Legali C&P: "Corte Milano spiana strada a rimborsi rette Rsa"
(Adnkronos) - Oltre 128 mila euro di rimborsi riconosciuti in un mese ai familiari caregiver: è l’impatto delle due recenti e significative sentenze (2709/2025 e 3027/2025) della Corte di Appello di Milano, che ribadiscono un principio chiave: l’intera attività svolta a favore dei pazienti durante il ricovero in Rsa, non essendo possibile separare la componente sanitaria da quella assistenziale, strettamente connesse tra loro, deve essere considerata come un’unica prestazione sanitaria, rientrante nella competenza esclusiva del Servizio sanitario nazionale. Le due pronunce confermano integralmente l’impianto già delineato nei primi gradi di giudizio. Per i pazienti affetti da Alzheimer o da altre patologie neurodegenerative croniche, infatti, i giudici ribadiscono che le prestazioni socio-assistenziali di rilievo sanitario devono essere ricondotte tra quelle a carico integrale del Servizio sanitario nazionale quando, sulla base di una valutazione concreta, che consideri la patologia, il suo stadio al momento del ricovero e la sua prevedibile evoluzione, risultino necessarie a garantire al malato la tutela del diritto alla salute e il rispetto della sua dignità personale. Le rette pagate dal malato o dalle famiglie, quindi, vanno restituite. "Milano, in questo senso si conferma interprete nevralgico dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, leggendoli con la lente dell’attualità che il nostro Paese sta vivendo. Un’attualità fatta di una popolazione che diventa sempre più anziana, il cui sostegno è lasciato ad una generazione schiacciata dall’incertezza economica, che non può contare sul supporto dello Stato anche quando ne avrebbe diritto. È evidente che questo principio deve cambiare". Lo afferma il responsabile del team legale di Consulcesi & Partners in prima linea al fianco dei malati e delle loro famiglie con il servizio Soluzione Rsa www.soluzione-rsa.it. Le ultime stime Istat, infatti, parlano di circa 8 milioni di persone in Italia (la cosiddetta 'generazione sandwich') che si prendono cura contemporaneamente di almeno un familiare non autosufficiente e di almeno un figlio piccolo o adolescente, entrambi dipendenti dalle stesse risorse. Un fenomeno esacerbato da un lato dall’invecchiamento progressivo della popolazione dovuto all’allungamento dell’aspettativa di vita, dall’altro dalla tendenza a spostare in avanti l’età per avere figli (ad oggi a 31 anni in media il primo). Questa 'doppia cura' ha conseguenze non solo economiche, con sempre meno risorse a disposizione della generazione attiva e caregiver, ma anche psicologiche. Spese divise tra ricette mediche, baby-sitter, visite e rette Rsa fanno sentire ancora più sola e stressata una generazione i cui stipendi sono immobili da anni. E lo Stato? Assente e defilato, lascia ai cittadini l’onere di gestire giovani e fragili. Nel frattempo, nel 2025 sono raddoppiate le sentenze favorevoli ai caregiver che ribadiscono l’obbligo dello Stato di occuparsi del paziente in Rsa in situazione di mancata autosufficienza. I Tribunali vedono la generazione sandwich e ricordano allo Stato i suoi obblighi di legge: i costi per le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria in Rsa sono a carico del Ssn. Sempre più giudici riconoscono che, nei casi di pazienti affetti da Alzheimer o da gravi patologie neurodegenerative, le prestazioni sanitarie fornite nelle Rsa -cure mediche, fisioterapia, assistenza infermieristica- non possono essere separate da quelle socioassistenziali. Di conseguenza, l’intero costo della degenza deve gravare sul Servizio sanitario nazionale e non sulle famiglie. "Si tratta di un principio fondamentale -spiega Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners- perché molte famiglie non sanno che possono chiedere il rimborso anche per somme versate da anni, se sussistono determinate condizioni cliniche e amministrative. L'obiettivo di Soluzione Rsa è ricordare ai caregiver che è importante richiedere il riconoscimento di un diritto irrinunciabile del paziente, perché la giurisprudenza non sarà mai sorda alle tutele dei più fragili, come sta dimostrando in maniera illuminata Milano". Attraverso Soluzione Rsa, Consulcesi & Partners offre una valutazione legale preliminare, che consente di capire rapidamente se sussistono i presupposti per chiedere il rimborso delle rette versate. Un supporto concreto per migliaia di famiglie che, ogni anno, affrontano costi elevati per l’assistenza dei propri cari affetti da Alzheimer e patologie neurodegenerative. Tutte le informazioni su www.soluzione-rsa.it
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Rockstar Games: licenziamenti e accuse di attività anti-sindacale
(Adnkronos) - Rockstar Games, software house nota a livello mondiale per la serie Grand Theft Auto, si trova al centro di una controversia lavorativa di ampia portata. La società, sussidiaria del colosso Take-Two Interactive, ha recentemente licenziato un numero stimato tra i trenta e i quaranta dipendenti negli uffici del Regno Unito e del Canada, motivando ufficialmente i provvedimenti con la causale di "grave condotta" (gross misconduct).
Il sindacato britannico IWGB (Independent Workers' Union of Great Britain) ha mosso accuse severe, sostenendo che i licenziamenti rappresentino un deliberato atto di repressione. Secondo quanto riportato dall'IWGB, tutti i dipendenti allontanati facevano parte dello stesso gruppo sindacale ed erano impegnati in discussioni sull'organizzazione in una chat privata sulla piattaforma Discord. La casa madre, Take-Two, ha mantenuto una linea difensiva netta, insistendo sul fatto che i licenziamenti siano avvenuti esclusivamente per motivi di "grave condotta" e non abbiano alcuna attinenza con attività sindacali. Il sindacato, al contrario, ha denunciato l'azione come un chiaro esempio di union busting. L'accusa si fonda non solo sulla correlazione tra i licenziati e l'attività sindacale interna, ma anche sul timing delle decisioni aziendali. I licenziamenti seguono infatti l'imposizione di una politica di rientro in ufficio (RTO) a tempo pieno (cinque giorni su cinque) che la compagnia aveva giustificato con la necessità di rafforzare le misure di sicurezza, in particolare dopo il massiccio leak di materiale relativo a GTA VI avvenuto nel 2022. L'IWGB ha utilizzato toni particolarmente duri nel commentare l'episodio: “Uno dei più sfacciati e spietati atti di union busting nella storia dell'industria dei videogiochi.” La vicenda di Rockstar Games si inserisce in un clima di crescente tensione e riorganizzazione del lavoro nell'industria tecnologica e dei videogiochi, caratterizzata da licenziamenti di massa e dalla spinta alla sindacalizzazione, specialmente in Europa e Nord America. Il mandato di rientro in ufficio, giustificato da una maggiore necessità di controllo e sorveglianza interna a seguito del leak, viene visto dal sindacato come un ulteriore elemento di pressione sul personale. Il contenzioso evidenzia il divario tra la necessità delle aziende di proteggere la proprietà intellettuale, in particolare dopo violazioni di sicurezza così significative, e i diritti dei lavoratori di organizzarsi. Le conseguenze di tali azioni, come sottolineato da analisti e rappresentanti sindacali, non ricadono solo sull'organizzazione aziendale, ma hanno un impatto diretto sui singoli individui e sulle loro condizioni economiche. Lo stesso Alex Marshall, Presidente IWGB interviene sulla questione: "Siamo fiduciosi che ciò che abbiamo visto qui sia una palese e semplice repressione sindacale, e metteremo in piedi una difesa legale completa con il nostro gruppo esperto di case worker, ufficiali legali e avvocati. I datori di lavoro come Rockstar farebbero bene a capire che gli spazi privati come i server Discord dei sindacati godono di protezioni e che le clausole contrattuali della loro azienda non sono superiori alla legge del Regno Unito.
