(Adnkronos) – La ricerca di un ordine capace di regolare il ritmo del divenire è stata una delle sfide più ambiziose di Leonardo da Vinci. Durante il suo soggiorno milanese alla corte degli Sforza, tra il 1490 e il 1493, il maestro si dedicò intensamente allo studio di congegni meccanici per la misurazione del tempo, cercando di superare le imprecisioni cronometriche tipiche del XV secolo. Il progetto espositivo "Leonardo e la misura del tempo", presso il Museo Leonardo3 a Milano, riporta alla luce questo "laboratorio mentale" attraverso due ricostruzioni funzionanti: l’Orologio (Codice Madrid I) e il Regolatore del Tempo (Codice Atlantico). Realizzate dal maestro artigiano Alberto Gorla, queste macchine permettono oggi di osservare da vicino soluzioni tecniche che avrebbero trovato piena teorizzazione solo secoli dopo.  L'aspetto più rilevante delle ricerche leonardesche risiede nella capacità di aver intuito i principi della fisica delle oscillazioni ben prima della rivoluzione scientifica del Seicento. Il Regolatore del Tempo, in particolare, utilizza una "ventola" oscillante per frenare la caduta di un peso, un sistema che anticipa il concetto di isocronismo. Come spiega Edoardo Zanon, direttore scientifico del museo: "Pur non conoscendo le leggi fisiche del pendolo, la macchina riprodotta dal Codice Atlantico funziona sorprendentemente bene grazie a un elemento oscillante. Nel disegno, Leonardo evidenzia un piccolo peso applicato alla “ventola”, suggerendo la possibilità di regolarlo in altezza e quindi di modificare il periodo di oscillazione. Un’intuizione che avrebbe potuto correggere gli errori degli orologi del suo tempo, ripercorsa successivamente anche da C. Huygens nel secolo successivo". Il prossimo giovedì 5 marzo 2026, alle ore 18.00, le macchine entreranno ufficialmente in funzione durante un evento speciale che vedrà la partecipazione del divulgatore scientifico Adrian Fartade. L'incontro sarà l'occasione per analizzare il legame tra il genio vinciano e la scienza moderna attraverso un approccio esperienziale. Fartade ha espresso così il suo coinvolgimento: "Di Leonardo ci sono rimasti tantissimi disegni, scritti, opere bellissime di ogni sorta, ma possiamo solo immaginare come poteva invece essere il suo stupore e come erano i suoi occhi pieni di meraviglia davanti al mondo. Ecco, avere l’onore di poter avviare un orologio da lui progettato e disegnato, sei secoli dopo, insieme a tutti voi in un museo a lui dedicato, mi emoziona molto". L'inserimento permanente di queste macchine nella collezione del museo sottolinea l'impegno dell'istituzione nella generazione di nuova conoscenza e nella divulgazione storica rigorosa. Con una media di 250 mila visitatori annui, Leonardo3 si conferma un polo centrale per l'offerta culturale milanese, pur affrontando le incertezze legate alla sua collocazione in Galleria Vittorio Emanuele II. Massimiliano Lisa, direttore del museo, sottolinea l'importanza della continuità della ricerca: "Portare avanti la ricerca e condividerla con il pubblico è per noi un dovere e un privilegio: significa mantenere vivo lo spirito di curiosità e innovazione che fu di Leonardo. Rinunciare al Museo e centro studi Leonardo3 sarebbe una perdita irreparabile per la città". 
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