(Adnkronos) – Alcuni dei principali rivenditori europei hanno iniziato a rimuovere dagli scaffali diversi modelli di cuffie in seguito alla pubblicazione di uno studio finanziato dall’Unione Europea. La ricerca, che ha preso in esame 81 prodotti di marchi leader del settore come Apple, Samsung, Bose e JBL, ha riscontrato la presenza di sostanze chimiche in grado di alterare il sistema endocrino. Sebbene grandi catene come Mediamarkt (Germania) e Coolblue (Olanda) non abbiano confermato ufficialmente l’elenco dei dispositivi rimossi, diverse testate locali riportano che la decisione di sospendere le vendite ha riguardato i modelli che hanno ottenuto i punteggi peggiori nei test di laboratorio. L’indagine, condotta dall’organizzazione no-profit Arnika all'interno del progetto ToxFree LIFE for All, ha identificato tracce di bisfenoli, ftalati e ritardanti di fiamma in ogni singolo campione analizzato. Queste sostanze sono associate a rischi per la salute riproduttiva e problemi neurocomportamentali, sollevando preoccupazioni sull'effetto cumulativo dell'esposizione quotidiana. Sebbene le concentrazioni rilevate siano basse, l'allarme degli esperti si concentra sul cosiddetto "effetto cocktail" derivante dall'uso costante di dispositivi elettronici, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili come adolescenti e donne in gravidanza. I risultati mostrano una marcata disparità non solo tra i diversi marchi, ma anche tra prodotti della stessa azienda. Mentre le Apple AirPods Pro 2 e le JBL Tune 720BT hanno ottenuto il massimo punteggio di sicurezza, altri modelli come le Razer Kraken V3 e le HyperX Cloud sono stati classificati come altamente critici. Le cuffie da gaming, spesso indossate per molte ore consecutive, hanno registrato i risultati peggiori: il 60% dei campioni analizzati in questa categoria ha ricevuto una valutazione negativa a causa dei materiali utilizzati nei componenti, anche quelli non a diretto contatto con la pelle. In risposta ai risultati, i produttori coinvolti hanno difeso la sicurezza dei propri dispositivi, dichiarando la piena conformità alle normative europee vigenti. Aziende come Bose e Sennheiser hanno messo in discussione la metodologia dello studio, sottolineando che i ricercatori hanno applicato limiti volontari molto più severi rispetto a quelli imposti dalla legge. Gli autori del rapporto, tuttavia, sostengono che l'obiettivo non sia creare allarmismo immediato, ma spingere verso una revisione sistemica della legislazione sui prodotti di consumo, eliminando gradualmente le sostanze chimiche che possono avere effetti generazionali a lungo termine.
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