Candidato col tatuaggio? Il posto di lavoro potrebbe sfumare
(Adnkronos) - "Vuoi un tatuaggio? Occhio al lavoro che intendi fare perché, se è vero che il 51% degli italiani è tatuato, in alcuni contesti lavorativi questo può rappresentare un limite. E' il caso, ad esempio, di chi porta una divisa anche se alcuni ricorsi fatti dai lavoratori stessi sono stati vinti perché erano stati fatti in posti poco visibili". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Marco Manzo, storico tatuatore romano famoso in Italia e nel mondo, titolare del Tribal Tattoo Studio, uno dei primi e più frequentati della capitale anche per i suoi elevatissimi standard di igiene e sicurezza, primo docente nei corsi professionali obbligatori in materia di igiene e sicurezza del lavoro e tecnica di tatuaggio e piercing sin dalla loro istituzione. "Cerco sempre - sottolinea - di non avere i cosiddetti pentiti del tatuaggio e, quindi, quando vedo persone non troppo convinte oppure giovanissimi con il desiderio di tatuarsi in modo evidente consiglio sempre di farli sì, ma non in modo troppo visibile. Fermo restando che ci sono alcuni datori di lavoro che cercano invece persone tatuate, magari perché si rivolgono a una clientela giovane. Il tatuaggio - chiarisce - può essere un'opera d'arte, molti dei miei lavori sono infatti esposti alla Biennale di Venezia e a Santa Maria dei Miracoli a Roma dove il Vicariato ha appunto riconosciuto nel tatuaggio una 'forma d'arte". E in effetti le segnalazioni di difficoltà e problemi in ambito lavorativo non mancano. Ad esempio, nel settore dei trasporti, in particolare delle compagnie aeree, ma anche nelle forze dell'ordine, come racconta ad Adnkronos/Labitalia Felice Romano, segretario generale del Siulp, il sindacato unitario dei lavoratori della polizia: "Ancora oggi registriamo casi di questo tipo, anche se di meno rispetto al passato. Ad esempio, ci capitò il caso di due colleghe che dopo due anni di corso si sono viste respingere il reclutamento per un tatuaggio sulla punta delle dita del piede, cosa ancor più discriminatoria perché le donne portando una scarpa decolleté sono riconoscibili rispetto a un collega uomo". Ma la posizione del sindacato è chiara al riguardo. "Noi siamo assolutamente contrari al fatto che il tatuaggio sia un discrimine per non entrare in polizia. Per noi è una cosa anacronistica e discriminante. Anacronistica perché poteva avere senso un tempo quando si chiedeva agli operatori di polizia giudiziaria di non avere una ferita, una cicatrice, e quindi anche un tatuaggio, che li potesse rendere riconoscibili nelle loro attività. Ma questo perché allora i tatuaggi li avevano solo le prostitute e chi aveva frequentato le patrie galere. Ma oggi sono tantissimi gli italiani che hanno un tatuaggio", ricorda Romano che sottolinea come comunque "oggi ci sono meno casi di questo tipo". "Sembra che l'amministrazione abbia compreso che è un tema ormai superato. Noi chiediamo comunque una revisione delle regole di reclutamento al riguardo", conclude. Ma qual'è la situazione ad oggi in Italia a livello normativo? Come sottolinea ad Adnkronos/Labitalia l'avvocato e giuslavorista Francesco Rotondi, name partner LabLaw e consigliere esperto Cnel, "nello specifico si deve evidenziare che non vi sono norme legislative, tranne casi particolari, che rendono impossibile il lavoro a chi è 'tatuato' e quindi la decisione privata di adottare un codice, una policy che prevede l'assenza o la copertura dei tatuaggi dei lavoratori trova fondamento nella libera conduzione dell'attività d'impresa". Secondo l'esperto, "esse possono limitare l'ingresso o determinare modalità comportamentali all'interno del luogo di lavoro". "La legittimità di tali previsioni - sostiene - è pacifica laddove siano necessarie e opportune in relazione alla attività alla quale si riferiscono, mentre possono risultare illecite laddove si dovessero trasformare in comportamenti discriminatori poiché, ad esempio, prive di una reale giustificazione. Ritengo che non si possa avere una posizione netta sul tema poiché le policy, come le norme, non possono non tener conto del pensiero e del sentire sociale, ovvero ciò che determina il successo o l'insuccesso della norma stessa; i cambiamenti estetici, di abbigliamento, di linguaggio fanno in realtà del più ampio concetto di 'cultura', che è in continuo cambiamento e può creare problemi di distonia fra le varie generazioni", sottolinea. "Detto ciò, laddove un imprenditore dovesse avere particolari necessità o dovesse ritenere di condurre la propria attività applicando anche regole che arrivano a questo punto deve assolutamente dotarsi di codici e policy ben chiare e precise e laddove non dovessero sconfinare in atti discriminatori non vi è alcun dubbio circa la loro legittimità", conclude Rotondi. E Matilde Marandola, presidente nazionale Aidp - Associazione italiana per la direzione del personale, e grande conoscitrice del mondo delle imprese è chiara sul tema. "Personalmente, ritengo che il tema rientri nel filone della Diversity e Inclusion, che si occupa delle tendenze che si delineano nel tempo e ha il delicato compito di mantenere in equilibrio le nuove sensibilità emergenti dalla società e dai suoi bisogni con i doveri di rappresentanza e il rispetto delle persone. La questione riguarda la conciliazione tra libertà individuale e standing professionale richiesto e, nonostante sia necessario bilanciare questi due elementi, non credo si debba ricadere nel 2024 in rigidità che potrebbero allontanare soprattutto i giovani dalle organizzazioni di lavoro. Credo che la libertà individuale sia un bene primario e che vada garantita, così come il rispetto della persona", conclude. Di certo, rimane l'appello alla riflessione da parte di chi i tatuaggi li fa per professione: "Ci sono ancora contesti lavorativi - assicura Manzo - in cui i tatuaggi non sono tollerati e che spingono molti lavoratori a cancellarli, magari anche in vista di un concorso. E per cancellare un tatuaggio bisogna recarsi da un dermatologo che opera con un laser e non è un lavoro così semplice da fare". ---lavoro/normewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Cardiologi ospedalieri, 'ridurre consumo bevande zuccherate'
(Adnkronos) - Le nuove linee guida sulla gestione della pressione arteriosa elevata e dell’ipertensione dell'Anmco, "puntano molto sugli interventi mirati a modificare lo stile di vita. In particolare, forniscono indicazioni specifiche e più dettagliate rispetto alla versione precedente in merito all’alimentazione. Viene, ad esempio, raccomandata una restrizione nell’assunzione di alimenti contenenti zuccheri semplici, soprattutto delle bevande zuccherate, che globalmente non devono superare il 10% delle calorie totali introdotte quotidianamente. Inoltre, in soggetti ipertesi e senza malattia renale, suggeriscono un’alimentazione povera di sodio, assumendo in totale non più di un cucchiaino di sale al giorno, e ricca di potassio, ad esempio consumando frutta e verdura quali banane e spinaci". Lo suggerisce Stefania Di Fusco, chairperson area Prevenzione cardiovascolare dell'Anmco (l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e dirigente medico presso la Cardiologia Clinica e Riabilitativa Ospedale San Filippo Neri Asl Roma 1 di Roma, in occasione della Giornata mondiale del cuore