(Adnkronos) – Il violento sisma di magnitudo 7.5 che ha colpito lo stato di Yaracuy e la costa del Venezuela nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2026 ha riaperto il dibattito scientifico e tecnologico sull'efficacia dei sistemi di allertamento rapido basati sulla telefonia mobile di massa. L'attenzione degli esperti si è concentrata sulla reazione dei dispositivi Android, capaci di diramare un segnale di emergenza circa trenta secondi prima dell'arrivo delle onde sismiche più distruttive in aree densamente popolate come la capitale Caracas e il distretto costiero di La Guaira. Nelle ultime ore si sono susseguiti molti commenti sulla natura di questa notifica, ma come specificato dal sismologo Alessandro Amato in un approfondimento per INGVterremoti, l'affermazione secondo cui i telefoni avrebbero anticipato il fenomeno non è scientificamente esatta, poiché i cittadini hanno ricevuto l'allerta a terremoto già avvenuto o, per essere precisi, quando la scossa era già iniziata. Il processo di rottura di una faglia grande come quella che si è attivata in Venezuela, lunga circa 200 chilometri, dura infatti alcune decine di secondi e, mentre la frattura si propaga emettendo energia sotto forma di onde sismiche, le zone più prossime all'ipocentro subiscono uno scuotimento immediato. La tecnologia di monitoraggio non si basa sulla previsione dei terremoti, una possibilità esclusa dalla scienza moderna, ma sfrutta il fatto che le prime onde prodotte, le onde P, sono più veloci e meno distruttive delle successive onde di taglio o sussultorie, denominate onde S.
La differenza nei tempi di arrivo tra i due fronti d'onda aumenta con la distanza dall'epicentro, offrendo un margine che a 50 chilometri può essere di 10-15 secondi, ma che purtroppo si azzera quasi completamente per chi si trova direttamente sopra l'area epicentrale. Disponendo di strumenti in grado di misurare il moto del suolo si può stimare rapidamente l'intensità dello scuotimento in atto per prevederne l'impatto nelle aree circostanti, un principio cardine dei sistemi di allerta rapida noto come Earthquake Early Warning System che sfrutta la trasmissione del segnale digitale alla velocità della luce, superando di gran lunga la velocità di propagazione delle onde telluriche. Questo meccanismo ricalca quello delle allerte tsunami, dove tuttavia i tempi di propagazione marina misurabili in minuti o ore concedono margini di sicurezza decisamente superiori per informare le popolazioni costiere. Nel caso specifico del Venezuela, il sistema Android Earthquake Alerts sviluppato da Google con il supporto scientifico del laboratorio sismologico dell'Università di Berkeley e del suo ideatore principale Richard Allen, non ha impiegato una rete sismica tradizionale, ma ha analizzato in modo rapido e massivo i dati provenienti dai minuscoli accelerometri integrati nei dispositivi mobili. Sebbene tali sensori domestici non garantiscano l'alta qualità degli strumenti scientifici professionali, il loro punto di forza risiede nella capillarità numerica, dato che a fronte di poche centinaia o migliaia di sismometri ufficiali presenti persino nelle regioni più monitorate come il Giappone, la California o l'Italia, sul medesimo territorio insistono milioni di smartphone attivi. Il successo dell'allerta dello scorso 24 giugno è stato favorito anche dalla peculiare evoluzione geologica dell'evento, caratterizzato da due forti scosse in rapida successione. Come raccontato da Alessandro Amato nell'approfondimento, i dati dell'agenzia statunitense USGS indicano un primo evento di magnitudo 7.2 alle ore 22:04:33 UTC e un secondo episodio di magnitudo 7.5 avvenuto appena 39 secondi dopo. Essendo la durata della rottura della faglia per il primo sisma quantificabile in alcune decine di secondi, la seconda e più potente scossa è iniziata quando la precedente era ancora in corso o appena terminata, spingendo i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a ipotizzare un unico processo di rottura complesso, con due principali zone di rilascio energetico lungo la medesima struttura tettonica.
Crediti immagine INGV
Le analisi effettuate sui dati satellitari e sismologici indicano che la faglia si è propagata da Ovest verso Est, muovendosi proprio in direzione di Caracas e aggravando l'impatto complessivo sulla capitale. L'intero processo di generazione delle onde sulla superficie della faglia è durato circa un minuto e mezzo, sebbene la percezione dello scuotimento da parte della popolazione si sia protratta molto più a lungo a causa dei fenomeni di riflessione e rifrazione delle onde all'interno della crosta terrestre. L'allerta di Google ha raggiunto aree distanti come l'isola di Curacao, a circa 300 chilometri dall'epicentro, stimando tuttavia una magnitudo di 6.2, un valore fortemente sottostimato rispetto al dato reale e circa 90 volte inferiore all'energia effettivamente sprigionata dal sisma di magnitudo 7.5.
Pochi secondi possono comunque fare la differenza per consentire alle persone di allontanarsi da finestre e oggetti pesanti, o per prepararsi psicologicamente riducendo l'effetto panico, come dimostrato da diversi studi sociologici condotti anche in Italia. Il territorio italiano, caratterizzato da un elevato rischio sismico, sperimenta da tempo sistemi di allerta precoce, sebbene permanga una storica diffidenza legata al fatto che i terremoti della penisola presentano generalmente magnitudo più contenute e faglie più corte rispetto a quelle del Venezuela o della Turchia, concentrando i danni principali entro pochissimi chilometri dall'epicentro, proprio all'interno della cosiddetta "zona cieca". Ciononostante, il progresso tecnologico nella trasmissione dei dati ha permesso di implementare soluzioni innovative, come il sistema di allerta preventiva applicato da Rete Ferroviaria Italiana e dall'Ateneo di Napoli sulla tratta ad alta velocità Roma-Napoli, mentre l'INGV ha avviato sperimentazioni per una rete di allertamento nazionale, comparto in cui la tecnologia di Google non risulta al momento operativa. La protezione della vita umana, come conclude l'analisi di Alessandro Amato, non può in ogni caso affidarsi esclusivamente alla tempestività di una notifica su uno schermo cellulare, poiché un preavviso di dieci o venti secondi non offre il tempo materiale per abbandonare un edificio, ma consente soltanto di ripararsi sotto strutture solide come tavoli o banchi. La riduzione reale del rischio sismico resta pertanto indissolubilmente legata alla qualità strutturale del patrimonio edilizio e a interventi sistematici di adeguamento antisismico, in particolare nelle aree a maggiore pericolosità del Paese. Nelle aree urbane venezuelane, l'anticipo della notifica ha comunque concesso a molte famiglie il tempo utile per mettersi in salvo.
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