Lo sfogo dell'internista: "Siamo rimasti gli unici a rispettare la Costituzione"

(Adnkronos) - "In questo Paese noi medici di medicina interna siamo rimasti gli unici a rispettare l'articolo 32 della Costituzione", quello che dice che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti", il principio che fa del "rispetto della persona umana" il faro guida dell'assistenza sanitaria. Comincia così la lettera aperta di Antonino Mazzone, direttore del Dipartimento medico dell'Asst Ovest Milanese, che prende spunto dal caso dell'Irccs San Raffaele di Milano - sintomo esploso di un'antica malattia che peggiora senza trovare cure ("negli ospedali non ci sono più gli infermieri") - per lanciare un duro monito alla politica: "Vogliamo diventare come l'America che cura solo chi paga e lascia gli altri sul marciapiede?", chiede l'internista nello sfogo di chi non si rassegna alla "sanità come profitto".  All'ospedale di Legnano "dirigo un grande reparto di Medicina interna - scrive Mazzone - e mi veniva in mente l'articolo 32 della Costituzione ascoltando i miei bravi e giovani medici durante il briefing del mattino, mentre mi informavano dei pazienti che erano stati ricoverati dal Pronto soccorso. Nei reparti di medicina ormai più del 98% dei pazienti sono ricoverati dal Ps con problemi acuti", e spesso sono malati "polipatologici e complessi". Il primario cita qualche caso arrivato nel suo reparto. "Primo paziente: 65 anni, paraplegico ricoverato per polmonite, caregiver della moglie affetta da Alzheimer, nessun parente in quanto l'unico figlio si trova in carcere. Secondo paziente: homeless, trovato incosciente dal 118, alcolista affetto da cirrosi epatica ed encefalopatia alcolica, nessun percorso possibile, rimane ricoverato in Medicina interna. Terzo paziente, ricoverato per setticemia: extracomunitario con permesso scaduto, impossibilità di rinnovarlo e di possibile dimissione". Ancora: anziana "95enne sola a domicilio, autonoma fino al giorno prima, trovata senza coscienza dal vicino, nessun parente tranne un pronipote che non ha alcun interesse a gestirla, rimane per giorni e giorni in Medicina senza alcuna possibilità di liberare il letto".  Storie brevi di un elenco che potrebbe essere ancora più lungo. Drammi diversi, stesso epilogo: "I posti vengono occupati in maniera inappropriata e nessuno dal punto di vista organizzativo se ne assume la responsabilità", afferma l'internista che porta dati pubblicati sulla rivista 'Internal and Emergency Medicine'. Titolo dello studio 'Co.Cared - Complessità dell'assistenza e barriere alla dimissione: il paziente moderno di Medicina interna', coordinato da Chiara Cogliati dell'ospedale Sacco di Milano. Gli autori, spiega Mazzone, analizzano 14 reparti di Medicina interna in Lombardia. Risultato: "Percentuale di 'bed blockers' 24%, malati inappropriatamente ricoverati in reparto che non hanno alcuna necessità clinica" di restarci ancora e "che occupano un posto con un elevato costo per la società". Pazienti che "spesso arrivano nei pronto soccorso dei privati accreditati", dove "non li fanno nemmeno sbarellare. Li guardano in ambulanza, capendo le problematiche, e dicono il fatidico: 'Noi non siamo in grado, lo porti nell'ospedale pubblico'".  "Qualcuno dei decisori politici si rende conto della situazione in cui versano oggi alcuni reparti come la Medicina interna, la specializzazione più lunga e prestigiosa dopo la laurea in Medicina, che è il 'cervello dell'ospedale' come dice la bellissima attrice Matilde Gioli nella fiction che va tanto di moda?", domanda lo specialista con un accenno alla serie 'Doc - Nelle tue mani'. "Abbiamo ridotto i letti a 3 su 1.000 abitanti, molto meno della media europea e un terzo della Germania. Chi lavora in ospedale sa davvero quale è la situazione: c'è chi si sceglie i malati e chi deve prendere tutto", attacca Mazzone, comunque fiero di far parte dei secondi. "Noi siamo la Medicina interna e siamo felici di rispettare l'articolo 32 della Costituzione. E non solo prendiamo tutti i pazienti spesso rifiutati da vari specialisti, e di questo siamo orgogliosi, ma ormai siamo insostituibili - sottolinea - perché siamo quelli che stiamo tamponando la deriva di medicina d'urgenza e Ps in questo Paese, partecipando attivamente alla turnistica del pronto soccorso. Senza i medici internisti molti Ps sarebbero già chiusi", avverte Mazzone, e allora "metteteci in condizione di fare il nostro lavoro al meglio".  "Siamo il primo reparto di ricovero in questo Paese, con oltre 1 milione di ricoveri" all'anno, però "dateci la possibilità di destinare secondo competenza e appropriatezza il paziente giusto nel posto giusto, curato in maniera corretta, nel setting assistenziale adeguato. Liberiamo i reparti di Medicina interna dai problemi socio assistenziali", chiede il primario, visto che "sono stati creati posti per direzioni socio sanitarie e infermieri territoriali". Ma "almeno funzionassero, queste direzioni socio sanitarie", perché così "saremmo in grado di liberare posti letto da gestire sul territorio". Invece l'unico effetto che l'internista rileva è che "gli infermieri vanno sul territorio" e "negli ospedali non ce ne sono più", come dimostra a Milano "quanto accaduto al San Raffaele in un reparto di medicina ad alta complessità" dove nei giorni del ponte di Sant'Ambrogio sono arrivati dei 'gettonisti' non preparati per i compiti che avrebbero dovuto svolgere. Oggi "gli infermieri vanno sul territorio - ripete Mazzone - dove il lavoro è un quarto di quanto è in ospedale, soprattutto in Medicina interna dove sono tutti complessi e allettati". E dove "chi si ammazza tutti i giorni per fare tutto ai pazienti spesso viene deriso e umiliato", contrariamente a chi magari si limita a "gestire un paziente a testa con una macchina", rimarca l'internista che nella sua analisi non risparmia certi "sindacati".  "Vogliamo una sanità che perda l'aspetto umano della cura? Vogliamo sceglierci i pazienti e quelli che non pagano li lasciamo sul marciapiede come in America?", incalza Mazzone raccontando quando "da giovane, a Chicago, vedevo che in presenza di uno che stava male guardavano se aveva la tessera dell'assicurazione e se non ce l'aveva lo lasciavano lì moribondo. Si vuole una sanità di questo tipo? Ma qualcuno di credibile esiste ancora che ci tenga ad avere un servizio sanitario pubblico, che rispetti la Costituzione italiana, o dobbiamo rassegnarci alla sanità come profitto?". Il medico di medicina interna conclude prendendo in prestito alcuni passaggi del discorso alla città pronunciato da monsignor Delpini alla vigilia della festa di Sant'Ambrogio, patrono del capoluogo lombardo: "Alcune delle professioni più direttamente dedicate al bene delle persone sono diventate particolarmente faticose e inadeguatamente retribuite", ha osservato l'arcivescovo di Milano. "La comunità che agisce per un'autentica promozione della salute non deve dimenticare le cause sociali della malattia, prediligendo i più fragili perché non ricevano solo risposte emergenziali, ma anche di prevenzione e cura nella cronicità e progettando interventi incentrati sull'equità", ha continuato Delpini. "La gente è stanca", ha ammonito chiamando in causa anche "una gestione miope della cosa pubblica", con "servizi pubblici che costringono a ricorrere al privato". Così "dimenticando l'articolo 32 della Costituzione Italiana - chiosa Mazzone - e favorendo il profitto sulla malattia e il disagio". 
