Vardy e la passione per l'energy drink, esperti 'molti effetti psicofisici'

(Adnkronos) - Gli energy drink sono una delle bevande preferite dagli sportivi. L'ex stella del Leicester dei miracoli, Jamie Vardy (39 anni), non ne ha fatto un segreto. Sbarcato in Italia alla Cremonese, l'attaccante inglese continua a consumare diverse lattine di energy drink, come ha confermato pochi giorni fa in un'intervista anche il suo compagno di squadra Romano Floriani Mussolini. Ma che effetti hanno le bevande energetiche? "Il consumo di dosi eccessive di sostanze stimolanti non aiuta la concentrazione né le prestazioni sportive: è invece nocivo per la salute", rispondono gli esperti del sito anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curato dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri.  Cosa contiene una bevanda energetica e quali sono gli effetti? "Gli ingredienti principali, oltre all'acqua, sono zuccheri e altri additivi, vitamine, taurina e caffeina. Possono essere presenti anche altre sostanze stimolanti o eccitanti come il ginseng e il guaranà - precisano gli specialisti - Sono ingredienti di per sé non nocivi, anzi spesso consumati per ravvivare le energie mentali o combattere la sonnolenza e la fatica fisica. Occorre però conoscere i limiti del dosaggio oltre il quale possono diventare pericolosi. La taurina è un amminoacido presente nell'organismo; quando viene introdotta negli alimenti dà un effetto stimolante per fisico e mente, dando la sensazione di poter sopportare la fatica. Esiste una dose massima consigliata (1.000 mg al giorno) oltre la quale possono insorgere effetti indesiderati. La caffeina è l'altro elemento fondamentale in queste bibite. Una lattina (250 millilitri) della bevanda energetica più nota contiene 80 milligrammi di caffeina, cioè come una tazzina di espresso del bar o poco più di una tazza di tè nero". "Se aumentano la capacità di concentrarsi e la resistenza al sonno, aumenta spesso anche l'eccitabilità - avvertono i medici - Gli effetti indesiderati più immediati della caffeina sono noti: insonnia, agitazione, irrequietezza, talvolta ansia. Le eventuali ripercussioni sul sistema cardiocircolatorio possono essere più gravi: oltre all’aumento della pressione arteriosa, si rischiano aritmia (battito cardiaco irregolare) e tachicardia (battito accelerato)". Esiste una dose sicura per non correre rischi? "Per un adulto sano, le linee guida internazionali indicano come limite di sicurezza circa 400 mg di caffeina al giorno (l'equivalente di circa 3-4 tazzine di caffè espresso) - spiegano - Tuttavia, una singola lattina di energy drink può contenere da 80 fino a oltre 400 mg di caffeina, rendendo facilissimo superare la soglia di sicurezza senza accorgersene, specialmente se si bevono più lattine in poche ore".  "Il discorso - puntualizzano gli esperti - cambia radicalmente per bambini e adolescenti: la Società americana di pediatria e altri enti sanitari sconsigliano del tutto il consumo di energy drink in questa fascia d'età. I loro organismi, ancora in sviluppo, tollerano molto meno la caffeina, rischiando effetti collaterali seri come palpitazioni, insonnia, ansia e, nei casi più gravi, convulsioni".  
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Mieloma, studio Ire Roma scopre nuovo meccanismo di resistenza alle cure

(Adnkronos) - Gli scienziati dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma hanno individuato un nuovo meccanismo che permette al mieloma multiplo di resistere alle cure, identificando un punto debole del tumore da colpire per rendere le terapie anti-mieloma più efficaci nel tempo. Lo studio - pubblicato su 'Blood', corredato da un editoriale di commento - è stato coordinato dal ricercatore Giacomo Corleone e da Maurizio Fanciulli, direttore del Laboratorio di Espressione genica e Modelli oncologici dell'Ire. Gli autori hanno scoperto che le cellule del mieloma utilizzano una specifica proteina - Nrf1 - come una sorta di centralina di comando che le aiuta a riorganizzarsi quando vengono aggredite dai farmaci, quindi a sviluppare resistenza alle cure. Il ruolo chiave di Nrf1 è emerso dall'analisi di campioni di pazienti ed è stato poi confermato nei modelli sperimentali, dove "il blocco di questo meccanismo ha portato a una riduzione significativa della massa tumorale e a un aumento della sopravvivenza", sottolineano dagli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo) a cui fa capo l'Ire. I risultati mostrano dunque "come sia possibile colpire un bersaglio finora considerato non trattabile, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche contro una malattia che, nonostante i progressi, resta ancora oggi difficile da curare. E' un esempio concreto di ricerca traslazionale, dal laboratorio all'applicazione clinica, con l'obiettivo di offrire nuove opportunità di cura contro un tumore complesso e ostico", si legge in una nota. Il mieloma multiplo - viene ricordato - è un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule del midollo osseo. In Italia si stimano circa 6mila nuove diagnosi ogni anno. Negli ultimi anni le terapie hanno allungato la sopravvivenza, ma il mieloma resta una malattia cronica, caratterizzata da ricadute e da una progressiva resistenza alle cure. "Uno dei pilastri della terapia" del mieloma "è il bortezomib, un farmaco che blocca il proteasoma, il sistema di 'smaltimento dei rifiuti' delle cellule - illustra Fanciulli - Il problema è che, col tempo, le cellule tumorali imparano ad aggirare questo blocco. Quando il proteasoma viene inibito, Nrf1 entra in azione e aiuta le cellule a riorganizzarsi e a tollerare l'accumulo di proteine, riuscendo così a sopravvivere anche in presenza del farmaco". Corleone evidenzia che "Nrf1 è una proteina difficile da colpire con i farmaci tradizionali. Ma lo studio ha individuato un punto debole: una sequenza di Dna che funziona come un interruttore e ne regola l'attività. Agendo su questo interruttore con molecole antisenso già utilizzate in altri ambiti della medicina, siamo riusciti a ridurre l'attività di Nrf1, rallentare la crescita del tumore e potenziare l'effetto del bortezomib".  "Il valore di questa scoperta - commenta Giovanni Blandino, direttore scientifico ff dell'Ire - non è solo nel bersaglio molecolare identificato, ma nel metodo. Campioni di pazienti. Analisi genomiche avanzate. Esperimenti funzionali. Validazione in modelli animali. E' il percorso completo della ricerca traslazionale, che trasforma un'intuizione biologica in una strategia terapeutica concreta". Il commento scientifico che su 'Blood' accompagna il lavoro indica che lo studio apre la possibilità di colpire bersagli finora considerati non trattabili con i farmaci, agendo sui meccanismi che li regolano e non direttamente sulle proteine. La ricerca - conclude la nota - è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diverse unità di ricerca e cliniche dell'Istituto Regina Elena, dell'Istituto dermatologico San Gallicano, dell'università Sapienza di Roma e di altri centri italiani. 
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Fassi: "L'imperfezione del gelato artigianale il segreto del successo del Palazzo del freddo romano"