Questo caso è un monito per qualsiasi datore di lavoro nell'industria dei videogiochi e oltre che pensa di poter agire impunemente contro i lavoratori organizzati: non ci faremo intimidire."
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Ghost of Yotei, le novità dell'aggiornamento gratuito
(Adnkronos) - Dal 24 novembre Ghost of Yōtei si espande con una patch gratuita che introduce la tanto richiesta Nuova Partita+, accompagnata da una serie di funzionalità che arricchiscono sia la struttura narrativa sia gli strumenti creativi del gioco. La Nuova Partita+ si sblocca dopo aver concluso la storia principale e permette di ricominciare la missione di vendetta di Atsu mantenendo tutto ciò che si è ottenuto nella prima corsa: armature, abilità, armi. Oltre a mantenere il proprio arsenale, l’aggiornamento introduce difficoltà più elevate e due nuovi trofei riservati ai giocatori più tenaci. La novità porta con sé una valuta inedita, i Fiori Spettrali, da scambiare con un mercante altrettanto nuovo. In cambio, oltre 30 oggetti cosmetici, nuove colorazioni per armi, set di armature aggiuntivi e 10 nuovi amuleti. Anche le armature e le armi già potenziate potranno raggiungere un ulteriore livello, pensato per chi vuole perfezionare ogni stat e affrontare Ezo nella sua versione più brutale. La patch, però, non guarda solo ai veterani. Anche il gioco base riceve una serie di miglioramenti significativi: dal post-game finalmente rigiocabile a un pannello delle statistiche pensato per chi ama confrontare numeri, progressi e performance. Arrivano inoltre nuove opzioni di accessibilità, tra cui la rimappatura dei pulsanti direzionali, insieme a un aggiornamento della Modalità Foto che introduce la regolazione della velocità dell’otturatore, una griglia di composizione e nuovi filtri per chi ama trasformare i paesaggi di Yōtei in autentiche cartoline.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Google rende Android compatibile con AirDrop di iPhone
(Adnkronos) - Google ha annunciato che tutti i Pixel 10 possono ora inviare e ricevere file con iPhone, iPad e Mac tramite AirDrop. Si tratta di vera interoperabilità, realizzata, ed è qui la parte più sorprendente, senza alcun coinvolgimento di Apple. Google assicura che la funzione, per ora limitata ai Pixel 10, sarà estesa ad altri dispositivi più avanti. Per inviare un file da uno smartphone Pixel verso un device Apple basta che l’utente iOS attivi la visibilità universale su AirDrop, quella che si disattiva automaticamente dopo dieci minuti. Da lì, Quick Share vede il dispositivo e permette il trasferimento, che arriva sul lato Apple come una normale richiesta AirDrop da approvare. Lo stesso vale al contrario: basta rendere il Pixel visibile a tutti e accettare l’invio proveniente da iPhone, iPad o macOS. Google insiste sul fatto che la connessione tra i due ecosistemi sia diretta, peer-to-peer e mai instradata tramite server esterni. Nessun log, nessun dato aggiuntivo condiviso, nessun passaggio ambiguo: un approccio pulito che è stato esaminato sia dai team interni di sicurezza sia da una società indipendente, NetSPI, incaricata di eseguire un penetration test completo. Una scelta strategica, che suona come una risposta preventiva ai possibili dubbi di Apple. La novità non riguarda l’intero universo Android, ma resta un segnale forte. AirDrop è sempre stato uno dei vantaggi più invidiati dell’ecosistema Apple, una comodità chiusa dentro a un recinto che ora comincia a mostrare spiragli. Dopo l’arrivo di RCS sugli iPhone, che ha reso finalmente più facile la messaggistica tra i due mondi — la compatibilità con AirDrop rappresenta un altro passo verso un ambiente mobile più aperto.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
GCC Pokémon: la Megaevoluzione si arricchisce con l'espansione Ascesa Eroica
(Adnkronos) - The Pokémon Company International ha annunciato la prossima espansione del popolarissimo Gioco di Carte Collezionabili Pokémon (GCC), denominata Megaevoluzione - Ascesa Eroica, la cui distribuzione globale presso i rivenditori autorizzati è prevista per l'inizio del 2026. Questa release si posiziona come una naturale estensione del panorama videoludico, traendo ispirazione diretta dal videogioco recentemente pubblicato, Leggende Pokémon: Z-A. L'espansione arricchirà il GCC con l'introduzione di nuovi personaggi e ambientazioni, affiancati da Pokémon-ex Megaevoluzione inediti per il gioco di carte, tra cui spicca Mega Dragonite-ex. L'iniziativa non si limita al nuovo, ma prevede anche il ritorno di alcuni dei più amati Pokémon-ex Megaevoluzione e Pokémon degli Allenatori in versione aggiornata, con illustrazioni completamente rinnovate. Un elemento di particolare interesse per i collezionisti e i giocatori è rappresentato dall'introduzione della nuovissima rarità “rara attacco Mega”. Queste carte si distinguono esteticamente per sfoggiare il nome di uno degli attacchi in katakana giapponese, un dettaglio annunciato inizialmente durante i Campionati Mondiali Pokémon 2025 ad agosto 2025, che segna un'evoluzione nelle dinamiche di design e rarità del GCC. La line-up di carte contenute in Megaevoluzione - Ascesa Eroica è ricca di elementi di pregio, confermando l'attenzione verso l'alta qualità collezionistica: 13 Pokémon-ex Megaevoluzione Sei Pokémon-ex Teracristal e 20 Pokémon-ex tradizionali. 33 carte rare illustrazione di Pokémon. Sette Pokémon-ex Megaevoluzione in versione rara attacco Mega. 22 Pokémon-ex Megaevoluzione, Pokémon-ex e carte Aiuto in versione rara illustrazione speciale. 14 Pokémon-ex Megaevoluzione, Pokémon-ex e carte Allenatore in versione ultrarara.
