Inapp: economia sociale leva significativa per creare sviluppo
(Adnkronos) - Dieci sessioni di approfondimento tecnico, oltre sessanta esperti e più di un centinaio di iscrizioni per la partecipazione in presenza. Sono partiti questa mattina i lavori della conferenza 'Il Fattore economia sociale' promossa dall’Inapp in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Consorzio Idee in Rete. Dal welfare generativo all’economia circolare, dalle cooperative alle organizzazioni mutualistiche fino alle imprese sociali che promuovono inclusione, innovazione e sostenibilità, l’economia sociale può diventare, anche in collaborazione con le amministrazioni pubbliche e con gli attori profit, una leva significativa per creare sviluppo e rinforzare gli obiettivi di coesione territoriale. Se in tutti i Paesi dell’Unione Europea il settore impiega complessivamente più di 11,5 milioni di persone, in Italia ci sono circa 400mila organizzazioni che operano in questo campo con 1,5 milioni di addetti e 4,6 milioni di volontari. Il settore rappresenta circa l’8% delle organizzazioni dell’economia privata, spaziando dalle attività artistico, sportive e culturale (58%) fino ai servizi sanitari e socioassistenziali (11,8%), che da soli assorbono oltre un terzo dell’occupazione, e con la performance di un segmento specifico - la cooperazione sociale - che in meno di un quinquennio ha incrementato quasi del 5% il proprio volume di addetti. Un’economia, sottolinea l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, che finalmente ha un piano d’azione predisposto dal ministero dell’Economia e delle Finanze che definisce, per la prima volta, un quadro unitario delle politiche pubbliche dedicate a questo comparto, in linea con la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2023. Proprio il Piano, che è stato sottoposto nei giorni scorsi ad una consultazione pubblica, è al centro dei lavori degli incontri del 'Fattore economia sociale' che proseguiranno domani al centro congressi della Sapienza. Il documento programmatico del Governo, che individua azioni per rafforzare l’accesso al credito, sostenere la transizione verde e digitale, e promuovere la partecipazione democratica e la misurazione dell’impatto sociale, si articola in 4 assi strategici e operativi: coordinamento istituzionale e governance (creazione di un’architettura unitaria di coordinamento tra le amministrazioni competenti, per assicurare coerenza nelle politiche e monitoraggio delle azioni); regimi di aiuto e fiscalità di settore (si propone inoltre l’armonizzazione delle discipline regionali, con l’obiettivo di garantire uniformità e semplificazione); misure di sistema e incentivi settoriali (azioni per favorire l’autonomia finanziaria, la digitalizzazione, l’innovazione sociale e la rendicontazione di sostenibilità) e infine politiche di coesione e sviluppo territoriale: il Piano infatti riconosce il ruolo dell’economia sociale nelle strategie di coesione, proponendo l’introduzione di riserve di destinazione nei programmi finanziati da fondi europei (Fesr, Fse+, Feasr). Viene valorizzato il partenariato economico e sociale a livello regionale e locale, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e promuovere modelli di welfare comunitario. Per il presidente dell’Inapp Natale Forlani, “l’Italia si conferma tra i Paesi europei più avanzati nel riconoscere l’economia sociale come leva strategica capace di coniugare sviluppo economico e benessere collettivo e il Piano d’azione predisposto dal governo va in questa direzione". "Il nostro Istituto con i suoi ricercatori e la sua struttura può garantire il necessario supporto nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche pubbliche assicurando una produzione sistematica di indicatori qualitativi e quantitativi, di analisi comparate e di rapporti valutativi. Un supporto che diventa tanto più strategico in relazione al nuovo quadro finanziario europeo 2028-2034”, conclude.