(Adnkronos) - A Roma il 'Palazzo del freddo' è sinonimo di gelato, quello buono, da gustare in uno dei quartieri di popolari della capitale: l'Esquilino. Il Palazzo del freddo è un quartier generale di 700 metri quadrati con laboratorio a vista fondato da Giovanni Fassi nel 1928 (in seguito a vari cambi di sede seguiti all’apertura della prima bottega in via IV Novembre nel 1880) e gestito insieme alla madre e alla moglie entrambe di nome Giuseppina, cui poi dedicherà due prodotti ancora oggi in produzione e anche la costruzione di una sala esterna. Negli anni '60 il figlio Leonida eredita la passione del padre, rivestendo cariche di prestigio nella Federazione italiana pubblici esercizi e trasmettendo lo stesso entusiasmo ai figli Giovanni, Daniela e Fabrizio.  Oggi alla guida del Palazzo del Freddo siede Andrea Fassi, che appartiene alla quinta generazione e porta con sé il desiderio di espandere il marchio familiare: ai prodotti storici, ormai marchi registrati, si aggiungono le nuove creazioni dei maestri artigiani perché in via Principe Eugenio è estate tutto l’anno. E Adnkronos/Labitalia lo ha intervistato in occasione del Sigep World-The world expo for foodservice excellence che sarà il palcoscenico internazionale per il lancio ufficiale del countdown verso la XIV edizione della Giornata europea del gelato artigianale. "Manteniamo - spiega - l'artigianalità nella produzione del gelato, magari anche imperfetta perché non può essere uguale tutti i giorni, anche se è più buona della produzione industriale che comunque ha sempre cercato di surclassarci". "La produzione industriale - sottolinea - è sempre uguale con un sapore che non cambia mai per questo i romani e non solo preferiscono l'artigianalità perché è più buona. Noi possiamo cambiare e innovare a patto però di mantenere la qualità intatta. Per questo non concordo con l'eccessiva contaminazione del gelato dei gourmet, una raffinatezza che mi ha sempre spaventato perché noi parliamo al popolo. Il gelato Fassi, infatti, non diventa mai elitario". Nel ripercorrere la storia, saldamente ancorata alle radici artigianali, Andrea Fassi non può non fare cenno a quando "nel ’44 arrivano a Roma le truppe americane, la Croce Rossa americana requisì il Palazzo del freddo pagando l'affitto e l’assistenza da parte dei Fassi. Viene ripristinato l'impianto elettrico e anche gli americani si dedicano alla produzione di gelato con il loro metodo tipico, ovvero quello industriale, realizzando infatti gelati più spumosi e gonfi d'aria grazie anche all’unica macchina esistente sul mercato italiano idonea alla lavorazione industriale". "Nel 1946 - continua - gli americani lasciano il Palazzo del freddo e accade un evento che avrebbe potuto cambiare il corso della nostra storia. Giovanni Fassi vende al responsabile amministrativo della 'Red Cross' il macchinario per la produzione industriale, che nel '47 apre un laboratorio invitando Giovanni Fassi ad entrare in società insieme. Giovanni però rifiutò perché voleva preservare l’artigianalità del suo gelato e non piegarsi alla produzione industriale, senza sapere che l'azienda che è stata fondata è l'Algida".  Diverse le iniziative per diffondere il valore del gelato made in Italy. Tutti i sabati e le domeniche, ad esempio, vengono organizzati i 'Tour degustazione'. "Visite guidate al museo dei macchinari antichi e al laboratorio - dice - dove da oltre 140 anni produciamo il nostro gelato: i maestri gelatieri faranno scoprire il processo di lavorazione che distingue un gelato artigianale da quello industriale e si potrà assaggiare il prodotto appena fatto".  E il Palazzo del freddo di Fassi è il nuovo ritrovo per aspiranti scrittori. "Il Palazzo del freddo - racconta - era troppo freddo e così all'interno della Sala Giuseppina, con Paolo Restuccia, scrittore e regista de 'Il ruggito del coniglio' e altri scrittori editor ho aperto 'Genius', una scuola di scrittura creativa. Io stesso lo scorso anno ho pubblicato un romanzo di Andrea Fassi, 'Papille' con nuova casa editrice, Coda di volpe, creata da Danilo Bultrini e Luca Verduchi. Organizziamo, inoltre, cene gelato a tema letterario". Dolce preferito? "Non può che essere - rimarca - il 'Sanpietrino', semifreddo glassato al cioccolato fondente e ripieno di mandorla, crema, zabaione, caffè, cioccolato e nocciolato".   
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"L'Eclissi dello Sforzo": Boris Walbaum sul futuro della mente nell'era dell'AI