Le carte dell’espansione Megaevoluzione - Ascesa Eroica saranno distribuite attraverso una vasta gamma di prodotti per soddisfare le diverse esigenze dei fan, dal giocatore competitivo al collezionista occasionale: Set Allenatore Fuoriclasse: Include nove buste dell'espansione, una carta promozionale in stile rara illustrazione di Zekrom di N e accessori di gioco. Collezione con poster premium: Contiene 10 buste dell'espansione e una carta promozionale in stile rara attacco Mega di Mega Gardevoir-ex o Mega Lucario-ex, accompagnata da un poster a doppia faccia. Collezione con adesivi: Tre buste e una carta promozionale in stile rara illustrazione di Charmander o Gastly, oltre a un foglio di adesivi. Confezione di buste (sei buste) e altre collezioni tematiche come la Miniscatola da collezione.
Prima del lancio fisico, gli Allenatori avranno l'opportunità di accedere al contenuto in formato digitale: l'espansione Megaevoluzione - Ascesa Eroica sarà disponibile per il gioco sull’app GCC Pokémon Live per dispositivi iOS, Android, macOS e Windows a partire dal 29 gennaio 2026. I giocatori potranno collezionare e lottare con i nuovi Pokémon-ex Megaevoluzione e beneficiare di bonus di gioco al momento dell'accesso all'applicazione.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
JWST rivela un buco nero supermassiccio anomalo nell'universo primordiale
(Adnkronos) - Il Telescopio Spaziale James Webb (JWST) ha osservato per la prima volta un buco nero supermassiccio (SMBH) in fase di rapida crescita al centro di una galassia estremamente distante, denominata CANUCS-LRD-z8.6. La ricerca, condotta da un team internazionale che include ricercatrici e ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications. L'osservazione sposta ancora una volta in avanti la nostra capacità di sondare l'Universo primordiale, risalendo a soli $570$ milioni di anni dopo il Big Bang. CANUCS-LRD-z8.6 appartiene alla classe degli sfuggenti "little red dots" (piccoli punti rossi), oggetti la cui natura nell'Universo remoto è ancora parzialmente ignota. Le analisi, rese possibili dallo strumento NIRSpec (Near-Infrared Spectrograph) del JWST, hanno rivelato un'anomalia significativa nel rapporto tra la massa del buco nero e quella della galassia ospite.La massa stimata del buco nero è pari a circa $100$ milioni di masse solari, un valore insolitamente elevato se confrontato con la massa complessiva delle stelle presenti nella galassia, stimata in circa $8$ miliardi di masse solari. Figura 1: L'immagine mostra la posizione della galassia CANUCS-LRD-z8.6 nell'ammasso di galassie MACS J1149.5+2223, come osservato dalla fotocamera nel vicino infrarosso (NIRCam) del telescopio Webb. Sulla destra, uno zoom che mostra i dettagli della regione in cui si trova la galassia CANUCS-LRD-z8.6. Crediti: ESA/Webb, NASA & CSA, G. Rihtaršič (Università di Lubiana, FMF), R. Tripodi (Università di Lubiana, FMF) Figura 2: Porzione dell'ammasso di galassie MACS J1149.5+2223, come osservato dalla fotocamera nel vicino infrarosso (NIRCam) del telescopio Webb. L'immagine mostra numerose galassie luminose nello spazio profondo, di varie forme e colori, su uno sfondo nero. Ci sono alcune grandi galassie a spirale blu, alcune grandi galassie ellittiche di colore bianco pallido e molte galassie arancioni e rosse di dimensioni medie. Anche galassie più piccole, fino a minuscoli puntini debolmente visibili, appaiono in tutti questi colori. Crediti: ESA/Webb, NASA & CSA, G. Rihtaršič (Università di Lubiana, FMF), R. Tripodi (Università di Lubiana, FMF) Tradizionalmente, le osservazioni cosmologiche hanno suggerito l'esistenza di una correlazione stretta: in genere, la crescita di un SMBH è correlata proporzionalmente alla crescita della sua galassia ospite.In questo caso, tuttavia, il buco nero centrale risulta più massiccio di quanto previsto per una delle galassie ospiti più grandi note in quell'epoca remota. Questo risultato propone che i buchi neri possano essersi formati e abbiano iniziato a crescere a un ritmo accelerato già nei primi centinaia di milioni di anni dell'Universo, anche all'interno di galassie relativamente piccole.
Roberta Tripodi, prima autrice dello studio e ricercatrice INAF, ha sottolineato l'impatto della scoperta:“Questa scoperta è davvero straordinaria. Abbiamo osservato una galassia risalente a $570$ milioni di anni dopo il Big Bang che ospita un buco nero supermassiccio in rapida crescita – cresce infatti molto più velocemente di quanto ci aspetteremmo in una galassia così giovane. Questo mette in discussione la nostra comprensione della formazione di buchi neri e galassie nell'universo primordiale e apre nuove strade di ricerca su come siano formati questi oggetti”. L'identificazione del buco nero in fase di accrescimento è stata confermata dallo spettro ottenuto con NIRSpec, che mostra la presenza di gas fortemente ionizzato da radiazione energetica e in rapida rotazione attorno a una sorgente compatta: segnali inequivocabili di un SMBH attivo nelle regioni centrali della galassia. L'analisi della composizione chimica della galassia indica una scarsità di elementi pesanti, suggerendo che CANUCS-LRD-z8.6 si trovi ancora nelle fasi iniziali della sua evoluzione chimica. La discordanza tra la giovane età della galassia e l'enorme massa del suo buco nero solleva nuovi interrogativi sui processi fisici che hanno consentito una crescita così rapida. Per approfondire tali questioni, il team scientifico ha già programmato ulteriori osservazioni. I ricercatori utilizzeranno il radiotelescopio ALMA e nuovamente il Webb per studiare in dettaglio il gas freddo e la polvere nella galassia, con l'obiettivo di affinare la comprensione delle proprietà e della dinamica del buco nero. Immagine di cover: L'immagine mostra la posizione della galassia CANUCS-LRD-z8.6 nell'ammasso di galassie MACS J1149.5+2223, come osservato dalla fotocamera nel vicino infrarosso (NIRCam) del telescopio Webb. Sulla destra, uno zoom che mostra i dettagli della regione in cui si trova la galassia CANUCS-LRD-z8.6. Crediti: ESA/Webb, NASA & CSA, G. Rihtaršič (Università di Lubiana, FMF), R. Tripodi (Università di Lubiana, FMF)
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Hitachi Vantara: VSP One Block High End, la risposta architetturale all'era dell'AI e al mission-critical
(Adnkronos) - Hitachi Vantara, società focalizzata sulle soluzioni di archiviazione dati e infrastrutture Hybrid Cloud (controllata da Hitachi Ltd.), ha presentato Virtual Storage Platform One (VSP One) Block High End. Questa soluzione di storage a blocchi all-flash NVMe di nuova generazione è stata progettata per supportare i carichi di lavoro business mission-critical e le applicazioni data-intensive generate dall’AI, completando la strategia della data-platform VSP One, affrontando la necessità di coniugare la crescita esponenziale dei dati con l'esigenza di analisi in tempo reale che ha messo in crisi le infrastrutture legacy, incapaci di garantire la performance, la resilienza e l’efficienza richieste. Secondo recenti report di settore, oltre il 70% degli intervistati dichiara che la propria infrastruttura IT non è adeguata per le future esigenze di Machine Learning e Artificial Intelligence
Octavian Tanase, Chief Product Officer di Hitachi Vantara, ha inquadrato il lancio come un imperativo industriale:“Quello che stiamo osservando in tutti i settori industriali è un punto di svolta in cui l’infrastruttura per la gestione dei dati deve evolversi o rischia di frenare l’innovazione. VSP One Block High End non è solo una piattaforma più performante: è un abilitatore strategico che consente alle aziende di ripensare il modo in cui i dati vengono acquisiti, gestiti e protetti nell’era dell’AI.” VSP One Block High End è stato sviluppato per affrontare la crescente complessità dei contesti applicativi data driven concentrandosi su tre imperativi architetturali:
Resilienza e sicurezza dei dati: la protezione dei dati è integrata con certificazione FIPS 140-3 di Livello 2 e un'Availability pari a $99.999999%$ ("otto nove"). La Cyber Resilience Guarantee di Hitachi è concepita per mitigare il rischio di perdita di dati a livelli "near zero" e garantire un ripristino rapido in caso di attacchi, includendo snapshot immutabili e rilevamento di anomalie riconducibili a ransomware basato su CyberSense. La piattaforma ha inoltre ottenuto la conformità con il Secure Software Development Framework (SSDF) del governo degli Stati Uniti.