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Roomba dichiara bancarotta: iRobot in mano cinese dopo lo stop di Amazon

(Adnkronos) - iRobot, l'azienda statunitense celebre per aver ideato l'aspirapolvere robotico Roomba, ha presentato istanza di fallimento presso le autorità americane. La mossa fa parte di un piano di ristrutturazione strategico che prevede l'acquisizione della totalità delle azioni della società da parte di Picea Robotics, azienda con sede a Shenzhen che figurava già come principale creditore e fornitore manifatturiero del marchio. La crisi attuale segue a distanza di quasi un anno il definitivo tramonto dell'acquisizione pianificata da Amazon. Il colosso dell'e-commerce aveva proposto un affare da 1,7 miliardi di dollari nell'agosto 2022, ma l'operazione si è scontrata con la ferma opposizione delle autorità antitrust europee. La Commissione UE aveva infatti bloccato l'accordo, sostenendo che Amazon avrebbe potuto ridurre la visibilità dei prodotti concorrenti sul proprio marketplace, danneggiando la competizione in mercati chiave come Francia, Germania, Italia e Spagna. Oltre al mancato accordo con Big Tech, iRobot ha subito pesantemente la pressione commerciale dei rivali cinesi, capaci di immettere sul mercato alternative a prezzi nettamente inferiori. A complicare il quadro finanziario si sono aggiunti i crescenti dazi statunitensi, con tariffe sull'importazione salite al 46% per le merci provenienti dal Vietnam, paese in cui viene fabbricata la maggior parte dei dispositivi destinati al mercato americano. Gary Cohen, amministratore delegato di iRobot, ha descritto l'annuncio come una tappa fondamentale per garantire il futuro a lungo termine dell'azienda. Secondo il CEO, la transazione rafforzerà la posizione finanziaria del gruppo, assicurando continuità a clienti e partner. L'obiettivo dichiarato è quello di unire l'innovazione e il design orientato al consumatore di iRobot con l'esperienza manifatturiera e tecnica di Picea, per continuare a sviluppare le tecnologie che hanno definito il brand per oltre tre decenni. Lanciata sul mercato nel 2002 con il primo modello Roomba, iRobot ha venduto milioni di unità in tutto il mondo, diventando sinonimo di pulizia domestica automatizzata e sviluppando concetti avanzati di mappatura e navigazione. Picea Robotics, il nuovo proprietario, è un produttore globale con stabilimenti di ricerca e sviluppo in Cina e Vietnam; l'azienda conta circa 7.000 dipendenti e vanta un volume di vendita storico superiore ai 20 milioni di aspirapolvere robotici. 
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Roblox bandito in Russia, i videogiocatori manifestano

(Adnkronos) - Nella città siberiana di Tomsk, situata a quasi tremila chilometri da Mosca, si è assistito domenica a una rara manifestazione di dissenso pubblico. Decine di persone hanno sfidato il freddo e la neve per protestare contro la decisione delle autorità russe di bandire Roblox, la celebre piattaforma di gioco statunitense. Le immagini diffuse dagli organizzatori mostrano i manifestanti nel Parco Vladimir Vysotsky, riuniti in cerchio con cartelli fatti a mano che recitano slogan come "Giù le mani da Roblox" e definiscono il blocco come l'ennesima vittima della "cortina di ferro digitale". Uno dei messaggi esposti denunciava apertamente l'incapacità delle autorità di proporre soluzioni alternative, sottolineando come la strategia governativa si limiti esclusivamente a divieti e blocchi. Il provvedimento restrittivo è stato ufficializzato lo scorso 3 dicembre dal Roskomnadzor, l'ente federale per la supervisione delle comunicazioni, che ha giustificato il blocco citando la presenza di contenuti inappropriati capaci di influire negativamente sullo sviluppo spirituale e morale dei minori. Questa mossa si inserisce in un quadro più ampio di censura pervasiva che caratterizza la Russia in tempo di guerra, dove l'accesso a piattaforme social occidentali come Facebook, Instagram, WhatsApp e YouTube è stato drasticamente limitato o interrotto per favorire una narrazione controllata dai media statali e dai social network locali. Il divieto ha innescato un acceso dibattito interno che tocca temi sensibili quali la sicurezza dei minori, l'efficacia della censura nell'era digitale e la carenza di alternative tecnologiche russe competitive. Mentre una parte del corpo docente e dei genitori condivide le preoccupazioni delle autorità riguardo al rischio che la piattaforma possa esporre i bambini a contenuti sessuali o a contatti indesiderati con adulti, molti giovani e osservatori mettono in dubbio la logica di tali restrizioni. In un mondo sempre più digitalizzato, infatti, i divieti vengono regolarmente aggirati con estrema facilità tramite l'utilizzo di VPN, rendendo le misure governative poco efficaci sul piano pratico e sollevando interrogativi sulla strategia tecnologica del Paese. 