(Adnkronos) - In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale promette di eliminare ogni "frizione" nel rapporto con la conoscenza, il rischio è quello di una progressiva atrofia delle capacità umane fondamentali. In questa intervista esclusiva con Adnkronos Tech&Games, Boris Walbaum, fondatore di Forward College, analizza come l'educazione debba evolversi per trasformare l'AI da strumento di pigrizia a catalizzatore di pensiero critico. Attraverso il potenziamento dell'intelligenza emotiva e una ristrutturazione radicale dei modelli di valutazione, Walbaum traccia la rotta per le prossime generazioni di leader, dove l'autenticità umana diventerà il vero bene di lusso del futuro economico e sociale.  
Sig. Walbaum, lei ha spesso messo in guardia contro l'"atrofia cognitiva". Potrebbe individuare quali specifiche facoltà mentali, come sintesi, memoria o giudizio critico, sono più a rischio di degradazione mentre ci muoviamo verso un'interfaccia "senza attriti" con la conoscenza tramite l'AI?
 
È vero che ricerche recenti hanno mostrato cali preoccupanti nelle prestazioni degli studenti quando l'AI viene utilizzata senza un chiaro quadro pedagogico. Credo che la preoccupazione principale sia semplicemente un calo della volontà e della capacità di compiere uno sforzo cognitivo, che è l'essenza stessa dell'apprendimento. Imparare ha sempre richiesto sforzo: il disagio di non capire, la fatica di superare le difficoltà. Questo non è solo il meccanismo attraverso cui la conoscenza diventa duratura, ma anche il modo per allenare il nostro "muscolo dell'apprendimento". Quando l'AI fornisce risposte istantanee e fluide, gli studenti rischiano di perdere la loro capacità di imparare, così come hanno perso parte della loro capacità di concentrazione con i social media. 
Molti educatori sostengono che il "prompt engineering" sia la nuova alfabetizzazione essenziale. Secondo lei, imparare a formulare prompt è un esercizio cognitivo di alto livello che può compensare l'atrofia, o è solo una scorciatoia che erode ulteriormente la nostra capacità di pensare partendo dai principi primi?  
C'è un profondo malinteso sull'uso dell'AI generativa. I modelli LLM, per come li conosciamo oggi, sono letteralmente macchine per chiacchierare. Ciò significa che le abilità fondamentali necessarie per sfruttare l'AI sono esattamente le stesse che servono per avere una conversazione produttiva con una persona intelligente a propria disposizione. Innanzitutto, bisogna essere chiari e precisi nell'intenzione, che è l'essenza del prompting. Ma si va ben oltre: riguarda anche il modo in cui reagisci alle sue risposte e approfondisci la conversazione attraverso domande di chiarimento, sfide dirette, incrocio di informazioni, come i giornalisti che incrociano le fonti. Uso molto l'AI e, se usata bene, è altamente interattiva, stimolante e gratificante. Ma bisogna assicurarsi di mantenere il controllo della conversazione. Questi modelli sviluppano strategie e pregiudizi per compiacerti e tenerti impegnato; quindi, è meglio restare in guardia. 
Il Forward College pone grande enfasi sull'Intelligenza Emotiva (EQ). In che modo lo sviluppo di abilità sociali ed emotive funge da salvaguardia contro l' "automazione della mente", e perché l'EQ è più resiliente all'interruzione dell'AI rispetto alla pura intelligenza logico-analitica?
 

L'"automazione della mente" è precisamente ciò che l'AI e le piattaforme digitali sfruttano: i nostri pregiudizi inconsci, le abitudini e i trigger emotivi che ci rendono prevedibili e manipolabili. L'intelligenza emotiva riguarda fondamentalmente l'autoconsapevolezza: conoscere i propri schemi, riconoscere quando veniamo influenzati, essere intenzionali riguardo alle informazioni che consumiamo e alle tecnologie con cui interagiamo. È un sistema immunitario contro la manipolazione, sia essa algoritmica o umana.
 
Per quanto riguarda il perché l'EQ sia più resiliente dell'IQ: molto semplicemente, l'intelligenza logico-analitica può essere pienamente emulata dall'AI, spesso meglio di quanto possa fare l'uomo e certamente più velocemente. Ma le relazioni umane non possono essere replicate, solo simulate. L'AI può simulare emozioni e attaccamento, ma non può partecipare alla complessa rete di interessi reciproci, vulnerabilità condivisa e genuina reciprocità che definisce la connessione umana.
 
Considerate lo sport: a nessuno interessa guardare macchine che competono tra loro, eppure l'atletica umana scatena emozioni intense proprio perché sappiamo che gli atleti si stanno sforzando davvero, stanno rischiando davvero, hanno davvero a cuore il risultato. Lo stesso vale per gli scacchi o i videogiochi: la gente si allena contro le macchine, come colpire palle da tennis contro un muro, ma quando si tratta del vero gioco, della vera emozione, vogliono compagni o avversari umani. Perché? Perché il significato emerge dalle relazioni autentiche, non dalle prestazioni ottimizzate. L'EQ è resiliente all'AI proprio perché governa ciò che l'AI non può toccare: l'autentica connessione umana.
 
Se il saggio accademico tradizionale può ora essere generato in pochi secondi, come devono le università ristrutturare i propri modelli di valutazione per garantire che stiano valutando il processo cognitivo interno di uno studente anziché la sua capacità di gestire un algoritmo esterno?
 
Sono sinceramente allarmato dalla mancanza di consapevolezza riguardo alla scala degli imbrogli assistiti dall'AI che avvengono oggi nell'istruzione superiore. Quando l'AI è vietata, il divieto deve essere applicato seriamente. Le università che non affrontano questo rischio rischiano di screditare il valore dei propri diplomi. Se i datori di lavoro e la società perdono fiducia nel fatto che una laurea certifichi una competenza reale, l'intero sistema universitario affronta una crisi di legittimità.
 
