Startup: a Digithon con HyperDart il nuovo ponte italiano verso lo spazio
(Adnkronos) - Un nuovo ponte italiano verso lo spazio. E' l'obiettivo che vuole raggiungere la startup Fast Aerospace, che ha presentato oggi il proprio progetto, HyperDart, a Digithon, la prima maratona digitale italiana, fondata da Francesco Boccia, e in corso a Bisceglie in Puglia. "La nostra start-up si occupa di aviolancio ipersonico, tecnologia ipersonica e droni -racconta ad Adnkronos/Labitalia Alessandro Castelvetri uno dei 5 soci della startup, ingegneri aerospaziali del Politecnico di Milano- e vuole realizzare il prossimo ponte nazionale verso lo spazio, quindi poter lanciare satelliti nello spazio a partire dall'Italia, ad esempio dallo spazio porto di Taranto-Grottaglie poco distante da qua. Il nostro sistema è molto versatile e permette di fare una cosa che nessun altro lanciatore può fare ad oggi", sottolinea. Tecnologia al servizio del futuro. "Il sistema è composto da un drone alato che porta sul dorso un razzo che contiene il satellite. Il veicolo decolla dall'aeroporto e raggiunge una velocità atmosferica 5 volte la velocità del suono, dove il razzo viene sganciato e prosegue verso lo spazio mentre il drone torna alla base di partenza per la prossima missione. Permetterebbe di fare fino a 60 lanci l'anno che è una frequenza mai vista in ambito spaziale", sottolinea. E il prodotto "è estremamente innovativo e va a riempire una grande fetta di mercato che tuttora è scoperta perché ci sono tantissimi fabbricanti di satelliti che si trovano a dover tantissime cose mentre questo sistema permetterebbe un accesso tempestivo allo spazio", ribadisce. E l'obiettivo della presenza a Digithon è la crescita. "Siamo qua a Digithon per vincere il grant che ci servirebbe per acquisire capacità di calcolo per le nostre simulazioni. Abbiamo appena chiuso un round di investimento da parte di Cdp 500.000 euro. Con il grant potremmo acquisire capacità di calcolo attraverso l'acquisto di workstation che ci permetterebbero di fare simulazioni come ad esempio per la fluidodinamica, per la combustione ma anche per la costruzione di algoritmi per la guida autonoma del nostro drone e anche per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale", conclude. E il progetto è già al centro dell'attenzione. "Al momento si sono interessate diverse realtà commerciali tra cui ad esempio la divisione spazio di Leonardo e una fabbrica di satelliti situata in provincia di Bari, abbiamo fatto delle lettere di interesse ma stiamo anche aprendo un contatto direttamente con il governo italiano", conclude. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
BMW e Toyota, una partnership all’insegna dell’idrogeno
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BMW Group e Toyota Motor Corporation hanno siglato una partnership al fine di sviluppare una nuova generazione di propulsori a celle a combustibile. “Si tratta di una pietra miliare nella storia dell'automobile: il primo veicolo a celle a combustibile di serie offerto da un produttore globale premium. Alimentato dall'idrogeno e guidato dallo spirito della nostra cooperazione, sottolineerà come il progresso tecnologico stia plasmando la mobilità del futuro”, ha dichiarato Oliver Zipse, Presidente del Consiglio di Amministrazione di BMW AG. “E annuncerà un'era di forte domanda di veicoli elettrici a celle a combustibile”.
BMW e Toyota svilupperanno congiuntamente sistemi di propulsione per veicoli per trasporto passeggeri, utilizzando le celle a combustibile e creando così sinergie per le applicazioni commerciali.
Nonostante questo sodalizio, i nuovi modelli FCEV brandizzati Toyota e BMW, manterranno la propria identità e avranno caratteristiche distinte.
Sarà la iX5 Hydrogen a traghettare ufficialmente la Casa dell’Elica nell’idrogeno. BMW Group si sta preparando per la produzione in serie di veicoli con sistemi di propulsione a idrogeno che saranno commercializzati nel 2028. Nuovi modelli che si affiancheranno all’attuale gamma e che costituiranno una ulteriore alternativa alle classiche alimentazioni.
