(Adnkronos) – Il diritto alla disconnessione è sempre più al centro del dibattito europeo, ma in Italia non è ancora disciplinato in modo organico. Sull'argomento Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'avvocato Piergiovanni Mandruzzato, dello studio Ichino Brugnatelli e associati. 
Perché oggi rappresenta una priorità anche per le piccole e medie imprese?  Il diritto alla disconnessione è lo strumento attraverso il quale il lavoratore può rendere effettivo il bilanciamento vita-lavoro che è lo scopo, forse, principale dello smart working. Allo stesso tempo, questo diritto dovrebbe essere visto dalle piccole e medie imprese come un valore, nel senso che poter assicurare un ambiente di lavoro rispettoso delle esigenze di vita dei lavoratori contribuisce a migliorare l’efficienza aziendale anche nelle piccole medie imprese. Infatti, in lacune grandi aziende, soprattutto, ma non solo, tecnologiche, è stato rilevato che un bilanciamento equo tra vita e lavoro contribuisce al miglioramento dell’andamento aziendale e all’innovazione dei suoi prodotti o delle loro modalità di commercializzazione. 
Molti imprenditori considerano normale inviare una mail o un messaggio WhatsApp a un dipendente fuori dall'orario di lavoro. Quali rischi giuridici può comportare questa prassi, soprattutto in termini di contenzioso e richieste di risarcimento?
 Il semplice invio di una email o di un messaggio di testo o Whatsapp di per sé non costituisce un rischio per l’impresa, ma lo diventa quando questo diventa la regola e soprattutto si richiede che il destinatario della email o del messaggio evada la richiesta ricevuta senza attendere che egli riprenda il suo normale orario di lavoro anche in regime di smart working. Il rischio, oltre a quello immediato di dover retribuire un numero significativo di prestazioni straordinarie, è quello di esporre il lavoratore, anche quelli non soggetti a limiti di orario come gli impiegati direttivi o i dirigenti, a eccessivi carichi di lavoro che possono sfociare in danni alla salute, il cui risarcimento verrà chiesto all’azienda. 
Lo smart working è ormai uno strumento indispensabile per attrarre e trattenere talenti. Come possono le pmi conciliare flessibilità organizzativa e tutela del diritto alla disconnessione senza rinunciare alla competitività?  A tal fine, è necessario prevedere fin dall’inizio dello smart working le fasce orarie all’interno delle quali il lavoratore assicura la sua disponibilità in modo che l’azienda possa poi 'sfruttare' tale fasce rispettandole allo stesso tempo. Così facendo la competitività non solo non dovrebbe risentirne ma potrebbe risultare addirittura accresciuta, poiché la serenità del prestatore va vista come un bene nel senso che mettere il lavoratore nelle migliori condizioni di lavoro gli consente di rendere al meglio; anche a questo riguardo vi sono studi che evidenziano come il potersi 'gestire' la giornata aumenti la produttività del lavoratore. 
In attesa di un eventuale intervento legislativo sul diritto alla disconnessione, quali sono le misure concrete che un'azienda dovrebbe adottare fin da subito per tutelare sia i lavoratori sia sé stessa?  Come dicevo prima, il punto di partenza è la corretta definizione nell’accordo di smart working di quelle che sono le fasce orarie o l’arco temporale nel quale il lavoratore è tenuto a rendere la prestazione di lavoro, ovvero a rendersi disponibile a farlo, e simmetricamente quelle fasce nelle quali egli è libero di dedicarsi alla sua vita, un po' come avviene nel lavoro diciamo tradizionale nel quale i lavoratori hanno un orario di lavoro nel corso del quale devono essere presenti in ufficio o in fabbrica. 
Guardando ai prossimi anni, ritiene che il diritto alla disconnessione diventerà un elemento imprescindibile della cultura aziendale, al pari della sicurezza sul lavoro, oppure c'è ancora una resistenza culturale da superare, soprattutto nelle pmi?
 Sicuramente se il disegno di legge, attualmente in Parlamento, che lo prevede diventa legge, allora questo diritto entrerà a far parte di quelli dei lavoratori al pari, ad esempio, di quello alla sicurezza sul lavoro; allo stesso tempo, però, seppur non previsto espressamente, un diritto alla disconnessione è già presente nel nostro ordinamento poiché le norme sull’orario di lavoro contemplano sia quello che è l'orario massimo di lavoro giornaliero, compreso l’eventuale straordinario, sia quello che deve essere l’intervallo minimo tra la fine di un 'turno' di lavoro e l’inizio di quello successivo. Già quindi l’applicazione di queste norme introduce il diritto del lavoratore a disconnettersi una volta terminata la giornata di lavoro in smart working. (di Sabrina Rosci)  
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