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Trombocitopenia immune, si alza il sipario sul vissuto dei pazienti con la campagna 'Itp on Stage'
(Adnkronos) - Si intitola ‘Battiti’ ed è il monologo teatrale scritto dopo un lungo lavoro di ascolto di persone con trombocitopenia immune (Itp) svolto tra Milano e Napoli utilizzando tecniche legate al teatro. Il titolo ‘Battiti’ gioca sul doppio valore della parola: battiti, è il monito che ogni paziente porta nella sua quotidianità, fatta di piccole e grandi sfide e anche di traguardi, di alleanze con il medico, di solitudine e condivisione. Un battersi, per l’appunto. D’altro canto, i battiti sono quelli del cuore, della vita che pulsa. Il monologo, scritto da Filippo Losito, psicologo, filosofo, autore e interpretato dall’attore Davide Calabrese è il frutto conclusivo del progetto di sensibilizzazione ‘Itp on Stage’, promosso da Sobi Italia con il patrocinio dell’associazione pazienti Aipit – Associazione Italiana Porpora Immune Trombocitopenica e presentato oggi in anteprima al Teatro Franco Parenti di Milano per alzare il sipario sulla Trombocitopenia Immune (Itp), rara patologia autoimmune della coagulazione che è caratterizzata da una carenza di piastrine nel sangue. Il lavoro sarà disponibile a breve sul sito di Aipit. L’Itp interessa solo 9,5 persone su 100.000 , ed è una rara patologia ematologica autoimmune che colpisce la produzione di piastrine ed è caratterizzata da fatigue, lividi e sanguinamento. L’Itp ha un impatto sostanziale sulla qualità di vita delle persone: la fatigue è uno dei maggiori sintomi e viene riportata da oltre il 50% delle persone con ITP, con un grande impatto negativo sulla vita di tutti i giorni, può infatti essere molto debilitante e influire con la capacità delle persone di svolgere le attività quotidiane. Monica Carpenedo, responsabile della Struttura semplice di Ematologia non oncologica del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare di Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda afferma ‘Il progetto Itp on stage contribuisce a rendere tangibile l’esperienza di malattia delle persone con Itp anche per noi medici. L’Itp è una patologia le cui cause sono ancora non completamente chiare che impatta notevolmente sulla vita dei pazienti e dei loro familiari. Colpisce persone di tutte le età in modi diversi e non si limita a un effetto sulla salute fisica, ma può interferire con la normale quotidianità, condizionando le scelte e le attività di ogni giorno. Molte persone con Itp, in alcune fasi della malattia si trovano a dover rinunciare o rimandare progetti di lavoro, scelte di vita importanti come una gravidanza, un periodo di studio all’estero, oppure a praticare uno sport, fare viaggi o semplicemente condividere momenti di svago con le persone care. Possiamo dire che questa patologia, pur non essendo una malattia oncologica, può segnare un prima e un dopo: il mondo prima della diagnosi può cambiare sensibilmente e dopo il cambiamento in tanti pazienti può essere radicale.’ Barbara Lovrencic, presidentessa Associazione Italiana Porpora Idiopatica Trombocitopenica: "Questo progetto è stato di grande valore perché ha permesso di cogliere e rendere visibile il vissuto delle persone affette da Itp, compreso il peso psicologico ed emotivo, le sfide e le rinunce che noi pazienti affrontiamo, spesso per un tempo molto lungo. Uno dei sintomi più gravosi dell’Itp è la fatigue, ovvero l’astenia, ma talvolta il suo impatto viene poco riconosciuto anche dal personale medico-sanitario, perché non è immediatamente tangibile. L’imprevedibilità della malattia è una fonte di ansia che influisce negativamente sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. È necessario parlare di Itp per sensibilizzare anche chi non la conosce e far comprendere l’impatto che ha nella vita quotidiana. Condividere le nostre esperienze e le piccole-grandi vittorie con altri pazienti, familiari e specialisti ci aiuta a scoprire una forza comune, basata non solo sull’esperienza, ma anche sulla volontà di andare oltre l’Itp". Fabrizio Capetta, vice president & General Manager Sobi Italia, Grecia, Malta & Cipro: "In Sobi riteniamo che dare voce alla comunità delle persone con malattie rare rappresenti un impegno essenziale e concreto per valorizzare le loro esperienze, i loro vissuti e i bisogni più profondi che le accompagnano. In questo contesto, il nostro impegno di lunga data con Unite4Rare si concretizza attraverso progetti come questo, per costruire un dialogo autentico e significativo con chi vive ogni giorno la realtà delle malattie rare. Solo così - conclude - possiamo continuare a fare la differenza, non solo come azienda, ma come partner per la comunità scientifica, le persone con Itp e le loro famiglie”.
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Al San Filippo Neri di Roma primo impianto in Italia di orecchio bionico ibrido con memoria interna
(Adnkronos) - All'ospedale San Filippo Neri-Asl Roma 1 è stato eseguito il primo impianto in Italia di orecchio bionico ibrido con memoria interna. È stato portato a termine dall'Otorinolaringoiatria dell’ospedale diretta da Paolo Ruscito, L’intervento è stato effettuato con successo dai dottori Italo Cantore, Francesca Cianfrone e Francesco Tauro, l’anestesista Federica D’Angelo, l’infermiera strumentista Paola Alò, l’audiometrista Francesca Di Carmine. Il dispositivo consente di recuperare efficacemente l’udito in pazienti con sordità grave bilaterale caratterizzata da perdita completa della capacità di sentire i suoni a frequenza acuta e discreta preservazione di quella per i suoni a frequenza grave, condizione che comporta risultati insufficienti con protesi acustiche tradizionali. La stimolazione combinata, elettrica diretta sulle fibre del nervo acustico ed acustica per la quota residua di udito del paziente, consente di ottenere risultati migliori rispetto all’impianto cocleare tradizionale nell’ambito della comprensione di parole e frasi, oltre che riconoscimento di tipologie di voci, in presenza di rumore ambientale di disturbo. Inoltre, la presenza di memoria interna nella componente impiantata chirurgicamente consente al paziente la preservazione dei programmi di stimolazione personali, necessari per il funzionamento dell’impianto, anche in caso di avaria del processore esterno, il quale in questo tipo di impianto è dotato di dimensioni minori rispetto a tutti gli altri impianti disponibili. Il direttore generale Giuseppe Quintavalle dopo aver ringraziato l’équipe ha commentato: "Questo intervento conferma ancora una volta la propensione della Asl Roma 1 ad investire sulle tecnologie e metodiche otochirurgiche più recenti, che vengono messe a disposizione dei pazienti con problemi audiologici trattati chirurgicamente o in attesa di trattamento, - anche residenti in altre regioni - grazie anche a continui aggiornamenti professionali del personale sanitario coinvolto, oltre che a preziose collaborazioni scientifiche nazionali ed internazionali”.