Koji Sato, Presidente e Membro del Consiglio di Amministrazione (Direttore Rappresentante) di Toyota Motor Corporation, ha dichiarato: “Siamo lieti che la collaborazione tra BMW e Toyota sia entrata in una nuova fase. Nella nostra lunga storia di partnership, abbiamo avuto la conferma che BMW e Toyota condividono la stessa passione per le automobili e la stessa convinzione di un approccio di “technology openness” e “multi-pathway” alla neutralità delle emissioni di carbonio. Sulla base di questi valori condivisi, approfondiremo la nostra collaborazione con azioni quali lo sviluppo congiunto di sistemi a celle a combustibile di nuova generazione e l'espansione delle infrastrutture, con l'obiettivo di realizzare una società dell'idrogeno. Accelereremo i nostri sforzi insieme a BMW e ai partner di vari settori per realizzare un futuro in cui l'energia a idrogeno sostenga la società.”
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Sicurezza in auto
(Adnkronos) - Gli italiani sono correttamente informati sulla normativa e sulle buone norme per il trasporto dei bambini in auto?
Il 1° settembre 2024 la normativa ECE R129 è entrata definitivamente in vigore diventando l'unica normativa europea per l'omologazione dei seggiolini auto. Sono tre le novità più importanti che mirano a migliorare la sicurezza dei più piccoli, introducendo nuovi standard per i seggiolini in auto come: - la classificazione dei seggiolini in base all’altezza del bambino - l’installazione in senso contrario di marcia obbligatoria fino ai 15 mesi (questa regola è stata introdotta per proteggere meglio il collo e la testa del bambino particolarmente esposti in caso di incidente). - il superamento di nuovi test di impatto laterale obbligatori al fine di garantire una maggiore sicurezza (questi tipi di incidenti, infatti, risultano essere piuttosto frequenti e pericolosi per la sicurezza dei passeggeri). La società Chicco ha realizzato, in collaborazione con Quattroruote, una interessante survey dedicata, coinvolgendo più di 1800 persone su tutto il territorio italiano. Attraverso questa ricerca si è indagato non solo quanto gli italiani, genitori e non siano consapevoli delle indicazioni presenti nella normativa in vigore, ma anche la conoscenza delle buone pratiche che rendono il viaggio più sicuro e confortevole per il bambino. Dalla ricerca emerge soprattutto la consapevolezza sull’importanza dell’uso del seggiolino auto, anche nei tragitti brevi, è pressoché totale (98%). Altro importante elemento emerso dalla survey è legato a quando si può smettere di utilizzare il seggiolino auto: il 59% dei rispondenti dimostra di sapere che il seggiolino auto deve essere usato fino ai 150 cm di altezza ma il 25% è erroneamente convinto che si possa smettere di usarlo al compimento dei 12 anni.
La legge prevede che i bambini devono viaggiare in auto a bordo di un seggiolino omologato finché non raggiungono l’altezza di 150 centimetri.
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Volkswagen, possibile chiusura di uno dei suoi stabilimenti in Germania
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Volkswagen potrebbe chiudere uno dei suoi stabilimenti in Germania. Una decisione che non avrebbe precedenti, al fine di ridurre i costi dovuti a una transizione energetica affrettata e imposta da Bruxelles, la Volkswagen sarebbe in procinto di chiudere una fabbrica e un impianto dedicato alla produzione di componenti per auto. Entro il 2026, il colosso automobilistico tedesco mira a un taglio di dieci miliardi di euro. Secondo quanto dichiarato da Oliver Blume, AD Volkswagen, la Germania starebbe perdendo terreno in termini di competitiva, vista anche l’avanzata di nuove realtà provenienti dall’Asia. Per il Marchio tedesco, gli affari non vanno bene neanche in Borsa. Negli ultimi cinque anni, il suo titolo è tra quelli con maggior performance tra i costruttori automobilisti europei. La perdita di competitività e il doveroso tagli odi costi avrebbe un unico imputato, l’auto elettrica. La brusca accelerazione che il Gruppo tedesco avrebbe inferto in questa direzione, investendo milioni di euro nello sviluppo di auto elettriche moderne, tecnologiche ma che di fatto non hanno avuto lo stesso appeal per il pubblico, ha contribuito a far andare i conti in rosso. La chiusura di una fabbrica Volkswagen in Germania sarebbe un evento senza precedenti. Su questa possibile ipotesi è intervenuta anche la direttrice del Consiglio di Fabbrica, Daniela Cavallo, che ha accusato i manager VW di aver condotto una gestione fallimentare e di aver preso decisioni sbagliato. L’auto elettrica può e deve essere un’opportunità ma la scelta di non investire nell’ibrido è senza ombra di dubbio, una decisione che sta avendo risvolti pesanti e drammatici ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Stellantis, cambio di nome per il motore PureTech