Performance e gestione semplificate: l'architettura all-flash NVMe supporta fino a 50 milioni di IOPS ed è dotata di schede hardware dedicate per l'accelerazione della compressione dei dati. La gestione unificata e centralizzata del parco installato è garantita da VSP 360, che abilita workflow di automazione e observability dell’infrastruttura, semplificando le fasi di amministrazione.
Scalabilità Sostenibile: l'infrastruttura è concepita per essere future-proof, con un rapporto di compressione e deduplica dei dati garantito pari a 4:1. Per affrontare l'impatto ambientale delle infrastrutture ad alta densità, VSP One Block High End è in grado di commutare automaticamente le CPU in modalità ECO durante i periodi di inattività (idle), riducendo in modo significativo il consumo energetico e, di conseguenza, il carbon footprint. Il lancio è stato accolto positivamente dai partner e dagli analisti. L'architettura del VSP One Block High End consente il consolidamento fluido di ambienti Open (block, file e object) e Mainframe, con una scalabilità che arriva fino a 12 controller e 288 dischi SSD NVMe da 60TB, supportando i nuovi protocolli NVMe over TCP a 100GbE e Fibre Channel FC64.
Ashish Nadkami, group vice president and general manager, Worldwide Infrastructure Research di IDC, ha inquadrato la soluzione come una risposta strategica:“Mentre le aziende accelerano nell’adozione di applicazioni di Artificial Intelligence e di real-time analytics, le infrastrutture devono evolvere per supportare questi ambienti ad alte prestazioni data-intensive. VSP One Block High End di Hitachi Vantara rappresenta una risposta strategica a questa trasformazione. La sua architettura unificata e le prestazioni garantite sono progettate per aiutare le aziende a modernizzare le proprie infrastrutture digitali, mantenendo al contempo la continuità operativa, una capacità fondamentale nell’attuale contesto in rapida evoluzione.” Analogamente, Mauro Guzelotto, vice president of cloud services, North America di T-Systems, ha riconosciuto la necessità di questa evoluzione: “L'accelerazione delle iniziative di IA da parte della nostra organizzazione ha sottoposto l’infrastruttura esistente ad una pressione senza precedenti. Il lancio di VSP One High End arriva nel momento giusto. È evidente che Hitachi Vantara ha compreso che le aziende hanno bisogno di qualcosa di più di semplici incrementi di performance. Abbiamo necessità di piattaforme in grado di affrontare la crescita esponenziale dei dati, fornire insight in tempo reale e garantire resilienza su larga scala. Questa è il tipo di innovazione che ci consente di restare competitivi e pronti per il futuro.” VSP One Block High End è una piattaforma cloud-ready, disponibile sia in modalità Appliance sia come Software Defined Storage, e sarà presente sui marketplace dei principali cloud pubblici (Microsoft Azure, AWS e Google Cloud). La disponibilità globale è prevista per l'inizio del 2026.
---tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Tra paella e chef stellati Valencia è meta per foodies, al via il Festival Cuina Oberta
(Adnkronos) - E’ la patria della paella, il più internazionale dei piatti spagnoli, e la sua cucina esprime quanto di meglio ha da offrire la Dieta mediterranea. Con un’offerta culinaria che spazia dalle conviviali tapas al fine dining, dallo street food alle risotterie, Valencia è una vera meta per foodies. La terza città della Spagna riflette proprio nella tradizione gastronomica i suoi oltre duemila anni di storia, che hanno visto passare Romani, Visigoti, Musulmani e Cristiani. Che sia per un pellegrinaggio nella Cattedrale dove è custodito il Santo Calice o per una passeggiata tra le architetture avveniristiche dell’archistar Calatrava alla Città delle Arti e della Scienza, il turista in visita a Valencia, su tutte, ha un’esperienza d’obbligo, quella gourmet. E se tra gli edifici gotici e barocchi della Ciutat Vella la scelta non manca, a dare una mano ad orientarsi tra le infinite proposte torna in questi giorni una iniziativa imperdibile per gli amanti del buon mangiare: il Festival Cuina Oberta (https://valenciacuinaoberta.com/). Per dieci giorni, dal 20 al 30 novembre, si possono gustare i menu creati dagli chef di 68 ristoranti della città con prezzi fissi che rendono l'esperienza ancora più appetitosa: 28 euro per il pranzo, 36 per la cena e opzioni gourmet da 48 e 56 euro rispettivamente. Anche i ristoranti stellati Michelin partecipano con menù esclusivi a 80 e 100 euro. E Cuina Oberta non significa solo mettersi a tavola, ma anche partecipare a 16 esperienze originali come laboratori gastronomici, degustazioni e attività speciali per assaporare l'autentica gastronomia valenciana in mille modi. Piatti che combinano tradizioni secolari con le creazioni più innovative degli chef locali. “A Valencia abbiamo otto ristoranti stellati, di cui due con 2 Stelle Michelin e chissà che non ci sia qualche new entry nella Guida del nuovo anno che si presenta fra qualche giorno. Tra l’altro, lo chef Ricard Camarena ha anche la ‘stella verde’ ed è appena stato decretato come il 6° migliore ristorante di vegetali al mondo. Il Festival Cuina Oberta si tiene due volte l’anno, in primavera e in autunno, e propone menù speciali che attraggono anche molti turisti. E gli italiani a Valencia rappresentano il primo mercato come presenze”, sottolinea Leticia Colomer, International Pr & Markets Manager di Visit Valencia (per tutte le informazioni si può visitare il sito www.visitvalencia.com/it e la pagina dedicata del portale dell’Ente Spagnolo del Turismo www.spain.info). Nota come ‘Dispensa del Mediterraneo’, Valencia, che è stata nominata Capitale verde europea nel 2024, ha un modello di sostenibilità anche alimentare. Grazie all’abbondanza di prodotti freschi di stagione provenienti dalle acque del Mediterraneo e dalle coltivazioni che circondano la città, nei 20mila ettari della cosiddetta Huerta e nel parco naturale dell’Albufera, dove dai tempi degli arabi si coltivano diverse varietà locali di riso, ingrediente principe per la paella. E proprio il riso è un piatto centrale nella gastronomia locale (c’è persino il Museo del riso, in un mulino del XX secolo restaurato per mostrare il processo di lavorazione), che viene preparato in oltre 40 modi diversi. A cominciare dalla paella (dal nome della padellona a due manici in cui viene cucinata), che nella versione originale valenciana è a base di carne (pollo e coniglio) e verdure (fagioli garrofó e fagiolini piattoni), lumache e aggiunta di pomodoro grattugiato e un pizzico di paprika, oltre ovviamente al riso, cotto a fuoco vivo e tanto meglio se si attacca a formare uno sottostrato croccante, che ha tanto di nomignolo (socarrat). Ma ci sono tanti altri piatti a base di riso locale, grandi classici come l’arroz a banda, chiamato così perché tradizionalmente il pesce con cui era stato preparato il fumetto veniva servito a un lato (a banda, in valenciano); l’arroz del senyoret, con i gamberi già sgusciati in modo che il ‘cliente-signorino’ non si dovesse sporcare le mani; o l’arroz negro, fatto con il nero di seppia che dà l’inconfondibile colorazione scura; l’arroz al horno (riso al forno), con costine di maiale, pancetta fresca, morcilla (salsiccia di sanguinaccio), pomodoro, patate, ceci. Un’alternativa al riso è la fideuà, servita come la paella ma preparata con spaghettini cortissimi e condita con frutti di mare. A parte il riso, fra i piatti tradizionali valenciani ci sono stufati di pesce come il suquet de peix o all i pebre con le anguille. Dal mare provengono crostacei e molluschi, poi pesci sotto sale e baccalà. In pasticceria molto usati mandorle e miele, retaggio arabo. Il modo migliore per toccare con mano la ricca varietà di ortaggi e di pesce locali è visitare uno dei mercati della città, punto di osservazione privilegiato per immergersi nella vita dei locali e sempre più frequentati dai turisti a caccia di esperienze. Il più importante è sicuramente il Mercato centrale, che è il più grande di prodotti freschi d’Europa. Ospitato in un edificio modernista costruito tra il 1914 e il 1928, la sua facciata spicca al centro di una delle piazze principali della città. Una struttura costituita da colonne in ferro che ricordano la Torre Eiffel, piastrelle e vetrate, ricca di decorazioni ispirate ai prodotti del frutteto e ai giardini di Valencia. In oltre 8mila metri quadrati di superficie trovano posto più di 250 bancarelle, tutte rigorosamente riservate alla vendita dei prodotti perché in questo mercato il cibo si può solo comprare e non consumare come ormai è in voga in moltissimi mercati europei (unica eccezione il Bar Central gestito dallo chef Ricard Camarena). Questo è il regno del Km 0, dove si possono trovare tutti i prodotti freschi degli orti valenciani e tutto il gusto del Mediterraneo, tra cui spiccano frutta e verdura, con arance, pomodori e fagioli in primo piano, e poi carne, formaggi, pesce, prosciutto, spezie, frutta secca. Un’esperienza diversa la offre un altro mercato, quello di Colon, nell’elegante quartiere Ensanche, anch’esso ospitato in un edificio modernista diviso in tre navate, che terminano ai due estremi con due archi giganti di mattoni e pietra. Su due piani, ospita alcuni negozi rinomati come Carnes Varea o Frutería Fina, ma soprattutto una ventina tra bar e ristoranti dove sedersi ai tavoli negli spazi aperti e chiusi. Tra i più noti Habitual dello chef Ricard Camarena, e poi Las Cervezas del mercado, dove degustare le birre artigianali locali, e la horchateria Daniel, una delle tante rivendite di Horchata, bevanda tipica rinfrescante e ricca di vitamine, prodotta con la chufa, un tubero che si coltiva da questi parti per le condizioni particolari del terreno. C’è poi un’altra bevanda che chiunque passi in città deve provare: la Agua de Valencia, un cocktail preparato con succo di arancia, cava, vodka e gin. Si serve in caraffa e si beve in coppa, e a volte la sua dolcezza può ingannare sul grado alcolico. Luogo di nascita di questo leggendario cocktail, che ha tanto