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Terzo settore, Piemonte (Modavi): "Per Ets ruolo sempre più centrale ma sostegno pubblico non basta"
(Adnkronos) - "Come presidente nazionale del Modavi (Movimento delle associazioni di volontariato italiano) ritengo che gli enti di terzo settore abbiano compiuto un significativo passo in avanti, ma che il loro sostegno non sia ancora pienamente adeguato rispetto alle responsabilità che oggi sono chiamati ad assumersi. La riforma del terzo settore, avviata nel 2016, ha attribuito agli Ets un ruolo sempre più centrale nella realizzazione delle attività di interesse generale, e quindi nel garantire servizi fondamentali ai cittadini. L’attuale Governo sta lavorando per rafforzare e sostenere il comparto, ma è evidente che l’impegno richiesto agli enti non può poggiare esclusivamente sui contributi pubblici". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Francesco Piemonte, presidente nazionale Mo.d.a.v.i, sulle condizioni delle realtà del terzo settore. Secondo Piemonte "è indispensabile, pertanto, che il Terzo Settore possa operare con strumenti più solidi e diversificati, valorizzando i servizi che offre e favorendo, al contempo, un maggiore coinvolgimento del mondo profit. Quest’ultimo può e deve rappresentare un alleato strategico nello sviluppo di modelli sostenibili di collaborazione, e occorre che le istituzioni facilitino questa sinergia nell’ottica di una crescita condivisa. Rispetto a qualche anno fa, possiamo affermare che il ruolo del Terzo Settore sta profondamente cambiando", sottolinea. Per il presidente di Modavi "grazie alle indicazioni del Codice e all’azione normativa dell’attuale Governo, gli Ets stanno sempre più assumendo funzioni che in alcuni casi affiancano, e talvolta sostituiscono, quelle della pubblica amministrazione, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 118 della Costituzione", sottolinea. E Piemonte chiarisce che il ruolo degli Ets è sempre più centrale per fronteggiare i cambiamenti del nostro tempo. "In una società come la nostra, caratterizzata da disuguaglianze crescenti e da cambiamenti sociali sempre più rapidi, gli enti sono chiamati -sottolinea- a sostenere le fasce più fragili della popolazione, contribuendo a ridurre il divario tra chi dispone di maggiori risorse e chi vive situazioni di vulnerabilità. Tuttavia, il ruolo del Terzo settore non può limitarsi al solo ambito dell’assistenza economica. È fondamentale che il suo intervento sia trasversale e capace di raggiungere -conclude- tutte le componenti della società, perché il benessere di una comunità non dipende esclusivamente dalle disponibilità materiali, ma anche dall’accesso all’educazione, alla cultura e alle opportunità di crescita personale. In quest’ottica, gli enti del Terzo Settore sono chiamati a impegnarsi nella riduzione delle disuguaglianze contribuendo alla costruzione di una società più equa, inclusiva e consapevole", ribadisce. E Piemonte è anche alla guida come presidente di Moby Dick Ets, nato nato nel 2005 per volere di un gruppo di ragazzi sul territorio salernitano. "L’obiettivo, che da sempre persegue Moby Dick -spiega Piemonte, presidente dell'Ets- è principalmente quello di essere uno spazio di confronto per i giovani. Negli anni Moby Dick è cresciuta molto, diventando sul territorio locale, regionale fino al Sud Italia un punto di riferimento per le politiche giovanili. L'ultimo step che avvieremo da adesso in poi, sarà quello di divenire un ente nazionale in grado di gestire un gruppo di realtà e divenire, così, un punto di riferimento per il mondo tecnico e politico sulle politiche giovanili in toto", rimarca. E l'attività dell'Ets è diversificata. "Per quanto riguarda i numeri, sicuramente i più significativi riguardano le tante progettualità che abbiamo messo in campo come annunciato dalle attività d’interesse generale previste dal nostro statuto. Nell’ultimo triennio abbiamo avviato gestito e concluso oltre 90 progettualità sul territorio regionale e nazionale e avviato 4 servizi destinati ai giovani. Decine di migliaia sono i beneficiari che abbiamo raggiunto negli anni. Numeri che stanno notevolmente aumentando, anche grazie all’avvio di servizi destinati ai giovani parallelamente alle nostre attività", sottolinea. Grande l'attenzione verso i giovani. "Oggi, sono attive -spiega Piemonte- diverse progettualità sul territorio nazionale ed estero che mirano a valorizzare le competenze e la crescita di giovani e volontari. Abbiamo attività di mobilità sul turismo sostenibile ed inclusivo per gli under trenta, progettualità contro la povertà educativa, la promozione e l'inclusione attraverso lo sport, la mobilità europea giovanile e la valorizzazione del volontariato. A breve, partirà il progetto 'Co-programmare con i giovani', che ci vede capofila con l’obiettivo di favorire, attraverso una rete di organizzazioni che si occupa di politiche giovanili sul territorio nazionale, la conoscenza degli strumenti messi a disposizione dal codice del terzo settore per il mondo del non profit, le amministrazioni pubbliche e i destinatari". E Piemonte sottolinea che negli anni "i giovani cambiano, evolvono, e con loro cambiano anche le sfide che si trovano ad affrontare. Per questo un Ets come Moby Dick deve saper leggere e anticipare le trasformazioni del mondo giovanile, mantenendo un costante aggiornamento dei propri servizi e dei propri progetti, così da offrire risposte efficaci e tempestive e permettere ai ragazzi di vivere esperienze