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Panzavolta (Cia-Conad), fotovoltaico ma non solo per rendere i punti vendita sempre più green

(Adnkronos) - Il finanziamento da 40 milioni di euro accordato dalla Banca europea per gli investimenti alla Commercianti indipendenti associati (Cia), una delle cooperative socie del Consorzio nazionale Conad, "punta a efficientare le attività dei nostri punti vendita" e si inserisce nel piano complessivo da 80 milioni promosso da Cia. Lo sottolinea all'Adnkronos Luca Panzavolta, amministratore delegato di Cia-Conad, spiegando che uno dei principali interventi sarà quello di moltiplicare gli impianti fotovoltaici presenti nel punti vendite. "Già oggi abbiamo già un'ottantina di negozi dotati di impianti fotovoltaici ma vorremmo superare quota 100, quindi vicini al 50% della nostra rete associata" continua. Ma si vuole - aggiunge - anche "intervenire sul raffreddamento dei negozi, dal gas non inquinante all'efficientamento dei sistemi, che non solo consentono un risparmio energetico importante ma migliorano anche il microclima dentro il punto vendita". Panzavolta ricorda come Cia-Conad "produce un bilancio di sostenibilità già da 2 anni, lo facciamo per l'impegno che abbiamo assunto nei confronti dei nostri soci e dei nostri stakeholder. Con il bilancio 2025, che presenteremo nel prossimo maggio, illustreremo gli impegni che ci siamo assunti e presenteremo una rendicontrazione di quanto fatto nei nostri impianti". "D'altronde - ricorda - per una azienda la sostenibilità non è più una scelta ma un obbligo. E noi lo sentiamo come tale anche dal punto di vista sociale, del territorio, delle nostre comunità e dei nostri soci".
 Grazie agli interventi attuati e a quelli in corso, aggiunge, " per l'impatto sull'ambiente di un nostro punto vendita crediamo di essere vicini a -30% rispetto a dieci anni fa. Senza dimenticare che questo lavoro rende più sostenibile il business dei singoli punti vendita: certo gli interventi di efficientamento costano, ma è un investimento da cui i nostri associati rientrano nel corso degli anni". "Il nostro modello - sottolinea - è la dimostrazione che si possono ottenere ottimi risultati quando si è inseriti in una rete efficiente : noi forniamo aiuti ai nostri soci con finanziamenti per gli impianti fotovoltaici e convenzioni con le aziende installatrici, e questo consente ai soci di massimizzare i risparmi possibili, senza contare altri vantaggi come l'economia di scala, gli acquisti collettivi e le attività di marketing comuni". Il manager riconosce come "c'è poi un ritorno di immagine verso i clienti perché oggi l'attenzione a queste cose da parte dei consumatori, soprattutto quelli più giovani, è molto forte". " Panzavolta evidenzia poi i risultati ottenuti sulla riduzione degli imballaggi inutili grazie alla forte presenza di prodotti a marchio Conad: "La nostra cooperativa è fra quelle con la quota più alta in Italia di prodotti con il nostro marchio, quest'anno abbiamo superato il 41% di fatturato". Questo offre un duplice beneficio "da una parte perché il prodotto a marchio costa meno mediamente di quello 'industriale' e poi perché in questi anni abbiamo fatto molto per rendere riciclabili o recuperabili gli imballaggi o comunque limitarli. Credo che sia vicino il traguardo del 75% di imballaggi biodegradabili o riciclabili, che era il nostro obiettivo". "Certo, non puo' essere solo un impegno della distribuzione ma deve essere anche delle industrie: credo però - conclude- di poter dire che su questo in generale la sensibilità è molto aumentata " 
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Digital Renaissance: IA, cyber e innovazione alla Camera

