(Adnkronos) – A seguito del dibattito scaturito da alcune tesi contenute nel volume "Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni", che ha visto contestate le posizioni del Presidente dell'Ordine dei Geologi del Veneto Giorgio Giacchetti, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è intervenuto per ribadire la solidità delle evidenze scientifiche sul riscaldamento globale, soprattutto in considerazione della destinazione del testo al mondo scolastico. Pur riconoscendo che il clima terrestre ha sempre subito variazioni dovute a fattori naturali quali oscillazioni orbitali, attività solare, eruzioni vulcaniche e dinamiche oceaniche, la comunità scientifica evidenzia come lo studio della storia climatica del pianeta consenta oggi di distinguere i cicli del passato dalle anomalie registrate a partire dall'era industriale.  Come sintetizzato nei rapporti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change e confermato da analisi isotopiche, rilevazioni atmosferiche e carote di ghiaccio polari, i fattori naturali da soli non sono sufficienti a spiegare l'incremento delle temperature e delle concentrazioni di gas serra osservato nei decenni recenti, la cui origine è prevalentemente riconducibile alle attività umane. Condividendo i richiami alla pubblicazione già espressi dal Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Fabio Florindo, Presidente dell'INGV, ha dichiarato: "Il dubbio e il confronto fanno parte del metodo scientifico e sono indispensabili per far avanzare la conoscenza. Il confronto deve partire dai dati disponibili e deve rappresentare correttamente il livello di solidità delle diverse interpretazioni. Non tutte le ipotesi hanno lo stesso peso scientifico. Nel caso del cambiamento climatico attuale, l'origine prevalentemente antropica del riscaldamento globale è supportata da osservazioni, dalla fisica del sistema climatico e da decenni di ricerca".  
In riferimento alle argomentazioni basate sui precedenti storici del pianeta, Florindo ha aggiunto: "Chi studia il sistema Terra conosce bene la variabilità naturale del clima e sa quanto profonde siano state, nel corso della storia del pianeta, le trasformazioni ambientali. È proprio questa conoscenza che ci consente di riconoscere ciò che distingue il cambiamento climatico attuale da molti cambiamenti avvenuti nel passato. Richiamare i cicli naturali della Terra è quindi corretto, ma non può essere utilizzato per mettere sullo stesso piano spiegazioni che oggi hanno un supporto scientifico molto diverso".  L'analisi dell'istituto sottolinea infine la necessità di affiancare alle strategie di mitigazione delle emissioni gli interventi di adattamento sul territorio, con particolare attenzione alla prevenzione del rischio idrogeologico e alla corretta formazione del senso critico negli studenti attraverso informazioni scientificamente consolidate. 
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