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Stellantis cambia il nome della motorizzazione PureTech di casa Peugeot. Un propulsore moderno ma che nel corso degli anni ha dimostrato di essere afflitto da diversi problemi di affidabilità, Stellantis ha così sviluppato una nuova variante del PureTech, elettrificandolo. La nuova denominazione verrà applicata solo alle unità da 1.2 litri. Un passo obbligatorio dopo che diversi incidenti di percorso hanno messo a dura prova la reputazione di questo motore. Un cambio di denominazione che sarà utilizzato non solo da Peugeot ma anche da Citroen e DS. Ad essere incriminata è la cinghia di distribuzione, soggetta a un’usura precoce e non solo. Anche un consumo d’olio superiore alla media sarebbe stato riscontrato da parte dei consumatori. Abbandonata la denominazione PureTech, così come l’indicazione della cilindrata, sul sito ufficiale Peugeot è già stata inserita la nuova sigla identificativa. La potenza indicherà la versione, esattamente come avviene in casa Opel. Le versioni ibride del PureTech da 1.2 sono state dotate di catena di distribuzione in luogo della cinghia di distribuzione. Una soluzione questa, che comporta intervalli ridotti di manutenzione e un’affidabilità più duratura nel tempo.
Fiat Grande Panda, Citroen C3 e Peugeot 208 sono tra i modelli interessati a questo cambio di denominazione.
Stellantis, nel frattempo, ha approvato una estensione di garanzia fino a 10 anni o 175.000 km per i suoi modelli che montano il motore da 1.2 litri PureTech e venduti nel circuito Spoticar. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Auto elettriche, responsabili della crisi dell’auto?
(Adnkronos) - Il mercato auto è sull’orlo di un precipizio, dopo la spinta degli incentivi governativi, le vendite tornano a crollare. Un effetto questo, dovuto principalmente alla transizione energetica, dove le auto elettriche sono tra le principali indiziate ma che di fatto, non sono le uniche responsabili del crollo della domanda. In merito a questa delicatissima situazione si è pronunciato Francesco Borgomeo, Presidente di Unindustria Cassino che in occasione di varie dichiarazioni rilasciate a giornali specialisti e agenzie stampa, ha ribadito la necessità di un intervento del governo.
Borgomeo incita le associazioni di categoria, ma anche gli imprenditori, a manifestare il proprio dissenso verso una politica che non lascia spiragli e non da prospettive. Occorre riflettere sul calo delle vendite di Stellantis, sui volumi che il sito di Cassino ha raggiunto, sulla possibile chiusura di diverse fabbriche in Germania da parte del Gruppo Volkswagen.
Stellantis, a fine anno prevista una proroga della cassa integrazione Borgomeo chiede dunque, al governo, l’utilizzo di strumenti straordinari, tra cui la proroga della casa integrazione per gli stabilimenti Stellantis e l’approvazione di una serie di pacchetti che agevoli l’acquisto di veicoli a basse emissioni. Secondo il Presidente di Unindustria Cassino, occorre modificare l’out-out del 2035, incentivare l’acquisto di auto Euro 6 e consentire agli automobilisti una graduale transizione verso le zero emissioni. La sola vendita di auto elettriche, senza un supporto delle infrastrutture, rischia di portare al collasso un settore già gravemente danneggiato dalla pandemia. ---motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ia, Boccia: "Unire le forze, serve Stato forte anche contro nuove forme criminali"
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già entrata nella nostra vita quotidiana ma come ogni innovazione epocale, se non governata, può comportare dei rischi. Le organizzazioni criminali, come chiunque altro, può sfruttare a proprio favore i vantaggi dell'Ia ma le loro attività possono capitolare sotto la forza dello Stato che arruola le energie e cervelli migliori. E l’Europa è fondamentale. Più sicurezza significa più sviluppo e più innovazione digitale, significa coniugare sicurezza e sviluppo economico insieme. Noi insistiamo sulla priorità nelle politiche pubbliche della transizione digitale in Europa e in Italia. Il crimine si batte più facilmente con la massima innovazione nelle mani dello Stato e i contributi che arrivano a DigithON dalle tante startup in gara sono a disposizione delle istituzioni". Così Francesco Boccia, fondatore di DigithON, dopo le parole del Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi intervistato dalla giornalista del Tg1 Valentina Bisti durante la maratona digitale in corso a Bisceglie. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ia, Piantedosi a Digithon: "Stato deve sempre avere pallino in mano, contrastare uso criminali"