che si celebra il 29 settembre. Secondo Fabrizio Oliva, presidente Anmco e direttore Cardiologia 1 dell’ospedale Niguarda di Milano, "l’Anmco, consapevole del possibile impatto delle nuove raccomandazioni sulla pratica clinica di tutta la comunità cardiologica, ha da subito considerato la necessità di programmare incontri che siano occasione di confronto tra i professionisti esperti per definire le modalità più appropriate per integrare le nuove raccomandazioni nell’attività clinica quotidiana in una modalità che sia compatibile con l’attuale assetto organizzativo". "Le malattie cardiovascolari sono spesso associate ad altre condizioni patologiche come diabete, insufficienza renale e obesità che complicano ulteriormente la gestione della cronicità. Questi pazienti sviluppano condizioni di labilità clinica e fragilità che comportano frequenti ospedalizzazioni e un elevato numero di decessi, che nell’80% dei casi potremmo prevenire intervenendo sui fattori di rischio. E’ dunque fondamentale avviare delle campagne educazionali sull’importanza della prevenzione cardiovascolare e migliorare la consapevolezza sulla rilevanza dell’aderenza terapeutica, troppo spesso sottovalutata dal paziente", conclude Oliva. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Migliori Siti per Comprare Like Instagram del 2024 funzionanti
(Adnkronos) -
In collaborazione con: followerius.com
Oggi Instagram è uno dei social media più utilizzati. Il fatto che abbia una immediatezza di immagini, lo rende versatile per molti utenti. I settori che lo utilizzano sono numerosi ma per la maggior parte: il fashion, il food, il settore viaggi, libri ma anche fitness e mindfulness. Se state cercando di aumentare la vostra visibilità sul profilo Instagram, che avete creato, in maniera rapida ed efficace, l’acquistare like Instagram può essere una strategia vincente. Abbiamo provato a usare questa strategia e vogliamo condividere le nostre impressioni su come ha funzionato e quali siti ci hanno convinto. Nel 2024 esistono numerosi servizi affidabili che consentono di migliorare la performance dei post e hanno anche prezzi competitivi! Dimenticatevi i prezzi delle agenzie che per una strategia di social media preventivano cifre a tre zeri. Affidandosi a siti che si occupano di crescita attraverso l'acquisto di pacchetti di like su Instagram, il budget è contenuto e il risultato veloce. In questo articolo vi parleremo delle nostre esperienze in merito, quali sono i siti migliori per comprare like Instagram, aiutandovi a scegliere il servizio più adatto in base alle vostre esigenze. L'utilizzo di Instagram è versatile per molti settori e tipologie di utenti. Se l'obiettivo dell'utilizzo di Instagram è di tipo personale, è inutile andare ad acquistare like su Instagram. Se invece c’è un bisogno di crescita legato a un business o a una personal branding, l'acquisto like può servire. Non è una strategia da utilizzare in esclusiva, ma da andare a integrare in un contesto di crescita, che implica più azioni e abbia una parte di sviluppo anche di tipo organico. Andiamo ad analizzare il buyer persona più adatto all'acquisto di like su Instagram. In generale riteniamo che le persone che abbiano più bisogno di questo servizio siano: - Influencer emergenti - Aziende. - Social media manager. - Professionisti che promuovono servizi. Analizziamo per ognuno come potrebbe essere utile acquistare like su Instagram. Il panorama di Instagram è oggi estremamente competitivo e ricco di account di qualità per cui emergere diventa arduo, a meno che non vi sia un lavoro costante e capillare. Gli influencer emergenti hanno la possibilità di crescere, nonostante la complessità della situazione. Oggi hanno da svolgere un lavoro più impegnativo rispetto a chi era cresciuto sulla piattaforma ai suoi inizi, ma tutto è fattibile. L'acquisto di like su Instagram reali permette di fare in modo che i reel e post vengonoproposti Feed aumentando la visibilità. In questo modo avrete potenzialmente la possibilità di raggiungere più follower. Infatti le persone vengono solitamente attratte da reel e post con molti like. Se siete un'azienda il vostro fine ultimo è o aumentare la vostra brand image, quindi con uno scopo di tipo istituzionale, o comunque aumentare le conversioni sulle vendite. Instagram è una buona vetrina perché non solo potete presentare quella che è la vostra missione e gli obiettivi aziendali, ma anche creare empatia. Avere tanti like aumenta la vostra autorevolezza agli occhi dei clienti. Pensare di investire in questa strategia può aumentare le conversioni o semplicemente promuovere l'immagine aziendale. Inserendola nel piano di social media marketing, ottimizza i costi in base ai risultati: infatti i siti come Followerius offrono pacchetti a un prezzo diverso in base al numero di like reali, che non vanno a incidere in modo impattante sui costi di comunicazione. Se siete su Instagram come artisti o dei creator digitali, quello che vi serve principalmente è accrescere la personal brand image. Questo vuol dire risultare agli occhi dei follower autorevoli. Instagram è un metodo anche per promuovere la vostra arte o la vostra attività di riferimento, aumentando il pubblico e i clienti. Infatti nel lavoro degli artisti e dei creator uno degli aspetti fondamentali è l'alto grado di engagement. Più la community intorno alla personalità pubblica è attiva e più l'artista o il creator riesce a crescere in maniera costante: l'acquisto di un pacchetto o più con un numero di like Instagram, permette di raggiungere questo obiettivo e aumentare anche i clienti. Instagram è una vetrina di qualità per farsi conoscere e promuovere i propri servizi, cercando dei potenziali clienti. Per questo motivo se avete necessità di far conoscere il servizio che proponete, più like hanno le vostre storie e i vostri reel e più c'è probabilità che siate nei Feed di ricerca proposti. Tutto questo vi crea una maggiore enfasi soprattutto nel momento in cui andate a creare anche delle sponsorizzate mirate al vostro target: se interessato entrerà sul vostro profilo, andando ad approfondire che tipologie di servizi proponente e quindi, eventualmente, convertire il loro interesse diventando clienti. Oggi Instagram, come quasi tutti i social network, è una piattaforma ricca di concorrenza per cui crescere rapidamente richiede una strategia web marketing alternativa a quella organica: questa è l'acquisto di like. Tuttavia non tutti i servizi che vengono proposti online sono affidabili e sicuri. Avendo bisogno di aumentare l'engagement sul nostro profilo, abbiamo quindi provato vari siti con acquisto online, andando poi a identificare i tre migliori siti per comprare like Instagram: Folowerius, SocialBoss e BuyTopLike. Abbiamo fatto una prova pratica per vedere quali ci soddisfacessero maggiormente e quali offrissero dei like di qualità e sicuri senza mettere a rischio il nostro account di Instagram. Nelle nostre analisi abbiamo individuato soprattutto i seguenti aspetti: - La qualità dei like, che provenissero da account reali e non da fake. - La velocità di consegna del pacchetto prescelto. - La sicurezza delle transizioni. Dopo aver sperimentato diverse piattaforme, abbiamo tirato fuori quelli che sono, secondo noi, i migliori siti per comprare like Instagram e li andiamo a recensire in questa pagina.