(Adnkronos) - La Camera dei Deputati ha ospitato oggi il tavolo tecnico "Digital Renaissance: IA, Cyber e Innovazione Tecnologica al Servizio del Paese", promosso dall’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, presieduta da Gabriele Ferrieri, in collaborazione con l'On. Alessandro Giglio Vigna, Presidente della Commissione Affari Europei. L'incontro si è configurato come un momento di riflessione strategica e multidisciplinare volto ad approfondire l'impatto dell'Intelligenza Artificiale (IA), della Cybersecurity e delle soluzioni digitali avanzate nella costruzione di un sistema-Paese più efficiente, sicuro e competitivo. L'obiettivo condiviso dai partecipanti è stato quello di contribuire a una vera "rinascita digitale" capace di generare valore economico, sociale e culturale. Il dialogo ha visto la partecipazione di un ampio parterre di rappresentanti istituzionali, del mondo accademico e delle grandi corporate, evidenziando la necessità di un approccio integrato per la transizione digitale. Tra gli intervenuti figurano figure di spicco come Fabrizio Spada (Direttore Relazioni Istituzionali del Parlamento Europeo in Italia), Francesco Tufarelli (Direttore Generale Presidenza del Consiglio), William Nonnis (Analista tecnico PNRR) e accademici come il Prof. Luca Vollero (Università Campus Bio-Medico di Roma). Il mondo corporate è stato rappresentato da delegati di rilievo come Valentina Podestà (Google), Carlo Cavazzoni (Leonardo), Angela Gargani (FiberCop), Edoardo Cabras (INWIT) e Mauro Giancaspro (ANAS).   Il Presidente dell’ANGI, Gabriele Ferrieri, ha posto l'accento sulla necessità di agire con prontezza: "In un mondo sempre più interconnesso, l'Italia deve abbracciare l'innovazione digitale non come una sfida, ma come un'opportunità imperdibile per rilanciare la nostra competitività globale. Questo tavolo rappresenta un passo concreto verso una collaborazione tra pubblico e privato che acceleri la transizione verso un futuro sostenibile e inclusivo". A sua volta, l'On. Alessandro Giglio Vigna ha ribadito l'impegno istituzionale: "La Commissione Affari Europei è impegnata a supportare politiche che integrino l'IA e la cybersecurity nei framework europei, garantendo che l'Italia sia protagonista di una digitalizzazione responsabile e all'avanguardia. Eventi come questo sono fondamentali per tradurre le visioni in azioni concrete". L'incontro ha evidenziato in modo chiaro la necessità di affrontare le sfide della digitalizzazione con un focus su etica, sicurezza e inclusività. ANGI ha annunciato che i risultati del tavolo saranno rielaborati in un Innovation Paper, destinato a essere condiviso con le commissioni e gli intergruppi parlamentari.  
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BBVA si trasforma in banca AI-native: ChatGPT Enterprise esteso a 120.000 dipendenti

(Adnkronos) - BBVA e OpenAI hanno annunciato l'espansione della loro collaborazione con un programma di trasformazione strategica pluriennale, destinato a ridefinire il settore bancario globale. L'accordo prevede l'estensione del servizio ChatGPT Enterprise a tutti i 120.000 dipendenti del gruppo a livello globale, segnando un aumento di 10 volte rispetto all'implementazione precedente e posizionando l'iniziativa tra i maggiori deployment di Intelligenza Artificiale Generativa nel settore dei servizi finanziari. 
La collaborazione mira a trasformare l'esperienza del cliente, abilitare nuove modalità di lavoro e ottimizzare le operazioni interne, sostenendo l'obiettivo strategico di BBVA di diventare una banca AI-native. L'espansione si fonda su un successo operativo già comprovato. BBVA ha iniziato la collaborazione con OpenAI nel maggio 2024 con 3.300 account e, dopo un rapido successo iniziale, ha esteso l'uso a 11.000 dipendenti. I risultati della fase pilota hanno mostrato un alto coinvolgimento, con oltre l'80% dei dipendenti che utilizzano l'IA quotidianamente e un risparmio di quasi tre ore alla settimana su attività di routine. L'implementazione su larga scala di ChatGPT Enterprise in 25 Paesi, in un ambiente altamente regolamentato, include rigorosi controlli di sicurezza e privacy, l'accesso ai più recenti modelli di OpenAI e tool per la creazione di agent interni collegati ai sistemi BBVA.  Le due aziende collaboreranno inoltre su programmi di formazione specializzati per garantire l'integrazione coerente e sicura degli strumenti in tutte le aree e funzioni. L'alleanza BBVA-OpenAI è focalizzata sulla creazione di nuove soluzioni IA per trasformare le interazioni con i clienti, rafforzare la capacità dei banchieri di fornire supporto mirato, snellire e migliorare l'analisi del rischio e ridisegnare processi interni cruciali come lo sviluppo di software e il supporto alla produttività. 