(Adnkronos) - "Contro le organizzazioni criminali che sono pronte a usare l'intelligenza artificiale nei loro attacchi noi attraverso gli algoritmi dobbiamo essere capaci di organizzare preventivamente le risposte. Dobbiamo avere sempre noi il pallino in mano e ed esseri capaci di contrastare l'uso delle organizzazioni criminali e il governo su questo c'è". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo sul palco di Digithon, la più grande maratona digitale italiana in corso a Bisceglie e fondata da Francesco Boccia. "Siamo lo Stato, abbiamo risorse e intelligenze", ha continuato Piantedosi. "Dobbiamo fare in modo che si creino le professionalità che possano supportare iniziative per valorizzare le opportunità che arrivano dal digitale", ha sottolineato. E su Digithon Piantedosi ha sottolineato: "Mi compiaccio per l'iniziativa, innanzitutto per la presentazione delle startup e anche per il contributo generale alla diffusione del digitale, che è qualcosa che crescerà sempre più nella nostra società, e come si vede dalle startup qui riguarda soprattutto i giovani", ha concluso. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Startup, Emiliano: "Digithon può essere grande serra idee per Regione, ora dialogo più stretto"
(Adnkronos) - "Credo che sia giunto il momento per la maturità, che DigithON ha raggiunto, e di farlo diventare una specie di grande 'serra' delle idee e dello sviluppo economico della Regione. DigithON è molto importante perché è uno sguardo sul possibile mercato o sul mercato già esistente della digitalizzazione e potrebbe essere molto utile a noi un dialogo più stretto, direi quasi partecipativo, che ci consenta di avere anche delle nuove idee". Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo a Digithon, la maratona digitale in corso a Bisceglie in Puglia. Secondo Emiliano "DigithON fa un lavoro preziosissimo di setacciamento però poi la regione Puglia ha programmi, a partire da 30 mila euro di finanziamenti fino ad arrivare a milioni di euro, che consentono a chi costruisce un’applicazione con una ricaduta imprenditoriale di costruire tutto il resto. Abbiamo programmi di finanziamento che consentono finalmente non solo di finanziare l’acquisto dell’hardware ma anche di finanziare i consulenti e chi dà consigli", ha concluso. ---lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Medici E.R. in estinzione, rettore UniSR: "Crisi superabile in 3 anni"
(Adnkronos) - Nessuno vuole più essere George Clooney. O meglio l'equivalente reale del dottor Doug Ross, personaggio indimenticato che la star hollywoodiana interpretava nella serie tv 'E.R.'. I medici dell'emergenza urgenza rischiano l'estinzione in Italia? "In realtà non è un problema solo del nostro Paese, ma mondiale. Abbiamo visto tante belle serie di telefilm dal 'dottor Kildare'", capostipite dei medical drama, "in poi. Serie ambientate in questi grandi ospedali in cui succedono cose meravigliose, però adesso anche negli Usa si iscrivono di più per andare a fare i chirurghi plastici o estetici a Beverly Hills", sorride con un pizzico di amarezza Enrico Gherlone, rettore dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e membro dell'Osservatorio nazionale per la formazione specialistica. Il tema è caldo: i tanti posti nelle scuole di specializzazione in Medicina che restano vuoti. Succede in particolare in alcune specialità, come appunto la medicina d'emergenza-urgenza, che proprio per questo motivo è al centro anche di una campagna del ministero della Salute, '#Noisalviamovite', presentata ieri. "Innanzitutto va focalizzato il problema, il perché di questo preoccupante trend", riflette Gherlone, intervistato dall'Adnkronos Salute mentre si avvicina il momento in cui oltre 14mila studenti e studentesse che hanno partecipato alle prove di selezione dovranno decidere a quale scuola di specializzazione iscriversi. "Non sappiamo ancora come andrà, ma mi aspetto che più o meno il trend sia lo stesso, non prevedo ancora un'inversione di tendenza. Osservando le carenze è evidente che le specialità meno attrattive sono quelle spesso più rischiose, con maggiore contenzioso medico-legale, con