Followerius
Followerius è una garanzia nel settore: affidabile e completo per acquistare like Instagram reali ed è indicato se volete aumentare la vostra visibilità in modo sicuro, ma al contempo rapido. Sin dall'inizio abbiamo notato come sia professionale e trasparente, mettendo in primo piano la soddisfazione del cliente. I pacchetti hanno una presentazione chiara e i prezzi sono ben indicati e suddivisi in base al numero di like che volete acquistare. Questo ci ha reso semplice trovare la soluzione adatta alle nostre esigenze. Analizzando i tre aspetti principali della nostra analisi vi riportiamo le nostre riflessioni. - Qualità dei like. I like Instagram reali sono di qualità perché arrivano da account attivi: non vanno a inficiare con l'algoritmo di Instagram. Inoltre, è molto comodo il fatto che si possa scegliere se la loro provenienza sia italiana o internazionale in base all'obiettivo che ci si è posti. - Velocità consegna del pacchetto. Abbiamo un’opinione positiva riguardo alla velocità della consegna del pacchetto. Una volta ultimato l’ordine cominciano ad arrivare i follower: se il numero comprato è abbastanza ingente, vengono inviati in maniera uniforme e graduale, così da non creare sospetti di arrivi massificati sul proprio account. Questo ci ha aiutato a non avere penalizzazioni con l'algoritmo, ma ad aumentare l'impatto positivo della visibilità del nostro post. - La sicurezza delle transizioni. In pochi click siamo riusciti a concludere tutto il processo benché comunque ci sia un servizio clienti a disposizione 24/7 e una garanzia 30 giorni, che in caso di dubbio domande risponde via mail e chat in maniera molto efficiente. Le transizioni sono fatte attraverso protocolli di sicurezza e non vengono chiesti dati sensibili. In conclusione l'esperienza con Followerius è stata positiva, facile e immediata: non richiede particolari conoscenze e i risultati arrivano e velocemente secondo quello che si è comprato.
SocialBoss
SocialBoss è un altro dei siti che abbiamo provato per acquistare like Instagram e anche questo lo riteniamo un servizio affidabile e completo. Quello che ci ha colpiti in particolar modo è la sua semplicità di utilizzo e l'attenzione alla sicurezza. Si aggiunga la rapidità con cui vengono consegnati i like acquistati. Basandoci sempre sui nostri tre criteri di analisi, andiamo a vedere nel dettaglio i vari aspetti. - Qualità dei like. Abbiamo avuto modo di verificare che i like acquistati arrivano da account attivi e profili autentici. Ancora una volta questo ci aiuta a non avere problemi con l'algoritmo di Instagram, che rifiuta qualsiasi forma di fake o di bot. In questo sito è possibile scegliere l’origine dei like come, per esempio, like Instagram italiani. Tutto questo è a vostra discrezione, in base alla strategia di crescita che avete studiato. Questa tipologia di opzione è importante per raggiungere meglio un target. - Velocità di consegna. Siamo stati piacevolmente sorpresi dalla rapidità con cui ci sono arrivati i like. Infatti, appena finito l'ordine abbiamo cominciato a ricevere subito i like in maniera uniforme e graduale su post del profilo, così da non destare alcun allarme da parte di Instagram. La piattaforma gestisce bene ordini di grandi volumi, realizzando in modo non sospetto la consegna dei like. - Sicurezza nelle transizioni. Abbiamo riscontrato un alto livello di sicurezza. Infatti, durante la nostra procedura di acquisto c'è stato chiesto semplicemente l'URL del post e le informazioni per il pagamento: non abbiamo dato altri dati sensibili, quale potrebbe essere la password di Instagram. Questo è rassicurante e ha reso tutto l'intero processo molto più fluido. Anche in questo caso il supporto clienti è presente: si può ricevere assistenza 24 ore su 24. Volendo quindi riassumere la nostra esperienza su SocialBoss, abbiamo avuto un acquisto semplice ed efficace. I risultati arrivano come promesso, senza andare a inficiare la sicurezza dell'account. Questo è uno fra i migliori siti per comprare like Instagram ,che consigliamo a chi vuole incrementare la propria visibilità su Instagram in modo rapido ma sicuro.