Detto questo, quando l'AI è permessa, dovrebbe essere pienamente integrata nella valutazione. Al Forward College applichiamo tre principi: le aspettative sono significativamente alzate, perché gli studenti "potenziati" dall'AI dovrebbero produrre un lavoro ben superiore a quanto era possibile in precedenza; gli studenti presentano un "diario dell'AI" che documenta come l'hanno usata e quale strategia hanno adottato (che viene valutato); infine, c'è sempre una componente orale per verificare che gli studenti padroneggino e sappiano difendere genuinamente il proprio lavoro. Questo approccio trasforma l'AI da tentazione di barare in una competenza che insegniamo e valutiamo esplicitamente.
 

 

 
Dal punto di vista di un economista, prevede un futuro in cui il "pensiero profondo" e l'analisi critica guidata dall'uomo diventeranno beni di lusso? Stiamo andando verso una divisione sociale tra un'élite pensante e una maggioranza dipendente dalla cognizione mediata dall'AI?  
Questa è una domanda profonda. Credo che vedremo presto l'ascesa del "Fatto dall'Uomo" (Human Made) come marchio di valore, proprio come abbiamo visto con i prodotti artigianali. Già oggi, i video che diventano virali spesso si distinguono proprio per la loro spontaneità, la loro freschezza inequivocabilmente umana. Più l'AI domina il panorama dei media, più le persone avranno fame di contenuti autentici.
 
Quindi, riformulerei la sua domanda: più che il pensiero profondo in sé, è l'autenticità che diventerà un valore premium, anche in termini economici. E l'autenticità deriva direttamente dall'intelligenza emotiva e sociale: essere in contatto con noi stessi, essere in una relazione genuina con gli altri. Questo è ciò che produce le reazioni, le creazioni, i momenti che rendono la vita degna di essere vissuta, e che le persone vorranno consumare. La vera divisione potrebbe non essere tra pensatori e non pensatori, ma tra coloro che coltivano la propria umanità e coloro che non lo fanno.
 
Il capitale umano si basa tradizionalmente sulla resilienza cognitiva. Se esternalizziamo sintesi e memoria all'AI, come si aspetta che ciò influisca sulla neuroplasticità a lungo termine e sulla capacità di problem-solving della prossima generazione di leader globali?  
Esternalizzare la memoria non è una novità, Platone temeva che la scrittura l'avrebbe indebolita, poi è arrivata la stampa, poi Google. Non memorizziamo più numeri di telefono o indicazioni stradali, eppure questo non ha distrutto la nostra capacità cognitiva: l'ha spostata.
 
La vera rottura è nella sintesi e nel problem-solving, ma anche nell'analisi e in molti altri compiti cognitivi. Google ci ha dato accesso alle informazioni grezze, ma la sintesi rimaneva un lavoro umano. L'AI fa quel lavoro per noi. La differenza è tra avere gli ingredienti e ricevere il pasto cucinato. Ma è proprio attraverso il "cucinare", lottando con la complessità, fallendo, riformulando, che il cervello sviluppa la sua capacità di pensiero strutturato.
 
Questo è simile al mio punto precedente sull'imparare a imparare. Ciò che mi preoccupa non è la memoria, ma più in generale lo sforzo mentale produttivo che costruisce una comprensione duratura e la capacità di apprendimento. Se una generazione delega sistematicamente l'analisi e la sintesi all'AI, quei circuiti cognitivi semplicemente non si svilupperanno allo stesso modo. Se queste abilità diventeranno più rare, saranno anche più premiate dai salari e dalle posizioni di leadership. Non c'è modo di aggirare queste competenze quando bisogna prendere decisioni altamente complesse in contesti umani, organizzativi o sociali, anche in un mondo dominato dall'AI.
 
Per uno studente che inizia oggi il suo percorso al Forward College, qual è la singola "abitudine cognitiva" o pratica quotidiana che consiglierebbe per restare lucidi ed evitare la trappola della passività intellettuale nell'era dell'AI generativa?
Presentatevi a ogni interazione, che sia con l'AI, un professore o un compagno, con una domanda che vi sta a cuore. Non una domanda pensata per sembrare intelligenti, ma una genuina curiosità per qualcosa che non capite. Sembra semplice, ma è straordinariamente difficile. Richiede onestà riguardo alla propria ignoranza e il coraggio di esporla. Questa è l'essenza dell'autenticità. E collegarla all'apprendimento è fondamentale.
 
Il nostro modello pedagogico rinforza questo aspetto quotidianamente. In classi di 15 studenti basate sul dibattito e l'interazione, non puoi nasconderti. O ti sei confrontato con il materiale e hai formato domande genuine, o vieni scoperto. L'abitudine di arrivare con una curiosità autentica piuttosto che aspettare passivamente di ricevere conoscenza è ciò che protegge dalla passività intellettuale, sia davanti a un'AI che in un'aula.
   
