5%) e il 45,8% della popolazione possiede competenze digitali di base (Ue 55,6%). I servizi pubblici digitali per le imprese si collocano su valori prossimi alla media europea (80,9% contro 86,2%). -Etica, Governance dell’AI e Cybersicurezza. Resta cruciale anche il tema della governance dell’Ai, strettamente legato alla cybersicurezza come componente essenziale dei sistemi produttivi avanzati. Quasi un’impresa su quattro segnala che gli aspetti etici rappresentano un ostacolo all’adozione dell’Ai, in particolare per la necessità di definire standard su protezione dei dati, trasparenza algoritmica e responsabilità nelle decisioni automatizzate. A questo si aggiunge la crescente attenzione alla sicurezza informatica: filiere più digitalizzate richiedono infrastrutture resilienti e capacità di prevenire attacchi che possono compromettere flussi informativi strategici. -Capitale manageriale e competenze: i manager del futuro come orchestratori della conoscenza. Il tema delle competenze e del capitale manageriale rappresenta uno snodo decisivo per la competitività dei sistemi produttivi. Il disallineamento tra domanda e offerta di profili qualificati è evidente soprattutto nelle posizioni ad alta complessità: nel 2024 quasi il 10% delle nuove assunzioni dirigenziali riguarda i Supply Chain Manager - profili che combinano competenze manageriali e specializzazioni in Ict, dati e sostenibilità – ma oltre il 50% delle imprese segnala difficoltà nel reperirli. A questo si aggiungono squilibri strutturali: oltre il 40% dei dirigenti ha più di 55 anni e solo il 22% è donna, fattori che limitano l’ingresso di nuove professionalità nei ruoli apicali. La fotografia del tasso di managerialità - che misura la presenza e l’intensità dell’azione dei dirigenti nelle filiere - conferma quanto il capitale manageriale sia un moltiplicatore competitivo. Le filiere ad alta intensità cognitiva, come Chimica (274), Ict (238) e Farmaceutica (231), registrano i valori più elevati, mentre Turismo (24), Logistica e Costruzioni (57) evidenziano una capacità più limitata di attivare innovazione e crescita. In questo scenario emerge con chiarezza il profilo del manager del futuro, destinato a diventare un vero orchestratore della conoscenza: non un semplice specialista verticale, ma una figura capace di leggere i cambiamenti, connettere competenze eterogenee e trasformare dati, tecnologie e saperi in direzione strategica. Per Stefano Cuzzilla, “sostenere l’evoluzione del Made in Italy significa affrontare una nuova fase competitiva che richiede una vera cultura di filiera, politiche industriali innovative di Sistema e un dialogo istituzionale più solido". "Una direzione pienamente coerente con la mission di 4.Manager, che punta a diffondere cultura d’impresa e a rafforzare le competenze necessarie a far crescere le filiere come ecosistemi integrati”, sottolinea. Su questa visione si articolano le tre direzioni operative fondamentali per i prossimi anni. Primo asse, infrastrutture della conoscenza: servono piattaforme di dati condivisi, standard comuni, un Osservatorio permanente sulle filiere del Made in Italy e strumenti di skills intelligence per aiutare le imprese a identificare rapidamente le competenze manageriali di cui hanno bisogno. Secondo asse, trasformazione digitale delle imprese: è necessario accelerare la digitalizzazione delle pmi, integrarle nelle reti delle grandi imprese capofila e sostenerle nell’adozione dell’intelligenza artificiale lungo tutti i passaggi delle filiere produttive. Terzo asse, capitale manageriale: il Paese deve investire sui manager del futuro attraverso Academy, percorsi di upskilling e reskilling, esperienze in filiere diverse e programmi di mentorship che favoriscano ricambio generazionale e diffusione delle competenze chiave. "Parlare oggi di filiere nell’era della Conoscenza Aumentata - dichiara Giuseppe Torre, responsabile scientifico dell’Osservatorio 4.Manager - significa riconoscere che questi sofisticati ecosistemi produttivi non sono più semplicemente 'trasformatori di materia', ma ecosistemi cognitivi che trasformano i saperi in 'saper fare' e il 'saper fare' in prodotti e servizi di elevatissimo valore. Se osserviamo le filiere da questa prospettiva, allora la politica industriale deve spostare il baricentro: non solo incentivi agli investimenti materiali, ma costruzione di data space di filiera, rafforzamento delle competenze dei leader e valorizzazione dei settori ad alta intensità di conoscenza".