BuyTopLikes
Abbiamo testato BuyTopLikes per acquistare like su Instagram ed è una piattaforma molto semplice e rapida, anche se ci sono delle aree di possibile miglioramento. Il sito in sé è efficace, ma ha delle limitazioni maggiori rispetto alle due precedenti scelte sulla personalizzazione dell'offerta. - Qualità dei like. BuyTopLike fornisce like da account che sono attivi, ma alcuni di essi potrebbero sembrare meno autentici rispetto ad altre piattaforme. Pur sempre trattandosi di account validi, il livello di interazione non sempre è in linea con quelle che erano le nostre aspettative. Inoltre bisogna dire che c'è un targettizzazione minore sui paesi rispetto ad altre piattaforme, quindi è meno adatta se la vostra strategia di crescita è focalizzata a livello di geolocalizzazione. - Velocità di consegna. Una delle sue prerogative più performanti e la velocità di consegna. Infatti, i like arrivano subito dopo l'acquisto con un processo istantaneo. I like vengono consegnati in maniera molto rapida e questo potrebbe essere un contro se si comprano in quantità, perché potrebbe destare sospetti all’algoritmo di Instagram. - Sicurezza nelle transazioni. Questo sito è all'altezza degli standard degli altri siti: non richiede quindi informazioni sensibili come la password, ma solo l'URL e i dettagli di pagamento. Ha un supporto clienti con meno opzioni rispetto ad altri siti, ma solitamente per la facilità dell'uso non ce n'è praticamente bisogno. Volendo quindi sintetizzare BuyTopLike è una piattaforma valida, rapida e a un buon prezzo, con dei limiti sulla personalizzazione e sulle modalità di consegna. Risulta perfetta per chi ha bisogno di un ordine di base. Abbiamo riscontrato che il processo dell'acquistare like su Instagram, qualunque sia il miglior sito per comprare like, sia semplice e non richiede nessuna particolare esperienza sui social network o di web marketing. Il primo passo è scegliere il sito per comprare like, dopodiché, una volta entrati sul sito in questione, basterà in generale eseguire questi passaggi che andiamo a elencarvi. I siti che offrono questa tipologia di servizi, funzionano tutti in maniera analoga. - Selezionare il pacchetto desiderato valutando quelli che sono il prezzo e la quantità di like che fanno al caso vostro. Noi, per esempio, abbiamo scelto una campagna d’acquisto per un pacchetto 1000 like. Il tutto dipende dalle vostre esigenze in base al budget e alla visibilità che volete acquistare. - Inserire il link del post. Questo è il secondo passaggio che viene richiesto per sapere dove andranno a finire i like acquistat: è essenziale per il sito al fine di poter erogare l'ordine. In alcuni pacchetti è possibile anche la distribuzione su più post. Bisogna vedere se l'opzione sul sito scelto sia disponibile. - L'origine dei like. Molti siti danno la possibilità di scegliere l'origine dei like, optando quindi per un panorama di tipo internazionale o su uno specifico paese, sempre in base alle esigenze della targetizzazione. - Si effettua il pagamento. Solitamente questi siti propongono varie tipologie di pagamenti, comprendendo metodologie come PayPal, carte di credito nonché, alcuni, criptovalute. - Si attende la consegna. La consegna incomincia a partire già subito dopo la chiusura dell'ordine: avviene in un tempo variabile in base al quantitativo di like acquistati. Infatti se il numero è elevato non verranno mai aggiunti tutti in un'unica soluzione massificata, perché andrebbe a creare sospetti all'algoritmo di Instagram. Comprare like Instagram può dare numerosi vantaggi, soprattutto se si desidera aumentare la visibilità e la credibilità in modo rapido. A seguito della nostra prova abbiamo visto che aumentando i like c’era un riscontro positivo su molti aspetti. Il primo che abbiamo riscontrato è stata la maggiore visibilità. Infatti, un post con molti like ha maggiori possibilità di apparire nella sezione Esplora di Instagram, avendo un potenziale pubblico più ampio. Questo vuol dire che si avrà un risultato ancora maggiore se i like vengono distribuiti su più post, andando ad aumentare la presenza su tutto il profilo. Questa strategia sia per le aziende che per gli influencer è utile per avere maggior engagement da parte del pubblico. Altro aspetto che abbiamo notato è stato l'aumento di credibilità del profilo e questo è molto importante se l'account è stato costruito soprattutto per scopi commerciali, perché l'autorevolezza trasmette l'idea che i contenuti siano rilevanti e spinge il potenziale cliente a interagire con il profilo di Instagram. Il terzo beneficio che abbiamo incontrato è stato un boost immediato delle engagement: acquistando like il post in questione sembra decisamente più attraente e spinge altri utenti a interagire in maniera organica. Questo è un effetto a cascata che incrementa sia i like che i follower. Il costo di 1000 like su Instagram dipende dal sito che avete scelto. Indicativamente può oscillare tra i 10€ e i 30€. Su Followerius, per esempio, abbiamo pagato 9,90€ per quella quantità, mentre abbiamo pagato 14,95$ su SocialBoss. Nessun costo aggiuntivo e vengono garantite consegne rapide e sicure. Ci possono essere delle variazioni di prezzo anche in base all'origine dei like: se si richiedono like più specifici avranno un costo più elevato. Non ci sono limiti all'acquisto di like: il tutto sta nel buon senso. Infatti, è normale che se si compra un grosso numero di follower il rischio di attirare l'attenzione dell'algoritmo è maggiore, a meno che ci si rivolga a un servizio che come Followerius o SocialBoss che riescono a distribuire in maniera graduale l’erogazione, così da non attirare l'attenzione. La strategia migliore, per evitare ogni forma di rischio, è comprare i pacchetti con quantitativi di like minori e più frequentemente, in maniera da distribuire noi stessi l'erogazione dei like e magari diffondere su più post. La scelta se comprare dei like Instagram italiani o internazionali dipende dalla vostra strategia. Se infatti avete scelto di mirare maggiormente a un target nazionale, quelli italiani saranno più adatti. Se invece volete espandervi o vi rivolgete già normalmente a un pubblico internazionale, questa scelta sarà la più mirata. Tutto dipende dalla strategia di base che avete studiato per il vostro personal branding image o per il vostro piano marketing. Nella nostra analisi ed esperienza di acquisto like Instagram, abbiamo potuto appurare che molti siti utilizzano PayPal. Bisogna ricordare che questo è uno dei sistemi di pagamento elettronici più diffusi e uno dei più sicuri, per cui non si vanno a inserire i dati della carta di credito direttamente sul sito dove si compra, ma si passa attraverso PayPal. Essendo una delle metodologie di pagamento oggi più diffuse, molti di questi dei siti, che offrono servizio per comprare like Instagram lo hanno nelle varie opzioni. A seguito della nostra prova sul comprare like Instagram reali possiamo dire che può essere una strategia valida se si desidera aumentare la propria visibilità ed engagement in modo rapido. Vogliamo però sottolineare che il tutto deve essere sempre fatto con criterio e inserito in un piano di crescita più ampio, per andare a costruire in maniera stabile la credibilità del proprio profilo. Infatti è una strategia che va integrata ad altri aspetti quali l'aumento di follower e la presenza costante sui social con dei contenuti di qualità. Inoltre, ci deve essere una coerenza anche dei contenuti di messaggio per non creare confusione nei follower. Bisogna, in aggiunta, studiare quello che è il linguaggio del target a cui ci rivolgiamo, la tipologia di grafica più adatta e curare la qualità dei contenuti. Risulta utile creare un piano editoriale per una presenza costante e continuativa. Tutto ciò serve a crescere in maniera intelligente e duratura. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Salutequità, cosa manca per garantire efficacia nuovo Piano nazionale cronicità