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Ecco il modello Eor per investire in India a zero rischi

(Adnkronos) - Negli ultimi tempi si è intensificata l’intesa politica tra India e Italia finalizzata alla crescita complessiva dell’interscambio economico, commerciale e finanziario. I leader dei due paesi si sono incontrati nel sesto bilaterale in tre anni, ribadendo l’impegno sul Piano d’azione 2025-2029 in alcuni settori chiave (commercio, scienza, tecnologia, energia, difesa, spazio e connettività), e l’avvio di un nuovo progetto nel campo dell’innovazione, per accelerare start up e sviluppare intese tra imprese ed enti di ricerca.  Sull’accresciuto interesse delle imprese italiane, anche pmi, per l’India Adnkronos/Labitalia ha intervistato con Vivek Ahuja (managing partner di Confiar Global) e Maurizio Quarta (managing partner di Temporary Management & Capital Advisors), entrambi membri del gruppo internazionale Imw international interim worldwide. In un contesto molto positivo, le aziende fanno ancora fatica ad operare: come mai? Secondo Quarta, "molte aziende straniere trovano complicato stabilire una presenza in India a causa del complesso e articolato sistema normativo, fiscale e di compliance, che implica costi operativi ancor prima di assumere un dipendente". Continua Ahuja: "Perciò il modello Employer of record (Eor) sta diventando la soluzione preferita dalle organizzazioni globali che desiderano entrare in India in tempi rapidi e con rischi minimi. In questo modo, le aziende possono operare senza dover costituire una propria entità legale, con un processo più semplice e vantaggioso. Il quadro normativo indiano spesso varia da uno Stato all’altro. Contratti di lavoro, ferie, contributi ai fondi, ritenute fiscali, sicurezza sociale, salari minimi, procedure di cessazione: le aziende straniere devono rispettare una vasta gamma di requisiti che differiscono a seconda della giurisdizione locale. Senza le necessarie competenze locali, il rischio di non conformità è significativamente elevato". Secondo Quarta, “il modello Eor elimina questo rischio. Le aziende possono affidarsi ad un fornitore Eor per gestire rapporti di lavoro, compliance, payroll, fiscalità e documentazione ed operare in modo rapido e sicuro. Un grande vantaggio è la rapidità. Costituire un’entità legale in India può richiedere diversi mesi e finché l’intero processo non è stato completato, un’azienda non può operare”.  Spiega Ahuja: “Con un servizio Eor, invece, le aziende possono assumere e rendere operativo il personale in pochi giorni. Per le organizzazioni che vogliono testare il mercato o solo avviare un progetto pilota, la velocità rappresenta un importante vantaggio competitivo. Aziende di diversi settori, dalla tecnologia, all’ingegneria, alla manifattura, alla sanità, alla consulenza e ai beni di consumo lo stanno adottando. La soluzione Eor si è evoluta da servizio di supporto a vero e proprio strumento strategico”. Qual è l’impatto sui costi generali? “Costituire una società locale - spiega Maurizio Quarta - comporta anche spese ricorrenti come consulenze legali, costi di compliance, audit, registrazioni, pratiche bancarie, adempimenti societari, ecc. Inoltre, è necessario avere una struttura hr e payroll dedicata per gestire gli obblighi normativi verso i dipendenti. Per le aziende che desiderano iniziare con investimenti in scala ridotta o semplicemente testare il potenziale del mercato (come per molte pmi italiane), questi costi possono perfino scoraggiare l’investimento”. Spiega Ahuja: “il modello Eor elimina questi costi generali: le aziende pagano solo per la forza lavoro e per il servizio, con un budget semplice e prevedibile. Inoltre, beneficiano di un sistema hr, payroll e compliance completamente operativo fin dal primo giorno. Il provider Eor gestisce l’erogazione degli stipendi, le ritenute fiscali (tds), i contributi al fondo previdenziale e all’Esi, la relativa documentazione, benefit e supporto ai dipendenti, consentendo all’azienda di concentrarsi sulle attività core”. “Una grande azienda tessile - fa notare Ahuja - che assume un merchandiser in India tramite un Eor paga tipicamente lo stipendio del dipendente più una fee mensile che copre payroll, benefit e documentazione. Un merchandiser che guadagna 20,000 - 28,000 euro può essere inserito senza che l’azienda debba sostenere costi societari o pratiche normative. Oppure, un ruolo commerciale o di sviluppo, che richiede trasferte, rimborsi e monitoraggio degli incentivi, può essere gestito integralmente dal provider Eor con un costo ragionevole e senza necessità di registrazioni fiscali o societarie . In aggiunta alla fee del provider Eor, si applica l’Iva indiana Gst (Goods and services tax), che i clienti devono considerare nel costo totale”. “Le organizzazioni di molti settori - continua - utilizzano l’Eor per assumere: software engineer / professionisti IT, merchandiser / addetti qualità, finanza e contabilità, commerciali, consulenti / interim manager in vari settori, professionisti hr. Questo modello flessibile consente alle aziende di aumentare o ridurre rapidamente la forza lavoro in base ai progetti, senza impegni a lungo termine”. Il modello è utilizzato anche da grandi gruppi. Ahuja cita il caso “di una nota società USA nel settore tessile e dell’abbigliamento, che ha deciso di espandere le attività di sourcing e merchandising in India tramite Eor, invece di costituire un’entità locale. Nonostante la forte presenza globale, l’azienda ha preferito adottare una struttura snella in India per mantenere flessibilità, ridurre le complessità normative ed evitare impegni a lungo termine. L’intera forza lavoro dell’azienda è stata gestita tramite Eor. Le posizioni principali gestite sotto l’ombrello Eor nel caso specifico riguardavano professionisti del sourcing, della qualità e merchandiser. Per tutti i ruoli, l’operatività è stata garantita in pochi giorni, consentendo un rapido avvio dell’attività”. “Il modello Eor - commenta Maurizio Quarta - permette alle aziende italiane, specie alle pmi, di concentrarsi sulla crescita senza doversi occupare di compliance, requisiti normativi e attività operative. In molti casi, l’abbinamento con ruoli di temporary management consente poi di avere a disposizione una vera e propria filiale in maniera molto agile”. 
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All'ospedale pugliese Miulli primato di interventi al fegato con tecnica robotica