Carlos Torres Vila, Presidente di BBVA, ha sottolineato l'ambizione del progetto: "Eravamo pionieri nella trasformazione digitale e mobile, e stiamo entrando nell'era dell'IA con un'ambizione ancora maggiore. La nostra alleanza con OpenAI accelera l'integrazione nativa dell'intelligenza artificiale in tutta la banca per creare un'esperienza bancaria più intelligente, più proattiva e completamente personalizzata, anticipando le esigenze di ogni cliente."L'IA non è destinata solo a migliorare l'efficienza interna. BBVA ha già lanciato un assistente virtuale per i clienti, Blue, basato sui modelli OpenAI, che aiuta nella gestione di carte, conti e domande quotidiane in linguaggio naturale. 
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha lodato la velocità di adozione dell'istituto: "BBVA è un chiaro esempio di come una grande istituzione finanziaria possa adottare l'IA con vera ambizione e velocità. Con questa espansione del nostro lavoro congiunto, BBVA incorporerà la nostra IA nel cuore dei suoi prodotti e operazioni per migliorare l'esperienza bancaria complessiva per i suoi clienti."Come parte del nuovo accordo, BBVA istituirà un team dedicato che lavorerà direttamente con i team di prodotto, ricerca e successo tecnologico di OpenAI per accelerare la transizione verso un'istituzione AI-native. BBVA sta inoltre esplorando l'integrazione dei suoi servizi in modo che i clienti possano interagire con la banca direttamente tramite ChatGPT. 
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Start&Stop: perché questo sistema può mettere a rischio il motore

(Adnkronos) - Il sistema Start&Stop nasce con l’obiettivo di ridurre consumi ed emissioni nelle soste brevi, ma tra i conducenti non ha mai convinto del tutto. Molti lo disattivano automaticamente, ritenendolo invasivo e poco utile nella guida quotidiana. Al di là dei gusti personali, diverse officine segnalano come l’utilizzo intensivo di questo dispositivo possa incidere sulla durata di alcuni componenti meccanici, soprattutto nei contesti urbani caratterizzati da continui arresti e ripartenze. Il primo componente ad essere chiamato in causa dal sistema Start&Stop è innanzitutto il motorino di avviamento, chiamato a gestire un numero di cicli molto superiore rispetto al passato. Sebbene i sistemi più recenti siano stati riprogettati per sostenere maggiori sollecitazioni, l’aumento degli avviamenti resta un elemento critico in caso di usura avanzata o manutenzione non corretta. A ciò si aggiunge il funzionamento dell’alternatore intelligente, presente su molte vetture moderne, che viene impiegato per riattivare rapidamente il propulsore variando la fase e sfruttando la stessa cinghia di servizio.   Quando l’alternatore è sottoposto a stress continui,il sistema Start&Stop può accentuarne l’usura. La sostituzione di questi elementi, soprattutto nei modelli dotati di generatori avanzati, può comportare costi elevati. Parallelamente, il continuo spegnimento e riaccensione del motore può influire sulla stabilità termica del propulsore, un aspetto rilevante nelle giornate fredde o nei tragitti molto brevi in cui il motore fatica a raggiungere il corretto regime di funzionamento. La riduzione dei consumi, generalmente compresa tra il 5% e il 10%, resta un dato concreto, ma non sempre sufficiente a compensare i potenziali effetti negativi. In particolare, nel traffico intenso in cui il veicolo si arresta ogni pochi secondi, l’intervento costante del sistema può diventare controproducente. Per questo motivo molte officine suggeriscono di valutarne l’attivazione in base al contesto di guida, privilegiando l’utilizzo nei percorsi fluidi e limitandolo nelle situazioni in cui il numero di riavvii risulta eccessivo. 
