(Adnkronos) – La sanità italiana sarà sempre più digitale? E come procede questa accelerazione oggi irrinunciabile per il Servizio sanitario nazionale? Il 2026 è un anno particolare per la sanità digitale nel Paese: segna la chiusura e il bilancio di un’esperienza pluriennale come quella del Pnrr, che ha immesso risorse in diversi filoni del percorso di digitalizzazione delle strutture e degli enti in sanità. Sono stati presentati oggi a Milano all'Healthcare Innovation Summit 2026 i primi risultati della ricerca condotta da Aisis (Associazione italiana sistemi informativi in sanità), Tig (The Innovation Group e Cergas Sda Università Bocconi). I dati raccolgono trend e prospettive direttamente da un campione di responsabili dei sistemi informazioni di aziende ed enti sanitari in Italia, permettendo di osservare le evidenze di questa chiusura. In ambiti quali la digitalizzazione dei presidi ospedalieri sede di Dipartimenti di emergenza e Accettazione (Dea) di I e II livello e la costituzione delle Centrali operative territoriali (Cot) "il percorso appare ormai completo, come certificato dalla spesa di sostanzialmente tutte le risorse allocate alle aziende per tali investimenti – il 100% per le Centrali Operative Territoriali, il 96% per la digitalizzazione ospedaliera. Restano alcune aree in cui probabilmente si sta ora 'correndo' verso la chiusura – si legge nel report – ma l’attività è comunque alle ultime battute: tra i rispondenti risulta speso l’81% di quanto allocato per il Fascicolo sanitario elettronico e il 71% per la telemedicina, entrambi interventi con una prevalente guida di stampo regionale". Secondo la ricerca, che "il 2026 sia un anno di svolta emerge anche da un altro dato: il 61% dei rispondenti dichiara che meno del 30% del budget investito in Sanità Digitale grazie al Pnrr si inserisce in progetti che prevedono un orizzonte pluriennale, oltre il 2026. Gli effetti di questo 'anno di svolta' paiono già visibili nella distribuzione delle fonti di finanziamento dei budget Icy: il peso dei fondi Pnrr sulla composizione complessiva inizia a calare, perdendo nel complesso già 15 punti percentuali, compensati soprattutto dalla crescita dei fondi aziendali".   Parallelamente, rispetto allo scorso anno cambia anche la composizione della spesa: "la componente Capex (spesa in conto capitale) si contrae, a fronte di una crescita della spesa operativa e dei running cost, che arrivano al 71% della spesa complessiva dei rispondenti. Anche questo potrebbe essere interpretato come un effetto della ormai prossima 'fine del Pnrr': cala la componente di investimenti e si rafforza quella operativa, di gestione 'day-by-day' degli investimenti fatti", osservano gli esperti.  La conclusione della stagione di ricchi investimenti del Pnrr e il consolidamento delle architetture digitali delle aziende porta inevitabilmente a nuovi orizzonti di lavoro. Da un lato, "si osserva il progressivo rafforzamento della funzione di data governance, intesa come governo diffuso dell’intero ciclo di vita del dato, dalla sua generazione al suo utilizzo. Sostanzialmente – si legge – tutte le aziende rispondenti dispongono di 'clinical data repository' (Cdr), caratterizzati dalla progressiva integrazione con i principali sistemi dipartimentali delle aziende. Se finora l’utilizzo principale è stato per finalità di uso primario, a supporto dell’attività di cura degli assistiti, meno esplorate risultano finora le finalità secondarie, in termini di prevenzione, programmazione e ricerca. Contestualmente, per abilitare la funzione di data governance stanno evolvendo le strutture organizzative aziendali, con l’identificazione di strutture organizzative deputate a gestire il ciclo di vita dei dati a livello aziendale (indicato dal 61% dei rispondenti) e l’istituzione di nuovi ruoli di data manager, data steward o data officer. Contestualmente, si registra la definizione di processi formalizzati per governare l’accesso e l’utilizzo dei dati in base alle finalità dichiarate, opzione segnalata dal 79% delle aziende rispondenti". Allo stesso tempo, l’orizzonte che volge al post-Pnrr "porta verso tutte quelle tecnologie che possono andare a valorizzare e a capitalizzare su quanto costruito fino ad ora. Anche in questo ambito, però, emerge un panorama ancora 'acerbo' e poco variegato. Tra le tecnologie innovative, escludendo l’Ai generativa, l’adozione sembra focalizzarsi su due ambiti: l’82% dei rispondenti dichiara di aver già adottato (o prevede di farlo nel breve periodo) tecnologie di digital pathology, mentre il 52% piattaforme IoT; altri ambiti come l’Ar/Vr, i digital twin e le digital therapeutics risultano invece ambiti ancora poco esplorati, da meno di un quarto degli intervistati".  Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale generativa, "il ricorso a questa tecnologia a supporto dei processi amministrativi è dichiarato da un rispondente su due, sotto forma di adozione istituzionalizzata o ancora sperimentale, mentre gli ambiti come l’interazione con i cittadini e il ricorso ad assistenti virtuali a supporto del clinico per le attività organizzative sono per lo più in fase sperimentale o previste: solo il 15% ha già adottato soluzioni di Ai per l’interazione con i cittadini, l’8% assistenti virtuali a supporto delle attività cliniche. La diffusione ancora contenuta di queste tecnologie può essere spiegata, da un lato, con una maggiore attenzione degli intervistati verso la chiusura della stagione del Pnrr piuttosto che a nuovi investimenti in queste aree; dall’altro, con il fatto che l’adozione di tecnologie Ai generativa richiede allo stesso tempo anche un salto culturale e strategico da parte del management sanitario, che quindi è chiamato ad 'attrezzarsi' di conseguenza", conclude la ricerca.  
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