(Adnkronos) - L'ospedale ecclesiastico 'Miulli' di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, nel 2025 è stato il primo centro in Italia per numero di interventi sul fegato eseguiti con tecnica robotica, comunicano dalla struttura. Un primato basato sul numero di device utilizzati, di assoluto rilievo a livello nazionale - spiegano dal Miulli - e che riguarda il trattamento di patologie complesse e ad alto impatto clinico quali metastasi epatiche, epatocarcinoma e colangiocarcinoma, a testimonianza dell'alto livello di specializzazione e di innovazione raggiunto dall'ospedale. Il Miulli rappresenta un'importante punto di riferimento non solo territoriale, anche in base agli ultimi dati del Programma nazionale Esiti (Pne). La chirurgia epatobiliare si è infatti posizionata al primo posto in Puglia per il volume di interventi chirurgici per tumore maligno del fegato (con il 31,6% degli interventi eseguiti nella regione) e rientra inoltre tra i centri ad alto volume anche a livello nazionale.  Il Miulli - continuano dalla direzione dell'ospedale - è oggi riconosciuto come uno dei centri leader in Italia nel campo della chirurgia robotica, avendo investito con continuità in tecnologie avanzate capaci di garantire interventi sempre più precisi e minimamente invasivi, con benefici concreti per i pazienti in termini di riduzione del dolore post-operatorio, minore rischio di complicanze e tempi di recupero più rapidi rispetto alla chirurgia tradizionale. La chirurgia robotica applicata alle patologie del fegato consente infatti un controllo estremamente accurato dei gesti chirurgici, permettendo di affrontare anche interventi complessi con elevati standard di sicurezza ed efficacia. L'Unità operativa chirurgica epatobiliopancreatica, ha raggiunto il traguardo di 90 resezioni epatiche robotiche. "Questo risultato - sottolinea il direttore, Riccardo Memeo - dimostra concretamente come anche nel Sud Italia sia possibile raggiungere livelli di eccellenza assoluta nella sanità, contribuendo in maniera significativa alla riduzione dei cosiddetti 'viaggi della speranza' e offrendo ai pazienti cure di altissimo profilo vicino al proprio territorio".  "Il risultato raggiunto dal Miulli - dichiara il direttore sanitario, Vitangelo Dattoli - conferma quanto sia oggi indispensabile coniugare l'evoluzione tecnologica con l'elevato valore professionale dei nostri operatori. La chirurgia robotica rappresenta uno strumento avanzato che, integrato con competenze cliniche di alto livello e con un'organizzazione sanitaria solida, consente di affrontare in modo sempre più efficace patologie complesse, mettendo al centro la sicurezza e la salute del paziente". 
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Cancro seno, 1 donna su 4 sceglie la crioconservazione degli ovociti

(Adnkronos) - Le donne under 40 colpite da tumore mammario sono sempre più interessate alla preservazione della fertilità. Il 25%, infatti, accetta di sottoporsi a trattamenti per il congelamento degli ovociti prima dell'inizio dei cicli di chemioterapia. Inoltre, la stimolazione ormonale per la conservazione degli ovociti non influisce negativamente sulla prognosi dal momento che non aumenta il rischio di recidiva. Sono questi i due principali risultati dello studio Prefer, coordinato dall'università di Genova - ospedale San Martino, che ha coinvolto 746 donne (d'età compresa tra 18-45 anni) ed è stato di recente presentato al meeting internazionale San Antonio Breast Cancer Symposium. Il delicato tema della preservazione della fertilità femminile è anche al centro del convegno nazionale 'Back From San Antonio' che si apre oggi nel capoluogo ligure. L'evento è dedicato alle principali novità emerse negli ultimi mesi sul carcinoma mammario.  Il cancro al seno "non deve essere considerato come una malattia che interessa solo le donne in menopausa o over 65 - sottolinea Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttore della Clinica di Oncologia medica dell'Irccs ospedale policlinico San Martino, università di Genova - In Italia circa 1 caso su 10 colpisce donne under 40", e il carcinoma mammario "rappresenta più del 40% di tutti i tumori diagnosticati prima dei 50 anni. Solitamente sono neoplasie aggressive la cui gestione risulta complessa non solo da un punto di vista clinico, ma anche psicologico, proprio per le diverse esigenze che presenta una giovane donna. Tra queste vi è la necessità di ottenere una gravidanza dopo la malattia e i trattamenti antitumorali".  "Nel corso degli anni abbiamo individuato strategie in grado di unire le inevitabili esigenze di cura con i desideri di maternità della paziente - prosegue Matteo Lambertini, coordinatore dello studio Prefer e professore associato di Oncologia medica presso l'università di Genova-Irccs ospedale policlinico San Martino - Per molto tempo noi oncologi, per paura di una possibile recidiva, abbiamo considerato come potenzialmente pericolosa la stimolazione ormonale. Con il nuovo studio, invece, è stato evidenziato come non vi siano effetti negativi del trattamento. Per congelare gli ovociti è necessaria la stimolazione ormonale per un periodo limitato di tempo, di solito solo 10-15 giorni. I risultati dello studio Prefer possono fornire nuove prospettive per migliorare la consulenza sull'onco-fertilità nelle donne in premenopausa con un cancro mammario in fase iniziale". "Il nuovo assetto organizzativo della sanità Ligure ha tra i suoi obiettivi l'ulteriore miglioramento della ricerca, oltre che dell'assistenza in campo oncologico - afferma Monica Calamai, direttrice generale dell'azienda ospedaliera metropolitana di Genova - Per quanto riguarda il carcinoma mammario, tenendo conto dei volumi attuali, la Breast Unit del nuovo ospedale metropolitano con oltre 1.000 nuovi casi all'anno si collocherà tra le prime 5 Breast Unit nazionali per numero di casi operati. E' nostra intenzione esportare questo modello, che ha già consentito di implementare l'omogeneità del percorso diagnostico-terapeutico delle donne con carcinoma mammario, ad altre patologie oncologiche per garantire la migliore qualità dell'assistenza a tutti i pazienti".  Sempre al convegno di Genova - riporta una nota - sono illustrati i principali risultati di un'analisi dello studio Altto relativamente alle scelte della terapia endocrina nel carcinoma mammario precoce Hr+/Her2+. La ricerca è sempre stata presentata, nelle scorse settimane in sessione orale, al San Antonio Breast Cancer Symposium e ha visto in prima linea l'ospedale ligure. "Abbiamo affrontato un tema molto controverso al quale abbiamo cercato di dare risposte oggettive attraverso un follow-up di 10 anni - riferiscono Del Mastro e Lambertini - In particolare, la controversia riguardava il miglior trattamento ormonale per le pazienti in premenopausa con tumore Hr+/Her2+, per le quali, fino alla presentazione dei dati dello studio Altto, vi era una diversità di indicazioni tra i diversi oncologi: alcuni prescrivevano (in associazione alla soppressione ovarica) tamoxifene e altri inibitori dell'aromatasi. Analizzando i dati dello studio Altto, abbiamo chiarito che il miglior trattamento da offrire a queste pazienti è rappresentato dalla somministrazione della soppressione ovarica associata a inibitore dell'aromatasi. Questi risultati hanno chiarito un dubbio molto importante, permettendo a tutti gli oncologi di prescrivere il miglior trattamento per le pazienti". Infine, dall'evento di Genova viene evidenziata l'importanza della lotta al tabagismo. A breve partirà una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare. "Proponiamo al Parlamento di aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti a base di tabacco - rimarca Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica) - Siamo convinti che solo un brusco aumento del prezzo delle sigarette può essere efficace per combattere uno dei più pericolosi fattori di rischio oncologici. Come viene ribadito nell'annuale appuntamento di Genova, l'Italia è all'avanguardia, in Europa e nel mondo, per la ricerca scientifica sul cancro. Tuttavia, la prevenzione primaria rimane un'arma indispensabile per ridurre l'impatto dei tumori sulla nostra società e sul Ssn. Il fumo contribuisce ancora all'insorgenza di troppe neoplasie che spesso presentano alti tassi di mortalità. Quindi chiediamo alla cittadinanza di aiutarci e di sostenere la nostra proposta di legge". 
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Leon Kennedy e il mistero di Elpis: Capcom svela Resident Evil 9