all’estero utili a potenziare le competenze da spendere, poi, sul nostro territorio. Il mondo del lavoro lo affrontiamo fornendo competenze trasversali attraverso la metodologia dell’educazione non formale, affinché queste possano essere bilanciate con le competenze specifiche acquisite nei percorsi di studio", sottolinea. E lo sguardo dell'Ets è rivolto verso il futuro. "Il 2025, fino ad oggi, è stato un anno di intenso lavoro. Un impegno che continua all’insegna del dialogo e del confronto con tantissimi giovani e attori coinvolti nel processo. È vero che i giovani sono i principali destinatari delle nostre attività, ma il nostro ruolo è anche quello di creare rete con altre organizzazioni e con gli operatori delle politiche giovanili. Questo lavoro condiviso, insieme allo studio costante del territorio nazionale, ci consente di intercettare e comprendere le reali necessità emergenti nel mondo giovanile. Possiamo quindi dire che il 2025 è stato un anno denso, significativo e ricco di risultati importanti. I nostri primi 20 anni non li consideriamo un punto di arrivo: al contrario, rappresenta un nuovo punto di partenza per continuare a lavorare con ancora più forza sulle politiche nazionali rivolte ai giovani", conclude.
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Polimeni (Sapienza): "4mila partecipanti al primo appello del semestre aperto a Medicina"
(Adnkronos) - "Le prove del primo appello del semestre aperto, a cui hanno partecipato circa 4mila studenti e studentesse della Sapienza, si sono concluse. In questi mesi il nostro impegno è stato quello di garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti un’esperienza didattica seria, strutturata e realmente formativa, con lezioni, esercitazioni e un supporto continuo che li mettesse nelle condizioni di affrontare le prove con competenza, serenità e consapevolezza". Così la rettrice dell'Università Sapienza di Roma, Antonella Polimeni. "Desidero rivolgere un ringraziamento sentito alle docenti e ai docenti e al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario che componenti delle commissioni d’esame, che hanno assicurato il pieno svolgimento delle prove. Un ringraziamento altrettanto importante - ha aggiunto la rettrice - va a tutte le persone, docenti, personale tecnico-amministrativo, Uffici e strutture, studentesse e studenti borsisti, che in questi mesi hanno lavorato con dedizione per rendere possibile d’efficace l’attuazione di quanto indicato dalla riforma, e soprattutto per garantire la migliore qualità del percorso formativo offerto dal nostro Ateneo". "Rivolgo un in bocca al lupo a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi impegnati nella prova di oggi, e a quanti la sosterranno il prossimo 10 dicembre", ha concluso.
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Sicuri su gli sci, medico-fisiatra: "Da adulti ad under 18 in pista allenati o crack seri"
(Adnkronos) - Riparte la stagione sportiva invernale, con l'occhio alle prossime Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Gli appassionati di sci sono pronti a tornare in pista. "Con l'avvio della stagione e la riapertura degli impianti sciistici in Italia si riapre anche il dibattito in merito alla preparazione fisica e alla prevenzione del rischio di infortunio. A livello mondiale si stima un'incidenza tra 1,9 e 3,5 incidenti per 1.000 giorni di sci per gli sciatori amatoriali, e considerando circa 400 milioni di giorni di sci in tutto il mondo capiamo come siano numeri importanti. Come in tutti gli altri sport, la chiave per minimizzare il rischio di infortunio è anche la preparazione fisica. In questo caso se vogliamo anche di più, perché lo sci è un'attività altamente complessa che richiede l'interazione tra sciatore, attrezzatura (scarpone, attacco, sci, bastoncini) e ambiente (neve, condizioni della pista, temperatura, impianti di risalita, altri sciatori)". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. "Oltre alla preparazione generale, variabili individuali come età, genere, peso, fitness, livello di abilità, affaticamento, attenzione, controllo neuromuscolare e precedenti infortuni o patologie sono considerati fattori importanti per il rischio di infortunio. Naturalmente esistono infortuni di tipo traumatico, legati alle cadute, per cui i dispositivi di protezione individuale, fra cui il casco, sono fondamentali - puntualizza Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) - Esistono poi infortuni da sovraccarico, soprattutto a carico delle articolazioni di ginocchio e anca, così come della colonna. Infortuni sicuramente più frequenti in chi ha anche delle condizioni cliniche latenti, come ad esempio l'artrosi o le discopatie del rachide. Inoltre nello sci c'è sicuramente un rischio maggiore di traumi distorsivi del ginocchio, per cui è fondamentale fare delle considerazioni biomeccaniche cruciali come ad esempio valutare l'angolo di flessione del ginocchio che ha una forte influenza sullo stress del legamento crociato anteriore, così come il rapporto di attivazione tra quadricipite femorale e ischiocrurali". "Consideriamo infatti come, a livello statistico, circa il 30% degli infortuni riguardi il ginocchio, in particolare nelle persone di sesso femminile, con il legamento collaterale mediale e il legamento crociato anteriore che sono le strutture maggiormente interessate in queste tipologie di trauma. Quindi è di sicura importanza fare una valutazione fisica, e anche medica, per arrivare preparati al momento di indossare di nuovo