di Denominazione di origine, è considerato il Cafè de Madrid, epicentro della società bohemienne valenciana negli anni ‘40 e oggi incorporato nel boutique hotel Marques House. Ma si può degustare anche al Cafè de las Horas, locale-bomboniera curato in ogni dettaglio, dove si beve tra quadri, specchi e broccati: impossibile non passare di qui anche solo per una foto. Se si vuole vivere una mattina da vero ‘local’, però, non può mancare l’esperienza dell’esmorzaret. Conviviale quanto le tapas ma meno ‘globalizzato’, è una sorta di brunch alla spagnola, che è considerato un vero e proprio rito: si consuma tra le 9 e le 12 (lo offrono diversi bar e ristoranti) e prevede un primo giro di arachidi e sottaceti, seguito da un maxi panino con farcitura a scelta, accompagnato da birra o vino o, ancora meglio, vino con gassosa. A chiudere un caffè ‘corretto’, il cremaet, con rum, buccia di limone, aroma di cannella e chicchi di caffè sul fondo. Il Km 0, dunque, è il vero leit motiv della cucina valenciana e che si ritrova anche nei ristoranti innovativi. E gli estimatori del fine dining non rimarranno delusi a Valencia, che ospita nomi di spicco della gastronomia spagnola. Uno su tutti è Ricard Camarena, considerato un vero e proprio alchimista degli ortaggi; nel suo locale nell’ex fabbrica di Bomba Gens, due stelle Michelin e tre soli della Guida Repsol, propone sapientemente una cucina vegetale, con prodotti coltivati nel proprio orto, che gli è valsa anche la stella verde Michelin, che premia l'impegno per la sostenibilità in campo gastronomico. E poi, vicino alla piazza del Municipio, si trova uno dei ristoranti di Quique Dacosta, El Poblet, con due stelle Michelin e due soli Repsol. I prodotti del mare, del frutteto e dell’Albufera sono alla base della cucina dello chef Luis Valls, che interpreta ricette e sapori tradizionali in versione alta cucina. Un altro locale di Quique Dacosta che merita sicuramente una visita è Llisa Negra: propone carni e pesce alla griglia, forno a legna e paella cotta su legno d'arancio. Cucina di prodotto anche presso Entrevins, che vanta un’ampia carta di vini della zona da vitigni autoctoni. Mentre non lontano dal Mercato di Colon, un’esperienza culinaria dove i piatti tradizionali sono rivisitati in chiave innovativa si può fare da Noble, locale di design dall’atmosfera sofisticata. Spostandosi dal centro, una passeggiata sul lungomare offre l’opportunità di vedere le rinomate spiagge di El Cabanyal, Malvarrosa e Patacona, con la moderna Marina di Valencia, con affaccio sulle onde, e di pranzare in uno dei ristoranti fronte mare. Come Casa Carmela, proprio accanto alla Casa Museo dello scrittore valenciano Blasco Ibanez, vero e proprio tempio della paella sfornata a gettito continuo dalla cucina a vista con i fuochi sempre accessi. Fuori dal centro si può abbinare la gastronomia al design scegliendo di mangiare o anche solo bere un caffè in una delle spettacolari strutture progettate dall’architetto valenciano Santiago Calatrava, che formano la Città delle Arti e della Scienza, luogo diventato simbolo della città, dove non manca l’offerta culinaria. Per restare in tema green, ad esempio, nel Caixa Forum risorto nel 2022 come centro multidisciplinare all’interno dell’edificio azzurro dell’Agorà, il punto ristoro è un giardino di piante aromatiche. Per i camminatori provetti, ci si arriva percorrendo i Giardini del Turia, il parco creato negli anni Ottanta lungo il vecchio letto del fiume dopo le trasformazioni che hanno fatto seguito a una delle storiche alluvioni che si sono abbattute sulla città e i suoi dintorni. L’ultima, quella catastrofica di giusto un anno fa, è ormai un brutto ma lontano ricordo e i turisti sono tornati a godere della proverbiale convivialità di questa città e della sua gustosissima cucina.
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Turismo, alla scoperta di Valencia sulle tracce del Santo Graal nel nuovo Anno giubilare
(Adnkronos) - Per un Giubileo che si sta per chiudere a Roma, ce ne è un altro che si è appena aperto. Si celebra in Spagna, a Valencia, che è uno dei sette centri giubilari del mondo (cinque sono proprio nel paese iberico, oltre a Roma e Gerusalemme). Conosciuta per le architetture avveniristiche dell’archistar Calatrava ma anche per i suoi edifici gotici e barocchi, nonché per essere la culla della paella, piatto nazionale, in pochi sanno però che questa che è la terza città della Spagna custodisce da ben seicento anni uno degli oggetti più venerati e misteriosi della storia: il Santo Graal o Santo Calice. La coppa che si ritiene, secondo studi storici e archeologici, possa essere quella utilizzata da Gesù nell’Ultima cena si trova infatti all’interno della Cattedrale di Valencia, dove è arrivata, dopo un lungo e tortuoso viaggio, nel 1437. Ma è solo nel 2015 che, per volere di Papa Francesco, a Valencia viene concesso l’Anno giubilare del Santo Calice, che si celebra ogni cinque anni e per dodici mesi offre ai fedeli e ai viaggiatori la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria. Quello che è iniziato ufficialmente il 30 ottobre e che terminerà il 29 ottobre 2026, quindi, è il terzo ma, considerando che la seconda edizione ha coinciso con il periodo della pandemia, è questa la prima vera occasione per far conoscere al mondo questo evento, il tesoro che lo ispira e soprattutto la città che lo ospita. Dalla sua fondazione da parte dei Romani nel 138 a.C., diverse culture hanno lasciato la loro impronta a Valencia; così, nel centro storico, la Ciutat Vella, si trovano reperti romani, resti di mura moresche, edifici gotici e rinascimentali, art nouveau e architetture contemporanee, e persino rifugi antiaerei utilizzati durante la guerra civile spagnola. “In questo Anno giubilare ci aspettiamo tanto turismo religioso e culturale, per scoprire la storia del Santo Calice e del secolo d’oro che l’ha visto arrivare a Valencia, che in quel periodo è diventata una capitale culturale ed economica. Questo è il primo Anno giubilare che possiamo davvero promuovere dal punto di vista turistico. Per tutto l’anno ci sarà un Centro visitatori per accogliere e orientare i turisti, introdurli nel contesto storico di quello che vedranno. Ci sarà una mostra legata alle rappresentazioni artistiche del Santo Calice. Inoltre, proponiamo una visita guidata tutti i venerdì con partenza dalla piazza del Comune, e con un’autoguida tramite app”, afferma David Arlandis, responsabile Cultura di Visit Valencia, l’Ufficio del turismo della città (per tutte le informazioni si può visitare il sito www.visitvalencia.com/it e la pagina dedicata del portale dell’Ente Spagnolo del Turismo www.spain.info). L’itinerario urbano del Santo Graal toccherà i principali luoghi legati alla reliquia: l’Almudín, il Real Monasterio de la Trinidad, il Museo de Bellas Artes, la Lonja de la Seda, il Real Colegio del Patriarca, le Torres de Serranos, la Basilica della Vergine e la Cattedrale. Andare sulle tracce della sacra reliquia, quindi, vuol dire andare alla scoperta di Valencia. E per rafforzare il messaggio che la reliquia è custodita qui, è