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Disabilità, Sin: "32 mln italiani con malattie neurologiche, assistenza sia uguale per tutti"
(Adnkronos) - Le malattie neurologiche rappresentano oggi la prima causa di disabilità in Italia. Ogni anno oltre 32 milioni di persone convivono con un disturbo neurologico: dal mal di testa cronico alle patologie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, emicrania severa e ictus. Quest'ultimo, in particolare, continua a essere una delle condizioni neurologiche più impattanti sul piano sociale: colpisce tra le 100.000 e le 120.000 persone ogni anno e costituisce la prima causa di disabilità nell'adulto, con ripercussioni profonde sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. Lo spiega la Società italiana di neurologia (Sin) nella Giornata internazionale delle persone con disabilità. Una ricorrenza che rappresenta per la Sin "un'occasione per riflettere non solo sul carico clinico, ma sul valore dell'inclusione e dell'autonomia. Le patologie neurologiche - ricorda la società scientifica in una nota - possono compromettere il movimento, il linguaggio, la memoria e le funzioni cognitive, rendendo complesso il ritorno alla quotidianità e alla piena partecipazione sociale. E' una sfida che richiede risposte coordinate, continuative e multidisciplinari". "Accanto alla fase acuta della malattia - sottolineano i neurologi - rimane cruciale l'accesso a percorsi riabilitativi e assistenziali omogenei sul territorio nazionale. Persistono invece disparità territoriali che incidono sulle possibilità di recupero: non tutti i pazienti possono, infatti, usufruire degli stessi servizi di riabilitazione intensiva o dell'assistenza domiciliare necessaria per riacquisire autonomia. Il tema dell'inclusione, per le persone colpite da condizioni neurologiche, è parte integrante della terapia: significa poter tornare a lavorare, studiare, muoversi, comunicare e ricostruire la propria vita". "Su questo aspetto - rimarca la Sin - risuonano con forza le riflessioni di chi si confronta quotidianamente con le conseguenze dell'ictus sottolineando che la disabilità non deve mai significare esclusione. Ogni anno migliaia di persone si trovano ad affrontare difficoltà motorie, cognitive o di linguaggio che richiedono sostegno concreto, continuità assistenziale e una comunità capace di accompagnare la persona nel percorso di recupero. L'inclusione diventa, quindi, parte della cura: è ciò che permette di tornare a vivere nonostante le limitazioni. Questa visione riflette la necessità di un sistema sanitario in grado di garantire pari opportunità, percorsi riabilitativi appropriati e politiche realmente orientate al miglioramento della qualità della vita". "La disabilità neurologica non è un destino immutabile, ma una condizione che può essere prevenuta o mitigata attraverso diagnosi tempestive, trattamenti efficaci e un'assistenza continua. La Sin ribadisce il proprio impegno a favore di una neurologia moderna, capace di accompagnare i pazienti nel loro percorso di cura e di sostenere la loro piena partecipazione sociale", afferma Mario Zappia, presidente Sin. La Società italiana di neurologia - conclude la nota - invita le istituzioni a rafforzare la rete neurologica nazionale, investendo nella prevenzione, nella riabilitazione, nei servizi territoriali e nell'accesso equo alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche. E' necessario colmare le disuguaglianze regionali e garantire percorsi strutturati che accompagnino il paziente dalla fase acuta al rientro nella vita quotidiana. La Sin evidenzia inoltre che la disabilità di origine neurologica è una questione sociale collettiva: "Costruire un sistema più inclusivo e accessibile significa riconoscere la dignità, il valore e il potenziale delle persone che convivono con condizioni neurologiche, e assicurare loro l'opportunità di continuare a contribuire pienamente alla comunità".