scarponi e sci", raccomanda il medico-fisiatra. Se invece valutiamo la popolazione under 18, "sebbene la popolazione pediatrica costituisca circa il 20-30% degli sciatori - precisa Bernetti - rappresenta una grande proporzione degli infortuni. Gli infortuni più comuni nella popolazione pediatrica sono le fratture (30%), seguite da traumi distorsivi (20%). I siti di frattura più comuni sono la gamba, seguita da spalla e braccio. In assoluto il rischio di fratture è maggiore nei più giovani, con le fratture che rappresentano il 35% degli infortuni nei bambini di età media pari a 13 anni, rispetto al 25% negli adolescenti (14-18 anni). Fra tutti i meccanismi di infortunio in questa fascia di popolazione, l'infortunio è sicuramente maggiormente legato alle cadute con impatto la neve". "Diventa quindi cruciale - conclude l'esperto - arrivare preparati alla stagione sciistica, usare l'attrezzatura e i dispositivi di protezione individuale appropriati, anche in considerazione delle caratteristiche individuali, con particolare attenzione all'età e alle eventuali patologie di cui si soffre, e naturalmente approcciare a questa attività con buon senso".
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Patronato Acli: "Pacchetto flessibilità e pensione minima di garanzia"
(Adnkronos) - Il tema della flessibilità previdenziale è stato portato oggi al centro del dibattito al al seminario 'Previdenza Next Gen' dal presidente nazionale del Patronato Acli, Paolo Ricotti. Ricotti ha ribadito la necessità di un vero 'pacchetto flessibilità', capace di restituire stabilità, certezza e inclusività al sistema pensionistico italiano. La proposta prevede di consentire l’uscita dal lavoro tra i 63 e i 65 anni, con almeno 20 anni di contributi, stabilendo un assegno calcolato proporzionalmente all’età di accesso. Si tratta di un approccio che intende superare le soluzioni temporanee e selettive degli ultimi anni, restituendo equità e diritti certi a tutti i lavoratori. Ricotti ha sottolineato "l’urgenza di reintrodurre criteri strutturali e universali di flessibilità, evidenziando come l’eccessiva selettività o penalizzazione nel calcolo svuoti la natura stessa delle prestazioni previdenziali pensate per garantire una vera flessibilità in uscita. Ne è prova la drastica riduzione delle adesioni a misure come Opzione Donna e Quota 103, che negli ultimi due anni ha registrato crolli rispettivamente dell’82% e del 95%". Forte l’appello per l’introduzione di una pensione minima di garanzia nel sistema contributivo, al fine di scongiurare situazioni di grave disagio economico. Ricotti ha portato un esempio concreto: “Una vedova, il cui marito ha versato 10 anni di contributi nel sistema contributivo con una retribuzione annua lorda di 28 mila euro, percepisce una pensione di reversibilità di soli 178 euro lordi al mese; con i due figli, l’importo sale a 298 euro. Una situazione che mette intere famiglie sull’orlo della povertà e dimostra la necessità di introdurre una modifica normativa strutturale di tutela". Il presidente del patronato Acli ha sottolineato come la previdenza complementare vada rilanciata per favorire equità e inclusione. Tra le principali proposte illustrate, spiccano: l’iscrizione automatica ai Fondi pensione di categoria all’assunzione, con contributo del datore di lavoro e un periodo di “prova” prima dell’adesione definitiva; l’attenzione ai giovani con l’introduzione dell’educazione previdenziale nelle scuole e nei primi mesi di lavoro e la detraibilità dei loro contributi. Serve promuovere una nuova cultura previdenziale. “Il Patronato Acli, con 80 anni di storia al servizio dei diritti sociali e previdenziali, rinnova oggi il suo impegno per costruire un welfare più giusto, inclusivo e sostenibile. Dal 1945, sempre al fianco dei lavoratori e dei cittadini, per i diritti di tutti", ha detto. L’evento è stato un’occasione di confronto e approfondimento sui temi della previdenza, del lavoro e del welfare, con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni e alle sfide del futuro che ci interrogano già oggi. L’iniziativa ha visto la partecipazione di autorevoli esperti del mondo accademico, istituzionale e sociale: Stefano Giubboni, ordinario di diritto del lavoro – università di Perugia; Lisa Taschini, professoressa associata di diritto del lavoro – università e-Campus; Valerio Martinelli, assegnista di ricerca – università di Perugia, segretario comitato scientifico “Premio Satta” Patronato Acli; Maurizio Franzini, emerito di politica economica – Sapienza Università di Roma; Paola Bozzao, professoressa di diritto del lavoro e della sicurezza sociale – Sapienza Università di Roma; Tiziano Treu, emerito di diritto del lavoro – università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, già Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale; Roberto Ghiselli, presidente consiglio di indirizzo e vigilanza Inps; Gianluigi Petteni, presidente pro-tempore Ce.Pa (Centro Patronati); Paolo Ricotti, presidente nazionale Patronato Acli; Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli. A moderare e coordinare i lavori è stato Fabio Insenga, giornalista e vicedirettore Adnkronos. Durante il seminario di studio sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca 'Tracciare il futuro. Prospettive pensionistiche per le nuove generazioni', curato dal dipartimento di scienze politiche dell’università degli studi di Perugia e la rilevazione online 'Una previdenza per tutte le generazioni: raccontaci la tua idea'.