una qualità di vita peggiore oppure quelle che al contempo offrono poche possibilità di incremento economico attraverso la libera professione. Ma in realtà si sta lavorando al problema. Sono state varate alcune misure e sono state dette delle cose fondamentali". E "se si lavora bene, il risultato si otterrà - assicura - Io mi aspetto che dovranno passare ancora 3 anni perché ci sia un'inversione di tendenza vera. In meno non si può fare", pronostica il rettore. "Gli specializzandi - sottolinea - sono l'ossatura del sistema sanitario nazionale in questo momento e lo saranno sempre di più, quindi se non riusciamo a fare una politica positiva in questo siamo rovinati. Dobbiamo prenderne atto: le cose sono cambiate. E' indicativo il fatto che nel 2020 su 13.400 posti banditi sono andati a vuoto solo 4 contratti di specializzazione in tutta Italia, nel 2018 e 2019 addirittura zero, avevamo un 100% di occupazione. Poi siamo passati nel 2021 a non assegnarne 1.783, nel 2022 ne abbiamo visti andare a vuoto 2.048, nel 2023 siamo saliti a 4.526". Un'escalation. "Alcune specialità - continua Gherlone - detengono ormai un triste primato, come ad esempio la medicina d'urgenza, la microbiologia e virologia, la radioterapia, la medicina delle comunità, con anche l'80% di non assegnazioni. Purtroppo questo trend sta contagiando altre specialità che, sebbene in numeri assoluti mostrino occupazioni più alte, presentano un calo significativo di anno in anno. Un esempio è la chirurgia generale con un -50% delle vocazioni negli ultimi 3 anni".
LE RADICI DEL CROLLO DI VOCAZIONI - Se si va avanti così, ammette l'esperto, "sarà inevitabile un problema di efficienza e omogeneità dei servizi offerti dal nostro Ssn. Per alcune specialità direi, con dolore, anche un problema di sostenibilità". Prima, ripercorre Gherlone, "il problema era che avevamo tante domande, ma pochi soldi e posti. Poi col Pnrr sono arrivate più risorse, siamo passati da 13.400 borse statali del 2020 a 17.004 nel 2021, fino a 14.579 nel 2023. Non c'è più l'imbuto formativo che abbiamo combattuto per anni. Quest'anno addirittura abbiamo più posti che domande. Ma abbiamo capito che ci sono anche altri fattori che pesano sulle scelte" dei giovani camici bianchi. "E il problema ci vorrà un po' a risolverlo. Credo che anche quest'anno si assisterà ancora, in linea col trend osservato ultimamente, a un numero elevato di posti non coperti in alcune scuole di specializzazione. I posti messi a concorso finanziati da Stato, Regioni o enti pubblici/privati erano circa 6.700 nel 2017 divenendo 15.700 nel 2023, ma si è ridotta la percentuale di quelli coperti dall'89,2% al 64,7%". Nel dettaglio, per medicina di emergenza-urgenza nel 2023 su 855 contratti statali solo 234 sono stati assegnati ed è successo anche che in realtà accademiche ambite e prestigiose non si sia presentato nessuno. "Mi sono detto: questi ragazzi non hanno capito, però li capisco - analizza Gherlone - E' stato un errore anche nostro. Alle persone bisogna dare certezze. E ora ci stiamo lavorando veramente. Per esempio è stato dichiarato che aumentare l'attrattività non è solo un fatto economico, è anche un tema di diversificazione dei contratti. Allo specializzando che fa una vita più piena e ha meno tempo libero per fare altre cose si deve dare la possibilità di avere un contratto con cui guadagna di più rispetto a chi fa una specialità che lo lascia più libero". In altre parole chi fa un lavoro "più usurante, che implica un maggior numero di turni, non consente attività libero-professionale, ha bisogno di indennità e scatti stipendiali diversi". Ci sono diversi livelli di azione: un livello centrale e poi la dimensione degli atenei. "Noi all'UniSR stiamo cercando di aumentare l'attrattività facendo integrare questi specializzandi nei vari reparti, non tenendoli solo al pronto soccorso, ma offrendo rotazioni certe con una trasversalità di esperienze che transita in anestesia e rianimazione, cardiologia, chirurgia d'urgenza. In più abbiamo dato una forte spinta negli ultimi anni alla creazione di una rete di convenzioni con primarie strutture nazionali e internazionali dove partecipare a progetti di ricerca innovativi e multicentrici, perché i giovani medici ce lo chiedono sempre di più. Lavoriamo insomma per far avere un'esperienza varia, e dare loro la possibilità di reti formative anche con l'estero e con le altre scuole di emergenza. Anche l'accesso alla carriera universitaria per loro risulta più difficile che non in altre specialità, ma se si fa rete questa cosa migliora".