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Medicina, ginecologi: "Il congresso Sigo n.100 mette al centro 'Il tempo delle donne"

(Adnkronos) - I più recenti progressi scientifici e le sfide emergenti nella salute della donna sono al centro del Congresso numero 100 della Federazione italiana di ginecologia e ostetricia - Sigo (Aogoi, Agui, Agite) che si apre il 14 dicembre al Teatro Petruzzelli di Bari. All’appuntamento storico sono attesi oltre tremila specialisti da tutta Italia e dall’estero per un confronto sul tema ‘Il tempo delle donne: aspetti scientifici, sociali e culturali’, che celebra un secolo di congressi e segna una vera svolta per la comunità ginecologica italiana, riaffermando il ruolo centrale della salute femminile nel Servizio sanitario nazionale. A dare l’avvio delle 4 giornate - informa la società scientifica in una nota - saranno i saluti del ministro della Salute Orazio Schillaci, delle autorità istituzionali nazionali e regionali, del Rettore dell’Università di Bari, dei presidenti delle principali società scientifiche italiane ed internazionali e dei presidenti del congresso: Bianca Dimaio, Ettore Cicinelli e Mario Vicino. Il presidente Sigo, Vito Trojano, accoglierà la platea con una nota su ‘Cent’anni di congressi… e non sentirli! Il segreto? In ginecologia lavoriamo, ogni giorno, per incidere ad ogni livello che ci compete nel presente e nel costruire futuro’. Nel dettaglio, il Congresso propone oltre 40 sessioni parallele, corsi avanzati, tavole rotonde, talk show e più di 300 relazioni tenute dai massimi esperti nazionali e internazionali. Tra gli argomenti: Medicina fetale e chirurgia in utero; Intelligenza artificiale in ostetricia e ginecologia; Endometriosi, adenomiosi e dolore pelvico; Menopausa, contraccezione e transizione riproduttiva; Oncologia ginecologica; Medicina estetica e rigenerativa; Salute globale femminile. Il riferimento al ‘tempo delle donne’ - spiegano gli organizzatori - non è solo quello biologico: "è un tempo sociale, culturale, economico. Un tempo che cambia insieme all’evoluzione della medicina, all’aumento dell’aspettativa di vita e ai mutamenti della società". A tale proposito Sigo ribadisce la necessità di: una informazione chiara e corretta; percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati; una solida integrazione multidisciplinare; un accesso equo alle cure; la centralità della prevenzione. 
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Solidarietà e spettacolo, 1.500 manager a teatro a sostegno associazioni Milano

(Adnkronos) - "Determinare le cause delle prolungate interruzioni che hanno provocato il blocco delle attività economiche, lavorative, amministrative, sociali e sanitarie nel comprensorio della montagna occidentale parmense durante gli ultimi due fine settimana". Il capogruppo di Forza Italia Pietro Vignali lamenta numerosi danni derivanti dallo stop alla connessione telefonica (sia voce che dati) riscontrate nelle ultime settimane su tutto l'arco montano occidentale parmense, da Berceto a Tornolo. Sottolineando "l'impedimento nello svolgimento delle numerosissime attività economiche, lavorative, amministrative, sociali e sanitarie che dipendono da tali connessioni", Vignali rimarca i disagi e i danni derivanti da tali interruzioni. Rifacendosi poi agli accordi stretti dalla giunta regionale con gli operatori del settore telecomunicazioni fin dal 2010 per l'aggiornamento del quadro sulla penetrazione delle tecnologie di connessione e Tlc offerte sui territori e la realizzazione di uno specifico osservatorio sulla connettività in Regione, Pietro Vignali auspica specifici interventi "per evitare che si verifichino nuovamente tali interruzioni di connessione telefonica e telematica". In via più generale, infine, sollecita la Giunta regionale a supportare e sostenere gli utenti danneggiati nel "ricevere indennizzi per il disservizio subito". 
