(Adnkronos) – Il balzo dell'inflazione, con il +0,7% a settembre e +4,2% su anno "è solo l'inizio di quello che ci aspetta, se le guerre non finiscono. E il governo può fare ben poco, ha pochi margini di manovra per intervenire". Così, in un'intervista con l'Adnkronos, l'economista Giulio Sapelli analizza gli ultimi dati dell'Istat sull'andamento dell'inflazione. Secondo Sapelli "se la situazione sullo Stretto di Hormuz e su quello di Bab el-Mandeb non si risolve positivamente potremo aspettarci solo altri aumenti, anche dei beni per l'agricoltura e su tutto quello che viene trasportato", rimarca. E per l'economista al governo mancano le possibili sponde per agire. "Se le guerre intermittenti non finiscono il governo ha ben pochi margini di manovra insomma. Gran parte dei problemi deriva dal blocco delle 'arterie giugulari' del commercio mondiale". Secondo Sapelli "davanti a un evento di questo tipo bisognerebbe avere una riserva di risorse da mettere in campo, aver agito prima per ridurre le spese e impedire il rialzo dei tassi d'interesse. Ma sono cose che non ricadono solo sulle spalle del governo, purtroppo l'economia delle singole nazioni non esiste più e abbiamo dei vincoli già dati. Molto dipende da Lagarde che non sa nulla di economia, ma che è a capo della Banca Centrale Europea e che adesso sta facendo di tutto per andarsene, creando un grande problema, per farsi candidare alle elezioni francesi", spiega Sapelli.
Eni e la mossa sui carburanti
"Eni può" agire con price cap ai carburanti "essendo una compagnia integrata, cosa che dimenticano -sottolinea Sapelli- i suoi critici. Opera dalla perforazione alla raffinazione, e la gente dimentica che quello che serve da carburante non è il petrolio ma è la benzina e il gasolio. L'Eni è una delle poche compagnie al mondo pienamente integrata, e che quindi può diluire questi suoi impegni su tutta la catena della sua integrazione. E' una posizione molto intelligente che farà aumentare le vendite e farà salire anche le azioni dell'Eni. Ho letto delle cose scritte non da degli economisti, ma dai dilettanti che criticano questa cosa perché gli azionisti, e addirittura il Tesoro, saranno danneggiati. Ma che? Gli azionisti e il tesoro sono beneficiati da questa azione dell'Eni perché è una compagnia, ripeto, integrata che copre tutto l'arco dell'attività, dall'esplorazione alla vendita". Secondo Sapelli "è naturalmente un'azione che fa per alleviare" il peso sui consumatori "è la corporate social responsibility. L'Eni ha una responsabilità sociale e cerca di venire incontro alle esigenze dei cittadini", conclude Sapelli.
Serve svolta sulla raffinazione
"Bisogna innanzitutto creare dei nuovi impianti" di raffinazione in Italia. "L'Eni ha fatto tantissimo, non solo ha mantenuto gli impianti finché ha potuto, ma ha trasformato, penso a quella meraviglia dell'impianto di Gela, anche una parte in biofuel, facendo raffinazione andando incontro alle preoccupazioni di non produrre CO2". Così, con Adnkronos, l'economista Giulio Sapelli sulle mosse da mettere in campo contro il caro carburanti."Ma poi -conclude- bisogna assolutamente superare questo ostacolo frapposto dall'Unione Europea per cui è difficilissimo fare raffinazione in Europa. Bisogna ritornare a rendere l'Europa una terra di raffinazione".
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