(Adnkronos) - Il debutto di Resident Evil Requiem, fissato per il 27 febbraio 2026, segna un momento di profonda evoluzione per il franchise di Capcom, puntando su una struttura narrativa duale e un'integrazione tecnologica all'avanguardia. Nel corso di uno showcase di circa dieci minuti, l'azienda ha mostrato le caratteristiche e la storia del gioco. La vicenda vede protagonisti l'analista dell'FBI Grace Ashcroft e il veterano agente del DSO Leon Kennedy, impegnati a svelare il segreto di Elpis, un concetto chiave legato alla scomparsa della madre di Grace e agli eventi oscuri che coinvolgono entrambi i personaggi. Sul fronte tecnico, l'esperienza promette una flessibilità inedita grazie alla possibilità di alternare in tempo reale la visuale in prima persona, orientata all'immersione, e quella in terza persona, più adatta alle sequenze d'azione dinamica. Le dinamiche di gameplay differenziano nettamente i due protagonisti, offrendo approcci complementari alla sopravvivenza. Leon Kennedy mette in campo la sua esperienza nel combattimento ravvicinato e nell'uso delle armi da fuoco, introducendo l'impiego tattico di un'ascia e la possibilità di ritorcere contro i nemici i loro stessi strumenti, come le motoseghe. Grace Ashcroft, intrappolata inizialmente in un sanatorio, incarna invece l'anima più pura del survival horror. Per lei, la gestione delle risorse limitate diventa cruciale, arricchita da un sistema di crafting che utilizza il sangue infetto per potenziare l'arsenale, di cui il revolver Requiem rappresenta l'ultima e più potente risorsa difensiva. Un elemento di discontinuità rispetto al passato è rappresentato dal comportamento dei non morti. In questo capitolo, gli zombi conservano tracce delle loro abitudini pre-morte, manifestando ossessioni residue come cucinare, pulire specchi o cantare. Queste routine comportamentali non sono semplici dettagli estetici, ma possono essere sfruttate dai giocatori per aggirare le minacce o pianificare imboscate. Il livello di sfida sarà modulabile attraverso diversi gradi di difficoltà, con la modalità Standard che recupera elementi classici come l'obbligo di utilizzare i nastri d'inchiostro per il salvataggio nelle sessioni con Grace, imponendo una pianificazione strategica rigorosa. Resident Evil Requiem sarà disponibile su un ampio spettro di piattaforme, includendo PlayStation 5, Xbox Series X|S, Steam, Epic Games Store e Nintendo Switch 2. La versione PC beneficerà delle tecnologie NVIDIA DLSS 4 e del path tracing per massimizzare la resa visiva, mentre il supporto a GeForce NOW garantirà l'accessibilità anche su dispositivi con specifiche tecniche contenute. Contemporaneamente al lancio del nuovo capitolo, Capcom porterà su Switch 2 anche le edizioni Gold di Resident Evil 7 e Resident Evil Village, consolidando la presenza della saga sulla console di nuova generazione di Nintendo. L'impatto mediatico dell'operazione è supportato da collaborazioni di alto profilo che portano il marchio Resident Evil nel mondo del lifestyle. Hamilton ha realizzato due cronografi in edizione limitata ispirati agli orologi indossati dai protagonisti, mentre Porsche ha collaborato alla creazione di una versione personalizzata della Cayenne Turbo GT, presente nel gioco come veicolo di Leon. Il trentesimo anniversario della serie sarà inoltre celebrato con una serie di concerti orchestrali internazionali e il lancio di una linea di merchandising che include la prima statuina Amiibo dedicata al franchise, raffigurante Grace Ashcroft, prevista per l'estate del 2026. 
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EA SPORTS FC svela i Team of the Year 2025: Mbappé e Bronze nominati primi Capitani