(Adnkronos) - Semplificazione, temporalità chiara, monitoraggio forte, fondi e integrazione con altre patologie per assicurare equità e effettività. Sono i 6 passaggi necessari all’aggiornamento del nuovo Piano nazionale cronicità (Pnc) redatto dal ministero della Salute, e all’esame delle Regioni, perché sia davvero efficace. Lo evidenzia l’Osservatorio di Salutequità in un’analisi in cui spiega come fare in modo che non resti sulla carta il nuovo Piano per i 24 milioni di italiani affetti da una o più patologie croniche che impegnano circa l’80% della spesa sanitaria: 70,7 miliardi di euro, nel 2028, secondo proiezioni Istat. Nel dettaglio, si legge nel sito dell’Osservatorio, dovrebbe essere facilitata la lettura e la comprensione con la realizzazione di un testo unico sulla cronicità. La bozza trasmessa alle Regioni non è stata infatti integrata con il piano del 2016 e quindi obbliga -per avere il quadro chiaro- alla realizzazione di un testo integrato tra quello del 2016 e quello che potrebbe essere varato nel 2024. Occorre poi assicurare e definire una temporalità. Tutti gli altri piani hanno una data di inizio e una di fine, per offrire agli attori che debbono implementarlo, verificarlo, utilizzarlo, di programmare i tempi di applicazione e di tarare le aspettative di professionisti e cittadini. La previsione di una temporalità limita anche situazioni di blackout in caso, ad esempio, di ritardi nel rinnovo della Cabina di Regia, nelle cui mani è oggi l’aggiornamento e la verifica del Piano. Altro punto è indicare e definire le risorse per l’implementazione. Se da un lato il ministro, nel suo atto di indirizzo, sottolinea l’importanza di “investire risorse strategiche sui piani nazionali che costituiscono la risposta sistemica alle tematiche di salute concernenti la cronicità, le malattie rare, … la prevenzione e il contrasto del cancro”, la mancanza di previsione di risorse per la sua implementazione risulta non solo incoerente con le indicazioni espresse, ma rischia di far rimanere l’atto solo sulla carta. È difficile che l’implementazione possa avvenire senza risorse dedicate per gli obiettivi previsti e l’inserimento di nuove patologie (es. per l’adeguamento tecnologico dei presidi diagnostici, il riconoscimento di un codice di esenzione per l’obesità -attualmente non ricompresa nei Lea, per reti cliniche con competenze e diffusione adeguata, ecc.). Sempre secondo Salutequità, è necessario prevedere un sistema di monitoraggio stringente e che dialoghi con il monitoraggio Livelli essenziali di assistenza (Lea). Il monitoraggio descritto nel Piano risulta debole. Se da un lato indica che le direttrici sono 3 (monitoraggio normativo, assetti organizzati ed operativi, indicatori di salute delle singole patologie croniche) dall’altro chiarisce anche che la funzione del monitoraggio ‘potrà fornire elementi utili a calibrare le scelte strategiche regionali/provinciali e locali’ ma non richiama alle conseguenze di una eventuale inapplicazione del Pnc. La verifica interessa solo i Pdta (percorsi diagnostico terapeutici assistenziali) delle patologie incluse nel Piano e lascia fuori tante altre malattie croniche, senza quindi una visione di governance complessiva della cronicità. Infine il modello di monitoraggio non dialoga con il sistema degli adempimenti dei Lea. Un altro punto evidenzia che deve essere chiara la trasparenza e la pubblicazione della relazione sullo stato di avanzamento dell’implementazione Pnc. Da un lato è stato fatto un passo in avanti indicando che l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari) supporta tecnicamente la Cabina di Regia nel monitoraggio. Dall’altro però non è specificato se la relazione annuale sugli esiti delle attività di monitoraggio – predisposta di norma entro gennaio dell’anno successivo – sarà resa pubblica per assicurare accountability degli interventi e degli esiti prodotti. Infine, secondo l’Osservatorio, bisogna integrare il Pnc con gruppi di patologie croniche che richiederebbero una attenzione specifica e non più rinviabile. È il caso, ad esempio, della psoriasi da cui sono affetti 1,8 milioni di persone in Italia e che resta una patologia sottovalutata, spesso associata a patologie già ricomprese nella seconda parte del Piano 2016, ma che è talmente sottovalutata che non viene nemmeno rilevata dall’Istat né in quelle del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia). E ancora difetta di attenzione alle ‘nuove cronicità’. La bozza di Pnc trasmesso alle Regioni, manca di un riferimento alle ‘nuove cronicità’ che caratterizzano, ad esempio, alcune neoplasie ematologiche per le quali i traguardi scientifici raggiunti grazie alla ricerca hanno modificato radicalmente i percorsi di cura e l’aspettativa di vita. È il caso di neoplasie come la leucemia linfatica cronica o la leucemia mieloide cronica in cui il concetto di cronicità è già esplicitamente espresso nel ‘nome della patologia’. “Se approvato in questa versione – commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità – l’aggiornamento del Pnc rischia di restare solo il piano delle ‘buone intenzioni’, destinato a restare sulla carta come il precedente di cui ripropone gli errori. A cominciare dall’assenza di risorse dedicate, di un orizzonte temporale certo, di una integrazione con altre patologie che richiedono attenzione specifica e non più rinviabile e di un cronoprogramma che detti il ritmo degli adempimenti e di un meccanismo di verifica efficace che dialoghi con il sistema adempimenti Lea. L’augurio è – conclude – che le Regioni, assieme al ministero, già dalle riunioni in programma nei prossimi giorni, percorrano questa strada, chiudendo così un documento davvero e finalmente efficace”. ---salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Studio, aggiunta di acido bempedoico riduce in modo efficace colesterolo Ldl