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L'indagine sull'Ia, pazienti già 'digitali' e medici in rincorsa
(Adnkronos) - "Il mondo è sull'orlo di una rivoluzione silenziosa, alimentata non dal vapore o dal silicio, ma da dati e algoritmi". Sono le parole di Hans Kluge, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, nel giorno in cui viene lanciato anche un report sullo stato dell'arte. Per raccontare la rivoluzione guidata dall'intelligenza artificiale in sanità, Kluge prospetta "un mondo - tra soli 10 anni - in cui una madre in un villaggio rurale potrà ricevere una diagnosi istantanea dal suo telefono, grazie a un'Ai che parla la sua lingua e conosce la sua storia clinica" o in cui "un'infermiera in una piccola clinica potrà accedere agli stessi strumenti all'avanguardia dei principali ospedali di Parigi o Stoccolma; e ogni operatore sanitario - dal volontario di comunità al chirurgo specialista - avrà un assistente Ai che non si stancherà mai, non dimenticherà mai e lo aiuterà a concentrarsi su ciò che conta veramente: l'essere umano che ha di fronte". Un mondo che "non è fantascienza, è alla nostra portata, ma solo se lo costruiremo responsabilmente", premette Kluge mettendo l'accendo sui valori che dovranno fare da guida. E in Italia a che punto siamo di questa rivoluzione silenziosa? L'Ai è già entrata nella sanità, ma la sua diffusione procede a velocità differenti, secondo una fotografia scattata da una nuova indagine Datanalysis 2025, presentata a Milano nel corso dell'evento 'Noa: the Next-Gen Doctor', promosso da MioDottore in occasione del decennale della piattaforma, e ad un anno dal lancio di 'Noa Notes', servizio basato sull'Ai dedicato al supporto di medici e pazienti. L'indagine - condotta su 2.000 medici (1.000 medici di medicina generale, 500 specialisti ospedalieri, 500 medici di centri privati o convenzionati) e 1.000 pazienti cronici - restituisce il ritratto di un sistema sanitario che evolve, ma con "forti dislivelli" di competenze, fiducia e accesso tecnologico. Tra i medici, l'83% degli specialisti e il 76% dei medici di medicina generale credono che l'intelligenza artificiale cambierà radicalmente la sanità nei prossimi cinque anni. Tuttavia, l'adozione resta rallentata dalla complessità degli strumenti e dalla carenza di competenze digitali, nonostante l'uso quotidiano di software gestionali e piattaforme digitali. Sul fronte dei pazienti, il quadro appare "sorprendentemente più avanzato". Il 79% utilizza già strumenti digitali - app di prenotazione, teleconsulto o dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute - e il 61% dichiara di conoscere l'intelligenza artificiale in ambito sanitario, anche se spesso solo in modo superficiale. Più della metà (58%) si rivolge al proprio medico o centro sanitario 3-5 volte l'anno, segno di un'interazione costante con il sistema, e oltre il 50% ritiene che l'Ai cambierà radicalmente il modo di ricevere le cure. "Oggi il valore del digitale non sta nel riprodurre la medicina tradizionale, ma nel completarla, migliorando la qualità dell'assistenza e la continuità di cura - ragiona Giuseppe Recchia, vicepresidente di Fondazione Tendenze salute e sanità e co-fondatore della startup daVi DigitalMedicine - Molti medici, sia specialisti sia di medicina generale, utilizzano l'Ai sugli aspetti gestionali della professione, ma la vera opportunità riguarda l'erogazione stessa dell'assistenza, fondamentale in un momento in cui si riescono a cronicizzare anche le malattie più gravi grazie a cure sempre migliori. L'Ai, integrata in app e dispositivi, diventa un moltiplicatore delle possibilità di supporto e di personalizzazione delle cure. Non è solo una questione di processo, ma di esito clinico e di qualità reale della salute. Il 51% dei pazienti ritiene che l'Ai rivoluzionerà l'assistenza, ma presto diventerà il 100%, perché la rivoluzione è già in corso, è al tempo stesso abilitante e potenziante: permette di fare ciò che prima non era possibile, mantenendo l'essere umano al centro. Questi due concetti, abilitazione e potenziamento, la rendono uno strumento necessario. Dobbiamo solo imparare a usarla, perché i Paesi che lo stanno facendo sono già più forti e più capaci di avanzare". La ricerca, spiega Stefano A. Inglese, esperto di politiche sanitarie, "ci consegna un quadro in rapida evoluzione, nel quale la crescita dirompente delle tecnologie digitali e della Ai è percepita per le sue straordinarie potenzialità, ma anche come un elemento di ulteriore complessità. L'alleggerimento del carico burocratico e la semplificazione delle procedure, la generazione di documentazione clinica, il controllo da remoto dei pazienti cronici, così come il supporto alle scelte decisionali, liberano tempo prezioso dei medici recuperato alla relazione di cura e alla clinica. Una opportunità