(Adnkronos) - Konami ha annunciato i Team of the Year (TOTY) 2025 di EA SPORTS FC. Attraverso milioni di voti espressi dalla community globale, sono stati selezionati i ventidue atleti che meglio hanno rappresentato l'eccellenza calcistica nell'ultimo anno solare. La novità assoluta di questa edizione è l'istituzione dei Capitani TOTY, ruolo assegnato per la prima volta a Kylian Mbappé (Real Madrid) e Lucy Bronze (Chelsea). Le selezioni riflettono il dominio di club come il FC Barcelona nel settore femminile e la varietà competitiva in quello maschile. Di seguito i dettagli delle formazioni: 
Team of the Year Femminile
 Il blocco del Barcellona e del Chelsea domina la scena globale: 
Difesa: Christine Endler (Portiere); Lucy Bronze, Millie Bright, Leah Williamson, Selma Bacha. 
Centrocampo: Aitana Bonmatí, Mariona Caldentey, Alexia Putellas. 
Attacco: Clàudia Pina, Ewa Pajor, Alessia Russo. 

 
Team of the Year Maschile
 Una squadra che combina solidità difensiva e velocità offensiva: 
Difesa: Gianluigi Donnarumma (Portiere); Jules Koundé, William Saliba, Virgil van Dijk, Nuno Mendes. 
Centrocampo: Pedri, Declan Rice, Vitinha. 
Attacco: Ousmane Dembélé, Erling Haaland, Kylian Mbappé. La nomina a Capitano rappresenta un nuovo standard di merito nel gioco. Lucy Bronze ha espresso il proprio orgoglio per il traguardo: "Essere nominata prima Capitana in assoluto del TOTY EA SPORTS FC Femminile è un onore. Il 2025 è stato un anno fantastico: abbiamo vinto di nuovo gli Europei e ho conquistato il mio primo titolo BWSL con il Chelsea". Anche il difensore del Liverpool, Virgil van Dijk, presente per la settima volta nella selezione, ha sottolineato il valore del voto popolare: "Essere votato dai tifosi significa sempre molto per me e vorrei ringraziarli per il loro sostegno". "Il Team of the Year non è solo una celebrazione dell'eccellenza calcistica, ma anche della passione dei tifosi," ha dichiarato Jeff Sharma, Vice President, Franchise Strategy and Marketing di EA SPORTS FC. "I Team of the Year Maschile e Femminile di quest'anno e i Capitani Team of the Year rendono omaggio ai giocatori che i fan amano guardare ogni settimana: quelli che cambiano le sorti delle partite, trascinano le squadre e definiscono le ere. Mettendo il voto nelle mani dei fan, il Team of the Year si colloca proprio all'intersezione tra calcio e passione dei tifosi, ed è lì che EA SPORTS FC eccelle." Gli oggetti speciali TOTY saranno resi disponibili in modo progressivo su console, PC e dispositivi mobili. Le votazioni per il 12° Giocatore (maschile e femminile) si apriranno il 17 gennaio 2026. Le date chiave per il rilascio nei pacchetti Ultimate Team sono le seguenti: Attaccanti: 16-18 Gennaio Centrocampisti: 18-20 Gennaio Difensori e Portieri: 20-22 Gennaio Formazioni complete e Menzioni d'Onore: 23-30 Gennaio 
Per gli utenti mobile, il percorso culminerà il 5 febbraio con l'Ultimate Team of the Year (UTOTY), seguito dalle Menzioni d'Onore il 12 febbraio. Maggiori dettagli tecnici sono consultabili sul sito ufficiale ea.com/fc26. 
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eFootball supera i 950 milioni di download: al via le celebrazioni globali

(Adnkronos) - Konami Digital Entertainment B.V. ha ufficialmente confermato che eFootball ha superato la soglia dei 950 milioni di download cumulativi su scala mondiale. Il traguardo, annunciato il 15 gennaio 2026, viene accompagnato da una serie di iniziative in-game volte a consolidare la base utenti e a potenziare la componente competitiva del titolo. Il cuore delle celebrazioni ruota attorno alla partnership con il Manchester United. Gli utenti hanno ora accesso a un pack club dedicato che include l'intera rosa dei titolari dei Red Devils. Parallelamente, il database delle leggende si espande con l'introduzione di figure storiche: spiccano la versione Big Time di George Best e le varianti Epic di Peter Schmeichel e Bryan Robson, offrendo ai giocatori la possibilità di integrare icone del passato nelle proprie formazioni contemporanee. Per incentivare la partecipazione durante il periodo della campagna, Konami ha implementato un sistema di ricompense basato su accessi giornalieri e obiettivi specifici. Progredendo negli eventi dedicati, gli utenti possono accumulare ticket e bonus che offrono la possibilità di ottenere fino a 1.000 monete eFootball, oltre a effetti personalizzati per le reti segnate. 
Il versante eSports entra nel vivo con l'apertura delle qualificazioni ufficiali per il Club Event del Manchester United. Il torneo è inserito nella più ampia cornice del "World Championship", una competizione che nella passata stagione ha registrato il coinvolgimento di oltre 36,42 milioni di partecipanti. La struttura del campionato 2026 si divide in due percorsi principali: 
Open: accessibile a tutti gli utenti a livello globale. 
Club Event: mirato a determinare il miglior rappresentante per ognuno dei club partner ufficiali. I vincitori di queste fasi si sfideranno nell'estate del 2026 per decretare il "World’s Best eFootball player". Sul fronte delle infrastrutture digitali, si registra l'arrivo dello "Spotify Camp Nou" rinnovato. L'impianto del FC Barcelona è attualmente disponibile per la versione mobile di eFootball, mentre per gli utenti console e PC il rilascio è previsto con un prossimo aggiornamento software. 
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