(Adnkronos) - Sono stati presentati ad Amburgo, in occasione del Congresso Dgk Hertztage 2024, i risultati finali di follow-up a 2 anni della coorte tedesca dello studio osservazionale, multinazionale, europeo Milos sull'uso, nella pratica clinica quotidiana, dell'acido bempedoico, o della sua associazione a dose fissa con ezetimibe, in pazienti con ipercolesterolemia primaria o dislipidemia mista. I dati hanno dimostrato l'efficacia e il profilo di sicurezza dell'acido bempedoico, sia da solo che in combinazione con altre terapie ipolipemizzanti, in un contesto di real-life nel ridurre di quasi un terzo il colesterolo Ldl (c-Ldl). L'aumento del colesterolo Ldl - ricorda una nota diffusa da Daiichi Sankyo Europe - è un fattore chiave modificabile del rischio di eventi cardiovascolari maggiori. Gli studi dimostrano che ogni riduzione di circa 39 mg/dL (1 mmol/L) di c-Ldl è associata a una riduzione del 22% degli eventi cardiovascolari maggiori dopo un anno. Ad oggi, la coorte tedesca dello studio Milos, che comprende 973 pazienti provenienti da 125 siti in Germania, è una delle valutazioni più complete dell'acido bempedoico nella pratica clinica effettuate nel paese. I pazienti sono stati seguiti per 2 anni. I livelli di c-Ldl sono stati valutati prima di iniziare il trattamento, a uno e 2 anni. Complessivamente, 638 dei 973 pazienti (65,6%) hanno completato il follow-up a 2 anni, con i valori completi di c-Ldl prima del trattamento, al primo e secondo anno disponibili per 451 pazienti. Questi 451 pazienti hanno dimostrato una riduzione media dei livelli di c-Ldl da 121,4 mg/dL (3,14 mmol/L) al basale a 77,2 mg/dL (2,0 mmol/L), che rappresenta una riduzione relativa media del 30,3% nella popolazione complessiva. Complessivamente, oltre l'80% dei pazienti ha ricevuto l'acido bempedoico in combinazione con altre terapie ipolipemizzanti prima del trattamento e a due anni, tra cui statine ed ezetimibe. Il profilo di sicurezza dell'acido bempedoico - soggetto a monitoraggio addizionale - in questa popolazione reale è stato valutato a uno e a 2 anni ed è risultato coerente con quello osservato nel programma dello studio clinico Clear. "Riducendo significativamente i livelli di c-Ldl verso gli obiettivi delle linee guida, stiamo compiendo un passo fondamentale per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari che possono avere un profondo impatto sulla salute a lungo termine e sulla qualità di vita di una persona", ha dichiarato Ioanna Gouni-Berthold, Centro di endocrinologia, diabetologia e medicina preventiva dell'università di Colonia e membro del consiglio direttivo della Società internazionale di aterosclerosi. "Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte in Europa, ma la maggior parte degli eventi cardiovascolari prematuri è prevenibile - ha commentato Stefan Seyfried, vice presidente Medical Affairs, Specialty Medicines, di Daiichi Sankyo Europe - I risultati di questa coorte rafforzano le evidenze sui benefici offerti dall'acido bempedoico per la riduzione dei livelli di c-Ldl. Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di fornire alla comunità medica informazioni concrete per migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari e, in ultima analisi, migliorare la cura dei pazienti”. ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Mangiacavalli (Fnopi): "130mila infermieri aggrediti ogni anno: bene il Dl anti-violenze, ora bisogna sensibilizzare i cittadini"
(Adnkronos) - "Esprimiamo soddisfazione per l'approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legge per contrastare le violenze nei confronti dei professionisti sanitari. Le misure approvate, come l'arresto in flagranza di reato anche differito e pene più pesanti per chi provoca danneggiamenti, sono ciò che attendevano gli infermieri". Lo dichiara Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), ricordando il tributo pagato dagli infermieri in questa escalation di violenza: "Le ultime rilevazioni della nostra Federazione e dell'Osservatorio sulle violenze del ministero della Salute - sottolinea - calcolano che sono oltre 130mila i nostri professionisti aggrediti fisicamente o verbalmente ogni anno". "Ringraziamo il ministro Schillaci", afferma Mangiacavalli in una nota. "Niente - precisa - può e deve giustificare reazioni violente, che diventano poi azioni ancora più inaccettabili quando vengono perpetrate nei confronti di chi lavora per curare e assistere chi è in difficoltà". "C'è sicuramente un contesto culturale non favorevole - rileva la presidente Fnopi - in cui ogni forma di autorità è messa in discussione". Pertanto, conclude, "dopo questo decreto legge è necessario costruire un percorso di sensibilizzazione dei cittadini rispetto al corretto utilizzo delle strutture e dei servizi del Servizio sanitario nazionale". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Infarto, i 3 segnali che ci avvertono: ecco chi rischia di più
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Tre segnali da cogliere per intervenire in caso di problemi al cuore, infarto compreso. "Le malattie cardiovascolari continuano ad essere la prima causa di morte nella popolazione adulta. In 7 casi su 10 è possibile prevenirle grazie alla prevenzione e ai progressi scientifici. Tuttavia, in pochi sanno che 3 sono i sintomi principali, i cosidetti 'campanelli d'allarme' da non sottovalutare mai, anzi", dice all'Adnkronos Salute Antonio Rebuzzi, docente di Cardiologia all'università Cattolica di Roma, in vista della Giornata mondiale del Cuore (World Heart Day) che si celebra ogni anno il 29 settembre. Obiettivo: informare e sensibilizzare i cittadini sull'importanza di prendersi cura del proprio cuore per prevenire le malattie cardiovascolari. In caso di palpitazioni (e quindi aritmie), giramenti di testa con la sensazione di cadere e un dolore al centro del petto occorre farsi visitare dal cardiologo senza perdere tempo". Il cuore degli italiani "è in buona salute - assicura Rebuzzi - rispetto alle popolazioni di Paesi occidentali quali gli Stati Uniti. E questo perché noi siamo 'maglia rosa' per l'alimentazione, ci piace la dieta mediterranea e poi perché prendiamo la vita con più leggerezza. Tuttavia, siamo 'maglia nera' per lo sport". "Facciamo poca attività fisica pur sapendo che la sedentarietà è tra i fattori di rischio modificabili, in quanto legati ad abitudini e stili di vita, insieme a fumo, consumo eccessivo di alcol e droghe. Fattori che, a loro volta, possono causare malattie che incidono sulla salute del cuore. Ovvero obesità, diabete, ipercolesterolemia, iperglicemia, ipertensione", dice Rebuzzi. Per proteggere la salute del cuore e dei vasi, "oltre a modificare le abitudini scorrette come abolire fumo, alcol, droghe e tenere sotto controllo i livelli di Ldl, il cosiddetto colesterolo 'cattivo', e di glicemia - avverte Rebuzzi - è fondamentale il movimento". "Basta percorrere ogni giorno 5 km a piedi o comunque svolgere un'attività fisica per 30-45 minuti almeno 3 volte alla settimana. Controllare poi la pressione arteriosa: gli uomini devono fare attenzione dopo i 40 anni e le donne quando sono in menopausa", afferma il professore. "Per chi è sano un controllo da effettuare una volta l'anno - raccomanda lo specialista - oppure ogni 4 mesi se si hanno fattori di rischio, tra cui familiari con problemi cardiovascolari". ---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Giornata del cuore, nel mondo oltre 20 mln di morti ogni anno