per medici e cittadini, che tuttavia richiede, per essere colta sino in fondo, che all'innovazione tecnologica si accompagni la necessaria innovazione dei modelli organizzativi, pena il sottoutilizzo o, peggio, il rischio di vanificarne gli effetti positivi". Nel dettaglio, risulta che gli strumenti digitali più utilizzati oggi sono i software di gestione dell'agenda (32% tra i medici di medicina generale e 37% tra gli specialisti), le piattaforme digitali di comunicazione (22% e 24%) e, rispettivamente, teleconsulto (19%) e refertazione digitale (25%) "L'utilizzo delle tecnologie digitali e dell'Ai - aggiunge Inglese - sta già cambiando il volto della sanità. Ciò richiede, tra l'altro, il coinvolgimento della comunità medica nello sviluppo e nella regolamentazione dell'Ai in ambito sanitario, e dosi robuste di formazione, tanto per i professionisti che per i cittadini. Scelte obbligate se vogliamo garantire la comunità professionale su aspetti cruciali come l'intangibilità dell'autonomia decisionale, rafforzare la centralità del rapporto medico-paziente, promuovere l'uso appropriato di questi strumenti da parte dei cittadini e consentire al sistema di utilizzarne sino in fondo le potenzialità e il valore aggiunto". Non a caso necessità formativa resta comune a entrambe le categorie: complessità d'uso (21–22%), mancanza di competenze digitali (18–20%), scarsa integrazione con i sistemi esistenti e costi elevati (18%). "Da dieci anni MioDottore lavora per costruire un ecosistema digitale che semplifichi la relazione tra medico e cittadino e un anno fa, a Milano, abbiamo acceso i riflettori su Noa Notes, il nostro primo servizio basato sull'Ai - spiega Luca Puccioni, Ceo di MioDottore - Quello che emerge dall'indagine di Datanalysis conferma come la tecnologia, se ben gestita, possa rendere la sanità più accessibile, efficiente e umana. La sfida è accompagnare il cambiamento, dotando professionisti e pazienti degli strumenti e delle competenze necessarie per governare l'intelligenza artificiale, e non subirla". Mostrando "come sia possibile semplificare il lavoro quotidiano, ottimizzare il tempo e migliorare la relazione medico-paziente". Le preoccupazioni più diffuse, secondo l'indagine? Riguardano l’affidabilità delle diagnosi (23%), la riduzione dell’autonomia decisionale dei medici (21%) e la possibile sostituzione della figura del medico (20%). Un dato significativo è che il 55% dei pazienti accetterebbe volentieri l'uso di strumenti digitali avanzati per monitorare la propria salute, ma solo se facili da usare, concludono gli esperti.
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Ecco l'effetto Batman, la sola vista del supereroe ci rende più altruisti
(Adnkronos) - Se Batman compare sulla scena, diventiamo immediatamente più altruisti. Una ricerca condotta da psicologi dell'università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano, mostra che la comparsa improvvisa davanti a noi di un qualcosa di inaspettato interrompe la prevedibilità del quotidiano e forza le persone a essere presenti, uscendo dalla modalità pilota automatico. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista 'npj Mental Health Research', del circuito 'Nature', e condotto da Francesco Pagnini, professore di Psicologia clinica alla Facoltà di Psicologia della Cattolica. Il comportamento prosociale, ovvero l'atto di aiutare gli altri - spiegano i ricercatori - è essenziale per la vita sociale. Tuttavia, i fattori ambientali spontanei che innescano tale comportamento rimangono poco esplorati. Questo studio ha testato la capacità di un evento inaspettato, come la presenza di una persona travestita da Batman, di aumentare il comportamento prosociale interrompendo la routine e aumentando l'attenzione delle persone al momento presente. "Abbiamo condotto uno studio sul campo sperimentale sulla metropolitana di Milano - racconta Pagnini - osservando il comportamento di 138 passeggeri. Nella prima parte del nostro test (condizione di controllo), una sperimentatrice apparentemente incinta è salita sul treno con un'osservatrice". Gli esperti hanno valutato la tendenza dei passeggeri a cederle il posto. Nella condizione sperimentale, un'ulteriore sperimentatrice vestita da Batman è entrata in scena da un'altra porta del convoglio. Di fronte a questo incontro inaspettato, i passeggeri erano significativamente più propensi a offrire il proprio posto: in presenza di Batman lo cedeva il 67,21% dei passeggeri, ovvero oltre 2 su 3, contro il 37,66% nell'esperimento di controllo, poco più di 1 su 3". Per di più, nota il professore, "il 44% di coloro che hanno offerto il proprio posto nella condizione sperimentale ha riferito di non aver visto Batman. Questi risultati suggeriscono che gli eventi inaspettati possono promuovere la prosocialità, anche in assenza di