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Per Gen Z l'ufficio diventa hub di benessere, driver di collaborazione e inclusività
(Adnkronos) - Cbre, leader globale nei servizi e nella consulenza in commercial real estate, annuncia i risultati della nuova ‘Beyond space Italy office workers survey 2025’, realizzata in collaborazione con l’istituto AstraRicerche. L'indagine è stata condotta su un campione di oltre mille lavoratori in tutto il territorio nazionale che utilizzano l'ufficio almeno tre giorni a settimana, garantendo così una prospettiva concreta sull'uso degli spazi lavorativi. I dati delineano una trasformazione radicale degli spazi di lavoro: da centro di costo a leva strategica fondamentale per attrarre talenti, definire l'identità di brand e guidare le performance di business. “La nostra analisi - commenta Giulia Ghiani, head of research Italy di Cbre - non è solo una fotografia del presente, ma una bussola per il futuro del real estate. Abbiamo individuato una chiara evoluzione delle aspettative, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che impongono un ripensamento sia degli spazi fisici che dell'intero ecosistema lavorativo. Comprendere queste dinamiche è cruciale per creare ambienti che siano veramente abilitanti per le persone e strategici per il business”. La vera rivoluzione arriva dalle ‘new people’, i talenti della Gen Z, che stanno suggerendo nuove regole dell'ufficio. Per loro, lo spazio di lavoro è ‘qualcosa di più’ di una semplice postazione. Dalla survey emerge che l'aspetto più importante dell'ufficio per il 26% della Gen Z è la capacità di ‘promuovere benessere e socialità’, una percentuale nettamente superiore a quella dei Millennial (18%) e della Gen X (16%). La socialità non è più vista come una pausa dal lavoro, ma come un vero e proprio strumento in grado di migliorare produttività e benessere: per la Gen Z contribuisce in primis a "migliorare la collaborazione con i colleghi" (43%) e a ‘sentirsi parte di una comunità’ (38% rispetto al 25% del campione totale). Nella scelta di un'opportunità di lavoro, le priorità di questa generazione sono il benessere fisico e mentale (44%) e l'equità nella partecipazione (32%). Questa nuova domanda di spazi esperienziali si scontra con un mercato caratterizzato da una forte polarizzazione. La domanda di uffici di Grado A nei central business district (cbd) ha portato i tassi di disponibilità (vacancy) per questi immobili a livelli minimi: lo 0,90% dello stock Uffici a Milano e lo 0,62% a Roma. Questa scarsità di prodotto ha spinto i canoni prime a nuovi record, toccando i 760 euro/mq/anno a Milano, il secondo canone di locazione più alto in Europa. La soluzione emerge dai dati sui lavoratori: la centralità non è una condizione indispensabile. Oggi, infatti, la maggioranza dei lavoratori (44%) preferirebbe un ufficio in zone semicentrali, a patto che siano garantiti una buona offerta di servizi di prossimità (ristorazione e attività commerciali) e un buon equilibrio di accessibilità con mobilità dolce, mezzi pubblici e trasporto privati. (segue) L'ufficio del futuro deve saper bilanciare due esigenze apparentemente opposte: massima produttività e massimo benessere. Da un lato, i lavoratori chiedono performance: l'89% ritiene fondamentale un ambiente progettato per massimizzare la produttività (scrivanie regolabili, possibilità di utilizzare più schermi) e l'85% chiede aree silenziose (quiet room) per la concentrazione. Dall'altro lato, il benessere passa dalla convivialità: l'89% dei lavoratori ritiene fondamentali o importanti gli spazi per il pranzo/aree comuni e l'87% la sala caffè/cucina attrezzata. L'azienda, in questo contesto, diventa un abilitatore di socialità: per il 50% delle persone, le semplici pause caffè informali sono l'attività più efficace per migliorare la socialità, seguite dai pranzi condivisi (36%), spazi relax più accoglienti (35%) ed eventi aziendali informali (34%). “Questi dati - spiega Fabio Mantegazza, head of leasing Italy di Cbre - confermano che la strategia localizzativa e il design degli spazi sono diventati critici per le performance aziendali. Oggi le aziende non possono più limitarsi a progettare uffici, ma è il momento di creare vere e proprie esperienze. L'immobile rappresenta il primo biglietto da visita della cultura aziendale e il suo successo si misura sempre di più in termini di engagement e benessere delle persone, non solo in metri quadri. Queste evidenze non possono essere ignorate delle aziende ed è importante trasformare queste sfide in opportunità strategiche”. Beyond space Italy office workers survey 2025 conferma, dunque, il ruolo cruciale dell'ufficio come adaptive space strategico. Per la Gen Z è un luogo di community e appartenenza, mentre per i leader aziendali è l'asset chiave per attrarre talenti e garantire crescita. La strategia vincente, quindi, risiede nell'equilibrio tra sostenibilità, flessibilità e socialità.