(Adnkronos) -
Il 29 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del Cuore per sensibilizzare i cittadini sull'importanza della prevenzione cardiovascolare. "Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità nel mondo con oltre 20 milioni di decessi ogni anno, oltre il 40% nel nostro Paese, con circa 230.000 morti ogni anno. Le malattie cardiovascolari sono anche la prima causa di disabilità permanente, circa cinque abitanti ogni mille nel nostro Paese hanno una forma di invalidità che deriva dalla malattia cardiovascolare da cui sono stati colpiti". A fare il punto è l'Anmco, l'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri. "Nelle patologie cardiovascolari la prevenzione è determinante poiché accanto a fattori di rischio non modificabili quali età, sesso e familiarità vi sono anche importanti fattori di rischio modificabili, legati a comportamenti e stili di vita, su cui è possibile intervenire come ad esempio fumo, alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà, spesso a loro volta causa di diabete, obesità, ipercolesterolemia o ipertensione arteriosa. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità - ricorda Domenico Gabrielli, presidente Fondazione per il tuo cuore dell’Anmco e direttore Cardiologia ospedale San Camillo di Roma - il 98% della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 69 anni presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare tra ipertensione, ipercolesterolemia, sedentarietà, fumo, diabete e scorretta alimentazione. E’ dunque fondamentale modificare prima di tutto il proprio stile di vita ed assumere correttamente le terapie, ove prescritte, per ridurre drasticamente morbilità e mortalità cardiovascolare; sarà poi compito del proprio medico suggerire gli accertamenti ritenuti utili al singolo paziente". “Tra i principali fattori di rischio nella popolazione generale vi è sicuramente l’ipertensione pressoria, che colpisce oltre il 60% di persone nell’età adulta e se non controllata può portare a conseguenze molto gravi come l’infarto del miocardio, lo scompenso cardiaco, la fibrillazione atriale, l’ictus, e l’insufficienza renale. Vi sono evidenze - aggiunge Gabrielli - che la riduzione della pressione arteriosa, sia essa ottenuta con trattamenti farmacologici o con interventi sullo stile di vita, si associa ad una riduzione del rischio di eventi cardiaci e cerebro-vascolari, oltre che della mortalità. Da qui l’importanza di un’appropriata gestione di questo importante fattore di rischio.” “A fine agosto, durante il congresso annuale della Società europea di cardiologia, sono state presentate le nuove linee guida sull’ipertensione arteriosa - continua presidente Fondazione per il tuo cuore dell’Anmco -che, basandosi sulle più recenti evidenze scientifiche, indicano quali sono i parametri da considerare per iniziare un intervento terapeutico, quali sono i valori target raccomandati durante il trattamento e quali farmaci e strategie mettere in atto per raggiungere gli obiettivi. La prima novità è proprio il titolo 'Linee guida sulla gestione della pressione arteriosa elevata e dell’ipertensione', che sottolinea la necessità di gestire "non solo l’ipertensione, definita dalla presenza di valori pressori > 140/90 mmHg, ma anche la presenza di valori pressori che non raggiungono i suddetti livelli ma sono elevati (pressione sistolica tra 120 e 139 mmHg o diastolica tra 70 e 89 mmHg), che spesso precedono lo sviluppo di ipertensione e possono contribuire all’insorgenza di malattie cardiovascolari, soprattutto se sono associati ad altre condizioni di rischio. Una variazione importante - avverte Gabrielli - rispetto alle precedenti linee guida è l’obiettivo del trattamento farmacologico che, da valori pressori inferiori a 140/90 mmHg indicati nella precedente edizione delle linee guida, è passato a valori sistolici compresi tra 120 e 129 mmHg, se tollerati dal paziente. Si tratta di un cambiamento importante poiché finora era raccomandato un approccio in due fasi con un primo obiettivo di valori inferiori a 140/90 mm Hg e, solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, andava preso in considerazione l’obiettivo di valori inferiori a130/80 mmHg. Questo cambiamento è dovuto alle evidenze che hanno dimostrato che trattamenti che riducono in maniera più intensiva i valori pressori consentono di ottenere una maggiore riduzione del rischio di eventi cardiovascolari".
Le nuove linee guida sulla gestione della pressione arteriosa elevata e dell’ipertensione dell'Anmco, "puntano molto sugli interventi mirati a modificare lo stile di vita. In particolare, forniscono indicazioni specifiche e più dettagliate rispetto alla versione precedente in merito all’alimentazione. Viene, ad esempio, raccomandata una restrizione nell’assunzione di alimenti contenenti zuccheri semplici, soprattutto delle bevande zuccherate, che globalmente non devono superare il 10% delle calorie totali introdotte quotidianamente. Inoltre, in soggetti ipertesi e senza malattia renale, suggeriscono un’alimentazione povera di sodio, assumendo in totale non più di un cucchiaino di sale al giorno, e ricca di potassio, ad esempio consumando frutta e verdura quali banane e spinaci". Lo suggerisce Stefania Di Fusco, chairperson area Prevenzione cardiovascolare dell'Anmco (l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e dirigente medico presso la Cardiologia Clinica e Riabilitativa Ospedale San Filippo Neri Asl Roma 1 di Roma, in occasione della Giornata mondiale del cuore che si celebra il 29 settembre. Secondo Fabrizio Oliva, presidente Anmco e direttore Cardiologia 1 dell’ospedale Niguarda di Milano, "l’Anmco, consapevole del possibile impatto delle nuove raccomandazioni sulla pratica clinica di tutta la comunità cardiologica, ha da subito considerato la necessità di programmare incontri che siano occasione di confronto tra i professionisti esperti per definire le modalità più appropriate per integrare le nuove raccomandazioni nell’attività clinica quotidiana in una modalità che sia compatibile con l’attuale assetto organizzativo". "Le malattie cardiovascolari sono spesso associate ad altre condizioni patologiche come diabete, insufficienza renale e obesità che complicano ulteriormente la gestione della cronicità. Questi pazienti sviluppano condizioni di labilità clinica e fragilità che comportano frequenti ospedalizzazioni e un elevato numero di decessi, che nell’80% dei casi potremmo prevenire intervenendo sui fattori di rischio. E’ dunque fondamentale avviare delle campagne educazionali sull’importanza della prevenzione cardiovascolare e migliorare la consapevolezza sulla rilevanza dell’aderenza terapeutica, troppo spesso sottovalutata dal paziente", conclude Oliva. ---cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Fairy Tail 2 svela nuovi dettagli di combattimento al Tokyo Game Show