stata ideata anche una campagna di comunicazione internazionale, “Valencia, Città del Santo Graal”, con un sito web e un’app dedicata alla visita. Per aiutare pellegrini e turisti a capire la storia della sacra reliquia e ad orientarsi, dunque, è stato creato il nuovo Centro visitatori, gestito dalla Fondazione del Santo Calice, diretta da Alicia Palazón Loustaunau, situato nello storico edificio dell’Almudín, vecchio deposito del grano del XV secolo, trasformato in sala per esposizioni. Grazie a pannelli informativi e contenuti audiovisivi, è il migliore punto di partenza per andare alla scoperta del patrimonio legato al Santo Calice, che è la reliquia più documentata della cristianità. Qui si comincia a svelare, ad esempio, come è fatto il Santo Calice e si può toccare con mano un modellino: la parte superiore, realizzata in agata lucidata, è la vera reliquia e, secondo gli studi del professore Antonio Beltrán, fu realizzata tra il IV secolo a.C. e il I d.C. in un laboratorio orientale, probabilmente in Egitto, Siria o Palestina; la base fu aggiunta intorno al XII secolo e proviene da un vaso egiziano o califfale del X o XI secolo; le perle e le pietre preziose che lo decorano sono posteriori e potrebbero essere state aggiunte quando il Santo Graal era già in Spagna. Il Centro resterà aperto fino al 2027 per poi essere sostituito da un Centro di interpretazione che sarà permanente e avrà sede vicino alla Cattedrale. In arrivo anche la mostra ‘Un mondo da scoprire. Il Santo Calice di Valencia’, allestita al Muvim, il Museo valenciano dell’Illustrazione e della modernità, diretto da Rafael Company: uno spazio di riflessione e di interazione, che vanta un’importante Biblioteca documentale, sui problemi civici e sociali, creato là dove sorgeva l’ospedale generale, con il reparto psichiatrico che, dal 1410, è stato il primo al mondo. La mostra resterà aperta fino a febbraio e illustra quanto il Santo Calice ha ispirato le arti, dalla pittura alla musica con il Parsifal di Richard Wagner, legato alla leggenda dei cavalieri del Santo Graal, e per la prima volta accosta opere antiche e moderne ispirate alla reliquia. Ma come è arrivato il Santo Calice a Valencia? E’ la storia di un lungo viaggio che da Gerusalemme, per mano di San Pietro, ha portato la coppa a Roma, dove è stata utilizzata dai successivi Papi nelle celebrazioni eucaristiche fino all’anno 258, quando Sisto II incaricò il suo diacono San Lorenzo di metterla in salvo dalla persecuzione dell’imperatore Valeriano. Fu così che la reliquia entrò in terra di Spagna, dapprima a Huesca, e poi nel monastero di San Giovanni della Peña, nei Pirenei, finché fu consegnata al re d’Aragona, nel 1399, che la trasferì nella sua residenza a Saragozza. A portarla poi a Valencia, nel 1424, ci pensò Alfonso il Magnanimo, che però, dopo averla collocata nel suo Palazzo reale (che oggi non c’è più), la cedette alla Chiesa in cambio di un prestito per finanziare la conquista del Regno di Napoli. Ed ecco che, nel 1437, il Santo Calice fece il suo ingresso nella Cattedrale di Valencia. Da allora ne è uscito solo per essere messo al sicuro durante la Guerra civile spagnola, per mano di una parrocchiana, e prima ancora durante la Guerra di Indipendenza. In tempi più recenti, è stato usato da due Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per la celebrazione della messa durante la loro visita a Valencia. Tutt’oggi, viene trasportato solo due volte l’anno in processione all’Altare Maggiore della Cattedrale: il Giovedì Santo e l’ultimo giovedì di ottobre per la Messa della Festa annuale del Santo Graal. All’interno della Cattedrale, il Santo Calice ha avuto in questi secoli diverse collocazioni, fino a quella attuale, dal 1916, nella cappella a destra dell’ingresso dalla porta principale: la mistica Cappella del Santo Caliz, dove la sacra reliquia è conservata all’interno di una teca di vetro di fronte a un altare in alabastro dell’artista italiano Giuliano Poggibonsi. L’unico a poterla toccare è il custode, don Alvaro Almenar, canonico della Cattedrale, instancabile narratore di questa affascinante storia. Questo luogo meta di pellegrinaggio, e non solo durante l’Anno giubilare, resta avvolto nel silenzio della venerazione che, credenti o curiosi e appassionati di storia, si ha per un oggetto per tutti fortemente simbolico. Un’esperienza certamente emozionante che si completa nella visita di tutta la Cattedrale: costruita su un tempio romano poi divenuto moschea, e risalente al XIII secolo, testimonia una fusione di stili architettonici, dal romanico al barocco, presente anche nei suoi tre portali e nella imponente torre-campanile gotico-veneziana alta quasi 51 metri, detta Miguelete, da cui si può ammirare il panorama della città. C’è poi il Museo della Cattedrale, che conserva la Biblioteca dei Borgia, resti di catacombe, un serbatoio d’acqua arabo, la carrozza per la processione del Corpus Christi più grande d’Europa, opere d’arte e altre reliquie. Se la Cattedrale, con il Santo Calice, rappresenta sicuramente la meta per eccellenza del pellegrino, l’Anno giubilare offre l’opportunità di visitare anche altri luoghi simbolo, da monumenti e ritratti ispirati alla sacra reliquia a tutti quegli edifici, civili e religiosi, testimoni dell’epoca in cui il Graal approdò qui, il 1400, considerato il secolo d’oro valenciano, quando la città era la capitale della Corona d’Aragona e visse un momento di grande prosperità economica, grazie soprattutto al commercio della seta. Un periodo di grande apertura al mondo, sotto l’impulso dei papi valenciani Callisto III e Alessandro VI, entrambi della famiglia Borja (nome originario dei Borgia), e al mecenatismo dei re come Alfonso il Magnanimo. Così, Valencia fu porta d’ingresso del Rinascimento in Spagna e punto di riferimento culturale in Europa in quel 'siglo de oro' che ha lasciato un’impronta artistica unica in un centro storico che è tra i meglio conservati d’Europa e che testimonia più di duemila anni di storia. Monumento simbolo del potere commerciale e della centralità di Valencia nel Mediterraneo è la Lonja de la Seda (Loggia della Seta), dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco ed esempio di architettura gotica civile tra i più importanti in Europa. Costruita a partire dal 1483, sono visitabili le quattro sale, dove si riunivano i mercanti, il Torrione che ospitava la prigione e il giardino degli aranci. L’industria della seta trasformò l’economia ma anche l’assetto urbano della città: nel quartiere dei Velluters, tra stradine e case signorili, lavoravano centinaia di artigiani che producevano tessuti pregiati con la tecnica acquisita dalla scuola genovese ed esportati in tutta Europa. A raccontare la tradizione serica di Valencia è il Museo della seta, dove, nella sede del Colegio del Arte Mayor de la Seda fondato nel 1686, sono conservati telai che ricreano il modello di lavoro dei secoli passati. Oggi la tradizione della seta è rimasta solo per la creazione dei fastosi costumi che vengono indossati in occasione di una delle feste popolari più importanti della Spagna, le Fallas, e non è