consapevolezza, con implicazioni per l'incoraggiamento della gentilezza in contesti pubblici". "I nostri risultati - sottolinea Pagnini - sono simili a quelli di ricerche precedenti che collegano la consapevolezza del momento presente (mindfulness) a una maggiore prosocialità; ciò può creare un contesto in cui gli individui diventano più sintonizzati sui segnali sociali. Tuttavia, a differenza dei tradizionali interventi di 'mindfulness' che richiedono un coinvolgimento attivo, questo studio evidenzia come le sole interruzioni situazionali possano essere sufficienti a produrre effetti simili. Ciò suggerisce un potenziale meccanismo attraverso il quale la novità e l'imprevedibilità promuovono il comportamento prosociale, rafforzando le teorie che collegano i cambiamenti attentivi a una maggiore reattività sociale". "Infine - conclude il docente - è anche possibile che la figura del supereroe abbia potenziato la rilevanza dei valori culturali, dei ruoli di genere e delle norme di aiuto cavalleresco, in linea con la ricerca sull'effetto innesco correlato ai supereroi: la figura di Batman potrebbe, cioè, svolgere un ruolo di innesco prosociale".
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FS Italiane e Microsoft per la trasformazione digitale della mobilità
(Adnkronos) - Il Gruppo FS Italiane e Microsoft hanno formalizzato una partnership strategica che promette di accelerare in modo significativo la trasformazione digitale dell'operatore di mobilità in chiave Intelligenza Artificiale (AI). L'intesa si configura come una delle collaborazioni tecnologiche più ambiziose nel settore dei trasporti europeo, volta a modernizzare la mobilità e a innalzare la competitività del Gruppo. La partnership si allinea pienamente al Piano Strategico 2025-2029 di FS Italiane, ponendo l'azienda alla guida della digitalizzazione e della sostenibilità nel settore. La strategia combinata sfrutterà le soluzioni AI di Microsoft e la profonda esperienza industriale di FS, stabilendo un nuovo modello di adozione tecnologica. L'elemento centrale dell'accordo risiede nell'implementazione massiva di strumenti di produttività basati sull'AI. Il Gruppo FS ha previsto di rendere disponibile Microsoft 365 Copilot, l'assistente di produttività di Microsoft, a oltre 50.000 dipendenti.
La diffusione di questa tecnologia sarà accompagnata da programmi dedicati di formazione e potenziamento delle competenze (skilling), riconoscendo l'importanza di assicurare che l'AI sia integrata come supporto concreto al lavoro quotidiano e come catalizzatore per un'evoluzione culturale dell'azienda.
L'Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, ha sottolineato il duplice obiettivo dell'iniziativa: "La collaborazione con Microsoft rappresenta un ulteriore passo nella strategia di trasformazione del Gruppo FS. L'Intelligenza Artificiale ci permette di innovare i processi, valorizzare le competenze e contribuire a una mobilità sempre più attenta alle persone. È anche un'occasione per far crescere i nostri dipendenti, accompagnandoli in un percorso di evoluzione professionale e culturale che mette la conoscenza e le nuove tecnologie al servizio dello sviluppo del Paese." I benefici attesi sono molteplici: includono l'incremento dell'efficienza operativa attraverso lo snellimento dei processi e la riduzione del tempo dedicato ad attività ripetitive, e la valorizzazione delle persone che potranno concentrarsi su attività a maggior valore. L'AI generativa non si limiterà alla produttività interna, ma è destinata a trasformare i servizi forniti. L'accordo è focalizzato sullo sviluppo di agenti AI accessibili tramite Microsoft 365 Copilot che supporteranno il Gruppo FS nel fornire servizi innovativi, migliorando la qualità della vita di milioni di utenti e ottimizzando le prestazioni complessive dell'ecosistema ferroviario.
Judson Althoff, CEO di Microsoft Commercial Business, ha ribadito l'impegno verso la sostenibilità e la personalizzazione: "Siamo orgogliosi di collaborare con il Gruppo FS per accelerare la loro trasformazione basata sull'Intelligenza Artificiale. Combinando la profonda esperienza industriale del Gruppo FS con le tecnologie avanguardistiche di Intelligenza Artificiale di Microsoft, contribuiremo a realizzare la loro visione per offrire viaggi più intelligenti, sostenibili e personalizzati, fissando un nuovo standard per la mobilità moderna in Italia." Questa collaborazione, che fa leva su una consolidata relazione preesistente tra le due aziende, traccia la rotta verso un ecosistema di mobilità più innovativo e centrato sulle esigenze dei passeggeri. La partnership combina leadership industriale e tecnologica per promuovere progresso ed efficienza con responsabilità sociale, stabilendo un nuovo standard per il futuro dei trasporti.
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