LA RICETTA PER INVERTIRE LA TENDENZA - Il fattore economico "sicuramente va modificato: le borse devono essere aumentate - dice il rettore - e deve avvenire a livello centrale, ma so che ci si sta lavorando. Va anche fatta una premessa: la formazione medica in Italia è di assoluta qualità, richiesta e di successo all'estero. Noi in UniSR stiamo investendo enormemente nella simulazione medica di base e avanzata. Ci avvaliamo di manichini, intelligenza artificiale, realtà aumentata e virtuale, attraverso strumenti dotati di sistema cardiopolmonare, vascolare, neurologico, sistemi dotati di movimenti degli arti, della testa, degli occhi e in grado di comunicare con il personale sanitario. Gli scenari sono 'reali', vanno dalla sala del pronto soccorso al trauma stradale esterno, fino alla terapia intensiva. Questo processo di simulazione ci consente una valutazione immediata e una correzione dell'atto medico fino al raggiungimento dell'autonomia clinica completa. A ciò si aggiunge la simulazione nel Cadaver Lab che permette la possibilità per tutte le specialità di procedere alla ripetizione di atti e procedure su strutture anatomiche reali". A livello generale, continua Gherlone, "va poi a mio avviso fatto anche un ragionamento sulla ripartizione dei posti delle scuole di specialità. Ci sono tanti fattori che possono incidere sulle scelte degli studenti, che non pensavamo e sono usciti fuori adesso, soprattutto con la crisi economica. Ci siamo accorti che non basta solo l'eccellenza e la qualità della formazione, che si valuta spesso ad esempio quanto costa vivere in una città, o ancora in alcune realtà si è visto che gli studenti tendono a preferire atenei che sono serviti meglio dai treni, per dire. All'UniSR abbiamo una rete formativa di 18 ospedali e possiamo far girare i nostri specializzandi. Stiamo dunque pensando di agevolarli negli spostamenti con mezzi nostri come pulmini". E' vero che a livello globale gli studenti "oggi si rivolgono di più alla ginecologia alla chirurgia plastica o alla dermatologia, a specialità cioè che lasciano anche molta libertà, temporale e di libera professione. Ma bisogna capire perché e come intervenire". "Serve - ragiona - un'allocazione dei contratti più moderna, tener conto delle sedi preferite, non dare un numero esagerato di posti per specialità che interessano un po' meno al Ssn. Si va in ospedale perché si sta male e si deve essere curati e bisogna a stimolare specialità che servono a questo. Ci sarà sempre un nucleo di persone motivate che si iscriverà, dobbiamo far capire le prospettive future anche agli altri, far capire che hanno un bel futuro davanti, in cui saranno protetti dal punto di vista medico-legale, economico. Cosa direi a uno studente che dovrà fare la scelta della specialità? Noi siamo 'boomer', non apparteniamo alla loro generazione, però sicuramente consiglierei a questi giovani di rivolgersi in maniera entusiastica non a quelle specialità che oggi fanno fare più denaro, ma a quelle che in prospettiva oltre a dare una soddisfazione economica daranno soddisfazione medica e possibilità di carriera. Devono capire quello che gli può offrire una specialità adesso un po' più penalizzata, ma con buone prospettive future. Il nostro sistema nazionale è uno dei migliori al mondo e dobbiamo ancora migliorarlo. Ce la possiamo fare. E la carenza non durerà a lungo, perché abbiamo in formazione 53mila specializzandi e 70mila studenti di Medicina. Sufficienti per coprire i fabbisogni dei prossimi anni dovuti ai pensionamenti. E' stato scoperchiato un problema. Bene - conclude il rettore - perché solo così verrà risolto". ---salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