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Libri: l'Artico nuova frontiera in 'La legge del Nord' di Mary Thompson-Jones
(Adnkronos) - In uno scenario mondiale in continuo movimento, tra sempre più guerre e instabilità, c'è un nuovo scenario in cui si 'gioca' sempre più il potere economico globale. Un luogo da secoli 'immobile' ma che ora potrebbe diventare un crocevia decisivo nello scontro tra potenze mondiali. A 'raccontarlo' arriva, edito in Italia da Luiss University Press, 'La legge del nord. La conquista dell'Artico e il nuovo dominio mondiale' di Mary Thompson-Jones. Il rapido scioglimento dei ghiacci artici sta riscrivendo la geografia del potere globale e il Polo nord quindi non è più un margine bianco sulle mappe: là dove per secoli ha regnato appunto l’immobilità, oggi pulsa il cuore instabile della politica mondiale. Il Nord raccontato da Mary Thompson-Jones non è più quello remoto e impenetrabile dei romanzi d’avventura, ma la nuova frontiera della geopolitica contemporanea: una scacchiera dove si intrecciano rotte commerciali, ambizioni militari e crisi climatica. Il disgelo impone una diversa geografia del pianeta, apre passaggi tra continenti e porta alla luce giacimenti di gas e terre rare. Russia, Cina e Stati Uniti si contendono il controllo delle nuove vie marittime e degli avamposti strategici – dalla Penisola di Kola alla Groenlandia, fino alla Norvegia, alla Finlandia e ai Paesi Baltici – sempre più centrali nella contesa tra Nato e alleanza russo-cinese. Qui si combatte una guerra silenziosa, fatta di sottomarini, satelliti, poli scientifici e navi rompighiaccio, in un contesto di giurisdizioni che si spostano alla deriva come iceberg. Il confine tra cooperazione e conflitto è più sottile del ghiaccio che si frantuma. Thompson-Jones va oltre la cronaca: intreccia mito e realtà, rievocando le esplorazioni del Passaggio a Nord-Ovest, la resilienza del popolo Sámi e le mappe che trasformarono il Polo in un sogno di potere e di purezza. In un fragile equilibrio tra sicurezza, diplomazia e giustizia climatica, La legge del Nord mostra come, tra i ghiacci che si ritirano, si stia decidendo il vero futuro del dominio mondiale. Mary Thompson-Jones è tra le massime esperte mondiali di sicurezza nazionale, con esperienza nel campo della marina militare e della geopolitica delle rotte oceaniche. Già foreign service officer, ha ricevuto incarichi diplomatici in Canada, Guatemala e Spagna. Professoressa in Sicurezza nazionale presso l’U.S. Naval War College, è autrice di To the Secretary (2016). La legge del Nord è il suo primo libro tradotto in italiano.
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Alexa nel 2025, le domande più fatte dagli Italiani
(Adnkronos) - I dati rilasciati da Amazon relativi all'utilizzo di Alexa nel 2025 restituiscono una fotografia sociologica dell'Italia divisa tra grandi interrogativi esistenziali e necessità pragmatiche. L'assistente vocale, presenza ormai consolidata nelle abitazioni, ha funto da collettore per una varietà di richieste che spaziano dalla scienza alla cucina. Se da un lato l'utenza ha mostrato interesse per le misurazioni del cosmo e della società, domandando la distanza della Luna o la popolazione mondiale, dall'altro non ha esitato a delegare all'intelligenza artificiale la gestione delle basi domestiche, come i tempi di cottura di un uovo sodo. In questo scenario eterogeneo si inserisce anche l'attualità economica, con una frequente richiesta di quotazioni in tempo reale sul valore del Bitcoin, segnale di un interesse diffuso per gli asset digitali che convive con le tradizioni più classiche, come la ricerca della dimora di Babbo Natale. Il mondo dello spettacolo e le sue dinamiche rimangono un motore primario di interazione vocale. L'analisi delle query rivela una curiosità quasi voyeuristica per i dettagli fisici ed economici dei personaggi pubblici. La conduzione del Festival di Sanremo ha spinto molti utenti a informarsi sull'altezza di Carlo Conti, mentre le cronache rosa internazionali, in particolare il matrimonio di Jeff Bezos celebrato in Italia, hanno generato un picco di domande sulla consorte del fondatore di Amazon. Parallelamente, le finanze dei grandi magnati tecnologici continuano a destare stupore, con il patrimonio netto di Elon Musk tra gli argomenti più dibattuti. Non mancano i ritorni di fiamma per volti storici dello spettacolo italiano: il rientro sulle scene di Marcella Bella e la popolarità di figure come Michelle Hunziker confermano un attaccamento del pubblico ai nomi consolidati della televisione e della musica leggera. Sul fronte dell'intrattenimento audio, le preferenze degli italiani nel 2025 hanno premiato le novità discografiche e i formati di opinione. Olly si è imposto come l'artista più ascoltato attraverso i dispositivi Echo, mentre il brano Cuoricini dei Coma Cose ha dominato le richieste, confermandosi come il tormentone dell'anno. Per quanto riguarda la fruizione dei podcast, si consolida il successo di format che mescolano attualità e toni accesi: La Zanzara guida la classifica, dimostrando come il dibattito senza filtri rimanga una delle forme di compagnia preferite dall'utenza domestica, affiancata da produzioni focalizzate sulla cronaca nera e sulla storia. Lo sport chiude il cerchio delle tematiche più popolari, con il calcio che mantiene saldamente la propria egemonia sulle altre discipline, seguito a distanza da Formula 1 e tennis. Le interrogazioni vocali riflettono le passioni del tifo tradizionale, concentrandosi sulle principali squadre di Serie A come Inter e Juventus, ma evidenziano anche un fenomeno legato al culto della personalità. Nonostante il trascorrere delle stagioni, l'attenzione per le singole icone calcistiche supera spesso quella per i club: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi restano in cima ai pensieri degli sportivi italiani, catalizzando un numero di richieste superiore a quello delle nuove leve del panorama calcistico internazionale.
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