(Adnkronos) – "Noi come Irem lavoriamo in diverse aree del mondo. Dopo lo stop allo stretto di Hormuz la principale difficoltà che stiamo riscontrando è legato allo spostamento delle attrezzature. Ad esempio in Oman, dove avevamo una company che abbiamo chiuso, stiamo avendo grosse difficoltà a trasferire delle attrezzature verso l'Egitto, dove siamo presenti e produciamo. E stiamo avendo grossissime difficoltà sia per i costi del trasporto che sono aumentati del 50%, una cosa incredibile, ma anche se volessimo pagare, è difficile trasferirli anche per via terrestre. Questo è un esempio concreto di come appunto la chiusura di Hormuz sta impattando sui costi di trasporto, li sta facendo lievitare di oltre il 50% sicuramente. Siamo in attesa da diverso tempo e la siuazione non si sblocca". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giovanni Musso, ceo di Irem Spa, azienda di impiantistica industriale per energia tradizionale e green, con attività in Italia e in diversi Paesi all'estero, sugli effetti dello stop allo Stretto di Hormuz per le attività delle imprese. Musso è anche vicepresidente sezione Metalmeccanici Confindustria Siracusa e membro del gruppo tecnico/area Internazionalizzazione di Confindustria nazionale. E gli effetti per le imprese del territorio sono pesanti. "La chiusura dello Stretto di Hormuz con il conseguente effetto sui prezzi dei carburanti sta impattando pesantemente sulle aziende del territorio della provincia di Siracusa. Il costo del carburante sta aumentando continuamente malgrado siamo in Sicilia dove si raffina il 20% del fabbisogno italiano. è paradossale. Vanno bene nel breve periodo gli interventi sulle accise e quindi anche dare agli autotrasportatori un credito d'imposta, dall'altro sospendere il meccanismo Ets che, che porta le aziende a pagare le tasse per l'emissione della CO2 in atmosfera. Interventi a carico dello Stato che potrebbero essere compensati con degli investimenti su fonti di energie alternative quali per esempio il fotovoltaico, e anche l'idrogeno", sottolinea. Secondo Musso, "un Paese che non ha bisogno di terzi è un paese forte. Noi abbiamo giacimenti di gas utilizzati molto poco al largo della Sicilia, di Licata, ad esempio. Così come ad esempio in Val d'Agri ci sono dei giacimenti di petrolio, ma sono sfruttati al 40% anziché al 70%. Quindi basterebbe aumentare la produzione per cercare anche nel brevissimo periodo di far fronte a questi aumenti dei prezzi. E poi dall'altra parte aumentare gli investimenti ad esempio sull'idrogeno, come già si sta facendo, eh, per cercare di produrre dell'energia green da una parte e poi anche col fotovoltaico. E sul fotovoltaico, visto che la produzione di energia verde in alcuni periodi dell'anno è superiore rispetto all'utilizzo, con delle batterie di accumulo si può appunto 'accumulare' questa energia evitando che vada persa", sottolinea. "Quindi da una parte risorse naturali del paese, soprattutto gas, dall'altra puntare a accelerare sugli investimenti green che sono fotovoltaico, idrogeno, eolico, specie off shore che purtroppo è fermo", aggiunge ancora sottolineando la necessità di mettere al bando "la burocrazia perché altrimenti tutti questi investimenti non li facciamo più. Tutto questo si può fare con una semplificazione burocratica e con una creazione di infrastrutture più importanti che possono rendere efficienti questi investimenti", continua.
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