(Adnkronos) - Durante il Tokyo Game Show 2024, Koei Tecmo e Gust hanno presentato ulteriori informazioni sul sistema di combattimento di Fairy Tail 2, l'atteso action RPG basato sul celebre franchise anime e manga. Un nuovo trailer ha offerto uno sguardo approfondito alle battaglie in tempo reale, mostrando come Natsu e i suoi compagni affronteranno l'Imperatore Spriggan Zeref e gli Spriggan 12. Il gioco, sequel diretto del titolo del 2020, promette combattimenti magici ancora più spettacolari e dinamici. Oltre alle loro iconiche mosse, i maghi di Fairy Tail potranno eseguire potenti attacchi combinati, come "Link Attacks" e "Unison Raid", sfruttando velocità, precisione e sinergia per prevalere sui temibili avversari. Il trailer ha anche rivelato nuove meccaniche di progressione dei personaggi, consentendo ai giocatori di personalizzare l'esperienza di gioco e sviluppare le abilità dei loro personaggi preferiti. Sarà inoltre possibile sbloccare storie inedite e approfondire la conoscenza dei protagonisti attraverso sequenze e interazioni originali. Ulteriori dettagli sul gioco sono stati condivisi durante il livestream "Koei Tecmo Live! at TGS 2024", con la partecipazione dei doppiatori Tetsuya Kakihara (Natsu) e Sayaka Ohara (Erza), e del Producer Hiroshi Kataoka. Fairy Tail 2 sarà disponibile dal 13 dicembre 2024 su PS5, PS4, Nintendo Switch, e dal 12 dicembre 2024 su Windows PC tramite Steam. Il gioco includerà doppiaggio giapponese e testi in inglese e francese. ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
L’Italia è prima in UE per tasso di conversione di domande in brevetti e terza per investimenti in Ricerca e Sviluppo
(Adnkronos) - Il nuovo paper di Deloitte e del Politecnico di Milano, intitolato “Il ruolo e il funzionamento dei Technology Transfer Offices europei”, presenta l’Unione Europea caratterizzata da frammentazioni e disuguaglianze tra i paesi membri per fattori come la spesa in R&D, l’R&D Intensity e le domande di brevetto depositate. Queste dimensioni sono incluse in un indice che la Commissione Europea ha definito per valutare e confrontare l'innovazione nei paesi europei, denominato European Innovation Scoreboard (EIS). Complessivamente, la spesa in R&D mostra l’Unione Europea sull’ultimo gradino del podio globale dietro gli Stati Uniti d’America e la Cina, ma al primo posto sia per numero di brevetti depositati, sia per brevetti concessi, secondo i dati dell’European Patent Office. L’EIS nel 2023 ha definito l'Italia come «Moderate Innovator» (Francia, Germania e UK sono Strong Innovator e i Paesi Bassi Innovation Leader). Sebbene L'Italia abbia migliorato le sue prestazioni rispetto agli anni precedenti, i risultati del paper portano a ritenere necessario aumentare il numero di laureati e incrementare gli investimenti in VC e R&D (l’Italia è solo 14° per spesa pro-capite in R&D nella UE a 27). Caratterizzata da un tessuto produttivo in gran parte costituito da microimprese (95%), l’Italia è in vetta alla classifica europea per tasso di conversione di domande in brevetti e si colloca al terzo posto per investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&D). Oltre al freno del piccolo dimensionamento delle microimprese, inoltre, l’Italia sconta un disomogeneo livello di capacità di innovazione tra regioni e l’incapacità di esprimere Innovation Leader tra le sue regioni, con solo tre regioni (Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia e Provincia autonoma di Trento) Strong Innovator.
"Partendo dalla descrizione del panorama del Technology Transfer (TT) e delle modalità operative dei Technology Transfer Office (TTO) la ricerca si propone di formulare dei primi spunti e considerazioni per potenziare l’impatto e l’efficacia dei TTO italiani nell’agevolare il passaggio di conoscenze e tecnologie dal contesto accademico a quello produttivo", spiega Gabriele Secol, Partner Deloitte – Officine Innovazione. "Nonostante l’Italia abbia tutti i requisiti per eccellere, infatti, dalla nostra ricerca emerge come ci sia ancora un importante gap con i paesi europei leader nel trasferimento tecnologico. Ma la sfida dell’innovazione è cruciale per il nostro Paese e per tutta l’Europa: per questo dobbiamo collaborare per migliorare il nostro modello di trasferimento tecnologico e renderlo competitivo nello scenario globale
".
"Il trasferimento tecnologico rappresenta una sfida strategica per il nostro Paese. Al Politecnico di Milano, il nostro Technology Transfer Office supporta i ricercatori nella protezione e valorizzazione delle loro invenzioni, favorendo la collaborazione con l’industria", commenta Marco Bocciolone, Delegato della Rettrice al Trasferimento tecnologico del Politecnico di Milano. "Tuttavia, come suggerisce lo studio effettuato nel paper c'è ancora ampio margine per un miglioramento del sistema e per attuarlo è necessario adottare una visione sistemica che favorisca l'Open Innovation, una governance chiara e un modello di incentivazione che investa in una formazione specifica per il personale dei TTO. Solo così potremo trasformare l'innovazione accademica in un motore di crescita economica e sociale per l’Italia".
Secondo lo studio di Deloitte e del Politecnico di Milano,
realizzato nell’ambito del progetto MUSA (Multilayered Urban Sustainability Action), l'Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per continuare il cammino di crescita nell’innovazione intrapreso dal nostro paese, il ruolo delle accademie, centri di ricerca, IRCCS e dei loro TTO è fondamentale. Tuttavia si evidenzia come, ad oggi ci siano numerosi ambiti di sviluppo per migliorare la strutturazione di programmi di trasferimento tecnologico. Appare necessario il passaggio ad una visione sistemica della tematica, potenzialmente anche gestita da un soggetto no-profit costituito ad hoc per la gestione delle attività di terza missione e che favorisca la collaborazione tra gli attori coinvolti nel processo di trasferimento tecnologico per mas
simizzarne l’efficacia e sfruttare il massimo potenziale delle scoperte scientifiche sia dal punto di vista sociale che da quello economico, favorendo una collaborazione sinergica tra i diversi promotori dell’innovazione per superare l’attuale frammentazione degli attori e le difficoltà di collaborazione tra accademie, istituzioni e imprese.
"Il trasferimento tecnologico rappresenta una leva strategica fondamentale per la crescita e la competitività del nostro Paese. È cruciale non solo per valorizzare le innovazioni sviluppate all'interno dei contesti accademici, ma anche per trasformarle in soluzioni concrete a beneficio del tessuto imprenditoriale e della società", commenta il Prof. Salvatore Torrisi, Scientific Coordinator di MUSA. "Come MUSA, prosegue Torrisi, lavoriamo ogni giorno affinché il nostro sistema di Technology Transfer Office (TTO) diventi un modello di eccellenza, capace di connettere in modo efficace il mondo della ricerca con quello delle imprese. Solo così potremo colmare il gap che ancora ci separa dai paesi leader in Europa e affrontare con successo le sfide globali dell'innovazione." Immagine realizzata DALL-E ---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)