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In Italia 300mila infortuni sportivi e 15mila ricoveri ogni anno, la testimonianza di tre grandi campioni

(Adnkronos) - Ogni anno in Italia si registrano 300.000 infortuni sportivi e oltre 15.000 ricoveri. Le nuove frontiere della prevenzione sportiva sono state al centro del congresso 'Traumatologia dello Sport – Medici, Atleti e Riabilitatori a confronto' promosso dall'Università UniCamillus a Roma. L’evento ha rappresentato un’occasione unica per mettere a confronto medici, fisioterapisti e atleti di fama internazionale sulle più recenti novità in ambito di traumatologia sportiva. "Gli infortuni sportivi costituiscono un fenomeno diffuso e con impatti significativi su atleti di ogni livello. Studi epidemiologici - ricorda l'ateneo - evidenziano come quasi 4 atleti su 10 riportino almeno un infortunio in un anno, con distorsioni di caviglia e tensioni muscolari che colpiscono ginocchio e spalla. Questi incidenti hanno effetti diretti sulla salute, sulle performance e generano costi economici rilevanti, limitando la partecipazione sportiva se non affrontati con strategie di prevenzione e terapia basate su evidenze scientifiche". "In Italia si registrano circa 300.000 infortuni sportivi l’anno, con 15.000 ricoveri, soprattutto nei settori giovanili – illustra Matteo Guzzini, docente di Malattie dell’Apparato Locomotore presso l’Università UniCamillus e Presidente del Congresso – Creare una cultura multidisciplinare con staff medico, fisioterapico e tecnico permette di prevenire e curare meglio i traumi, riducendo gli infortuni e favorendo un rapido ritorno in campo, sempre in sicurezza".  Sul palco tre testimonianze di grande forza mediatica: Martin Castrogiovanni, icona del rugby internazionale; Caterina Banti, oro olimpico nella vela (Tokyo e Parigi 2024); Gloria Peritore, campionessa mondiale di kickboxing ed europea di pugilato. "Gli obiettivi di questo evento sono aggiornare sullo stato dell’arte nel trattamento delle principali patologie della Traumatologia dello Sport, dalle lesioni muscolari al ginocchio, alla mano, al polso, fino a gomito, spalla e caviglia, mettendo a confronto esperti, fisioterapisti e atleti campioni per fornire un punto di vista a 360 gradi centrato sulla salute dell’atleta – continua Guzzini – Le procedure innovative spaziano dalla tecnica 'repair' per il legamento crociato anteriore alla medicina rigenerativa e alle metodiche microchirurgiche e mini-invasive". Gli incidenti sono temuti da ogni atleta, agonista e non, perché potrebbero segnare la fine della carriera. Per questo la prevenzione diventa di fondamentale importanza: un atleta spinge il suo corpo verso nuovi limiti, per questo non può scongiurare gli infortuni, ma può gestirli. Questo significa un lavoro costante di calcolo del rischio. "Nella mia carriera ho affrontato infortuni importanti, e mi hanno insegnato che la prevenzione non è un dettaglio, ma un vero e proprio metodo di lavoro: controlli periodici, forza specifica, gestione intelligente dei carichi e recupero serio – spiega Martin Castrogiovanni, ex pilone della Nazionale di Rugby – È questo approccio che riduce davvero il rischio, ti mantiene performante e ti permette di tornare in campo meglio di prima". Una prevenzione gestita, curata, calcolata: una prevenzione che è diventata la nuova vera frontiera della scienza dello sport. Secondo Martin Castrogiovanni, si è passati "dal curare al prevenire. Oggi gli atleti lavorano con dati, screening periodici e gestione dei carichi, curando recupero, nutrizione e sonno. La medicina sportiva è continua, personalizzata e integrata con la performance". Per ribadire l’importanza della prevenzione, oltre che della cura, è necessario un costante dialogo tra atleti e professionisti medico-sanitari del settore. «Eventi come questo congresso permettono di condividere conoscenze scientifiche di alto livello e di favorire un dialogo interdisciplinare tra medici, fisioterapisti e atleti, con l'obiettivo di migliorare la diagnosi, il trattamento e il percorso di ritorno all’attività sportiva in piena sicurezza – conclude Gianni Profita, rettore UniCamillus – È attraverso il confronto delle migliori esperienze cliniche e scientifiche che possiamo fare un concreto passo avanti nella tutela della salute nello sport".  
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