raro imbattersi per le vie della città in negozi specializzati solo in queste stoffe e confezioni. Ma per portare a casa un souvenir si può approfittare dello shop del Museo dove si possono compare alcuni dei pochi manufatti in seta che ancora vengono fatti in città. Altro Museo imprescindibile per seguire il percorso della Ruta de la Seda è il Museo nazionale della Ceramica, che si trova all’interno di quello che è considerato il miglior esempio di barocco in Spagna: il Palazzo del Marqués de Dos Aguas. E’ la maggiore collezione nazionale di ceramiche, che va dall’VIII secolo all’epoca contemporanea, compresi pezzi di Picasso, e merci della Via della seta. E una sala dedicata alla Ruta de la Seda si trova persino all'Iber, il Museo dei Soldatini di Piombo, la più grande collezione di miniature storiche del mondo, con oltre 95.000 pezzi esposti all’interno delle sale gotiche del Palacio de Malferit. E poi palazzi, chiese e chiostri ricordano il mecenatismo dei Borja e la ricchezza artistica di un’epoca che trasformò Valencia in una delle città più vivaci del Mediterraneo. A cominciare dallo stesso Palazzo dei Borja, residenza rinascimentale della famiglia e oggi sede delle Corts Valencianes. Il loro mecenatismo stimolò anche il sapere ed è di quell’epoca la fondazione dell’Università di Valencia (1499): nell’antico Palazzo della Nau, che ospita la sede di rappresentanza e un centro culturale, ci si può addentrare fino al chiostro. Si trova accanto alla Chiesa del Patriarca appartenente al Real Collegio Seminario del Corpus Domini, dove tra l’altro si può ammirare sull’altare maggiore ‘L’Ultima Cena’ di Francisco Ribalta, oltre a dipinti di Caravaggio, El Greco e Benlliure esposti nel suo museo. Sempre ai Borgia si deve il rinnovamento gotico, tra il 1419 e il 1455, della Chiesa di San Nicola risalente al 1242, cui seguì due secoli dopo la vasta decorazione barocca. Quella che appare al visitatore oggi è una volta ricoperta di spettacolari affreschi, tornati al loro splendore dopo un recente restauro concluso nel 2021: non solo si può visitare questa che viene considerata la ‘Cappella Sistina valenciana’, ma, da luglio, si può anche assistere a un nuovo spettacolo immersivo di luci, ‘La Luz de San Nicolas’, che sulla volta proietta infinite sfumature di colori. Ma fra tutte c’è una chiesa davvero speciale nel cuore di quello che era il Foro romano: la Basilica della Madonna degli Abbandonati, costruita ex novo nel XVII secolo. Un luogo di pellegrinaggio per i credenti in quanto nell’abside si trova la statua della Virgen de los Desamparados, patrona venerata in città, con una profonda e popolare tradizione di assistenza agli 'ultimi', come testimonia l’ampia iconografia conservata nel Museo Mariano al suo interno. Inoltre, sull’altare di una piccola cappella chiamata ‘Coveta’, si può vedere dal 2014 una replica del Santo Graal che contiene una reliquia del sangue di San Giovanni Paolo II. La Basilica si trova alle spalle della Cattedrale, a cui è collegata da una struttura muraria ad archi, che fa da quinta alla piazza della Virgen, creando una prospettiva davvero unica, e sulla quale si affaccia anche il Palau de la Generalitat, palazzo gotico del XV secolo sede del governo regionale. Proprio nell’angolo in cui la Basilica incontra la Cattedrale, ancora oggi ogni giovedì si riuniscono i rappresentanti dei canali di irrigazione (raffigurati nella fontana al centro della piazza) che formano il Tribunale delle acque, l’istituzione legale più antica d’Europa, che fin dai tempi degli arabi si occupa di dirimere le controversie sull’uso dell’acqua. I turisti in visita a Valencia durante l’Anno giubilare potranno poi finalmente accedere alla chiesa dei Santos Juanes, proprio di fronte alla Loggia della Seta, in procinto di riaprire dopo un lungo restauro. Un altro affresco dedicato all’Ultima Cena, di José Vergara, si può vedere nella chiesa di San Martino Vescovo e Sant’Antonio Abate, in cui appare la riproduzione del Santo Graal che si trova nella Cattedrale di Valencia. Per avere una ‘summa’ delle opere in cui è stato dipinto il Santo Calice, non si può mancare di visitare il Museo di Belle Arti di Valencia (gratuito come la maggior parte dei musei e comodamente aperto fino alle 20), la migliore collezione di pittura gotica valenciana e la seconda galleria d’arte più grande di Spagna: in particolare due esemplari del Salvador Eucarístico di Joan de Joanes del XVI secolo e la Santa Cena di un altro pittore valenciano, Joan Ribalta, oltre a una ricchissima galleria di pale d’altare. Con questo Anno Giubilare, Valencia rafforza la sua posizione di destinazione turistica culturale d’eccellenza (facilmente raggiungibile grazie a un aeroporto internazionale collegato con 28 paesi, con voli giornalieri da diverse città italiane, e a 90 minuti di treno da Madrid), aggiungendo alla sua identità mediterranea una dimensione che la collega alla sua storia più profonda. Visitare Valencia, città del Santo Graal, durante l'Anno Giubilare, è quindi un’occasione per contemplare un simbolo universale di fede e speranza, ma anche per riscoprire una città che custodisce nel suo cuore questo gioiello dal valore inestimabile.
---lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)
Axa Italia: Cos’è la salute per te?, torna la campagna on air in radio e web
(Adnkronos) - Dal 17 novembre, per tre settimane, Axa Italia torna on air sulle principali emittenti radio, Spotify, web e Connected TV, con la campagna “Cos’è la Salute per te?”. L’obiettivo è si dar voce al vissuto quotidiano delle persone sulla salute e ribadire l’impegno ad essere un partner di riferimentoper il cliente attraverso risposte concrete, semplici e personalizzate per prendersi cura della propria salute e di quella dei propri cari. La campagna pubblicitaria mette a fuoco, attraverso il linguaggio semplice e immediato della radio e del web, in chiave fresca e dinamica, cosa rappresenta la salute per le persone, in un concept che si basa sulla consapevolezza della salute come priorità universale, ma che si declina nell’esperienza quotidiana del singolo in un’esperienza unica. L’iniziativa mette in rilievo el’impegno di Axa Italia nel mettere a disposizione, attraverso le agenzie e la rete di filiali di Banca Monte dei Paschi di Siena presenti sul territorio, un’offerta integrata e personalizzata e servizi concreti, in particolare l’accesso veloce ad esami e visite specialistiche e l’assistenza 24 ore su 24, con la possibilità di ricevere la consulenza di un medico. “Con la nuova wave della campagna ‘Cos’è la salute per te?’ che oltre alla radio e al web esplora anche il mondo delle connectedTV - afferma Letizia D’Abbondanza, Chief Customer & External Communication Officer del Gruppo assicurativo AXA Italia - torniamo a raccontare il vissuto intimo e personale delle persone su un tema fondamentale come la salute e a condividere il nostro impegno, in logica di collaborazione pubblico-privato, ad essere al loro fianco con soluzioni e servizi concreti, personalizzati e di valore”.
---salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)










